GIOCO SEMPRE PIU’ SCOPERTO, di GLG

gianfranco

qui

Lo scontro si sta facendo sempre più aperto e i vari personaggi, tutti riveriti dai sinistri e destri (berlusconiani in specie), vengono allo scoperto. Draghi partecipò alla famosa riunione sul panfilo Britannia (1992), dove non si discusse solo della privatizzazione graduale della nostra industria pubblica. Era crollato il sistema “socialista” europeo (1989) e l’Urss (1991) erimaneva l’unica superpotenza statunitense. Si ritenne arrivato il momento di spazzare via la prima Repubblica, dando il potere ad un nuovo regime formato dai postpiciisti e sinistri diccì (regime già in preparazione quando si fece fuori Moro e l’emissario del Pci volò a Washington in viaggio “culturale”); operazione riuscita solo a metà per l’inettitudine dei nuovi servi cui si diede l’incarico di obbedire ciecamente agli Usa, mossa compiuta non mediante lotta politica ma tramite l’operazione “mani pulite”. Questa iniziò nel febbraio ’92 (ma credo fosse già pensata da tempo e si era in attesa del momento buono); sono convinto che se ne discusse abbastanza sul panfilo Britannia all’inizio di giugno di quell’anno.

Draghi lo troviamo poi a favorire la vendita di un pezzo importante dell’industria pubblica, la Telecom. Egli non si presentò ad esercitare la golden share per impedire simile decisione del governo D’Alema a favore dei “capitani coraggiosi”, pezzo non irrilevante di certa imprenditoria “cotoniera” che da sempre appoggia i “sinistri”, da questi essendo “ben trattati”. Draghi fu poi premiato diventando alto dirigente della Goldman Sachs dal 2002 al 2005; e sappiamo bene come le alte cariche in questa banca siano sempre state sia premio sia trampolino di lancio per ancora più alta fortuna. Nel 2005, infatti, quest’uomo diventa governatore della Banca d’Italia. Nel novembre 2011 – strana coincidenza: periodo in cui, tramite spread e giudizi negati della agenzie di rating (di cui si aspetta anche oggi il sicuro giudizio ultra-negativo sul governo italiano), si fa fuori Berlusconi e si porta al premierato Monti (con voto negativo della sola Lega) – Draghi approda alla BCE, da cui se ne andrà fra breve. Si è parlato del grande appoggio dato da questa Banca Centrale al governo italiano; ma solo finché quest’ultimo era un servitore tranquillo dell’establishment statunitense facente capo ai repubblicani tipo i Bush e ai democratici tipo Bill Clinton e Obama. Adesso, egli si scopre e va all’attacco dei “populisti”, appoggiati dal centro strategico statunitense che ha espresso Trump; da cui si è distaccato (solo tatticamente) Bannon per avere mani ancora più libere in Europa per contrastare (anche cadesse Trump) il ritorno dei vecchi gruppi dirigenti obamian-clintoniani.

Il gioco è sempre più scoperto, ma i venduti nostri “informatori” di TV e stampa – nonché il ceto intellettuale sessantottardo e i suoi successori ancora più verminosi – sono all’attacco per oscurare la verità e cercare di riportare al potere i servi più servi dei più disastrosi fra i pre-potenti Usa (gli obamian-clintoniani appunto). Non è questione di persone, sia chiaro. Potrebbe trattarsi di qualsiasi altro chiamato “vattelapesca”, ma i banchieri (centrali o meno) come le presidenze dei principali paesi europei stanno a guardia della vecchia politica, ormai non più adatta comunque al crollo del sistema bipolare e al crescente multipolarismo. Speriamo che questo processo acceleri e spazziintanto via il vecchio establishment. Se ciò felicemente avvenisse, si semplificherebbe lo scontro tra il blocco europeo di nuovo tipo centrato sugli Stati Uniti (magari pur essi rinnovatisi rispetto ai loro decrepiti gruppi dirigenti) e altri paesi, dove finalmente si siano affermate forze politiche e sociali che intendano realmente affrancarsi dall’arrogante paese d’oltreatlantico e operino per formare un nuovo gruppo di “alleati”. Personalmente, continuo a prediligere un bel connubio tra Italia, Germania (paesi che si siano però totalmente rinnovati quanto a dirigenza politica) e Russia (che mi sembra andare bene già così com’è). Battiamo con perseveranza il ferro in questa direzione.

 

I troll russi? Di GLG

gianfranco

La storiella dei troll russi che avrebbero invaso internet con richieste di dimissioni di Mattarella (quando questi si rifiutò di nominare Savona ministro dell’economia) è caduta nel ridicolo. Non erano agenti russi, gli stessi che hanno fatto eleggere Trump presidente quale agente segreto di Putin (ahahah). Adesso si sa che erano semplicemente italiani indignati per l’assunzione di prerogative presidenziali, che non spettano al presidente della Repubblica italiana così come spettano invece a quelli di repubbliche presidenziali quali Stati Uniti, Francia, Russia, ecc. Si è considerata offensiva semplicemente quell’indignazione. In TV hanno mostrato alcuni inserti di questi presunti “troll”, ma vi si leggeva semplicemente il forte malcontento e certamente, in alcuni, l’invito al presidente di farsi da parte se non era d’accordo. Poi, però, nei commenti i servili giornalistucoli televisivi aggiungevano che il presidente era stato insultato, offeso pesantemente, ecc. Tuttavia, solo nei commenti erano citate simili offese, in quel che si era mostrato non figuravano. Questo lo stato della nostra “deformante” informazione.
Dirò di più: il presidente, nel rifiutare la nomina di Savona, ha affermato esplicitamente che questo ministro sarebbe stato contro la UE, contro l’euro, ecc. Ora, è del tutto evidente che non esistono gli Stati Uniti d’Europa (sulla falsariga di quelli d’America). Laggiù il presidente rappresenta in effetti l’insieme degli Stati; qui nel nostro continente, ogni presidente lo è solo di quel determinato paese, dai cui cittadini (direttamente o tramite Parlamento) è stato eletto. Quindi era perfettamente giustificata l’ira di coloro che hanno invitato il nostro presidente a dimettersi, visto che non si sentiva più di rappresentare l’Italia, bensì altri organismi (della UE o addirittura di alcuni governi, tipo il tedesco e il francese), che spesso ci hanno fortemente danneggiato (e senz’altro osteggiato).
Tutto questo rende particolarmente grave il blocco che l’opposizione ha determinato nella nomina dei nuovi dirigenti alla Rai. Per un quarto di secolo, pidioti e forzaitalioti hanno governato il paese; alternativamente, ma determinando insieme la disgustosa degenerazione del sistema informativo pubblico. Ora, sarebbe indispensabile avere dirigenti del tutto nuovi e poco consenzienti verso questa degenerata opposizione, fortemente anti-italiana e prona ai voleri della UE. Già non mi sembra il massimo l’amministratore delegato eletto di recente; ma almeno il presidente e poi i futuri direttori delle tre reti devono essere di segno opposto a quello finora rappresentato in questa nostra disastrata TV. E per quanto mi riguarda, credo che sarebbe bene trovare il modo di neutralizzare le tre reti di Mediaset; è massimamente negativo che siano solo cassa di risonanza del loro “padrone”. Basta già avere una 7 che si finge neutrale e oggettiva e ospita invece quell’“in onda”, il massimo di una faziosità insopportabile; e anche i telegiornali si fingono al di sopra delle parti, ma in modo ancor più sottile e subdolo cercano di danneggiare ogni possibile svolta in questo paese. D’altra parte, il vero cambiamento, secondo la mia opinione, non lo possono assicurare nemmeno i due partiti governativi, con idee fra l’altro abbastanza distanti fra loro. Sono un primo incerto nuovo orientamento, rispetto quello che promanava da pidioti e da forzaitalioti: rispetto all’orrore ispirato da quest’ultimo, è ovvio che almeno di respira una “boccata d’ossigeno”. C’è però bisogno di ben altro entro non più di un quinquennio.

Spaesamento totale

SudItaliabordello

 

Ormai è difficile raccapezzarsi. Cottarelli potrebbe rinunciare, ma aspettiamo domani. È uscito dal Quirinale senza dare la lista dei ministri a Mattarella. Una balla perché semmai sarebbe stato il contrario. Il presdelrep la lista l’aveva già passata anzitempo al suo “tecnico” che ha ora stoppato perché preoccupato dal clima ostile. Il Pd che chiede elezioni anticipate con Lega e 5S. Si conferma che l’iniziativa di Mattarella è andata oltre le prerogative costituzionali (ma è l’aria che tira ad incidere sul valore delle norme), perché si tratta certamente di un suo passo indietro (timore per un impeachment?) Ciò spiegherebbe l’adesione del Pd alle elezioni anticipate. Un commissario europeo ha soffiato sul fuoco dichiarando che gli italiani devono imparare a votare. Ciò ha alzato il livello di rabbia popolare già straboccante contro questa Europa lontana dai bisogni generali. Qualora si votasse a Luglio Lega e 5S dovrebbero presentarsi insieme per sbancare. Sarebbe finalmente la fine del vecchio mondo. Senza credere comunque nei riti elettorali, laddove si concretizzasse l’ipotesi, votare questa volta assumerebbe un senso, non per la democrazia ma per accelerare il trapasso. Resta il dubbio che l’establishment abbia deciso di suicidarsi così. Si inventano un Macron in pochi mesi o travestono qualcuno già sulla piazza?

Salvini resterà con Berlusconi sperando di scalare ampiamente il cdx e accorciare sui 5S o, appunto, stringerà con quest’ultimi?

I 5S usciranno indeboliti a causa delle indecisioni di Di Maio che ha provato a dialogare prima col Pd e poi con la Lega?

Ormai grande è la confusione sotto il cielo e non è detto che la situazione sia favorevole.

Urgono vere avanguardie di GLG

gianfranco

E’ ancora presto, siamo appena all’inizio della giornata (e della settimana). Si può essere sicuri però che i “mercati” (e lo spread) daranno segnali positivi. Ormai non si finge più nemmeno per un’ora. Le entità economiche sono al puro servizio di poteri che stanno totalmente al di fuori di ogni controllo della povera popolazione, che ancora crede di determinare le situazioni politiche con la presa in giro del “voto democratico”. Intanto, le forze politiche esistenti (che ormai di veramente politico hanno ben poco) giocano le loro partite intorcolate delle quali non si capisce gran che, salvo che nessuno dice che cosa ha veramente in testa. E tutti manifestano l’intenzione di cambiare la legge elettorale in senso maggioritario in modo da arrivare a situazioni di tipo francese, dove Macron, con il favore (del tutto incosciente su che cosa si stava scegliendo) di un quarto dell’elettorato, si è preso la maggioranza in ogni dove di istituzioni ormai marce, di una indecenza unica.
La vera soluzione (cui non do alcuna definizione; democratica, dittatoriale, una definizione più ingannevole dell’altra) sarà nella formazione di gruppi fortemente determinati a compiere quello che ormai urge, e non da oggi: spazzare via il fango che si è ormai incrostato su tutte le forze che da settant’anni, in Europa, sono asservite a qualcuno di “altra provenienza”. Non si deve assolutamente “uscire dalla legalità”, cioè dall’ordine costituito sia pure da quelli che sono ormai un vero “ancien régime” in aperta marcescenza. Si deve chiarire sempre più il gioco sporco di quelli che lo difendono ancora a denti stretti, ma anche di quelli che lo vorrebbero sostituire, non certo per aprire finalmente una nuova epoca. Del resto, e la storia ce l’insegna, ci sono fasi storiche transitorie, purtroppo non brevi, in cui non è del tutto evidente che cosa di nuovo è realmente in formazione.
E’ però necessario mantenere la testa fredda e cercare di cogliere i caratteri delle diverse tappe di questa “transizione storica”. Vedrete quale confusione si andrà viepiù creando; si renderà sempre più complicata, e spesso errata, l’analisi delle situazioni. Non si tratta di vedere sempre giusto, ma di saper individuare gli errori in modo rapido. E purtroppo, si dovrà ricorrere al parlato (quindi anche ai video), perché scrivere esige un tempo enormemente più lungo ed estremamente faticoso. Infatti, rinvio la continuazione di questo discorso a nuove “incursioni parlate”. La “ghigliottina”, per i fottuti che ci stanno togliendo “la vita”, non è vicinissima. Tuttavia, la strada è segnata, l’infezione in accelerata diffusione esigerà anticorpi adatti. Adesso, però, lo ripeto: legalità e lavoro (urgente) per affrontare meglio la “transizione”. Poi, quando sarà il momento, nessuna pietà: non più carri, ma autocarri, grandi Tir, con decine di migliaia di ceste piene delle teste tagliate dei farabutti della politica servile, del giornalismo e “intellettualità”; individui corrotti fino al midollo (impressionante in questi giorni vederli sbavare in TV e sui giornali).
E poi il regolamento di conti con gli immondi nostri “cotonieri”. Non però per ricominciare con l’errore “reazionario”; nel senso non pessimo del termine, solo un rifugiarsi in “tempi antiqui”, quelli della solita piccola imprenditoria, dei volenterosi che da soli (o con il lavoro dei famigliari e poco più) si danno senz’altro da fare. Così si perisce, si fanno ancora vincere coloro che si dovranno infine “ghigliottinare”. Abbiamo bisogno di potenza, di settori strategici di avanzata tecnologia, ma destinata anche alle armi. E non ripetendo vecchi “motivetti” del tipo del “mare nostrum”, di “Roma caput mundi” e fregnacce varie. Alleanze con gruppi analoghi in altri paesi. Colloqui fitti e proficui. E già oggi spostamento di “vicinanze” (politiche) con paesi in crescita nell’attuale multipolarismo avanzante. Ripeto che diventa fondamentale il rapporto (NON DI NUOVO ASSERVIMENTO) con la Russia. E credo si debba gettare un occhio anche verso sud; ad es. l’Iran. Forse Turchia (ma molte perplessità). In ogni caso, nuove “visioni” e “aperture” in opposizione ai farabutti e delinquenti dell’“ancien régime”. Per il momento, lo ripeto, assoluta legalità e niente colpi di testa. Poi, arriverà infine la fase in cui si penserà alle loro, di teste, in “modo nuovo”.

IL DOPPIO GIOCO DI SALVINI E QUELLO DEL COLLE

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Tutto come previsto. Avevamo annunciato che questo (cioè il fallimento) sarebbe stato l’epilogo del governo Lega-5Stelle perché Salvini stava facendo un evidente doppio gioco. Il leader del Carroccio era d’accordo con Berlusconi (che teneva, a sua volta, i contatti con Renzi) per far saltare il tavolo e così è stato. E’ lo stesso Giorgetti, n.2 della Lega, ad aver dichiarato, da quanto riporta Il Giornale, che: “Savona era solo il ‘piede di porco’ [testuale] di Salvini per fare saltare tutto”. M5S e FdI hanno dichiarato di voler mettere in stato d’accusa Mattarella (la Meloni non si è svegliata all’improvviso ma cerca, anch’essa dopo essersi vilmente accodata a Berlusconi, di vellicare i bassi istinti dei suoi elettori per nulla contenti della scelta di restare fuori dal governo), Salvini (da quanto, invece, scrive Libero) avrebbe già detto di no. Ulteriore conferma alle nostre ipotesi. Resta in tutto ciò il precedente gravissimo creato dal PresdelRep che ha respinto la nomina di un Ministro per ragioni di indirizzo politico, nonostante il risultato elettorale. Votare non ha nessun senso, ora c’è anche la controprova, se mai ce ne fosse stato bisogno, perché il Palazzo decide a prescindere dagli esiti delle urne. Il Colle ha giustificato il gran rifiuto con un pretesto che grida vendetta: difendere i risparmiatori. Sono stati i precedenti governi ad azzerare il risparmio degli italiani, favorendo gli istituti in bancarotta collegati alla politica. Sono stati i ministri dei passati esecutivi, con pesanti conflitti d’interessi, a derubare il popolo dei suoi soldi per salvare le banche amiche. Sono stati i Gabinetti di quest’ultimi vent’anni a gettare sul lastrico il Paese, eliminando tutte le vecchie garanzie di cui la gente godeva. Il Quirinale, dopo aver rintuzzato Giuseppe Conte, ha chiamato Cottarelli per formare un Esecutivo del Presidente che non avrà la maggioranza in Parlamento. Mr. Spending Review è un uomo della sinistra, tirato in causa dal governo Letta e confermato, per qualche tempo, anche da quello Renzi nel suo ruolo di tagliatore di sprechi, anche se poi sarà accompagnato all’uscita con un altro incarico, quello di rappresentare l’Italia nel consiglio esecutivo del Fmi. Un ribaltone del risultato delle urne che avrà delle ripercussioni non da poco, anche se non subito. Questi processi possono decantare per un pezzo prima di far esplodere i loro effetti. Ovviamente, la soluzione imposta da Mattarella da provvisoria potrebbe diventare di lunga durata. Non ci lasceranno rivotare tanto presto perché il quadro è ancora negativo per i partiti di sistema. Tuttavia, si è definitivamente scoperta la funzione della Lega che non ha alcuna intenzione di rompere con Berlusconi, il garante dei poteri forti internazionali, perché intende prendersi i voti ed il personale del “vecchio porco”, ormai sul viale del tramonto, per diventare essa stessa l’asse di nuovi equilibri in gestazione. Le dinamiche che stanno sviluppandosi oltreoceano, suggeriscono mutamenti anche qui da noi. L’establishment Usa in via di trasformazione non può più appoggiarsi ai gruppi europei che sostenevano Bush-Obama e abbisogna di sponde diverse, con altri programmi e principi, più confacenti al corso strategico intrapreso dalla potenza egemone in occidente.
Quello più in difficoltà è senza dubbio Di Maio. Probabilmente, dovrà farsi da parte per favorire l’ascesa di personalità interne al gruppo adatte a gestire meglio la situazione che si è venuta a creare. Potrebbe essere il turno di Di Battista che rappresenta “la voce dell’anima movimentista” dei 5 Stelle. Sulla carta sono i grillini quelli che andranno a colmare il vuoto creato da un Pd in sfaldamento, sono loro che sedurranno l’elettorato di sinistra orfano e in sbandamento, in opposizione alla Lega (a sua volta scalatrice del centro-destra). Il quadro è in sviluppo e come agli inizi degli anni ’90 assisteremo ad una riconfigurazione radicale degli assetti della politica italiana con risvolti al momento non del tutto preventivabili. La gabbia d’acciaio americano-europea sul nostro paese non sarà rotta ma muterà di fattezza. A meno che da questo pantano non vengano finalmente fuori drappelli di sganciamento realmente assertivi che per intanto non si vedono all’orizzonte.

LI SOPRANI DER MONNO VECCHIO

gianfranco

LI SOPRANI DER MONNO VECCHIO [quelli dei paesi europei e UE; note mie tra parentesi]

C’era una volta un Re [in Italia] cche ddar palazzo
mannò ffora a li popoli st’editto:
<<Io sò io, e vvoi nun zete un cazzo,
sori vassalli bbuggiaroni, e zzitto!

Io fo ddritto lo storto e storto er dritto;
pòzzo vénneve a ttutti a un tant’er mazzo;
Io, si vve fo impiccà, nun ve strapazzo,
ché la vita e la robba Io ve l’affitto.

Chi abbita a sto monno senza er titolo
O dde Papa, o dde Re, o dd’Imperatore [o di presdelarep]
quello nun po’ avé mmai vosce in capitolo>>.

Co st’editto annò er boja pe ccuriero,
interroganno tutti in zur tenore;
e risposero tutti: E’ VVERO, E’ VVERO.

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A questo punto, si può dire che l’Italia è arrivata quasi al livello di vergogna della Repubblica di Weimar. Per fortuna – in questo caso bisogna considerarla una fortuna – la popolazione italiana è una massa di “affastellati” senza grande dignità, molto ben rappresentati dalle maschere di Pulcinella e Arlecchino. Se non fosse così si rischierebbero avvenimenti molto gravi come nel 1933 in Germania. Quegli immondi detti ancora “di sinistra” hanno il coraggio di affermare – in tutti i luoghi della politica e dell’informazione – che ci sono “indebite pressioni” dei due partiti (che sembravano vicini al governo) sul presidente della repubblichetta Italia. Mentre un qualsiasi cervello con neuroni funzionanti capisce che si tratta dell’esatto contrario. Tuttavia, continuo a ritenere che c’è qualcosa di non detto, di “coperto”, per consentire simile atteggiamento di totale subordinazione ai poteri centrali europei.
D’altronde, alla “sinistra” va associata – sia pure con differenti manifestazioni della stessa subordinazione – quella che altrettanto ridicolmente viene denominata “destra”, quella degli “alleati” di Salvini. Costui è “arrabbiato” (solo?) e Di Maio mette un like alla sua dichiarazione (non una dichiarazione di pieno e totale appoggio contro le indebite pressioni altrui?). Ci vuole ben altro. Preoccupante anche il fatto che Spadafora – personaggio che ha percorso svariati cammini politici e che è uomo molto vicino a Di Maio – si sia sfilato dalla compagine governativa. Intendiamoci bene: Savona è nettamente filo-atlantico (anche se appartiene all’atlantismo della prima Repubblica, che aveva qualche minima dignità d’autonomia) e fortemente antitedesco; in ogni caso, nell’attuale contesto internazionale, essere contro la Germania significa mettere in crisi dati assetti dell’atlantismo degli ultimi decenni, quelli legati all’establishment americano in conflitto con Trump.
In ogni caso, non credo proprio che un governo capace di dare autonomia e rispetto all’Italia possa nascere senza ampi movimenti di malcontento popolare e molto ben diretti da gruppi organizzati in grado di affrontare uno scontro di estrema durezza (ma proprio estrema, senza quartiere). Nulla di tutto questo è sul tappeto. Quindi, o il governo non nasce o ne nascerà uno amputato di gambe e braccia, che galleggerà, annaspando, per poco tempo. Questa popolazione è fottuta per l’ennesima volta e continuerà a brontolare, di fatto sonnecchiando e andando sempre più verso la completa servitù a poteri esteri.

 

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Qui

sospetti non forse eguali ai miei, ma non troppo dissimili. I “5 stelle” sono in fondo morbidi con il Quirinale, cioè con i poteri europei, cioè con la Nato e gli Stati Uniti (anche se adesso bisogna barcamenarsi tra i due establishment in conflitto laggiù). Il problema centrale non è Savona; semmai questo è sintomo di un grave asservimento della “regione Italia” ai poteri centrali della UE, quelli franco-tedeschi, a loro volta in sordo conflitto “intestino”, con Macron che è più “possibilista” della Merkel verso la nuova presidenza statunitense (pur restando indeciso non sapendo come andrà a finire il conflitto interno agli Usa). Salvini minaccia di rompere tutto se non si accetta Savona. Si accanisce sull’effetto di una causa ben più grave; esattamente come fa con l’immigrazione che è anch’essa effetto di ben altra causa da combattere con vera determinazione. Quindi, si sta barando.
Salvini vuol arrivare eventualmente alla rottura per portare avanti l’altro programma, che è influenzato dal “vile nano”. Di Maio, pure, spera di rigettare la colpa del fallimento sulla Lega e di riprendere a sondare “l’altro forno”. E tutti e due grideranno al non rispetto del voto della popolazione, che nelle elezioni si era spostata decisamente a favore dei due partiti ora vicini all’abbandono del tentativo governativo. Ognuno dei due partiti darà la colpa all’establishment (e in subordine all’altro partito, visto come concorrente elettorale). Fregata in toto la popolazione che ha votato secondo la sua insoddisfazione nei confronti del Pd e di FI, che erano già pronti all’inciucio (bastava che il primo risultasse appena un po’ sopra il 20% e la seconda in vantaggio rispetto alla Lega). D’altra parte, questa popolazione un po’ si merita questo raggiro poiché dovrebbe dare chiara indicazione che ormai non ne può più ed è decisa a seguire un’autentica organizzazione politica di netta rottura con tutto il vecchio mondo; sia europeista sia statunitense.
Il governo è ancora in alto mare e comunque non sarà mai fatto per restare a lungo né guiderà minimamente il paese verso gli obiettivi indicati nella campagna elettorale; e non per motivi economici (la mancanza di risorse) come vogliono venduti e idioti del giornalismo e sedicenti e inetti “esperti universitari”. Qui manca ben altro. Si avvicinano tempi in cui solo chi sarà capace di spazzare via la politica degli ultimi 70 anni, sterminando i suoi “cultori”, potrà far rivivere il proprio paese. Bisogna prendere a calci chi canta “bella ciao” e intonare finalmente il vero, grande, motivo: “pietà l’è morta”.

 

 

ATTENTI A LI MALI PASSI

gianfranco

 

C’è la solita litania di Mattarella che non vuole le elezioni. Non è lui che non le vuole, lui si adegua ad altre volontà. Queste non sono così precisamente individuabili e nemmeno del tutto sicure sulla scelta da effettuare. Tuttavia, al momento sembra prevalere in vari ambienti – per lo più esteri; e credo che gli Usa c’entrino sempre pur in una fase di transizione di poteri come questa – una certa propensione a non fare subito elezioni. Come sempre, se ne fa speciale portatore Napolitano, uomo chiave della rappresentanza degli interessi statunitensi in Italia, pur quando questi abbiano scelto di volta in volta soluzioni diverse. Immagino che lui stesso sia stanco (per via dell’età), ma da 40 anni e più è ligio a questo compito di rappresentanza, pur con le coperture di volta in volta indispensabili. E’ il personaggio che – da maggior tempo e più di ogni altro, per via dell’età – conosce le giravolte delle decisioni Usa; e anche delle indecisioni o apertura a soluzioni possibili diverse.

La vittoria a marea del NO – e soprattutto presso le generazioni del futuro – ha posto sul chi va là i vari cosiddetti “poteri forti”. La soluzione da trovare non è semplice. Malgrado tutte le chiacchiere sul fatto che il voto è avvenuto per difendere, con mentalità ancora antiquata, la Costituzione, tutti sanno bene che non è così; altrimenti il NO avrebbe prevalso presso i più anziani (dove ha vinto il SI) e non invece conquistato i giovani, che non hanno certo le tradizioni “resistenziali” e “antifasciste” dell’epoca di Marco Cacco. Si è mentito di sana pianta e si è invertito il significato della scelta. A parte la minoranza piddina e gli stretti collaboratori del “traditore” (il “nano d’Arcore”), il SI è stato espressione di conservatorismo (quello della servitù agli interessi stranieri e dei nostri più miserabili “dominanti”) mentre il NO ha espresso la volontà e la speranza di qualcosa di nuovo e di finalmente vitale da parte delle giovani generazioni. Il No esprime forte malcontento per quanto hanno combinato proprio quegli “antifascisti” che, con totale falsità e per interessi propri, hanno sfasciato il paese, lo hanno messo alle dipendenze altrui, godendo le pur sempre laute briciole della loro viltà.

Bisogna alimentare quel disagio, quel malcontento e portarlo al disprezzo, e possibilmente poi all’odio, verso i distruttori d’ogni minima ragionevolezza e “costumatezza” (scusate il termine non bello) che da decenni imperversano nei media, nelle case editrici, ecc. E che si sono impadroniti dei settori dell’istruzione, soprattutto delle Università, ormai deposito di marciume, degrado e falsificazione della nostra stessa storia. Bisogna che si arrivi all’intolleranza delle nuove generazioni verso il “politicamente corretto” di tutti i “sessantottini” e dei loro più immediati successori, ancora più corrotti e degenerati. Bisogna che finalmente si capisca che costoro hanno compiuto un’opera criminale di distruzione di tutte le migliori (o almeno meno peggiori) qualità dell’essere umano.

 

Adesso saremo costretti a seguire le evoluzioni, con continue giravolte, di chi è stupefatto di non avere più del tutto il pallino in mano. Stiamo attenti. Secondo me, il malcontento esiste ed è il principale motivo del NO. Tuttavia, mancano forze in grado di dirigerlo consapevolmente. Siamo in un’epoca di trapasso e sarebbe semplicemente irresponsabile fingere di avere le idee chiare sul da farsi. Non ci si diletti a far finta che si è in possesso dell’alternativa; non si stilino programmi dettagliati pieni di semplici sciocchezze o di fantasie di impossibile realizzazione. Ci si metta all’opera intanto per far capire il fallimento, la miseria morale e intellettuale, la viltà e mascalzonaggine, di coloro che sono seguiti all’infame, sporca, delinquenziale scelta di liquidazione della prima Repubblica con finta opera di “giustizia”; una prima Repubblica da non esaltare, sia chiaro, solo da considerare meno laida e bassa di quella attuale. Siamo in mano a banditi, questa deve essere la nostra consapevolezza. Assieme a quella della debolezza dell’attuale opposizione. Alcuni oppositori sono falsi, cercano solo di approfittare delle difficoltà dei vecchi governanti per conquistare determinate posizioni di potere. Altri sono in buona fede e volenterosi, ma mi sembrano ancora incantati di fronte alle miserie di questa “democrazia” all’americana, imposta dai “liberatori” per dominarci meglio con le loro stesse fanfaluche. E’ un’opera lunga quella che ci attende; chi cerca scorciatoie finirà nel letame come quelli oggi in difficoltà.