La benda, di GLG E G.P.

gianfranco

Undici coltellate. Cambia poco. E comunque nulla sono in confronto all’orrore del ragazzo bendato e con le mani legate dietro la schiena. Sentire quello che hanno detto i media statunitensi mostra la grande sensibilità democratica di quei nostri padroni. Ma anche a casa nostra non si è scherzato; e ovviamente da parte dei servi di quei padroni. Sarebbe interessante anche sapere chi ha diffuso la foto e perché. E non è escluso che perfino la preparazione della scena abbia avuto qualche regia occulta. In ogni caso, mi auguro che la maggioranza della popolazione, se ancora resta un po’ di pulizia morale, si sia concentrata sul dolore e la rabbia per l’assassinio compiuto da due balordi, ormai deprivati di ogni parvenza umana. E si spera che “l’Arma”, come forse in altri casi, non si metta a battersi il petto per un non dovuto “mea culpa”. Nessuno sostiene che fosse necessario sistemare il ragazzo in quel modo. Non lo era affatto; e ripeto che mi nascono molti sospetti. Tuttavia, l’indignazione manifestata da insensati, quasi quanto quei due ragazzi, dimostra che ormai solo una disinfestazione assai accurata e capillare potrebbe salvarci dallo sfacelo definitivo.

Uno di vent’anni che imbevuto di droga (almeno immagino) dà 11 coltellate, e ben piazzate, ammazzando una persona. E che fosse carabiniere o meno, sposato da poco o meno, m’interessa fino ad un certo punto. L’assassino è un degenerato e lo è ad appena vent’anni e vissuto nel benessere. Se ne fa un caso, quasi grave come l’assassinio, per il fatto che è stato bendato e con le mani legate dietro la schiena. Ritengo che sia stata applicata una misura sbagliata, che non ce n’era affatto bisogno. Ma che si faccia can can quasi come per l’assassinio – e che perfino “l’Arma” dica “inconcepibile” e trasferisca l’autore del gesto (sicuramente da rimproverare e considerare assurdo, ma non da rendere un terribile affronto alla dignità umana verso chi questa dignità non l’ha certo dimostrata) – è qualcosa di assai più che preoccupante. Poi c’è un’insegnante che dice all’incirca: non era intelligente, uno di meno, con riferimento all’assassinato. Reazioni non adeguate a simile incredibile affermazione. Qualcuno ha detto che dovrebbe essere licenziata o sospesa. Scusate, ma a me sembra soprattutto che la sua mente non sia del tutto a posto. Forse c’è bisogno d’altro, di qualche cura, anche con comprensione umana per le difficoltà che insorgono nella vita di molti. Infine, si continua ad obiettare, ad ogni gravissimo fatto di sangue, che i reati sono in diminuzione. In realtà, dai numeri risulta che sono diminuiti i furti, quelli però normali, quelli simili a quando i cervelli di politici, giornalisti e conduttori TV, uomini di cultura e cosiddetti intellettuali, avevano una discreta funzionalità. Adesso, soprattutto quella che ci si ostina a definire “sinistra” – e che continua a offendere un nostro lontano passato definendosi “antifascista” e mostrando una falsa e disgustosa “umanità” del tutto degenerata e pericolosissima proprio per il genere umano – è ormai giunta ad un punto di non ritorno. Dovrebbe essere combattuta con i metodi con cui si affrontava un tempo la peste bubbonica e oggi il cancro; invece nulla, solo polemiche e discorsi per migliorare la propria situazione elettorale. Quest’“occidente” è ormai inguaribile con simili “non farmaci” di tipo omeopatico. E tenta di esportare questa infezione anche in zone al momento un po’ più sane. Si vedano i disordini (mal riusciti) a Mosca e quelli più consistenti a Hong Kong. Che la si smetta di “scherzare”; in quei paesi spazzino intanto via l’infezione “occidentale”. Qui, non so come andrà a finire.

P.S.

si legga attentamente.Assurdo che i carabinieri sentano il bisogno di punire il loro collega che ha bendato per 5 minuti il ragazzo e per motivi precisi, non certo per fargli uno sgarbo (che comunque non è una tortura di alcun genere). Devono alzare la voce invece e pretendere maggiori misure di sicurezza e possibilità di usare le armi. E dotazione di nuove armi ormai esistenti.Cosa serve discutere all’infinito su un decreto sicurezza e presentare decine e decine di emendamenti quando poi chi deve garantire la sicurezza può essere assassinato in un attimo. E come si può accettare senza una protesta istituzionale la violenta campagna di stampa che sta facendo un paese con all’attivo, anche solo in tempi recenti, le torture ad Abu Ghraib (Irak) e a Guantanamo. E lasciamo stare i massacri da cui è nato, i bombardamenti di civili (anche atomici) in ogni dove, le continue aggressioni e organizzazioni di colpi di Stato ferocissimi con centinaia di migliaia di morti. GLG

 

La benda dei liberali

Il liberalismo non è un modo di pensare ma di fantasticare. I liberali vagheggiano su tutto e sono convinti che la libertà, più apparente che reale, sia sempre una stella polare. Ma c’è un problema di fondo. La libertà non esiste, né in natura ne’ in società. Essa è il primo tra tutti i sogni che fanno del liberale il più addormentato degli uomini. I liberali infatti sono dei sonnambuli che camminano nel sonno e parlano con gli occhi chiusi della libertà e dei suoi vari accidenti senza vedere la vita intorno. Solo esseri così spenti ma rumoreggianti possono farsi distrarre da una benda sugli occhi di un omicida o del suo complice ed affermare frasi come le seguenti:
“La fotografia del diciottenne con gli occhi bendati e ammanettato, seduto davanti ai militari che lo interrogano, fa venire i brividi, inorridisce. Non immaginavamo che le forze dell’ordine arrivassero a tanto, ne siamo disgustati e pretendiamo di sapere come sia stato possibile che ciò sia accaduto all’interno di una caserma dell’arma fedele nei secoli”. Feltri su Libero
“il vilipendio della persona, che ha già perso la libertà, non può essere un espediente accettabile di questo mestiere”. Farina su Libero
Ovviamente, ci sono poi tutti i politicamente corretti, filoamericani da vomito, che utilizzano l’espediente per spostare l’attenzione dal gravissimo delitto contro un Carabiniere verso i sistemi “barbari” da Caserma che disonorano l’Italia, causa sovranisti al governo. I cantori della libertà sono queste signorine da trenta denari a prestazione orale che si dimenticano dei modi della patria americana, questa inesistente arcadia liberale e liberista, che acceca e sodomizza il nemico, lo disonora pisciandogli addosso, facendolo mordere dai cani (come nelle sue prigioni extraterritoriali) e poi rilascia corsi accelerati di democrazia ai quali ogni Stato, amico o nemico, deve attenersi.
L’immagine dell’americano fasciato, considerato il suo gesto cieco, è solo una forma di contrappasso. Siamo la terra di Dante e non rompeteci i coglioni. L’America produce simili animali in quantità industriale, ha la violenza nel suo Dna, non la libertà. E poi abbiamo molti conti in sospeso con loro, affronti, stragi, uccisioni, reclusioni non giustificate. Abbiamo perso la pazienza e toccherà che abbozzino. Loro se ne fregano del diritto e lo manipolano se serve alla sicurezza nazionale. Fatto l’inganno si approvano pure una legge che li legittimi nella crudeltà. Tutto il contrario del brocardo romano Inventa lege, inventa fraus. Ma i romani antichi non erano americani, come i romani cretini di oggi. Assolvono i loro militari che si macchiano di efferatezze in barba a qualsiasi giustizia e ci fanno le rampogne, assecondati dai servi di casa nostra. Stiamo agli eventi. È stato commesso un omicidio senza senso di un servitore dello Stato da parte di un cittadino straniero. La benda è un fatto secondario senza nessuna importanza. La benda non la vedo. Non esiste. Sono bendato. G.P.

SOLIDARIETA’ MA ALLARGANDO IL DISCORSO, di GLG

gianfranco

Indubbiamente, la figlia di Borsellino ha tutte le ragioni di sostenere quanto qui leggiamo e ad essa deve andare tutta la nostra solidarietà, assieme ad una considerazione sempre più bassa di questa magistratura. Non tanto di singoli magistrati perché sono convinto che ce ne siano moltissimi, probabilmente la maggioranza, che nulla hanno a che vedere con le aspre ma giuste affermazioni della Borsellino. Tuttavia, dobbiamo anche ricordare altri fatti incresciosi.
Primo fra tutti proprio “mani pulite”, operazione che si è voluta onorare al massimo grado ai funerali del procuratore capo di quel gruppo di magistrati. E anche in tal caso, sia chiaro che – a parte uno di quei magistrati, sulle cui specifiche funzioni in quell’occasione nutro molti sospetti – non credo che detti magistrati abbiano agito in malafede e soprattutto ponendo in opera delle scelte, non a caso definite “colpo di Stato” dai figli di Craxi; forse esagerando un po’, ma non poi troppo. In realtà, resto convinto che quei magistrati hanno avuto semplicemente il via libera e a loro sono stati forniti ampi indizi da parte di dati gruppi politici ed economici, italiani e stranieri; in primo luogo ambienti statunitensi che usarono ampiamente un mafioso sedicente “pentito”, Buscetta, secondo il ben consolidato ruolo sempre svolto da tale nostra organizzazione criminale in favore degli USA (ricordiamo almeno lo sbarco in Sicilia delle truppe di questo paese nel 1943).
Dalla fine della guerra, l’Italia è sempre appartenuta al “campo occidentale” centrato sugli USA; nel 1947, dopo che a gennaio De Gasperi andò a prendere ordini a Washington, venne buttato fuori dal governo di sedicente “unità nazionale” il Pci. Ciò consolidò un ben preciso regime, poi indubbiamente vincente alle votazioni del 18 aprile 1948. Con il 1963 (primo governo di centro-sinistra presieduto da Moro e basato sul ruolo fondamentale di Dc e Psi) si stabilizzò ulteriormente la posizione dell’Italia in subalternità rispetto agli Stati Uniti. Il centro-sinistra divenne ulteriormente robusto con l’ascesa di Craxi (statista di rilievo) alla direzione del Psi nel 1976. E’ indubbio, tuttavia, che il governo di centro-sinistra si permetteva a volte qualche “sgarbo” verso i predominanti “centrali” e i loro prediletti “alleati” israeliani, che tenevano sotto controllo il Medioriente; non scordiamoci che nel 1973 costoro abbatterono sopra Mestre l’aereo militare “Argo 16”, tanto per darci un chiaro avvertimento di tenere ben lontani i palestinesi di Arafat. Ovviamente il tutto è stato fatto passare per incidente e ancora oggi mai si è chiarito con nettezza e condannato quel crimine costato la vita a nostri connazionali. Altri “sgarbi” italiani (non tanti) vi furono; e ricorderò il ben noto episodio di “Sigonella”, gestito proprio da un deciso Craxi.
Nel frattempo, però, a partire dall’inizio anni ’70 (anzi direi dal 1969 all’incirca) si andò attuando – con tutta la cautela e mascheramento del caso, per non farsi abbandonare dalla “base” ancora largamente operaia – lo spostamento del Pci verso gli USA (e la Nato), con poi il “caso Moro” (1978) e il concomitante viaggio oltre atlantico di quello che fu definito da Kissinger “il mio comunista preferito”. Non si poteva ovviamente però creare una crisi di forte “trapasso” politico in Italia nel mentre sussisteva il sistema “bipolare”. Alla fine, per merito di uno “sfasciatore” come Gorbaciov, si dissolse nel 1989 il “campo socialista” e nel 1991 l’Urss. Andreotti fu “inspiegabilmente” cupo in quel periodo e non era evidentemente contento del “crollo del muro”. Craxi, altrettanto inspiegabilmente (e stavolta senza virgolette) esultò. Possibile che non abbia capito cosa si stava preparando? Forse si sentiva garantito da qualche “ambiente” (USA?) che poi invece mancò all’appello?
Comunque si poté dar via libera all’operazione giudiziaria che liquidò la “prima Repubblica” perseguendo soprattutto democristiani e socialisti (nessuno ricorda che, su oltre cento indagati e colpevolizzati, la stragrande maggioranza fu assolta; ad alcuni, ad es. l’ex Ministro Formica, processato per 14 anni, fu annientata la carriera politica ma anche fortemente “disturbata” la vita). La magistrata Parenti ingenuamente pensò che “mani pulite” valesse per tutti, anche per il “fu Pci” (divenuto Pds); e le fu tolto ogni incarico. Perché l’operazione – per scelta di coloro che usarono la magistratura come semplice strumento; e ribadisco che quei magistrati, salvo forse uno, probabilmente pensarono di fare solo il loro dovere – era stata decisa in “altro (e alto) loco” per creare un nuovo regime, formato dai post-piciisti e dai post-“sinistri” diccì, molto ma molto più sdraiato davanti all’ormai strapotere degli Stati Uniti, unica superpotenza rimasta. L’operazione non fu del tutto ben pensata, ma soprattutto pessimamente condotta dai post-piciisti, di una inettitudine politica incredibile. Fu obbligato a mettersi in campo Berlusconi. Anche questo è dimenticato: costui fu minacciato di rovina economica da uno sciocco pidiessino e tentò in tutti i modi di appoggiare un rappresentante politico, credendo per un momento di averlo trovato in Mario Segni dopo il patto tra costui e Maroni, durato “l’espace d’un matin”. In definitiva, è avvenuto ciò che ormai viviamo – una vera disgrazia – da un quarto di secolo ormai.
Ho voluto ricordare tutto questo, pur assai sinteticamente (ma ne abbiamo parlato non so quante volte), perché alla dovuta solidarietà nei confronti della figlia del magistrato Borsellino, più che giustamente indignata di fronte all’incredibile comportamento di una parte della magistratura (numericamente senz’altro minoritaria ma in posizioni di dirigenza), deve seguire la precisazione del ruolo svolto più di una volta dall’apparato giudiziario. E non si pensi sempre che si sia trattato di scorretto (e certamente “non legittimo”) comportamento di magistrati poco affidabili nella loro lotta alla mafia e altre consorterie simili. Dietro ci sta sicuramente qualche grave manovra, svolta dai soliti ambienti predominanti (italiani e stranieri, in specie americani), di cui la “criminalità” è puro strumento (come lo fu nell’assassinio di Enrico Mattei). Si vuol infine capire che non esiste potere senza una criminalità da combattere? E che è sempre strumento delle manipolazioni di questo potere, ma nel contempo il suo sostegno fondamentale; perché solo agendo contro di essa per la sicurezza dei cittadini, il potere si fa ben volere da questi ultimi e ne ottiene la fiducia.
Dove può mai esistere, ingenui che non siete altro, un potere che non abbia un “nemico” da combattere? O è quello esterno – nelle varie guerre che si combattono – o altrimenti deve sussistere all’interno. Anche certo “terrorismo” – che sia quello islamico o invece anarco-insurrezionalista o di qualsiasi altra origine e insorgenza – deve manifestarsi, con maggiore o minore vigore a seconda del bisogno, per essere combattuto e a volte represso nel sangue. Sia chiaro, non mi si fraintenda: esistono i criminali ed esiste il terrorismo o altra insorgenza pericolosa. Chi sta da quella parte, lo è perché ha fatto veramente quella scelta e su questa (o PER questa, quando si tratta di ideologie e forti credenze) ci campa. Tuttavia, non sarà mai veramente annientato dal potere perché altrimenti questo si trova sbandato, senza scopo. E in certi casi, soprattutto quando dati poteri sono in contrasto con altri per la supremazia, certa criminalità o certo terrorismo viene alimentato da alcuni di questi. Così come hanno fatto gli USA (quelli da me detti n. 1) finanziando, magari tramite paesi-satellite, Al Qaeda e l’Isis; e organizzando pure le sceneggiate di vittoria su queste organizzazioni del tipo dell’uccisione di Bin Laden, ecc. ecc.
Insomma avete capito. Mi sono allontanato dal punto di partenza, ho ampiamente dirottato. Torno però al punto di partenza. Bene ha fatto la Borsellino ad indignarsi e noi stiamo sicuramente dalla sua parte. Nel contempo, alziamo le orecchie. Si sta forse preparando qualche altra “mani pulite”. Sarà più difficile e non otterrà magari il successo della prima. Certi “poteri” (un tempo detti “forti”; e non solo italiani) sono assai preoccupati. I cosiddetti populisti sono a mio avviso ancora delle “mezze misure” (e anche meno), troppo condizionate e con scarsa capacità di penetrare nei veri “fortini” del “nemico”: il settore culturale, i mezzi di informazione, i Servizi, tutti ancora in mano a quest’ultimo, a quella che definisco “infezione”. Si continua a parlare inoltre di “destra” e “sinistra”. Ma tale distinzione non corrisponde più per nulla a quella storicamente rilevante per oltre un secolo. Piddini e forzaitalioti (la maggioranza di questi ultimi, quella ancora rincretinita dal “nano d’Arcore”) sono differenti eppur afferenti allo stesso marcio establishment europeo (e USA-Nato), che ha dominato fino a due-tre anni fa e che adesso traballa.
In ogni caso, si sta preparando una nuova stagione d’uso della magistratura quale strumento di un dato potere. Nel 1992-93 fu usata per abbattere uno schieramento dominante da decenni, ma per sostituirlo con uno ancora più servo dell’unico predominante rimasto dopo il crollo del bipolarismo. Adesso c’è la crescita del multipolarismo e una certa debolezza dei vecchi dominanti; sia nel paese ancora predominante (ovviamente gli USA) e sia nei suoi servi della UE. Questi, in Italia, vorrebbero di nuovo chiamare la magistratura (ripeto: una sua minoranza, ma agguerrita) per annientare il pericolo avversario; poiché al momento la “democrazia dell’urna” li sta sfavorendo. E non mi sembrano avere idee per la testa; salvo appunto il controllo di importanti apparati, che i loro avversari non hanno proprio la forza di portare sotto la loro influenza. E’ tutto sommato un “conflitto tra pigmei”, ma che occupano tutto il campo al momento disponibile. Per il momento mi fermo qui. Salutamme!

Governo debole sotto attacco, di GLG

gianfranco

Qui

Qui

due eventi ben diversi e di diverso peso e significato. Tutti e due però positivi secondo la mia opinione perché chi cercherà contro di essi soluzioni “morbide” dimostrerà di non avere le “palle” giuste per condurre questo paese. Preciserò poi un’ulteriore questione. Vedo questa UE come l’annientamento della nostra stessa civiltà. Per cui l’opposizione ad essa dovrà attuare in tempi non pluridecennali qualcosa di estremamente violento. Così pure, per altro verso, giudico un Lerner (e quelli che lo coadiuvano nel programma) una fastidiosa infezione, che va combattuta con i metodi che si usano di fronte a simili eventi. Tuttavia, le forze che attualmente dovrebbero contrastare queste forze mortifere sono comunque filo-Usa (sia pure di un diverso establishment rispetto a quello più marcio e delittuoso rappresentatosi in Obama/Hillary Clinton) e sono ottusamente anticomuniste (e ossessionate dal vedere comunisti dappertutto). Questo indebolisce a mio avviso la funzione di risanamento che dovrebbero svolgere le opposizioni a questa UE e a questa “sinistra” italiana. Per questo ho parlato di cura omeopatica.
Il vero comunismo è cosa che ormai appartiene al passato. Per quanto mi riguarda, in quel passato ha fatto cose tutt’altro che disprezzabili; io comunque le considero tuttora positive. Non al 100% perché zone d’ombra esistono sempre, nulla è perfetto; tuttavia, è stato un tentativo fallito, ma per tanti versi encomiabile (questa la mia opinione). Non accetto quindi che ci si ponga dalla parte degli Stati Uniti (sia pure in modo differenziato) né che si voglia cambiare la storia nel senso di considerare mostri quelli che sono ormai consegnati al passato. Se ci limitiamo allo stretto “presente” della nostra squallida situazione, non posso che invitare a regolare infine i conti con la UE e con questa nostra “sinistra”, smettendo di considerarla “rossa”; non è nemmeno una blanda socialdemocrazia, è solo il marciume che deve essere eliminato dalla nostra società, è la cloaca dove tutte le defecazioni dei suoi immondi rappresentanti (maschi e femmine) finiscono. Chi sarà in grado di svuotarla fino all’ultimo grammo?

L’Europa si salva con la Russia.

il ratto d'europa

Nell’ultimo numero di Limes si parla di Antieuropa. Questo termine, secondo me azzeccato, si riferisce ad una struttura di governo del Continente costruita esclusivamente su interessi egemonici esterni allo stesso. L’Antieuropa, cioè l’Ue, ha una matrice americana, in quanto tale è contro gli Stati europei che vedono derubricate le proprie istanze a favore della geopolitica statunitense. Nel suo editoriale, Caracciolo rammenta che i due pionieri dell’Ue, Schuman e Monnet, erano in sostanza due agenti transatlantici, due congiurati di Washington che rispondevano alle mire conquistatrici di questa anche se ammantavano i loro discorsi di spirito cosmopolitico ed europeistico. Ciò  dovrebbe bastare a far capire che l’Unione Europea non è un soggetto riformabile, esso può essere solo abbattuto e sostituito con un vero progetto indipendentistico che risponda alle esigenze multipolaristiche della fase storica. Di questo abbiamo già scritto con La Grassa, proponendo un asse Berlino-Mosca-Roma per la rinascita di un reale contropotere nel Vecchio Continente atto a ridisegnare i destini dei popoli che lo abitano.
Sulla rivista già citata, in questa direzione, c’è un intervento piuttosto interessante a firma di Vitalij Tret’jakov, intitolato “Senza la Russia l’Europa non si salverà”.
Riporto i passaggi piu’ stimolanti (poiché non tutto è condivisibile del pezzo) e che rispecchiano il mio punto di vista: “Il Vecchio Continente può sopravvivere se si riunirà a Mosca. Ma dovrà abbandonare arroganza e padrone americano, ricalibrare il concetto di democrazia… L’Europa e la Civiltà Europea si trovano a un passo dalla morte; sono in pochi oggi a dubitarne.
Purtroppo, le ricette per il salvataggio che si sentono risuonare più forte nella stessa Europa (vale a dire, l’Europa meno la Russia) sono o lacunose o prive di prospettive nella loro dogmaticità neoliberale, ovvero nella loro essenza antipopolare.
A mio avviso, è evidente che la Russia sopravvivrà anche senza questa Europa. Tuttavia, non isolo così deliberatamente l’Europa dalla Russia, o la Russia dall’Europa, come fanno gli europei più illustri, da poter rimanere impassibile davanti al destino di questa nostra parte di mondo.
Certamente, se l’Europa non rinsavisce da sé, la Russia non riuscirà a salvarla: la sindrome suicida di questa Europa si è fatta troppo potente. Tuttavia, mi sembra che la chance non sia ancora andata perduta. Provare a far rinsavire l’Europa è possibile e necessario.
…In nome della salvezza dell’Europa (intesa come civiltà europea) così come la conosciamo, stimiamo e amiamo, è necessario rivedere in maniera radicale (rivoluzionaria) ogni aspetto relativo alla politica europea in senso lato. Di seguito elenco ciò che reputo assolutamente non negoziabile e di primaria importanza.
La deoccupazione dell’Europa. La smobilitazione di tutti i battaglioni e la chiusura di tutte le basi militari Usa sul territorio dei paesi europei e pertanto, più ragionevolmente, il semplice scioglimento della Nato. L’Europa deve smettere di essere un vassallo militare degli Usa.
L’esclusione dall’Osce, come minimo, di Usa e Canada, o ancor meglio la com-pleta soppressione di questa organizzazione, in quanto essa ha tradito la sua missione primigenia. Complessivamente, queste due misure comporteranno, se non una totale, quanto meno una radicale de-americanizzazione dell’Europa.
È necessario sciogliere l’Unione Europea in quanto formazione burocratica sovranazionale ormai deceduta, che per giunta non riflette gli interessi, non solo di tutte le nazioni europee, ma nemmeno di molti membri Ue. L’Unione Europea collasserà da sé con la stessa inevitabilità, negli stessi termini temporali e per lo stesso ordine di ragioni per cui collassò l’Unione Sovietica – un’Unione Europea numero 1, sorta cent’anni fa nell’Est dell’Europa. Ma questa volta sarà un collasso incontrollato, con i relativi eccessi e conseguenze.
La riunificazione dell’Europa. Gli europei occidentali non solo hanno permesso di vedere la propria parte d’Europa americanizzarsi, ma hanno anche privatizzato il nome storico dell’Europa, considerando Europa solo ciò che coincide con l’Unione Europea e la Nato e isolando da sé tutto ciò che non rientra in queste due organizzazioni, in primo luogo la Russia. È giunto il tempo di riunire Europa e Russia, poiché è questa la vera, completa e piena Europa, la vera civiltà europea (tra l’altro, estesa attraverso la Russia in Asia, fino all’Oceano Pacifico).
…elaborazione di una nuova architettura politica dell’Europa, in particolare di un’idea di Organizzazione delle nazioni europee (One). Ritengo doveroso sottolineare che i soggetti principali della politica intra-europea saranno solo e soltanto le nazioni sovrane europee (situate in Europa).
È necessario porre e stabilire giuridicamente il divieto di interferire reciprocamente negli affari interni tra Stati europei, nonché il divieto per qualsiasi Stato non- europeo di interferire negli affari interni degli Stati europei e negli affari intra-europei (compresi divergenze e confitti tra Stati membri).
Allo stesso modo le nazioni europee dovranno impegnarsi pubblicamente a non interferire negli affari interni di qualsiasi Stato situato al di fuori dell’Europa. Tale intromissione sarà possibile in casi eccezionali e soltanto su richiesta dei legit- timi governi di tali Stati o su risoluzione del Consiglio di Sicurezza Onu.
Le nazioni europee dovranno promuovere una riforma dell’Onu: il Consiglio di Sicurezza, dopo la riforma, dovrà formarsi su base continentale o su criteri di appartenenza culturale.
… La storia del mondo non si è fermata, nemmeno quella dell’Europa. La marcia della storia è un costante cambiamento dei confini, la comparsa e la scomparsa di Stati. Pertanto, è necessario creare all’interno dell’One un organo apposito: il Consiglio degli Stati non riconosciuti e dei territori europei contesi, con una rappresentanza per ognuno di questi Stati e territori.
Imperativo categorico è la creazione tra gli Stati europei occidentali e la Russia di un cordone di Stati neutrali, che nei successivi quindici anni non avranno diritto a partecipare ad alcun blocco militare internazionale, sia intraeuropeo che extraeuropeo. In tale cordone dovranno rientrare: Norvegia, Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Bielorussia, Slovacchia, Ungheria, tutti gli Stati dell’ex Jugoslavia, Bulgaria, Romania, Ucraina, Moldova, Georgia. Ciò permetterà un gra-duale superamento dello storico scisma d’Europa, che ha generato molte guerre in passato.
…Il rifiuto dell’idealizzazione e dell’assolutizzazione della cosiddetta democrazia (politica), giacché mai essa si è realizzata e, per principio, non è pienamente realizzabile o non può risultare democrazia per tutti. L’abbattimento delle vetuste scenografe democratiche che mascherano il potere della classe dominante. Il rifiuto dell’ipocrisia politica democratica, la quale costituisce uno dei tratti più riprove- voli dell’Europa contemporanea.
…Il rifiuto dell’imperante traduzione della democrazia, quale «potere della maggioranza» (pur illusorio), in una democrazia dove il potere (anche effettivo) è riposto nelle mani di un gruppo minoritario costituito da ferventi zeloti dalle ambizioni totalitarie a danno della maggioranza.
Ciononostante, è naturale che non si possano negare o ridimensionare il valore e il signifcato delle forme democratiche di governo (compreso il potere statale), così caratteristiche per la civiltà europea in diverse tappe del suo sviluppo. Tuttavia, non in misura minore la civiltà europea ha saputo usare proficuamente un altro regime naturale di governo della società: il sistema di comando e controllo (nei casi limite, l’autoritarismo). Pervenire a un equilibrio ragionevole, seppur costante- mente variabile, tra questi due metodi di governo è l’autentica – e non artificiale – democrazia, ovvero un potere in nome degli interessi della maggior parte della società e della società in generale…Il riconoscimento dell’eterogeneità delle nazioni europee, dei popoli, delle loro culture, lingue, tradizioni, comprese le tradizioni politiche, come valore fondante dell’Europa quale comunità di nazioni e quale civiltà. Nessuna nazione deve essere costretta a rinunciare alle proprie particolarità nazionali, siano esse ideologiche o politiche. A nessuno può essere imposto di conformarsi a una determinata formazione politica, a un regime, a un’ideologia o filosofia politica. La standardizzazione, ovvero l’omogeneizzazione sistematica, della vita delle nazioni e dei popoli europei è il meccanismo che conduce al graduale deperimento della civiltà europea…I cittadini di nazioni che un tempo possedevano colonie in tutti gli altri continenti del pianeta con tutte le conseguenze del caso, compreso lo sterminio di massa della popolazione locale e la tratta degli schiavi, non possono permettersi di insegnare agli altri la tolleranza, la democrazia, i diritti umani e altre cose del genere. Non hanno il diritto morale di insegnare ad altri popoli e a governi più giovani l’umanesimo, la misericordia, le virtù civili e politiche … L’Europa e la civiltà europea nella loro condizione attuale non possono essere salvate senza la Russia, escludendo la Russia o, ancor peggio, nello scontro con la Russia e in guerra contro di lei. Chi la pensa diversamente è ignorante, stolto o un provocatore (e non sono pochi nell’Europa orientale), o ancora un membro fedele (di principio o meno) del partito degli atlantisti, o, ancora meglio, un semplice schiavo docile e privo di volontà al soldo degli Usa. Proprio oggi l’Europa deve, infine, unirsi, in tutta la sua eterogeneità e in tutto il suo volume geografico e storico, alla Russia – la più grande, e sempre più europea della stessa Europa, parte della civiltà europea. Non si parla, chiaramente, di una mitica «casa comune europea», costruita su modello europeo occidentale o secondo progetti neoliberali, nella pratica governata da Bruxelles, Berlino o Londra…”

Ecco, questi pochi elementi alquanto ragionevoli, pur se da sviluppare, approfondire ed estendere ad altri presupposti, rappresentano dei principi sani per dare all’Europa (e alla Russia) il posto che meritano (ma che si devono riguadagnare dopo decenni di sfaceli) sulla scacchiera mondiale.

E’ un “vaste programme” ma qual è l’alternativa? Ci sentiamo di aderire a tali intenzioni espresse dall’analista russo. Rovesciare la dominazione americana non è un compito semplice per questo bisogna letteralmente annientare l’Ue, le sue classi dirigenti compromesse con gli Usa, essendo lo spazio in cui agiamo una gabbia nata più di 60 anni fa per diretto impulso dei vincitori della II Guerra Mondiale. I cosiddetti padri fondatori dell’Ue erano a libro paga dei servizi segreti americani e hanno realizzato un incubo più che un sogno. Per rompere il sortilegio occorre riavvicinarsi al principale antagonista di Washington, la Russia. Deve essere inaugurata una nuova politica di intese tra est ed ovest per rompere l’isolamento russo e sganciare l’Europa dalla dipendenza americana. Questi primi passi, da attuare con cautela, sono possibili perché il declino americano, seppur relativo, è un fatto. Il multipolarismo è un processo storico oggettivo e inarrestabile ma il mutamento dei rapporti di forza ed il ribilanciamento della potenza, dipende anche da fattori soggettivi. La Storia spalanca delle finestre ma per passarci attraverso bisogna “osare”, ed essere strategici. Ormai, anche muovere un dito in questo mondo in ebollizione genera scosse da tutte le parti. È l’oggettività della situazione conflittuale. La sorte dei conflitti dipende però anche dal l’intelligenza soggettiva degli attori in campo. Il mondo è aperto ad ogni possibilità.

La morte del (patto) Nazareno

gianfranco

In Italia non si chiude mai nulla e molte cose si ripresentano anche quando invece dovrebbero essere sepolte per sempre. Tuttavia, la sensazione è che ormai il “patto del Nazareno” – malgrado i contatti “segreti” tra il “nano d’Arcore” e Renzi siano continuati a lungo dopo la sua chiusura “ufficiale” all’epoca dell’elezione del presdelarep – sia effettivamente morto per sempre. Soprattutto perché, malgrado alcuni sciocchi(e) si ripresentino o addirittura entrino in F.I., il suddetto “nano” dovrebbe essere effettivamente in calo di consensi. Finalmente Toti sembra intenzionato, dopo le europee, a uscire per dare vita a qualcosa di nuovo e più vitale in stretta unione con la “destra”. Secondo tutte le apparenze, si manifesta sempre più innaturale l’“alleanza” tra i due partiti governativi (e non credo si tratti solo di tensioni legate alla campagna elettorale). E’ evidente che i due, tenuto conto che non si poteva andare a nuove elezioni e Mattarella stava mettendo in piedi un governo detto “tecnico” (con Cottarelli), hanno deciso di ingoiare alcuni “rospi” e di impedire che ciò avvenisse. Meglio intanto aspettare le elezioni europee. Dopo di queste, ci si prepara a riaprire il “forno” dell’avvicinamento tra pentastellati e i “nuovi” piddini; nuovi per modo di dire, ma in ogni caso con i renziani ridimensionati.
Dall’altra parte, si accentua, sempre in fase di ormai vicina indicazione del successo (di incerte dimensioni) dei “populisti” alle suddette elezioni, il “rivoluzionamento” di F.I. con Toti che vi si “allontana” e Salvini che tenta di “mangiarsela” il più possibile; in ciò seguito, mi sembra, dalla Meloni anche se con maggiore circospezione, ma ormai con qualche accentuazione del suo atteggiamento critico. Si dovrebbe quindi riproporre il solito, noioso dualismo centro-dx e centro-sx, pur se in vesti parzialmente nuove in entrambi questi due schieramenti. Vesti “nuove” che rispecchiano di fatto la frattura avvenuta negli USA tra due vertici politici per il momento abbastanza alternativi in tema di strategie tese a riafferrare la supremazia mondiale. Tale frattura, l’abbiamo detto più volte, si è riflessa appunto in Europa; e anche qui ha portato ad acutizzazioni del conflitto tra “vecchio” e “nuovo”. Vedremo come questo scontro si configurerà dopo le elezioni, che condurranno pure a qualche soluzione della tormentosa “brexit” (in probabile “riconsiderazione”, magari anche nuovamente “referendaria”).
Una cosa è sicura. In ogni caso, questa Europa resterà nella sfera d’influenza statunitense; si tratterà solo di sapere – e a tal proposito saranno decisive le elezioni presidenziali americane del 2020 – come si muoveranno i predominanti USA e i loro subordinati del nostro continente. E ciò dipenderà appunto dal successo o meno del nuovo establishment detto “populista” (sia negli USA che nella UE). Chi veramente vuole l’indipendenza e la sovranità, non della UE (cosa del tutto impossibile) ma di alcuni suoi paesi rilevanti, dovrà lavorare per tempi indubbiamente un po’ più lunghi al fine di giungere alla formazione di una nuova forza politica attrezzata ai tempi di accentuazione della crisi che “striscia” dal 2008. Occorrerà una ben diversa decisività (e violenza) che non potrà passare per le urne. Credo che ciò si renderà inevitabile, ma non in tempi brevissimi. Per il momento assisteremo ancora a queste “vomitevoli” sceneggiate di scadentissimi gruppi politici; da una parte e dall’altra senza la benché minima capacità di giungere ad una conclusione in grado di ridare vita ad un “occidente” in grave decadenza malgrado l’“alto” sviluppo “capitalistico”, ridotto al vecchio liberalismo ormai putrefatto e ad una sedicente “democrazia” fonte di infezione mortale. Il rinnovamento, se ci sarà, dovrà comportare dosi massicce di totale pulizia ed eliminazione dei “batteri patogeni”. Ed uso continuo, per anni, del “bisturi” capace di profonde incisioni e asportazione di ampie “parti malate”.

Il Limes della ragione

Italia-USA-Bandiera

 

Limes, la principale rivista nazionale di geopolitica, dedica un intero numero all’Italia (e alla sua strategia). Il suo direttore responsabile verga un editoriale in cui afferma che il mensile “è nato italiano e tale ambirebbe a restare”. Leggendo però gli articoli importanti ci sembra, potremmo equivocare, che tale proposito assomigli fin troppo ad una finzione letteraria per intimamente sorreggere una opzione contraria, un sotterfugio lessicologico per esorcizzare i disorientamenti dettati dai mutamenti del corso epocale. Samuel Johnson parlava di ultimo rifugio delle “canaglie”, quale tana dalla quale enfatizzare una posizione e affermare un intendimento persino opposto. Non diciamo che il richiamo all’italianità, in questo frangente, avviene per un simile motivo ma i sospetti ci sono. Lasciano l’amaro in bocca le elucubrazioni di quelle che dovrebbero essere le nostre migliori menti del settore. Esse, rimaste ingabbiate per anni in un milieu di “convenienza” occidentale, ora iniziano ad agonizzare di (iper)realismo, coprendo con l’erudizione concetti in fossilizzazione. Non per niente, crepano i velleitari ma anche i sedentari. Le argomentazioni di Limes paiono infatti provenire da una foresta pietrificata eppure l’incipit di Caracciolo è corretto: “gli Stati che poggiano su ricche riserve di potenza possono concedersi qualche vacanza strategica; chi non ne ha, e lotta anzi per la sopravvivenza, deve compensare in parte tanto deficit con il ragionamento strategico”.
In sostanza però siamo invitati a restare italiani facendo gli americani e morendo per quest’ultimi. Tralascio quelli che per noi sono i convincimenti veramente errati della rivista, due su tutti: 1)la Cina unico vero sfidante degli Usa, 2)la Russia che è in “disperata attesa che qualcuno a Washington si ricordi di offrirle un posto onorevole a bordo della fotta anticinese”. Però c’è qualcosa da disapprovare seriamente che non rientra nel novero delle considerazioni ma in quello delle sconsideratezze di natura ideologica. Caracciolo scrive: “Una relazione matura con Washington parte dal definire che cosa offriamo e dall’esplicitare che cosa vogliamo. Senza giri di frase. Anche per salire di categoria nella percezione differenziata che gli apparati americani hanno dei soci atlantici. Quanto al dare: a) siamo piattaforma logistica impareggiabile nell’area statutaria della Nato, ospitando basi, assetti di intelligence e armi nucleari americane, su cui di fatto non esercitiamo controllo; b) esibiamo nell’Eurozona profilo opposto a quello della Germania, sorvegliato speciale degli Stati Uniti nel continente, e con ciò contribuiamo a mantenere precario l’equilibrio fra i partner europei della Nato, come d’interesse americano; c) curiamo di tenere le nostre importanti relazioni con Russia e Cina al di sotto del livello strategico, perché non ci sogniamo di cambiare d’impero. Sul fronte dell’avere il catalogo è questo: a) gli Stati Uniti non possono pretendere l’impiego dei militari italiani in missioni di destabilizzazione delle nostre aree di frontiera, di cui paghiamo le conseguenze sul territorio nazionale – adesione all’altrui impero non significa autodistruzione; b) Washington deve accentuare la pressione sulla Germania per allentarne le rigidità monetarie e fiscali, che ci depauperano e destabilizzano, rischiando di far saltare l’euro, con effetti incalcolabili dunque da non sperimentare; c) dagli americani ci attendiamo che rinuncino a sabotare la nostra adesione ai dossier economico-commerciali della via della seta – una volta accettato di prenegoziare con loro le linee rosse cui attenerci in materia – e a minare la per noi insostituibile interdipendenza energetica con la Russia, posto il nostro rifiuto di partecipare alla destabilizzazione del colosso eurasiatico”.
Diamo praticamente tutto e otteniamo davvero poco. Quindi non si tratta di do ut des ma di sottrarci a forme di sudditanza che ci lasciano, in ogni caso, senza scampo. Non chiediamo e non cediamo se non quello che ci guadagneremo o che perderemo agendo sul campo dell’imminente multipolariasmo. Così si dovrebbe pensare. Le lettere a,b, e c del nostro “dare” sono uno sbracare per cui solo ottenendo un altro pianeta conteremmo qualcosa, da qualche parte ma non su questa terra. In siffatta maniera non si costruisce nessuna strategia ma si accetta supinamente un esistente già troppo devastante per questo povero Paese. Potrebbe andare anche peggio se ci mettessimo di traverso? Accadrà ugualmente quando i grandi arriveranno ai ferri corti sul serio nel passaggio dal multipolarismo al policentrismo.
Sulla stessa linea del Direttore si pone anche l’analista Fabbri, il quale scrive: “In questa fase Roma deve utilizzare l’ostilità americana contro Berlino per obbligare la Repubblica Federale a redistribuire ricchezza all’interno dell’Eurozona oppure accettarne la definitiva implosione. Intensificando gli strali contro l’austerità teutonica, contro la nordica ritrosia a garantire per il debito comunitario. Schierandosi contro un approfondimento dei rapporti tra Berlino e Mosca, contro (l’improbabile) possibilità di Forze armate europee. Tollerando le sanzioni americane – comprese quelle contro il settore automobilistico – che inevitabilmente colpiranno anche la nostra manifattura, sebbene puntino soprattutto a insidiare le certezze produttive tedesche. Il governo italiano deve cogliere il momento per imporre scelte dolorose all’industria del Centro-Nord, per collocazione legata al benessere della Germania, costringendola a rivedere il suo modello produttivo. Per scongiurare che diventi vittima dell’offensiva statunitense, per slacciarla da una moneta di flosofa esogena. Spiegando quanto poco ci sia da perdere. Giacché, in assenza di massicci correttivi, nel medio periodo l’Italia non può esistere nell’attuale Eurozona… L’Italia deve continuare ad intrattenere buoni uffici con il Cremlino, anche per comunicare agli americani di possedere alternative. Senza tirare il bluff per le lunghe. Mostrandosi russofila nelle dichiarazioni e russofoba nei fatti. Cercando di limitare lo spettro dei provvedimenti statunitensi contro l’ex nemico della guerra fredda, che danneggiano anche noi. Contribuendo alla realizzazione del Tap, per segnalare fedeltà al patron d’Oltreoceano e diversificare le fonti di approvvigionamento… Più complessa la manovra da dedicare alla Cina. Qui dovremmo dimostrare di saper lucidamente distinguere il piano economico da quello strategico. Continuare ad aprirci agli investimenti cinesi – dalle infrastrutture al settore bancario, fino alla tecnologia – senza sposare l’aspetto geopolitico delle nuove vie della seta. Roma dovrebbe siglare il memorandum sulla Bri soltanto per utilizzarne il potenziale industriale e dopo aver ottenuto il placet degli americani. Come già capitato a Grecia, Ungheria e Portogallo. Quindi, in senso profondamente antieconomico, dovremmo rinunciare al 5G di sviluppo cinese se questo incide negativamente sulla sicurezza nazionale, se determina il nostro scivolare nello spazio di Pechino. Non solo per palesi ragioni di natura storico-culturale. Anche per scongiurare la violenta reazione statunitense. Potenzialmente in grado di dilaniare l’Italia dall’interno. Si può abbandonare l’impero americano soltanto per consunzione dello stesso o per nostra capacità di sovvertirlo con le armi. Scenari al momento altamente improbabili. Tanto vale ricordare che esistono linee rosse invalicabili che possiamo sforare per interesse – casomai fingendo di non riconoscerle – ma non trascendere. Per scongiurare pericolose rappresaglie. Per evitare che, in caso di tradimento o slittamento di campo, gli Stati Uniti colpiscano al cuore il nostro sistema finanziario, la fibra stessa della nostra società. Non solo. Anche per stabilire come profittare dell’attuale congiuntura. Perché è assai raro che la superpotenza globale ci ponga al centro della sua tattica, con tanto di vincoli a mostrarci la lecita estensione del nostro incedere, a indicarci forzosamente la strada. Qualora ce ne accorgessimo, anziché immaginarci sovrani per poi pagare cara tanta avventatezza, potremmo adattare la politica estera ai limiti esistenti, cercando di torcerli a nostro favore. Nell’ambito di un’azione a metà tra il vietato e il possibile. Con cui finalmente adottare un atteggiamento anti-economico, provare a innescare una radicale riforma dell’Eurozona, imporre l’interesse nazionale alle regioni più ricche della penisola, gestire una sponda energetica senza esserne travolti, beneficiare della grandezza commerciale altrui fornendo in cambio soltanto la nostra ospitalità. Fino a tramutarla in occasione sostanziale. Per inserirci nelle principali contese del pianeta, per diventare adulti. A un passo dal baratro”.
Nelle parole di Fabbri non vediamo operare alcuna effettiva strategia ma semmai una versione aggiornata e corretta della subordinazione che ci ha resi, nella presente fase e già provenendo da un truce passato di occupazione, sempre più marginali e inutili agli occhi del mondo. Vorremmo invece rilanciare quanto scritto nell’ultimo numero di Eurasia, perché si tratta proprio di lavorare strategicamente a costruire una prospettiva di tutt’altro tipo. L’ingresso del mondo nel multipolarismo annuncia una ristrutturazione dei rapporti di forza tra potenze, con il declino “relativo” degli USA e della loro capacità ordinatrice globale. Un asse Russia-Germania-Italia è forse, in questo frangente epocale, lontano dalla realtà, ma è quello di più immediata intuizione quando si pensa alla costruzione di un contropotere nell’Europa subordinata a Washington. Siamo, lo sappiamo, ad un livello molto ipotetico; questa elucubrazione si scontra con i parametri della situazione storica effettiva, perché Berlino e Roma sono forse i centri in cui gli yankee hanno dislocato tutto il potenziale della loro aggressività militare e d’intelligence, a protezione dei loro interessi nell’area. Ma proprio per questa condizione di svantaggio tale triangolazione diventa ancora più necessaria per avviare le “bonifiche” dell’avvenire. Caracciolo sostiene che i cambiamenti si fanno “dentro e non contro la storia”, ed è corretto, tuttavia, ci sono momenti eccezionali in cui per essere dentro la Storia bisogna saper andare anche contro di essa o avverso le sue apparenze deterministiche.

I PIANI AMERICANI

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potrebbe anche essere che l’accusa del complotto non sia del tutto corretta nella indicazione che ne dà una delle parti in conflitto. Nessuno ha la prerogativa della oggettiva valutazione degli avvenimenti, che è sempre guidata dagli interessi (antagonisti come in questo caso) in gioco. Quello che è nelle mie valutazioni e convinzioni sugli attuali eventi è che indubbiamente Guaidò è un semplice sicario della strategia degli Usa n. 2 (establishment rappresentatosi in Trump), che punta ad una nuova completa solidità del predominio del paese sul “cortile di casa”. Infatti, si parla pure di un nuovo “interessamento” a Cuba e Nicaragua. Inoltre si appoggia nuovamente al 100% Israele (ma vedremo come l’attuale assetto del paese resisterà agli “scombussolamenti” in corso) quale “guardiano” in Medioriente; con anche la netta contrapposizione all’Iran e l’appoggio rinnovato e pieno all’Arabia Saudita (sul Qatar l’atteggiamento sembra meno charo, ma è una situazione di fatto incerta). Il precedente establishment aveva invece tentato di creare una situazione di grande instabilità, annientamento della Libia gheddafiana (che non era poi così favorevole all’Islam e non appoggiava nemmeno tanto i palestinesi) e analogo tentativo con la Siria di Assad. Inoltre, ammorbidimento verso l’Iran, ma solo per giocare meglio la partita di un acutizzarsi del contrasto tra sciiti e sunniti; anche il fallito colpo di Stato contro Erdogan, su cui però le motivazioni e la “provenienza” organizzativa suscitano perplessità, sembra rientrare comunque in questa nuova situazione venutasi a creare. Non sembra tuttavia che il presidente turco si sia ammorbidito verso la nuova Amministrazione statunitense. In ogni caso, vi era contrasto netto tra governo israeliano e Obama, mentre adesso sembra esservi nuova piena sintonia (in Israele vi è però crisi interna e vedremo come andranno le elezioni). La soluzione del conflitto tra i “due” Usa oggi esistenti (se vi sarà anche al di là di eventuali mutamenti delle rispettive leadership) sarà importante per il mondo “occidentale”. In questo momento, il gruppo “egemone” per tanti anni nella UE – che in Italia si esprime nella complicità (pur competitiva) tra PD e Forza Italia, entrambi per il momento in forti difficoltà – appoggia in pieno gli antitrumpiani mentre i sedicenti populisti, in testa la Lega, stanno puntando senza riserve su Trump; con Bannon che “sembra” aver rotto con quest’ultimo, ma in realtà è il vero “amministratore” dei rapporti tra lui e i suddetti “populisti” ed è infatti ostile all’accordo tra Italia e Cina, con la Lega (e Fd’I) che tengono bordone. La Russia da qualche tempo appare più defilata, ma si spera stia lavorando sulle contraddizioni apertesi tra i vari protagonisti dello scontro piuttosto acuto insorto all’interno dello schieramento “atlantico”. Seguiamo attentamente, la situazione è sempre più tipica del multipolarismo, con il caos che esso inevitabilmente provoca.

L’EUSA, di GLG

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https://www.fayard.fr/documents-temoignages/jai-tire-sur-le-fil-du-mensonge-et-tout-est-venu-9782213712284

non lo traduco. Comunque conferma pure lui le ricerche di Joshua Paul (di cui ho già più volte parlato) su che schifo erano i “glorificati padri dell’Europa”. Semplicemente pagati dalla CIA (cioè dagli USA) per renderci puri schiavetti di tale paese. E tutta l’Europa (quella di questa UE infame), non solo il nostro paese. Per quanto riguarda quest’ultimo ripeto: siamo stati occupati dalla Germania nazista dall’otto settembre 1943 al 25 aprile del 1945, cioè un anno e mezzo. E siamo occupati dai nuovi criminali statunitensi (che hanno infierito in tutte le parti del mondo con massacri analoghi a quelli compiuti contro i nativi di quella terra su cui vivono; all’incirca 100 milioni di morti) dal 25 aprile 1945 fino ad oggi, cioè tre quarti di secolo; e l’occupazione non cessa, anche se trova adesso “due” Stati Uniti in contrasto fra loro. Ognuno dei due ha i suoi punti di riferimento in Europa. Quelli n. 2 (venuti alla luce soprattutto con Trump) si stanno creando i loro servitori tra coloro che si dichiarano sovranisti, patriottici e altre balle varie. In Italia questi “coraggiosi indipendenti e nazionalisti” brontolano per gli accordi possibili con la Cina, da cui noi alla fine dipenderemmo, saremmo addirittura “colonizzati”. Non solo sono servi ma anche sciocchi, rozzi e beceri come non riuscivano ad esserlo quelli della prima Repubblica, che pure ce la mettevano tutta.

Dove passano gli eserciti americani non passano le merci di terzi.

Cina

Gli affari si dovrebbero concludere quando sono convenienti e nel luogo in cui sono più favorevoli. Questo ci insegna la triste scienza e i suoi ancor più tristi economisti. In teoria. Ma in pratica le cose stanno affatto diversamente. Il mercato è sovrano, domanda ed offerta determinano i prezzi. Chi è più bravo si arricchisce e chi sbaglia perisce. I paesi devono specializzarsi nelle produzioni in cui sono più competitivi, ecc. ecc. Se lo Stato, con le sue ingerenze, interrompe l’agire della mano invisibile il sistema si inceppa e si precipita nelle crisi. Le imprese devono districarsi da sole senza finanziamenti pubblici. Sono tutte balle o quasi, ovviamente, che vengono a galla quando chi comanda davvero si vede pestare i piedi da un concorrente troppo spavaldo che arriva a rompergli le uova nel paniere. Cinesi, russi, italiani, francesi e assiro-babilonesi sono avvisati. La globalizzazione è solo un altro nome del predomino americano, come diceva Kissinger. se a Mosca si mettono in testa di vendere troppe materie prime in giro per il mondo o a Pechino di esportare merci danneggiando i business preponderanti di Washington ogni teoresi può andare a farsi benedire ed il pugno di ferro finalmente uscire dal guanto di velluto. A fortiori, perché gli Usa comprendono bene che dietro certe iniziative commerciali si celano obiettivi (geo)politici ben più sostanziali. Ora, la via della seta non è un vero pericolo per la Casa Bianca ma certe attività vanno coordinate, cioè autorizzate. Altrimenti l’Egemone è costretto ad alzare la voce e i sottoposti a farsela sotto. E se ne vedono già tanti tra i nostri politici con la cacarella che si tirano indietro persino per qualche contrattino da poco. E’ vero che la questione della rete 5g ha un suo peso strategico, tanto che Mattarella è immediatamente intervenuto a rassicurare gli Usa sul fatto che quest’ultima sarà esclusa da eventuali intese, tuttavia, è proprio essa che dovrebbe interessarci di più per le sue novità. Non sono un esperto di tecnologia ma da quello che leggo in giro si tratterebbe di una rivoluzione plurisettoriale che passa dall’informazione e della comunicazione per influenzare trasporti, manifattura, industria, energia, sanità, ecc. ecc. Le chiavi del sistema sarebbero in mano ai cinesi e questo agli americani non piace. Eppure, poiché gli statunitensi controllano i settori più avanzati questa differenziazione dell’offerta sarebbe giustificata. Del resto, non è stata proprio Washington a far saltare il gasdotto South Stream, che dalla Russia sarebbe sbucato in Italia, col pretesto che questo avrebbe reso l’Europa troppo dipendente da un solo fornitore? Si vede che se l’offerente è yankee il problema non si pone. Quindi la Cina sarebbe un pericolo perché ci invita a concludere accordi commerciali. La Russia sarebbe una minaccia perché ci invita agli accordi energetici. Questi paesi utilizzerebbero patti e contratti per ingerirsi nei nostri affari e condizionare le nostre scelte. Un vero attentato alle nostre libertà democratiche. Invece, la presenza militare diretta degli USA sul nostro suolo, da nord a sud della Penisola, è garanzia di indipendenza non di occupazione da parte di un paese straniero. Nevvero? Dove passano gli eserciti americani non passano le merci di terzi, reinterpretando Bastiat.

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