LA DEBACLE DEI COMUNISTI di Fabio Fino

 

A quasi un mese dalle elezioni politiche, il disastro elettorale era forse prevedibile, ma non nelle dimensioni catastrofiche che ha avuto.

Cinicamente, posso però pensare che adesso che "le masse" hanno votato per l’on. Berlusconi, questi avrà tante più responsabilità proprio per via del suffragio così ampio e più ampio potrebbe essere il campo dei delusi. Ma non ci credo molto, e poi vedremo perché.

Non è che l’antagonista mi ispirasse particolarmente. Di Berlusconi uno sa com’è l’uomo e come la pensa; diciamo che le berlusconate sono nel conto. Ma Veltroni? Cos’è Veltroni? Veltroni, autore di libri sulla "Bella politica", evanescente, fumoso, pleonastico: un ninnolo da salotto, superfluo, "estetico" della politica (e non "esteta"), "estetista" della politica e del cambiamento, rutilante esempio di comunicazione vacua e di profonda superficialità di pensiero (e sono anche ottimista: è solo vuoto spinto), era l’altro, principale candidato primo ministro.

Sono un comunista senza tessera, abbastanza schifato dai comunisti "caviar gauche" alla Bertinotti e dagli ex comunisti Veltroni/D’Alema – che avendo molto da farsi perdonare per il "peccato di gioventù", sono peggio delle destre. Così come non sopporto assolutamente centrosocialisti alla Caruso, disobbedienti (a cosa o a chi? In Italia tutto è lecito) vari, girotondini e grillini.

Se il disastro era financo prevedibile, per il centrosinistra in generale, l’ampiezza dello stesso era invece una incognita, ma non per Rifondazione.

Qualora, qualcuno di buon cuore e tanta pazienza, si peritasse di dare una occhiata ai risultati delle scorse elezioni politiche, vedrebbe che per la prima volta Rifondazione Comunista otteneva un risultato più ampio al Senato che alla Camera, di oltre duecentomila voti. Per essere un partito "giovane" e "giovanile", questo risultato era decisamente in controtendenza. Ed era un campanello di allarme che la dirigenza del Partito non è stata assolutamente in grado di cogliere né si è posta il problema di come recuperare i voti. A testa bassa come buoi quando tirano il carretto, la dirigenza di Prc ha fatto finta di non capire il problema.

Inoltre, ad ampliare l’analisi, c’è da prendere in considerazione un altro dato. Il voto regionale – che non è un dato "politico", ma è un dato politico. Cioè, non è un dato da confondere con le elezioni politiche (al pari delle amministrative e delle europee), ma è un dato politico, qualora lo si leggesse con attenzione. Ad esempio, quell’attenzione ci dice che il voto regionale in Piemonte ha visto anni fa la vittoria di Mercedes Bresso fondamentalmente nella zona di Torino (soprattutto nella cosiddetta cintura operaia di Torino, tutti i comuni limitrofi). Quindi, un dato di questo tipo ci suggerisce anche che la vittoria del centrosinistra in quella regione ha un carattere instabile, dovuto più ad una contingenza pratica (la crisi FIAT) che alla effettiva capacità del centrosinistra. Dati di questo tipo possono moltiplicarsi – basti pensare alla Puglia, ad esempio.. come il flusso di voti dall’UDEUR a Forza Italia (vedere i dati elettorali di Ceppaloni: una città a caso!!), andare a vedere le bianche e le nulle, che a tutt’oggi non sono state quantificate dal Viminale.

Come si è arrivati a questo punto. Probabilmente, adesso comincerò ad affastellare una cosa sull’altra ed andare avanti ed indietro con il ragionamento. Seguirò il filo del mio pensiero, comunque.

1. Scelta della dirigenza per cooptazione. Questo è uno degli errori più grossi che ci portiamo dietro dai tempi del PCI. La dirigenza non può essere scelta per cooptazione né per il volontarismo, ma in base alle effettive capacità. Se nel PCI, tuttavia, c’era una scuola quadri ed una selezione interna, questo processo è stato fatto saltare completamente in PRC. Basta essere quotidianamente presenti in sezione e si finisce – de facto, prima o poi – con l’essere cooptati in direzione (con l’etichetta che "Tizio è un bravo compagno"); basta leccare un pò il culo e la carriera, siamo certi di farla (anche qui: "Tizio è un bravo compagno"), anche ad un certo livello. Faccio degli esempi, e così vediamo di capirci. Il PRC era nato come Movimento, aveva individuato in Sergio Garavini il suo segretario. Sfortunatamente per lui, Garavini era un tantino indipendente dal padre-padrone del Partito: Armando Cossutta, che in fretta e furia, lo ha fatto fuori politicamente, chiamando alla segreteria il Fausto Bertinotti. Allorché questi è diventato la terza carica dello Stato, alla segreteria è stato collocato a guardia dell’ "ortodossia" [in realtà, del deviazionismo] del Partito e della sua fedeltà a Prodi. "Collocato", si badi, non eletto. In primo tempo, infatti, la nomina di Giordano è avvenuta all’interno di una Direzione Nazionale e non in seguito ad un congresso – che sarebbe stato il luogo in cui Ferrero avrebbe meglio potuto esporre i punti di dissenso dalla Segreteria ed eventualmente dichiarare la sua non-disponibilità ad una qualsiasi posizione all’interno del Governo (cosa che si è ben guardato dal fare). Per continuare con un altro piccolo esempio, in Puglia il Partito aveva inserito Pietro Folena alla camera, appena uscito dai DS: immagino non vi fossero membri sufficientemente preparati, in Puglia, da dover candidare.

Tanto per togliere di mezzo dubbi su quello che penso: penso che Ferrero di fatto abbia cercato di dare la spallata alla Segreteria del Partito per sostituire la nomenklatura legata al vecchio PCI (della quale Nichi Vendola oggi è una ulteriore espressione) con una generazione non legata al PCI, ma più legata alle istanze "demoproletarie" (alla Giovanni Russo Spena) e "pidiuppine": penso che a dover dare le dimissioni non debba essere soltanto Franco Giordano, ma gl’interi organi dirigente di PRC, tutta la sua Direzione Nazionale, il suo Comitato Politico Nazionale, l’Esecutivo Nazionale. E non dovrebbero più presentarsi come dirigenti del Partito. L’errore di strategia (vedremo dopo) non ricade solo sul Segretario Nazionale, ma sugl’interi organi dirigenti. Questi dov’erano quando veniva scelta la linea politica e perché l’hanno sostenuta senza dimettersi?

Sarò franco: alla operazione imbastita da Ferrero, preferisco la brutale sincerità di Giordano, che nel corso di un programma televisivo oltre un anno fa dichiarava con veemenza che Prc non avrebbe mai fatto cadere il governo Prodi.

2. Le Primarie dell’Unione. Di solito passa sotto silenzio il fatto che il compagno Bertinotti si sia candidato alle Primarie dell’Unione (lo hanno fatto anche i no-global, direte io; e vi dirò che avete ragione); lo si prende un pò come una goliardata, ma non lo è affatto.

Candidandosi alle primarie dell’Unione il compagno Bertinotti ha accettato il programma dell’Unione, impegnandosi a perseguirne obiettivi e condividendone sia l’idealità che le finalità.

3. Socialdemocratizzazione del Partito. La svolta a destra del Partito è avvenuta in tre fasi che hanno però lasciata intatta la "ragione sociale" di partito (ufficialmente) comunista.

a) allargamento del Partito verso l’area del "movimento";

b) partecipazione alle Primarie dell’Unione;

c) costruzione di un soggetto politico transnazionale dichiaratamente non-comunista.

Circa la prima fase: il Partito è stato volontariamente spinto verso l’esterno, aprendolo ad istanze che sì sono richiamabili agli ideali internazionalistici, ma che hanno un radicamento sociale completamente differente. Da quest’area giunge Caruso; da quest’area provengono i problemi che il Partito ha dovuto fronteggiare a Bologna, stretto tra le esigenze legalistiche di Cofferati e quelle anarcoidi della "sinistra antagonista": Cofferati ha seccamente chiesto a Prc di scegliere se rimanere in giunta o andare all’opposizione. Prc è ancora in giunta.

Circa la seconda fase: vedi punto 2.

Circa la terza fase: creazione a livello transnazionale di un soggetto (Sinistra europea) che non è un soggetto comunista, ma è un soggetto che ha una componente culturale più affine alla socialdemocrazia ed al socialismo che al comunismo (altrimenti avrebbero accettato l’etichetta "comunista"). In Italia, l’operazione è stata bissata con Sinistra Arcobaleno, soggetto morto prematuro per via dell’uscita del PdCI e per lo sfilarsi dei Verdi, seguito a ruota dalla presa di distanza di Fava, coordinatore nazionale della Sinistra Democratica: insomma, si è dimostrato che era un carrozzone elettorale e non politico.

4. Errori politici e repressione del dissenso. Non mancano errori macroscopici nella politica del Partito. Ne elencherò solo alcuni, davvero tre i più evidenti.

a) aver votato a favore del pacchetto Treu. Sebbene un autorevole dirigente di Partito (Rocchi) abbia dichiarato che il Prc non abbia mai votato il pacchetto Treu in una diretta televisiva su una rete locale lombarda, quest’affermazione non risponde a verità. Infatti, basta andare a vedere il sito http://banchedati.camera.it/Votazioni/leg13/Default.Asp [selezionare 1997 nella sezione ANNO ed inserire 196 nella sezione NUMERO]  relativo alla conversione in legge del DDL 3468 (Norme in materia di promozione dell’occupazione), e si scopre che sui 34 deputati di Prc, sottratti i cinque parlamentari in missione ed i tre assenti, i ventisei presenti votano compattamente a favore dell’emendamento. Tra quei ventisei c’era anche Nichi Vendola. Ora, premesso che la legge "Biagi" è qualcosa di indecente ed osceno, va detto che la legge Treu ha aperto la strada a quell’altro obbrobrio. Tanto più che non risolve e non ha risolto alcuno dei problemi dell’occupazione in Italia, li ha semmai soltanto accentuati. Infatti, non ha creato occupazione stabile, ma favorito il precariato ed aperto la strada a contratti "flessibili" sempre a vantaggio delle imprese e mai dei lavoratori. Tiro fuori dati e cifre, così capiamo tutti di cosa si stia parlando. I salari medi a Milano(dove vivo) vanno stabilizzandosi intorno ai novecento euro al mese (quando tutto va bene), un bilocale costa settecentocinquanta euro; le imprese tendono sempre più ad offrire contratti di lavoro con orari flessibili tra le dodici e le diciotto: quindi non danno alcuna possibilità di trovare una seconda entrata economica. Il Partito aveva votato a favore del pacchetto Treu, ottenendo in cambio cosa? Forse che sono state introdotte le trentacinque ore con parità di salario? Forse che sono stati subito introdotti degli ammortizzatori sociali per le persone che avessero perso il posto di lavoro precario? Forse che si è subordinata la votazione e l’applicazione del pacchetto Treu all’immediata realizzazione del decreto sulle trentacinque ore, in modo tale da creare realmente occupazione, e creare realmente benessere? Nulla di tutto questo: hanno fatto i comunisti a parole, calando le braghe invece su tutto.

b) aver votato a favore del finanziamento delle missioni estere. Questa è stata, decisamente, una scelta che sarebbe stato possibile evitare. Tradizionalmente, i comunisti sono contro la guerra imperialista. Vorrei mi spiegaste come mai, dall’oggi al domani, dopo aver fatto decine di cortei contro l’occupazione militare italiana ed "alleata" in Irak ed in Afghanistan, dopo aver fatto decine di manifestazioni con la bandiera della pace, dopo aver fatto dichiarazioni roboanti sul vogliamo la pace "senza se e senza ma", un momento dopo aver messo il culo sulla sedia più alta di Montecitorio, ci si è in fretta dimenticati di tutto e si è votato fino all’ultimo a favore del finanziamento delle missioni all’estero (per gli smemorati: Legge n. 38, del 29 marzo 2007, "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto legge 31 gennaio 2007, n. 4, recante proroga della partecipazione italiana a missioni umanitarie e internazionali": solo l’articolo 3 del testo del decreto – legge ci costa quasi novecento milioni di euro: almeno un decimo di finanziaria, e non sono bruscolini). Rifondazione Comunista come ha votato, alla camera? Se si desse una occhiata al sito istituzionale  http://documenti.camera.it/Leg15/VotazioniGruppi/V2193.HTM (votazione dei gruppi parlamentari per il disegno di legge 2193), si avrebbero delle belle sorprese. Su 40 deputati (presenti in 38, nessuno in missione e 2 assenti), 38 votano a favore [il 95%]. Bene, bravi, bis. Io dovrei votare un partito che parla di pace e che vota a favore della guerra imperialista? Jamais!! E potete, voi, definirvi comunisti, dopo aver votato – anche nel 2007 – a favore del finanziamento alle occupazioni militari in Afghanistan ed Irak? Ci tengo a ricordare che il tratto distintivo – storicamente – tra i Comunisti ed i partiti socialimperialisti e socialfascisti di tutti i paesi è stata, sempre, la questione della guerra. Vi ricordo, banalmente, che Lenin promette la pace, oltre che la terra ai contadini. E che, la responsabilità per la rottura della II Internazionale (1899/1914) è dovuta alla votazione a favore dei crediti di guerra da parte dei socialdemocratici tedeschi (Bernstein e Kautsky): tra socialdemocrazia e comunismo c’è una bella differenza. Voi, compagni (uso un termine abusato), vi siete comportati da socialdemocratici. Punto e basta. Come si diceva in decenni passati, adesso occorre fare autocritica: fatela! Inoltre, vi rendo noto – qualora non lo sappiate, nel qual caso dovreste vergognarvi due volte: eravate in Parlamento e non ve ne siete accorti – da qualche anno non è possibile fare obiezione di coscienza fiscale alle spese militari: le tasse vanno pagate tutte. Prima veniva l’ufficiale tributario a casa, ti pignorava la seggiola, gli davi dei libri (a favore della pace, ovviamente) in pignoramento, ma potevi spiegargli perché avevi deciso di fare obiezione di coscienza fiscale alle spese militari. Oggi invece ti pignora direttamente l’automobile o la casa. Bene, bravi, bis.

c) aver espulso i dissidenti. Questo punto è una conseguenza immediata del punto precedente. Ricordo il volto livido di Giordano, dopo che un pugno di dissidenti (i vari Turigliatto, Rossi, ecc.) ebbero il coraggio di votare, contro le direttive di partito – che erano a favore del finanziamento delle missioni all’estero – e di votare chi "secondo coscienza" e chi apertamente dicendo di no alla guerra. Apriti cielo!, sono stati prima "scomunicati" e poi espulsi dal Partito: questo è stato l’errore più grosso che si sia potuto fare, in quanto ha portato fuori dal Partito le uniche personalità non compromesse. L’uscita forzosa di queste persone dal Partito (apro un inciso: qui non si tratta della scissione dei Comunisti Unitari di Crucianelli, o quella dei Comunisti Italiani di Cossutta e Diliberto, scissioni nate principalmente per mantenere il culo sulla poltrona), ha provocato la nascita di soggetti autonomi a sinistra ed una guerra fratricida fra soggetti che si richiamano allo stesso medesimo ideale. Risultato ultimo della guerra: a) Prc ha perso almeno quasi l’1,5% dei voti, che avrebbero permesso al Partito di rimanere in Parlamento; b) frazionare il voto a sinistra – perché, chi ha votato a sinistra di Prc sapeva benissimo di votare per partitini con percentuali da prefisso telefonico.

Questo però ha un antecedente: l’allontanamento di Ferrando: che (la mia non è né vuol essere una apologia di Ferrando, è maggiorenne ed è in grado di difendersi da solo) è maturato in un contesto assolutamente unico: più o meno a ridosso dell’attentato di Nassirya, in un momento in cui c’era ancora il dibattito sulla partecipazione italiana alla sedicente "missione di pace all’estero". Ferrando è stato de facto prima linciato fuori poi dentro del Partito per aver sostenuto il diritto alla resistenza del popolo irakeno. Allora, partiamo da un dato di fatto. La carta dell’ONU, all’art.51: "Nessuna disposizione del presente Statuto pregiudica il diritto naturale di autotutela individuale o collettiva, nel caso che abbia luogo un attacco armato contro un Membro delle Nazioni Unite, fintantoché il Consiglio di Sicurezza non abbia preso le misure necessarie per mantenere la pace e la sicurezza internazionale. Le misure prese da Membri nell’esercizio di questo diritto di autotutela sono immediatamente portate a conoscenza del Consiglio di Sicurezza e non pregiudicano in alcun modo il potere e il compito spettanti, secondo il presente Statuto, al Consiglio di Sicurezza, di intraprendere in qualsiasi momento quell’azione che esso ritenga necessaria per mantenere o ristabilire la pace e la sicurezza internazionale"

(tratto da: www.studiperlapace.it/view_news_html?news_id=onucarta)

L’articolo ci spiega che: a) il diritto autotutela individuale è un diritto naturale (e questo è un tratto proprio della cultura liberale): come dire, se un gruppo di persone ti aggredisce perché vogliono fregarti il portafoglio e l’orologio, è naturale che tu possa difenderti mollando un paio di sganassoni; se sono armati puoi reagire armandoti con quello che trovi, cercando di difendere te stesso e le persone che ami; b) il Consiglio di Sicurezza, prima di dare l’ok per una invasione, deve mettere in campo tutte le strategie per cercare di evitare la guerra. Ma se questo statuto è valido per tutti gli Stati che riconoscono l’ONU e ne sottoscrivono lo Statuto, cosa succede con gli Stati che sono fuori dall’ONU? L’Irak era uno Stato fuori dall’ONU? Non mi pare. L’Irak, tra l’altro, pur con alcune resistenze, permetteva agli ispettori ONU di poter accedere alle proprie installazioni militari: aveva impedito l’accesso solo ad un commissario che poi (dopo una serie di minacce statunitensi), s’era scoperto essere un’agente della CIA. E solo in secondo tempo gli statunitensi avevano dovuto ammettere che era un agente dei servizi. Se uno Stato è esterno all’ONU, ma accetta le ispezioni dei suoi ispettori (verificando le credenziali, senza rinunciare – com’è giusto – alla propria sovranità), implicitamente ne riconosce l’autorità e la funzione; utilizzando lo scambio autorizzato dall’ONU "Oil for food", l’ONU accoglieva sotto la sua ala protettrice lo Stato irakeno – e lo Stato non sono i vari Tareq Aziz, Alì il chimico o Saddam Hussein; lo Stato sono i cittadini. Ma sappiamo tutti che l’aggressione all’Irak era non solo al di fuori di qualsivoglia crisma di diritto internazionale, ma anche basato su elementi pretestuosi (basti leggere le dichiarazioni del capo dei commissari ONU, mr. Blix, che continuava ad affermare non solo la non-pericolosità dell’Irak, ma anche e soprattutto che le informazioni fornite dagli Stati Uniti di George Bush jr. e dal Regno Unito di Tony "Tory" "Bla-bla" Blair, con l’appoggio della Polonia dei fratelli Kaczynski e dell’Australia di John Howard erano false. Sottolineo con nomi e cognomi, perché le responsabilità politiche sono innanzitutto individuali (e non crediate che Blair sia migliore di Bush, solo perché è laburista: non è altro che un altro conservatore, come tutti gli altri che ho elencato) Anziché seguire le indicazioni del capo dei commissari ONU, l’Italia aveva scelto di entrare nel conflitto in Irak, dopo quello in Afghanistan, per poter avere una parte nella spartizione del ricco bottino petrolifero, pur sapendo che la parte del leone l’avrebbero fatta le Sette Sorelle. Si tratta di petrolio, e di essere ben accetti nella lista degli amici degli Stati Uniti, per poter avere qualche chance di esportazione in più (quando la Francia ha negato l’aiuto agli Stati Uniti, questi hanno boicottato le patatine francesi: It’s only business, honey!). L’Italia ha dunque scelto di aderire all’occupazione militare di uno Stato sovrano. Ma se l’articolo 51 della carta dell’ONU dice che ciascuno ha il diritto all’autodifesa, questo vuol dire che: l’Italia ed il contingente italiano, sono forza di occupazione di un Paese sovrano e che la popolazione ha diritto di difendersi in tutti i modi contro l’occupazione (vedi via Rasella: con gli strascichi sulla legittimità o meno dell’attentato contro i nazisti, per gli storici revisionisti assolutamente illegittimo).

5. L‘Italia, il Partito, la Nato. A quante manifestazioni, già con il vecchio Pci, tanti di noi hanno partecipato, lanciando lo slogan "Fuori l’Italia dalla Nato" oppure "Americani a casa / Yankee go home"? Io si, non mi vergogno assolutamente e le rifarei tutte. Anche dopo l’undici settembre duemilauno (l’attentato alle Torri gemelle, a New York) non sono mai stato filoamericano e sentir dire "siamo tutti americani", non mi rappresenta affatto: ho sempre guardato ad Est, piuttosto che ad Ovest. Non mi sento rappresentato né dal centrosinistra che afferma "siamo tutti americani", né da quei dirigenti di Partito che non hanno mai cercato di espellere le varie basi militari statunitensi dal nostro Paese. Né hanno mai tentato di ridurre il delirio di onnipotenza (i termini non li scelgo a caso) degli statunitensi, in seguito alle bravate – tante – compiute dai loro "ragazzi": vedi la strage statunitense del Cermis, in Italia, il tre febbraio 1998; né per l’assassinio (nomina sunt consequentia rerum) di Calipari in Irak – un sussulto di dignità avrebbe imposto il ritiro del contingente dall’Irak; ma noi non abbiamo dignità – né hanno mai posto in luce l’attività del noto mafioso siciliano Lucky Luciano, sbarcato in Italia poco prima dello sbarco in Sicilia nel 1943; né dei soldi dati dagli statunitensi a tutti i partiti anticomunisti e dell’attività dell’ambasciatrice Claire Luce nel dopoguerra; niente inchieste sull’appoggio degli statunitensi ai neofascisti. Niente inchieste sull’uso di armi chimiche in Afghanistan (vietate dal protocollo di Ginevra del 1925 e successivamente ribadito dalla Convenzione di Ginevra del 1972 contro l’uso delle armi chimico-batteriologiche), al fosforo bianco – che hanno provocato la strage di Fallujah (vedi http://www.rainews24.rai.it/ran24/inchiesta/body.asp); niente informazioni sul luogo in cui gli statunitensi hanno lanciato le bombe nel corso della II guerra mondiale ed in Viet-Nam (si sono proprio rifiutati di dare notizie); niente informazioni su dove gli statunitensi hanno sganciato le bombe all’uranio impoverito quando tornavano dai bombardamenti in Serbia (governo D’Alema). Niente denunce al Tribunale Internazionale dell’Aja: è possibile processare, evidentemente, solo gli sconfitti e mai i vincitori, soprattutto mai gli statunitensi, che si considerano al di sopra del diritto internazionale (strage di Biscari e Pian della Stella, di My Lai, di Hadita.). Nessuna protesta quando gli aerei della NATO hanno colpito volontariamente un treno carico di pendolari che attraversava un ponte a Grdelica, in Serbia, facendo circolare un filmato falso che mostrava il treno accelerare; silenzio, sempre silenzio sulle tante stragi statunitensi in giro per il mondo, dall’America Latina in poi. Niente, niente di niente. E’ venuto giù il muro di Berlino, sparito il Patto di Varsavia, e noi siamo ancora dentro la NATO. Se ne vede l’utilità solo per deterrente militare contro i milioni di poveri cristi che crepano nel tentativo di raggiungere l’occidente su barconi. Dopo il 1989 non abbiamo fatto alcuna battaglia contro la NATO: abbiamo abbassato la testa. Un grande liberale come Vilfredo Pareto (un liberale, ripeto: non un marxista leninista sovietico), diceva che per capire la concezione della democrazia statunitense, basta guardare la condizione di vita degli Indiani d’America. E basta ricordare che la strada della democrazia statunitense passa attraverso la Escuela de las Americas, fucina dei dittatori latinoamericani. Non stupitevi, allora, di Guantanamo e delle torture ai terroristi veri o presunti. Perché non parliamo mai dell’attività di John Negroponte, quando era in Sudamerica? Vogliamo ricordare che gli statunitensi hanno foraggiato per anni i fascisti sudamericani, incentivando le guerre civili (vedi il finanziamento ai "Contras", gli anti-sandinisti nicaraguensi).

6. Dal marxismo all’hegelismo (linguistico). Il linguaggio che si usa è decisamente importante. Sino a quando il Partito è stato all’opposizione, il linguaggio usato è stato piuttosto chiaro e semplice, diretto. si diceva chiaramente che cosa volevamo fosse abolito. Nel momento stesso in cui sono state vinte le elezioni, si è verificata invece una decisa inversione linguistica. Si è passati all’hegelismo linguistico. Il top dell’abilità è stato raggiunto da Bertinotti, che (sentito con le mie orecchie) diceva di essere a favore del "superamento della legge Biagi". Ora, anche andando a vedere su un qualsiasi vocabolario della lingua italiana, "superare" non è sinonimo di "abolire". Per me, che ho studiato filosofia fino ad abilitarmi all’insegnamento della stessa, "superare" mi ricorda il grande Hegel, non certo l’altrettanto grande Karl Marx. "Superamento" per Hegel vuol dire "oltrepassare mantenendo dietro", esattamente come se io e voi, nella stessa auto, avessimo davanti una vecchia auto che ci rallenta: metteremmo la freccia a sinistra per indicare il cambio di corsia, la toglieremmo nel momento in cui fossimo nella corsia accanto all’auto da superare e la metteremmo nuovamente stavolta a destra per indicare che stiamo tornando nella corsia "normale". Non era questo che veniva chiesto dai precari. I precari non sono fessi: sentir parlare di "superamento della legge Biagi" ha fatto capire a molti di essere stati raggirati. Sarebbero bastati due atti, chiari ed immediati: imporre l’abolizione della legge Biagi e della legge Moratti. Il PRC ha scelto di non farlo, di non imporre la sua agenda politica agli alleati proprio perché l’agenda politica del Partito è stata svuotata dalla scelta di Bertinotti di candidarsi alle Primarie dell’Unione. Ed anche perché il partito trasversale confindustriale che riunisce centrosinistradestra nelle sedi dell’Aspen Institute di Roma (esiste e riunisce sindacati, partiti politici ed imprenditori, pubblica la rivista Aspenia: www.aspeninstitute.it) ha fatto capire immediatamente che certe scelte non sarebbero state accettate, perché trasversalmente condivise. 

Infine, dopo tutti questi sfaceli, i comunisti di lotta e di governo hanno ottenuto l’unico risultato che meritavano: una ricca dose di calci in culo, da parte dell’elettorato, che li ha "accompagnati" fuori dal parlamento.