PAROLE IN LIBERTA’, MA LEZIONE DA APPRENDERE


Il deputato Caruso ha detto una sciocchezza, senza nemmeno rendersi conto del clima generale in cui l’ha pronunciata. E’ stato come se, durante la prima guerra mondiale – in occasione di uno degli assalti frontali, a ondate successive, condotto allo scoperto contro una postazione nemica saldamente fortificata e situata sul cocuzzolo di una altura – qualcuno avesse definito criminale e assassino il generale che aveva impartito l’ordine. Il problema non era quel generale, bensì la guerra e i motivi per cui era stata scatenata, nonché le modalità strategiche con cui essa veniva combattuta, non a caso, dall’insieme delle truppe (e dei comandi) di tutti i paesi belligeranti; modalità che non tenevano conto del costo da sostenere, in materiali ed uomini, pur di conseguire il successo, per quanto parziale e instabile potesse rivelarsi.
Caruso ha dimostrato di non possedere l’abc di quell’analisi marxista che un tempo era il minimo del bagaglio posseduto da chiunque facesse sfoggio di comunismo. Egli è da troppo tempo abituato alla recita del rosario antiberlusconiano, secondo il quale l’attività politica si svolge contro un singolo individuo e non per attuare determinati programmi e obiettivi, l’unità di uno schieramento (privo di una coerente linea politica) si fonda sull’antagonismo verso questo o invece quel personaggio, e via dicendo. Se imparasse qualcosa da simile esperienza, sarebbe già un grande risultato. Tuttavia, la reazione alle sue leggere e inconsulte parole – proveniente non solo dagli avversari ma anche dai suoi “amici”, perfino da quelli più vicini, i “rifondaroli” – lascia allibiti e desta non poca preoccupazione. Intanto per la loro ottusità, del tutto simmetrica a quella di Caruso, che viene in pratica trattato da delinquente tout court. Egli ha con improntitudine attribuito a Biagi le “morti bianche”, quasi fosse stato costui, direttamente, a gettare di sotto un edile da un ponteggio o a manovrare la macchina “assassina”, ecc. Gli avversari e “amici” di Caruso lo hanno direttamente considerato responsabile dell’uccisione di Biagi da parte delle BR. Da lasciare di sasso.
Inoltre, nessuno – nemmeno la Chiesa, per la quale la comprensione e il perdono dovrebbero essere il pane quotidiano (almeno così essa dichiara a parole) – si è minimamente sforzato di collocare le “parole in libertà” nell’ondata di indignazione e di pietas sollevata dalla notizia della morte di persone innocenti, che fanno solo il loro dovere di lavoratori e debbono tuttavia rischiare l’incolumità anche semplicemente per, come si dice, portare a casa la pagnotta. Evidentemente, provare dei sentimenti puramente umani è un colpa terribile; bisogna essere sempre freddi e controllati come la calcolatrice, come lo scandaglio gettato in mare, come il sensore che avverte di un ostacolo, ecc. Dimostrando simile mentalità, tutti coloro che si sono non semplicemente scandalizzati (ciò sarebbe stato normale), ma invece scagliati come cani rabbiosi addosso all’imprudente, all’incontinente, al poco misurato, hanno dimostrato come meglio non si potrebbe di che pasta sono fatti i politicanti opportunisti, menefreghisti della sorte dei “poveracci” che magari li hanno anche votati, consentendo loro di prendere circa 20.000 euro al mese (più altre “meraviglie”).
Si può essere completamente ubriachi e provocare stragi sulle strade; i nostri governanti fanno finta di diventare più severi – soprattutto perché certi tentativi di linciaggio dimostrano che la gente non ne può più di tanto lassismo – ma in realtà, dopo due giorni, dei colpevoli di (non meramente verbale) omicidio vengono rimessi in libertà. Se uno – in quanto entrato a far parte della élite che s-governa il paese (anche dall’opposizione, sia chiaro!) e ci conduce al disastro economico e sociale – si lascia trasportare dall’emozione ed emette giudizi inconsulti, allora “dagli addosso”; e se chiede scusa, non importa, non doveva nemmeno permettersi di pensare “certe cose”. Queste ultime non hanno ammazzato nessuno, non sono omicidio né volontario né colposo; è irrilevante, sono perfino peggiori perché hanno offeso la casta dei politici e/o dei “sapienti” che debbono continuare a s-governarci. Non bisogna turbarli con nessuna parola fuori posto. Siamo alla vera arroganza del potere, alla richiesta di uniformità e conformismo assoluti; siamo all’impossibilità di manifestare una qualsiasi opinione fuori del coro, magari certo a volte con toni sbagliati perché eccessivamente
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emotivi, ma senza, lo ripeto, uccidere nessuno. Il fatto è che, né con “uscite” sconclusionate né tanto meno con giudizi critici pertinenti, è consentito mettere in dubbio la probità e capacità di chi sta alla sommità del potere italiano. Mentre invece, lasciando perdere le poco pensate parole di Caruso, siamo in molti ormai a ritenere che “in alto” ci siano persone per nulla interessate ai problemi di chi lavora, e talvolta muore sul lavoro. Triste paese, e tristi individui (a destra come a sinistra) che siedono negli “alti scranni”. E’ comunque un’altra piccola lezione per tutti noi. Se ne prenda atto.
Postilla. Quanto scritto non intende esprimere nessuna particolare critica a Caruso; ma nemmeno manifestargli una a mio avviso inutile solidarietà. Ho cercato di essere il più oggettivo possibile, di manifestare un’opinione “distaccata” sull’argomento, che ha comunque destato in me, lo ribadisco, meraviglia e preoccupazione. Per quanto pessimista io possa essere, non riesco mai a cogliere il pauroso degrado – morale e mentale – sia di chi ci s-governa sia di chi finge opposizione sia delle classi dominanti economico-finanziarie che manovrano dietro le quinte. Ciò che rilevo è sempre al di sotto della realtà. Quando scaglio epiteti e insulti all’indirizzo di determinati settori politici ed economici (e ideologici), lo faccio perché non so in che altro modo recuperare lo iato tra il male che penso e il peggio che si verifica; non passa giorno senza che questo iato si allarghi sempre più. Il “disastro” incombe.
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