Le potenzialità dell’asse

cartina_italia

La manovra è passata in Senato. Dentro ci sono “quota 100” per le pensioni ed il reddito di cittadinanza. Mancano i dettagli, ma pare che i fondi a disposizione per tali riforme non siano quelli annunciati. Vedremo in cosa si concretizzeranno le due iniziative del Governo che gli italiani considerano il “minimo sindacale”, dopo anni di vessazioni economiche ai loro danni. Bruxelles ha ottenuto i suoi tagli ed una vittoria politica che l’Esecutivo doveva evitare andando ad uno scontro ancor più duro, data la situazione di debolezza degli organismi europei. Tuttavia, è inaccettabile che autentici traditori della patria, ex Presidenti della Repubblica o del Consiglio, parlino di democrazia tradita e di dettatura dei provvedimenti da parte della Ue. Proprio loro che hanno fatto strame dell’Italia al fine di sottometterla ancor più pesantemente a voleri extra-nazionali, usando la democrazia come il cesso di casa, utile solo ai loro infimi bisogni. Il coro dei tromboni, che ha già affossato la Penisola, aggiunge inoltre che a causa delle scelte di Lega e 5S non ci sarà crescita ma ulteriore depressione dell’economia del Belpaese. In realtà, è la crisi globale che non si è conclusa, come abbiamo scritto tante volte. Tutte le economie capitalistiche sono in difficoltà, anche quelle che non appartengono all’area occidentale e che negli anni passati hanno avuto tassi di crescita a due cifre, come quella cinese. Il sistema globale è in sregolazione per l’assenza di un unico centro coordinatore, essendo ormai entrato il mondo in una stagione multipolare in cui far da se è più sicuro che andare al rimorchio della vecchia superpotenza. E’ una fase che La Grassa ha paragonato a quella del 1873-96: “si tratta di una sostanziale (lunga) stagnazione, non di un vero e proprio brusco tracollo economico-finanziario. Normalmente, si considera quel periodo storico come la fase di passaggio dal capitalismo di prevalente concorrenza a quello di prevalente mono(oligo)polio. Una fase non caratterizzata da troppo gravi sconvolgimenti (e arretramenti) economici, ma da ritmi di sviluppo estremamente bassi interrotti da inversioni di tendenza di non drammatiche dimensioni. Insomma, un’epoca il cui trend dovrebbe essere rappresentato graficamente da una linea quasi orizzontale”.
Da questa situazione non si esce con i palliativi ma si possono fare, certamente, più danni dando retta ai cialtroni dell’austerità, quelli che continuano a blaterare di pareggi di bilancio e parametri di sicurezza economica da non sforare, o altre amenità. Puntare su politiche espansive della domanda è l’unica per non annegare del tutto, ben sapendo però che, da un simile quadro di problemi, si viene fuori esclusivamente con azioni di immane coraggio politico, ovvero quelle in grado di ribaltare le ataviche abitudini di un’intera epoca storica. Occorre in sostanza partire da rinnovate partnership internazionali per rompere la gabbia d’acciaio in cui ci si trova confinati. Noi abbiamo parlato di nuovo asse Berlino-Roma-Mosca, ma si tratta di un’indicazione di massima che può e deve includere altre formazioni sociali che condividano una necessaria trasformazione degli assetti mondiali. Questi sono gli unici veri cambiamenti che possono riscrivere il destino dei Paesi nella transizione epocale in atto.’’’

Auspichiamo sanzioni all’Italia da parte Ue di GLG

gianfranco

So che mi si potrebbe obiettare che sono per il “tanto peggio tanto meglio”. Tuttavia, sarei contento se la UE comminasse le sanzioni minacciate all’Italia senza sconti. Credo che si arriverà a qualche compromesso, ma mi piacerebbe che ciò non accadesse. Si metterebbe in piena luce che cos’è questa UE, che lascia passare il deficit francese ormai ben più alto (e oltre il “mitico” 3%), condannando invece l’Italia malgrado le sue “convulsioni” (a mio avviso meschine) per andare perfino sotto il 2,4%. I “traditori” del paese (politicanti, giornalisti, imprenditori inetti) già mettono le mani avanti a favore della UE: la Francia ha un debito pubblico inferiore e lo spread basso. Lo schifo che fanno è indescrivibile. La Francia è circa al 100% con il suo debito in rapporto al Pil (e non parliamo di altri paesi come USA e poi Giappone, Cina, ecc.), che non è poi così incommensurabilmente inferiore al nostro.
Inoltre il risparmio dei nostri connazionali è enormemente più alto di quello francese (e anche di quello tedesco e di altri paesi UE). Allora i “vermi” già citati affermano; ma quello è un fatto privato, il debito di cui si parla è quello dello Stato. Schifosi ancor di più. Continuano a trattare lo Stato come un “padre di famiglia”, che deve comportarsi secondo l’atteggiamento parsimonioso di un singolo individuo che deve pensare ai suoi pargoli. E viene subito in testa la “Favola delle api” di Mandeville (citata spesso da Keynes in occasione della “grande crisi”), in cui la “virtù privata” (qual è appunto il risparmio del “padre di famiglia”) si ribalta in “vizio pubblico”, qual è la mancanza di adeguata spesa statale per rilanciare la domanda complessiva (consumi + investimenti) tentando di risollevare il sistema economico in crisi “d’asfissia”.
E comunque, brutti scalzacani – sia politicanti di PD e F.I., sia i giornalisti di Repubblica, Corriere, Stampa, Messaggero, Foglio e similari, sia gli imprenditori privati di una Confindustria da sciogliere con calci in culo – siate coerenti: lo Stato deve ridicolmente comportarsi come fosse un singolo individuo con le sue virtù parsimoniose? E allora a fronte del suo debito va messo l’enorme risparmio dei cittadini italiani. Altrimenti, se lo trattate come “soggetto” che deve pensare ai problemi generali di una data collettività abitante una certa area territoriale su cui esiste la sua autorità, allora tale “soggetto” deve agire proprio in contrasto con l’atteggiamento del singolo risparmiatore per pensare invece a risollevare la domanda complessiva rivolta ai prodotti di quel sistema in crisi.
Il vero problema – che ho sentito sollevare in TV solo da due personaggi di cui non credo di condividere in generale le convinzioni: la Maglie e Mario Giordano – è politico e basta. Il vecchio establishment europeo e italiano è alla frutta (come quello Usa obamian-clintoniano) e vuole distruggere il suo antagonista, che non ha convinzioni politiche e ideologiche antagoniste, non ha una vera politica contrapposta a quella “atlantica” di subordinazione di un intero complesso di Stati agli Stati Uniti. Semplicemente avverte che è avvenuta e si sta accentuando la rottura sociale tra quelli dei “quartieri alti”, seguiti dai benestanti, e una massa di ex ceto medio in via di abbassamento vertiginoso del suo tenore di vita e quindi prossimo ai ceti detti popolari, pur essi in affanno. E allora si è schierato con questi ceti sociali in perdita di benessere e tenta di tenerli sotto controllo per impedire che avvengano rotture ancora più gravi, di tipo prossimo a quello rivoluzionario. Ecco perché spero in gravi errori di “opportunità politica” da parte della UE; e uno di tali errori sarebbe comminare la procedura d’infrazione all’Italia mentre la si risparmia alla Francia. Gli insetti nocivi da disinfestare è bene che appaiano sempre più in piena luce. I popoli in crisi dovranno, almeno in tempi medi, prendere coscienza che è necessario “acquistare” l’insetticida.

L’alternativa e’ ormai secca e pressante, di GLG

gianfranco

Qualcuno(a) ha scritto che non si offendano le puttane paragonandole ai giornalisti (salvo le opportune eccezioni; d’altronde si sa che non c’è regola senza eccezioni). In effetti, la gran parte dei giornalisti – e non solo italiani almeno dalle notizie che arrivano in merito alla stampa statunitense – è ben rappresentata soltanto da vermi che strisciano a pagamento. Quelli appena un po’ meno banali e superficiali (ma mai meno faziosi e bugiardi) sono lombrichi. Oggi c’è un buon articolo di Belpietro su “La Verità” (che non so riportare non essendo il giornale on line), in cui si mette in luce come stanno andando i sondaggi elettorali in totale contrasto con quanto sostengono i giornali riguardo alla presunta rivolta dei “nordici” nei confronti della Lega, che i sondaggi danno in notevole crescita. Ne ho anch’io visti un certo numero. Ne cito solo pochi. Intanto, quello patetico de “Il Giornale” che dà in aumento la Lega (ma solo a poco più del 31%) e ridicolmente attribuisce a F.I. una rimonta fino ad oltre l’11%. In realtà, quelli settimanali del TG7 danno alla Lega ormai ben oltre il 30%, F.I. sempre tra il 7 e l’8% (qualche volta al 9), il Pd sempre tra il 17-18, ecc. ecc. Quanto a Pagnoncelli, proprio 2-3 giorni fa ha segnalato la Lega a oltre il 36% e F.I. e Pd alle percentuali appena considerate. Lascerei comunque stare i sondaggi (molto spesso richiesti e magari finanziati da qualcuno) e attenderei le vere elezioni (tipo quella del Trentino-Alto Adige con F.I. quasi sparita e il Pd appena visibile).

A parte i sondaggi, la malafede degli organi d’informazione – ancora uniformati al vecchio establishment piddino e forzaitaliota, quello appoggiato dai nostri “cotonieri” (i vertici confindustriali, da sempre vera vergogna di questo paese) – ha raggiunto livelli via via parossistici a partire dal 4 marzo, ma soprattutto dopo la formazione del governo. In questi giorni – in accordo con gli attuali vertici della UE, formati da membri di un PS in disfacimento dappertutto e di un PPE in grave crisi, in particolare proprio nel suo paese “principe”, la Germania; e non parliamo di “en marche” di Macron – l’informazione dei venduti continua ad intervistare i suddetti “cotonieri”, facendoli passare per l’intero ceto degli imprenditori nordici in sollevazione contro la Lega. In realtà, si devono ossessivamente udire le cavolate di uno dei figli dei “capitani coraggiosi”, cui vent’anni fa fu svenduta la Telecom fino ad allora pubblica. Vicenda raccontata più volte da noi di C&S, implicando pure un certo Mario Draghi, da tutti considerato un grande economista che avrebbe operato per aiutare l’Italia; sì, in un certo senso, solo da quando fu nominato a dirigere la BCE nel 2011, proprio l’anno in cui, a novembre, iniziò il settennato dei governi di “tradimento del paese” (Monti, Letta, Renzi, Gentiloni), che si tentò di perpetuare dopo il 4 marzo con un altro dissennato governo tecnico (Cottarelli), immediatamente bloccato dall’accordo certo problematico dei due attuali governativi, non ancora adeguato alle necessità dell’epoca che avanza.

Il fallimento della “primavera araba” (tentativo obamiano di ricreare un ormai impossibile monocentrismo americano, che ha condotto agli sconvolgimenti in Africa e Medioriente con l’incontrollato fenomeno migratorio), le elezioni presidenziali negli Usa (che mostrano lo scollamento delle sedicenti élites,“acculturate” malamente e terribilmente ignoranti proprio in fatto di storia), la prosecuzione di tale processo in Europa (con i vari sedicenti “populismi” e la crisi irreversibile della UE), adesso anche i “gilet jaune” in Francia, ecc. chiariscono senza più dubbi che l’alternativa è: dissesto crescente della “civiltà occidentale” o eliminazione completa e senza alcuna pietà (o resipiscenza di “falsa etica”) di vecchie “sinistre” e “destre” ormai non più corrispondenti ai termini usati e solo formate da zombi. Sappiamo da notevoli film anticipatori (fra cui quelli di Romero, ma non solo) che o gli esseri umani eliminano gli zombi o questi ultimi li azzanneranno e li ridurranno nelle loro condizioni. Ormai questo è certo; quindi sarebbe necessario che terminassero presto i dubbi e le indecisioni su ciò che è sempre più urgente fare per salvarsi.  

 

Il BENALTRISMO MALATTIA SENILE DEL SINISTRISMO di R.Di Giuseppe 

Previsione del futuro (2)

Qualsiasi cosa va bene pur di evitare di fare i conti con ciò che la realtà ci impone di vedere. Un personaggio che in effetti la Rivoluzione l’ha fatta davvero, un certo Vladimir Ilic Lenin, parlava di “Prassi – Teoria – Prassi”, ovvero partire dal dato di realtà, esplorarlo, capirlo, senza fingere di non vedere ciò che non ci piace, elaborare una necessaria riflessione teorica adatta ad intraprendere un percorso di trasformazione ed infine misurare il pensiero sul campo reale per verificarne gli effetti. Tanto per esemplificare, allo scoppio della Prima guerra mondiale, mentre i socialisti europei (la Sinistra sinistrata di quei tempi) predicando la pace senza se e senza ma, finivano per votare i crediti di guerra delle rispettive nazioni (ad eccezione di quelli italiani che si erano rifugiati nella formula ancora più ipocrita del “nè aderire, nè sabotare”), Lenin parlava di trasformare la guerra da imperialista in guerra civile. Da rivoluzionario, non si poneva, nè poteva porsi, il tema dei lutti e delle sofferenze terribili che la guerra avrebbe inevitabilmente comportato, ma quello del potenziale di radicale rivolgimento che quel drammatico evento portava con sèMa in effetti Lenin non era di “sinistra”, era un comunista bolscevico… una bella differenza! Un benaltrista oggi lo definirebbe certamente un cinico senza cuore nè umanità. D’altra parte Lenin quando parlò di pace separata con la Germania, non lo fece certo per spirito pacifista, ma per poter combattere su un solo fronte contro i bianchi controrivoluzionari. Un benaltrista dei nostri direbbe che prima di combattere i “bianchi” c’era BEN ALTRO! C’era prima da combattere contro i tedeschi (in solidarietà coi liberi alleati delle democrazie europee e americana) e poi pensare alla “giusta e sacrosanta” rivoluzione (cose che appunto dicevano i sinistri russi nel 1917 e avevano detto quelli europei nel 1914). Nel frattempo vai con le belle canzoni e con le infinite citazioni… quelle si son cose che cambiano il mondo… Nel suo mirabile film del 1966, “La Battaglia di Algeri”, il regista Gillo Pontecorvo, mostra chiaramente che l’FNL, il Fronte Nazionale di Liberazione algerino, prima di cominciare lo scontro con i francesi in città, si preoccupò di eliminare tutta una serie di figure presenti nella Casbah, il quartiere arabo di Algeri. Erano, spacciatori, sfruttatori di prostitute ed anche mendicanti. Tutti dovevano sparire, cambiare attività e sottomettersi all’autorità del Fronte, oppure morire. Si trattava in fondo di piccole entità, parti anch’esse del popolo algerino, ma erano l’arma con cui le autorità francesi controllavano la Casbah. Spie e veicoli, magari involontari, di corruzione e disorganizzazione. In sostanza un coltello puntato alla schiena di chi si preparava ad uno scontro mortale contro un nemico potente e ferocemente determinato a prevalere. Un benaltrista contemporaneo cosa direbbe? Direbbe: “Mentre il saggio indica col dito l’imperialismo francese, lo stolto abbaia ai diseredati ed ai piccoli delinquenti della Casbah!” Un vero Progressista, Democratico, Obamiano, Canzonettista, Citazionista, Vignettista! Trasposto all’oggi la musichetta resta sempre la stessa: “Invece che ai migranti guarda alle multinazionali… invece che ai rom che rubano guarda a quanto ti rubano le banche…” e via cantando. I benaltristi sinistrati non vedono, ma io comincio a pensare che soprattutto NON VOGLIONO VEDERE che i copertoni bruciati che intossicano un intero quartiere senza che nessuna autorità muova un dito, la ladruncola che ti fotte il portafoglio in metropolitana e che non può essere arrestata perchè minorenne, gli spacciatori bianchi o neri che occupano impuniti parchi e piazze, i ladri che ti entrano in casa e ti fanno sentire come stuprato, magari due o tre volte a distanza ravvicinata, i senza tetto che bivaccano nei giardini pubblici o che lordano di feci e urina un parco giochi per bambini (tutte cose comuni che conosciamo benissimo), sono ferite sanguinose nel corpo sociale, lo spezzano e lo disgregano, lo respingono verso il degrado ed IMPEDISCONO DI FATTO la possibilità di aggregare attenzione ed azione contro i veri dominanti. Sono sabbia negli occhi che non uccide ma acceca ed impedisce di vedere le minacce più grandi. Senza bisogno di scomodare concetti rivoluzionari, basta vedere che quei paesi, anche extra europei, in cui l’attenzione dell’opinione pubblica ai propri diritti nei confronti dei dominanti è più alta ed efficace, sono proprio quelli dove queste continue microfratture sociali sono mal tollerate e ridotte al minimo. Una sinistra che non fosse stata sinistrata, meno arrogante e parolaia, meno inutilmente innamorata di se stessa e delle proprie canzonette, avrebbe affrontato per tempo questi temi proprio perchè cosciente della loro decisività nella lotta contro i dominanti. Ma la sinistra è vecchia, è muffa, è anchilosata e residuale. Era già morente nel 1914 e nel ‘17, ma ha finto di ringiovanirsi sull’onda lunga delle rivoluzioni comuniste ed ora che quell’immane lotta ha avuto il suo epilogo, ecco che riemerge il cattivo odore. Ai voglia a tentare di coprirlo con le vignette e le citazioni pescate qua e là. E’ il Benaltrismo, malattia senile del Sinistrismo.

SITUAZIONE DA NON POTER DEFINIRE PER LA SUA INDECENZA, di GLG

gianfranco

 

A questo punto i sedicenti vincitori del 4 marzo rischiano grosso. E l’infame Pd (che ha ribadito giorni fa, dopo il criminale attacco alla Siria, il suo assoluto servilismo verso il peggiore atlantismo) ricomincia a sperare che i suoi incoscienti avversari lo rimettano in carreggiata. Oggi però si sono avuti alcuni fatti piuttosto decisivi. Berlusconi, smentendo le sue dichiarazioni di ieri, ha riaffermato in Molise che i “5 stelle” sono antidemocratici, non hanno mai lavorato, possono andare a pulire i cessi e altre “delizie” varie; e ha aperto senza mezzi termini al Pd, affermando di essere per un governo di centro-dx  appoggiato da gruppi misti e da settori del Pd (evidentemente conta invece su quei parlamentari neoeletti, il 60% del totale, che non vogliono certo tornare a nuove elezioni). Pare che Salvini si sia stavolta incazzato (ma vedremo se non farà ancora giravolte) mentre la Meloni mi sembra essere stata a mezza strada (ma comunque ha dichiarato “mai con il Pd”, manifestando pure ostracismo verso i “5 stelle”, che manifestano lo stesso atteggiamento per lei). Salvini ha anche affermato nettamente che se il “nano” vuole aprire ai piddini se ne può andare da solo (e da solo è difficile faccia qualcosa). Ha pure mostrato netta chiusura ad un governo del presidente (ha citato espressamente Monti, votato anche da F.I. a suo tempo) che ci riporterebbe sotto i talloni di un’Europa ormai intollerabile nella sua putrida decadenza. Il Pd, anche nei suoi settori di minoranza (Orlando, ecc.) pur con differenziazioni, ha chiuso la porta a tale prospettiva (nello stesso senso si è espresso Nencini per i gruppi misti). E mi sembra mossa obbligata perché lascia il cerino nelle mani del centro-dx (e dei “grillini”), che rischiano di logorarsi con questa sceneggiata troppo prolungata. Da poco ho sentito che il berlusca – evidentemente in vena di una tattica alla Trump, con un continuo zigzagare – ha assicurato di non mettere in discussione l’alleanza dei “tre”. Da domani questi magari ricominceranno con la litania che i primi nel voto degli italiani sono loro, uniti come non mai. Se lo fanno, dichiarano senza più scuse che sono dei buffoni succubi di un clown poco divertente.

Fra l’altro, è uscita la sentenza a Palermo che condanna Dell’Utri, il gen. Mori e altri per collusioni con la mafia; e si dichiara che è ormai sicuro come anche il berlusca abbia avuto contatti mafiosi: non solo da imprenditore, ma pure come politico, dopo il ’92. Ribadisco di non avere alcuna simpatia per le decisioni della nostra magistratura (in specie ricordando “mani pulite” che tutto è stata salvo che un mero atto di giustizia). I “grillini”, dimostrando pure loro di essere soltanto dei moralisti, accreditano tale sentenza (di primo appello e dopo 5 anni di processo; adesso prima di quella definitiva, quanti altri ne passeranno?) e dichiarano che essa seppellisce la “seconda Repubblica” (mai veramente nata). Dunque la trattano appunto come una “mani pulite” in ultra-sedicesimo. Con riferimento alla condanna di alcuni dirigenti del Ros, ricordo soltanto che con la mafia trattarono gli “Alleati” (ma soprattutto gli Usa) per lo sbarco in Sicilia durante la seconda guerra mondiale; trattative considerate di qualche efficacia nel facilitare l’operazione. Tuttavia, è evidente che, sommando a questa sentenza tutte le recenti mosse del “nano”, si comprende come costui debba essere lasciato perdere, eliminato da ogni progettazione politica. In ogni caso, si evidenzia la balla secondo cui le elezioni sono state vinte da una “coalizione”, che in realtà è stato un semplice assemblaggio di forze con posizioni decisamente diverse, in specie in merito ai rapporti con l’ormai nociva UE, di cui F.I. (basti pensare a Tajani) è una scialba “servetta”. Se il leader leghista torna ancora a riaccreditare un simile ormai sputtanatopersonaggio qual è il berlusca (sputtanato in politica, sia chiaro!), è meglio che vada a fare un altro mestiere; e così pure la “capa” di FdI.

Naturalmente, è senza dubbio comprensibile la preoccupazione di Salvini di trovarsi da solo a trattare con un partito che alle elezioni ha preso circa il doppio dei suoi voti; e poi ha la presenzadi Maroni, un tipico “serpente in seno”. Tuttavia, si consoli perché anche Di Maio ha i suoi avversari interni in agguato. Si parla di Fico, ma non ci si scordi di quello – Di Battista – che si è addirittura tirato fuori dalla gara elettorale in evidente attesa di possibili fallimenti dell’attuale leader. Il vero problema può essere la politica estera. Salvini, pur dichiarando in fondo fedeltà all’alleanza attuale (quella che ha appoggiato la criminale aggressione alla Siria), cerca di barcamenarsi con dichiarazioni contro la russofobia, le sanzioni alla Russia che danneggiano la nostra imprenditoria, ecc. Di Maio ha dichiarato ormai apertamente il suo schieramento nettamente filo-atlantico.Tuttavia, se i due – che in effetti possono considerarsi la novità delle ultime elezioni – continuano a guardarsi con sospetto, andranno entrambi a “farsi benedire”. Incombe, fra l’altro, la prospettiva di un governo “del presidente”, un pateracchio inqualificabile sul quale potrebbero magari convergere molti “neoeletti”. E di questo indecente risultato sarebbero pur sempre responsabili i due “vincitori” delle elezioni.

In ogni caso, cavoli loro. Per quanto mi riguarda, insisto a scanso di equivoci che ritengo sempre più dannosa e vergognosa questa farsa chiamata (da settant’anni) “democrazia elettorale”, “sovranità del popolo”. L’imbroglio è di una chiarezza solare. Tutti, nessuno escluso, manifestano propensione per una nuova legge elettorale maggioritaria. E non come la “legge truffa” del 1953, che richiedeva il 50% +1, ma si predilige il 40% + 1 e qualcuno vuole anche di meno. Insomma, arriveremo a situarci come in Francia, dove Macron, con un quarto scarso di voti rispetto all’elettorato, ha tutto in mano. Questa è la “democrazia” di questi stanchi ripetitori di un sistema politico all’americana, dove è ben noto il legame (essenziale) tra politica e criminalità e che comunque tiene le posizioni di supremazia per la sua potenza bellica. E’ comunque abbastanza evidente che si tratta di una nazione in lento declino; se non si rinnoverà nelle sue formesociali e politiche interne, nel giro di pochi decenni sarà superata da qualche altra società. Tuttavia, finché la popolazione di questi paesi “atlantici” continuerà a dormire, merita ogni presa in giro el’impoverimento (non solo economico, anzi soprattutto culturale e di civiltà). Io resto convinto di ben altre forme di lotta politica e di presa della direzione di un paese.

 

PS. https://notizie.virgilio.it/top-news/corea-del-nord-stop-test-nucleari-e-missilistici-151488?ref=virgilio   (ultim’ora)

Appunto, come detto più volte; non “denuclearizzazione”, bensì stop ai test. Ne riparleremo ancora

BASTA CON GLI IPOCRITI E BUONISTI, di GLG

gianfranco

 

 

Usa, Gb e Francia attaccano gli arsenali chimici di Assad

Azione mirata nella notte, colpiti siti chimici. May: ‘Non puntiamo a rovesciare il regime di Assad‘. La Nato appoggia l’iniziativa, l’amministrazione Usa assicura che ‘non è finita’, ma il Congresso si ribella: ‘Non hanno chiesto il via libera’. L’Onu invita a ‘moderazione’. Giallo sul coordinamento dei raid, Mosca avvisata? LA FOTOGALLERY

Dall’ANSA

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Anche in questa farsa, il Congresso – come già in un momento incomparabilmente più drammatico nel 1941 – protesta contro le decisioni dell’establishment presidenziale. Solo commedia al momento, anche se pure nelle “arlecchinate” molta gente crepa. E’ del tutto evidente ormai che ammazzano civili con gas e altro per giustificare poi attacchi criminali con la copertura mediatica di altri mascalzoni detti giornalisti e simili. Sia chiaro che, se fosse in questo momento più forte la Russia, le parti in commedia sarebbero invertite. Tuttavia, ciò che conta è la situazione così com’è adesso. Bisogna dare addosso agli Usa, una potenza militare di forza finora mai vista nella storia e, di conseguenza, una direzione politica che fa impallidire ogni altra criminalità esistita finora da quando siamo entrati nella formazione sociale detta capitalistica. Quando verrà il momento del maggiore equilibrio di forze tra potenze, la situazione muterà, si avvicinerà il momento dello scontro finale per la resa dei conti; bisognerà allora porre in primo piano nuovi “grandi” moventi ideali per smuovere buona parte delle popolazioni ad una diversa resa dei conti con i criminali al potere in ogni paese in conflitto policentrico. Intanto, lo ripeto, addosso a quelli Usa e della UE e critica di quelle forze – senza più badare alle ridicole partizioni in “destra” e “sinistra”, in antifascisti e populisti/fascisti – che esitino ancora a schierarsi contro la Nato e la sua direzione, stringendo accordi con ben altre potenze, oggi ancora minori. La pantomima dei contrasti tra liberali puri (gli adoratori del “mercato”) e quelli “contaminati” da venature statalistiche, tra “rossi” e “neri” e balle varie, deve finire. Qui abbiamo solo forze che si schierano con gli Usa e coloro cheinvece promuoveranno una reale, non ipocrita e involuta, autonomia di vari paesi oggi servi dei prepotenti dirigenti statunitensi; in tali paesi (credibilmente non in tutti contemporaneamente) dovranno crescere nuove forze ben organizzate atte a promuovere azioni contro i “padroni” statunitensi e i loro “servi”, stabilendo nuove vicinanze(NON SERVILI) con le potenze in crescita in contrapposizione ai predominanti criminali attuali; e sia chiaro – contro tutti quelli che predicano ipocritamente bontà alla guisa di preti e Papi – che anche tali potenze non useranno metodi “angelici”. Verrà poi il momento di pensare con maggiore adeguatezza alla nuova epoca apertasi e di chiamare le cosiddette masse a rovesciare i (pre)potenti al potere nei vari paesi in lotta più definitiva per affermare la loro supremazia. Per il momento, non siamo a quel punto, e i movimenti di “disadattati” e di simili al “lumpenproletariat” di un tempo (anche se oggi non più miserabili come allora) sono di fatto al servizio dei peggiori figuri a loro volta servi dei criminali Usa.

AGGIUNTA ODIERNA

Il premier e il presidente Mattarella hanno fatto il punto della situazione. Di Maio: ‘Azione sia circoscritta no escalation’. Salvini: ‘Pazzesco, fermatevi’. Berlusconi boccia il commento del leader leghista: ‘Meglio tacere’. Meloni: ‘Attacco fuori dalla legalità internazionale’. Martina-Fassino: ‘Sostegno al premier e diplomazia’….. La Nato appoggia l’iniziativa, l’amministrazione Usa assicura che ‘non è finita’, ma il Congresso si ribella: ‘Non hanno chiesto il via libera’. Merkel: ‘Risposta appropriata’ . Mogherini: ‘Ue era stata informata dei raid’

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Sempre le notizie dell’Ansa. Sono chiare le posizioni di questi politici italiani? Anche quelle delle forze dello schieramento di centro-dx, che sostengono di essere arrivate al primo posto. Vi sembrano eguali le dichiarazioni di Salvini e Meloni (almeno formalmente corrette) e quelle del traditore di sempre? Il buffone che ha fatto la sceneggiata al Quirinale per comunicare proprio ai delinquenti, che hanno aggredito la Siria e che combattono i “populisti”, la sua fedeltà e il suo costante operare per creare confusione a loro favore e indebolire ogni reazione alla criminalità statunitense e dei principali governi europei. Fatelo fuori in qualsiasi modo. Spingetelo verso il Pd, che ha mostrato il suo sostanziale sostegno ai banditi internazionali; solo con un pizzico di ipocrisia tipica dei furfanti, eredi di quel Pci che trattò (fin dal 1969-70) il passaggio all’atlantismo, che organizzò il viaggio del suo “plenipotenziario” nel ’78 per perfezionare l’accordo (e in costanza di rapimento e poi uccisione di Moro, che non a caso Pci e “sinistra” Dc non vollero nemmeno tentare di salvare, essendo poi premiati dall’operazione “mani pulite”, che distrusse la Dc e il Psi di Craxi salvando loro per tentare la formazione di un nuovo regime assai più servo degli Usa; operazione che, quella volta, fu impedita da Berlusconi, traditore dal 2011). Quanto a Di Maio, ancora una posizione di mezzo, di tipo “democristiano”, con l’ipocrisia della fedeltà agli “alleati” (pur criminali), ma propendendo per una azione “circoscritta”; nessuna condanna di tutta l’operazione, partita con la menzogna degli “avvelenamenti”, poi dei gas siriani, ecc. ecc. Abbiamo capito con chi abbiamo a che fare.  

 

IL GIOCO CONTINUA, di GLG

gianfranco

 

 

La Cina sarebbe stata scoperta qualche tempo fa e duramente accusata dagli Usa di aver dato petrolio al Nord Corea, infrangendo l’embargo. La commedia dunque continua. I dirigenti cinesi hanno negato l’addebito di Trump, ma nessuno può credere che essi siano fuori di testa. Tali sarebbero se contribuissero a strangolare la Corea del nord. Diventerebbe meno lungo il periodo entro cui le due Coree si riunificheranno, formando una vera potenza con la forza economico-industriale di una e quella dell’armamento piuttosto potente dell’altra. E come avete sentito, il sedicente dittatore nordcoreano, nel suo discorso di fine anno, è stato distensivo verso il Sud e ha parlato senza mezzi termini di “nazione coreana”. E’ questo che preoccuperà a tempo debito gli Stati Uniti, altro che la “follia” del “dittatore”. Alla lunga, come detto più volte, credo che si avranno nel Pacifico almeno le potenze di Cina, Corea (unita) e Giappone, che per allora si sarà riarmato. E gli Stati Uniti non si faranno certo estromettere da quell’area (da essi oggi dominata) senza battersi con tenacia e accanimento per mantenere la loro influenza, che sarà comunque ridimensionata nettamente rispetto a quella odierna. Non mi azzardo a presumere cosa accadrà dell’India, che forse cercherà spazi verso sud e sud-est e dovrà comunque confliggere con il Pakistan (e ovviamente non correrà buon sangue con la Cina). E’ certo che questi paesi non si metteranno ognuno contro tutti; assisteremo a molti “giri di valzer” tra di essi. In ogni caso, nel momento attuale, la Cina ha interesse a ritardare il rafforzamento militare nordcoreano (che un giorno avvantaggerà una potenza concorrente in quell’area); e da questo punto di vista essa dunque non finge nell’avere qualche interesse simile a quello statunitense. Non però fino al punto di veder scomparire quel paese, magari inghiottito prima del tempo dalla Corea del sud, ancora lontana dal potersi affrancare dalla dipendenza rispetto agli Usa. Gli ambienti statunitensi – anche quelli che si esprimono in Trump – non possono non sapere questo.

Tuttavia, fare la voce grossa serve al neopresidente pure ai fini della contesa interna con gli avversari (attivi non solo fra i democratici), che gli stanno portando un attacco di particolare virulenza. In definitiva, per sintetizzare, la Cina ha interesse a rallentare l’armamento nordcoreano in vista del futuro; non però fino al punto di indebolire pesantemente l’assetto di potere del paese, creando così una situazione che favorirebbe sia il sud sia, in fondo, gli Stati Uniti finché resteranno predominanti nell’area. Questi ultimi alzano la voce per dimostrarsi i veri difensori dei sudcoreani, di cui si cerca di ritardare (o forse si spera perfino di impedire) un loro magari “parallelo” riarmo (con la scusa del pericolo a nord) e, in un periodo più lungo, una riunificazione coreana del tipo di quella sopra prospettata. Nello stesso tempo, la rigidità americana verso il Nord Corea (e quindi verso chiunque fornisca aiuto a tale paese) serve anche nei confronti del Giappone, che freme per potersi infine riarmare e a tal fine prende come scusa l’inesistente pericolo rappresentato da quel paese, dichiarato in mano ad un dittatore pazzo e feroce; in definitiva, la solita riedizione del “nuovo Hitler” dopo Milosevic, dopo Saddam Hussein, ecc. ecc. (sono così tanti che è meglio soprassedere).

Per inciso, ricordo che il Giappone degli ultimi decenni del secolo scorso si illuse di poter progressivamente conquistare il primato nel mondo (ed esportò ingenti capitali negli Usa soprattutto per investimenti immobiliari) grazie all’“avanzata” strepitosa dell’industria automobilistica, tipica della seconda rivoluzione industriale pur se con netti ammodernamenti definiti toyotismo (od ohnismo dal nome dell’ing. Ohno artefice della “qualità totale” proprio alla Toyota). Anche alcuni intelligentoni, che si professavano marxisti e molto “rivoluzionari” (i soliti “operaisti” e affini), videro nel Giappone la nazione dominatrice nel futuro secolo XXI oltre a inchinarsi ammirati di fronte al “robogate”, al “Lam”, ecc. della Fiat, allora considerata portatrice di innovazioni similari a quelle dell’industria giapponese (quanto tempo è passato da allora!). In pochissimi anni (già nel 1992-93) il Giappone entrò in piena stagnazione per almeno un dodicennio, fu battuto nell’avanzamento della terza rivoluzione industriale con i suoi nuovi settori strategici, importantissimi nei settori militari e dell’informazione. Tutti i suoi investimenti (soprattutto appunto quelli immobiliari) negli Usa furono liquidati in breve tempo; e con notevoli perdite, com’è ovvio (della Fiat e delle sue “grandi novità” tecnologiche non si parla più da gran tempo). Gli sciocchi profeti di cui sopra non si rassegnarono e si buttarono sulla Cina come dominatrice del XXI secolo. Tale paese non farà certo una brutta fine, il Giappone tornerà a riprendersi abbastanza bene, ma non ci sarà alcun dominatore mondiale in questo secolo per un bel po’ di tempo e fino a quando, eventualmente, una nuova serie di conflitti “a tutto campo” non avrà deciso circa la supremazia di “qualcuno”.

Non c’è attualmente alcun pericolo di conflitto nucleare. Siamo nel pieno delle manovre e contromanovre, degli avvicinamenti e allontanamenti fra i vari paesi divenuti potenze o almeno subpotenze regionali. In questo momento è di nuovo in atto un tentativo di sfruttare dissidenze e disagi interni all’Iran – alimentati dall’esterno e soprattutto dai soliti Usa – per depotenziarlo e indebolire così quel paese che è di fatto un aiuto alla Russia almeno nel caso della difesa della Siria. Si comincia a capire meglio la mossa di Trump relativa a Gerusalemme capitale di Israele. Mossa simbolica dato che non ha cambiato molto ciò che era già nei fatti, ma che è stato un segnale lanciato nella direzione del paese ebraico; così come l’annullamento dell’accordo nucleare con l’Iran. Israele non ha certo gran che aiutato l’Isis come ha fatto l’Arabia Saudita, adesso però ritiratasi da quell’appoggio di cui ha invece accusato il Qatar, con cui prima collaborava. Tuttavia, l’Arabia Saudita manifesta tuttora avversità ad Assad (e quindi all’Iran e agli hezbollah), mentre Israele, accanito nemico dell’Iran, si mostra più moderato verso il governo siriano (non crediamoci comunque troppo).

La Russia si è offerta poco tempo fa come mediatrice nel conflitto (assai meno acuto di quanto mostrato “ufficialmente”) tra Usa e Nord Corea. Non credo che il paese eurasiatico abbia intenzione di impegnarsi a fondo in simile operazione. E’ in fondo una mossa diversiva, tutto sommato un gesto d’attenzione verso la Cina, con la quale vi è una collaborazione non di fondo e che durerà fin quando la Cina, com’è d’altronde probabile, si concentrerà sull’area asiatica e non avrà mire eccessive verso il “suo” ovest. Malgrado la Russia sia considerata, certo a ragione, un paese eurasiatico, ho la netta sensazione che la sua massima attenzione sarà concentrata verso l’area europea e quella mediorientale. In quest’ultima non credo con grandi mire oltre la Siria; semmai manterrà rapporti “equilibrati” con Iran e Turchia, che sembrano avere maggiori chances e intenzioni d’influenza in quell’area. La Russia svolge anche delle azioni nell’area africana nord-occidentale; ad esempio verso la Libia, in particolare quella di Tobruk guidata dal gen. Haftar e che di fatto non riconosce quella di Sarraj (Tripoli) appoggiata dall’ONU (e dalla Nato) e sotto l’influenza statunitense e “occidentale” in genere.

Non penso tuttavia che la Russia abbia particolari energie da spendere attualmente in aree piuttosto lontane dai suoi confini. Probabilmente si concentrerà nei prossimi anni a nord (Artico), ma soprattutto ad ovest verso l’Europa. Qui la situazione è molto complessa. Nei suoi paesi orientali si stanno almeno al momento affermando forze che poco riconoscono la supremazia dell’asse franco-tedesco, del resto meno unito d’un tempo sia per la necessità manifestatasi in Francia di creare ex novo una forza sostitutiva di quelle tradizionali (“socialista” e sedicente gollista) in crisi disastrosa sia per l’indebolimento del governo tedesco. D’altronde, tali paesi (in particolare Polonia e Romania) sono particolarmente ostili alla Russia. La migliore soluzione per un reale indebolimento in Europa del potere statunitense – oggi certo in qualche difficoltà per i contrasti interni al paese e per la crescente piattezza e inettitudine delle forze al governo nella nostra area, ancora però legate alle prospettive del precedente establishment americano – dovrà a mio avviso passare per l’affermarsi, soprattutto in Germania e Italia, di forze non certo “populiste” come quelle così definite (anzi le si passa spesso per addirittura fasciste) da parte di squallidi organismi autodefinitisi “antifascisti”, bensì di altre capaci certo di violenze paragonabili a quelle del 1922 in Italia e del 1933 in Germania, ma con intendimenti del tutto diversi. In particolare, sarebbe necessario che l’eventuale drastico rivolgimento nei due suddetti paesi fosse indirizzato, pur senza rinunciare per nulla alla propria autonomia, ad una forte alleanza con la Russia, alleanza che riesca infine a influenzare in modo decisivo l’area europea. Si tratta di un’operazione di speciale difficoltà e contro la quale gli Usa, in tutte le loro componenti predominanti e dunque con strategie differenti, agiranno in continuazione. Ed è tuttavia l’operazione decisiva per ribaltare gli attuali rapporti di forza. Quanto meno nella nostra area, ma in fondo anche in un più ampio ambito mondiale.

Alcuni si fanno impressionare dalla presenza della Cina, con i suoi vasti investimenti fuori della sua più specifica area di pertinenza: sia in Africa, sia anche in Europa (e, in specie, credo proprio nel nostro paese). Si tratta del solito ottuso economicismo, tipico sia dei liberali che degli ambienti detti di “sinistra” e di cui furono pure responsabili dei “marxisti” che poco hanno letto e studiato le principali opere di Marx. La Cina, anzi, dovrà proprio stare attenta a non ripetere l’errore dei giapponesi anni ’70-’80, che pensarono di “comprarsi” gli Usa e sono oggi abbastanza in ritardo circa le possibilità di ridivenire un competitore per la supremazia mondiale. Quel tipo di investimenti ha importanza in quanto strumento per arricchirsi e avere maggiori risorse da dedicare al proprio irrobustimento complessivo, non escluso quello bellico, di cui mai va sottovaluta la rilevanza decisiva. La potenza deve però essere poi indirizzata all’ampliamento della propria area d’influenza, dove questa forza acquisita si ramifica tramite una rete di contatti particolari con settori dei paesi soggetti a detta influenza: settori culturali e anche (e ancor più) di controllo degli apparati di potere nella sfera politica e dell’informazione e manipolazione della “opinione pubblica”. E le aree d’influenza devono allargarsi a partire da quella di pertinenza del proprio paese e pian piano diffondersi tutt’intorno, se ci si riesce, a macchia d’olio.

Penso che i dirigenti cinesi lo sappiano e proprio per questo non siano così sciocchi da indebolire in questo momento la Corea del Nord. Guai se non ne avessero consapevolezza; rischierebbero un tracollo non eguale, ma con qualche somiglianza rispetto a quello dell’Urss con il suo “campo socialista” (1989-91), che essa non riusciva ad influenzare adeguatamente, essendosi fra l’altro cristallizzatasi nelle sue strutture sociali interne. La Russia mi sembra l’abbia capito bene; e non penso che dedicherà la maggior parte delle sue energie e risorse per la conquista di importanti zone in Medioriente e meno che meno in Africa (del nord). Qui essa ha sviluppato una serie di manovre per non farsi espellere del tutto e mantenere rapporti il più possibile meno ostili con alcune subpotenze della zona (in primis, appunto, Iran e Turchia). Gli Usa sono attraversati da robusti contrasti interni. Obama voleva forse giocare la carta della divisione tra islamici; Trump sembra ripreferire l’alleanza con Israele. Comunque, nulla di ancora definitivo. La Russia dovrà comunque operare principalmente sul fronte europeo.

E si ritorna appunto all’esigenza che in Germania e Italia ci siano rivolgimenti di notevole portata. Non dimentico la Francia; e tuttavia, in questo paese alcuni recenti avvenimenti – radicale sostituzione di vecchi partiti con quello solo apparentemente nuovo di Macron; debolezza assai manifesta di organizzazioni che volevano presentarsi come nettamente alternative – rendono il terreno particolarmente scivoloso per effettive novità. In ogni caso, non si deve ripensare alla semplice ripetizione del passato. Se tali rivolgimenti germanico-italici potranno svilupparsi, avranno alcuni caratteri violenti, ma dovranno perseguire finalità del tutto diverse da quelle di un tempo ormai lontanissimo: alleanza con la Russia e progressiva drastica riduzione della predominante influenza statunitense. Qui, nella nostra area europea, si giocherà la vera partita mondiale malgrado tutte le chiacchiere sulla prevalente importanza acquisita dallo scacchiere asiatico. E sarà una partita difficilissima e con tante incognite e “dolori”.

Direi di fermarmi qui; tanto si tratta di un’analisi che dovrà tenere in continuazione gli occhi puntati su una situazione in rapida e confusa evoluzione, con incessanti svolte e fenomeni che al momento lasceranno perplessi; come ad esempio l’atteggiamento di Bannon nello scontro interno agli Stati Uniti, che non credo debba essere immediatamente giudicato. E così accadrà di molti altri eventi nel corso dei prossimi mesi e anni. Occorrerà sempre molta cautela e ponderazione; poca fretta nel valutare gli eventi e invece rapidità nel mutare giudizi e previsioni a seconda delle svariate giravolte cui dovremo assistere.

 

QUALI NUOVI CONFLITTI E PROSPETTIVE? di GLG

gianfranco

Prenderò le mosse, per semplicità, dal referendum regionale italiano. Si è notata una notevole affluenza solo nel Veneto, non proprio esaltante invece per i promotori il risultato lombardo. Nessuno ha preso in considerazione, almeno a quanto ne so, la causa principale, almeno credo, della netta differenza. Questa mi sembra dipendere soprattutto dalla presenza in Lombardia di una città come Milano. Il comune ha 1.300.000 abitanti, l’area metropolitana va oltre i tre milioni. Nel Veneto, le tre maggiori città – Venezia/Mestre, Verona e Padova – stanno tra i 260 e i 210.000 abitanti; sono cioè oltre 10 volte più piccole dell’area milanese. Essendo andata male l’affluenza a Milano, quella complessiva ne ha nettamente risentito. Il problema sembra quindi riguardare la differenza tra situazione sociale nelle grandi città – poche in Italia; salvo due, tutte sotto il milione e 4-5 tra mezzo milione e un milione – e nella, diciamo così, “provincia” (che vive evidentemente un malessere, non soltanto né tanto economico, decisamente superiore). Tale differenziazione è qualcosa che riguarda un po’ tutta Europa e pure gli Usa (quindi, diciamo, tutto l’“occidente” capitalisticamente “avanzato”).
L’intervista a Bannon (apparsa da noi integralmente in Matrix, TGcom 24 e che metto a fine articolo) è particolarmente significativa a tal proposito, pur se è poi a mio avviso molto ottimistica; il mondo dovrà in realtà passare attraverso belle crisi generali (non parlo di quelle economiche, ma soprattutto di quelle sociali e anche belliche). Tuttavia, ci sono spunti di grande interesse per quanto riguarda appunto la crescente contraddizione tra élites “cittadine” e ceti popolari della provincia; è inoltre particolarmente incisiva quando parla della Nato, della UE, del Giappone e Corea del sud quali protettorati americani, che gli Usa non potranno più permettersi a lungo nel futuro. Lui ne trae certe conclusioni positive (e di cooperazione tra i vari paesi) a mio avviso non credibili, ma tale processo si verificherà e si dovrà prenderlo in considerazione nelle ipotesi relative al multipolarismo e poi conflitto policentrico dei prossimi decenni.
Il discorso, diciamo di tipo sociologico, non va sottovalutato pur se è ancora rudimentale. Esistono le “èlites”, che indicherei in realtà soprattutto come ceti alti e medio-alti, ma soprattutto abitanti nelle grandi città “internazionalizzate”, dove perfino la “gente” di più basso ceto sta subendo l’influenza di tali élites più abbienti e tende così a perdere in gran parte i caratteri nazionali, credendosi – spesso solo immaginariamente – lanciata in spazi cosmopolitici. Mentre in città minori e paesini ecc. le popolazioni vivono condizioni economiche, sociali e culturali ben diverse e cresce quindi la distanza di questi agglomerati sociali, indicati più o meno correttamente quali “ceti medi e masse popolari”, rispetto a quelli delle grandi città.
Accanto a tali differenziazioni tra i ceti di ogni dato paese – dovute in parte ai diversi “spazi d’internazionalizzazione” – crescono le divergenze interne a quelle forze politiche, che ancora non si trova altro modo di definire se non con le storiche denominazioni di “destra” e “sinistra”, a volte ammorbidite con quelle, ancora più improprie, di “centro-destra” e “centro-sinistra”. Si tratta di accozzaglie di individui, che si credono personaggi politici (supportati da una congerie di ciarlatani malamente acculturati e spesso convinti d’essere intellettuali), asservite a gruppi diversi di “riccastri” ignoranti e senza radici d’alcun genere, formatisi in seguito al disfacimento di quella che fu fino ad un secolo fa una vera “grande classe”: la borghesia, annientata dal predominio di un paese di nuova formazione quale gli Stati Uniti, dove la commistione socio-culturale rende difficoltose reali “classificazioni”.
Detto questo in generale e tornando all’assai più limitato intento di queste mie argomentazioni, si deve sottolineare come ormai, pur nascosto sotto foglie di fico sempre più esili, il tentativo dei “poteri dominanti” italiani (al puro servizio di quelli americani e quindi oggi in confusione per la lotta interna agli Stati Uniti) mira a quello che sembra essere l’ultimo tentativo di imbrogliare le carte: arrivare, data la mancanza di qualsiasi schieramento pseudopolitico in vantaggio, ad un accordo tra sedicenti “sinistri” (al momento ancora guidati da Renzi) e melmosi “destri” ancora accalcati dietro a Berlusconi. La Lega di Salvini è stata singolarmente incapace di prendere le redini della situazione “a destra”; e tale partito va dividendosi tra chi è più sdraiato ai piedi del “nano d’Arcore” (Maroni) e chi vorrebbe semplicemente avere maggior peso nella “grigia schiuma” del “centro-destra”.
La meschinità e miseria del quadro politico, e anche culturale, italiano sono addirittura spaventose. Se tuttavia il nostro paese è come al suo solito il peggio del peggio, non si pensi a chissà quali avanzamenti (anche soltanto mentali) in altri paesi europei; e nemmeno negli Stati Uniti, dove ancora sembra prevalente il vecchio establishment che voleva Hillary alla presidenza, accompagnato però a questo punto anche da buona parte dei repubblicani. E’ indubbio che in un Bannon vi è qualche barlume di nuova consapevolezza; proprio per questo è forse da augurarsi che i settori anti-Trump riescano a farlo fuori. Accadrà come al tempo del watergate e della eliminazione di Nixon; gli Usa presero una bella lezione in Vietnam e andò loro bene solo perché l’Urss era nella fase della “cristallizzazione” brezneviana, che la condusse progressivamente all’indebolimento e poi all’implosione “gorbaciovian-eltsiniana”. Nei prossimi decenni è difficile che sarà così. Russia e Cina non sembrano per nulla in fase di declino ed eventuali errori come quelli del watergate potrebbero essere molto positivi per liberarsi del protettorato statunitense; a patto che in Italia ed Europa si affermino altre forze politiche e altri ceti intellettuali, capaci di spazzare via, di eliminare integralmente e minuziosamente la melma oggi esistente.
Dobbiamo porci in cammino, e sarà senza dubbio faticoso e assai incerto all’inizio, verso altri tipi di analisi politica e sociale. Comincia ad entrare in crisi (forse, non affermiamolo troppo recisamente) quel concetto, indubbiamente confuso e indeterminato, di “ceti medi”. Abbiamo queste élites speranzose di internazionalizzarsi (e convinte della globalizzazione, soprattutto del “divinizzato” mercato), che hanno occupato tutti gli spazi mediatici e quindi si trascinano dietro (ma per quanto?) alcuni strati sociali assai meno abbienti, che vivono negli spazi cittadini (in specie delle grandi città) dove tuttavia s’impoveriranno sempre più (e non mi riferisco principalmente al reddito, a mere condizioni economiche). Le loro prospettive diverranno più oscure e incerte. Negli ampi spazi “provinciali” (il che non significa che qui manchino i settori imprenditoriali di non poco conto lanciati verso l’estero), si avvertirà il peso delle risorse “succhiate” dai centri cittadini e dalle loro sempre più incartapecorite élites. Tali spazi, che si sentiranno defraudati, non possono essere semplicemente rappresentati da forze postesi nell’alveo del vecchio nazionalismo e dell’“amor patrio”. Alla fine, simili forze saranno sempre battute o comunque messe in minoranza da élites che magari abbandonano i vecchi arnesi (del tipo degli schieramenti politici che hanno imperversato negli ultimi decenni e che sono in affanno); arriveranno sempre più Macron, sempre più Kurz, ecc.
Bisogna porsi in una nuova ottica, capire che un’epoca si è ormai chiusa. I “reperti archeologici”, che insistono a definirsi progressisti mentre sono ormai dei “morti viventi”, non sapranno rinunciare a vecchi miti del passato (tipo l’antifascismo, corroborato dall’anticomunismo dei loro evanescenti oppositori), ormai in fase di arrugginimento e disgregazione. Lasciateli fare (come nell’ultimo caso degli “ultras” laziali), si stanno tagliando l’erba sotto i piedi. Non imitateli, però, contrapponendo loro vecchie ideologie che hanno scaldato il cuore, ma sono ormai pezzi da museo. E’ vero: siamo in difficoltà con i tempi che stanno avanzando. E’ normale; quando si è nel mezzo di una nuova epoca storica, non la si capisce d’emblée, si deve avere la pazienza di pensare, riflettere, lasciar da parte le “immediatezze” tipiche degli strumenti elettronici. Non esiste nessuna soluzione “in tempo reale”. Il pensiero riflettente, sviscerante, attento a cogliere realmente i sintomi del nuovo malessere crescente, non è come smanettare sugli smartphones e simili. Abituatevi a pensare o altrimenti diventerete i robot di élites sempre più distruttive della nostra civiltà, da conservare comunque gelosamente pur nelle nuove condizioni di conflitto che si apriranno a ben diverse soluzioni rispetto a quelle del passato. Continuerò ad insistere: cari giovani, volete muovervi e alzare gli occhi dai vostri mezzi di rimbecillimento progressivo?

https://www.youtube.com/watch?v=tC0EQygj5R4 (intervista Bannon)

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