Il Conte “Zero” e la deriva autoritaria, di A. Terrenzio

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Una frase che e’ poco piu’ di un luogo comune recita:”La realta’ supera la fantasia”, e mai ci saremmo aspettati di viverla in questo periodo di epidemia Covid-19.

L’uomo solo al comando, l’autocrate vanitoso, il pavone dal capello impomatato e la pochette sempre a posto, si collega via FB o sulle reti televisive e tutta l’Italia pende dalle sue labbra con la speranza di ritornare alla liberta’. Il Conte Tacchia, sempre elegantissimo, parte come di consueto, col suo birignao istituzionale, apre la bocca e pronuncia frasi roboanti e tu che aspetti che dica qualcosa ed,invece, invece niente..

La fase 2 e’ praticamente una fase 1bis, restrizioni con l’autorizzazione a vedere i parenti o coniugi piu’ stretti, ma sempre autocercificati, pena manganellate sui denti o multe salatissime, che dire, il Cile di Pinochet a confronto era un’oasi di liberta’.

Aiuti alle famiglie ed alle imprese? Fino ad adesso gli effetti della “potenza di fuoco” di prestiti da andare a chiedere in banca, hanno prodotto misure di sostegno slittate di mese in mese. La mancia alle Partite IVA, erogate in maniera tardiva e nemmeno a tutti i potenziali beneficiari. L’Italia si avvicina al collasso economico, con un’eplosione sociale che rischiera’ di mandare milioni di persone in mezzo alla strada.

Nelle relazioni con l’UE Giuseppi dà il meglio di se’, e’ li’ che l’arte di paraculare un intero paese raggiunge i massimi livelli, dal “faremo da soli” di poco piu’ di un mese fa, al No Mes-Si eruobond, ha mandato in brodo di giuggiole i suoi fan accaniti, che proprio non resistono al fascino e all’eleganza dell’ “avvocato del popolo”. C’e’ da scommetterci che la maggioranza dei consensi, venga raccolta da chi ha lo stipendio garantito (ancora non e’ dato sapere fino a quando), che odia Salvini e la Meloni “a prescindere” ed pronto a bersi qualsiasi balla del Conte Tacchia.

Sara’ interessante vedere le reazioni quando questa fascia di salariati sostanzialmente non toccati dell’epidemia, vedra’ riceversi una bella patrimoniale sul loro unico appartamento o una cospicua riduzione dello stipendio.

E gia’ da Berlino c’e’ che chi spinge per questa soluzione. Su questo tema una prestigiosa rivista di management, Manager Magazine, con un articolo firmato da Daniel Stelter, rivela senza giri di parole l’”ideona” dei tedeschi: una patrimoniale monstre del 14% sulla ricchezza privata, che e’ pari a 9.900 miliardi (sommando conti correnti, risparmi ed immobili), potrebbe  ridurre il debito pubblico a 2.500 milardi di Euro e riportarlo intorno al 60%, al pari della virtuosa Germania, nei paramentri di Maastricht.

Questa manovra dai tratti criminali svela l’avidita’ dei teutonici di mettere sotto tosatura le ricchezze private degli italiani dipinti dalla loro stampa come un popolo di avvinazzati e di nullafacenti, quando non espressamente mafiosi. L’epidemia del Coronavirus e’ la tempesta perfetta per fare manbassa del Belpaese, ridurlo come la Grecia, unico reale obiettivo della Merkel e dei suoi accoliti della finanza di Francoforte.

E dato che le digrazie non vengono mai da sole, a gestire questa situazione delicatissima per il presente e l’avvenire del nostro Paese, il governo piu’ incapace e prono che la storia repubblicana ricordi, pronto ad assecondore ogni dettame dell’UE a trazione tedesca.

Dietro le farse e le smentite, il ricorso al MES con le sue condizionalita’, sembra ormai una questione di tempo ed anche le notizie su un declassmento di Fitch dei nostri titoli ad un gradino sopra il rating della spazzatura, sono pressioni sul nostro Governo per accelerarne l’adesione. Il MES, che dai media mainstream e le informative da Bruexelles, continuano a propagarci con condizionalita’ “light”, ma che come rivelato in queste ore da Repubblica, prevedera’ come si legge nel passaggio finale del trattato, “un monitoraggio e sorveglianza sui bilanci”, per paesi quali l’Italia ovviamente. Si scrive sorveglianza rafforzata e si legge Troika. Per essere ancora piu’ espliciti, una cura alla greca a base di consolidamento fiscale, tagli alle voci piu’ importanti di bilancio, riduzione di pensioni e di stipendi pubblici anche del 20%, patrimoniali e prelievi sui contocorrenti, per somma gioia dei Del Rio e delle Fornero.

Il quadro sembra davvero dei piu’ drammatici, con l’incertezza dei tempi futuri e le nostre vite appese al ritrovamento di un vaccino per porre fine a quest’epidemia. I virologi che si scornano tra di loro, prima dicevano che era una semplice influnza di stagione, poi no, e’ pandemia, e adesso non lo sanno piu’ manco loro. “Ce lo dicono gli esperti”, sentenzia Giuseppi, con la liberta’ somministrata a singhiozzo, caso mai dovessimo prenderci gusto..

Un conseguente massacro sociale ed economico, con una quasi certa moria di pmi che rimarranno schiacciate dal debito e dai mancati introiti nei prossimi mesi.

A gestire tale quadro, una classe politica estranea agli interessi nazionali , con un Premier vanesio ed inconsistente come pochi  (spietato e fulminante il ritratto disegnato dall’ottimo Marcello Veneziani nei suoi editoriali), il Conte Zero, il nulla che si fa politica, i 30 minuti di pavoneggiamento a reti unificate. Senza possibilita di contraddittorio e “fake news” a ruota libera contro i leader dell’opposizione. La Democrazia ridotta ad autocrazia, la Costituzione osannata dai nipotini della resistenza ridotta a carta da culo a colpi di Dpcm, il parlamanento opzionale. il 25 aprile a cantare “bella ciao” ai tempi della dittatura sanitaria. Solo adesso qualcuno sembra svegliarsi, con Cartabia e Cassese che parlano di gravi illeggittimita’, qualcuno di “curvatura autoritaria”. Epiteti mai sentiti manco ai tempi di Arcore.

Il tutto con il silenzio complice e colpevole del Quirinale che appoggia la deriva in atto per connivenza con i falchi franco-tedeschi.
Eppure le alternative non mancherebbero per tirarci fuori da questo pantano europeo. Da Washington arrivano importanti segnali che rinforzano le voci di un ItalExit, una “card” che se solo usata a titolo di minaccia sui tavoli di Bruexelles, potrebbe portare Germania ed Olanda a piu’ miti consigli.

La Francia e’ stretta in un “vorrei ma non posso”, essendo formalmente legata alla Germania con l’asse di Aquisgrana, ma in pratica nel “ClubMed”, con un debito pubblico che rischia di esplodere come quello italiano.

I margini di manovra potrebbero anche esserci, ma si resta estremamente scoraggiati dall’inettittudine del governo giallo-fucsia, incapace di gestire una situzione interna con le continue indecisioni e i ritardi, quanto totalmente incapace di qualche iniziativa di rilievo in termini di contrattazione con la Germania della Merkel, e che siamo orami sicuri, accettera’ il Mes e le sue condizionalita’.

Una volta appurata l’irriformabilita’ ed il fallimento di questa UE, l’unica soluzione per salvarci, sarebbe quella di tornare ad emettere biglietti di Stato e Bond emessi sul mercato interno, come proposto da Giulio Tremonti ed ormai anche dal  neo-presidente Bonomi di Confindustria, il Presidente della BEI e con l’appello di 101 economisti di vari atenei italiani su tale necessita’. La presa di consapevolezza che il “fare da soli” resta l’unica soluzione non e’ raccolta dalle cariche piu’ alte di questo Governo, incapaci di prevedere che da qui al prossimo futuro, potrebbero imporsi da sole. L’UE in queste condizioni e’ gia’ morta, cio’ che va fatto e’ solo sgancarsi da essa prima che ci metta un cappio al collo.

COL TURISMO E CON LE PICCOLE IMPRESE NON SI VA DA NESSUNA PARTE

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I liberali frignano per le stupide libertà perdute, quelle più insignificanti, e il Governo continua sulla sua linea “conservativa” (per usare un eufemismo), conseguenza di un’assenza di strategia contro la pandemia. Nuovamente “tutti a casa”, mentre la disfatta avanza. Ormai si è capito che se avessero fatto i tamponi a tutti, anziché nascondere la situazione e raccontare balle agli italiani, adesso non saremmo relegati in casa, non avremmo avuto così tanti contagiati e altrettanti poveretti andati al creatore. Hanno sbagliato metodo dal principio ed ora sono costretti a mettere pezze insufficienti in buchi diventati voragini. Che dio ce la mandi buona. È intollerabile però che questo Paese adesso piagnucoli per i mancati guadagni dopo aver, per decenni, esaltato le virtù del “piccolo è bello” e quelle della nazione a vocazione turistica o artistica. Non che questi settori non contino ma non possono diventare elementi centrali nello sviluppo di un Paese. Senza il “resto”, queste “rendite posizionali” diventano fattori di debolezza, soprattutto in presenza di crisi epocali o eventi eccezionali. Parlavano di nicchia i “ninchioni” democratici, lillipuziani nel cervello e grandi solo in balordaggine mentre intorno all’Italietta del sole, del mare e della cultura, crescevano i giganti industriali degli altri Stati. Anzi, noi ci davamo la zappa sui piedi mettendo i bastoni tra le ruote a quelle poche eccellenze, in genere pubbliche, che ancora ci resta(va)no (Eni, Enel o Finmeccanica) con pretesti ecologisti o di altra infingarda specie. Col turismo e le piccole imprese non si tiene in piedi un sistema nel mondo multipolare. Adesso arranchiamo più dei nostri competitori che hanno coltivato i campi dell’industria, della tecnologia e dell’energia, per citarne alcuni. Noi ci raccontavamo favole bucoliche e loro spingevano sull’acceleratore del progresso. Made in Italy? Mad Italy! Qualcuno però lo deve dire, con queste scemenze non si va da nessuna parte.
Quelle che consideravamo opportunità erano frutto di arretratezza. Aver creato certe mode turistiche, gastronomiche, “monumentali” e manifatturiere ha favorito molte degenerazioni dopo i piccoli vantaggi di breve periodo. Si è giunti, trasportati da una ideologia ribassista, al paradosso di credere ad una possibile sostituzione tra produzioni all’avanguardia e processi scarsamente tecnologici e di poter competere con la grande dimensione attraverso tante minuscole unità produttive disperse sui territori. Come ha scritto La Grassa: “Le PMI hanno sopperito alla carenza di grandi gruppi industriali, mettendo però in evidenza i limiti del modello di sviluppo italiano, affetto da ‘piccolismo’ che non è affatto ‘bello’ quando sui mercati internazionali si ha a che fare con giganti meglio equipaggiati, pronti a sbaragliare la concorrenza o a dettare le proprie condizioni a chi sconta dimensioni ridotte”.
In ogni caso, le speculazioni sulla specificità italiana, che non è affatto solo nostra, iniziano a diventare parossistiche. Così in una saggia riflessione: “Il cocktail esplosivo di regionalismo, salutismo e crisi del modello industriale mise in moto la macchina dell’invenzione della tradizione, che in pratica non si fermò più. Gli studi sui singoli prodotti o sulle tradizioni gastronomiche dei più sperduti paesini di montagna, di collina, di pianura, di lago e di mare si moltiplicarono a vista d’occhio…Ogni sindaco, ogni presidente di provincia e ogni governatore di regione voleva il suo piatto tipico, la sua sagra, generalmente antichissima, e la sua associazione per difendere (da chi?) quel determinato prodotto. Furbi imprenditori fiutarono l’affare: la parola d’ordine divenne “eccellenza”. L’Italia si riempì di eccellenze delle quali avevamo ignorato l’esistenza fino a pochi giorni prima e la cui perdita sarebbe stata una tragedia nazionale, o quanto meno regionale, provinciale e comunale. Poi arrivarono le sensibilità ambientali ed economiche e quindi si lanciarono nuove parole d’ordine: “biodiversità”, “lotta alle multinazionali” e finalmente “territorio”. Eccola la parola magica: territorio. Secondo una vulgata ormai di uso comune, l’Italia sarebbe fatta di territori e nemmeno ci si rende conto dell’autoironia che si nasconde dietro questa definizione. Come se la Spagna, la Germania o la Francia, ad esempio, fossero fatte di satelliti o, al contrario, fossero un’unica entità omogenea dal punto di vista culturale e alimentare”. (Denominazione di origine inventata, Alberto Grandi). In verità, parliamo di mercati in cui, nonostante il nome che ci siamo costruiti negli ultimi anni, è facile farsi scavalcare dai competitori o essere sostituiti da altri esportatori altrettanto bravi. Pensate, per esempio, dopo le sanzioni come la Russia abbia provveduto a sostituire i nostri prodotti dop, doc, docg con i propri o con quelli di altri non aderenti alla restrizioni internazionali comminate dall’Occidente.
In tempi caotici come i presenti, con il virus che sta colpendo duramente la nostra economia, i servizi segreti hanno lanciato l’allarme su possibili scalate ai danni di nostre attività di punta. Se ne parla su La Verità di oggi: “[c’è] il rischio di scalate ostili dall’estero ad aziende strategiche italiane. Tra le manovre indagate c’è anche quella di banche che concedono prestiti a società estere per scalare le nostre imprese. Il Comitato starebbe riflettendo se sentire anche i rappresentanti italiani di Deutsche Bank, oltre ai vertici di Unicredit, Generali, Mediobanca, Ubi, Crédit Agricole Italia, Intesa SanPaolo e Mps. I servizi già nella relazione annuale del 2018 avevano sottolineato il fenomeno dell’incunearsi nei consigli d’amministrazione o tra i dirigenti di soggetti infiltrati da Stati esteri. La relazione non indica le nazioni in ballo ma è noto che alcuni Stati hanno un sistema di intelligence economica molto aggressiva…” E noi? Alcuni di noi fanno i liberali col culo degli italiani.
Come affrontano simili problemi i liberali di casa nostra? Come Paolo Becchi su Libero che invoca Montesquieu contro questo governo delle serrate e contro il “tiranno di Palazzo Chigi”, sostenendo che “per contrastare gli abusi di potere [Montesquieu] pensò di dividere il potere. Potere legislativo ed esecutivo dovevano condizionarsi e limitarsi a vicenda”. Peccato che il filosofo francese non volesse limitare il potere tout court (separandolo in tre, comprendendo il giudiziario) ma trovare ”collocazione” ai dominanti dell’epoca (Monarchia, Aristocrazia e Borghesia rampante), lui che era figlio di baroni ma che aveva sposato una neo-nobile. Le sue teorie rispondevano ad una esigenza storica e non ad un palpito del cuore. Il nostro Capo dell’esecutivo non è un despota, semmai è un burattino nelle mani dei marciti dominanti italiani e, soprattutto, di potentati stranieri che vorranno approfittare della situazione per farci ancora più male. Ma un liberale è troppo ingenuo per comprendere questa fase politica, lui spera sempre di essere risollevato da una mano invisibile mentre sta per prendersi in testa un pugno di ferro.

Nel paese della bugia la verità è una malattia

SudItaliabordello

 

Chissà come avrà fatto un uomo con tutte quelle pochette a diventare primo ministro. La taglia da avvocato gli stava stretta ma qualcuno lo ha tirato fuori dal taschino ed ha cambiato il suo destino. Forse, è la pochette che porta l’uomo, non viceversa, un evento che non è strano in questa nazione che marcia all’incontrario come il regno del pirata Giacomone divenuto gran signore, in una favola di Rodari. Esattamente, come nel paese dei bugiardi della storia, qui si dice una cosa e si significa l’inverso. Ora si scopre, per esempio, che l’Italia aveva imposto il blocco dei voli dalla Cina ma se chiamavi la Farnesina ti spiegavano come aggirarlo. La cialtroneria elevata a metodo di Stato. Siamo dunque il posto degli uomini di sapone, degli uomini di gomma, degli uomini a vento, degli uomini di tabacco e, dulcis in fundo, il paese del nì. E guai a chi li contraddice, è vietato chiamare le cose col loro nome, sono capaci di farti un processo se non sei politicamente corretto.

Leggere per credere.

“…Occupato il paese, Giacomone pensò bene di cambiare il proprio nome in quello di rè Giacomone Primo e di nominare i suoi uomini ammiragli, ciambellani, cortigiani e capi dei pompieri.
Naturalmente Giacomone fece anche una legge che obbligava tutti a chiamarlo Sua Maestà, pena il taglio della lingua. Ma per essere sicuro che a nessuno saltasse mai in testa di dire la verità sul suo conto ordinò ai suoi ministri di riformare il vocabolario.
Bisogna cambiare tutte le parole, spiegò. Per
esempio, la parola pirata significherà gentiluomo. Così quando la gente dirà che io sono un pirata, che cosa dirà, nella nuova lingua? Che io sono un gentiluomo. Per tutte le balene che ci hanno visto andare all’arrembaggio! gridarono i ministri entusiasti. Questa sì che è un’idea di lusso, da mettere in cornice. Chiaro? proseguì Giacomone. Allora avanti: cambiate tutti i nomi delle cose, degli animali e delle persone. Per cominciare, alla mattina invece che <<buongiorno>> bisognerà dire <<buonanotte>>: così i miei fedeli sudditi cominceranno la loro giornata con una bugia.
Naturalmente, al momento di andare a Ietto bisognerà dire <<buongiorno>>.
Magnifico, gridò uno dei ministri. E per dire a
uno «che bella cera, avete>>, si dovrà dire <<guarda che bella faccia da schiaffi!>>.
Fatta la riforma del vocabolario, promulgata la leggeche rendeva obbligatoria la bugia, ne venne fuori una confusione incredibile…”

Se non è l’Italia questa poco ci manca.

GLI UOMINI DI SAPONE

Giovannino Perdigiorno,
viaggiando in carrozzone,
capitò nel paese
degli uomini di sapone.
Gli uomini di sapone
e le loro signore
sono sempre puliti
e mandano buon odore.
Sono bolle di sapone
le loro parole,
escono dalla bocca
e danzano al sole.
Fa le bolle il papà
quando sgrida il bambino,
fa le bolle il professore
mentre spiega il latino.
Nelle case, per le strade,
dappertutto, in ogni momento,
milioni di bolle
volano via col vento.
II vento le fa scoppiare
silenziosamente…
e di tante belle parole
non rimane più niente

GLI UOMINI DI GOMMA

Giovannino Perdigiorno,
viaggiando in cavallo a dondolo,
capitò nel paese
piü elastico del mondo.
Era un paese instabile,
acrobatico, insomma
era giusto il paese
degli uomini di gomma.
Per le strade vedevi
simpatiche persone
che saltavano e rotolavano
anche meglio di un pallone.
Se cadevano si rialzavano
senza una sbucciatura:
di picchiare il capo nel muro
non avevano paura.
Avevano di gomma
le mani, i piedi, il naso,
ma il nostro Giovannino
era poco persuaso…
In testa, che ci avete?
Aria, naturalmente.
E come fate a pensare? Non pensiamo per niente
Ecco, volevo ben dire…
II paese pareva bello,
ma la testa qui serve solo
per tenerci il cappello.

GLI UOMINI A VENTO

Giovannino Perdigiorno,
viaggiando in bastimento,
capitò nel paese
degli uomini a vento.
La gente, a prima vista,
pareva tanto normale:
chicolcappeHo,chisenza,
e niente di speciale.
Ad un tratto però
il vento si Ievò:
quel che vide Giovannino
adesso vi dirò.
Vide la gente voltarsi
come per un comando
e correre con il vento,
correre, fino a quando
il vento cambiò verso,
soffiò in un’aItra direzione
e con lui si voltarono
migliala di persone.
Soltanto Giovannino
controvento camminava:
ma si accorse che un passantecon sospetto lo guardava.
<<Presto, pensò tra sé,
fuggi col vento in poppa:
di gente fatta così
ne ho già veduta anche troppa…>>

GLI UOMINI DI TABACCO

Giovannino Perdigiorno,
viaggiando col suo sacco,
capitò nel paese
degli uomini di tabacco.
Questi uomini in generale
sono fatti cosi:
per naso hanno una pipa
e fumano di Iì.
AI posto dei capelli
hanno tante sigarette
che mandano tutto il giorno
azzurre nuvolette.
Mangiano fumo a pranzo,
mangiano fumo a cena:
|’aria di quel paese
di fumo è sempre piena.
Fumano le montagne
senza essere vulcaniz
nei giardini niente fiori,
solo sigari toscani.
Giovannino tossiva:
Diavolo d’un posto!
Qui c’è soltanto fumoe nemmeno un po’ d’arrosto

IL PAESE DEL <<NI>>

Giovannino Perdigiorno,
viaggiando da qui a Iì,
capitò per combinazione
nel paese del <<ni>>.
In quel paese la gente
era timida un bel po’
e non diceva mai chiaro
né di sì né di no.
Volete il pesce? Ni.
Volete la carne? Ni.
A tutte le domande
rispondevano così.
Ma che razza di indecisi,
Giovannino si stupì.
Volete la pace? Ni.
Volete la guerra? Ni.
Ditemi per lo meno
se vi piace vivere qui…
E quelli abbassano gli occh|
e sospirano: Ni.
Giovannino Perdigiorno
ben presto si stancò:
A questo insulso paeseio dico tre volte no.

Il Conte de La Pochette

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Il Premier italiano è convinto che i prossimi tre anni saranno quelli delle riforme. Non c’è governo o Presidente di questa sedicente Seconda Repubblica che non abbia annunciato qualche grande cambiamento epocale sotto il proprio mandato. Stando alle promesse avremmo dovuto assistere almeno a due o tre rivoluzioni liberali, quattro o cinque civili, sei o sette culturali ecc. ecc. E poi altre molteplici armonizzazioni o razionalizzazioni: dalla giustizia, alla fiscalità, ai servizi, al Welfare…effettivamente le mani ce le hanno messe ma sarebbe stato meglio non lo avessero fatto perché almeno prima qualcosa funzionava mentre ora siamo allo sbando completo. Mille modi di mascherare una decadenza inarrestabile e di chiamarla svolta. E’, piuttosto, questo l’esito di quel che è occorso al Paese negli ultimi lustri. I “grandi uomini” di Stato si sono distinti solo per le spartizioni di potere mentre la nazione perdeva pezzi a vantaggio dei competitori esterni. Pure questa volta la musica non cambia. Il governo lotta contro di noi per accaparrarsi i posti strategici in ballo nei prossimi mesi senza alcuna visione politica o economica. Ne parlava ieri, unico giornale, La Verità, in uno schema grafico che pubblico qui. Questo è il collante che tiene insieme i mercenari del Conte La Pochette che attendono di razziare il territorio e poi ognuno per la sua strada. Il presidente del consiglio ovviamente preferisce blaterare di “nuova frontiera contro il cambiamento climatico, la svolta green… oggi la nuova frontiera è la leadership su questo fronte”. L’augurio è che la fronte sia la sua su un muro di eventi che lo riportino alla realtà.
Purtroppo è molto difficile trovare conforto anche nell’opposizione al paludato sovrano della palude. I Destri non smettono di essere rozzi ed antistorici, vedono comunisti e dittatori ovunque, non analizzano i problemi in profondità e si limitano a contrastare i nemici al massimo ribaltando le loro idee malsane. Ma il contrario di una sciocchezza non è una cosa sensata quanto una stupidaggine invertita nei termini. Così si dà addosso al nero mentre si dovrebbe agire contro chi crea le condizioni dell’invasione e dello scollamento sociale. Si urla al tiranno sanguinario rosso laddove si dovrebbero cercare alleati e tutelare interessi con molto più pelo sullo stomaco ribaltando le vecchie sottomissioni o le scomode alleanze oramai superate dalla geopolitica degli avvenimenti. Quest’ultimi sono sconosciuti anche a Salvini e soci ed i quotidiani a loro vicini esitano titoli come questi: “In un anno il tiranno Maduro ne ammazza più di Pinochet”, “Comunisti e islamici sterminano i cristiani” (Socci su Libero). Ora, per Socci, i comunisti sarebbero i cinesi. Ammesso e non concesso che quanto detto dal giornalista sulle persecuzioni abbia un fondo di verità ma come si fa a definire la Cina uno stato Comunista? Bastano le bandiere rosse e i busti di Marx per creare il comunismo che è un rapporto sociale? Se è così potrei ben dire che con uno scopino infilato tra le chiappe ed un movimento di allungamento del collo divento uno Struzzo. Questa è la logica dei loro intelletti bacati.

 

Società o barbarie.

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Giuseppi ha gettato la maschera e ora vediamo bene il suo volto. Non era l’avvocato del popolo (e chi mai crederebbe ad un difensore d’ufficio delle masse che pagano sempre e sempre col sangue?) ma un membro di quel popolo di avvocati dello studio associato “poteri forti” sulla via del Palazzo. Caratteristica di questi esseri è la metamorfosi. Si presentano sempre come leoni ma un raglio finisce per tradirli. Quando ci si accorge dell’imbroglio è ormai troppo tardi. E allora costoro devono alzare il tiro e parlare di grandi ideali mentre violano i semplici patti. La teoria di Giuseppi è adesso l’umanesimo ma la pratica è una tortura brussellese ai danni dei cittadini. Come scrive Nicolás Gómez Dávila “il crimine che si tenta di commettere è, a volte, così orribile che il pretesto della nazione non basta ed è necessario invocare l’umanità.” Conte è persino scontato nel suo ricorso a tali trucchi ideologici.
Direi che ci vuole addirittura un Balzac per descrivere simili personaggi che hanno l’abilità dei “rettili” e corretti, di quelli che rispettando le voci del Codice o della Costituzione riescono a produrre, non essendo punibili di alcun reato, qualsiasi delitto. Non ricordo chi, ma qualche mente acuta disse anche che i grandi crimini si commettono proprio senza violare le leggi. Il caso è chiuso ma il caos è oramai aperto per l’Italia che già navigava in acque perigliose.
Giuseppi e la sua maggioranza la porteranno molto per le lunghe perché hanno un solo obiettivo, evitare di scomparire a causa del voto degli italiani. C’è un disprezzo reciproco tra elettori e governo che danneggerà tutto il Paese perché gli interessi di quest’ultimo non sono menomamente presi in considerazione dalla sua classe di (s)governo. Eppure il momento storico che stiamo vivendo è di instabilità profonda perché sono in atto transizioni che sfigureranno e riconfiguraranno non solo il mondo geopolitico ma la nostra stessa cultura occidentale. Quest’ultimo punto è anche più dolente. Assistiamo a decadimenti di ogni genere, a degenerazioni di tutti i tipi che ci vengono presentati come progressi sulla strada della civiltà. I diritti elargiti a qualsiasi minoranza, presuntamente reietta, stanno schiacciando i doveri di ciascuno. Nessuno è veramente responsabilizzato di niente ma tutti sono ritenuti responsabili di qualcosa, di un pensiero recondito, di una frase maldestra, di una psicologia nera. È questa l’epoca del terrore politicamente corretto che punisce le intenzioni e processa le parole. Abbattere questo Leviatano richiederà forza e decisione, dovranno scorrere lacrime e sangue. Bisognerà picchiare sulle teste, come affermava Lenin, perché la ragione si faccia largo nei cervelli, è questo l’unico “ mezzo di battere una classe detta dirigente e i suoi rappresentanti politici e culturali ormai infetti, da annientare entro un periodo di tempo non troppo lungo altrimenti sopraggiungerà la morte della nostra società”.
Società o barbarie, tertium non datur.

L’Umanesimo di Giuseppi è un imbroglio.

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Giuseppi, incaricato dal PresdelRep di trovare una nuova maggioranza in parlamento, ha evocato la formula di un “nuovo umanesimo” come orizzonte ideale per un intero Paese. Significa che vuol portare il Paese al fallimento, al disastro totale. Posso tollerare tante cose ma non l’umanesimo istituzionale. L’umanista teorico è sempre un antiumanista pratico, un cialtrone che nasconde dietro formule vacue il proprio “incapacismo”, o, ancor peggio, delle cattive intenzioni. Giuseppi è un malintenzionato che disprezza lo Stato, altrimenti mai avrebbe accettato di far da garante al pactum sceleris tra partiti che non hanno il consenso degli elettori e sono minoranza di fatto nella nazione. Chi invoca l’umanesimo, occupando ruoli e svolgendo funzioni che richiedono scienza e conoscenza, è generalmente un impostore. Il bravo politico è quello capace, diceva Croce, non quello dispensante bontà e amore. L’umanesimo non è una categoria politica. Anzi se questo falso ideale viene trasferito in politica (che è strategia) degrada repentinamente nel suo opposto.

Altrove, La Grassa ha scritto: Essere antiumanisti scientifici significa meglio prepararsi ad essere fortemente umanisti sul piano politico e sociale; significa precostituirsi degli strumenti di ricognizione del terreno della lotta – strumenti che sono teorie basate su ipotesi rivedibili – onde sconfiggere l’immoralità dei dominanti (non di questo o quel membro della loro classe) e rovesciare intanto le condizioni di quel determinato assetto sociale che consente quella data forma di dominio.

Questi invece arrivano già innamorati non del prossimo ma di loro stessi e delle loro consorterie, non intendono lottare contro i dominanti ma servire il vecchio establishment depravato dalla sua decadenza. Il loro vessillo è appunto la pochette, non la bandiera nazionale.
Esseri umani umanisti è pura tautologia, solo ad un extraterrestre sarebbe dato essere umanista laddove egli sposasse la nostra causa in un conflitto interplanetario con altre razze diverse dalla nostra. Gli esseri umani possono essere animalisti semmai, discendere (o innalzarsi, fate vobis) al livello delle bestie in determinate occasioni. Occorre rifiutare qualsiasi umanesimo di governo che cela in realtà, immancabilmente, un inganno ai danni dei più deboli e più vessati del popolo. Del resto, si chiama pure Conte mica Esposito o Proietti. Sicuramente i sovranisti hanno dimostrato di non essere all’altezza della situazione ma con Sua Altezza e i suoi sodali stiamo cadendo ancora più in basso.

I conti con Conte di GLG

gianfranco

Ho detto più volte che tutti sottovalutavano Conte. In realtà, sornione, svolgeva – così sembrava – un discreto lavoro di mediazione. Adesso è venuto allo scoperto nel momento in cui, anche tramite la solita magistratura coadiuvata dal “moralismo” dei pentastellati, si profila un attacco alla Lega. Apparentemente si sta rivelando un alleato dell’altra parte di governo. Non è esattamente così. E’ in realtà un furbone che, fattesi un po’ le ossa, vuol proporsi come premier di un governo “ad interim”, da far nascere dopo le europee (forse non immediatamente). Il presdelarep mai concederà nuove elezioni. Sa pure che, dopo Monti, non è troppo popolare un governo presunto “tecnico”. Quindi dirà che non si può andare subito al voto e chiederà un Governo “neutrale” (solo a parole!) appoggiato da chi ha a cuore “gli interessi d’Italia” (in realtà della più piatta subordinazione alla UE). Si farà avanti Conte (forse con i due ministri già in quota della presidenza); e lo voteranno la “sinistra” e i “5 stelle” (che, se si andasse ad elezioni anticipate, vedrebbero invertite le quote di parlamentari tra loro e la Lega; per cui non potrebbe farsi questo Governo “neutrale”). Finché la popolazione non capirà che bisogna spazzare via tutto il porcile, venuto avanti dopo “mani pulite” e la liquidazione della “prima Repubblica” (resa possibile dalla fine del sistema bipolare Usa-Urss), non avremo un vero Governo di interesse nazionale (che non significa affatto nazionalista!).

La caduta dei radical chic di A. Terrenzio

immigrazione

 

La sinistra perde anche l’ultimo feudo. In Toscana 10 comuni passano al centro-destra ed ormai tra le file del Partito democratico è caos.

La sinistra è al capolinea e si avvia ella definitiva estinzione.

Le polemiche violente che negli ultimi giorni sono state mosse da Roberto Saviano, il guru dell’antimafia approdato alla difesa delle Ong, non sono servite a scalfire il prestigio e la cavalcata della Lega.

Attacchi offensivi ed isterici hanno caratterizzato un po’ tutti gli elementi del main stream progressista.

Da Mentana, che commentando il censimento nei campi Rom, allarmava sul pericolo di un vago ritorno ai “rastrellamenti nazisti”, alla proposta demenziale di Orfini del PD, di schedare i fascisti.

Il solito mantra ossessivo, da caso psichiatrico, ha caratterizzato tutta la stampa e nazionale con le accuse rivolte al MdI di “inumanita’”, “xenofobia”, “fascismo”, per le politiche di freno ai traffici sui migranti e la chiusura dei porti voluta ed attuata da Matteo Salvini.

Un’orgia di stupidità collettiva di una sinistra che non fa altro che gridare al fascismo e al razzismo, pur di squalificare ogni minima azione di governo che sia orientata a riportare ordine sulla Penisola, invasa da centinaia di migliaia di disperati.

Moltissimo è stato scritto sulle ragioni del declino inesorabile della Sinistra italiana in tutte le sue gradazioni.

La lontananza dal mondo reale, l’abbraccio incondizionato e dogmatico al multiculturalismo, l’accettazione acritica delle leggi del libero mercato, hanno inesorabilmente scavato la fossa all’area politica peggiore vista negli ultimi decenni.

Convinzione di essere dalla parte giusta, sempre e comunque, incapacità di vedere come il tessuto socio-economico dell’Italia stesse cambiando, odio manifesto per ogni istanza popolare, sono le caratteristiche che accomunano i vertici e la base del Partito Democratico.

Hanno dovuto ingoiare la formazione di un governo identitario/populista, e sin da subito hanno iniziato a nicchiare, cercando di gettare  zizzania tra il partito di Di Maio e quello di Salvini.

Nemici di ogni cambiamento, responsabili di decenni di svendita ed umiliazione della sovranità nazionale.

Ora il Pd e la sinistra tutta sono passati dalla disfatta elettorale alla definitiva liquidazione.

E’ già si discute delle possibili cause, delle “divisioni”, dell’assenza di “leadership”. Tutto, meno che una radicale e sincera autocritica sulle ragioni di un fallimento culturale prima che elettorale.

Siamo di fronte ad un cambio di paradigma dove i vecchi concetti di destra e sinistra sono insufficienti a comprendere il cambio socio/politico delle masse. La sinistra fa ancora fatica ad assimilare perché’ grosse fette del suo elettorato si rivolgono ai partiti populisti. La Geografia elettorale parla chiaro, oramai il PD è praticamente condannato all’estinzione ed è troppo tardi per riconquistare un elettorato che ha preferito sostituire con i migranti ed altri marginali.

Giusta punizione per che si è creduto superiore disprezzando i ceti subalterni, ha etichettato qualsiasi proposta di riappropriazione di sovranità come populista, e non ha mai smesso di predicare “umanità’” e “accoglienza” dall’alto delle ville di Capalbio o dalle patetiche “tavolate multietniche”

 

Salvini e la Libia

 

Lasciate cadere le inutili polemiche sui Rom e la scorta a Saviano, il MdI si è recato il Libia per parlare con il Presidente Serraj e le autorità libiche per la creazione di “hot spot” ai confini esterni della paese e non in Italia, come invece vorrebbe Bruxelles. L’intento sarebbe fermare il traffico di vite umane che provengono dall’Africa sub-sahariana, arrestando il problema delle migrazioni illegali verso l’Europa. A tale visita era preceduta quella del premier Conte in sede UE, dove il PdC aveva ribadito la proposta italiana della creazione di “centri di accoglienza” in paesi di transito nel continente africano come Niger e Libia, appunto. Inoltre, ferma la volontà da parte del governo italiano di annullare gli accordi di Dublino e procedere ad una equa ripartizione delle quote di migranti tra i paesi dell’UE.

La politica estera italiana è radicalmente mutata con l’esecutivo giallo-verde e Roma ha sicuramente recuperato una posizione autorevole rispetto ai governi di marca PD.

La Francia di Macron è il principale nemico dell’Italia in sede europea. L’ipocrita leader di “En marche” ha definito “vomitevoli” le politiche di blocco dei flussi da parte del Governo Italiano e come “lebbra” il vento populista, con chiaro riferimento all’Italia. Immediata la risposta del nostro MdI che ha definito Macron più cattivo di Orban, nella ripartizioni delle quote migranti.

Ma la Libia, oltre ad essere cruciale per la questione dei flussi migratori, è anche al centro della disputa energetica tra Italia e Francia.

Ricordiamo che Macron approfittò dei giorni di vuoto governativo per recarsi a Tripoli e stabilire accordi con le varie fazioni libiche, per la “ricostruzione” del territorio.
I “cugini” sono decisi a cacciarci definitivamente dalla nostra ex colonia per mettere le mani sul petrolio libico ed estromettere l’ENI. Matteo Salvini ne è ben consapevole e ha già fissato un incontro per il prossimo Settembre, per discutere col governo libico di tali questioni e tutelare i nostri interessi petroliferi e commerciali.

Non solo la Cirenaica è al centro del nostro attrito coi francesi ma anche il Niger e la Tunisia, paesi di transito e formazione di gruppi jihadisti e fondamentali per la nostra sicurezza. In Nord Africa, la Francia ci è palesemente ostile e gioca sporco dal 2011.

Altro paese importantissimo per i nostri interessi nel Mediterraneo è l’Egitto di Al-Sisi, con il quale i nostri rapporti diplomatici sono entrati in crisi per il “caso Regeni”, anch’esso pedina di un progetto che mira ad estromettere l’ENI, dopo la scoperta del più grande giacimento petrolifero del Mediterraneo (lo Zohr), nei fondali adiacenti le coste egiziane.

Intanto giunge la notizia da parte di Matteo Salvini, sempre più protagonista di questo Governo a trazione leghista, di essere intenzionato a voler rimuovere le sanzioni alla Russia. Parole che non sono state precedute dai fatti, dato che anche l’Italia si è accodata all’UE nel loro rinnovo.

Sulla domanda in tema di veto in Consiglio UE, il leader del Carroccio ha opportunamente  passato la palla a Conte.
Le sanzioni alla Russia saranno il banco di prova per capire se l’attuale esecutivo M5S-Lega fa davvero sul serio.

Sinistri sempre più sinistrati

gianfranco

Ormai la vergogna di questi “sinistri” e sedicenti “antifascisti” è incommensurabile (faremo un video su questi vermi per dire di chi sono eredi; non certo dei veri “resistenti”, bensì dei fascisti fino all’ultimo momento, opportunisti marci, traditori fradici). O arriverà infine qualcuno che disinfesti l’ambiente di questi scarafaggi e cimici puzzolenti o altrimenti povero il nostro paese. Non mi fido certo delle nostre forze governative perché non la pensano nello stesso modo e non credo dureranno a lungo assieme; e poi sono fondamentalmente “deboli” in merito alla disinfestazione di cui appena detto. Tuttavia assistere al “vomito” di questi, che ancora alcuni sciocchi liberal-liberisti continuano a considerare comunisti o almeno post-tali, è veramente superiore alla sopportazione di un essere umano. Sono persino critici di Trump quando costui, tatticamente e con continue mosse disorientanti, parla della necessità che la Russia sia riammessa al G8; e purtroppo il nostro premier, mostrando quella debolezza di cui sopra, si è allineato (ma spero solo tatticamente) ai “cinque” di una ormai sfatta UE, che tuttavia ancora nessuno si perita a mandare al diavolo. Putin, altrettanto tatticamente, ha mostrato di saper attendere l’evoluzione delle crepe in occidente, che speriamo diventino crepacci profondi, dicendo di avere diverse intenzioni riguardo alle sue “alleanze”.
Non parliamo delle sanzioni alla Russia, che sia Usa che UE vogliono; e i “sinistri” urlano contro certe affermazioni molto più articolate di Salvini. L’ex premier italiano, un tempo membro del Movimento studentesco, si è scatenato contro ogni idea di incrinare tali sanzioni perché la Russia si è annessa la Crimea e quindi ha aggredito l’Ucraina. Incredibile, il governo ucraino è nato da un colpo di Stato contro il legittimo governo eletto. Poi c’è chi ha voluto sostenere che la Russia ha aggredito la Siria. Farabutti e mentitori, la Russia ha combattuto e battuto l’Isis, finanziato dagli Usa di Obama tramite sicari quali Arabia Saudita e Qatar e altri. Francia e Inghilterra (con alle spalle gli stessi Usa obamiani) hanno massacrato la Libia dando libero sfogo a tutto il disordine e al “terrorismo” che poi si è creato. La Russia ha riportato solo un po’ d’ordine; semmai ancora insufficiente. I missili occidentali stanno i tutti i territori ai confini occidentali di questo paese.
Ormai, non ci sono più dubbi; i “sinistri” e gli “antifascisti” sono il vero cancro che ci sta uccidendo. O chemioterapia o operazione chirurgica. Queste forze governative sono del tutto inadeguate alla bisogna.

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