SOLIDARIETA’ MA ALLARGANDO IL DISCORSO, di GLG

gianfranco

Indubbiamente, la figlia di Borsellino ha tutte le ragioni di sostenere quanto qui leggiamo e ad essa deve andare tutta la nostra solidarietà, assieme ad una considerazione sempre più bassa di questa magistratura. Non tanto di singoli magistrati perché sono convinto che ce ne siano moltissimi, probabilmente la maggioranza, che nulla hanno a che vedere con le aspre ma giuste affermazioni della Borsellino. Tuttavia, dobbiamo anche ricordare altri fatti incresciosi.
Primo fra tutti proprio “mani pulite”, operazione che si è voluta onorare al massimo grado ai funerali del procuratore capo di quel gruppo di magistrati. E anche in tal caso, sia chiaro che – a parte uno di quei magistrati, sulle cui specifiche funzioni in quell’occasione nutro molti sospetti – non credo che detti magistrati abbiano agito in malafede e soprattutto ponendo in opera delle scelte, non a caso definite “colpo di Stato” dai figli di Craxi; forse esagerando un po’, ma non poi troppo. In realtà, resto convinto che quei magistrati hanno avuto semplicemente il via libera e a loro sono stati forniti ampi indizi da parte di dati gruppi politici ed economici, italiani e stranieri; in primo luogo ambienti statunitensi che usarono ampiamente un mafioso sedicente “pentito”, Buscetta, secondo il ben consolidato ruolo sempre svolto da tale nostra organizzazione criminale in favore degli USA (ricordiamo almeno lo sbarco in Sicilia delle truppe di questo paese nel 1943).
Dalla fine della guerra, l’Italia è sempre appartenuta al “campo occidentale” centrato sugli USA; nel 1947, dopo che a gennaio De Gasperi andò a prendere ordini a Washington, venne buttato fuori dal governo di sedicente “unità nazionale” il Pci. Ciò consolidò un ben preciso regime, poi indubbiamente vincente alle votazioni del 18 aprile 1948. Con il 1963 (primo governo di centro-sinistra presieduto da Moro e basato sul ruolo fondamentale di Dc e Psi) si stabilizzò ulteriormente la posizione dell’Italia in subalternità rispetto agli Stati Uniti. Il centro-sinistra divenne ulteriormente robusto con l’ascesa di Craxi (statista di rilievo) alla direzione del Psi nel 1976. E’ indubbio, tuttavia, che il governo di centro-sinistra si permetteva a volte qualche “sgarbo” verso i predominanti “centrali” e i loro prediletti “alleati” israeliani, che tenevano sotto controllo il Medioriente; non scordiamoci che nel 1973 costoro abbatterono sopra Mestre l’aereo militare “Argo 16”, tanto per darci un chiaro avvertimento di tenere ben lontani i palestinesi di Arafat. Ovviamente il tutto è stato fatto passare per incidente e ancora oggi mai si è chiarito con nettezza e condannato quel crimine costato la vita a nostri connazionali. Altri “sgarbi” italiani (non tanti) vi furono; e ricorderò il ben noto episodio di “Sigonella”, gestito proprio da un deciso Craxi.
Nel frattempo, però, a partire dall’inizio anni ’70 (anzi direi dal 1969 all’incirca) si andò attuando – con tutta la cautela e mascheramento del caso, per non farsi abbandonare dalla “base” ancora largamente operaia – lo spostamento del Pci verso gli USA (e la Nato), con poi il “caso Moro” (1978) e il concomitante viaggio oltre atlantico di quello che fu definito da Kissinger “il mio comunista preferito”. Non si poteva ovviamente però creare una crisi di forte “trapasso” politico in Italia nel mentre sussisteva il sistema “bipolare”. Alla fine, per merito di uno “sfasciatore” come Gorbaciov, si dissolse nel 1989 il “campo socialista” e nel 1991 l’Urss. Andreotti fu “inspiegabilmente” cupo in quel periodo e non era evidentemente contento del “crollo del muro”. Craxi, altrettanto inspiegabilmente (e stavolta senza virgolette) esultò. Possibile che non abbia capito cosa si stava preparando? Forse si sentiva garantito da qualche “ambiente” (USA?) che poi invece mancò all’appello?
Comunque si poté dar via libera all’operazione giudiziaria che liquidò la “prima Repubblica” perseguendo soprattutto democristiani e socialisti (nessuno ricorda che, su oltre cento indagati e colpevolizzati, la stragrande maggioranza fu assolta; ad alcuni, ad es. l’ex Ministro Formica, processato per 14 anni, fu annientata la carriera politica ma anche fortemente “disturbata” la vita). La magistrata Parenti ingenuamente pensò che “mani pulite” valesse per tutti, anche per il “fu Pci” (divenuto Pds); e le fu tolto ogni incarico. Perché l’operazione – per scelta di coloro che usarono la magistratura come semplice strumento; e ribadisco che quei magistrati, salvo forse uno, probabilmente pensarono di fare solo il loro dovere – era stata decisa in “altro (e alto) loco” per creare un nuovo regime, formato dai post-piciisti e dai post-“sinistri” diccì, molto ma molto più sdraiato davanti all’ormai strapotere degli Stati Uniti, unica superpotenza rimasta. L’operazione non fu del tutto ben pensata, ma soprattutto pessimamente condotta dai post-piciisti, di una inettitudine politica incredibile. Fu obbligato a mettersi in campo Berlusconi. Anche questo è dimenticato: costui fu minacciato di rovina economica da uno sciocco pidiessino e tentò in tutti i modi di appoggiare un rappresentante politico, credendo per un momento di averlo trovato in Mario Segni dopo il patto tra costui e Maroni, durato “l’espace d’un matin”. In definitiva, è avvenuto ciò che ormai viviamo – una vera disgrazia – da un quarto di secolo ormai.
Ho voluto ricordare tutto questo, pur assai sinteticamente (ma ne abbiamo parlato non so quante volte), perché alla dovuta solidarietà nei confronti della figlia del magistrato Borsellino, più che giustamente indignata di fronte all’incredibile comportamento di una parte della magistratura (numericamente senz’altro minoritaria ma in posizioni di dirigenza), deve seguire la precisazione del ruolo svolto più di una volta dall’apparato giudiziario. E non si pensi sempre che si sia trattato di scorretto (e certamente “non legittimo”) comportamento di magistrati poco affidabili nella loro lotta alla mafia e altre consorterie simili. Dietro ci sta sicuramente qualche grave manovra, svolta dai soliti ambienti predominanti (italiani e stranieri, in specie americani), di cui la “criminalità” è puro strumento (come lo fu nell’assassinio di Enrico Mattei). Si vuol infine capire che non esiste potere senza una criminalità da combattere? E che è sempre strumento delle manipolazioni di questo potere, ma nel contempo il suo sostegno fondamentale; perché solo agendo contro di essa per la sicurezza dei cittadini, il potere si fa ben volere da questi ultimi e ne ottiene la fiducia.
Dove può mai esistere, ingenui che non siete altro, un potere che non abbia un “nemico” da combattere? O è quello esterno – nelle varie guerre che si combattono – o altrimenti deve sussistere all’interno. Anche certo “terrorismo” – che sia quello islamico o invece anarco-insurrezionalista o di qualsiasi altra origine e insorgenza – deve manifestarsi, con maggiore o minore vigore a seconda del bisogno, per essere combattuto e a volte represso nel sangue. Sia chiaro, non mi si fraintenda: esistono i criminali ed esiste il terrorismo o altra insorgenza pericolosa. Chi sta da quella parte, lo è perché ha fatto veramente quella scelta e su questa (o PER questa, quando si tratta di ideologie e forti credenze) ci campa. Tuttavia, non sarà mai veramente annientato dal potere perché altrimenti questo si trova sbandato, senza scopo. E in certi casi, soprattutto quando dati poteri sono in contrasto con altri per la supremazia, certa criminalità o certo terrorismo viene alimentato da alcuni di questi. Così come hanno fatto gli USA (quelli da me detti n. 1) finanziando, magari tramite paesi-satellite, Al Qaeda e l’Isis; e organizzando pure le sceneggiate di vittoria su queste organizzazioni del tipo dell’uccisione di Bin Laden, ecc. ecc.
Insomma avete capito. Mi sono allontanato dal punto di partenza, ho ampiamente dirottato. Torno però al punto di partenza. Bene ha fatto la Borsellino ad indignarsi e noi stiamo sicuramente dalla sua parte. Nel contempo, alziamo le orecchie. Si sta forse preparando qualche altra “mani pulite”. Sarà più difficile e non otterrà magari il successo della prima. Certi “poteri” (un tempo detti “forti”; e non solo italiani) sono assai preoccupati. I cosiddetti populisti sono a mio avviso ancora delle “mezze misure” (e anche meno), troppo condizionate e con scarsa capacità di penetrare nei veri “fortini” del “nemico”: il settore culturale, i mezzi di informazione, i Servizi, tutti ancora in mano a quest’ultimo, a quella che definisco “infezione”. Si continua a parlare inoltre di “destra” e “sinistra”. Ma tale distinzione non corrisponde più per nulla a quella storicamente rilevante per oltre un secolo. Piddini e forzaitalioti (la maggioranza di questi ultimi, quella ancora rincretinita dal “nano d’Arcore”) sono differenti eppur afferenti allo stesso marcio establishment europeo (e USA-Nato), che ha dominato fino a due-tre anni fa e che adesso traballa.
In ogni caso, si sta preparando una nuova stagione d’uso della magistratura quale strumento di un dato potere. Nel 1992-93 fu usata per abbattere uno schieramento dominante da decenni, ma per sostituirlo con uno ancora più servo dell’unico predominante rimasto dopo il crollo del bipolarismo. Adesso c’è la crescita del multipolarismo e una certa debolezza dei vecchi dominanti; sia nel paese ancora predominante (ovviamente gli USA) e sia nei suoi servi della UE. Questi, in Italia, vorrebbero di nuovo chiamare la magistratura (ripeto: una sua minoranza, ma agguerrita) per annientare il pericolo avversario; poiché al momento la “democrazia dell’urna” li sta sfavorendo. E non mi sembrano avere idee per la testa; salvo appunto il controllo di importanti apparati, che i loro avversari non hanno proprio la forza di portare sotto la loro influenza. E’ tutto sommato un “conflitto tra pigmei”, ma che occupano tutto il campo al momento disponibile. Per il momento mi fermo qui. Salutamme!

UN’ALTRA PUGNALATA ALL’ITALIA

SudItaliabordello

 

Strano modo di tutelare il nostro interesse nazionale quello della Lega. Il Corriere della Sera riporta una nota da Palazzo Chigi, vergata dal movimento di Salvini, in cui si afferma che: “nelle ultime settimane il governo, condividendo la crescente preoccupazione in termini di cybersecurity da parte della comunità internazionale inclusi USA, G7 e la stessa Commissione europea ha lavorato all’ ampliamento del Golden Power con particolare riferimento allo sviluppo della tecnologia 5G”.
Quest’ultima, come abbiamo già scritto, comporta uno sviluppo accelerato in settori importanti ma, evidentemente, gli Usa non sono affatto contenti dello scenario e quindi si stanno frapponendo tra i cinesi, che detengono il primato di detto sistema, e i loro possibili interlocutori. Possiamo immaginare che il viaggio di Giancarlo Giorgetti a Washington, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio in quota leghista, di fine febbraio, servisse a discutere anche di questo dossier. Dico anche perché in realtà avranno esaminato cose molto più serie, come politica estera, intelligence, ecc. ecc. Tutti temi sui quali tra noi e gli Usa esiste da tempo una ”dialettica”, quella servo-padrone. Non sarà stato il viaggio “culturale”, al di là dell’Atlantico, di Napolitano del 1978, che di fatto sancì lo spostamento di campo del Pci sotto l’ala statunitense, anticipato dalle dichiarazioni di Berlinguer del ’76 circa “l’ombrello Nato”, ma il momento storico suggerisce che qualcosa di grosso aleggia nell’aria, viste le trasformazioni politiche in corso a livello geopolitico. La mutata azione americana rifarà i connotati alle sue tradizionali sfere d’influenza, ricalibrando o sconvolgendo le precedenti formule.
Infatti, le dichiarazioni leghiste gridano vendetta e costituiscono l’ennesimo tradimento ai danni di questo pauvre pays. Siamo dominati da più di settanta anni dagli americani, in tutti i settori chiave e negli assetti strategici, ma si arriva a paventare di un pericolo cinese ancora inesistente nei fatti. Ieri temevamo i gialli per le merci a basso costo ora siamo terrorizzati dai loro progressi. Se vanno oltre l’involtino dobbiamo stare attenti al mandarino. Qualcosa non quadra nelle narrazioni di questi difensori della patria dell’ultima ora che fino a ieri volevano resecare l’Italia, isole comprese.
Vorremmo però ricordare ai nostri governanti del cambiamento che i principali problemi della cosiddetta cybersecurity in Europa sono venuti tutti da oltreoceano. Gli yankee hanno intercettato chiunque sul vecchio continente, ai livelli apicali di Stati e governi, facendo scoppiare scandali che però non si sono risolti in nulla, proprio perché questi controllano l’Ue “manu militari” e con spie sparse ovunque. La stessa Unione Europea è una loro creazione. Lo è dai primi passi di una integrazione forzata e gestita ideologicamente (con l’ingombro statunitense legittimato retoricamente per impedire il ritorno delle dittature) all’indomani della II Guerra Mondiale, pilotata dalla Cia, dal Fbi e dagli stessi militari che impiantavano basi ovunque fosse utile farlo. I grandi padri fondatori dell’Europa erano tutti finanziati dallo “straniero” e i loro nipotini sono ugualmente comprati o minacciati, a seconda del loro grado di sudditanza.
Questa è la realtà, ma qualcuno ha ancora davanti agli occhi una grande muraglia immaginaria che ci costerà sempre più cara, in termini di autonomia ed indipendenza, da Lisbona a Vladivostok.

AAA cercasi

Non è la tripla A rivendicata orgogliosamente da Obama, con qualche poco elegante e poco velata, risentita minaccia a quegli irriconoscenti di S&P, l’agenzia di rating che pare abbia smarrito duemila milioni di $ del bilancio americano, successivamente ritrovati, grazie all’imbeccata di un confidente e rinascosti in una sfera di cristallo, pronti a riapparire per ogni evenienza ed per evitare un prossimo ulteriore declassamento.

No!!!

E’ l’incipit dell’annuncio in procinto di essere pubblicato da CIA e M16, a sette mesi dall’apertura ufficiale e dodici mesi da quella ufficiosa delle ostilità in Libia.

Segue l’elenco di cercasi:

  1. masse presentabili di cadaveri da esporre in cataste nella piazza Verde di Tripoli, da offrire come prova dell’efferatezza del RAIS. Stanno provando a raggiungere la massa critica con gli F16, i Rafale e gli Apache, ma l’esito è deflagrante. Il calibro dei proiettili è spropositato. Stanno chiedendo al Bahrein di raccoglierne in casa un bel po’ e trasferirli in Libia. Il paese manca della quantità necessaria di navi-frigorifero. Potrebbero imbarcarli, tenuti impalati in piedi, su motopescherecci, ma sarebbero confusi con i miliziani del Consiglio di Bengasi. All’ultimo momento, fortunatamente e casualmente, hanno scoperto elementi che potrebbero smascherare la messa in scena e tradire le migliori intenzioni: nei cadaveri ci sarebbero, inequivocabilmente, proiettili di armi americane e inglesi, difficilmente attribuibili all’esercito lealista libico. Di fronte a cotanta evidenza, i portavoce ufficiali NATO, i soli autorizzati, delle due versioni possibili avrebbero dovuto riconoscerne una con evidente imbarazzo: l’embargo militare non ha funzionato; le armi colpevoli dell’eccidio non sono libiche
  2. altri paesi democratici disponibili ad intervenire. Si sono presentati Qatar, Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi. Tutti e quattro hanno fallito le esercitazioni in Bahrein. Sono andati a sostenere la democrazia, ma hanno sparato ai manifestanti. La NATO ha rimediato fornendo loro nuove divise con su stampate tre gigantesche schede elettorali con su scritto “elezioni democratiche”. I militari arabi, disorientati, hanno chiesto lumi a Cameron, Sarkozy e Obama; nessuno dei tre ha saputo rispondere chiaramente, hanno balbettato. Napolitano e Berlusconi, quelli sì, avrebbero saputo spiegare; il primo lo fa ogni 25 aprile da sessant’anni, l’altro di malavoglia solo da un paio. Non risultano, però, nella lista degli invitati ai festeggiamenti di Tripoli-Bengasi. Gli altri tre, per altro, hanno rinviato a tempi migliori lo sbarco trionfale in Tripolitania e suggerito a Frattini di andare a occupare subito tre posti per loro e uno sgabello, in mancanza, un pitale rovesciato, per se stesso e per ogni evenienza fisiologica regale; lo stesso ruolo ambito dal maestro di corte del Re Sole. Il Governo Italiano ha rivendicato un ruolo visibile e l’ha ottenuto: ma il servizio meteorologico dell’Aereonautica deve aver sbagliato le previsioni; il Ministro giulivo è partito con quattro paia di sci da slalom, anche se i magnifici tre si sarebbero aspettati un paio ciascuno da discesa libera. L’unica scelta fortunosamente azzeccata dal giulivo Franco, ma perfettamente inutile e letteralmente fuori luogo. I militari promossidemocratici, sempre più confusi, hanno strappato le schede dalle divise e ne hanno fatto dei triplani di carta. Tragica imprudenza. Hanno rischiato grosso. Gli avieri volenterosi ed annoiati hanno dato un senso a sei mesi di “no fly zone”. Purtroppo anche i cadaveri neodemocratici sono inservibili alla causa di cui al punto uno
  3. spalatori sprovvisti di righello e compasso. Quelli impegnati a Tripoli, sei mesi fa, erano troppo precisi e lineari; parevano spalatori di neve trentini. Più che fosse comuni, hanno costruito un cimitero monumentale. Ancora una volta il Rais è rimasto senza vittime; un carnefice decisamente poco presentabile. Né fosse improvvisate, nè cadaveri scomposti da esibire; qualcuno è addirittura è risorto, rischiando di trasformare Gheddafi in Gesù. Non male come effetto propagandistico; quantomeno avrebbe motivato la componente integralista della Cirenaica. Sappiamo che, nei loro dettami, garantiscono al Cristo solo il terzo posto in gerarchia, non certo il premierato a Tripoli
  4. mappe dettagliate all’ultimo secondo delle dune del deserto libico Le truppe speciali francesi disperse mesi fa nel sud del paese probabilmente avevano ancora quelle italiane del ’43, precedenti al passaggio devastatore del paesaggio dei tanks inglesi di Montgomery. E’ stato, comunque, il secondo contributo inconsapevole ma essenziale di Frattini all’intervento, anche se lo stesso, probabilmente, ignorava le attività di intelligence contemporanee ai festeggiamenti del trattato Italia-Libia. Ma non dovrebbero esserci i GPS? Fortunatamente per le truppe speciali, il Consiglio di Bengasi si era già costituito forzosamente e clandestinamente e ha provveduto a salvarli; il che è tutto dire. Tanta iniziale efficienza deve aver ingannato CIA e M16 e illuso di false aspettative Sarkozy
  5. nonnine dai capelli bianchi esperte in narrazioni e fiabe per i più piccini Serviranno a sostituire i giornalisti di Al Jazeera, Al Aarabiya, Reuter. Per il resto della stampa, i replicanti, basterà sostituirli con dei cantastorie, un po’ difficile, però, da reperire. In alternativa cercansi amanuensi; potrebbero bastare maestrine da prima elementare. È  sufficiente saper copiare un po’ meglio. C’è tempo ad ogni modo. Il popolo democratico pare disposto a sorbirsi ogni cosa della stampa democratica. Il canovaccio si sta ripetendo, però, troppe volte e qualche traccia negativa, di dejà vu, potrebbe rimanere nelle menti. Meglio pensare ad un ricambio tra qualche tempo
  6. esperti in fotoritocchi di diapositive e filmati Più urgente del punto 5. Il mondo del cinema americano è sempre stata una ottima macchina propagandistica. Non mi pare che difetti di tecnici all’altezza della situazione e della fama consolidata. Di fronte alla rozzezza dozzinale della trama, probabilmente sono restii a fornire servigi e competenza e pregiudicare reputazione e futuri cachets. Spesso sono riusciti a trasformare delle banali narrazioni in spettacoli decorosi e trionfali; la fattispecie deve sembrare loro una impresa disperata. Probabilmente in Libia mancano non solo oppositori combattenti, addirittura il minimo di comparse necessarie ad offrire delle panoramiche ricostruibili con qualche credibilità. I contractors in servizio devono essere più numerosi, ma somigliano troppo a Superman e Capitan America per apparire sia pure in seconda fila e sfumati
  7. 7. generale Rommel Il mago della blitzkrieg rimarrebbe allibito e meravigliato di fronte alla rapidità di movimento di truppe così improvvisate e sparute; città occupate decine di volte in pochi attimi, rais sterminati, risorti e risterminati insieme a familiari; traccianti che si perdono verso il sole e la luna e, ciò nonostante, riescono a colpire. Manca, però, il polverone a rendere realistiche le scene di guerra nel deserto. Sembrano attaccare degli Zombie, pronti sempre a risorgere; in realtà gli Zombie sono gli attaccanti stessi i quali non riescono ad adagiarsi nemmeno nei giacigli preparati dai loro messaggeri di morte, gli aviatori. Sembra la guerra del deserto, quella tragica di Rommel e Montgomery; in realtà è una parodia, un tragico Luna Park con l’Ottovolante, i cerchietti con le ochette in acqua e l’orsacchiotto da colpire. Gli astanti hanno avuto prima il fucile con il tappo di sughero, ma hanno dimenticato di slegare il proiettile di sughero agganciato alla canna; sono arrivati, poi, i mitra pesanti ma le sventagliate partono da sole senza controllo, distruggendo i baracconi senza colpire gli orsacchiotti. Sono sicuro che se riusciranno a trafiggerli fortunosamente saranno ancora più rabbiosi nello scorgerne il ghigno di morte, ma beffardo. Potrebbe essere l’ultima amarezza rifilata ai cialtroni, quasi l’incipit a scannarsi tra di loro. Sarà la vittoria dei conigli e l’audacia degli sciacalli. Il Feldmaresciallo, da buon aristocratico, sarebbe sicuramente contrariato; gli strateghi di Bengasi sono tuttavia riusciti a conciliare due concetti sinora antitetici di strategia militare, anche se etimologicamente affini: quello di mobilità e di motilità, il secondo spesso conseguenza dell’altro. Sappiamo, del resto, che la Volpe del Deserto  ama i roditori ma non è loro amico; Gheddafi ha portato nel deserto l’acqua, quantomeno i “motilauti” lo fertilizzeranno
  8. nuova classe dirigente libica; deve essere il terzo contributo, quello fondamentale, dell’Italia, ai volenterosi e ai cirenaici; non solo della maggioranza, ma di tutto l’arco costituzionale e di quello alternativo sinistrorso; una vera e genuina manifestazione di italianità. Non è un bluff; è l’unico contributo serio ed efficace alla causa. È il modello di formazione politica e istituzionale cui pare ispirarsi il Consiglio Rivoluzionario di Bengasi: stessa inconcludenza, stessa rissosità, stessa modalità di regolamento dei conti, ancor priva di schede ma con l’aggiunta sovrabbondante, passionale di armi da fuoco nell’arsenale, stessa propensione alle spartizioni dei resti ancor prima di raccogliere le spoglie, stessa propensione a sparire quando il gioco si fa rischioso, stessa propensione alla svendita in cambio di pacche sulle spalle e fregature alla maggior parte dei sudditi.

Sarkozy potrà dimenarsi quanto vuole; le affinità elettive sono un legame meno immediato ma alla lunga più tenace del sentimento di “grandeur”. Su questo legame profondo l’italica ancilla potrà contare per condividere con i propri consimili e per intingere almeno l’alluce nei residui del banchetto; come possa portarli alla bocca sarà un problema successivo.

Inconsapevolmente, il punto 8 sarà il contributo più serio alla resistenza di Gheddafi. Forse l’ultima genialata di Berlusconi, l’ultimo sussulto nel suo mesto tramonto; la vendetta del destino. Se Gheddafi sopravviverà, come gli auguro, chiederò a lui lumi e consigli per il futuro del nostro paese. Più che un sogno mi pare un’illusione; chissà!

  1. 9. Finanziatori della taglia. La precisazione riguardante uomini di affari libici pare la classica excusatio non petita. Non occorre andare lontano. Più che attorno, basterà guardarsi dentro. Non nel senso introspettivo. Sarebbe l’ultima cosa da chiedere a gente così adusa. Gli orientali e i levantini usano il dono, magari avvelenato; la taglia è troppo yankee, per non lasciare tracce evidenti, tanto più che i manifestanti e i combattenti rivoluzionari pare che non parlino libico, almeno a guardare la tivù