LIBIA: GLI EFFETTI SUL MONDO ARABO – di Red

Dopo settimane di bombardamenti aerei e combattimenti a terra, il conflitto in Libia sembra essere piombato in una situazione di stallo. Le forze occidentali hanno creduto di poter scalzare Gheddafi con i raid aerei, ma le forze “ribelli” si sono dimostrate incapaci di guadagnare terreno sulle forze governative. Con l’aumento delle vittime civili ed il crescere del disastro umanitario, qualcuno anche fra ce appoggia i “ribelli”, ha cominciato a chiedersi se le opposizioni abbiano in realtà tradito gli interessi della nazione libica ed aiutato le potenze occidentali a restaurare i loro interessi in Libia.

L’impotenza politica dei “ribelli” sta gradualmente venendo alla luce. Al di là di accusare il regime di Gheddafi di corruzione e dittatura, non sono riusciti a trovare altri argomenti convincenti per intaccare la sua legittimità. L’opposizione è costituita da molte fazioni disunite, in competizione fra loro per il potere e vi è preoccupazione a Ovest sulla loro capacità di restaurare l’ordine in una eventuale era post-gheddafiana. Per gli occidentali inoltre, il prolungarsi del conflitto, il conseguente aumento delle vittime civili e delle distruzioni, porterà con sé inevitabilmente l’aggravarsi della crisi umanitaria nella popolazione locale, con razionamento del cibo, difficoltà nelle cure mediche ed un generale impoverimento. Sarà gioco facile per Gheddafi organizzare una fanfara per attribuire tutto ciò all’occidente e per dimostrare che l’unica via d’uscita sarebbe il ritorno allo status quo ante. Senza contare il costo politico delle proteste pacifiste ed il costo finanziario di un prolungarsi della guerra.

Di contro Gheddafi ha da subito iniziato un’efficace offensiva diplomatica non risparmiando forze per assicurarsi il supporto dei vicini paesi africani e della stessa Unione Africana, usando il fatto che la Libia, in  quanto nazione africana, sta soffrendo a causa dell’intervento straniero, per solleticare i sentimenti anticolonialisti presenti in Africa. Gheddafi vuole che tutta la UA appoggi la piena legittimità del suo sistema di potere. In Africa la Libia è oggettivamente vista come un pilastro nella lotta contro l’intervento neo-coloniale dell’occidente, rappresenta la prima linea della resistenza alle interferenze occidentali negli affari interni africani, molto più che non il luogo in cui l’ONU ha proclamato una no-fly-zone per ragioni umanitarie. E questo sentimento, questa visione, tanto più si rafforzerà, quanto più a lungo si trascinerà l’intervento occidentale nel conflitto interno libico, rendendo sempre più debole la legittimità politica dei “ribelli”, forzando per questa ragione la NATO ad un coinvolgimento sempre più pesante e quindi abbattendo ulteriormente qualsiasi appoggio alle potenze occidentali da parte delle popolazioni e degli stati africani.

A fronte di questa crescente unità africana, la frammentazione del mondo arabo gioca un ruolo del tutto negativo rispetto all’obiettivo di trovare una soluzione politica stabile alla situazione in Libia. Nel trattare la questione libica, le nazioni arabe sembrano essere andate in totale confusione. Prima hanno sostanzialmente istigato le nazioni occidentali ad intervenire nel tentativo di trasformare Gheddafi nell’agnello sacrificale da sgozzare sull’altare delle “rivolte democratiche”, in particolare ovviamente quelle nazioni particolarmente sotto pressione. Poi, vista la reazione di Gheddafi e la sua capacità di resistenza all’aggressione politica e militare, la Lega Araba ha cominciato a prendere le distanze dagli occidentali per evitare di  essere accusata di “tradire gli interessi arabi”. Le poche nazioni che continuano a distinguersi nell’appoggio alle potenze occidentali, sono destinate a pagare un prezzo salato nel futuro.

Di fatto la crisi libica ha indotto una spaccatura del mondo arabo in tre spezzoni principali: le nazioni che si sono voltate verso l’Africa, altre verso l’IRAN e quelle legate saldamente all’occidente. Questa divisione ha drasticamente ridotto qualsiasi residuo potere di influenza del mondo arabo negli affari regionali.

Il combinato disposto dell’intervento sempre più pesante dell’occidente, delle complesse relazioni fra le nazioni dell’area e dei conflitti tribali e religiosi, complicherà sempre più la situazione complessiva e renderà più difficile ritornare alla pace.

La tattica obamiana del serpente e della creazione di caos, sembra per ora aver creato una sequenza di eventi che si avvitano in un pericoloso circolo vizioso. Un circolo vizioso che non potrà che favorire in ultima analisi la posizione della Cina, che, da quello che si può capire, fa buon viso a cattivo gioco, o meglio, (tradotto alla cinese)  “guarda il fuoco distruggere l’accampamento dell’avversario, seduta al di là del fiume”.

Roma/23.4.2011