L'Europa ci umilia di G.P.

La "riffa" della diplomazia europea è andata male all’Italia. Ci spediscono in Albania ed in Uganda con un biglietto di terza classe e senza tanti complimenti. Con tutto il rispetto per i citati Paesi, non è certamente questo il risultato al quale aspiravamo. Il nuovo servizio diplomatico dell’UE inizia con una presa per il culo ai danni del Belpaese che, vorremmo ricordarlo, è a forma di stivale e non di natiche, quindi semmai i calci nel sedere dovremmo darli noi agli altri.
Ed invece, le alte sfere comunitarie ci sbattono in faccia tutta la loro collera con un’azione punitiva che deprime le nostre ambizioni internazionali. La colpa italiana è quella di aver attuato una politica estera troppo intraprendente nonché contrastante con gli interessi della troika rappresentata da Francia, Germania ed Inghilterra. La marginalizzazione che ne è seguita è quasi passata sotto silenzio nel mondo istituzionale nostrano e, a parte le rimostranze dei feluchei più esperti, i politici, di destra e di sinistra, hanno fatto spallucce inghiottendo il boccone amaro. Come ha giustamente affermato Boris Biancheri, ex ambasciatore a Tokio, Londra e Washington, i nostri uomini di partito che si scannano come iene per scranni e privilegi in patria, poi si comportano come dei dilettanti allo sbaraglio sul piano internazionale, facendosi soffiare da sotto il naso tutti i posti che contano. Il bilancio di queste assegnazioni, da qualcuno definite la Champions league della diplomazia europea, è impietoso per l'Italia: l’Europa ci considera un’appendice fastidiosa del suo corpo, un’escrescenza inutile, un bubbone da circoscrivere per evitare l’appestamento generale. E tutto ciò dopo averci già paragonato ad un bordello in disfacimento. Eppure, immaginiamo che i russi o i cinesi sarebbero stati ben lieti di accoglierci in casa loro, dato il livello dei rapporti sin qui stabiliti con questi popoli e con le loro leadership politiche. Ma questo è il problema. Negli ultimi giorni è venuto fuori che l’Italia fa troppi affari in giro per il mondo con Stati considerati antidemocratici e illiberali, su tutti valgano gli esempi di Russia, Iran e Libia. Si sono lamentati gli israeliani, si sono lagnati gli statunitensi, gli inglesi si sono sentiti scavalcati, i francesi spodestati e così si è consolidato un asse antitaliano che sta brigando per mettere la museruola alle nostre iniziative commerciali e diplomatiche . Berlusconi non riesce a prendere la questione di petto imbrigliato com’è nelle beghe interne alla sua maggioranza dove si moltiplicano i tentativi di indebolirlo se non di disarcionarlo dal governo. Il suo principale nemico, Gianfranco Fini, ha staccato un ticket statunitense che ne ha rafforzato l’azione di disturbo. L’ex leader di An sente di avere le spalle coperte e non lo impensieriscono nemmeno gli attacchi dei giornali che hanno portato alla luce episodi torbidi di immobili sottratti al partito e impropriamente confluiti nel patrimonio della sua famiglia. Non male per chi cavalca la questione morale al fine di porre uno steccato tra sè ed il mignottocrate di Arcore. Questi legami d’oltre-atlantico hanno assicurato a Fini una solida immunità giudiziaria e c’è poco da sperare che questa faccenda sia in ultimo chiarita secondo legalità. Così vanno le cose in Italia, luogo dove la magistratura è un potere schierato politicamente, sin dai tempi di tangentopoli, e che proprio per questo può decidere, al di là di ogni presunta uguaglianza delle persone di fronte alla legge, chi perseguire e chi no. Di questo passo la merda ci seppellirà in men che non si dica e non avremo nemmeno il tempo di prendere fiato per vivere un po’ in apnea. In bocca al lupo a tutti.