Rivoluzione colorata contro Trump? di R. Vivaldelli

 

Contro il presidente eletto Donald Trump si è scatenata una vera e propria “isteria collettiva” come mai prima era accaduto nella storia degli Stati Uniti. Tutto il mondo progressista, così come quello della sinistra radicale, compresi anarchici e black bloc, è sceso nelle strade per esprimere il proprio dissenso nei confronti del tycoon, ancor prima che si insediasse. In concomitanza con l’ Inauguration Day, importanti manifestazioni, che hanno raccolto centinaia di migliaia di persone, si sono svolte a Washington D.C e in quasi tutte le più importanti città degli Stati Uniti e del mondo. Senza dimenticare la “Women’s March” del 21 gennaio, su cui ci siamo già soffermati.

La domanda che molti si sono posti al riguardo è: quanto di spontaneo c’è in tutte queste efferate rimostranze contro un presidente eletto democraticamente? Nessuno mette in discussione che buona parte delle persone abbia manifestato con cognizione di causa. Così come però è plausibile credere, allo stesso tempo, che un’altra fetta di dimostranti abbia agito su “input” ben diversi. A teorizzarlo è un’analista di tutto rispetto come l’economista canadese Michel Chossudovsky, professore emerito di economia all’Università di Ottawa nonché presidente e direttore del Centre for Research on Globalization (CRG). Sul sito della fondazione ha pubblicato un’analisi molto interessante in merito.

 Un “complotto” contro Trump?

Secondo Chossudovsky, infatti, contro Trump si è consumato un vero e proprio tentativo di “Rivoluzione colorata”. “Accanto a proteste genuine – osserva l’economista – c’è una campagna, sostenuta e finanziata dai neocon che vuole destabilizzare la presidenza Trump. I movimenti di protesta, infatti, sono iniziati la sera dell’8 novembre, prima dell’annuncio dei risultati elettorali. Gli organizzatori di questo movimento agiscono per conto degli interessi delle élite. Le persone sono indotte in errore. Prima delle elezioni del novembre 8, l’ex Segretario della Difesa e direttore della Cia Leo Panett aveva già fatto intendere che Trump è una minaccia alla sicurezza nazionale. Si tratta di un complotto? I vari attori di questa operazione sono coordinati. Vi sono tutte le caratteristiche essenziali per una rivoluzione colorata in stile americano”.

Le caratteristiche di una rivoluzione colorata

Ma che cos’è una “rivoluzione colorata”? Lo spiega sempre Chossudovsky: “È un’operazione coordinata dall’intelligence che consiste nel sostenere segretamente i movimenti di protesta, al fine di innescare “cambio di regime”. L’obiettivo di una “rivoluzione colorata” è quello di manipolare le elezioni, generare violenza, fomentare disordini sociali e utilizzare i manifestanti per far cadere un governo legittimo”. Tesi troppo “complottista”? Eppure vi sono molti elementi facilmente verificabili.

Le analogie con il passato

Il dato curioso è che i movimenti di protesta contro Donald Trump – come i black bloc di #DistruptJ20 – hanno adottato lo stesso simbolo – il pugno bianco su sfondo nero – che fu dell’ Otpor!, organizzazione politica attiva in Serbia dal 1998 al 2004 e che contribuì al rovesciamento dell’allora presidente Slobodan Milošević nell’ottobre del 2000. Persino l’autorevole Guardian parla del loro leader come  “l’architetto di tutte le rivoluzioni globali”.”Pochi anni dopo – osserva Chossudovsky – l’Otpor ha istituito il Centre for Applied Nonviolent Action and Strategies (CANVAS). Esso fornisce consulenza e formazione ai gruppi di opposizione sponsorizzati degli Stati Uniti in più di 40 paesi. A questo proposito, Otpor ha svolto un ruolo chiave nel fomentare le rivolte di massa durante la primavera araba del 2011 in Egitto ”.

È sufficiente visionare il sito ufficiale del CANVAS per esaminare la “mission” di tale organizzazione: “Il lavoro del CANVAS è quello di diffondere lo slogan del “potere al popolo” contro un dittatore. La nostra prossima grande missione dovrebbe essere, ovviamente, quella di spiegare al mondo quanto è potente lo strumento della lotta non violenta, quando si tratta di conquistare la libertà, la democrazia e i diritti umani”. L’organizzazione inoltre collabora inoltre con tutte le più importanti università americane, dove tiene lezioni e workshop agli studenti.

I Movimenti anti-Trump non desistono

“Vale la pena notare – afferma il noto economista canadese – che il logo del pugno alzato prima lanciato da Otpor nel 1999, poi “marchio” delle rivoluzioni colorate nel mondo, costituisce anche il simbolo di diverse organizzazioni coinvolte nelle manifestazioni anti-Trump, come #Distruptj20”. Gli anarchici di #Distrupj20 erano in prima fila a Washington contro il presidente repubblicano e si sono resi protagonisti di molte azioni violente. “Vogliamo interrompere l’inaugurazione – aveva affermato uno dei leader del movimento David Thurston, in conferenza stampa – vogliamo che la ribellione cresca in tutto il Paese e in tutte le città”. Manifestazioni contro Trump che continuano ad svolgersi, ancora oggi. Difficile pensare che possano arrendersi.

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