DISTRUGGERE I POLITICAMENTE CORRETTI

Mr. Trump- Yellow Tie

L’insediamento di Trump alla Casa Bianca apre una nuova fase politica, sociale e culturale. Accade perché è la Storia a svoltare, ad imporre le sue istanze cangianti ad attori ancora spiazzati dall’evolvere degli eventi. L’unipolarismo americano è divenuto insostenibile da un po’ e l’affacciarsi sulla scena di nuove e vecchie potenze, che reclamano un ruolo più confacente alle loro aspirazioni nell’ambiente internazionale, anche se per ora solo vicino ai loro confini, sta accelerando il disfacimento dei precedenti rapporti di forza basati sulla presenza di un unico centro di compensazione delle tensioni mondiali.

Con quel che ne deriva in termini di metamorfosi del panorama globale e di scosse nei contesti nazionali, in via di lento e difficoltoso adeguamento alla situazione. Chi si attarda dietro tali processi ineluttabili, come gran parte dell’Ue, rischia di collassare e di smarrirsi nel turbinio di cambiamenti in atto. Lo ha recentemente scritto La Grassa che, forse, è l’Europa il soggetto più a rischio nel crescente multipolarismo, perché quello maggiormente confuso dallo stato di cose in divenire. Le classi dirigenti continentali sono le più sciocche e corrotte, pertanto del tutto inadeguate a riadattarsi alle circostanze in fermento.

I pezzi di establishment e le élite che hanno innalzato Trump coltivano progetti egemonici diversi ma non contrapposti a quelli dei circoli democratici, dietro agli ex Presidenti Obama e Clinton, sostenitori degli interventismi umanitari a go-go. L’America è ancora la prima superpotenza e tale vuole restare. Non ha alcuna intenzione di abdicare placidamente al suo ruolo ma deve modificare registro per rallentare o fermare l’avanzata dei concorrenti che la insidiano nelle sue esclusive prerogative di supremazia. La strategia di Obama era di non avere una strategia. In assenza di un quadro chiaro delle scelte da compiere si dovevano limitare i danni evitando che altri player approfittassero dell’incertezza generale per rosicchiare terreno nei domini di Washington. Appiccare incendi nei vari pagliai regionali (Medio-Oriente, Africa settentrionale ecc. ecc.) o creare scompiglio alle porte degli avversari più insidiosi (Russia in primis) rientrava nei cosiddetti “tempi d’attesa”. Ora la strada da seguire deve essere un’altra poiché i risultati scarseggiano e troppe vicende iniziano a sfuggire di mano. Quando Trump afferma, nel suo primo discorso da leader eletto, che gli Usa non vogliono imporre il loro modo di vivere ad altri paesi (leggi esportazione della democrazia assassina, di cui sono stati campioni i pacifinti liberal) non dice che rinuncerà a condizionare o influenzare le scelte dei governi. Sostiene, piuttosto, che l’assertività statunitense potrà fare a meno dell’ideologia umanitaristica per perseguire i suoi scopi e giustificare le proprie azioni, in quanto l’espansione ipertrofica del politicamente corretto sta creando cortocircuiti nella stessa società americana che imputridisce insieme alle altre del suo “giro”. Il pol.cor. sta spegnendo, insomma, le energie vitali dei medesimi americani che non ne vogliono più sapere del buonismo artificiale propugnato dalla casta dei demo-aristocratici, la quale pretende di sostituire i valori tradizionali con neo-costumi al limite della perversione. Per questo hanno votato il “rozzo” Trump che non chiede loro sforzi sovrumani di mutazione antropologica in un periodo in cui la realtà quotidiana è già una sfida insormontabile.

Chi crede che Trump farà del globo un posto più sicuro e stabile si sbaglia di grosso. La fase resterà convulsa fino all’ingresso nel vero e proprio policentrismo che condurrà a contrapposizioni più dure e dirette tra aree e paesi, smaniosi di allargare le loro sfere d’influenza, finché non emergerà, dopo grandi spargimenti di sangue, un altro temporaneo vincitore (che, tuttavia, potrebbe essere ancora Washington). Il Tycoon newyorkese renderà sicuramente il pianeta un luogo meno ipocrita e smaschererà molti farisei che hanno imperversato a lungo nei media e nei Palazzi del potere. Almeno ci proverà perché questo si confà meglio alla sua guida e alle sue intenzioni per “Make America Great Again“. Pur essendo questo un grande merito, perché non si può sopportare oltre il moralismo genocida di dem e neocon che ammazza con la benedizione della democrazia e dei diritti distribuiti ad capocchiam, continueranno bellamente provocazioni, omicidi, guerre e altre cose del genere. The Donald si accollerà, come ogni buon capo di Stato, la sua buona dose di crimini e delitti perché è il leader di un impero non di una sagrestia.

Forse aprirà effettivamente alla Russia e spegnerà la russofobia alimentata da Obama ma solo perchè vuol contenere la Cina ed impedire un rinsaldarsi dell’asse Mosca-Pechino. Sarebbe troppo pericoloso per quest’America in crisi d’identità e di credibilità permettere che si formi una grande coalizione di nemici di tale spessore. Tutto ciò ha una logica e segnala un’inversione di tendenza ma non si prendano fischi per fiaschi. Putin e Trump non potranno mai essere alleati, nonostante le cortesi parole tra loro. Ciascuno intende usare le debolezze altrui per farne punti di forza propri.

Noi però dobbiamo approfittare di questa ventata di aria fresca perché è il momento di fare i conti, anche in casa nostra, con quei vermi di radical-chic e di perbenisti che vogliono imporci il loro way-of-life d’importazione, miserabile e artefatto. Occorre scagliarsi con violenza contro i semicolti di sinistra per iniziare una rivoluzione culturale che incendi le praterie del lassismo imperante di cui essi sono stati artefici e con cui hanno aggravato la nostra situazione di sottomissione alle combriccole estere (da cui sono appoggiati). Bisogna definitivamente chiudere la bocca ai “mutanti antropofessi” del finto progressismo che inventano soggetti svantaggiati da tutelare per ingannare tutti i settori collettivi e ridurli alla povertà, di tasca e di spirito. Io non seguirò lo stile di vita del migrante, checché ne dica Boldrini. E’ meglio che questa gente inizi a correre perché siamo stufi della loro idiozia (e “ideozia”, cioè un’ideologia degenerata).

Mentre si arranca e si crepa per la crisi, questi pagliacci distribuiscono privilegi civili ad incivili di ogni risma, creando situazioni di autentica discriminazione tra persone concrete e categorie sociali. Vanno fatti fuori con tutte le armi a disposizione. Per ora in una battaglia culturale senza esclusione di colpi. Ma se non dovessero arrendersi bisognerà ricorrere a sistemi molto più brutali, da soluzione finale. Devono essere scacciati perché sono gli stessi invertiti che permettono l’assoggettamento del Paese a gruppi stranieri, i quali lo depredando e lo impoveriscono negandogli ogni futuro. Trump li ha colpiti togliendo loro l’inviolabilità. Noi dobbiamo approfittarne per distruggerli senza pietà.