I partiti nazionalisti nell’Europa del Nord

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[Traduzione di Francesco D’Eugenio da: Partiti Nazionalisti nell’Europa del Nord | Stratfor

Nei maggiori Paesi Nordici –Svezia, Danimarca, Finlandia e Norvegia – i partiti nazionalisti hanno migliorato la loro immagine pubblica e usando una tagliente critica dell’immigrazione hanno allargato la loro base. Con l’aumentare della loro influenza politica, le forti posizioni antieuropeiste di questi partiti potrebbero compromettere l’integrazione dei loro paesi con il resto d’Europa.

Analisi

Nei Paesi Nordici, il nazionalismo assume di solito due forme. Alcuni partiti nazionalisti si presentano come valide alternative ai partiti principali. Tra questi abbiamo Il Partito Popolare Danese, il Partito del Progresso in Norvegia, i Veri Finlandesi in Finlandia e i Democratici Svedesi in Svezia. Questi gruppi sono considerati partiti populisti di destra per via della loro critica dell’immigrazione e della loro difesa dello stato sociale. Altri partiti di estrema destra si attestano su posizioni politiche estremistiche. Tuttavia questi gruppi tendono ad essere relativamente piccoli e male organizzati, ed operano ai margini del sistema politico.

Diventare mainstream

I partiti nazionalisti nei Paesi Nordici hanno numerose caratteristiche in comune. Innanzitutto la difesa dell’identità nazionale. Essi vedono l’immigrazione come la principale minaccia all’identità nazionale e ritengono che tale identità debba essere preservata.

L’immigrazione di massa è un fenomeno relativamente recente nei Paesi Nordici. La maggior parte dei partiti nazionalistici nacque tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70, quando questi paesi cercarono di attrarre immigrati per incrementare la propria forza lavoro.

I partiti nazionalisti si oppongono in particolare all’arrivo di immigrati musulmani. In Danimarca, Norvegia e Svezia, i musulmani costituiscono tra il 2 e il 5 per cento della popolazione, mentre si ritiene che la proporzione sia minore in Finlandia. Queste cifre sono relativamente basse — in Francia, al contrario, i musulmani compongono circa l’8 per cento della popolazione — ma i partiti nazionalisti credono che la presenza di immigrati musulmani abbia disgregato quelle che erano società omogenee.

I partiti nazionalisti nordici ritengono che gli sforzi per integrare gli immigrati — specialmente gli immigrati musulmani — siano falliti e pensano che i propri paesi debbano implementare politiche meno lassiste per ridurre l’afflusso di immigrati. Essi propongono di stabilire delle quote annuali per gli arrivi di stranieri e requisiti più stringenti per il conseguimento della cittadinanza.

La seconda caratteristica di questi partiti è la loro complessa posizione in merito ai problemi economici. Molti partiti nazionalisti nordici — soprattutto il norvegese Partito del Progresso e il Partito Popolare Danese — nacquero negli anni ’70 come movimenti di protesta contro il livello delle tasse. Nel corso del tempo, essi hanno orientato le loro posizioni verso la promozione dello stato sociale e l’incremento degli investimenti statali in progetti infrastrutturali.

La maggior parte dei partiti nazionalisti nordici difende ora l’importanza economica e perfino culturale dello stato sociale. Per loro, lo stato sociale è minacciato dall’incompetenza dei partiti tradizionali che sprecano le risorse nazionali, e dal crescente afflusso di immigrati, che usano servizi che apparterrebbero ai cittadini. Queste posizioni economiche vengono accoppiate con una visione fedelmente conservatrice dei problemi sociali.

Questi partiti tendono anche ad essere critici verso i dirigenti politici tradizionali, facendo appello alla “gente comune”. Tuttavia, a differenza dei partiti nazionalisti degli altri paesi, che tendono ad avere proseliti di bassa estrazione, i partiti nazionalisti nordici hanno attirato con successo gli elettori della classe media.

Nel tentativo di allargare il consenso, questi partiti hanno ultimamente ammorbidito la loro immagine pubblica. Mirano a distinguersi dai partiti estremisti, spesso espellendo quei membri che sono coinvolti in gruppi neonazisti o di estrema destra. In Norvegia, il Partito del Progresso ha preso le distanze da Anders Behring Breivik (il responsabile degli attacchi terroristici del 2011 contro edifici governativi a Oslo e contro l’isola di Utoya), che è stato membro del partito a metà degli anni 2000.

Come parte di questa strategia, i partiti nazionalisti nordici hanno anche deciso di focalizzare la loro critica dell’immigrazione sulle ragioni economiche — per esempio, l’effetto degli immigrati sullo stato sociale — piuttosto che sulle differenze etniche o religiose. Per di più, questi partiti desiderano partecipare alle elezioni e cercano alleanze con i partiti di centro.

Questa strategia è stata coronata da successo. Nell’ultimo decennio, il Partito Popolare Danese ha ottenuto tra il 12 e il 14 per cento dei voti alle elezioni politiche. Come conseguenza, il partito è diventato un alleato esterno della coalizione liberal-conservatrice al governo dal 2001 al 2011, con tale coalizione che si appoggiava al supporto parlamentare del partito. I Veri Finlandesi hanno ottenuto il 19.5 per cento dei voti alle elezioni del 2011, diventando il terzo partito del paese.

In Norvegia, il Partito del Progresso ha ricevuto più del 14 per cento dei voti in tutte le elezioni nazionali dal 1997 in poi, raggiungendo in picco del 22.9 per cento nel 2009. Oggi il partito sta trattando un’alleanza con il Partito Conservatore per le elezioni del 2013 — un indice della sua crescente accettazione all’interno del sistema politico norvegese.

Mentre gli Svedesi Democratici sono considerevolmente più deboli delle loro controparti nordiche, anche loro hanno tratto vantaggio dalla loro recente moderazione politica: la base elettorale del partito è cresciuta dal 1.4 per cento dei voti nel 2002 al 2.9 per cento nel 2006 fino al 5.7 per cento nel 2010, anno in cui il partito ha avuto per la prima volta dei seggi al Parlamento Svedese.

Frange estremiste

Nei Paesi Nordici esiste una vasta gamma di gruppi e partiti politici neonazisti e suprematisti bianchi. Questi gruppi hanno tendenze antisemite e antimusulmane e spesso commettono violenze contro le minoranze. Tra di essi abbiamo il Movimento Nazionale Socialista Danese e il Fronte Nazionale Danese in Danimarca, Suomen Sisu e il Movimento di Resistenza Finlandese in Finlandia, Vigrid e il Movimento di Resistenza Norvegese in Norvegia, il Movimento di Resistenza Svedese e i Nazional-Democratici in Svezia.

L’internet ha aperto a questi gruppi un nuovo canale di reclutamento, comunicazione e propaganda. Tuttavia, il reclutamento è spesso più efficace online che nella vita reale. Questi gruppi hanno spesso migliaia di adepti sui social network come facebook, ma la militanza reale (intesa come numero dei membri che pagano quote mensili) conta spesso meno di 100 persone.

A differenza di paesi come l’Ungheriae la Germania, dove ci sono evidenti legami tra i gruppi violenti e i tradizionali partiti nazionalisti, la maggior parte dei nazionalisti nordici si è allontanata da queste posizioni estremiste. Comunque, i piccoli partiti di estrema destra mantengono legami con i violenti.

Conseguenze per l’integrazione europea

Questi partiti non sono ancora abbastanza forti da formare governi autonomi, ma se le loro prestazioni elettorali rimarranno forti, la loro influenza politica continuerà a crescere. Ciò potrebbe in molti modi avere delle ripercussioni sull’Europa.

Innanzitutto, questi partiti avranno verosimilmente più voce in capitolo nel delineare le politiche d’immigrazione. La Danimarca ne è l’esempio migliore. Nel 2002 il Partito Popolare Danese usò la sua alleanza con la coalizione al governo per ottenere un giro di vite sull’immigrazione. Le nuove leggi aumentarono i requisiti per l’ottenimento della cittadinanza danese e limitarono le immigrazioni basate sui ricongiungimenti familiari.

Alcune di queste riforme furono ammorbidite nel 2012 dal governo di centro-sinistra del Primo Ministro Danese Helle Thorning-Schmidt, riflettendo il bilanciamento in corso in Danimarca tra la necessità di attrarre manodopera e la pressione dei partiti nazionalisti.

In Svezia, il progressivo rilassamento delle norme in materia di immigrazione ha portato ad un notevole incremento dei flussi (da 49000 persone nel 1998 a quasi 100000 nel 2010). Nello stesso periodo, la base degli Svedesi Democratici, contrari all’immigrazione, è cresciuta. Nel 2010, il partito ha ottenuto il suo miglior risultato elettorale di sempre, ottenendo per la prima volta dei seggi in parlamento su una piattaforma strettamente anti-immigrazione. La tensione politica legata all’immigrazione continuerà verosimilmente a crescere nei Paesi Nordici, così come i mutamenti demografici sfidano i paesi del continente.

Questi partiti potrebbero anche interferire con le politiche europee dei loro paesi. In genere i partiti nazionalisti hanno un’immagine negativa dell’Unione Europea, e propongono spesso cha i loro paesi ne escano — o almeno cessino di cedere la sovranità a Bruxelles. Il Partito Popolare Danese ha proposto un referendum sulla permanenza della Danimarca nell’UE, e i Veri Finlandesi vogliono che la Finlandia esca dalla Zona Euro. In Norvegia — l’unico di questi paesi a non far parte dell’Unione Europea — il Partito del Progresso non ritiene che l’UE sia una priorità sull’agenda.

Persino quando questi partiti non sono al governo, i partiti di massa ne adottano le agende. Ancora una volta la Danimarca ne costituisce la più chiara esemplificazione. Nel 2011, il Partito Popolare Danese spinse con successo il governo a reintrodurre temporaneamente i controlli di frontiera — un provvedimento che va contro l’accordo di Schengen, che ha eliminato i controlli di frontiera in Europa. I Veri Finlandesi criticano aspramente la partecipazione finlandese ai salvataggi nella periferia europea. La stessa posizione fu successivamente adottata dal governo finlandese, che minacciò di bloccare i salvataggi.

A differenza che in altri paesi europei, la sfida principale che i partiti nazionalisti nordici presentano nei loro paesi non è un potenziale aumento della violenza su base etnica, ma un potenziale aumento dell’euroscetticismo. Se questi partiti acquistassero influenza politica, probabilmente la userebbero per spingere i propri paesi ad adottare una posizione più dura contro l’immigrazione e ad aumentare la cooperazione tra i Paesi Nordici a spese dell’Unione Europea.