IL CONVEGNO “IMMORTALE”

gianfranco

IL CONVEGNO “IMMORTALE”, di GLG

 

Perché una conferenza sul Comunismo?

 

A partire dagli assi tematici, il confronto si disporrà tra workshop, conferenze, una tavola rotonda iniziale, un’assemblea finale, una mostra (a partire dal 14 gennaio).

Con Étienne Balibar, Maria Luisa Boccia, Bruno Bosteels, Luciana Castellina, Pierre Dardot, Jodi Dean, Dilar Dirik, Terry Eagleton, Claire Fontaine, Katherine Gibson-Graham, Michael Hardt, Augusto Illuminati, Christian Laval, Christian Marazzi, Giacomo Marramao, Morgane Merteuil, Sandro Mezzadra, Antonio Negri, Brett Neilson, Alexei Penzin, Jacques Rancière, Enzo Traverso, Mario Tronti, Marcel van der Linden, Yanis Varoufakis, Paolo Virno, Wang Hui, Slavoj Zizek…

Tra tutti questi c’è una sola persona che stimo, ma mi dispiace che sia coinvolta, e credo con sua soddisfazione, in questo “spiacevole” evento.

Notate bene che il comunismo non è solo attuale, ma non c’è proprio altra alternativa. Naturalmente, non si tratta del “comunismo reale” (un tempo, con assai maggiore precisione, i comunisti seri parlavano di “socialismo reale”). No, invece abbiamo a che fare con quello del futuro, quello che discuteranno questi sciammanati a Roma. Che personaggi!

 

 

 

APPENDICE.

Riporto il testo di una lettera (del 1999) inviatami da uno dei più “prestigiosi” fra gli “intellettuali comunisti” che partecipano a questo convegno. Non ne faccio il nome, ma sia chiaro che ho la lettera scritta a mano e firmata nel mio voluminoso epistolario di tanti decenni. E’ scritta, bisogna dirlo, in buon italiano. Preciso ancora che a questo intellettuale avevo già inviato numerosi miei libri senza mai avere la sua notifica (non dico il ringraziamento) del loro ricevimento. Quell’anno scrissi un testo di violenta critica dell’aggressione Usa (con al seguito D’Alema) a Milosevic. Specifico ancora che nel libro non trattai mai quest’ultimo come comunista o come qualcuno che mi fosse simpatico o che ritenessi minimamente vicino a ciò che pensavo già allora dell’esperienza sedicente socialista di certi paesi. Mettevo solo in luce i reali motivi di quell’aggressione e la falsità del genocidio dei kosovari (guidati da quel Thaci, che era ormai chiaro fosse stato orientato e finanziato dagli americani e poi, su studi di organismi europei, accusato perfino di traffico di organi umani, tolti ai serbi che la sua parte, sì, aveva ammazzato in quantità). Ricordo inoltre che, nell’ottobre del ’99, apparve l’inchiesta dell’OSCE (riportata anche in un paginone del “Corriere”, ma poi subitamente dimenticata in specie dagli ex-piciisti), da cui risultava il ritrovamento in Kosovo di 2000 cadaveri; il che non è genocidio, oltre al fatto che parte di essi erano di poliziotti e militari serbi uccisi dalla controparte. Beh, riporto la lettera dell’“intellettuale comunista” che alla fine, noterete, mi fa anche la lezione su qual è il “vero” comportamento di un comunista.

 

******, 22 sett. 99

 

Caro Gianfranco,

stamattina è arrivato il tuo libro. Ti ringrazio molto e sono lieto che hai pensato a mandarmelo [come più di una decina d’altri miei libri precedenti; nota mia]. Lo leggerò con grande interesse ed attenzione. Ma subito ti devo dire la mia reazione vedendo il sottotitolo: è per me inaccettabile parlare dell’aggressione USA/NATO alla Jugoslavia (vale a dire a la Serbia) senza di più [sottolineato]: quest’aggressione c’è stata indubbiamente, ma ce n’è stata anche un’altra [sottolineato]: quella del regime e dell’esercito serbo alla popolazione albanese del Kosovo [no, carissimo “comunista”; non alla popolazione, a Thaci e ai suoi “guerriglieri” pagati dagli Usa!; nota mia]. Nessun giudizio può basarsi sulla metà di una situazione. Aggiungerò che il punto di vista comunista (e credo anche marxista) è quello che vede le cose non dal punto di vista dall’alto, dei “principi”, ma dal punto di vista dal basso [sottolineato], delle popolazioni e dei popoli (kosovari, serbi, montenegrini, ecc.).

Un cordiale saluto

Firma (che lascerebbe basiti al nome di cotanto “intellettuale comunista” e sessantottino della prima ora).

 

Mi sembra ovvio pensare che anche la rivoluzione verde in Iran, quella che è stata in realtà un colpo di Stato in Ucraina, l’uccisione di Gheddafi e altre “piacevolezze” del genere non dipendano dai “principi”, ma dal “sano” spirito popolare di rivolta.

Va da sé che da allora non ho avuto più il (dis)piacere di incontrare cotanto “intellettuale” e per di più “comunista”; né ho avuto contatti d’alcun genere con lui e con quelli del suo genere, da oggi riuniti a convegno per raccontare le loro nefande bugie.