LA SECONDA GUERRA CIVILE AMERICANA

america

 

Le rivolte di questi ultimi giorni negli Usa ci ricordano cos’è questo Paese. L’America è un posto pericoloso. E’ pericolosa la polizia che adotta sistemi violenti, sono pericolose le minoranze che la abitano perché mai veramente integrate, sono pericolose le sue élite che coperte dalla legalità operano costantemente con una mentalità gangsteristica. Sceriffi, banditi, pistoleri, fuorilegge, indiani che, in fogge moderne, combattendosi formano una comunità. Il pericolo, in America, è un mestiere. In America non sai dove finisce il bene e dove inizia il male e viceversa. Quando i nostri mafiosi scopersero l’America si ritrovarono a casa ma in una casa ancor più grande di quella dalla quale erano partiti cosicché una piccola organizzazione malavitosa di provincia, in quel contesto, poté divenire una società del crimine internazionale. L’America fa tutto più grande e fa le cose in grande. L’America non è soltanto un paese grande ma è piuttosto un grande paese. Questo è il suo segreto. La tiene viva e forte una sedizione fratricida permanente, che cova sempre sotto la cenere, pronta ad esplodere al primo pretesto, tra gruppi di potere contrapposti, popolazioni etnicamente diverse in tensione, odi sociali collettivi e particolari, divisioni di razza, cultura, denaro, tanto denaro, tutti elementi unificati sotto la stessa bandiera. Per scaricare la sua energia interiore essa deve dare battaglia al mondo intero. Deve conquistare sempre nuove frontiere. L’America è criminalità legalizzata, è cattiveria della bontà, ingiustizia della giustizia, ferocia del bene, malvagità della pietà, inciviltà della civiltà, asocialità della socialità. Non destino manifesto come credono ma manifestazione di una destinazione inevitabile, perché ogni impero si è spento e si spegnerà.
In America, più forte del diritto è il diritto del più forte, ovvero forte è il diritto del più forte.
L’America non è un solo popolo, è un popolo solo dove ciascun individuo si sente solo e deve cavarsela da solo. Questa estrema solitudine la chiamano Libertà ma quando la Libertà chiama non c’è un americano che non risponda. Per la libertà dell’America gli americani sono disposti a dare la vita e si accontentano in cambio di un sogno americano di libertà che se lo possono sognare.
L’America è una grande potenza che maneggia una potenza toppo grande. Quando sarà scalzata dal suo primato esploderà di contraddizioni. La seconda guerra civile americana, se accadrà, sarà l’ultima che combatterà fino all’autodistruzione. L’America è troppo anche per se stessa.

L’INCIVILTA’ DEI LIBERALI

Cina

 

Giampietro Berti, su Il Giornale, si chiede: “Perché in Occidente c’è più libertà che in Oriente?”. Perché gli orientali hanno altre superstizioni, verrebbe da dire scherzosamente. Ma Berti non si accontenta di sentirsi superiore all’Oriente e incalza: “In occidente c’è più libertà rispetto ad ogni altra civiltà”. Anzi, vogliamo dirla tutta? “La civiltà occidentale è superiore…perché a fronte di quella occidentale tutte le altre civiltà non presentano prioritariamente il valore centrale della libertà”. La tautologia è compiuta, il discorso è chiuso. Almeno per il nostro liberale che vuole addormentarsi con la convinzione di essere il miglior fico del bigoncio.
Sennonché, un orientale potrebbe ben fare un diverso ragionamento e sostenere: “Perché in Oriente c’è più armonia che in Occidente? In Oriente c’è più armonia rispetto ad ogni altra civiltà. La civiltà orientale è superiore…perché a fronte di quella orientale tutte le altre civiltà non presentano prioritariamente il valore centrale dell’armonia”. I cinesi fanno infatti questo discorso, meno rozzamente di Berti, si capisce, non per impancarsi ma per rintuzzare le facce di bronzo liberali che vorrebbero costringere il loro paese al medesimo sistema valoriale occidentale. La libertà è un’astrazione che diventa “valore” nella nostra cultura individualistica. Una cultura diversa può ritenere, come di fatto avviene, la libertà individuale qualcosa di secondario rispetto all’armonia collettiva.
Occorre comprendere che la libertà degli occidentali, così agitata propagandisticamente, è strumento di guerra ideologica contro popoli estranei alla nostra cultura. La libertà è pretesto per “invadere” e corrompere quei Paesi che si indebolirebbero se sposassero la nostra scala di principi, aliena alle loro tradizioni o scopi politici. Difatti, il panegirico sulla libertà individuale si porta dietro tutto l’armamentario democraticistico, dirittoumanistico, ecc. ecc. col quale l’America e i suoi alleati cercano di screditare le potenze non allineate.
Non esistono civiltà superiori, le civiltà sono semplicemente diverse ed hanno qualità differenziate, a volte imparagonabili. Ci vuole rispetto, una parola che i liberali non conoscono in quanto se non sei per la libertà sei un mostro o un tiranno.
E’ vero che in Occidente si è sviluppato un rapporto sociale estremamente dinamico, quello che ha dato vita al capitalismo inglese e poi a quello metamorfosato americano, ma con queste evoluzioni storiche la libertà c’entra solo formalmente. Nelle parole di Marx: La struttura economica della società capitalistica è uscita dal grembo della struttura economica della società feudale. La dissoluzione di questa ha messo in libertà gli elementi di quella. Il produttore immediato, o diretto, cioè l’operaio, poteva disporre della sua persona solo dopo di aver cessato d’essere legato alla gleba, e servo di un’altra persona o infeudato ad essa.
Per divenire libero venditore di forza lavoro, che porta la sua merce dovunque essa trovi un mercato, doveva inoltre sottrarsi al dominio delle corporazioni di mestiere, delle loro clausole sugli apprendisti e sui garzoni, dei vincoli delle loro prescrizioni sul lavoro. Così il movimento storico che trasforma i produttori in operai salariati appare da un lato come loro liberazione dalla servitù feudale e dalla coercizione corporativa; e, per i nostri storiografi borghesi, è questo il solo lato che esista. Ma, dall’altro, i neo-emancipati diventano venditori di se stessi solo dopo di essere stati depredati di tutti i loro mezzi di produzione e di tutte le garanzie offerte alla loro esistenza dalle antiche istituzioni feudali. E la storia di questa loro espropriazione è scritta negli annali dell’umanità a caratteri di sangue e di fuoco. I capitalisti industriali, questi nuovi potentati, dovevano da parte loro soppiantare non solo i mastri artigiani delle corporazioni di mestiere, ma anche i signori feudali detentori delle fonti di ricchezza. Da questo lato, la loro ascesa appare come il frutto di una lotta vittoriosa sia contro il potere feudale e i suoi privilegi rivoltanti, sia contro le corporazioni e i limiti ch’esse imponevano al libero sviluppo della produzione e al libero sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo. I cavalieri dell’industria, tuttavia, riuscirono a soppiantare i cavalieri della spada solo sfruttando avvenimenti che non erano affatto opera loro. Si fecero strada con mezzi non meno volgari di quelli coi quali il liberto romano si rendeva, in antico, signore del suo patronus. Il punto di partenza dello sviluppo che genera tanto l’operaio salariato, quanto il capitalista, fu la servitù del lavoratore. Il suo prolungamento consistette in un cambiamento di forma di tale servitù, nella trasformazione dello sfruttamento feudale in sfruttamento capitalistico.

Di superiore, nei liberali, c’è solo una eccessiva fiducia in se stessi che non trova riscontro nella realtà.

Caos internazionale e intellettuale

iran

 

Gianfranco la Grassa ha pienamente ragione a definire i giornalisti che commentano la politica internazionale dei perfetti imbecilli o dei mascalzoni. Ne sentiamo di ogni a giustificazione di eventi che segnalano profonde trasformazioni geopolitiche ma che costoro interpretano come fatti brutali, se commessi dai nemici dell’Occidente, oppure, come atti necessari se attuati dalla Casa Bianca e dagli amici subordinati a questa. Tutto viene ridotto a squallido moralismo per giunta ipocrita. Purtroppo, anche esperti che si occupano di materia estera, in simili frangenti, profferiscono assurde banalità che non fanno onore alla loro caratura e carriera. La dichiarazione facile per apparire sulla stampa può essere utile alla visibilità ma getta oscurità su matasse di per loro molte intricate a causa dell’incipiente multipolarismo. A domanda dell’intervistatore, sull’uccisione Soulemani, così risponde Lucio Caracciolo su Il Giornale: Quale strategia c’ è dietro la mossa di Trump?
«Purtroppo partiamo da un dato che può sembrare sconcertante: il presidente americano non ha alcuna strategia. Ci sono piuttosto delle ragioni emotive che lo hanno spinto a dare l’ ordine di uccidere Soleimani. Sta cavalcando l’ odio profondo radicato nell’ establishment militare contro l’ Iran, condivisa dalla maggioranza dell’ opinione pubblica».
Chiose come queste sono inaccettabili, soprattutto per chi dirige una rivista nella quale è stato spiegato tante volte che i poteri dei presidenti negli USA sono più apparenti che reali. Mi immagino che Caracciolo legga ciò che viene pubblicato sulla sua rivista e, in ogni caso, a me pare umorale la sua affermazione che la decisione statunitense di far fuori un nemico sia stata dettata dai capricci di un capo di Stato. Probabilmente, come crede La Grassa, l’opzione è stata adottata da certi apparati a stelle strisce all’improvviso ma con una sicura ponderazione dei risvolti, altro che paturnie di Trump! Piuttosto, la pur minima reazione iraniana, con il lancio di missili sulle basi degli yankee, che sarebbe comunque stata impensabile nel breve periodo di monocentrismo americano seguito all’implosione dell’Urss, indica ora che gli egemoni possono permettersi azioni unilaterali ugualmente ridotte avverso le quali i nemici non restano comunque inermi. Simbolismi diversi ma pur sempre contrari. L’Iran è una importante potenza dell’area mediorientale che accelera le sue sintonie con Russia e Cina. In primo luogo, difficilmente Soulemani sarebbe stato colpito su territorio iraniano (non è questa una valutazione che già esclude l’atto emotivo?), in secondo, gli Usa prima di operare devono elaborare formule di intervento che evitino di coinvolgere direttamente le superpotenze non incluse nel suo “consensus”, almeno se ciò non è strettamente necessario. Questo perché il loro superdominio è ancora dominio ma, in prospettiva, non eternamente insuperabile. Inoltre, mai dare ai competitori troppe motivazioni per fare squadra. Sono principi strategici basilari. Attualmente gli USA sono i più forti ma non al punto di potersi mettere contro chiunque. Dunque, perché compattare i nemici in una situazione di difficoltà storica?

Ps.
Il valore dei nostri giornalisti, che sono o finti moralisti o sciocchi forcaioli, è riassunto nell’estratto che pubblico subito sotto di Marco Travaglio su Craxi. Premetto che quest’ultimo non mi piaceva, tuttavia il defunto segretario socialista era un vero uomo di stato mentre le figurine politiche odierne sponsorizzate da il Fatto sono una banda di cretini e servi. E certi pennivendoli sono più cretini dei cretini e più servi dei servi.

“Nel 1985 Craxi si sarebbe opposto intrepido alla tracotanza di Reagan. In realtà sottrasse al blitz Usa i terroristi palestinesi che avevano appena sequestrato la nave Achille Lauro e assassinato un ebreo paralitico, Leon Klinghoffer, gettandone il cadavere in mare; si impegnò a farli processare in Italia; poi fece caricare il loro capo Abu Abbas su un aereo dei servizi segreti recapitandolo prima nella Jugoslavia di Tito e poi in Iraq, gradito omaggio a Saddam Hussein. Fu l’ acme di una politica filoaraba e levantina che portò all’ appoggio acritico all’ Olp di Arafat (ben prima della svolta moderata), paragonato da Craxi addirittura a Mazzini in pieno Parlamento.
Quanto all’ europeismo craxiano, basta ricordare l’ appoggio dato a regimi sanguinari e corrotti come quelli del tagliagole somalo Siad Barre in cambio di leggendarie ruberie sulla “cooperazione”. E il capolavoro della guerra delle Falkland, nel 1982, quando Bettino si schierò col regime dei generali argentini (quelli che avevano fatto sparire migliaia di oppositori) contro la Gran Bretagna appoggiata da tutto l’ Occidente. Ecco quel che resta, al netto delle mazzette, di Craxi. Lasciatelo riposare in pace, ché è meglio”.

Teste di cazzo internazionali serve degli USA.

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Non intendo mettermi a discutere sulle idee di Evo Morales, ex Presidente della Bolivia defenestrato con la forza. Quello che penso del socialismo in generale e di quello sudamericano in particolare l’ho scritto anni fa e non ho avuto alcun ripensamento in merito. Chi vuole può approfondire qui: http://www.conflittiestrategie.it/esiste-il-socialismo-del-xxi-secolo-scritto-il-16-maggio-2013

Inutile dire che le manifestazioni che lo hanno costretto a lasciare la guida del suo paese fossero “pilotate”. Ovviamente, non sarebbero bastate le proteste di piazza, di una parte del popolo (le maggioranze silenziose possono non condividere ma essendo inerti rappresentano forza di minoranza rispetto ai gruppi meno numerosi ma più attivi che occupano le strade con la violenza), per cacciarlo dal suo ruolo se l’Esercito non si fosse schierato con l’opposizione. Esattamente il contrario di quanto accaduto in Venezuela dove infatti Maduro resiste. Quasi sicuramente chi ha manovrato per liberarsi di Morales è il potente padrone nordamericano che da un po’ di tempo sta ricordando a tutti chi comanda nel continente.

Ciò che trovo insopportabile è invece la propaganda dei golpisti e dei loro spalleggiatori internazionali, i quali, per giustificare l’ennesimo schiaffo alla democrazia, di cui pure si dicono custodi, tirano fuori le solite maldicenze sulla vita privata del leader boliviano. Morales sarebbe uno spacciatore perché coltiva coca in un luogo in cui la coltivazione controllata della pianta è perfettamente legale.

Il cocalero, inoltre, a dispetto della dottrina popolare a cui si rifaceva, avrebbe vissuto come uno sceicco.

Non v’è giornale che non abbia riportato notizie come la seguente:

“LA SUPER CASA SU DUE PIANI DI EVO MORALES
La suite imperiale di Morales è stata presentata alla stampa dal neo ministro dell’ Informazione, Roxana Lizárraga, e occupa due piani, il 23esimo e 24esimo della Casa Grande del Popolo, uno degli edifici simbolo dello sfarzo senza limiti di Evo. 120 metri d’ altezza (il più alto di La Paz) tutta in vetro, con piste di atterraggio per elicotteri sul tetto e pareti decorate da immagini della tradizione indigena e da murales che raffigurano operai al lavoro”.

Brutte teste di cazzo si tratta di una residenza istituzionale appena degna della funzione svolta e sicuramente molto più sobria dei Palazzi occupati dai nostri Capi di Stato.

Ancora: “Quasi 40 milioni di euro, infatti, il costo per consentire al socialista Morales di «riposare meglio», con all’ interno una fornitissima e costosissima collezione di alcolici.”

Pure ubriacone oltre che drogato. Questo è il livello della nostra stampa. Ma il copione è davvero frusto. Ogni volta che gli USA abbattono un “dittatore” si alza un coro di sdegno, non per biasimare il putsch, ma per screditare il destituito in malo modo.

Pensiamo ai vari Milosevic, Saddam, Gheddafi ecc. ecc. Tutti farabutti, spendaccioni e puttanieri. Magari sarà pure vero ma come si dice, è il classico bue che dice cornuto all’asino. L’Occidente è pieno di politici miliardari che alzano il ditino per stigmatizzare i privilegi di chi non si piega all’ordine mondiale. Se, invece, sono amici loro, tipo gli emiri del Golfo, si fa finta di nulla.

È tutta merda intollerabile. Come diceva Gaber, a me l’America mi fa venire voglia di un dittatore. “Si di un dittatore, almeno si vede, si riconosce”. Purtroppo ci tocca sopportare questa dittatura del mondo libero che ci trafigge di ipocrisia e ci succhia l’anima. “Non ho mai visto qualcosa che sgretola l’individuo come quella libertà lì, nemmeno una malattia ti mangia così bene dal di dentro.
Come sono geniali gli americani, te lo mettono lì. La libertà è alla portata di tutti, come la chitarra, ognuno suona come vuole, e tutti suonano come vuole la libertà”.

Toni Iwobi non è lo zio Tom

cartina elezioni Usa

Povero Toni Iwobi che a dispetto del colore della pelle milita nella Lega, partito “notoriamente” razzista secondo la Sinistra. Mal gliene incolse al parlamentare nigeriano naturalizzato italiano che con la sua scelta politica ha mandato in cortocircuito i pregiudizi dei politicamente corretti i quali ovunque vedono negrieri e membri del Ku Klux Klan. Ci ha pensato il giornalista Corradino Mineo nel post che riporto sotto (non credo si tratti di fake news visto che è lo stesso senatore leghista a riprendere le parole del mezzbusto Rai e a rilanciarle via Twitter) a rimettere le cose a posto, ricordandoci dello Zio Tom. Chi era costui? Era il negro da cortile che diceva al padrone bianco: “stiamo bene oggi signore?” “Siamo malati signore?” Era, insomma, la vittima che si identificava col suo carnefice in cambio di alcuni privilegi mentre il negro da piantagione veniva frustato nei campi. Un traditore che si schierava dalla parte dell’aguzzino contro il suo popolo.
Parlo con cognizione di causa di questi temi perché mi sono laureato col prof. Nico Perrone con una tesi sulla storia dei negri d’america ed in particolare sul movimento delle pantere nere. Darmi dello xenofobo, razzista, fascista (l’unico partito in cui ho militato da ragazzo si chiamava rifondazione comunista) risulterà pertanto particolarmente difficile a lorsignori.
Il nomignolo Zio Tom (che Mineo non fa perché forse non lo conosce pur rimandando gli altri dietro alla lavagna) indicava l’atteggiamento di quei negri che vivevano imitando il comportamento dei loro padroni bianchi. Lo zio Tom è il protagonista del celebre romanzo di D. Beecher-Stowe simbolo dell’obbedienza dei negri. Scriveva Rap Brown: «Il razzismo si conferma sistematicamente quando lo schiavo riesce a liberarsi soltanto imitando il padrone: contraddicendo la sua stessa realtà». (Muori schifoso negro, muori!Longanesi). Brown aveva perfettamente ragione ma stiamo narrando di un contesto di segregazione e sfruttamento ormai remoto. Iwobi è membro di Palazzo Madama non lo schiavo di una tenuta in Alabama prima della guerra civile. Effettivamente, fu quest’ultimo avvenimento storico ad offrire la possibilità ai negri di affrancarsi dalla loro condizione di sottomissione allorché decidevano di arruolarsi con gli unionisti in cambio della libertà, di quaranta acri di terra e due muli. Ciò veniva promesso loro per ripagarli della schiavitù e degli assassinii in massa subiti prima, durante e dopo la guerra civile. Ovviamente, non avranno nulla di tutto ciò nonostante i loro sacrifici per la patria.
Come notate uso sempre e solo i termini negro e negri, e lo faccio per rispetto di una precisa identità così come fu affermata dai vari pensatori originari dell’Africa. La négritude era considerata dagli intellettuali negri un principio identitario finalizzato a rifondare la sociopsicologia culturale e storica della loro etnia. Costoro ritenevano il termine nero offensivo perché rimandava al colore (no colored allowed piazzato davanti bagni, teatri, ecc. ecc.). Poi sono arrivati i radical chic e razzisticamente hanno rovesciato la stessa volontà dei negri che avevano lottato per il loro posto nella civiltà elaborando uno specifico pensiero.
Ancora All’inizio del secolo XX la popolazione nera negli USA era ancora fortemente legata a forme di agricoltura che avevano conservato le stesse caratteristiche di sfruttamento dei tempi dei primi schiavi venuti dall’Africa.
Dopo la guerra civile quel sistema aveva subito una metamorfosi in senso mezzadrile che, in accezioni diverse, continuava a perpetrare la subalternità degli afroamericani ai proprietari terrieri.
Quest’ultimi affittavano i terreni ai neri e fornivano loro l’alloggio in cambio del 40% del raccolto. In realtà, i contratti celavano clausole ben più vessatorie dato che il restante 60%, rivolto a soddisfare le esigenze di sopravvivenza dei lavoratori, era eroso da un sistema di prestiti a tassi usurai e dagli acquisti (obbligatori) da effettuarsi negli empori della piantagione a prezzi esorbitanti. Alla povertà che ne seguiva si aggiunse, nel 1944, l’introduzione delle nuove macchine trebbiatrici capaci di svolgere in un giorno il lavoro di 50 operai. I neri, che contemporaneamente stavano maturando una
coscienza sociale più combattiva e più cogente rispetto alle proprie condizioni di vita, cercarono di conquistare maggiore spazio ma si ritrovarono a fare i conti con situazione produttiva che li rendeva esuberanti.
Lo stimolo alla meccanizzazione agricola del Sud si combinò con la richiesta degli Stati del nord di nuova manodopera da introdurre al lavoro di fabbrica.
In breve tempo, cinque milioni d’afroamericani si spostarono in massa verso il miraggio offerto dalla città (questo processo durò trent’anni e andò avanti fino al 1970). Le direttrici della
migrazione passavano dalle strade della Georgia, dalla Carolina e dalla Virginia per giungere a New York e Boston; dal Mississippi, dal Tennessee, dall’Arkansas e dall’Alabama verso  Chicago e Detroit; dal Texas e dalla Louisiana per raggiungere la California. Insomma, la meccanizzazione agricola riuscì a fare quello che il  proclama d’emancipazione aveva solo formalmente riconosciuto: liberare i neri dalla schiavitù dei campi. Il prezzo che questi dovettero però pagare fu altissimo e presto si trovarono a fronteggiare un nuovo degrado, quello del lavoro di fabbrica e delle megalopoli urbane (ma il lavoro nei campi è certamente più duro di quello industriale). Senza farla troppo lunga al razzismo de iure si è sempre sostituito un razzismo de facto più raffinato nei metodi ma non meno odioso. Oggi la situazione è migliorata sinceramente ma determinate forme di razzismo si trasformano e sono dure a morire. Per esempio la forma radical chic. Essa parla contro il razzismo ma sotto sotto nasconde una discriminazione elitista che emerge quando la realtà non va secondo la sua ideologia. Considero le frasi di Mineo verso Iwobi di tale fatta. La spocchia e il razzismo sono imparentati, per quel che mi riguarda.

La benda, di GLG E G.P.

gianfranco

Undici coltellate. Cambia poco. E comunque nulla sono in confronto all’orrore del ragazzo bendato e con le mani legate dietro la schiena. Sentire quello che hanno detto i media statunitensi mostra la grande sensibilità democratica di quei nostri padroni. Ma anche a casa nostra non si è scherzato; e ovviamente da parte dei servi di quei padroni. Sarebbe interessante anche sapere chi ha diffuso la foto e perché. E non è escluso che perfino la preparazione della scena abbia avuto qualche regia occulta. In ogni caso, mi auguro che la maggioranza della popolazione, se ancora resta un po’ di pulizia morale, si sia concentrata sul dolore e la rabbia per l’assassinio compiuto da due balordi, ormai deprivati di ogni parvenza umana. E si spera che “l’Arma”, come forse in altri casi, non si metta a battersi il petto per un non dovuto “mea culpa”. Nessuno sostiene che fosse necessario sistemare il ragazzo in quel modo. Non lo era affatto; e ripeto che mi nascono molti sospetti. Tuttavia, l’indignazione manifestata da insensati, quasi quanto quei due ragazzi, dimostra che ormai solo una disinfestazione assai accurata e capillare potrebbe salvarci dallo sfacelo definitivo.

Uno di vent’anni che imbevuto di droga (almeno immagino) dà 11 coltellate, e ben piazzate, ammazzando una persona. E che fosse carabiniere o meno, sposato da poco o meno, m’interessa fino ad un certo punto. L’assassino è un degenerato e lo è ad appena vent’anni e vissuto nel benessere. Se ne fa un caso, quasi grave come l’assassinio, per il fatto che è stato bendato e con le mani legate dietro la schiena. Ritengo che sia stata applicata una misura sbagliata, che non ce n’era affatto bisogno. Ma che si faccia can can quasi come per l’assassinio – e che perfino “l’Arma” dica “inconcepibile” e trasferisca l’autore del gesto (sicuramente da rimproverare e considerare assurdo, ma non da rendere un terribile affronto alla dignità umana verso chi questa dignità non l’ha certo dimostrata) – è qualcosa di assai più che preoccupante. Poi c’è un’insegnante che dice all’incirca: non era intelligente, uno di meno, con riferimento all’assassinato. Reazioni non adeguate a simile incredibile affermazione. Qualcuno ha detto che dovrebbe essere licenziata o sospesa. Scusate, ma a me sembra soprattutto che la sua mente non sia del tutto a posto. Forse c’è bisogno d’altro, di qualche cura, anche con comprensione umana per le difficoltà che insorgono nella vita di molti. Infine, si continua ad obiettare, ad ogni gravissimo fatto di sangue, che i reati sono in diminuzione. In realtà, dai numeri risulta che sono diminuiti i furti, quelli però normali, quelli simili a quando i cervelli di politici, giornalisti e conduttori TV, uomini di cultura e cosiddetti intellettuali, avevano una discreta funzionalità. Adesso, soprattutto quella che ci si ostina a definire “sinistra” – e che continua a offendere un nostro lontano passato definendosi “antifascista” e mostrando una falsa e disgustosa “umanità” del tutto degenerata e pericolosissima proprio per il genere umano – è ormai giunta ad un punto di non ritorno. Dovrebbe essere combattuta con i metodi con cui si affrontava un tempo la peste bubbonica e oggi il cancro; invece nulla, solo polemiche e discorsi per migliorare la propria situazione elettorale. Quest’“occidente” è ormai inguaribile con simili “non farmaci” di tipo omeopatico. E tenta di esportare questa infezione anche in zone al momento un po’ più sane. Si vedano i disordini (mal riusciti) a Mosca e quelli più consistenti a Hong Kong. Che la si smetta di “scherzare”; in quei paesi spazzino intanto via l’infezione “occidentale”. Qui, non so come andrà a finire.

P.S.

si legga attentamente.Assurdo che i carabinieri sentano il bisogno di punire il loro collega che ha bendato per 5 minuti il ragazzo e per motivi precisi, non certo per fargli uno sgarbo (che comunque non è una tortura di alcun genere). Devono alzare la voce invece e pretendere maggiori misure di sicurezza e possibilità di usare le armi. E dotazione di nuove armi ormai esistenti.Cosa serve discutere all’infinito su un decreto sicurezza e presentare decine e decine di emendamenti quando poi chi deve garantire la sicurezza può essere assassinato in un attimo. E come si può accettare senza una protesta istituzionale la violenta campagna di stampa che sta facendo un paese con all’attivo, anche solo in tempi recenti, le torture ad Abu Ghraib (Irak) e a Guantanamo. E lasciamo stare i massacri da cui è nato, i bombardamenti di civili (anche atomici) in ogni dove, le continue aggressioni e organizzazioni di colpi di Stato ferocissimi con centinaia di migliaia di morti. GLG

 

La benda dei liberali

Il liberalismo non è un modo di pensare ma di fantasticare. I liberali vagheggiano su tutto e sono convinti che la libertà, più apparente che reale, sia sempre una stella polare. Ma c’è un problema di fondo. La libertà non esiste, né in natura ne’ in società. Essa è il primo tra tutti i sogni che fanno del liberale il più addormentato degli uomini. I liberali infatti sono dei sonnambuli che camminano nel sonno e parlano con gli occhi chiusi della libertà e dei suoi vari accidenti senza vedere la vita intorno. Solo esseri così spenti ma rumoreggianti possono farsi distrarre da una benda sugli occhi di un omicida o del suo complice ed affermare frasi come le seguenti:
“La fotografia del diciottenne con gli occhi bendati e ammanettato, seduto davanti ai militari che lo interrogano, fa venire i brividi, inorridisce. Non immaginavamo che le forze dell’ordine arrivassero a tanto, ne siamo disgustati e pretendiamo di sapere come sia stato possibile che ciò sia accaduto all’interno di una caserma dell’arma fedele nei secoli”. Feltri su Libero
“il vilipendio della persona, che ha già perso la libertà, non può essere un espediente accettabile di questo mestiere”. Farina su Libero
Ovviamente, ci sono poi tutti i politicamente corretti, filoamericani da vomito, che utilizzano l’espediente per spostare l’attenzione dal gravissimo delitto contro un Carabiniere verso i sistemi “barbari” da Caserma che disonorano l’Italia, causa sovranisti al governo. I cantori della libertà sono queste signorine da trenta denari a prestazione orale che si dimenticano dei modi della patria americana, questa inesistente arcadia liberale e liberista, che acceca e sodomizza il nemico, lo disonora pisciandogli addosso, facendolo mordere dai cani (come nelle sue prigioni extraterritoriali) e poi rilascia corsi accelerati di democrazia ai quali ogni Stato, amico o nemico, deve attenersi.
L’immagine dell’americano fasciato, considerato il suo gesto cieco, è solo una forma di contrappasso. Siamo la terra di Dante e non rompeteci i coglioni. L’America produce simili animali in quantità industriale, ha la violenza nel suo Dna, non la libertà. E poi abbiamo molti conti in sospeso con loro, affronti, stragi, uccisioni, reclusioni non giustificate. Abbiamo perso la pazienza e toccherà che abbozzino. Loro se ne fregano del diritto e lo manipolano se serve alla sicurezza nazionale. Fatto l’inganno si approvano pure una legge che li legittimi nella crudeltà. Tutto il contrario del brocardo romano Inventa lege, inventa fraus. Ma i romani antichi non erano americani, come i romani cretini di oggi. Assolvono i loro militari che si macchiano di efferatezze in barba a qualsiasi giustizia e ci fanno le rampogne, assecondati dai servi di casa nostra. Stiamo agli eventi. È stato commesso un omicidio senza senso di un servitore dello Stato da parte di un cittadino straniero. La benda è un fatto secondario senza nessuna importanza. La benda non la vedo. Non esiste. Sono bendato. G.P.

SOLIDARIETA’ MA ALLARGANDO IL DISCORSO, di GLG

gianfranco

Indubbiamente, la figlia di Borsellino ha tutte le ragioni di sostenere quanto qui leggiamo e ad essa deve andare tutta la nostra solidarietà, assieme ad una considerazione sempre più bassa di questa magistratura. Non tanto di singoli magistrati perché sono convinto che ce ne siano moltissimi, probabilmente la maggioranza, che nulla hanno a che vedere con le aspre ma giuste affermazioni della Borsellino. Tuttavia, dobbiamo anche ricordare altri fatti incresciosi.
Primo fra tutti proprio “mani pulite”, operazione che si è voluta onorare al massimo grado ai funerali del procuratore capo di quel gruppo di magistrati. E anche in tal caso, sia chiaro che – a parte uno di quei magistrati, sulle cui specifiche funzioni in quell’occasione nutro molti sospetti – non credo che detti magistrati abbiano agito in malafede e soprattutto ponendo in opera delle scelte, non a caso definite “colpo di Stato” dai figli di Craxi; forse esagerando un po’, ma non poi troppo. In realtà, resto convinto che quei magistrati hanno avuto semplicemente il via libera e a loro sono stati forniti ampi indizi da parte di dati gruppi politici ed economici, italiani e stranieri; in primo luogo ambienti statunitensi che usarono ampiamente un mafioso sedicente “pentito”, Buscetta, secondo il ben consolidato ruolo sempre svolto da tale nostra organizzazione criminale in favore degli USA (ricordiamo almeno lo sbarco in Sicilia delle truppe di questo paese nel 1943).
Dalla fine della guerra, l’Italia è sempre appartenuta al “campo occidentale” centrato sugli USA; nel 1947, dopo che a gennaio De Gasperi andò a prendere ordini a Washington, venne buttato fuori dal governo di sedicente “unità nazionale” il Pci. Ciò consolidò un ben preciso regime, poi indubbiamente vincente alle votazioni del 18 aprile 1948. Con il 1963 (primo governo di centro-sinistra presieduto da Moro e basato sul ruolo fondamentale di Dc e Psi) si stabilizzò ulteriormente la posizione dell’Italia in subalternità rispetto agli Stati Uniti. Il centro-sinistra divenne ulteriormente robusto con l’ascesa di Craxi (statista di rilievo) alla direzione del Psi nel 1976. E’ indubbio, tuttavia, che il governo di centro-sinistra si permetteva a volte qualche “sgarbo” verso i predominanti “centrali” e i loro prediletti “alleati” israeliani, che tenevano sotto controllo il Medioriente; non scordiamoci che nel 1973 costoro abbatterono sopra Mestre l’aereo militare “Argo 16”, tanto per darci un chiaro avvertimento di tenere ben lontani i palestinesi di Arafat. Ovviamente il tutto è stato fatto passare per incidente e ancora oggi mai si è chiarito con nettezza e condannato quel crimine costato la vita a nostri connazionali. Altri “sgarbi” italiani (non tanti) vi furono; e ricorderò il ben noto episodio di “Sigonella”, gestito proprio da un deciso Craxi.
Nel frattempo, però, a partire dall’inizio anni ’70 (anzi direi dal 1969 all’incirca) si andò attuando – con tutta la cautela e mascheramento del caso, per non farsi abbandonare dalla “base” ancora largamente operaia – lo spostamento del Pci verso gli USA (e la Nato), con poi il “caso Moro” (1978) e il concomitante viaggio oltre atlantico di quello che fu definito da Kissinger “il mio comunista preferito”. Non si poteva ovviamente però creare una crisi di forte “trapasso” politico in Italia nel mentre sussisteva il sistema “bipolare”. Alla fine, per merito di uno “sfasciatore” come Gorbaciov, si dissolse nel 1989 il “campo socialista” e nel 1991 l’Urss. Andreotti fu “inspiegabilmente” cupo in quel periodo e non era evidentemente contento del “crollo del muro”. Craxi, altrettanto inspiegabilmente (e stavolta senza virgolette) esultò. Possibile che non abbia capito cosa si stava preparando? Forse si sentiva garantito da qualche “ambiente” (USA?) che poi invece mancò all’appello?
Comunque si poté dar via libera all’operazione giudiziaria che liquidò la “prima Repubblica” perseguendo soprattutto democristiani e socialisti (nessuno ricorda che, su oltre cento indagati e colpevolizzati, la stragrande maggioranza fu assolta; ad alcuni, ad es. l’ex Ministro Formica, processato per 14 anni, fu annientata la carriera politica ma anche fortemente “disturbata” la vita). La magistrata Parenti ingenuamente pensò che “mani pulite” valesse per tutti, anche per il “fu Pci” (divenuto Pds); e le fu tolto ogni incarico. Perché l’operazione – per scelta di coloro che usarono la magistratura come semplice strumento; e ribadisco che quei magistrati, salvo forse uno, probabilmente pensarono di fare solo il loro dovere – era stata decisa in “altro (e alto) loco” per creare un nuovo regime, formato dai post-piciisti e dai post-“sinistri” diccì, molto ma molto più sdraiato davanti all’ormai strapotere degli Stati Uniti, unica superpotenza rimasta. L’operazione non fu del tutto ben pensata, ma soprattutto pessimamente condotta dai post-piciisti, di una inettitudine politica incredibile. Fu obbligato a mettersi in campo Berlusconi. Anche questo è dimenticato: costui fu minacciato di rovina economica da uno sciocco pidiessino e tentò in tutti i modi di appoggiare un rappresentante politico, credendo per un momento di averlo trovato in Mario Segni dopo il patto tra costui e Maroni, durato “l’espace d’un matin”. In definitiva, è avvenuto ciò che ormai viviamo – una vera disgrazia – da un quarto di secolo ormai.
Ho voluto ricordare tutto questo, pur assai sinteticamente (ma ne abbiamo parlato non so quante volte), perché alla dovuta solidarietà nei confronti della figlia del magistrato Borsellino, più che giustamente indignata di fronte all’incredibile comportamento di una parte della magistratura (numericamente senz’altro minoritaria ma in posizioni di dirigenza), deve seguire la precisazione del ruolo svolto più di una volta dall’apparato giudiziario. E non si pensi sempre che si sia trattato di scorretto (e certamente “non legittimo”) comportamento di magistrati poco affidabili nella loro lotta alla mafia e altre consorterie simili. Dietro ci sta sicuramente qualche grave manovra, svolta dai soliti ambienti predominanti (italiani e stranieri, in specie americani), di cui la “criminalità” è puro strumento (come lo fu nell’assassinio di Enrico Mattei). Si vuol infine capire che non esiste potere senza una criminalità da combattere? E che è sempre strumento delle manipolazioni di questo potere, ma nel contempo il suo sostegno fondamentale; perché solo agendo contro di essa per la sicurezza dei cittadini, il potere si fa ben volere da questi ultimi e ne ottiene la fiducia.
Dove può mai esistere, ingenui che non siete altro, un potere che non abbia un “nemico” da combattere? O è quello esterno – nelle varie guerre che si combattono – o altrimenti deve sussistere all’interno. Anche certo “terrorismo” – che sia quello islamico o invece anarco-insurrezionalista o di qualsiasi altra origine e insorgenza – deve manifestarsi, con maggiore o minore vigore a seconda del bisogno, per essere combattuto e a volte represso nel sangue. Sia chiaro, non mi si fraintenda: esistono i criminali ed esiste il terrorismo o altra insorgenza pericolosa. Chi sta da quella parte, lo è perché ha fatto veramente quella scelta e su questa (o PER questa, quando si tratta di ideologie e forti credenze) ci campa. Tuttavia, non sarà mai veramente annientato dal potere perché altrimenti questo si trova sbandato, senza scopo. E in certi casi, soprattutto quando dati poteri sono in contrasto con altri per la supremazia, certa criminalità o certo terrorismo viene alimentato da alcuni di questi. Così come hanno fatto gli USA (quelli da me detti n. 1) finanziando, magari tramite paesi-satellite, Al Qaeda e l’Isis; e organizzando pure le sceneggiate di vittoria su queste organizzazioni del tipo dell’uccisione di Bin Laden, ecc. ecc.
Insomma avete capito. Mi sono allontanato dal punto di partenza, ho ampiamente dirottato. Torno però al punto di partenza. Bene ha fatto la Borsellino ad indignarsi e noi stiamo sicuramente dalla sua parte. Nel contempo, alziamo le orecchie. Si sta forse preparando qualche altra “mani pulite”. Sarà più difficile e non otterrà magari il successo della prima. Certi “poteri” (un tempo detti “forti”; e non solo italiani) sono assai preoccupati. I cosiddetti populisti sono a mio avviso ancora delle “mezze misure” (e anche meno), troppo condizionate e con scarsa capacità di penetrare nei veri “fortini” del “nemico”: il settore culturale, i mezzi di informazione, i Servizi, tutti ancora in mano a quest’ultimo, a quella che definisco “infezione”. Si continua a parlare inoltre di “destra” e “sinistra”. Ma tale distinzione non corrisponde più per nulla a quella storicamente rilevante per oltre un secolo. Piddini e forzaitalioti (la maggioranza di questi ultimi, quella ancora rincretinita dal “nano d’Arcore”) sono differenti eppur afferenti allo stesso marcio establishment europeo (e USA-Nato), che ha dominato fino a due-tre anni fa e che adesso traballa.
In ogni caso, si sta preparando una nuova stagione d’uso della magistratura quale strumento di un dato potere. Nel 1992-93 fu usata per abbattere uno schieramento dominante da decenni, ma per sostituirlo con uno ancora più servo dell’unico predominante rimasto dopo il crollo del bipolarismo. Adesso c’è la crescita del multipolarismo e una certa debolezza dei vecchi dominanti; sia nel paese ancora predominante (ovviamente gli USA) e sia nei suoi servi della UE. Questi, in Italia, vorrebbero di nuovo chiamare la magistratura (ripeto: una sua minoranza, ma agguerrita) per annientare il pericolo avversario; poiché al momento la “democrazia dell’urna” li sta sfavorendo. E non mi sembrano avere idee per la testa; salvo appunto il controllo di importanti apparati, che i loro avversari non hanno proprio la forza di portare sotto la loro influenza. E’ tutto sommato un “conflitto tra pigmei”, ma che occupano tutto il campo al momento disponibile. Per il momento mi fermo qui. Salutamme!

Governo debole sotto attacco, di GLG

gianfranco

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due eventi ben diversi e di diverso peso e significato. Tutti e due però positivi secondo la mia opinione perché chi cercherà contro di essi soluzioni “morbide” dimostrerà di non avere le “palle” giuste per condurre questo paese. Preciserò poi un’ulteriore questione. Vedo questa UE come l’annientamento della nostra stessa civiltà. Per cui l’opposizione ad essa dovrà attuare in tempi non pluridecennali qualcosa di estremamente violento. Così pure, per altro verso, giudico un Lerner (e quelli che lo coadiuvano nel programma) una fastidiosa infezione, che va combattuta con i metodi che si usano di fronte a simili eventi. Tuttavia, le forze che attualmente dovrebbero contrastare queste forze mortifere sono comunque filo-Usa (sia pure di un diverso establishment rispetto a quello più marcio e delittuoso rappresentatosi in Obama/Hillary Clinton) e sono ottusamente anticomuniste (e ossessionate dal vedere comunisti dappertutto). Questo indebolisce a mio avviso la funzione di risanamento che dovrebbero svolgere le opposizioni a questa UE e a questa “sinistra” italiana. Per questo ho parlato di cura omeopatica.
Il vero comunismo è cosa che ormai appartiene al passato. Per quanto mi riguarda, in quel passato ha fatto cose tutt’altro che disprezzabili; io comunque le considero tuttora positive. Non al 100% perché zone d’ombra esistono sempre, nulla è perfetto; tuttavia, è stato un tentativo fallito, ma per tanti versi encomiabile (questa la mia opinione). Non accetto quindi che ci si ponga dalla parte degli Stati Uniti (sia pure in modo differenziato) né che si voglia cambiare la storia nel senso di considerare mostri quelli che sono ormai consegnati al passato. Se ci limitiamo allo stretto “presente” della nostra squallida situazione, non posso che invitare a regolare infine i conti con la UE e con questa nostra “sinistra”, smettendo di considerarla “rossa”; non è nemmeno una blanda socialdemocrazia, è solo il marciume che deve essere eliminato dalla nostra società, è la cloaca dove tutte le defecazioni dei suoi immondi rappresentanti (maschi e femmine) finiscono. Chi sarà in grado di svuotarla fino all’ultimo grammo?

L’Europa si salva con la Russia.

il ratto d'europa

Nell’ultimo numero di Limes si parla di Antieuropa. Questo termine, secondo me azzeccato, si riferisce ad una struttura di governo del Continente costruita esclusivamente su interessi egemonici esterni allo stesso. L’Antieuropa, cioè l’Ue, ha una matrice americana, in quanto tale è contro gli Stati europei che vedono derubricate le proprie istanze a favore della geopolitica statunitense. Nel suo editoriale, Caracciolo rammenta che i due pionieri dell’Ue, Schuman e Monnet, erano in sostanza due agenti transatlantici, due congiurati di Washington che rispondevano alle mire conquistatrici di questa anche se ammantavano i loro discorsi di spirito cosmopolitico ed europeistico. Ciò  dovrebbe bastare a far capire che l’Unione Europea non è un soggetto riformabile, esso può essere solo abbattuto e sostituito con un vero progetto indipendentistico che risponda alle esigenze multipolaristiche della fase storica. Di questo abbiamo già scritto con La Grassa, proponendo un asse Berlino-Mosca-Roma per la rinascita di un reale contropotere nel Vecchio Continente atto a ridisegnare i destini dei popoli che lo abitano.
Sulla rivista già citata, in questa direzione, c’è un intervento piuttosto interessante a firma di Vitalij Tret’jakov, intitolato “Senza la Russia l’Europa non si salverà”.
Riporto i passaggi piu’ stimolanti (poiché non tutto è condivisibile del pezzo) e che rispecchiano il mio punto di vista: “Il Vecchio Continente può sopravvivere se si riunirà a Mosca. Ma dovrà abbandonare arroganza e padrone americano, ricalibrare il concetto di democrazia… L’Europa e la Civiltà Europea si trovano a un passo dalla morte; sono in pochi oggi a dubitarne.
Purtroppo, le ricette per il salvataggio che si sentono risuonare più forte nella stessa Europa (vale a dire, l’Europa meno la Russia) sono o lacunose o prive di prospettive nella loro dogmaticità neoliberale, ovvero nella loro essenza antipopolare.
A mio avviso, è evidente che la Russia sopravvivrà anche senza questa Europa. Tuttavia, non isolo così deliberatamente l’Europa dalla Russia, o la Russia dall’Europa, come fanno gli europei più illustri, da poter rimanere impassibile davanti al destino di questa nostra parte di mondo.
Certamente, se l’Europa non rinsavisce da sé, la Russia non riuscirà a salvarla: la sindrome suicida di questa Europa si è fatta troppo potente. Tuttavia, mi sembra che la chance non sia ancora andata perduta. Provare a far rinsavire l’Europa è possibile e necessario.
…In nome della salvezza dell’Europa (intesa come civiltà europea) così come la conosciamo, stimiamo e amiamo, è necessario rivedere in maniera radicale (rivoluzionaria) ogni aspetto relativo alla politica europea in senso lato. Di seguito elenco ciò che reputo assolutamente non negoziabile e di primaria importanza.
La deoccupazione dell’Europa. La smobilitazione di tutti i battaglioni e la chiusura di tutte le basi militari Usa sul territorio dei paesi europei e pertanto, più ragionevolmente, il semplice scioglimento della Nato. L’Europa deve smettere di essere un vassallo militare degli Usa.
L’esclusione dall’Osce, come minimo, di Usa e Canada, o ancor meglio la com-pleta soppressione di questa organizzazione, in quanto essa ha tradito la sua missione primigenia. Complessivamente, queste due misure comporteranno, se non una totale, quanto meno una radicale de-americanizzazione dell’Europa.
È necessario sciogliere l’Unione Europea in quanto formazione burocratica sovranazionale ormai deceduta, che per giunta non riflette gli interessi, non solo di tutte le nazioni europee, ma nemmeno di molti membri Ue. L’Unione Europea collasserà da sé con la stessa inevitabilità, negli stessi termini temporali e per lo stesso ordine di ragioni per cui collassò l’Unione Sovietica – un’Unione Europea numero 1, sorta cent’anni fa nell’Est dell’Europa. Ma questa volta sarà un collasso incontrollato, con i relativi eccessi e conseguenze.
La riunificazione dell’Europa. Gli europei occidentali non solo hanno permesso di vedere la propria parte d’Europa americanizzarsi, ma hanno anche privatizzato il nome storico dell’Europa, considerando Europa solo ciò che coincide con l’Unione Europea e la Nato e isolando da sé tutto ciò che non rientra in queste due organizzazioni, in primo luogo la Russia. È giunto il tempo di riunire Europa e Russia, poiché è questa la vera, completa e piena Europa, la vera civiltà europea (tra l’altro, estesa attraverso la Russia in Asia, fino all’Oceano Pacifico).
…elaborazione di una nuova architettura politica dell’Europa, in particolare di un’idea di Organizzazione delle nazioni europee (One). Ritengo doveroso sottolineare che i soggetti principali della politica intra-europea saranno solo e soltanto le nazioni sovrane europee (situate in Europa).
È necessario porre e stabilire giuridicamente il divieto di interferire reciprocamente negli affari interni tra Stati europei, nonché il divieto per qualsiasi Stato non- europeo di interferire negli affari interni degli Stati europei e negli affari intra-europei (compresi divergenze e confitti tra Stati membri).
Allo stesso modo le nazioni europee dovranno impegnarsi pubblicamente a non interferire negli affari interni di qualsiasi Stato situato al di fuori dell’Europa. Tale intromissione sarà possibile in casi eccezionali e soltanto su richiesta dei legit- timi governi di tali Stati o su risoluzione del Consiglio di Sicurezza Onu.
Le nazioni europee dovranno promuovere una riforma dell’Onu: il Consiglio di Sicurezza, dopo la riforma, dovrà formarsi su base continentale o su criteri di appartenenza culturale.
… La storia del mondo non si è fermata, nemmeno quella dell’Europa. La marcia della storia è un costante cambiamento dei confini, la comparsa e la scomparsa di Stati. Pertanto, è necessario creare all’interno dell’One un organo apposito: il Consiglio degli Stati non riconosciuti e dei territori europei contesi, con una rappresentanza per ognuno di questi Stati e territori.
Imperativo categorico è la creazione tra gli Stati europei occidentali e la Russia di un cordone di Stati neutrali, che nei successivi quindici anni non avranno diritto a partecipare ad alcun blocco militare internazionale, sia intraeuropeo che extraeuropeo. In tale cordone dovranno rientrare: Norvegia, Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Bielorussia, Slovacchia, Ungheria, tutti gli Stati dell’ex Jugoslavia, Bulgaria, Romania, Ucraina, Moldova, Georgia. Ciò permetterà un gra-duale superamento dello storico scisma d’Europa, che ha generato molte guerre in passato.
…Il rifiuto dell’idealizzazione e dell’assolutizzazione della cosiddetta democrazia (politica), giacché mai essa si è realizzata e, per principio, non è pienamente realizzabile o non può risultare democrazia per tutti. L’abbattimento delle vetuste scenografe democratiche che mascherano il potere della classe dominante. Il rifiuto dell’ipocrisia politica democratica, la quale costituisce uno dei tratti più riprove- voli dell’Europa contemporanea.
…Il rifiuto dell’imperante traduzione della democrazia, quale «potere della maggioranza» (pur illusorio), in una democrazia dove il potere (anche effettivo) è riposto nelle mani di un gruppo minoritario costituito da ferventi zeloti dalle ambizioni totalitarie a danno della maggioranza.
Ciononostante, è naturale che non si possano negare o ridimensionare il valore e il signifcato delle forme democratiche di governo (compreso il potere statale), così caratteristiche per la civiltà europea in diverse tappe del suo sviluppo. Tuttavia, non in misura minore la civiltà europea ha saputo usare proficuamente un altro regime naturale di governo della società: il sistema di comando e controllo (nei casi limite, l’autoritarismo). Pervenire a un equilibrio ragionevole, seppur costante- mente variabile, tra questi due metodi di governo è l’autentica – e non artificiale – democrazia, ovvero un potere in nome degli interessi della maggior parte della società e della società in generale…Il riconoscimento dell’eterogeneità delle nazioni europee, dei popoli, delle loro culture, lingue, tradizioni, comprese le tradizioni politiche, come valore fondante dell’Europa quale comunità di nazioni e quale civiltà. Nessuna nazione deve essere costretta a rinunciare alle proprie particolarità nazionali, siano esse ideologiche o politiche. A nessuno può essere imposto di conformarsi a una determinata formazione politica, a un regime, a un’ideologia o filosofia politica. La standardizzazione, ovvero l’omogeneizzazione sistematica, della vita delle nazioni e dei popoli europei è il meccanismo che conduce al graduale deperimento della civiltà europea…I cittadini di nazioni che un tempo possedevano colonie in tutti gli altri continenti del pianeta con tutte le conseguenze del caso, compreso lo sterminio di massa della popolazione locale e la tratta degli schiavi, non possono permettersi di insegnare agli altri la tolleranza, la democrazia, i diritti umani e altre cose del genere. Non hanno il diritto morale di insegnare ad altri popoli e a governi più giovani l’umanesimo, la misericordia, le virtù civili e politiche … L’Europa e la civiltà europea nella loro condizione attuale non possono essere salvate senza la Russia, escludendo la Russia o, ancor peggio, nello scontro con la Russia e in guerra contro di lei. Chi la pensa diversamente è ignorante, stolto o un provocatore (e non sono pochi nell’Europa orientale), o ancora un membro fedele (di principio o meno) del partito degli atlantisti, o, ancora meglio, un semplice schiavo docile e privo di volontà al soldo degli Usa. Proprio oggi l’Europa deve, infine, unirsi, in tutta la sua eterogeneità e in tutto il suo volume geografico e storico, alla Russia – la più grande, e sempre più europea della stessa Europa, parte della civiltà europea. Non si parla, chiaramente, di una mitica «casa comune europea», costruita su modello europeo occidentale o secondo progetti neoliberali, nella pratica governata da Bruxelles, Berlino o Londra…”

Ecco, questi pochi elementi alquanto ragionevoli, pur se da sviluppare, approfondire ed estendere ad altri presupposti, rappresentano dei principi sani per dare all’Europa (e alla Russia) il posto che meritano (ma che si devono riguadagnare dopo decenni di sfaceli) sulla scacchiera mondiale.

E’ un “vaste programme” ma qual è l’alternativa? Ci sentiamo di aderire a tali intenzioni espresse dall’analista russo. Rovesciare la dominazione americana non è un compito semplice per questo bisogna letteralmente annientare l’Ue, le sue classi dirigenti compromesse con gli Usa, essendo lo spazio in cui agiamo una gabbia nata più di 60 anni fa per diretto impulso dei vincitori della II Guerra Mondiale. I cosiddetti padri fondatori dell’Ue erano a libro paga dei servizi segreti americani e hanno realizzato un incubo più che un sogno. Per rompere il sortilegio occorre riavvicinarsi al principale antagonista di Washington, la Russia. Deve essere inaugurata una nuova politica di intese tra est ed ovest per rompere l’isolamento russo e sganciare l’Europa dalla dipendenza americana. Questi primi passi, da attuare con cautela, sono possibili perché il declino americano, seppur relativo, è un fatto. Il multipolarismo è un processo storico oggettivo e inarrestabile ma il mutamento dei rapporti di forza ed il ribilanciamento della potenza, dipende anche da fattori soggettivi. La Storia spalanca delle finestre ma per passarci attraverso bisogna “osare”, ed essere strategici. Ormai, anche muovere un dito in questo mondo in ebollizione genera scosse da tutte le parti. È l’oggettività della situazione conflittuale. La sorte dei conflitti dipende però anche dal l’intelligenza soggettiva degli attori in campo. Il mondo è aperto ad ogni possibilità.

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