UN CAVERNICOLO AL POTERE

Nichi Vendola è un reazionario della peggior specie e le prove di ciò si fanno sempre più evidenti. Il sentore c’è sempre stato poiché quando la retorica diventa abnorme nel discorso politico e il racconto favolistico e illusionistico sostituisce la critica dei rapporti materiali e sociali vuol dire che le ciarle stanno sopperendo ad un vuoto di idee, di analisi e di senso. O, peggio ancora, stanno mascherando la volontà di mettere le mani nel piatto come gli altri e più degli altri.E Nichi è un pozzo di chiacchiere senza fondo, il leader indiscusso di un pubblico vaniloquio, colui che si appresta rumorosamente a candidarsi al ruolo di Premier in un Paese senza più parole. Il pieno di verbosità copre in lui la carenza di categorie interpretative, di concetti e di contenuti e la grande narrazione sulle minuzie diventa lo strumento per mettere a tacere la Storia, i suoi temi centrali e le sue contraddizioni fondamentali. E’ l’ammuina del rivoltoso mistico-impolitico che negando e contrastando ad aggettivi e a ridondanze i dogmi dominanti ne duplica gli effetti triviali corazzandoli ideologicamente. Questo raddoppiamento capovolge ma non stravolge, rinomina ma non trasforma, deforma ma non smantella il conservatorismo di certe posizioni che, al contrario, si rafforza in quanto non più direttamente riconoscibile per quello che è. Tale finta lotta contro il potere costituito è una messa in scena per carpire la buona fede degli ultimi e dei deboli i quali si accorgono della fregatura quando sono già in mutande.  Vendola è una consolazione soltanto per i fiacchi di spirito e di mente che prediligono le sue panzane in finta pelle solidale al duro lavoro politico e sociale. La sua demagogia comunitaria è parte integrante della trama del discorso coercitivo delle forze signoreggianti perché il dettato dell’oppressione e la sua trasgressione predicata ma non praticata rinviano l’uno all’altra e si rafforzano reciprocamente. Non c’è bisogno nemmeno che il sermone vendoliano venga sussunto dal linguaggio predominante perché esso ne è già un prodotto col marchio di fabbrica, benchè rivestito di plastica sentimentale. Quando Vendola predica contro l’antiprogressismo altrui lo fa per avanzare proposte ancor più retrograde che gli consentono di abbellire la pianta del dominio senza metterne a repentaglio le radici. Ma la rivoluzione dovrebbe essere sradicamento, bonifica del campo, dissodamento del terreno e non deposito della polvere sotto il tappeto. Quando però senti Vendola dire all’ex direttore dell’AQP Riccardo Petrella – il quale, suo malgrado, aveva avuto il torto di prendere preso sul serio i richiami da uccellatore solidaristico del governatore del tavoliere a favore della gestione pubblica dell’acquedotto pugliese – che “il superamento della Spa e l'abbattimento delle tariffe … Sono il frutto di un radicalismo astratto, privo di coordinate politiche, di valutazioni sommarie e semplificate su un ente che, al contrario, è straordinariamente complesso…” capisci immediatamente l’inganno e le cattive intenzioni di questo imbonitore fantapolitico con la favella che incespica sul sigmatismo. In bocca a Vendola queste zeppole di prosaicità sono una vera barzelletta che non fa ridere nessuno. A Nichi interessa soltanto amministrare la situazione a suo esclusivo vantaggio e non gliene frega niente dell’acqua, del popolo e della sua volontà. Petrella voleva inoltre buttare fuori dall’AQP il capitale finanziario internazionale per dare ai pugliesi il diritto di decidere delle loro infrastrutture come meglio credevano ma anche qui Vendola si è opposto alla pratica concreta del cambiamento opponendole la propaganda idealistica che demolisce. Forse per i suoi legami con le banche straniere, la finanza statunitense e le fondazioni yankees che lo accolgono a braccia aperte nei suoi viaggi oltreatlantico? Il dottor Mendace cammina su fiumi di bugie ma nessuno lo contraddice perché le sue menzogne sono diventate vangelo acquatico per i militonti che si sono fatti cucinare come pesci lessi. Questi referenda su acqua e nucleare che riportano indietro le lancette del tempo patrio sono la sua investitura ufficiale. Sarà lui lo sciamano che presto guiderà nelle caverne una nazione uscita fuori di senno che segue le ombre e sta rinunciando a vedere la luce dell'avvenire.