SUS MINERVAM di G.P.

Nel film americano Sesso e potere del 1997, diretto dal regista Barry Levinson con attori del calibro di Robert De Niro e Dustin Hoffman, vi è una scena emblematica che dimostra come sia possibile manipolare i mass media per fabbricare una guerra virtuale ricavandone, molto meno virtualmente, i presupposti per un intervento armato umanitario dei buoni e dei giusti modernizzatori contro i cattivi e malvagi dittatori i quali attentano irrimediabilmente alla stabilità mondiale. Nel caso della pellicola citata si tratta dell’Albania finita in mano a spietati terroristi ma tale logica perversa è ovviamente replicabile ed estensibile ad ogni luogo della terra e ad ogni contesto di crisi mondiale.

E’ uno di quei frangenti in cui la fantasia cinematografica, svelando la mentalità di un’epoca e i sotterfugi guerrafondai che la animano, anticipa persino i futuri sviluppi degli eventi. Quanto sta accadendo in queste ore in Libia ricalca alla perfezione tale copione. Le televisioni di tutto il mondo hanno diffuso immagini di fosse comuni (poi rivelatesi assolutamente fasulle e negate da fonti autorevoli che hanno riconosciuto in quelle sequenze decontestualizzate un preesistente cimitero tripolino) e di bombardamenti mai effettuati sulla popolazione civile. Anche i dati sullo sterminio dei ribelli sono stati abbandonatemente ritoccati verso l’alto per giustificare le imminenti sanzioni della Comunità internazionale al regime di Gheddafi e forse una prossima invasione del Paese per riportare ordine, pace e progresso. In questa kermesse mediterranea di menzogne non si è levata la voce di un solo capo di Stato con l’intento di ristabilire la verità dei fatti. Pure Russia e Cina si sono piegate in Consiglio di Sicurezza dell’Onu alla versione propagandata dal circuito massmediatico internazionale e a quella delle Amministrazioni atlantiche le quali hanno tutto l’interesse a ricondurre questa parte di mondo nella loro orbita egemonica. Mosca e Pechino stanno dimostrando di essere le capitali di due potenze regionali che non sono ancora in grado, per inferiorità militare, tecnologica ed economica nonché per debolezza politico-strategica di opporre il proprio rifiuto ai diktat statunitensi e a quelli della coalizione occidentale. L’Italia poi, in tutto questo bailamme nordafricano sta facendo la solita figura della banderuola al vento, come già riscontrato nella sua storia del XX secolo. Dopo aver stretto importanti accordi politici e commerciali con i presunti tiranni, accogliendoli a Roma con tutti gli onori, li ha repentinamente scaricati, offrendosi anche di diventare base logistica per l’imminente missione militare da parte delle forze alleate. Ma il paradosso più insopportabile è che sia proprio Obama ad ergersi a paladino dei diritti civili e democratici di queste genti, a suo dire malmenate ed umiliate dal totalitarismo e dal conculcamento delle libertà personali. Gli Usa hanno dichiarato guerra a mezzo pianeta portando prove false al cospetto dei paesi amici e degli organismi sovranazionali, sovrapponendo questioni di principio umanitario ad istanze di predominio geopolitico. Ricordiamo, al proposito, le campagne contro Iraq ed Afghanistan. Nel primo caso gli statunitensi dichiararono che Saddam Hussein aveva implementato armi di distruzione di massa (mai trovate) e nel secondo che i Taliban avevano avuto una  responsabilità diretta negli attacchi alle Twin Towers nonché offerto protezione all'incarnazione del demonio in terra, Bin Laden. La lotta all'asse del male è si è dimostrata una trave nelle pupille dei puri che ovviamente s'indignano e fanno la guerra per le pagliuzze conficcate negli occhi degli altri. Ma questi sono soltanto i passaggi più recenti. Come dice l’adagio latino sus Minervam, ovvero i maiali danno lezioni a Minerva. Last but not least, le ultime evoluzioni della fase storica hanno fatto emergere la ristrettezza di orizzonte geopolitico del Governo Italiano ed in particolare del suo Presidente del Consiglio che ha barattato con gli Usa le conquiste nell’area mediterranea per la sua personale sopravvivenza politica ed imprenditoriale. Da oggi in poi l’Italia non avrà più un’agenda autonoma sul mare nostrum mentre aumenteranno le sue difficoltà anche ad est dove i russi cominciano a guardarci con crescente sospetto per le innumerevoli titubanze dimostrate sul progetto di gasdotto South Stream. Scaroni, Ad del cane a sei zampe, aveva infatti proposto qualche mese addietro, senza consultare la controparte, l’integrazione del sistema di pipelines in argomento col progetto concorrente Nabucco, sponsorizzato dagli Usa e dall’Ue. Inoltre, i vertici di Gazprom, i quali rispondono direttamente al Cremlino, sostengono che i ritardi nell’avvio del programma di cui parliamo sono attribuibili proprio all’Eni, la quale si è messa di traverso allorché il gigante energetico russo ha cercato di coinvolgere anche i francesi in questa infrastruttura per passare finalmente dalle intenzioni su carta all'operatività dei piani. Ma in un momento storico come quello in corso in cui è la politica estera a determinare anche il valore delle scelte interne, non riuscire a guardare oltre il proprio naso significa precludersi qualsiasi proiezione vantaggiosa in un globo che cambia quasi quotidianamente. Ancora una volta noi italiani stiamo dimostrando di essere dei nanetti e di non saper sfruttare le opportunità che ci capitano a tiro, eppure le coste nordafricane dovrebbero essere il nostro estero prossimo, lo spazio vitale da preservare e difendere dagli appetiti dei nostri competitors stranieri. Invece rischiamo di essere buttati fuori a calci dalla Libia (e non solo) . Proprio noi che ci vantiamo di essere lo stivale d’Europa.