Non i russi ma gli americani sono responsabili dell’instabilità europea

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Dietro alle fibrillazioni europee non ci sono i russi ma gli americani. E’ innegabile che, nella nostra epoca, vadano consolidandosi poli geopolitici alternativi a quello occidentale a guida statunitense ma nel vecchio continente si subiscono soprattutto gli effetti del ricollocamento strategico della “compagnia trumpiana” piuttosto che le presunte ingerenze di Mosca o di Pechino.
Ovviamente, il ripensamento strategico Usa, a livello globale, è conseguenza della rinascita egemonica dei suoi competitors euro-asiatici e di altre potenze regionali minori, le quali cercano contatti con le prime, ma occorre non dimenticare che l’Unione Europea è una colonia Atlantica, occupata militarmente e infiltrata, od ogni livello, dai servizi speciali d’oltreoceano, per cui ogni suo tentativo di aprirsi a Paesi fortemente “revisionisti” dell’architettura mondiale attuale, viene interrotto sul nascere o osteggiato in molti modi. E’ vero che, singolarmente, le potenze centrali europee, Germania e Francia, soprattutto, hanno la facoltà di battere qualche strada commerciale verso Est o impelagarsi in qualche avventura militare (preautorizzata) a sud ma se toccano interessi politici sostanziali i padroni a stelle e strisce fanno saltare affari e privilegi, per evitare il saldarsi di intenzioni più perniciose. Ne sappiamo qualcosa noi italiani. Ci fu impedito di far arrivare nella Penisola in via esclusiva il gas di Mosca, attraverso il southstream, progetto di pipeline con implicazioni internazionali non esclusivamente economiche. Il gemello tedesco, il north Stream, ha avuto maggiore fortuna, ed è in corso un raddoppiamento del tubo fortemente osteggiato dalla Casa Bianca, dalle sue “province” baltiche e da Stati come Polonia e Ucraina. Si teme che dai contratti sull’oro blu tra Germania e Russia, che tolgono centralità geografica a questi lacchè di Washington, possa un giorno svilupparsi qualcosa di maggiormente significativo. Sarà impedito al momento opportuno.
Tutte queste criticità in avanzamento hanno fatto maturare ad una parte dell’establishment americano la necessità di una rivisitazione dei propri piani di preminenza, con relativo puntellamento delle sfere d’influenza. L’indirizzo precedente obamiano ha raggiunto risultati incerti. Con Trump si intende effettuare una svolta. Quest’ultima richiede un allineamento di tutti i nodi “periferici” al nuovo corso in fase di affermazione. Le vecchie élite europee dovranno adattarsi con le buone alle mutate esigenze della prepotenza globale o finiranno respinte con le cattive. Bannon è in giro per l’Europa per assicurarsi che il processo non si strozzi o per rimuovere le varie difficoltà, non in nome del Presidente ma per conto dei suoi suggeritori.
Se il tycoon newyorkese (e i circoli che lo sostengono nell’ombra) reggerà alle resistenze dell’ “ancien régime” democratico la decadenza dell’internazionale “progressista” in tutto il mondo sarà irrefrenabile. Con la disfatta di questa periranno tutte le idee, malsane e imputridite, che attraversano le nostre società imperniate su una configurazione di potere ormai indebolita dagli avvenimenti. Come scriveva Cioran, là dove un’idea si impone ci sono teste che cadono; essa non può imporsi se non a spese delle altre idee e delle teste che le concepirono o le difesero.
La lotta ideologica senza esclusione di colpi (bassi), adesso in auge, nasconde tutt’altra posta rispetto a quel che si crede e si vede. La diatriba Politicamente scorretto-Politicamente corretto in “singolar tenzone” coinvolge emotivamente una opinione pubblica ignara dei piani “segreti” degli strateghi che si contendono la supremazia con mezzi e obiettivi da non rivelarsi “democraticamente”. I fedeli eserciti antipopulisti e populisti si scannano per opposti sentimenti (vedere la questione immigrazione e quella dei diritti delle varie minoranze giocati contro i diritti sociali delle classi medie e basse) che celano le fredde intenzioni di chi tira i fili da dietro le quinte.
In ogni caso, la guerra tra avverse fazioni è positiva perché i disastri degli ultimi decenni, causati dall’unipolarismo statunitense a pilotaggio progressista (o in strana alleanza con i neocon sulla politica estera) ha impoverito larghi strati sociali e inoculato instabilità nel tessuto connettivo comunitario, oltre ad aver tolto ogni residuo di autonomia alle potenze europee. Se gli antagonisti degli obamian-clintoniani prevarranno opereranno una ricontrattazione (pur sempre imponendo una certa subordinazione) con i loro referenti populisti, “pagando” meglio di chi c’era, affinché questi possano definitivamente affermarsi nei contesti nazionali di riferimento, col consenso dei loro popoli. È sicuramente un vantaggio auspicabile ma non è l’inizio della sovranità di cui parlano i vari partiti continentali che dicono di ispirarsi all’indipendenza dei loro paesi. Le “barricate in piazza” si fanno sempre per gli americani ma questa volta con qualche opportunità in più a causa della lotta intestina tra agenti Usa portatori di disegni dirimenti. Occorrerebbero, invece, avanguardie di altro genere, che guardassero più lontano, al totale sganciamento dagli yankee, manovrando nelle contraddizioni della fase, per essere protagonisti di una annunciata stagione multipolare, di immani sconvolgimenti, che schiaccerà chiunque non prenderà in mano il proprio destino.

VARIE E (NON) EVENTUALI di GLG

gianfranco

 

Dalla TV (sempre in mano ai soliti mestatori del falso buonismo e della spocchiosa accoglienza) sento ieri sera che sono arrivati a Porto Palo 110 (circa) migranti via Turchia, che hanno pagato 5000 euro a testa per farsi trasportare in Italia (terra evidentemente abitata da una popolazione squinternata; soprattutto di testa, se accetta simili ignominie). Sono dei poveri miseri e diseredati, che morivano di fame nei loro paesi? Poi c’è la solita ONG (con l’Aquarius) che avrebbe raccolto circa 140 altri migranti verso la Libia; la maggioranza di questi – dice la nostra TV per impietosire – sono “minori non accompagnati” (non ci si dice quanto hanno pagato questi altri migranti). Sono profughi di guerra? Sono perseguitati politici? Non si faccia ridere, sono illusi e trasbordati da autentici criminali, che ci guadagnano fior di soldi. Ricordo per l’ennesima volta che sette ONG su nove sono state create (da personaggi non proprio credibili per umanità) a partire dal 2014, quando eravamo nel pieno del flusso disordinato promosso da farabutti, molti dei quali con ottimi addentellati anche in ambienti ecclesiastici. Sarebbe ora di arrivare alla resa dei conti. Anche perché i veri artefici di queste migrazioni – senza dubbio favorite dal disordine e sfacelo creato in quei luoghi dalla politica obamiana, che ha trovato un suo vertice nel 2011 con le aggressioni a Libia e Siria, mediante sicari tipo Francia e Inghilterra nonché l’Isis (abbondantemente finanziata da molte parti) – sono ambienti legati ai peggiori vertici UE (e a governi in questa preminenti), che sentono minacciata l’ormai lunga supremazia inizialmente consolidatasi (apparentemente) con il crollo del mondo bipolare e invece entrata in profonda crisi degenerativa con l’incombente rischio di una vera catastrofe epocale per tutto il nostro continente.

Intanto almeno ci si decida a cambiare nel nostro “pauvre pays” i direttori delle tre reti RAI. Sarebbe anche da espropriare il “nano” delle reti Mediaset; si inizi comunque a sbattere fuori dalle reti pubbliche i nemici del paese. Ieri sera, ho sentito dare grande risalto a un cretino (non ricordo il nome, comunque un “sinistro” nel peggior senso di questo termine) che continuava a “vomitare” contro Foa, affermando la necessità di nominare un “presidente di garanzia”, cioè…… Michele Santoro. Forse adesso mi prenderete per uno che si è perso di testa; no, vi assicuro che è stato detto proprio così. E chi lo ha detto non si era perso di testa, è uno che non dovrebbe nemmeno essere nominato in TV, ma invece preso a calci nei denti. Bisogna insomma togliere la RAI dalle mani di questa schifosa marmaglia che da anni e anni si è impadronita di tutta l’informazione.

http://www.ilsussidiario.net/News/Politica/2018/8/12/RETROSCENA-Alla-Leopolda-nasce-Forza-RB-il-nuovo-partito-di-Renzi-e-Berlusconi/834324/
Era ora. Finalmente comincia a venire allo scoperto quanto è evidente da ben prima del voto del 4 marzo. Il patto del Nazareno era saltato perché il berlusca voleva un presdelarep peggiore, quell’Amato che anni fa, di notte, ci sottrasse una certa quota dei nostri depositi in c/c. Non che quello attuale sembri mostrare “meraviglie” (soprattutto in occasione della nomina del nuovo governo; e ancor meno per le tirate sul “razzismo”, dimenticando una serie di questioncelle tipo quella di Macerata e anche decine di altre); tuttavia, Amato era proprio una trovata da “nanetto”, una dello stesso livello di quella di rendere Tajani suo successore e di dare cariche importanti ad una serie di sprovvedute “ragazzotte”. Comunque, lo ripeto, è da un pezzo che i contatti R-B erano ripresi alla grande, ma sempre ben coperti. Alle ultime elezioni tutto era già pronto, ma il loro risultato non è andato secondo le speranze; in particolare c’è stato lo choc inatteso della Lega primo partito del centro-destra. Resta incredibile che Salvini abbia impiegato tanto tempo a diffidare seriamente del “nano”; e nemmeno l’ha ancora fatto in modo netto (comunque, certamente, esiste il grosso problema delle giunte regionali in comune). Forse più sorprendente è la Meloni, che ancora mi sembra troppo “leale” verso un “Gano di Maganza (o Magonza)” qual è il “traditore d’Arcore”. D’altra parte, ho molti dubbi che un “contratto” tra due organizzazioni assai dissimili possa consentire un governo in grado di ottenere veri successi. Ci vorrebbe qualcuno capace di tagliare netto con il passato di questa Italietta, prendendo a calci quelli di “Forza RB”, a partire dai due promotori di questa “infezione”. E poi incombe anche il pericolo del “partito dei competenti” per cui spingono Calenda (povero nonno Luigi Comencini) e Bonino (che orrore!), cui parteciperebbero altri “incubi” tipo Boeri, Burioni, Cottarelli e vari personaggi, tutti da fare accapponare la pelle.

La terribile involuzione – molte volte l’ho detto, ma mancano ancora tanti tasselli “storici” con i furfanti di “sinistra” che hanno invaso la storia “contemporanea”, ivi compreso il suo insegnamento universitario – inizia con gli “accomodamenti opportunistici” del Pci togliattiano; certamente obbligati, per molti versi, dai “patti di Yalta”. L’involuzione si accelera però dopo la morte del leader comunista nel 1964 e giunge ad una vera svolta a fine anni ’60 e soprattutto nei ’70. Gli “anni di piombo” vengono tinti di “rosso rivoluzionario” per i clamorosi errori di settori sessantottardi, in testa le BR. Furono soltanto errori? Di alcuni personaggi certamente, ma forse non di tutti. In ogni caso, chi cercava di manovrare democristianamente per impedire l’avvicinamento del Pci al campo “atlantico” fu accoppato nel ’78; e ancora una volta se ne presero la responsabilità (e stavolta non ci sono attenuanti in merito) i settori ormai falsamente tinti di “rosso”. Il decennio ’70 è stato in realtà quello di manovre e contromanovre di varie forze (di molti paesi) con la sempre più incisiva svolta “filooccidentale” dell’eurocomunismo e il cambio di campo dei piciisti, con la fine delle illusioni sulla “lotta operaia” (la marcia dei 40.000 alla Fiat nell’80) e la preparazione di ciò che poi avverrà al crollo del sistema bipolare e dell’Urss. I piciisti, finalmente mutati di nome e unitisi a settori dei diccì detti “di sinistra”, diventano il vero comparto di sempre più spinto asservimento dell’Italia agli Usa dei Clinton e Bush. Da “mani pulite” inizia una nuova storia. E questa non è solo italiana, ad essa si unisce quella di una Europa “occidentale” conglobata agli Usa con la Nato e poi diventata UE (1992-93) con l’assorbimento dei paesi del “fu campo socialista”.

Nel XXI secolo vi è la ripresa della Russia, cresce la Cina, ecc. ecc.; si va verso un nuovo multipolarismo del tipo di quello che caratterizzò il declino inglese di fine XIX secolo e sfociò nei conflitti acuti policentrici della prima metà di quello XX. La crisi mondiale è evidente, si nota un qualche declino Usa (malgrado l’ancora grandissimo potenziale bellico). L’Europa “(dis)unita” mostra crepe evidenti. Tuttavia, occorre un vero grande sussulto che spazzi via i vecchi partiti della “servitù” (socialisti e democristiani; e ovviamente i postpiciisti). In Francia si è costituito un “movimento” (denominiamolo temporaneamente Attali-Macron), che vorrebbe sostituire su scala più generale l’indebolito PPE e lo sfasciato PS. A questo movimento mi sembra riferirsi il tentativo italiano di costituire il “partito dei competenti”; il mascherato “Forza R-B” sembra invece voler rilanciare i vecchi dominanti della UE. Entrambi fanno riferimento ai settori statunitensi dell’establishment momentaneamente battuto da Trump. In Europa “si aggira” Bannon che tenta, in apparente solitudine (mentre è sicuramente collegato con settori dell’establishment trumpiano), di collegare fra loro nuove forze, che si ritengono più adeguate e vigorose per potersi alla fine opporre al crescente multipolarismo e ai due paesi che ne sono i maggiori portatori. Credo che una serie di movimenti chiamati “populisti” (talvolta anche “sovranisti”) si ricolleghino soprattutto a questo nuovo disegno. Invece la “libertà” d’Europa (non tutta insieme, ma intanto con la nascita di movimenti realmente autonomisti in alcuni suoi principali paesi) esiga l’almeno iniziale nascita di reali movimenti autonomisti, che si preparino (ma senza perdere ancora tanto tempo) ad affrontare una ben diversa stagione di lotte con metodi piuttosto “energici”, che spazzino via tutta la putredine accumulatasi in così tanti anni (decenni). E bisogna con decisione e senza tante esitazioni collegarsi con i paesi che fanno crescere il multipolarismo. Anche questi, però, debbono essere meno “timidi” e mettersi di più in gioco. Nella nostra area mi riferisco evidentemente soprattutto alla Russia. Cari giovani, cui sempre faccio appello, volete uscire un po’ più allo scoperto?

North Stream2: il conflitto si sposta dentro la UE (2) – di Piergiorgio Rosso

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Nel precedente articolo informavamo dell’intenzione della Commissione Europea di cambiare il diritto applicabile ai gasdotti transnazionali per permettere alla Commissione stessa di determinare le condizioni contrattuali applicabili al commercio di gas naturale trasportato in quegli stessi gasdotti. Con lo scopo di controllare direttamente quantità e prezzi del gas naturale trasportato da Gazprom attraverso il North Stream2 (NS2) a favore di Polonia e Ucraina. Col rischio – per ora per fortuna del tutto ipotetico e teorico – di estensione di tale intervento della Commissione sul regime contrattuale vigente nei gasdotti transnazionali di interesse nazionale italiano (dalla Libia, Tunisia, Russia e – nel prossimo futuro – Azerbaijan).

Il nuovo governo dovrà affrontare la questione non sappiamo precisamente quando, ma sicuramente in tempi brevi perché la vicenda NS2 ha subito in questi giorni una significativa accelerazione.

Il 7 giugno u.s. la Svezia ha rilasciato a Gazprom le autorizzazioni al passaggio ed alla gestione del gasdotto nella sua Zona Economica Esclusiva (ZEE) per un tratto di circa 510 km. Ora manca all’appello solo la Danimarca che potrebbe aderire alle preoccupazioni esternate dagli USA sul rischio che il gasdotto russo potrebbe essere dotato di stazioni di ascolto sottomarino mettendo a rischio la sicurezza delle navi NATO. Ridicolo … (i tubi del NS1 già ci sono in fondo al mare Baltico …) ma tant’è. Gazprom ha fatto sapere che nel caso la Danimarca non concedesse l’autorizzazione è allo studio un cambiamento di percorso in acque internazionali.

Siamo stati recentemente in Germania a Greifswald dove l’attuale NS1 opera da anni e dove dovrebbe “atterrare” anche l’NS2 per constatare lo stato dei lavori. La movimentazione degli spezzoni di tubi da preparare, saldare e depositare in mare è continua ed il deposito dei pezzi occupa un’intera valletta vicino al porto di Sassnitz (vedi foto).

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Siamo pertanto portati a credere che la costruzione del NS2 non si fermerà facilmente, troppo avanzata la preparazione dei materiali e la fase autorizzativa è ormai quasi alla fine. Sia Gazprom che il portavoce del Cremlino Dimitry Peskov infatti hanno confermato che i lavori di deposizione del gasdotto nel mare della ZEE svedese cominceranno entro fine anno.

In questo contesto il Presidente ucraino Petro Poroschenko ha giocato la sua ultima carta, annunciando di essere al lavoro per creare un – non meglio definito – consorzio di imprese europee disponibili a gestire i gasdotti ucraini evitando così la costruzione del NS2. L’iniziativa avrebbe – ca va sans dire – l’appoggio degli USA. Poroschenko starebbe “attivamente negoziando con la Germania” su questa proposta.

E’ evidente che le pressioni su A. Merkel affinché fermi il gasdotto NS2 stanno raggiungendo l’acme, contando sulle difficoltà che l’attuale coalizione di governo tedesco ha su vari fronti: immigrazione, riforma dell’eurozona, dazi commerciali, insolite ispezioni in Deutsche Bank.

Si rinforza a nostro parere l’ipotesi secondo cui la via d’uscitache i tedeschi stanno esaminando prevede la costruzione del NS2 ma con una diversa regolazione dei gasdotti transnazionali, affidata ad organismi dell’UE.

Con conseguenze per ora inimmaginabili per i nostri interessi nazionali.

BASTA CON I MENTITORI E I TRADITORI DI SEMPRE: I “SINISTRI” (di GLG)

gianfranco

 

QUi

Continuo ad insistere che la questione migranti deve essere inquadrata quale effetto della politica degli Usa del precedente establishment e dei loro sicari europei: Francia e Inghilterra in particolare. Tutti i mascalzoni di “sinistra” insistono che Germania, ma anche Francia e Inghilterra hanno più migranti di noi. Certamente, sono arrivati dalle colonie francesi e inglesi (parlando le rispettive lingue) in decenni di migrazione da quei paesi. E la Germania pure ha accolto in specie turchi, ma nel corso di molti anni. Qui si parla dello sconvolgimento provocato dai criminali “occidentali” con le loro aggressioni del 2011; in particolare alla Libia (dove la Francia ha abbondantemente danneggiato i nostri interessi) e alla Siria. In questo caso utilizzando l’Isis, finanziato da Arabia Saudita e Qatar con dietro sempre gli Usa del “premio Nobel per la pace”. E quindi, in tal caso si constata con chiarezza come non debbano essere accettati nemmeno i profughi politici, che sono gli aggressori del legittimo governo di Assad e portatori di terrorismo in Europa.
E comunque, questo flusso migratorio è stato provocato in appena sette anni; e con accoglimenti di una vergogna infinita, fatta solo per far guadagnare soldi a veri banditi, fra cui le ONG e le associazioni “caritatevoli”. Infine, va denunciata un’altra mistificazione di questi malfattori della “sinistra”, che invadono tutti i media. Stanno blaterando a tutto spiano che è contraddittorio per Salvini avere simpatia per il gruppo di Visegrad e per l’Austria (e per il bavarese ministro tedesco dell’interno) poiché tali paesi non vogliono ricevere migranti e quindi sarebbero in contrasto con i nostri interessi di non accoglimento. Ballisti spudorati. Certo che questi paesi non vogliono accogliere e fanno bene perché propongono precisamente che non ci sia accoglimento in Europa, che si impediscano le azioni criminose degli scafisti e delle ONG. E questo interesse a bloccare ogni e qualsiasi raccolta in mare dei migranti e a respingerli nei loro paesi è comune appunto all’Italia, a Visegrad, all’Austria e ora anche ai paesi baltici. Ribadisco che senza l’eliminazione del bubbone detto “sinistra” e la cacciata integrale dei suoi miserabili intellettuali, giornalisti, conduttori, da ogni organo di informazione, non si otterrà alcun risultato.
Basta inseguire i risultati elettorali. Occorre isolare e sbattere anche in galera gli “untori”, che allignano in quella parte politica ormai degenerata in tutta Europa, ma in particolare qui da noi; perché qui si tratta degli eredi dei traditori piciisti quando, già all’inizio degli anni ’70, iniziarono la “migrazione” verso l’atlantismo, cioè gli Stati Uniti. E un’ultima cosa, su cui torneremo con ben maggiore energia. Non sono esistiti in Italia gli “anni di piombo” in quanto anni del “terrorismo rosso”. Si trattava di gente strumentalizzata appunto da chi stava cambiando campo, dai traditori insomma, che ne hanno combinate di tutti i colori. I coglioni delle Br e di altri gruppetti similari hanno la colpa di non avere denunciato come, in seguito ai loro marchiani errori, siano caduti nelle reti dei banditi in fase di passaggio al settore atlantico e verso il “compromesso storico” con altri (i diccì di “sinistra”) della loro stessa pasta; sono questi torbidi gruppi dirigenti ad avere infiltrato una quantità incredibile di agenti provocatori nelle fila di sprovveduti “rivoluzionari”, fatti passare per i delinquenti provocatori appunto del “terrorismo rosso”. No, erano gli agenti infiltrati che ormai manovravano anche degli ingenui per addossare loro i crimini di chi lavorava al sovvertimento dell’ordine internazionale. E tutto per il “bene” della “sinistra” che, dopo il crollo dell’Urss e di altri paesi di quel campo, venne spinta con “mani pulite” – e annientando il legittimo quadro politico della “prima Repubblica” – verso la costituzione di un nuovo regime più vergognosamente servo degli Stati Uniti. Per fortuna non gli è andato tutto a fagiolo e oggi pian piano i nodi stanno venendo al pettine. Speriamo in un grande tsunami liberatorio.

La verità su rom e migranti di GLG

gianfranco

Stasera ammetto di essere stato d’accordo in modo netto con la Meloni (a “cartabianca”): sia sul tema dell’immigrazione che su quello dei rom. Quelli che sono cittadini italiani fra questi ultimi devono comportarsi ed essere trattati come gli altri cittadini italiani. E non possono stare in “campi nomadi”. Comunque, immagino che chi sa usare internet troverà “quelque part” l’intervento della “sorella d’Italia” (scherzo). Una sua affermazione, in particolare, mi ha trovato del tutto concorde perché corrisponde a quanto penso e dico da tempo. Non ha molto senso soltanto volere un accordo con gli altri paesi europei, in specie Francia e Germania, che finora avevano fatto orecchie da mercante e oggi, dopo le nette prese di posizione del nuovo governo (di un suo ministro in specie), manifestano una qualche solidarietà. In particolare, è benevola la Merkel, che vede prodursi finalmente in quel paese una situazione di possibile benefica crisi tra Cdu e Csu, talmente secca da mettere perfino in gravi difficoltà quel governo già composto da due partiti abbondantemente bastonati alle ultime elezioni (soprattutto il socialista come sta avvenendo in tutta Europa!).
La Meloni ha detto ciò che a mio avviso è assoluto buon senso e rispetto di una banale logica. Bisogna bloccare l’afflusso che viene dall’Africa, non c’entra la redistribuzione europea del fardello di migranti. In Italia, di questi è ormai assodato che solo il 7% fugge da una guerra (e io nemmeno giustifico senza supplemento d’indagine chi si è dato alla fuga, magari come vigliacco o dopo aver commesso atti per i quali deve temere a restare “in casa”). Inoltre, ricorre il cinquantesimo dei fatti del Biafra. Si vogliono per favore riproporre i documentari di quell’epoca, in cui sembrava di rivedere quelli mostrati a fine guerra sui sopravvissuti a Dachau, Auschwitz, ecc.? Vi si muovevano, quasi brancolando, degli autentici scheletri umani. Vogliamo ben osservare quelli che arrivano sui barconi attuali (e dopo aver lasciato per strada un bel mucchietto di annegati)? Tutti in carne, con una pelle lucida e di piena salute, nessun sintomo della sofferenza che la TV propaganda a piena voce. E sappiamo che hanno pagato migliaia di euro o dollari a dei banditi, cui appartiene anche la maggioranza delle ONG. Perché non si dice che delle nove in azione, ben sette sono state create dopo il 2014, quando siamo entrati nel pieno della crisi, d’altronde provocata dagli “occidentali” (con alla testa gli Usa di Obama) nel 2011 con aggressione a Gheddafi (e subito dopo ad Assad, dove per fortuna è intervenuta la Russia).
Di conseguenza, quelli che arrivano sulle nostre coste non sono i morti di fame e ultrapoveri nei loro paesi; si tratta di benestanti, di gente che ha potuto raggranellare cospicue somme e che pensa di trovare qui l’Eden, promesso appunto dai banditi di cui sopra. Sia però chiaro che questi ultimi non sono i peggiori di tutti. E qui arriviamo quindi al fondo del problema. I migranti servono soprattutto agli ignobili dominanti in Europa (quelli maggiormente asserviti agli Stati Uniti dei precedenti vertici politici, rappresentati dai Clinton, dai Bush, da Obama e compagnia cantando) per creare disordine, distrazione dei ceti popolari e dominati che si vedono messi in difficoltà da tale fenomeno, mentre quelli dei “quartieri alti” sperano di risolvere la crisi che da qualche anno li attanaglia. E questi sono soprattutto i sedicenti “di sinistra”, che non lo sono per nulla, sono laidi cotonieri e i loro rappresentanti politici e del culturame, in gran parte uscito dal ’68 e che ha prodotto “figli” ancora più abominevoli. Finché non si arriverà a prendere atto di questo autentico “nodo gordiano” – ed esso, ben lo si sa, esige un taglio brutale, che deve investire gli infami devastatori del nostro paese, ma più in generale dell’Europa – non ne usciremo. Alcune forze andranno avanti con i voti, ma non risolveranno così l’infezione. E’ da non meno di dodici anni che ripeto la necessità di un’incisione radicale di questo insanabile bubbone, contro il quale non esistono medicamenti.

LA DIVERSITA’ NON (SEMPRE) ARRICCHISCE

immigrazione

 

I popoli sono tutti diversi. Sono differenziati al loro interno, da città a città, da provincia a provincia, da regione a regione, da nord a sud (in Italia ne sappiamo qualcosa, persino di rivalità tra contrade), e a fortiori lo sono quando separati da confini, naturali o artificiali, nazionali e continentali. Esistono aree culturali più o meno omogenee (l’Occidente, l’Asia,l’Africa ecc. ecc.) in cui, benché stranieri gli uni agli altri, per lingua e non solo, è più semplice comprendersi in quanto si subiscono minime variazioni (divenute tali nel corso delle epoche, dopo conflitti ed eccidi) su una comune trama storico-sociale, ed altre con le quali i divari di tradizioni, credi, abitudini sono talmente ampi che ciascuno giudica delle bizzarrie le ataviche convinzioni/convenzioni altrui.
Dire che tutti siamo biologicamente umani, in quanto discendenti dalla razza sapiens, non accorcia queste distanze di un millimetro e non risolve le molteplici contraddizioni tra le persone, i gruppi, le comunità. E’ giusto che ognuno stia nel suo ambiente, che quando si sposti altrove, provvisoriamente o stabilmente, abbia sempre rispetto di quello in cui si reca senza giudicarlo dall’alto in basso o credendo di potersi liberare del suo passato (vedi certi snob nostrani i quali, come direbbe Pareto si americanizzano, si francesizzano, si germanizzano o più che altro si istupidiscono) tanto da immedesimarvisi totalmente, mantenendo la indissolubile consapevolezza che non esistono civiltà superiori o inferiori, essendo le civilizzazioni molteplici e variegate, anche se caratterizzate da marcati differenziali di sviluppo economico, tecnologico, scientifico ecc.
Detto ciò, affermiamo che la differenza tra raggruppamenti sociali appartenenti a diversi Stati arricchisce solo se colta nell’ambito di queste specificazioni. La diversità che intruppa coattivamente individui con radici distinte destabilizza, genera dissidi, fomenta violenze, procura immani disastri. Posso amare la cultura francese o inglese ma non sarò mai un francese o inglese e costoro prima o poi me lo farebbero notare, sbattendomi in faccia i loro luoghi comuni sull’Italia (è accaduto qualche giorno fa) cosicché, in un moto di rabbia, mi ritroverei a dichiarare guerra a Parigi e a Londra, tirando fuori il peggio di me stesso, anche qualora non fosse mia intenzione farlo.
I dissidi etnici delle grandi metropoli multirazziali, nascondono problemi ben più rilevanti, ma la miccia viene sempre accesa dalle sciocchezze di poco conto. Figuriamoci cosa potrebbe avvenire (ed avviene) con soggetti di etnie ancora più esotiche (per me, ovviamente, mentre esotico sono io per loro), con le quali ho pochissimo a che spartire. Ognuno si tenga i propri vizi e le proprie virtù evitando inutili frammischiamenti perché solitamente i difetti si sommano mentre i pregi si elidono. Gli islamici che, travasati in Europa o in America, formano comunità separate all’interno del paese accogliente, fanno benissimo. Idem i cinesi o altri. Non saranno mai come noi, cioè non saranno noi, se non dopo alcune generazioni. I radicamenti sfumeranno lentamente ma qualcosa resterà ugualmente appiccicato, tanto che diventeranno italo-qualcosa, ma difficilmente italiani tout court, anche se parleranno la nostra lingua meglio di molti “indigeni”. Dopo qualche secolo, gli immigrati italiani in America, per esempio, sono sempre italo-americani, nonostante i loro legami con la madre patria siano inesistenti e la loro idea d’Italia più che altro un mito. Nel frattempo però, restando uniti in terra straniera pareranno meglio i colpi dello “spaesamento” (lo hanno fatto i nostri connazionali ovunque si siano recati, con buone o cattive intenzioni. E non sono i soli). Saranno tenuti a rispettare le nostre leggi ma conservando la loro identità che nessuno vuole togliere loro. Sul lungo periodo le cose muteranno ma occorre dar tempo ai processi di decantare. Subito non si ottiene nulla, anzi, si finisce con l’alimentare un odio reciproco. Non avverrà una totale integrazione ma nasceranno dei corridoi culturali tra allogeni ed autoctoni in cui sarà più agevole incontrasi ed intendersi, piano piano.
In ogni caso, non va bene l’invasione di tanti corpi estranei nello stesso periodo come adesso pare avvenire. L’organismo sociale non ha il tempo di metabolizzare tutta questa alterità. Così si finisce male. Non ne ha colpa chi scappa da guerra o fame ma non ne hanno colpa nemmeno gli italiani, i quali, a loro volta, hanno subito le scelte sbagliate dei loro governanti. Ma i governanti possono essere irraggiungibili, bravi a scaricare le loro responsabilità, cosicché la frustrazione dell’uomo della strada si abbatte sul vicino “alieno”, pilotata proprio da chi sta in alto. Per questo chi invece specula sulle vite dei migranti per fare propaganda politica è un criminale. Tanto chi ha appoggiato i conflitti in quei contesti (quelli di sinistra), i quali adesso piangono per i fratelli martoriati in preda ai mari e respinti da crudeli razzisti, tanto quelli che (da destra) usano il razzismo bieco per mascherare una uguale sudditanza ai macellai internazionali, prendendosela unicamente con i fuggiaschi sventurati e non con chi ha causato le loro disgrazie.
Certo, non si può più accettare chiunque, aprendo le porte ad ognuno perché danneggeremmo tutti, chi arriva, chi c’è già da un po’ e, infine, noi stessi. Infatti, la misura è colma. Ma si sappia che buonisti e antibuonisti rappresentano due facce della stessa medaglia, per le ragioni brevemente accennate.

Ps.
L’ultima diatriba ancora in corso riguarda la sorte di circa 600 profughi imbarcati su una nave battente bandiera di Gibilterra, utilizzata da una ong francese, rifiutata dal porto di Malta. Ci sono pressioni per farla approdare in un porto italiano, come avvenuto spesso nei mesi passati. 600 disperati non sono tanti, ma ne sono arrivati a migliaia sulle nostre coste in tempi recenti e non è stato possibile accoglierli a dovere. Ovviamente, i migranti sono diventati, oltre che un argomento di disputa demagogica tra partiti, un’arma di ricatto contro l’Italia, utilizzata da forze esterne che dopo aver precarizzato i già fragili equilibri di vaste aree dell’Africa e del Medio-oriente intendono esportare il disordine direttamente al nostro interno. Non è possibile sottostare a queste minacce senza reagire. Purtroppo, pagano i più deboli ma in qualche modo occorrerà far capire che la musica deve cambiare. Si devono però denunciare e fermare i veri manovratori del torbido evitando di criminalizzare quelli che sono divenuti, sfortunatamente per loro, strumenti di un gioco molto più grande.

ANTICORPI IN AZIONE! RIPULITE L’ORGANISMO, di GLG

gianfranco

 

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una notizia decisamente rilevante. Fa ridere l’accusa a Trump di avere scatti di nervi. E’ però ovvio che anche chi afferma questo sa bene che non è così. Il presidente americano ha bisogno che sia messo in crisi questo vertice della UE (e dei governi dei suoi paesi cardine come Germania e Francia), una congrega di “indeboliti” (Macron ha tutto il potere a causa della legge elettorale francese che gli ha concesso la maggioranza assoluta con nemmeno un quarto dei voti). Se tale gruppo dirigente, ormai il nemico principale, venisse messo in forte crisi, ne risulterebbe indebolito anche l’establishment americano rappresentatosi in Obama-Clinton. Quest’ultimo dovrebbe cercare altre vie strategiche all’interno degli Usa (e dunque nel mondo), avendo perso un forte punto d’appoggio nei suoi servi da ormai tre quarti di secolo. La Russia ha fatto bene a sostenere che guarda ad altre riunioni mondiali, ma è certo che anche lei gioca d’astuzia, cercando di approfittare della crisi che sta attanagliando l’“occidente”. Assume quindi ancor maggiore rilevanza l’incontro tra Trump e Kim, che è “osservato” (termine improprio logicamente) più che attentamente da Cina, Corea del sud e Giappone. Si sta mettendo in moto un vero sommovimento su scacchiera mondiale; vedremo come i principali giocatori muoveranno le loro pedine.

In ogni caso, in Italia è indispensabile che si affermi una corrente sempre più nettamente “antieuropeista”. Nel senso preciso di fortemente ostile all’attuale gruppo dirigente europeo, ai suoi organismi economici (come la BCE in mano ad un uomo del vecchio establishment statunitense); è indispensabile una netta diminuzione di potere di Merkel e Macron. Interessante che quest’ultimo, che sembrava il più doppiogiochista nei confronti di Trump, abbia adesso assunto un’accesa posizione ostile al presidente Usa. Tenta di prendere la testa della UE, avendo forti difficoltà “in casa”. L’Italia dovrebbe giocare un dura partita soprattutto contro “questa” Francia e, in sottordine, contro la Germania dell’attuale governo messo in piedi da due partiti in netto calo di consensi. Il problema cruciale è che qui in Italia abbiamo gli acerrimi nemici denominati “sinistra” e un “destro” (il nano) pur esso doppiogiochista. Bisogna spazzare via questi due “fattori cancerogeni”. Su questo punto, purtroppo, la via non sembra breve. Comunque, sempre più “siamo in cammino verso una nuova epoca”. E chi resta a giochicchiare con lo squalificato antifascismo (di coloro che consegnarono l’Italia all’occupazione Usa) e con il corroso liberal-liberismo ci porta solo alla catastrofe; speriamo s’inneschi infine una violenta reazione di “anticorpi” in grado di ripulire l’organismo nella sua più pura integrità.  

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L’Italia, un futuro come “media potenza” di A. Terrenzio

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Nel precendente articolo, avevamo accennato alla necessita’ di una ripresa del ruolo strategico dell’Italia nel Mediterraneo e di maggior peso nell’area “euro/atlantica”.

L’Unione Europea, il medio oriente e il nord-Africa, sono i poli principali dove la nostra politica estera deve tornare ad evere un ruolo assertivo.

L’UE in particolare, vive un periodo storico di estrema debolezza: la crescita esponenziale dei partiti euroscettici a causa delle dissennate politiche migratorie, la rigidita’ economica e burocratica delle sue Istituzioni, ne hanno fortemente indebolito la struttura. Il Brexit e’ stata la prima importante conseguenza della crisi dell’impianto europeo.

L’Italia, quale paese fondatore dell’UE e sempre presente nei tavoli internazionali, G7 e Oraganizzazione delle Nazioni Unite, ha progressivamente perso peso strategico ed economico, man mano che l’unipolarismo statunitense andava estendendo la sua egemonia a tutto il globo.

Il disastro libico del 2011 e’ stato l’evento geopolitico che ha maggiormente destabilizzato il nostro Paese.

L’incontro avvenuto recentemente tra Emmanuel Macron e Angela Merkel sulla risoluzione della questione migratoria e del contenimento dei populismi euroscettici, dimostra la volonta’ dei due capi di Stato di assumere la leadership della “governance” comunitaria.

Un asse franco-tedesco e’ quanto di peggio possa accadere per il nostro Paese. La Francia e’ la potenza militare principale del continente e fa dell’ “hard power” il maggiore strumento della sua politica estera. Rappresenta da sempre il nostro nemico storico insieme agli inglesi nel Mediterraneo e nel MO.

Negli ultimi tempi la politica estera francese ha assunto lineamenti particolarmente aggressivi, culminanti nella distruzione della Libia e nella destabilizzazione del nostro Paese.

La Francia di Macron non ha esitato a seguire sulla linea di Sarkozy. Sul piano commerciale ha ostacolato Finmeccanica, ponendo un veto sull’acquisizione dei cantieri navali STX. Per non citare un accordo scellerato firmato dal governo Gentiloni nella cessione di acque territoriali italiane, sventato all’ultimo momento. Ed ultimo, la violazione del territorio nazionale da parte della gendarmeria francese. In piu’ vanno ricordate le “scalate” ad infrastrutture strategiche per le comunicazioni televisive e telefoniche contro Mediaset e Telecom. Oltre al disastro libico, Macron ha cercato di trascinarci nel conflitto siriano contro Assad e in Niger sono presenti nostre truppe a sostegno degli interessi francesi in Africa.

Il breve accenno a tali questioni, rende evidente quanto sia ostile il ruolo svolto dalla Francia.

La Germania invece rappresenta un gigante industriale e finanziario (“soft power”), usa i parametri di Maastricht, i vincoli del deficit di bilancio e il debito pubblico, per ricattare il nostro Paese. Impone tagli strutturali che stanno cannibalizzando la nostra economia.

La moneta unica poi, è stata un mannaia che ha distrutto il potere di acquisto degli italiani, ha eroso la nostra competivita’ sui mercati esteri e ci ha deprivato della nostra sovranità monetaria.

Con la nomina del nuovo capo della BCE Weidemann, diretto emissario della Deutche Bank si porra’ probabilmente fine al “paracadute” attuato da Draghi, con prevedibile rialzo dei tassi di interesse sui Bond Italiani. A Berlino gia’ prefigurano un eventuale scenario di uscita dall’area euro dei cosiddetti “paesi cicala”. Ovviamente tale processo di sganciamento dall’area Euro, avverrebbe in maniera controllata, in tutto l’interesse della Germania e senza compromettere la tenuta dell’UE. Saremmo infatti costretti a ripagare in Euro I debiti contratti, e non in valuta nazionale.

Uno scenario da incubo quello che si prospetta da una eventuale uscita dalla moneta unica che leader come Salvini dovrebbero valutare attentatamene, prima di minacciare l’uscita dall’Euro.

Dopo questa breve disamina, appare chiaro che Francia e Germania sono i nostri due principali “nemici” sul piano continentale.

E veniamo al tema premesso dal titolo dell’articolo: è possibile pensare all’Italia come “media potenza”?

Il momento di debolezza politica del nostro Paese e di subordinazione della nostra classe sub-politica, rendono il quadro assai preoccupante. In piu’ da oltre due mesi, complice una legge elettorale che non permette la formazione di un governo, la penisola versa in uno stato di ingovernabilità. Il futuro prossimo non lascia presagire un cambio di direzione al nostro declino.

Tuttavia abbiamo il dovere di indicare delle linee guida che possano tracciare una via di uscita e di rilancio per il nostro Paese.

Il rapporto con UE e Nato.

Assumendo un approccio realistico, non possiamo pensare di uscire dall’area Euro senza conseguenze che potrebbero essere nefaste. Un’uscita dalla moneta unica potrebbe si potenzialmente rilanciare la nostra competitività sui mercati esteri, ma se cio’ avvenisse, la comunità finanziaria non esiterebbe a massacrarci peggio di come accaduto alla Grecia.

Inoltre saremmo costretti a ripagare un debito pubblico già di per se enorme, con una valuta piu’ debole. Senza contare che il nostro paese e’ carente di materie prime. Piu’ verosimile cercare una strategia “riformista” dell’Impianto UE. Chiedere una riformulazione dei trattati, ottenere maggiore flessibilità per permettere il rilancio della nostra economia e dell’occupazione.

Altro tema centrale da discutere in sede europea, e’ la questione dei migranti. Dobbiamo pretendere delle risposte e degli aiuti concreti da parte dei nostri “partner” europei, che fino ad adesso hanno scaricato sulla Penisola tutte le problematiche relative agli sbarchi.

Legato a doppio filo al nostro rapporto con l’Europa c’è il nostro ruolo nell’alleanza atlantica.

Come nel primo caso, è inutile farsi illusioni su una nostra fuoriuscita dalla Nato, almeno in un futuro prossimo. Ma il tema deve diventare un elemento centrale per aggregare forze anti egemoniche. Occorre iniziare a mettere in discussione il dominio statunitense rifiutando di essere coinvolti nelle loro operazioni di conflitto o “peace keeping”. Solo in Europa, si pensi ai contingenti dispiegati in Lettonia ed Estonia, in prossimità della Russia, dove non abbiamo nessun interesse alla partecipazione di azioni ostili nei confronti di un nostro importantissimo partner strategico.

Dovremmo mostrare contrarietà alle sanzioni che hanno creato ingenti danni alle nostre aziende che esportano in Russia. L’Italia ha già pagato abbastanza per la soppressione del gasdotto “South Stream”.

L’Italia ed il Mediterraneo.

E qui’ che l’azione del nostro Paese deve ritornare protagonista per vocazione storica e geografica.

Se proprio non possiamo uscire da un’alleanza che non ci offre piu’ vantaggi, dobbiamo almeno cercare di riguadagnare spazio in una regione vitale per i nostri interessi. E in questo teatro regionale che potremmo attuare delle politiche di “aggiramento” del dominio atlantico.

Possediamo ancora comparti strategici ad alta tecnologia invidiatici da mezzo mondo. Eni e Finmeccanica, sono le nostre due punte di diamante ancora in grado di fare la differenza e garantirci un ruolo di primo piano nell’arena internazionale. Grazie soprattutto a questi due gioielli nazionali, siamo ancora i primi partner commerciali di paesi come l’Iran, la Siria, tra i principali nel nord/Africa e di diversi paesi dell’Asia.

Il quadro geopolitico attuale volge verso un “arretramento” progressivo della superpotenza americana. Anche se gli USA sembrano perdere posizioni in diversi angoli del pianeta (vedi in MO con la sconfitta in Siria), mantengono saldo il controllo sul vecchio continente. Tuttavia potenze come Francia e Germania non rinunciano ad una “semi-autonomia” che si dispiega, come si e’ visto, soprattutto ai nostri danni.

Della relativa debolezza che sta attraversando la superpotenza americana, complici gli attriti tra “Deep State” e dirigenza Trump, sembrano approfittarne diversi players regionali. E’ il caso della Turchia di Erdogan, che pur essendo uno dei tasselli piu’ importanti della Nato, si permette “giravolte geopolitiche” e cambi di strategia militare come in Siria.

In tale quadro, l’Italia potrebbe ritornare ad assumere quel ruolo di “media potenza” che l’ha vista protagonista durante la I Repubblica.

Per fare ciò dobbiamo assolutamente tornare ad avere un voce autorevole nelle relazioni internazionali.

Se vogliamo uscire dal ruolo di “sub-vassallaggio” al quale ci ha ridotto quest’UE a trazione atlantica, complice il declino di una classe politica tra le più servili di sempre, dobbiamo assolutamente prepararci a questa nuova fase.

Un “nazionalismo economico” dai risvolti anche militari, sta tornando prepotentemente in auge, sintomo di quella transizione al multipolarismo che abbiamo piu’ volte sottolineato.

Un recupero di una politica sovranista e di interesse nazionale risultano imprescindibili. L’azione propulsiva dei nostri “asset strategici”, dovra’ necessariamente trovare un supporto delle nostre forze militari, che dovranno svolgere il ruolo di “braccio armato” dei comparti suddetti.

Ma per realizzare cio’, bisogna innanzitutto dotarsi di una élite dirigente consapevole delle sfide che ci attendono. Da questa Unione europea non potremo aspettarci nulla di positivo ed il declino dell’unipolarismo americano, da opportunità, potrebbe aprire scenari addirittura peggiori di quelli attuali. Francia e Germania, sono pronte a spolparci vivi e a danzare sul nostro cadavere.

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