IL GRANDE PENTOLAIO

SudItaliabordello

Il diavolo fa le pentole ma non i coperchi. Così fu anche all’indomani del terremoto di Mani Pulite che avrebbe dovuto spianare la strada alla gioiosa macchina da guerra occhettiana, pronta a prendere in mano le redini del primo Governo della II Repubblica. Washington, che intendeva modificare gli equilibri internazionali col venire meno dell’Urss, diede il via all’operazione tirando i fili da dietro le quinte e impartendo suggerimenti ai vari ingaggiati. Lo scopo era quello di scardinare un sistema politico ritenuto inadatto al nuovo quadro dei rapporti di forza mondiali, privato del blocco antagonista ad Est, con l’entrata nella fase unipolare.
Quando tutto sembrava già fatto un’astuzia della Storia ci mise lo zampino ed il programma degli ex comunisti, salvati dalla mannaia giudiziaria insieme ai democristiani di sinistra, andò a sbattere contro il fenomeno Berlusconi. Più che il piano destabilizzante furono le aspirazioni dei suoi architetti ad andare a ritrecine poiché, in ogni modo, una transizione era comunque avvenuta. L’intera classe dirigente del periodo precedente veniva messa da parte a favore di mediocri piazzisti, moralisti della domenica e ipocriti incalliti il cui unico compito era quello di svendere la sovranità nazionale e consegnare le chiavi della città al Signore assoluto del pianeta.
Il Cavaliere di Arcore, che fu costretto a scendere in campo dal naufragio dei suoi appoggi politici, temendo (e non sbagliando in tal senso) di subire vendette, rallentò, non facendo parte del giro dei traditori della patria, la liquidazione del patrimonio pubblico ed il rovesciamento istituzionale. Che, comunque, avvenne con modalità e tempi differenti, sottoponendo il Paese ad un’agonia che dura tutt’ora. Il consenso popolare gli permise a lungo di rintuzzare gli attacchi alla sua persona e alle sue imprese ma alla fine, circondato da ogni parte, ha dovuto barattare la sopravvivenza, economica ed elettorale, con i suoi nemici, interni ed esterni. Oggi è una staffa integrata del panorama politico, responsabile come i suoi oppositori (adesso al governo con gli infiltrati della sua combriccola), ed anche più di questi, della decadenza italiana. E’ ancora lui l’anomalia del teatro politico ma ormai solo in senso negativo. Se agli esordi della sua carriera parlamentare si è trovato a sbarrare il passo ai cattocomunisti in ascesa, i quali non avrebbero avuto nessuna remora a vendere madri e padri per scalare il Palazzo, ora costituisce, come scrive La Grassa, il vero elemento “badogliano”. Afferma il professore veneto: “Bisogna mettersi finalmente in testa che questo “badogliano” è l’autentico intralcio di chi vuole un minimo di rinnovamento in Italia. Renzi si presenta per quello che è, costui è invece un vigliacco, un mestatore, uno che sta preparando l’appoggio non tanto al Pd (partito anch’esso ormai superato nei fatti), bensì proprio a coloro (ambienti politici ed economici) che intendono creare un regime soffocante e prendi tutto. Un regime ancora peggiore di quello democristiano, senza poi considerare che non ci saranno uomini di un qualche valore (come ce n’erano nella prima Repubblica), ma solo nanetti cattivi e pericolosi del tipo di Renzi e le sue Ministre e viscidi intriganti come il vegliardo che paga le giovanette per prestazioni varie”.
Tra qualche settimana gli italiani saranno chiamati ad esprimersi sul referendum costituzionale voluto dal Premier, non scelto dal popolo, per autolegittimarsi. I diversi fronti, schierati per il sì o per il no (alcuni, come FI, soltanto fintamente), attendono l’evento per capire come ricollocarsi. La sedicente riforma è solo un pretesto per coinvolgere la gente in decisioni che saranno prese sulla sua testa e contro i suoi interessi. In realtà, tutti i protagonisti sono alla ricerca di una formula per perpetrare l’attuale pantomima. Se Renzi la spunta non avrà più rivali nel partito e potrà percuotere pesantemente correnti e singoli che si sono contrapposti al suo dominio. Poi occuperà, con i suoi addetti, tutte le cariche strategiche nei posti di comando statali ed extrastatali, lasciando agli altri di azzuffarsi per le briciole. Inoltre, concederà ancora qualcosa alla pattuglia dei berlusconiani affinché questi possano continuare a svolgere quel minimo ruolo di opposizione “testimoniale”, utile a confondere la testa agli sciocchi che credono nella democrazia. Tutto ciò accadrà senza che venga mai messa in discussione la subordinazione dell’Italia a quegli organismi sovranazionali occidentali di cui il Premier è garante. Del resto, si trova lì, innanzitutto, per questo.
Se, invece, vince il No, e mi ripeto in quanto ho già affermato in un altro articolo, si dovrà ricorrere a più larghe intese (con o senza Renzi al timone), nell’immutata prospettiva di tenere ancorato il Paese alle sue solite zavorre e pastoie, procedendo con più cautela al suo smembramento, tra una mancia e l’altra. L’intento ultimo è quello di impedire ad ogni costo che si creino quegli spazi politici in cui si andrebbero ad infilare forze autenticamente antisistema (altro che Movimento 5 Stelle!), capaci di raccogliere ed incanalare il malcontento generale che si sta paurosamente accumulando nei corpi intermedi della nostra società. Non sia mai che a qualcuno, con in testa idee di sovranità e rinascita nazionale, venga in mente di marciare su Roma per ripulirla dal suo pattume, perché incontrerebbe, quasi certamente, il favore di una maggioranza popolare stanca di farsi angariare da questi burattini e cantafrottole. In mancanza d’altro, speriamo almeno nel Grande Pentolaio.