La morte del (patto) Nazareno

gianfranco

In Italia non si chiude mai nulla e molte cose si ripresentano anche quando invece dovrebbero essere sepolte per sempre. Tuttavia, la sensazione è che ormai il “patto del Nazareno” – malgrado i contatti “segreti” tra il “nano d’Arcore” e Renzi siano continuati a lungo dopo la sua chiusura “ufficiale” all’epoca dell’elezione del presdelarep – sia effettivamente morto per sempre. Soprattutto perché, malgrado alcuni sciocchi(e) si ripresentino o addirittura entrino in F.I., il suddetto “nano” dovrebbe essere effettivamente in calo di consensi. Finalmente Toti sembra intenzionato, dopo le europee, a uscire per dare vita a qualcosa di nuovo e più vitale in stretta unione con la “destra”. Secondo tutte le apparenze, si manifesta sempre più innaturale l’“alleanza” tra i due partiti governativi (e non credo si tratti solo di tensioni legate alla campagna elettorale). E’ evidente che i due, tenuto conto che non si poteva andare a nuove elezioni e Mattarella stava mettendo in piedi un governo detto “tecnico” (con Cottarelli), hanno deciso di ingoiare alcuni “rospi” e di impedire che ciò avvenisse. Meglio intanto aspettare le elezioni europee. Dopo di queste, ci si prepara a riaprire il “forno” dell’avvicinamento tra pentastellati e i “nuovi” piddini; nuovi per modo di dire, ma in ogni caso con i renziani ridimensionati.
Dall’altra parte, si accentua, sempre in fase di ormai vicina indicazione del successo (di incerte dimensioni) dei “populisti” alle suddette elezioni, il “rivoluzionamento” di F.I. con Toti che vi si “allontana” e Salvini che tenta di “mangiarsela” il più possibile; in ciò seguito, mi sembra, dalla Meloni anche se con maggiore circospezione, ma ormai con qualche accentuazione del suo atteggiamento critico. Si dovrebbe quindi riproporre il solito, noioso dualismo centro-dx e centro-sx, pur se in vesti parzialmente nuove in entrambi questi due schieramenti. Vesti “nuove” che rispecchiano di fatto la frattura avvenuta negli USA tra due vertici politici per il momento abbastanza alternativi in tema di strategie tese a riafferrare la supremazia mondiale. Tale frattura, l’abbiamo detto più volte, si è riflessa appunto in Europa; e anche qui ha portato ad acutizzazioni del conflitto tra “vecchio” e “nuovo”. Vedremo come questo scontro si configurerà dopo le elezioni, che condurranno pure a qualche soluzione della tormentosa “brexit” (in probabile “riconsiderazione”, magari anche nuovamente “referendaria”).
Una cosa è sicura. In ogni caso, questa Europa resterà nella sfera d’influenza statunitense; si tratterà solo di sapere – e a tal proposito saranno decisive le elezioni presidenziali americane del 2020 – come si muoveranno i predominanti USA e i loro subordinati del nostro continente. E ciò dipenderà appunto dal successo o meno del nuovo establishment detto “populista” (sia negli USA che nella UE). Chi veramente vuole l’indipendenza e la sovranità, non della UE (cosa del tutto impossibile) ma di alcuni suoi paesi rilevanti, dovrà lavorare per tempi indubbiamente un po’ più lunghi al fine di giungere alla formazione di una nuova forza politica attrezzata ai tempi di accentuazione della crisi che “striscia” dal 2008. Occorrerà una ben diversa decisività (e violenza) che non potrà passare per le urne. Credo che ciò si renderà inevitabile, ma non in tempi brevissimi. Per il momento assisteremo ancora a queste “vomitevoli” sceneggiate di scadentissimi gruppi politici; da una parte e dall’altra senza la benché minima capacità di giungere ad una conclusione in grado di ridare vita ad un “occidente” in grave decadenza malgrado l’“alto” sviluppo “capitalistico”, ridotto al vecchio liberalismo ormai putrefatto e ad una sedicente “democrazia” fonte di infezione mortale. Il rinnovamento, se ci sarà, dovrà comportare dosi massicce di totale pulizia ed eliminazione dei “batteri patogeni”. Ed uso continuo, per anni, del “bisturi” capace di profonde incisioni e asportazione di ampie “parti malate”.