Il buonismo e Niccolò Machiavelli di G. Scala


Sembra stia risorgendo dalle ceneri il buonismo (il cui fondatore è unanimamente riconosciuto in Walter Veltroni), nonostante avesse ricevuto una pesante sconfitta, seguita delle dimissioni di Veltroni, con la fine del governo Prodi, il quale ha dovuto eclissarsi per l'odio popolare e rischio di rivolte nella piccola e media impresa causato dalle pressioni fiscali che stavano bloccando l'economia del paese.
La tessera n. 1 del partito democratico, l'ingegner De Benedetti constatata definitivamente l'inettitudine dei leader del Pd a sconfiggere anche un appannatissimo Berlusconi, ha deciso di puntare sull'affabulatore Vendola, il quale sembra incarnare il peggio di quanto ha prodotto la sinistra (per questo c'è il rischio che possa risultare più efficace), sia per la retorica buonista (gustosamente caricaturizzata dal comico Checco Zalone), sia perché esponente di una certa kual kultura (“l'ossimoro” caricaturizzato nell'imperdibile parodia di Zalone), una finta cultura, un'infarinatura superficiale che serve più che altro a distinguersi dai rozzi berlusconiani e leghisti, la cui volgarità è una reazione a questa finta cultura, sia perché è infine l'incarnazione del politicamente corretto, anzi si direbbe quasi che se si è contro le discriminazioni di ogni genere non si potrà non votare per Vendola, rovesciando in tal modo l'atteggiamento discriminatorio contro gli omosessuali nel suo contrario, cioè i gusti e le preferenze sessuali non sono come dovrebbero attinenti alla sfera privata della persona e non alla sua personalità pubblica, ma diventano motivo di preferenza piuttosto che di esclusione. Sottilmente ci viene fatto intendere che Vendola in quanto omosessuale è per natura a favore dei "diversi", degli esclusi e degli oppressi di ogni genere. In realtà si tratta di un volgare imbroglione, non stiamo qui a ricordare le varie vicende poco chiare dell'amministrazione regionale in Puglia, basti dire che in un intervista ad un quotidiano ha sostenuto che Obama incarnerebbe il "principio speranza". Neanche l'ufficio propaganda del presidente degli Usa ha osato tanto. I motivi per cui il buonismo risorge vanno ricercati in caratteristiche di lungo corso della mentalità dei dominati. La persona afflitta e oppressa da mille preoccupazioni e affanni è portata a credere in chi si mostra buono e “misericordioso”, perché vorrebbe appunto ci fosse più misericordia. Il politicante che intuisce tale debolezza cerca di sfruttarla ai propri scopi. Così mentre Veltroni predicava di volersi dedicare ai bambini africani, senza che ovviamente tali parole non abbiano avuto qualche seguito, la sua compagine politica, la peggior di questi ultimi decenni, continuava la devastazione del tessuto economico nazionale, peggiorava la condizioni di vita complessive della popolazione. È significativo che tutto questo moralismo sia così radicato in un paese patria di un pensatore di rilievo universale che ha rappresentato una svolta nel pensiero umano propria per l'esatta descrizione, per certi versi definitiva, del rapporto fra etica e politica. Ad uso e consumo delle anime belle riportiamo i passi salienti del nostro grande connazionale sulla questione del rapporto fra etica e politica, invitando comunque alla lettura, godibilissima, e allo studio almeno della sua opera principale, Il Principe:


Potrebbe alcuno dubitare donde nascessi che Agatocle et alcuno simile, dopo infiniti tradimenti e crudeltà, possé vivere lungamente sicuro nella sua patria e defendersi dalli inimici esterni, e da' sua cittadini non li fu mai conspirato contro; con ciò sia che molti altri, mediante la crudeltà non abbino, etiam ne' tempi pacifici, possuto mantenere lo stato, non che ne' tempi dubbiosi di guerra. Credo che questo avvenga dalle crudeltà male usate o bene usate. Bene usate si possono chiamare quelle (se del male è licito dire bene) che si fanno ad uno tratto, per necessità dello assicurarsi, e di poi non vi si insiste drento ma si convertiscono in più utilità de' sudditi che si può. Male usate sono quelle le quali, ancora che nel principio sieno poche, più tosto col tempo crescono che le si spenghino. Coloro che osservano el primo modo, possono con Dio e con li uomini avere allo stato loro qualche remedio, come ebbe Agatocle; quelli altri è impossibile si mantenghino. Onde è da notare che, nel pigliare uno stato, debbe l'occupatore di esso discorrere tutte quelle offese che li è necessario fare; e tutte farle a un tratto, per non le avere a rinnovare ogni dí, e potere, non le innovando, assicurare li uomini e guadagnarseli con beneficarli. Chi fa altrimenti, o per timidità o per mal consiglio, è sempre necessitato tenere el coltello in mano; né mai può fondarsi sopra li sua sudditi non si potendo quelli per le fresche e continue iniurie assicurare di lui. Perché le iniurie si debbono fare tutte insieme, acciò che, assaporandosi meno, offendino meno: e' benefizii si debbono fare a poco a poco, acciò che si assaporino meglio. E debbe, sopr’a tutto, uno principe vivere con li suoi sudditi in modo che veruno accidente o di male o di bene lo abbi a far variare: perché, venendo per li tempi avversi le necessità, tu non se' a tempo al male, et il bene che tu fai non ti giova, perché è iudicato forzato, e non te n'è saputo grado alcuno.


 


Ma, sendo l'intento mio scrivere cosa utile a chi la intende, mi è parso più conveniente andare drieto alla verità effettuale della cosa, che alla immaginazione di essa. E molti si sono immaginati repubbliche e principati che non si sono mai visti né conosciuti essere in vero; perché elli è tanto discosto da come si vive a come si doverrebbe vivere, che colui che lascia quello che si fa per quello che si doverrebbe fare, impara più tosto la ruina che la perservazione sua: perché uno uomo che voglia fare in tutte le parte professione di buono, conviene rovini infra tanti che non sono buoni. Onde è necessario a uno principe, volendosi mantenere, imparare a potere essere non buono, et usarlo e non usare secondo la necessità. Dovete adunque sapere come sono dua generazione [due modi] di combattere: l'uno con le leggi, l'altro con la forza: quel primo è proprio dello uomo, quel secondo delle bestie: ma, perché el primo molte volte non basta, conviene ricorrere al secondo. Per tanto a uno principe è necessario sapere bene usare la bestia e lo uomo. Questa parte è suta insegnata a' principi copertamente dalli antichi scrittori; li quali scrivono come Achille, e molti altri di quelli principi antichi, furono dati a nutrire a Chirone centauro, che sotto la sua disciplina li custodissi. Il che non vuol dire altro, avere per precettore uno mezzo bestia e mezzo uomo, se non che bisogna a uno principe sapere usare l'una e l'altra natura; e l'una sanza l'altra non è durabile. Et hassi ad intendere questo, che uno principe, e massime uno principe nuovo, non può osservare tutte quelle cose per le quali li uomini sono tenuti buoni, sendo spesso necessitato, per mantenere lo stato, operare contro alla fede, contro alla carità, contro alla umanità, contro alla religione. E però bisogna che elli abbi uno animo disposto a volgersi secondo ch'e' venti e le variazioni della fortuna li comandono, e, come di sopra dissi, non partirsi dal bene, potendo, ma sapere intrare nel male, necessitato.