Il governo follaiolo

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Questo non è il governo del popolo ma delle folle. I follaioli sono anche peggio dei populisti perché traggono dal malcontento solo quanto in esso vi è di più negativo e deleterio. Il popolo è un concetto indistinto che, tuttavia, evoca ancora una certa nobiltà di sentimenti, benché spesso disattesa. La folla, invece, richiama alla mente, più direttamente, il linciaggio dei deboli, la vendetta sommaria verso i malcapitati, i più “periferici” e i “marginali”, anche quando si tratta di uomini del potere, la manipolazione e l’orrore dell’esecuzione senza alcuna spiegazione. E con chi se la prendono grillini e leghisti in testa agli organi istituzionali? Con gli ex parlamentari e i loro vitalizi maturati a norma di legge, con i pensionati meglio pagati ma non perché abbiano rubato nulla a nessuno, con gli immigrati scaraventati dalla Nato in un ambiente alieno o attirati con promesse vacue in Paesi dove non potranno mai essere accolti, se non come elementi eterodiretti di disturbo sociale. Innanzitutto, se passa il concetto che si possano toccare i diritti acquisiti e tacciare chi ne gode di parassitismo, nessuno si senta più al sicuro contro infamie e ingiustizie. Presto o tardi verranno a prendere anche voi. Ha pienamente ragione Gianfranco La Grassa quando scrive che siamo giunti unicamente ad un altro livello della guerra tra ceti sociali, dove alla guerra tra poveri (imposta dai sinistri) si aggiunge quella tra gruppi medi e bassi (voluta dai barbari pentaleghisti): “Se i semicolti ululano in favore dell’accoglienza ai migranti (di ogni genere, e non certo i diseredati e affamati che restano nei paesi d’origine non avendo le migliaia di euro o dollari per arricchire scafisti e ONG) perché vogliono favorire la “guerra tra poveri” e avere un giorno bande mercenarie al loro servizio (lo ha detto infine esplicitamente Saviano invitando “alla resistenza assieme a immigrati e rom”), questi pentastellati [pure Salvini ha dichiarato di sostenere la battaglia del presdelcam Fico] inseguono lo stesso fine anche se con modalità diverse e mettendo ceti popolari contro quelli medio-bassi.”
Il vero banco di prova di una compagine che avesse avuto a cuore seriamente gli interessi nazionali sarebbe stato quello della politica internazionale, il mutamento delle alleanze atlantiche che hanno retrocesso l’Italia a provincia succube dei venti geopolitici. Nonostante, però, le tonitruanti dichiarazioni dei leghisti, circa la sospensione delle sanzioni alla Russia, alla prima occasione, costoro hanno barattato la possibilità di un grande mutamento con un boccone per le folle con la bava alla bocca, quale è, per l’appunto, l’accordo sui barconi. Quest’ultimo è sì un problema da risolvere ma non scagliandosi sugli effetti immediati bensì agendo sulle cause che l’hanno scatenato. Anche su questo punto sono pienamente d’accordo con La Grassa: “sui migranti si sta facendo della demagogia, opposta ma eguale a quella dei semicolti. Questi predicano l’accoglienza indiscriminata con linguaggio da Papa Francesco (che mi fa venire il vomito appena lo sento); questi altri insistono sulla “sicurezza” come se si trattasse dell’arrivo di una maggioranza di delinquenti, di selvaggi o che so io. Bisogna partire dal momento di inizio del flusso massiccio, quel 2011 di “primavera araba” (palle colossali su movimenti popolari per la libertà e la democrazia), di vile aggressione alla Libia e poi alla Siria (per il momento sventata dalla Russia, ma con problemi non ancora risolti). Poi ben valutare come, dopo il fallimento delle “operazioni” obamiane, l’establishment europeo, in grave crisi, stia tentando di sfruttare il caos creato per la propria sopravvivenza”. L’Italia deve farsi propugnatrice di una nuova visione geopolitica, deve ridefinire i suoi obiettivi futuri (con nuove classi dirigenti), sostenere e indurre la Germania (in cui si auspica che emergano ugualmente drappelli politicamente più assertivi di quelli attuali, ancora legati al precedente establishment statunitense) a trasformare gli accordi economici sottobanco con la Russia in opzioni strategiche che rinnovino il corso storico di tutto il continente europeo.
Questa è la prima scelta di un autentico governo del cambiamento. Il resto è apparenza e ipocrisia di cialtroni che puntano a dividere il popolo, con tagli appena differenti dal passato, per mangiarselo meglio.

BASTA CON I MENTITORI E I TRADITORI DI SEMPRE: I “SINISTRI” (di GLG)

gianfranco

 

QUi

Continuo ad insistere che la questione migranti deve essere inquadrata quale effetto della politica degli Usa del precedente establishment e dei loro sicari europei: Francia e Inghilterra in particolare. Tutti i mascalzoni di “sinistra” insistono che Germania, ma anche Francia e Inghilterra hanno più migranti di noi. Certamente, sono arrivati dalle colonie francesi e inglesi (parlando le rispettive lingue) in decenni di migrazione da quei paesi. E la Germania pure ha accolto in specie turchi, ma nel corso di molti anni. Qui si parla dello sconvolgimento provocato dai criminali “occidentali” con le loro aggressioni del 2011; in particolare alla Libia (dove la Francia ha abbondantemente danneggiato i nostri interessi) e alla Siria. In questo caso utilizzando l’Isis, finanziato da Arabia Saudita e Qatar con dietro sempre gli Usa del “premio Nobel per la pace”. E quindi, in tal caso si constata con chiarezza come non debbano essere accettati nemmeno i profughi politici, che sono gli aggressori del legittimo governo di Assad e portatori di terrorismo in Europa.
E comunque, questo flusso migratorio è stato provocato in appena sette anni; e con accoglimenti di una vergogna infinita, fatta solo per far guadagnare soldi a veri banditi, fra cui le ONG e le associazioni “caritatevoli”. Infine, va denunciata un’altra mistificazione di questi malfattori della “sinistra”, che invadono tutti i media. Stanno blaterando a tutto spiano che è contraddittorio per Salvini avere simpatia per il gruppo di Visegrad e per l’Austria (e per il bavarese ministro tedesco dell’interno) poiché tali paesi non vogliono ricevere migranti e quindi sarebbero in contrasto con i nostri interessi di non accoglimento. Ballisti spudorati. Certo che questi paesi non vogliono accogliere e fanno bene perché propongono precisamente che non ci sia accoglimento in Europa, che si impediscano le azioni criminose degli scafisti e delle ONG. E questo interesse a bloccare ogni e qualsiasi raccolta in mare dei migranti e a respingerli nei loro paesi è comune appunto all’Italia, a Visegrad, all’Austria e ora anche ai paesi baltici. Ribadisco che senza l’eliminazione del bubbone detto “sinistra” e la cacciata integrale dei suoi miserabili intellettuali, giornalisti, conduttori, da ogni organo di informazione, non si otterrà alcun risultato.
Basta inseguire i risultati elettorali. Occorre isolare e sbattere anche in galera gli “untori”, che allignano in quella parte politica ormai degenerata in tutta Europa, ma in particolare qui da noi; perché qui si tratta degli eredi dei traditori piciisti quando, già all’inizio degli anni ’70, iniziarono la “migrazione” verso l’atlantismo, cioè gli Stati Uniti. E un’ultima cosa, su cui torneremo con ben maggiore energia. Non sono esistiti in Italia gli “anni di piombo” in quanto anni del “terrorismo rosso”. Si trattava di gente strumentalizzata appunto da chi stava cambiando campo, dai traditori insomma, che ne hanno combinate di tutti i colori. I coglioni delle Br e di altri gruppetti similari hanno la colpa di non avere denunciato come, in seguito ai loro marchiani errori, siano caduti nelle reti dei banditi in fase di passaggio al settore atlantico e verso il “compromesso storico” con altri (i diccì di “sinistra”) della loro stessa pasta; sono questi torbidi gruppi dirigenti ad avere infiltrato una quantità incredibile di agenti provocatori nelle fila di sprovveduti “rivoluzionari”, fatti passare per i delinquenti provocatori appunto del “terrorismo rosso”. No, erano gli agenti infiltrati che ormai manovravano anche degli ingenui per addossare loro i crimini di chi lavorava al sovvertimento dell’ordine internazionale. E tutto per il “bene” della “sinistra” che, dopo il crollo dell’Urss e di altri paesi di quel campo, venne spinta con “mani pulite” – e annientando il legittimo quadro politico della “prima Repubblica” – verso la costituzione di un nuovo regime più vergognosamente servo degli Stati Uniti. Per fortuna non gli è andato tutto a fagiolo e oggi pian piano i nodi stanno venendo al pettine. Speriamo in un grande tsunami liberatorio.

LA DIVERSITA’ NON (SEMPRE) ARRICCHISCE

immigrazione

 

I popoli sono tutti diversi. Sono differenziati al loro interno, da città a città, da provincia a provincia, da regione a regione, da nord a sud (in Italia ne sappiamo qualcosa, persino di rivalità tra contrade), e a fortiori lo sono quando separati da confini, naturali o artificiali, nazionali e continentali. Esistono aree culturali più o meno omogenee (l’Occidente, l’Asia,l’Africa ecc. ecc.) in cui, benché stranieri gli uni agli altri, per lingua e non solo, è più semplice comprendersi in quanto si subiscono minime variazioni (divenute tali nel corso delle epoche, dopo conflitti ed eccidi) su una comune trama storico-sociale, ed altre con le quali i divari di tradizioni, credi, abitudini sono talmente ampi che ciascuno giudica delle bizzarrie le ataviche convinzioni/convenzioni altrui.
Dire che tutti siamo biologicamente umani, in quanto discendenti dalla razza sapiens, non accorcia queste distanze di un millimetro e non risolve le molteplici contraddizioni tra le persone, i gruppi, le comunità. E’ giusto che ognuno stia nel suo ambiente, che quando si sposti altrove, provvisoriamente o stabilmente, abbia sempre rispetto di quello in cui si reca senza giudicarlo dall’alto in basso o credendo di potersi liberare del suo passato (vedi certi snob nostrani i quali, come direbbe Pareto si americanizzano, si francesizzano, si germanizzano o più che altro si istupidiscono) tanto da immedesimarvisi totalmente, mantenendo la indissolubile consapevolezza che non esistono civiltà superiori o inferiori, essendo le civilizzazioni molteplici e variegate, anche se caratterizzate da marcati differenziali di sviluppo economico, tecnologico, scientifico ecc.
Detto ciò, affermiamo che la differenza tra raggruppamenti sociali appartenenti a diversi Stati arricchisce solo se colta nell’ambito di queste specificazioni. La diversità che intruppa coattivamente individui con radici distinte destabilizza, genera dissidi, fomenta violenze, procura immani disastri. Posso amare la cultura francese o inglese ma non sarò mai un francese o inglese e costoro prima o poi me lo farebbero notare, sbattendomi in faccia i loro luoghi comuni sull’Italia (è accaduto qualche giorno fa) cosicché, in un moto di rabbia, mi ritroverei a dichiarare guerra a Parigi e a Londra, tirando fuori il peggio di me stesso, anche qualora non fosse mia intenzione farlo.
I dissidi etnici delle grandi metropoli multirazziali, nascondono problemi ben più rilevanti, ma la miccia viene sempre accesa dalle sciocchezze di poco conto. Figuriamoci cosa potrebbe avvenire (ed avviene) con soggetti di etnie ancora più esotiche (per me, ovviamente, mentre esotico sono io per loro), con le quali ho pochissimo a che spartire. Ognuno si tenga i propri vizi e le proprie virtù evitando inutili frammischiamenti perché solitamente i difetti si sommano mentre i pregi si elidono. Gli islamici che, travasati in Europa o in America, formano comunità separate all’interno del paese accogliente, fanno benissimo. Idem i cinesi o altri. Non saranno mai come noi, cioè non saranno noi, se non dopo alcune generazioni. I radicamenti sfumeranno lentamente ma qualcosa resterà ugualmente appiccicato, tanto che diventeranno italo-qualcosa, ma difficilmente italiani tout court, anche se parleranno la nostra lingua meglio di molti “indigeni”. Dopo qualche secolo, gli immigrati italiani in America, per esempio, sono sempre italo-americani, nonostante i loro legami con la madre patria siano inesistenti e la loro idea d’Italia più che altro un mito. Nel frattempo però, restando uniti in terra straniera pareranno meglio i colpi dello “spaesamento” (lo hanno fatto i nostri connazionali ovunque si siano recati, con buone o cattive intenzioni. E non sono i soli). Saranno tenuti a rispettare le nostre leggi ma conservando la loro identità che nessuno vuole togliere loro. Sul lungo periodo le cose muteranno ma occorre dar tempo ai processi di decantare. Subito non si ottiene nulla, anzi, si finisce con l’alimentare un odio reciproco. Non avverrà una totale integrazione ma nasceranno dei corridoi culturali tra allogeni ed autoctoni in cui sarà più agevole incontrasi ed intendersi, piano piano.
In ogni caso, non va bene l’invasione di tanti corpi estranei nello stesso periodo come adesso pare avvenire. L’organismo sociale non ha il tempo di metabolizzare tutta questa alterità. Così si finisce male. Non ne ha colpa chi scappa da guerra o fame ma non ne hanno colpa nemmeno gli italiani, i quali, a loro volta, hanno subito le scelte sbagliate dei loro governanti. Ma i governanti possono essere irraggiungibili, bravi a scaricare le loro responsabilità, cosicché la frustrazione dell’uomo della strada si abbatte sul vicino “alieno”, pilotata proprio da chi sta in alto. Per questo chi invece specula sulle vite dei migranti per fare propaganda politica è un criminale. Tanto chi ha appoggiato i conflitti in quei contesti (quelli di sinistra), i quali adesso piangono per i fratelli martoriati in preda ai mari e respinti da crudeli razzisti, tanto quelli che (da destra) usano il razzismo bieco per mascherare una uguale sudditanza ai macellai internazionali, prendendosela unicamente con i fuggiaschi sventurati e non con chi ha causato le loro disgrazie.
Certo, non si può più accettare chiunque, aprendo le porte ad ognuno perché danneggeremmo tutti, chi arriva, chi c’è già da un po’ e, infine, noi stessi. Infatti, la misura è colma. Ma si sappia che buonisti e antibuonisti rappresentano due facce della stessa medaglia, per le ragioni brevemente accennate.

Ps.
L’ultima diatriba ancora in corso riguarda la sorte di circa 600 profughi imbarcati su una nave battente bandiera di Gibilterra, utilizzata da una ong francese, rifiutata dal porto di Malta. Ci sono pressioni per farla approdare in un porto italiano, come avvenuto spesso nei mesi passati. 600 disperati non sono tanti, ma ne sono arrivati a migliaia sulle nostre coste in tempi recenti e non è stato possibile accoglierli a dovere. Ovviamente, i migranti sono diventati, oltre che un argomento di disputa demagogica tra partiti, un’arma di ricatto contro l’Italia, utilizzata da forze esterne che dopo aver precarizzato i già fragili equilibri di vaste aree dell’Africa e del Medio-oriente intendono esportare il disordine direttamente al nostro interno. Non è possibile sottostare a queste minacce senza reagire. Purtroppo, pagano i più deboli ma in qualche modo occorrerà far capire che la musica deve cambiare. Si devono però denunciare e fermare i veri manovratori del torbido evitando di criminalizzare quelli che sono divenuti, sfortunatamente per loro, strumenti di un gioco molto più grande.

Le fratture dell’establishment di GLG

gianfranco

Qui

il fatto che preoccupi la Nato e abbia gli strali della Merkel e di questi vertici UE potrebbe essere solo un titolo di merito se fosse qualcosa che viene perseguito con determinazione e andando allo scontro, dopo adeguato chiarimento alla popolazione dell’infamia di questa organizzazione militare, che si pretendeva baluardo del “mondo libero” contro l’“impero del male”. Quando quest’ultimo crollò, questa organizzazione a rigor di logica sarebbe dovuta scomparire. Invece restò e perfino si rafforzò, chiarendo a chiunque abbia un briciolo di cervello e sia in buona fede che era solo la nuova forma di subordinazione ad una potenza predominante; forma tipica del nuovo capitalismo che aveva sostituito il “capitalismo borghese”, abituato alle vecchie forme di colonialismo tipiche della dominazione inglese (e francese). E venne così anche questa infame UE, prolungamento politico di tale subordinazione e già preparata dai “padri dell’Europa” (riveriti quando dovrebbero essere disprezzati) vendutisi ai predominanti statunitensi.
Oggi, in una situazione di crescenti difficoltà Usa con un multipolarismo in fin troppo lenta accentuazione (speriamo acceleri), si è prodotta una frattura nell’establishment americano, che ha messo in crisi anche quello dei subordinati europei, ancora per l’essenziale ancorato ai vecchi predominanti statunitensi (che avevano tentato di portare alla presidenza la Clinton). Dunque è momentaneamente accettabile quella forma di sostanziale filo-americanismo che si oppone però a questo infame servitorame dell’attuale UE (e dei governi tedesco, francese, ecc.); si accolga con interesse il viaggio che sta facendo Bannon in giro per il nostro continente e lo si aiuti a mettere in crisi tale gruppo banditesco ancora al comando. Con la consapevolezza, tuttavia, che dovrà nascere una ben diversa forza politica capace di spazzare via, con estrema violenza, tutta questa genia (politica, economica, culturale) che impesta l’Europa da oltre settant’anni e che è nettamente peggiorata nell’ultimo quarto di secolo.

E adesso trapela anche un’altra notizia:

Qui
E non si sapeva chi è Draghi? Incensato anche dal vile nano e dal suo partito, con cui Salvini tiene ancora rapporti. Bene, tutto sempre più chiaro. E sempre più ci si rende conto dei limiti di queste forze oggi al governo in Italia; e anche in altri paesi europei. Si dovrà arrivare all’eliminazione di ogni forma di filo-americanismo; e non certo con la ricerca affannosa di mettere insieme i voti di gente che non ha la minima idea dei bisogni impellenti di un’Europa in marcescenza. E l’Italia sta ancora peggio. Inutile però insistere con le parole. Le esigenze sono fin troppo evidenti, ma si è tuttora in stato d’inedia.

Un governo del cambiamento? di A. Terrenzio

europa

 

 

Nel giro di una settimana l’Italia si è ritrovata dalla formazione dell’ennesimo governo tecnico ad uno cosiddetto populista, spauracchio delle burocrazie europee.

Il PdC Giuseppe Conte ha pronunciato il discorso per ottenere la fiducia dal Governo.

“Metteremo fine al business dell’immigrazione che è cresciuto a dismisura sotto il mantello della finta solidarietà. Se populismo è attitudine a ascoltare i bisogni della gente, allora lo rivendichiamo con orgoglio”, queste in sintesi le parole dell’”avvocato del popolo” che ha citato le riflessioni di Dostoevskij tratte dalle pagine di Puskin.

I punti forti del contratto di governo sono: 1)L’introduzione di un “salario minimo” e del “reddito di cittadinanza” per permettere a chi si ritrovi senza lavoro, livelli di  vita dignitosa.

2) L’introduzione della Flat tax, per permettere il rilancio del nostro Paese attraverso un sistema di tassazione equa. L’obiettivo di ridurre il Debito Pubblico, attraverso la crescita e non attraverso un piano di austerity che negli ultimi anni ha contribuito a farlo lievitare.

3) Porre fine al business dell’immigrazione cresciuto a dismisura sotto il mantello della finta solidarietà” Partendo dal “superamento del Regolamento di Dublino al fine di ottenere l’effettivo rispetto del principio di ripartizione delle responsabilità e realizzare sistemi automatici di ricollocamento obbligatorio dei richiedenti asilo” con un “sistema dell’accoglienza, assicurando trasparenza sull’utilizzo dei fondi pubblici ed eliminando ogni forma di infiltrazione della criminalità organizzata”, offrendo l’assist al neo MdI Matteo Salvini che ha fatto sapere che per i migranti la pacchia e’ finita.

Ma ora veniamo ai temi più strategici.

 

L’Italia e il Gruppo di Visegrad

 

Non appena ottenuto l’incarico, il neo/governo col con il MdI Matteo Salvini si è subito messo all’opera inviando messaggi netti e forti a Bruxelles: esplicita richiesta di collaborazione da parte dell’UE, che ha abbandonato la Penisola nella gestione dei flussi migratori.

Salvini ha ricevuto l’endorsment del Premier Austriaco Sebastian Kurz, che ha fatto sapere di considerare l’Italia “un alleato forte” sulla questione delle migrazioni. Sostegno incassato anche dal Belgio. Ma soprattutto dal premier Victor Orban, con il quale il leader del carroccio ha intrattenuto un lungo colloquio telefonico. Matteo Salvini ha più volte espresso solidarietà verso il premier ungherese in materia di sicurezza e arresto dei flussi. Una sintonia tra i due che li ha visti uniti anche contro lo speculatore filantropo George Soros. Quest’ultimo, dopo aver visto chiudere le sue Ong in Ungheria, alcuni giorni fa ha avvisato del pericolo populista in corso in Italia con il nuovo Governo.

L’Italia quindi sembra decisa ad unirsi ai Paesi del Gruppo di Visegrad, guidato dal Premier Orban, assurto a leader antiprogressista dell’Europa Orientale.

La partecipazione dell’Italia a tale blocco di Paesi, darebbe un peso determinante nel cambiamento delle politiche migratorie del Mediterraneo e rappresenta una novità assoluta se paragonate alle politiche antinazionali ed autolesionistiche dei governi che lo hanno preceduto.

La musica sembra essere davvero cambiata se segnali di distensione sembrano arrivare anche da Parigi e Berlino. Ora che il fronte sovranista italiano alza la voce, la Merkel ammette che l’UE ha sbagliato a lasciare da sola l’Italia nelle questione migratoria.

Dichiarazioni ipocrite e tardive quelle della leader delle CDU che palesano lo stato di difficoltà della Germania.

 

Usa vs Germania

 

E veniamo adesso al tema centrale della questione.

Diversi osservatori hanno notato che dietro il repentino cambio di rotta di Sergio Mattarella, nel ridare l’incarico all’avvocato Giuseppe Conte, ci sia l’intercessione americana.

Non è un segreto per nessuno che gli Stati Uniti abbiano deciso di fare guerra all’Europa ed in particolare alla Germania. Il potere economico e finanziario assunto da quest’ultima è qualcosa fortemente temuto dagli “hauks” di Washington, ragion per cui gli Usa hanno deciso di colpire la Germania con i dazi su acciaio e alluminio e stanno ostacolando la formazione del gasdotto Nord stream che collegherebbe quest’ultima alla Russia. Inoltre le agenzie di rating americane hanno declassando i titoli  Deutche Bank a pochi gradini dalla spazzatura. In tale quadro le elezioni italiane sono state l’assist alla dirigenza Trump per colpire la Germania attraverso la formazione di un governo fortemente ostile ad essa.

L’Italia si è trovata in mezzo ad una guerra che ha visto protagonisti ambienti americani contro quelli tedeschi. Sospetto è stato l’aumento dello spread in poche ore per creare il clima propizio alla formazione dell’ennesimo governo tecnico, prono ai diktat delle Troika. E a questo punto che sono intervenuti gli americani, che comprando i bond italiani hanno permesso che il clima diventasse favorevole alla formazione del governo Di Maio/Salvini.

In tale quadro più di un osservatore ha ritenuto “provvidenziale” l’intervento americano.

Di certo c’è che le misure di austerità stanno portando l’Europa verso una pericolosa spaccatura. Se la Germania e l’Europa baltica, non saranno disponibili ad una revisione dei trattati ci sarà una radicalizzazione dello scontro che non farà altro che favorire il dominante d’oltreoceano.

Seppur in controtendenza alla vulgata corrente, che vede la Germania come male continentale, non si può evitare di sottolineare come l’atteggiamento della politica tedesca, (si pensi all’imbecillità di certe dichiarazioni di politici tedeschi) abbia favorito il clima necessario a una ostilità antitedesca.

Berlino deve cambiare rotta per contrastare gli Usa, con una Merkel troppo prona al vecchio establishment statunitense e fortemente antirussa (vedere le recenti dichiarazioni contro la Crimea annessa a  Mosca).

Da par suo, invece, il governo italiano richiede la cancellazione delle sanzioni alla Russia, la creazione di un Asse Roma-Budapest in materia migranti ed il ritiro delle truppe dall’Afghanistan in contesti regionali dove non abbiamo interesse a dispiegare risorse e forze militari. Sono buoni segnali, tutti ancora da riscontrare.

Il Governo Conte dovra’ sfruttare tutte le “sponde” in campo internazionale per far recuperare posizioni alla penisola. Dovrà chiedere maggiore flessibilità e farsi promotore di politiche basate sulla crescita, cercando un’intesa con i tedeschi che al momento appare lontana, ma al tempo stesso cercare di “erodere” l’alleanza atlantica, astenendosi dal partecipare ad azioni militari che vadano contro i nostri interessi.

Recuperare peso politico all’interno dell’UE, riportare un po’ d’ordine nel Paese, difendere il “made in Italy”, dare finalmente voce a quel “popolo degli abissi” dimenticato e disprezzato  dalle classi sub-politiche e dalla stampa cortigiana ad esse legata, sono elementi che fanno ben sperare.

I VERI COMPITI CHE INCOMBONO, di GLG

gianfranco

qui

sembra evidente che i gruppi politici, espressisi in Obama e Hillary Clinton, mostrano di essere i peggiori; e sono quelli appoggiati dall’establishment europeo ancora in piedi. Del resto, tutti fanno finta di dimenticare (altrimenti dovrei dubitare della loro essenza umana; anzi animale in genere perché i miei gatti hanno una memoria di ferro) che ancora tre-quattro giorni fa i vertici europei davano giudizi di volgare offesa sul formando governo italiano e sulla nostra popolazione, che si era espressa in prevalenza a favore di quei due partiti. Tutto questo non può non essere sempre tenuto presente perché sarà necessaria una costante consapevolezza di quali serpi velenose sono al nostro fianco in questa disgustosa e infame UE (e nella BCE condotta da un italiano che lo è solo di nascita, ma è un americano d’animo al 100%).

Detto questo, non crediamo che gli “altri Usa quelli deivertici dirigenti che si rappresentano in Trump; e pure in Bannon siano disposti a trattarci da pari a pari. Sono stati per troppo tempo i più potenti del mondo – e a tale ruolo sono assurti con una terribile guerra civile in cui hanno schiacciato ed eliminato totalmente i loro “cotonieri” – per non volersi (e credersi) i primi del mondo. Lo possono dire a volte sinceramente (“America first”), altre volte sono ipocriti e fintamente “egualitari”; sono sempre i più smaniosi di potere globale e pronti a commettere nefandezze e prepotenze di fronte alle quali quelle (pur terribili, sia chiaro) degli stessi nazisti appaiono infantili pretese di superiorità. Pur con tutta l’ammirazione e giusta valutazione di una serie di espressioni culturali statunitensi – io apprezzo senza riserve il loro cinema (di più quello di un tempo), la loro letteratura (di più quella di un tempo), il jazz e la musica “leggera”, ecc. – ci si deve rendere conto che i gruppi dominanti di quel paese, nato dallo sterminio completo di un popolo non certo “inferiore” (se non in potenza armata), sono dei criminali di primaria grandezza.

Teniamolo presente. Soprattutto ricordiamoci che, all’uscita dalla seconda guerra mondiale, l’Italia (con gli altri paesi europei) è stata in mano, magari non esaustivamente, di gruppi dirigenti asserviti ai “degenerati” d’oltreatlantico. Non ci si illuda oggi su Trump, anche se è soprattutto indispensabile impedire il ritorno del vecchio establishment, cui quello della UE è succube. E non scordiamoci mai che, malgrado alcuni settori politici italiani l’abbiano tentato, non si è riusciti a schiacciare i nostri “cotonieri”, servi degli Usa. Nel 1962, con la nazionalizzazione dell’industria elettrica (formazione dell’ENEL), il settore pubblico, che contava alcuni gruppi strategici d’avanguardia, era arrivato al 50% dell’intera industria, mentre dall’“altra parte” stava quella privata guidata dalla Fiat e dalle branche della seconda rivoluzione industriale (appunto i “cotonieri” in relazione a certi gruppi del “pubblico”). Ed era un settore in formazione dal 1933 con la creazione dell’IRI.

Proprio da quel 1962, però, iniziò la lenta ma progressiva rimonta dei “cotonieri”, coadiuvata dall’“incidente” (assassinio) di Mattei, accaduto per “linee interne”, celate dietro molte bugie e svariati depistaggi. Tale rimonta si è accelerata negli anni ’70 con il passaggio di campo del Pci e il “compromesso storico” condotto con la progressiva crescente influenza della corrente di “sinistra” della DC (in specie dopo la ben calcolata soppressione di Moro, anche questa avvenuta con la grande menzogna del ruolo delle BR, che si sono prestate ad un gioco reazionario fingendosi “rivoluzionarie”). Infine, al crollo del sistema bipolare e quindi dell’URSS (cui ancora una parte della “base” dell’ormai “fu” Pci guardava), “mani pulite” annientò la prima Repubblica e cercò di creare un nuovo regime con gli ex piciisti e i diccì detti di “sinistra”. Operazione mai ben riuscita, ma che ha dato vita ad un quarto di secolo di continua degenerazione, di sempre più disgustoso asservimento italiano agli Usa – prepotenti e assassini; e che ormai si credevano i soli a dominare il mondo – e ad una UE, creata in base ai progetti degli ignobili “padri dell’Europa” finanziati dalla Cia.

Sta cambiando quest’epoca, ma non abbiamo ancora le forze in grado di scatenare la “giusta ira” distruttiva e annientatrice di tutta questa merda, accumulatasi in tanti decenni. A questo dovranno lavorare quelli che sinceramente vogliono mettere fine al predominio mondiale degli Usa (oggi in qualche difficoltà), favorendo non solo a parole il potenziarsi del multipolarismo, fonte di nuova necessaria trasformazione di questa società umana arrivata ad un pericoloso punto di degrado.

 

I GERMANOFOBI SONO ANTI-ITALIANI

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L’odio antitedesco, che possiamo anche chiamare germanofobia, non è diverso da quello antirusso o russofobo da noi rimproverato ai filo-americani, decisamente sovrabbondanti in casa nostra. Stranamente, si fa per dire, l’odio antitedesco ha qualcosa in comune con quello antirusso. Entrambi mettono in secondo piano lo strapotere statunitense in Europa, per scagliarsi contro i suoi effetti secondari o accidentali. Addirittura, qualcuno ha affermato che occorre approfittare della guerra commerciale di Trump all’Europa per liberarsi dal giogo crucco. Sciocchezze inenarrabili che solo teste povere e limitate potevano esitare. Dietro queste castronerie c’è però qualcosa di più sostanziale, attinente all’approccio teorico con cui si vorrebbe interpretare l’epoca storica: l’assurda convinzione che (uso il linguaggio con cui si esprimono tali decerebrati) il “turbocapitalismo, ormai finanziarizzato” sia l’ultimo stadio di un sistema globale “apolide e sradicante”. Simili definizioni generiche descrivono esclusivamente la pochezza del loro contenuto e sono profferite per impressionare più che per spiegare. Quando si accetta l’assunto che sia la finanza, con la sua volatilità, a dettare i tempi del mondo la dura realtà dei rapporti di forza evapora in una nebulosa indistinta nella quale non è più possibile raccapezzarsi, al fine di individuare i veri centri del potere (i quali sono fisici, armati, egemonici). Bisogna tornare con i piedi per terra, l’unico luogo dove è possibile praticare la teoria che non sta in cielo, come qualcuno crede, ma saldamente  ancorata al terreno sociale. La sottosfera finanziaria, in quanto ambito appartenente alla sfera economica-mercantile è il luogo in cui i rapporti sociali si manifestano come rapporti tra cose. Quest’ultimi sono la proiezione di relazioni (conflittuali e cooperative) tra gruppi umani, agenti in una specifica organizzazione sociale. E’ strano che chi sostiene di voler rimettere l’uomo al centro dell’analisi lo faccia capovolgendo le cose, ponendo la fantasmagoria dei mercati prima della produzione di società. Semmai essa sta davanti, a mascheramento del resto da cui promana. Non è però casuale che le teoresi antifinanziaristiche inducano a siffatti errori di valutazione storica e siano alimentati proprio da quei poteri centrali dominanti che hanno tutto l’interesse a obnubilare la loro azione imperiale. Come ha più volte chiarito La Grassa la finanza è sempre in primo piano, non però come causa “profonda” della crisi bensì quale sua iniziale manifestazione particolarmente eclatante, in grado di provocare comunque effetti pesantemente risentiti dalla grande maggioranza della popolazione da essa investita…tale aspetto della crisi va assimilato ai terremoti (di superficie), i cui risultati sono disastrosi per i soggetti implicati; tali terremoti trovano però la loro origine in scontri e frizioni tra falde o placche di terreno roccioso situate a varie profondità[la lotta tra formazioni o aree di paesi per la preminenza], reale “motore” del catastrofico fenomeno superficiale.
Allora, diventa essenziale stabilire come si articola la dominazione mondiale e non “seguire il denaro” come si dice superficialmente, per ritrovare la propria sovranità, esercizio sempre più complicato nella fasi in cui il campo egemonico in cui si è inseriti (per noi quello occidentale a supremazia americana) viene sfidato da nuovi concorrenti. Se fino a qualche decennio fa potevamo vederci concessa una sovranità limitata, in virtù di un equilibrio mondiale bipolare, ora che si affaccia il multipolarismo ci viene imposta una cieca obbedienza ad ogni costo, funzionale soltanto alla riconfigurazione strategica di chi ha il controllo del nostro Paese e si sta confrontando con i potenziali concorrenti a livello mondiale. In tale clima, non sono ammesse “iniziative” nazionali autonome ed ogni smottamento dalla linea può comportare pesanti conseguenze. Questo è il tema principale, non le diatribe minori tra sottoposti alla stessa area d’influenza (come lo sono Germania, Francia e Italia nell’ambito europeo) seppur con diversi margini di “libertà” e “convenienza”. E’ vero che i nostri partner europei intendono scaricare sul Belpaese le maggiori difficoltà discendenti da questo scenario, ma non si può scagionare il martello e al contempo prendersela con l’incudine che sta ferma mentre quello batte. Pertanto, chi punta sul bersaglio tedesco (i francesi sono meglio?), oltre a sbagliare mira politica fornisce all’arciere che tiene sotto tiro l’intero continente la freccia col quale proseguire nella minaccia. Toglietevi, dunque, dalla testa di poter avvantaggiarvi delle presunte contraddizioni tra Washington e Berlino per guadagnare in indipendenza. Guadagnerete in servilismo e non è nemmeno detto che sarete ricompensati. Non è questa la strada per riportare l’Italia a livelli decenti di importanza regionale e benessere sociale.

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