Abbiamo più volte trattato con giusto disprezzo la “sinistra”, votata dal “ceto medio semicolto”. Dove semicolto significa essere in possesso di una generica cultura abbastanza raffazzonata e soprattutto superficiale (in alcuni casi non disgiunta da una buona erudizione e conoscenza del pensiero altrui, spesso però plagiato e fatto passare per proprio; viene in testa qualche nome?); cultura unita ad una totale assenza di comprensione della politica. Questi semicolti sono buonisti e progressisti, sono ad es. teneri con i “boveri negri”, che trattano come se fossero minorati da proteggere (chi ha letto Via col vento, o visto il film, capisce cosa intendo dire). Il loro buonismo e progressismo è in definitiva pura ipocrisia unita ad autentica meschinità intellettuale. Tuttavia, voglio qui spendere qualche parola sulla stupidità, altrettanto assoluta e irrimediabile, della “destra”.
Intanto, politicamente, non capisce ‘na mazza proprio come la sinistra; è reazionaria, anti-progressista (ama le “tradizioni”), talvolta manifesta il basso istinto della presunta superiorità razziale, ma si tratta esattamente dell’altra faccia della medaglia rispetto al politically correct della “sinistra”. Tuttavia, non vi è dubbio che a volte la destra “ci mette del suo”; i suoi adepti, come avrebbe detto Petrolini (e non solo lui), sono “cretini con lampi di imbecillità”. Vediamo di fare pochi esempi, presi a spizzico.
Ieri la Fornero, una volta tanto sincera, ha affermato che la crisi è grave, che l’autunno potrebbe prospettarsi piuttosto nero, ecc. ecc. Diciamo che è stata molto al di sotto della necessaria consapevolezza di questa crisi, che durerà a lungo, che riguarderà soprattutto i paesi e le aree (come l’Europa) ad alto sviluppo capitalistico, ma ormai inetti e solo capaci di applicare una politica di pura subordinazione alle strategie statunitensi. Comunque, ha almeno detto ciò che è sulla bocca (e nel cervello) di tutti; salvo alcuni (grossi) spezzoni del suddetto ceto medio semicolto a cui, appunto, non bastano i lampi di imbecillità per capirci qualcosa. Subito, si è scatenato oggi il “gran giornalista” Belpietro su Libero, scrivendo che bisogna imbavagliare la Fornero per impedirle di spargere pessimismo. Questi bei tomi credono alle fesserie dette da Berlusconi, in anni passati, sbandierando i suoi 32 denti (finti): bisogna iniettare sempre ottimismo. Ed infatti si è ben visto la fine che ha fatto; ed oggi arranca – pur avendo invertito la rotta precedente – tentando di rimettersi in pista.
Certamente, però, che torni lui, che resti Monti, che vinca le elezioni Bersani, che s’inventino quello che vogliono, la crisi – quella vera, quella reale, non l’altalena delle borse e dello spread! – non demorderà; soprattutto in un paese depauperato (non sto parlando di sola economia) come l’Italia, ma anche, magari in misura meno pesante, in altri paesi. Diffondano pure tutto l’ottimismo che desiderano, questi sciocchi; riusciranno semplicemente a fare la fine ben nota degli struzzi. Incredibile che si giunga a simili livelli di idiozia. A meno che non sia soltanto pura birbanteria, per cui devono rassegnarsi con poca dignità, onde guadagnarsi “il soldo”, a fare la figura di chi chiude gli occhi per non vedere.
Altra, e ben maggiore, dimostrazione di stupidità e ribalderia. L’altro giorno, l’uomo chiave dell’operazione politica “mani pulite” (guidate dalla sporca “manina d’oltreoceano”) ha accusato Napolitano di essere pur sempre un comunista, che un tempo prendeva i soldi da Mosca. La “destra”, e i suoi giornalisti d’accatto, hanno esultato dando credito, almeno una volta, al magistrato “manettaro”. Qui non siamo in effetti in semplice “zona imbecillità”, ma in quella della più abietta menzogna. Napolitano, intanto, è l’uomo che per conto del Pci (a segreteria Berlinguer, inventore del fasullo “eurocomunismo”) volò negli Usa già nel lontano 1978 per conferenze nelle Università di laggiù, che nascondevano ben altri incontri e svolte, di cui abbiamo più volte scritto. Quindi non prendeva soldi da Mosca; e nemmeno dagli Usa. Era un’operazione politica, che noi, ancora comunisti, consideravamo un tradimento, ma era comunque una manovra politica.
Ed essa prese inizio già durante il colpo di Stato dei colonnelli in Grecia (1967-74), cui il Pci era “fieramente” contrario, ma servendosene per contatti con certi “ambienti statunitensi”, che si tenevano sempre pronti a non appoggiare più i colonnelli ove si fosse reso possibile un regime “democratico” e nello stesso tempo apertamente filo-atlantico. Lo stesso intrigo continuò anche durante tutte le varie manovre compiute in Cile e che infine portarono al colpo di Stato – di Pinochet con dietro gli Usa; e non semplicemente quelli di Nixon, ancor più quelli “democratici”, quelli che trattavano con il Pci, cioè con certe sue frazioni, ormai maggioritarie al vertice del partito – dell’11 settembre 1973, con uccisione di Allende, campi di concentramento, stermini di massa, ecc.
L’ineffabile Di Pietro, che portò avanti “mani pulite” (e sappiamo quali dubbi ci siano in proposito e su quale fosse la sua funzione una volta “messo” in magistratura) non può non sapere questi “segreti” (ormai quasi di Pulcinella). Quindi è conscio di non dire la verità. E mentono pure i giornalisti – tipici quelli di “destra” – che non possono non conoscere le stesse questioncelle. E’ stato proprio il tralignare del Pci, il mascherato (fino al crollo dell’Urss) passaggio di campo, a provocare i vari fenomeni degli “anni di piombo”, su cui si insiste a non dire la verità, a non rivelare che cosa c’era dietro: appunto il fatto che il Pci, nei suoi vertici maggioritari, non era affatto “al soldo” di Mosca. Ci possono essere stati contatti tra sovietici (alcuni loro ambienti, non il vertice Pcus al completo) e frazioni del partito italiano, quelle che durante la segreteria Gorbaciov tennero i rapporti con Ligaciov, quelle che poi dettero origine alla prima Rifondazione comunista, quando venne il momento in cui Occhetto e D’Alema poterono smascherare apertamente gli intrallazzi piciisti (durati almeno due decenni), essendo crollato il “socialismo reale” europeo e subito dopo l’Urss.
Continuiamo, però, nello sbugiardare questi meschinelli. Certi settori (amministrativi) del Pci hanno per lo più agito come intermediari negli affari tra imprese italiane e i paesi del “socialismo reale”. C’era una sezione che curava in particolare gli affari con i paesi “socialisti” europei (e quindi con l’Urss), un’altra interessata alla Cina, ecc. Probabilmente, in qualche modo saranno anche arrivati finanziamenti più diretti. Nemmeno la centesima parte, però, di quelli ricevuti dalla Dc e dal Psi (e dagli altri partiti governativi) dagli Usa e paesi “occidentali”; in più perfino da paesi arabi e sudamericani (basti pensare a certi accordi tra Dc, Moro in specie, e Frei prima della sconfitta di quest’ultimo ad opera di Allende nel ‘70), e via dicendo. Il Pci, inoltre, riceveva ampi finanziamenti dall’industria “pubblica” italiana (ci si è scordati di ciò che affermò esplicitamente Mattei?) e dalle BIN (banche d’interesse nazionale, “pubbliche” allora); ma anche, e abbondantemente, da quella privata, compresa la Fiat. E non scordiamoci le catene imprenditoriali (e alberghiere), non solo quelle cooperative, messe in piedi, e indubbiamente con ottimo spirito imprenditoriale, dal partito. Quando fui, per questioni universitarie a Bologna e soprattutto Parma, e poi a Pisa, ho conosciuto alcuni personaggi del partito – che ricordo sempre con grande simpatia e stima, malgrado li criticassi per “revisionismo” – che vorrei ci fossero ancora al posto degli imbecilli pullulanti nel Pd, Sel e partitini pseudocomunisti vari.
Tuttavia, la “destra” è obbligata ad insistere con la fola dell’essere sempre comunisti degli attuali pidieini; e, se questi hanno una certa età, si cerca ancora di sputtanarli come gente al servizio dello straniero perché sarebbero stati finanziati dall’Urss, ormai non più esistente da vent’anni, e ancor più se si tiene conto della “transizione” gorbacioviana. Il tutto per nascondere che i “destri” hanno tra le loro fila vecchi diccì e piesseì sempre proni agli Usa; e soprattutto devono nascondere che adesso lo sono ancor più che in passato. Se hanno messo in cantiere qualche affare, per interesse del loro “capo”, con la Russia fino a pochissimi anni fa, adesso sono allineati in tutto e per tutto alle proibizioni statunitensi di qualsiasi contatto verso est. Sono servi nei confronti degli Stati Uniti come si trattasse delle vecchie “borghesie compradore” dei paesi coloniali di tanto tempo fa. Sono disgustosi nel loro continuo prostrarsi di fronte ai gruppi di vertice americani, arroganti e dediti alle più sporche e sanguinarie operazioni nel mondo. E hanno il coraggio di accusare altri di essere stati servi dello straniero alcuni decenni fa.
Sono loro a non avere alcuna autonomia, ad essere semplici stuoini su cui gli Usa possono pulirsi i piedi quando e come vogliono. Inoltre, in questo loro stare sempre piegati in due, con la fronte che tocca terra, di fronte ai “padroni”, si trovano in perfetta concorrenza con gli avversari accusati di comunismo; perché anche questi ultimi, da ormai quarant’anni e più hanno posto in atto, pur se progressivamente e con un lungo periodo di necessitato mascheramento, il loro prostrarsi di fronte agli stessi “padroni”; se si preferisce, di fronte a gruppi dominanti differenti ma pur sempre della medesima potenza straniera. Quindi basta con le menzogne, ignoranti e stupidi “destri”; siete tuttavia pure furfanti mentitori perché non siete certo all’oscuro di dove si situano i presunti comunisti da molti decenni a questa parte. Circa vent’anni fa, il vostro “capo”, per difesa personale, fu costretto a fare da pietruzza nelle rotelle che ormai, mediante l’operazione “mani pulite”, stavano girando, per ordine degli Usa e con l’accordo della subordinata Confindustria italiana (guidata da Agnelli), nella direzione confacente a consegnare il governo del paese ai pretesi comunisti e servitori dello straniero, antagonista degli Stati Uniti nel mondo bipolare.
E i vertici americani, e i loro subalterni italiani, erano allora scemi, secondo voi? No, siete voi ad essere perfetti mentecatti, ma nel contempo bugiardi matricolati. Vi impiccate tuttavia da soli, perderete comunque giacché simili menzogne non funzionano, nessuno degli anticomunisti di un tempo è più spaventato dal “totalitarismo” del “mondo del male” ormai sparito da tanto tempo. Per di più, i “democratici” americani, per il momento alla guida del paese, stanno attuando un predominio criminale sotto la maschera del politically correct, del “progressismo” finto-umanitario; quindi privilegiano le “sinistre” europee quali loro servitori. Voi farete una brutta fine o altrimenti dovrete sfilacciarvi; una parte di voi soltanto, tradendo, potrà allearsi, in posizione subalterna, con le “sinistre” – magari con l’intermediazione dei buffoni detti “centristi” – per continuare a occupare poltrone di “seconda scelta”.
Mi sono un po’ dilungato per cui devo rinviare ad altra puntata un’altra dimostrazione della stupidità della “destra”, in difficile concorrenza con la “sinistra” nel voler portare l’Italia sotto il tallone di ferro di Obama e soci.
4 comments to “LA “DESTRA” E’ STUPIDA (I puntata), di GLG 9 agosto ‘12”
oggi c’è un buon articolo di Veneziani sul Giornale (anche on line). Se si tiene presente che, forse (e probabilmente), ha attenuato anche il modo di esprimere le sue convinzioni, direi che è un articolo complessivamente condivisibile. Manca, come del resto in tutti, l’analisi della composizione dell’attuale società, tenuto conto della configurazione multipolare (imperfetta) e della struttura dei decisori in (pre)dominanti e (sub)dominanti, ecc. Manca l’analisi del ceto medio, questo confuso aggregato. Sono carenze di tutti noi e quindi non ne facciamo argomento critico. Solo ricordiamocelo.
glg
Nell’odierno editoriale di Ferrara sul Giornale si dice – sia pure con molta cautela e non con la dovuta nettezza e chiarezza – una verità: non è esistito negli ultimi due anni quel dissidio tra Napolitano e Berlusconi che ci è stato raccontato. E quest’ultimo – per motivi in parte del tutto comprensibili ormai, ma anche con qualcosa di ancora non pienamente spiegato – se ne è andato in sostanziale accordo con il presdelarep, accordo che è rimasto pure con riguardo alla scelta del successore (del resto, sappiamo ora dall’Espresso, già contattato nell’autunno del 2010 da D’Alema, non certo per iniziativa di quest’ultimo, al fine di assumere il governo senza elezioni). Ferrara, poi, ci aggiunge di suo alcune sviolinate, non smaccate, nei confronti del presidente, onde farlo apparire nella migliore luce, anche in merito ai suoi inappropriati (ma non per Ferrara) interventi nella vicenda delle intercettazioni, ecc. Il suo articolo tenta di dimostrare il suo (di Napolitano) disaccordo con la sinistra; egli ci avrebbe addirittura salvato da elezioni anticipate che avrebbero dato la vittoria a tale schieramento. In ciò Ferrara mi sembra in netto contrasto con Sallusti e altri del Pdl, che hanno opinioni ben diverse circa la funzione e le simpatie di Napolitano. Poco ci importa chi ha ragione. Ferrara – per sua stessa ammissione (non so se reale o solo millantato credito) un chiaro agente filo-americano – svolge un sottile panegirico del presdelarep poiché conosce bene i compiti da questi eseguiti già quarant’anni fa allo scopo di portare il Pci nel campo filo-atlantico. Altrettanto bene Ferrara conosce ciò che si è svolto da allora in poi, e sempre più fino ai giorni nostri, compresi i viaggi del presidente negli Usa e il suo colloquio con Obama del maggio 2010, ecc. L’elefantino è dunque ben edotto circa la sicurezza rappresentata da Napolitano per gli Usa nel loro predominio in Italia e sa che Berlusconi esegue ormai soltanto il “controcanto”. Ferrara capisce però anche che l’attuale sinistra, sempre stata all’avanguardia nei rapporti di subordinazione agli Stati Uniti, non è da meno. C’è solo una competizione tra subalterni: alcuni settori di questi contro altri per garantirsi l’appoggio di “padron Obama” al fine di avere i migliori posti tra la servitù.
glg
egregio professor La Grassa;
cosa ne pensa dello sparo ad alzo zero, dell’americano Di Pietro (pure lui ha fatto il giro delle sette chiese in America, prima e dopo il suo ingresso in poltica) nei confronti del Presidente della Repubblica.
beh il piccolo “robespierre” molisano non e’ piu’ funzionale in questo atto dello ” spettacolo” , ma il furbo “contadino” non e’ troppo disposto a fare da corista o peggio tornare dietro le quinte.
Ed in ogni caso qualcuno di “fidato” ( cioe’ ricattabile) andava comunque lasciato a presidiare ” l’ opposizione ” mica si poteva lasciare questa “parte” alla sola lega
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