LA COALIZIONE DEI “PERVERSI”, di GLG

gianfranco

 

 

http://www.ilgiornale.it/news/mondo/siria-kerry-stop-ai-contatti-i-russi-se-non-finiscono-i-raid-1312187.html

 

http://www.ilgiornale.it/news/mondo/volo-malaysia-airlines-linchiesta-olandese-fu-abbattuto-1312189.html

 

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/aleppo-papa-i-responsabili-dei-bombardamenti-daranno-conto-1311976.html

 

Padroni, servi e la Chiesa uniti nel voler perpetuare ciò che affermano di combattere: i cosiddetti “terroristi” o “estremisti” islamici. In parte perché questi possono ancora servire, in particolare per la strategia americana d’impedimento di possibili contatti tra paesi europei e Russia. Oltre a vietare tali contatti, si cerca di ritardare il più possibile il nuovo rafforzamento della Russia, oggi attanagliata da una certa crisi economica, ma abbastanza vigorosa politicamente e in tema di ammodernamento di strutture militari. In più, gli Stati Uniti con i loro “alleati” (così si chiamano i subordinati europei) desiderano che questi ultimi si rivolgano a loro per la protezione dai guai che sempre più provocherà la ventata immigratoria, eventuali attentati o altri “inconvenienti” di vario genere. Incapaci di risolvere la questione a loro favore in Siria, cercano di bloccare in tutti i modi l’offensiva russo-siriana contro autentici invasori (da loro finanziati ed equipaggiati di tutto punto) e intanto si adoperano, con l’aiuto dato ad un governo fantoccio (creato dalla Nato e appoggiato dall’Onu e dalla UE), al fine battere in quel di Libia l’Isis e, di fatto, le stesse forze che vorrebbero invece preservare dalla disfatta ad Aleppo. Quanto alla Chiesa, con tutti i discorsi “fraterni e amorevoli” di un Papa siffatto, sta cercando di ottenere più o meno gli stessi risultati, e con gli stessi metodi di “bastone e carota”, nei confronti dell’Islam e magari, chissà, anche dei cristiani greco-ortodossi; non certo per sconfiggerli perché sarebbe un tentativo fallito, solo per riafferrare saldamente le redini nei confronti dei cattolici, piuttosto sviati dalle nuove “modernità progressiste” e non più dediti ad un’autentica religiosità. L’importante non è riafferrare le vere radici di questa religione, solo non perdere del tutto il controllo di “fedeli” senza più fede e solo “praticanti” dei loro interessi e dei piaceri mondani.

Spero che, nella sostanza (pur con manovre a volte tattiche), la Russia respinga simili minacce e vada, magari con certe sinuosità, per la sua strada rafforzandosi sempre più. In ogni caso, appare ormai chiaro quale sarà il punto centrale per giudicare della sincerità delle forze di opposizione e di richiesta di autonomia nei vari paesi europei. Anche in tal caso saranno magari a volte necessarie alcune manovre non proprio lineari, ma tese comunque in definitiva a stabilire un più stretto rapporto con la Russia nel medio periodo (dieci anni come limite massimo, già un po’ troppo lungo). Chi non seguirà questa strada, inutile che chiacchieri invano per ingannarci: si tratta di nemici e servi, più o meno ben mascherati, dei prepotenti Stati Uniti.

E’ indispensabile che i dirigenti russi studino bene l’esperienza del loro paese nell’ultimo secolo. Fu drammatica ma intelligente la svolta di Stalin, che abbandonò di fatto la vuota speranza di fare da detonatore della “rivoluzione proletaria mondiale” (uno dei più grossi svarioni teorici e pratici del movimento che si pretese comunista); così agendo – e con i tanto condannati processi di Mosca, in cui eliminò, certo brutalmente e dolorosamente, tutta la zavorra comunista ancora innamorata dell’impossibile rivoluzione mondiale – fece dell’Urss una grande potenza, per un breve periodo in effettiva competizione con gli Stati Uniti. L’ideologia e la pratica “proletaria” incisero comunque perché non si capì che, arrivati a quel grado di sviluppo in un periodo brevissimo, bisognava abbandonare la prevalenza mortificatrice dell’apparato politico (statale) e lasciare più sfogo pur sempre alla “politica” – nel suo vero senso di mosse strategiche per una vittoria e la supremazia – nella sfera economica.

Perfino i grandi avanzamenti scientifico-tecnici, che in fondo compì l’Urss, non riuscirono ad essere veramente impiegati per conquistare una preminenza produttiva nei più svariati settori e non soltanto in quello militare. Così ci si alienò il ceto medio che sempre si forma e cresce con l’industrializzazione. Si continuò a credere, con errore madornale, che dovesse invece ingrossarsi la classe operaia, presunto (e fasullo) soggetto di un avanzamento verso l’irraggiungibile socialismo. E si arrivò allora al crollo e alla disfatta per colpa, fra l’altro, di un ceto dirigente politico inetto, solo interessato al potere personale, infido e perfino capace di compromessi umilianti con l’avversario mondiale (vedi il periodo finale dell’Urss con l’ignobile gorbaciovismo, che fior di “compagni”, anche studiosi di vaglia, presero per riavvio della strada verso il socialismo; e posso vantarmi di avere visto giusto, su questo avvio alla disfatta, fin dal suo inizio a metà anni ‘80). Adesso basta errori del genere; l’apparato politico deve dare orientamenti generali e applicare la strategia della “politica” sia per reprimere duramente eventuali contestazioni all’interno sia per dirigere correttamente l’azione estera contro i nemici, primo fra tutti gli Stati Uniti. Poi si deve prestare certo attenzione, con flessibilità e senza intralci eccessivi, alla strategia degli apparati dirigenti della sfera economica, favorendo fra l’altro il forte collegamento tra ricerca e innovazione (cui dedicare crescenti risorse) e i processi produttivi.

Tuttavia, nel compiere quest’opera si deve andare, in tempi non secolari, verso la collaborazione tra Russia e rilevanti paesi europei, in primo luogo la Germania. Per quanto riguarda il nostro paese, chi crede nel sovranismo si adoperi, senza lesinare sforzi, in tal senso. Con la precisa consapevolezza che bisogna battere – e non proprio in “libere elezioni” – i vili traditori che si annidano in gran numero in tutti gli apparati decisivi delle sfere economica, politica e culturale del nostro paese. Addosso ai venduti e servi. Contro gli Usa (senza tanto guardare a chi vincerà le elezioni presidenziali!) e occhi rivolti ad est. Senza dubbio, attualmente, i nemici hanno più seguaci in una popolazione imbambolata; e ce l’hanno sia le forze di maggioranza che quelle di presunta opposizione, assai poco atte ad esercitarla con la durezza ormai indispensabile. Tuttavia, a mio avviso, in tempi senz’altro non brevi ma nemmeno eterni, si verificheranno fenomeni nuovi che creeranno un tale disagio da far crescere l’avversione nei confronti dei nemici di cui abbiamo detto.