IL RIORDINO DEI SERVIZI PUBBLICI LOCALI E GLI INTERESSI DEI GRANDI GRUPPI FINANZIARI di M. Tozzato

A suo tempo Sabino Cassese in un editoriale sul Corriere della Sera mise l’accento sul fatto che il proliferare di S.p.A. partecipate dagli Enti Locali e dalle Regioni portava ad una situazione tale da suscitare una sorta di rinascita  delle vecchie Partecipazioni Statali; l’unica differenza, di fatto, riguardava la dislocazione, che risultava modificata, perché  dal centro si passava  alla periferia. Ancora attorno alla metà del 2006 sembrava che il ddl Lanzillotta dovesse portare finalmente ad un riordino del sistema dei Servizi Pubblici Locali ma a tutt’oggi sembra che il progetto sia stato ormai del tutto accantonato e certamente non solo per l’opposizione della cosiddetta “sinistra radicale” anche se è questo che hanno tentato di farci credere. Così abbiamo avuto il decreto Bersani, con alcune importanti integrazioni normative che ora il ddl Finanziaria 2008 dovrebbe contribuire a completare. Sul Sole 24ore di oggi troviamo su questo tema un interessante articolo di Stefano Pozzoli che inizia così:<< Fino a pochi anni fa l’esternalizzazione dei servizi pubblici locali era considerata dal legislatore una sorta di panacea dei problemi della nostra Pubblica amministrazione. Oggi non è più così. A partire dal decreto Bersani per arrivare alle Finanziarie 2007 e 2008, un crescente sfavore normativo si è rivolto verso le società a partecipazione di enti locali e pubbliche in genere, fino a classificarle come uno dei luoghi principali su cui intervenire per tagliare i “costi della politica”>>. In particolare il ddl Finanziaria 2008 spinge nella direzione di <<ricondurre gli enti locali e gli altri enti pubblici nell’alveo delle loro finalità istituzionali. Finalità che vengono a rappresentare il discrimine per la possibilità o meno, da parte degli enti, di costituire o mantenere partecipazioni (anche di minoranza) nelle società>>. Saranno a questo punto i Consigli (comunali, provinciali e regionali) che dovranno <<autorizzare con delibera motivata non solo l’assunzione di nuove partecipazioni, ma anche il mantenimento delle attuali.>> E a questo punto si dovrà <<valutare se ha senso, ad esempio, che un Comune sia presente nel capitale di una impresa di consulenza o che una provincia sia azionista di una società autostradale>>. In maniera più diretta, riguardo a quell’operazione “politica” di ridistribuzione di quote di potere a livello locale concernente le varie lobbies dominanti e i loro rappresentanti politici, un altro articolo della finanziaria <<punta dritto alla riduzione dei costi, e prevede la riduzione dei consiglieri di amministrazione in tutte le società e gli organismi pubblici.>> Ma riguardo a questi tagli dei costi Pozzoli nutre dei dubbi rispetto alla loro adeguatezza e alla loro incidenza nella risoluzione dei problemi delle società pubbliche locali; la  scarsa economicità delle medesime non sarebbe infatti <<riferibile solo ad acquisti e consulenze […] ma anche ai costi della mano d’opera e ai relativi contratti integrativi per il personale, spesso molto generosi, e soprattutto alla difficoltà, per quanto riguarda le società di servizi pubblici locali, di arrivare a dimensioni aziendali adeguate>>. Per quanto riguarda il costo del personale addetto a funzioni prevalentemente esecutive, se devo fare riferimento alla zona in cui abito (le provincie di Treviso e di Venezia), la situazione che tocco con mano non corrisponde, per lo più, a quella riferita da Pozzoli; ad ogni modo sarebbe necessaria una verifica a livello nazionale sempre utilizzando la necessaria cautela a causa delle specificità delle economie e delle istituzioni locali. In realtà mi sembra che il dato macroscopico riguardi proprio la differenza tra le grandi multiutilities e le piccole società di servizi che devono “dimagrire” o addirittura sparire per permettere alle grandi società di diventare un affare, una occasione di profitto e di “predazione” ai danni della collettività per i dominanti della GFeID (con “trio infernale” annesso).
Tanto per farci capire, nell’operazione di fusione delle due grandi multiutility di Milano e di Brescia erano presenti come advisor (per la parte finanziaria) Citi, JPMorgan e Mediobanca per AEM, Intesa SanPaolo e Merrill Lynchper la ASM. Probabilmente le prospettive in   termini di capitali e di profitti dovrebbero risultare abbastanza interessanti se mobilitano potenze finanziarie di questo calibro.
 
Mauro Tozzato                        08.10.2007