ABBATTERE PER RICREARE

SudItaliabordello

 

In Italia è tutto da rifare ma ad un livello tale che nessuna elezione democratica potrà mai raddrizzare le sorti di questo sconsolato Paese. Troppi gli interessi e gli intrecci di potere che hanno fatto marcire dalle fondamenta le istituzioni nazionali. Una classe dirigente priva di autonomia piegata a volontà straniere, un settore industriale di cotonieri che vive alle spalle dello Stato, una finanza decotta che specula miseramente all’ombra delle big bank estere. I sindacati dei lavoratori e le associazioni degli imprenditori si occupano dei loro apparati e non dei problemi di chi dovrebbero rappresentare. Tra destra e sinistra le differenze non sono sostanziali, anzi, come dice La Gianfranco la Grassa, La sinistra è il cancro e la destra il metodo Di Bella, ovvero al male si contrappone una falsa cura. La situazione è così compromessa che nella normalità dell’urna non si riuscirà mai a spezzare questa catena di servitù e “approfittamenti” ai danni della collettività, essa dura infatti da troppi anni e occorre procedere col bisturi. Questa nazione viene presa in giro da decenni, tutto è andato a ritrecine, soprattutto con la fine della I Repubblica, dai corpi elettivi a quelli stabili di alto vertice, di media caratura e di più basso rango. Tutta l’amministrazione pubblica è una macchina del disastro che produce cataclismi. Si moltiplicano le agenzie inutili dai nomi altisonanti e dai compiti controversi che infittiscono le incombenze per i cittadini e obnubilano le cointeressenze dei molti furbacchioni in esse incistati, si accrescono le autorità amministrative per offrire sinucure agli amici di chi comanda e complicare la vita a chi lavora. Per non parlare poi di tutti quegli organismi di cosiddetto “rilievo costituzionale” tipo Csm, Corte Costituzionale, Corte dei conti ecc. ecc. che si comportano anche peggio dei partiti nell’assecondare gli interessi particolari contro gli interessi generali. Nessuno ci pensa ma com’è possibile che in Italia, nonostante la Corte dei Conti, il debito aumenti vertiginosamente per impieghi sempre più deleteri e improduttivi ma poi non si trovano i soldi, le coperture le chiamano, per provvedimenti di crescita di cui abbisogniamo come il pane? E perché la Costituzione, questa presunta carta sacra, decada perennemente e venga modificata a piacimento da lor signori solo in senso deteriore e mai a favore della popolazione? Giustamente, nel libro “Io sono il potere”, rivelazioni di un capo di gabinetto anonimo, sta scritto: “Non si è mai capito come si sia formato un così immenso debito pubblico pur essendoci, dal 1862, un organo che vigila sui conti delle amministrazioni e sulla spesa pubblica. Se doveva prevenire sprechi e cattive gestioni, c’è di che disperarsi.” Perché il debito pubblico è semmai cattiva gestione di chi decide non di chi è amministrato. Quando sento dire che gli italiani hanno vissuto al di sopra delle loro possibilità mi viene voglia di metter mano alla fondina. Forse alcuni italiani hanno gozzovigliato e continuano a sfamarsi pantagruelicamente, quelli delle varie combriccole dominanti, non di certo i poveri mortali. E questo vale anche per tutto il resto della baracca statuale che sprofonda anno dopo anno, legislatura dopo legislatura, nomina dopo nomina. È un letamaio che sembra non avere mai fine mentre il popolo viene aizzato contro i furbetti del cartellino o contro le caste di aule sorde, grigie e rincretinite, lasciando i veri pescecani liberi di scorrazzare e di ingollare una Penisola intera.
Dicevo, non bastano le pacifiche consultazioni per estrarre questo dente cariato. Ci vuole ben altro, una immensa opera di repulisti, una catarsi collettiva per rinascere . I parrucconi resisterebbero perché sono capaci di sfangarla o di provare a farlo anche durante le rivoluzioni. C’è un episodio emblematico accaduto subito dopo il ‘17 Sovietico. Il vecchio mondo zarista era crollato ma i funzionari di stato continuavano a mettere i bastoni tra le ruote ai bolscevichi vittoriosi. Il governatore della Banca centrale si rifiutava di aprire le casse, accampando le solite scuse da banchiere, al nuovo esecutivo. Lenin dovette inviare uomini armati per costringere costui ad aprire i cordoni della borsa ed anche per silurarlo con la forza poco dopo. Episodi simili si sono verificati anche in Italia durante il fascismo che veniva boicottato dalla vecchia nomenclatura a tutti i livelli. Stiamo parlando di fasi eccezionali, in cui l’uso della forza sbrogliava gli inghippi, figuriamoci se questi boiardi privilegiati, che si passano i ruoli di padre in figlio, di zio in nipote, di protetto in protetto, possano essere spaventati da un cambio di maggioranza o di governo per via di democratiche votazioni. Ci vuole un immenso evento sovvertitore per cacciare l’antico e aprire al nuovo. Non c’è nulla di più democratico di una rivoluzione che consente al figlio di una contadina della Georgia di divenire Presidente. Altrimenti tutto procede come sempre, i prepotenti, come diceva Trilussa, sono tutti cugini.

Due parole su una squallida crisi

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Le dimissioni “del” Conte, nomina sunt consequentia rerum, aprono ufficialmente la crisi di Governo e rimettono la questione nelle mani del Capo dello Stato. Quest’ultimo, che è uomo di un establishment in decadenza, messo alle corde dai problemi dei suoi riferimenti esteri, cercherà una soluzione che escluda le consultazioni popolari.
Il sedicente avvocato del popolo ha dimostrato di essere solo un leguleio legato ai riti del Palazzo e alle preoccupazioni personali. Il suo discorso livoroso e formalistico è stato molto al di sotto delle frasi cotte e magiate di Salvini, con tanto di invocazione dell’Immacolata Concezione. Secondo voi il popolo cosa ha capito e chi? Gli appelli alla Madonna del leader leghista sono estremamente fastidiosi ma lo sono certamente di più i pretesti di quanti si fissano alla “procedura”, democratica o costituzionale, per non essere giudicati dall’elettorato, in un momento politico per loro sfavorevolissimo. La paura del voto invadeva ieri i banchi di Palazzo Madama e tutta l’aula olezzava delle conseguenze di questa mancanza di coraggio. La politica, quella alta, non ha mai fatto capolino nell’aula sorda e grigia dove si lotta per la sopravvivenza partitica, non di certo per quella del Paese. Ed è questo che bisogna evidenziare, si cerca un compromesso tra elementi fino a poco fa irriducibili ad una intesa per evitare di tornare alle urne. A questi non interessano le cosiddette “incombenze” improcrastinabili dello Stato, importa frenare l’ascesa della Lega che oggi gode dell’appoggio della gente ormai intollerante al buonismo d’accatto degli umanitaristi ipocriti. Ma il retroscena di questa crisi è ancora più pesante ed ingombrante, per quanto consapevoli o meno siano i nostri illustri parlamentari. La matrice del caos risiede nello scombussolamento internazionale, nello scontro tra visioni contrapposte che si combattono negli USA e ricadono sul Vecchio Continente. È in atto una battaglia strategica che sposta i rapporti di forza mondiali, riconfigura gli spazi egemonici e produce narrazioni ideologiche dirimenti. I nostri politici sono in completa balìa degli eventi e si schierano secondo sottomissioni antiche o emergenti senza comprendere la posta in palio dell’incipiente multipolarismo. Nulla sarà più come prima perché le situazioni sono in irrimediabile evoluzione. Loro si preoccupano del posto ma è il nostro posto in Europa e nel mondo che è in gioco nonostante le resistenze di chi vorrebbe un panorama fossilizzato.

Ps il circolo giornalistico nel commentare le vicende di ieri ha dimostrato tutta la sua faziosità. Non ha capito un bel nulla e si sta arrovellando nel cercare giustificazioni al prossimo pateracchio piuttosto che analizzare gli avvenimenti. Bisogna far piazza pulita di tutta questa demenza senile, occorre sgomberare il potere vetusto, oltre che dai luoghi dello Stato, anche dalle tv, giornali, editoria, università ecc ecc, le cariatidi che parlano a vanvera, per il loro culo, devono essere annientate. Chi inizierà questa opera buona e giusta, coi giusti metodi energici (che mancano a Salvini e soci), manderà il segnale che l’Italia è davvero pronta per il futuro che si sta “presentando”. In mancanza le nostre sofferenze saranno lunghe e atroci.

Il modello Riace (facce di Bronzo)

gianfranco

Finalmente un po’ di verità e smascheramento dei “vermi” dell’accoglimento. I risultati elettorali a Lampedusa e Riace dovrebbero essere propagandati a dovere; la Lega ha stravinto e il Pd è andato al secondo posto nell’isola e addirittura al terzo nel paese il cui ex sindaco era stato proposto per il “premio Nobel” per la pace. I “vermi” hanno tentato di consolarsi con la bassa affluenza alle urne a Lampedusa. Ma a Riace invece l’affluenza (61%) è stata superiore alla media nazionale. E ricordo pure che è stato considerato un successo l’affluenza per l’intera UE (50%, solo metà dell’elettorato), superiore ad ogni altra precedente elezione europea. Altra consolazione per i “vermi”: il medico di Lampedusa (candidato sindaco nell’isola) avrebbe avuto un boom di preferenze come candidato nella circoscrizione Sicilia-Sardegna. Appunto: questo dimostra come la schifosa stampa e TV, ancora in mano ai “vermi”, diffonda solo menzogne a piene mani. Laddove questo ometto era ben conosciuto (e come medico, non un posto da niente) quasi tutti lo hanno “cagato”: o non sono andati a votare oppure i votanti lo hanno lasciato a metà dei suffragi presi dal leghista. E a Riace, il sindaco “eroe” ha visto i suoi laidi fan completamente sepolti (ripeto: il Pd al terzo posto e con alta affluenza alle urne). Ma soprattutto UDITE UDITE!!! Lucano non è nemmeno stato eletto consigliere comunale, ha avuto 21 voti. Proposto dai “vermi” come Premio Nobel; e invece il 61% dei votanti nel suo Comune, conoscendo bene che tipo è, lo hanno mandato a quel paese. Purtroppo, quanto accaduto a Lampedusa e Riace – così significativo per capire chi sono questi “accoglienti” e come vengono considerati dai loro più diretti conoscitori – verrà presto nascosto e fatto dimenticare. Siamo in mano ad un giornalismo e a un ceto intellettuale ancora dominato dai “batteri patogeni” della “sinistra” e di questa Chiesa che sta diventando l’affossatrice della vera religiosità. E ancora non si scopre l’“antibiotico” capace di salvare l’organismo delle nostre società e “istituzioni” così gravemente ammalate.
O ci si sbriga o saremo tutti nella me…lma. Qualcuno dei “vermi” ha voluto straparlare contro chi ha votato come ha votato, parlando di “classi subalterne” che sono ignoranti; per loro fortuna non sanno ancora bene quanto essi meritino una punizione definitiva. Voglio ricordare a chi lo ignora (la stragrande maggioranza proprio per colpa dei “vermi” invasori dei luoghi dell’informazione e conoscenza) che le “classi subalterne” (in realtà gli operai come quelli della Krupp), dopo la presa del potere dei nazisti nel 1933, andavano per le strade a massacrare di botte i “vermi” di allora, che avevano appoggiato la putrefatta “Repubblica di Weimar”, cui la nostra attuale assomiglia sempre più. Vogliamo arrivare a quel punto? Guardate poi di non lamentarvi perché non si torna più indietro se non dopo una grave tragedia. Non sarebbe bene fare man bassa di “vermi” fin d’ora, preservandoci da eventi ben più terribili? Pensateci. Non so quanto tempo resti ancora per salvarci da questo verminaio. Bisogna liberarcene con potenti “disinfettanti” nel giro di al massimo qualche anno (ma pochi pochi). Poi attendetevi il peggio.
E non finisco qui. Basta con questa litania del “Ciao bella ciao”, cantata appunto da antifascisti dei miei coglioni; solo i traditori che si diedero a cianciare di “liberatori”, rivolgendosi ai nuovi occupanti per fare finta di essere sempre stati dalla loro parte. I veri combattenti delle montagne cantavano “fischia il vento e urla la bufera, scarpe rotte eppur bisogna andar a conquistare la ROSSA primavera dove sorge il sol dell’avvenir…….ecc.”. O anche “pietà l’è morta”. Queste diventino le vere canzoni da ricordare: la pietà deve morire e bisogna liberarsi presto della presenza dei “vermi” dell’oggi, ancora più viscidi e disgustosi dei traditori di allora. Evitiamo le peggiori tragedie del passato, eliminando presto i veri eredi della “Repubblica di Weimar”!

BASTA MENZOGNE: QUESTA è LA “DEMOCRAZIA” ODIERNA, di GLG

gianfranco

La “democrazia” del voto (ormai alterata dai bisogni di “governabilità” per cui nemmeno esiste più il principio cardine di “una testa un voto”; ogni individuo che vota vale quanto un altro) è parte integrante della nuova formazione capitalistica, di impronta USA, affermatasi nel XX secolo; e solo dopo aver annientato, schiacciato senza tanti complimenti, i “cotonieri” del sud che avrebbero impedito ogni crescita di potenza. In questa formazione sociale i gruppi politicamente dominanti sono strettamente intrecciati con la criminalità più spietata. Questa viene combattuta, se ne dà una immagine (esatta) di tipo orrorifico, come qualcosa di feroce, crudele, disumano, aberrante. Mai però la si annienta perché il suo annientamento sarebbe la fine di questa forma sociale.

Non abbiamo mai capito che il capitalismo (in realtà, il modo di produzione capitalistico), trattato brillantemente da Marx che scoprì con precisione cosa stava “sotto” l’effettiva eguaglianza esistente nel puro scambio mercantile; cioè la differenza tra classi, quella che ha e quella che non ha la proprietà dei mezzi di produzione era quello inglese, nato dalla prima “rivoluzione industriale” (e ancor prima dalla “accumulazione originaria”, fase preparatoria): il capitalismo della “borghesia”, che non era un insieme di semplici “Arpagone” (l’avaro di Molière), bensì un gruppo di intraprendenti pionieri di un nuovo modo di produrre e che ancora si trascinavano dietro, pur ormai in fase di deterioramento, un certo senso dell’onore e della rispettabilità.

Nulla a che vedere con quello che chiamiamo nello stesso modo (capitalismo), affermatosi nel paese della “nuova frontiera”,caratterizzato dalla violenza omicida più spinta. Le gang non sono il prodotto delle cosiddette mafie – fra cui è brillata per un certo periodo quella italiana – ma il vero “succo” della formazione sociale americana (del nord America). Però, tale succo deve essere continuamente alimentato e nel contempo combattuto, indicato come il “male assoluto”. Da qui l’inganno di chiamare il “popolo” (concetto di qualcosa di inesistente) a esprimere la sua volontà detta, con immane ipocrisia, “sovrana”. E per conquistare le parti maggioritarie di questa finta “sovranità”, le varie gang “legali” (assassine quanto quelle indicate con tale nome e combattute in nome di “superiori principi”) non fanno altro, lo ripeto, che alimentare la criminalità e di combatterla.

Tale modalità è stata poi esportata anche all’estero, nei paesi che la potenza criminale statunitense ha inteso e intende dominare quale sua sfera d’influenza. Si crea il “male assoluto” (tipo, negli ultimi tempi, Al Qaeda e poi l’Isis e via dicendo) e poi si convincono, tramite servi ben pagati, i vari “popoli” dei paesi investiti e spaventati dal “terrorismo” di esserne la difesa. Si chiede quindi a tutti di accettare la dominazione statunitense e degli organismi politici (tipo quelli europeisti) che ne sono emanazione. Questa la nuova forma di dominazione, sostitutiva di quella coloniale del vecchio capitalismo borghese. Adesso, c’è uno scontro abbastanza acuto all’interno del potere criminale statunitense; il che ha creato sbandamento anche nei vertici dei “servi” europei. Tuttavia, ancora non sorgono in questa fondamentale parte del mondo, forze in grado di approfittarne per cominciare a liberarsi e a ridiventare sovrani. Non con l’ingannodel “popolo sovrano”; parlo proprio di nuovi gruppi dirigenti in grado di spazzare via le urne e, assieme ad esse, queste schifose accolite di dirigenti “europeisti”. Adesso queste non sanno bene chi seguire negli USA. E intanto continuano con la balla della “sovranità popolare” e vanno solo in cerca di manciate di voti in più per meglio avvoltolarsi nei loro giochi tipici della nuova forma di capitalismo pur sempre all’americana, cioè fondata sulla criminalità più spinta. O ci liberiamo di questa infame “democrazia” (che fotte continuamente le autentiche popolazioni, quelle composte di tanti strati e comparti) o entreremo totalmente in una notte cupa, in cui vedremo soltanto i bagliori del fuoco dei criminali: quelli “legali” molto più mortiferi di quelli “illegali”.

 

CI VUOL BEN ALTRO CHE LEGA E 5 STELLE PER RISOLLEVARE L’ITALIA

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L’incertezza post elettorale è solo questione di spartizione di incarichi e posti a sedere. Non bisogna farsi ingannare da chi, in questo momento, forte dell’ affermazione del 4 marzo scorso, minaccia un nuovo ricorso alle urne. Improbabile accada, considerato l’istinto di sopravvivenza del neoeletto. Sottobanco stanno tutti trattando, o quasi, anche se, ovviamente, Lega e M5S, essendo le compagini che hanno preso più voti, mirano a guidare il governo prendendosi la parte più ampia della torta. Di Maio non fa altro che lanciare rassicurazioni all’estero. L’aspirante premier dei pentastelluti ha ampiamente rassicurato Nato, Ue e mercati sul senso di responsabilità del suo partito. I poteri forti internazionali possono stare “sereni”, il M5S non ammannirà sorprese a lorsignori. Inoltre, le simpatie dei vertici grillini per la sinistra e i suoi addentellati giudiziari, sindacali, cooperativistici, civici ecc., sono innegabili. Esiste una convergenza tematica e corporativa che facilita gli approcci tra le parti. Salvini, invece, continua a muoversi nel solco di un sovranismo di bassa lega che non incute timore ai circoli euro-americani e prosegue il dialogo con Berlusconi, il più grande traditore di questi ultimi tempi, il quale a sua volta fa il piedino a Renzi sotto le macerie del Pd (i due non hanno ancora rinunciato a “salvare la patria” dall’instabilità, per affossarla meglio). Se ti accompagni ad un vile (più del tempo tattico necessario) forse hai molto in comune con lui. In un modo o nell’altro sono tutti compromessi con i guasti degli anni passati, anche se con un peso diverso di colpe. Chi ha governato o appoggiato gli esecutivi degli anni scorsi ha perso qualsiasi credibilità. Ha rovinato un intero Paese e non si sgraverà facilmente dai suoi delitti. Chi si è opposto non lo ha fatto con la giusta convinzione o con idee alternative ai partiti liquidatori dello Stato, dimostrandosi non all’altezza dei compiti di cui questa epoca necessita. Anche ciò costituisce un crimine nei confronti del popolo italiano. L’elettorato ha per ora premiato i meno coinvolti nel malgoverno ma di fronte all’ incompetenza dei neofiti non tarderà a ricollocarsi, ritornando confusamente sui suoi passi o disaffezionandosi più profondamente alla politica. Purtroppo, manca una forza di rottura che, senza tentennamenti e miseri cabotaggi, sia in grado di dire due paroline chiare a vecchi e nuovi sabotatori nazionali, facendosi capire dalle masse. Come fece Hitler nelle ’32 quando il suo partito conquistò la maggioranza relativa del Reichstag. Le sue dichiarazioni furono coerenti con le azioni successive del partito nazista, dentro e fuori le aule parlamentari:
“Ci siamo dati un obiettivo, spazzare questi partiti politici fuori dal parlamento. I contadini, gli operai, i commercianti, la classe media, tutti sono testimoni… invece loro preferiscono non parlare di questi 13 anni passati, ma solo degli ultimi sei mesi… chi è il responsabile? Loro! I partiti! Per 13 anni hanno dimostrato cosa sono stati capaci di fare. Abbiamo una nazione economicamente distrutta, gli agricoltori rovinati, la classe media in ginocchio, le finanze agli sgoccioli, milioni di disoccupati… sono loro i responsabili! […]Noi non siamo come loro! Loro sono morti, e vogliamo vederli tutti nella tomba!Io vedo questa sufficienza borghese nel giudicare il nostro movimento… MI HANNO PROPOSTO UN’ALLEANZA. Così ragionano! Ancora non hanno capito di avere a che fare con un movimento completamente differente da un partito politico… noi resisteremo a qualsiasi pressione che ci venga fatta. E’ un movimento che non può essere fermato… non capiscono che questo movimento è tenuto insieme da una forza inarrestabile che non può essere distrutta… noi non siamo un partito, rappresentiamo l’intero popolo, un popolo nuovo.”
Come ho commentato altrove, ci tengo però a sottolineare che non sono mai stato nazista (l’unica tessera da me presa è stata quella del partito comunista), la soluzione del führer era l’unica possibile per uscire dal pantano weimariano, provocato da partiti corrotti e incapaci, succubi di un ordine internazionale vessatorio e iniquo che ridusse la Germania sul lastrico.
Putroppo, in Italia manca una forza del genere, con i suoi corpi di sicurezza (non dimentichiamo le sa e le ss, senza le quali Hitler non avrebbe spaventato un moscerino) e i collegamenti con i drappelli coercitivi statali (anche militari) stufi delle commedie parlamentari autodistruttive della Germania di Weimar.
E’ vero che mancano simili protagonisti assertivi (probabilmente i tempi non sono nemmeno maturi) ma sarebbe auspicabile che, almeno, M5S e Lega si mettessero temporaneamente insieme per spazzare via tutto il canagliume che dall’inizio della II Repubblica ci ha portati ad una completa disfatta geopolitica, sociale ed economica. Una volta ripulito l’ambiente con i giusti sistemi (legali, finché efficaci…) si sarà fatta opera utile al paese. Da un ambiente più salubre, libero dalle mummie berlusconiane e dai loro alleati di sinistra, potrebbero fiorire nuove generazioni di attori politici, più propense a far sbocciare l’indipendenza ed il benessere nazionale. I leghisti e i grillini, avranno avuto il merito di aver preparato il campo a questa fioritura di avanguardie proiettate su un futuro meno ameno di quello che ora ci aspetta, guadagnandosi così la riconoscenza dei posteri. Questo è l’unico compito positivo che possono svolgere facendosi poi prontamente da parte. È d’uopo una tempra diversa per cambiare i destini di questo Stato a brandelli che loro non possono avere perché generati da un incubo.

 

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