Tradimento continuo di GLG

gianfranco

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Ormai il “nano” è scatenato in tutti i sensi. Non mette in dubbio di essere il leader della coalizione (e ha certo ragione vista l’inconsistenza dei suoi “alleati”) poiché F.I. straccerà le altre formazioni; quindi dice apertamente che il premier lo sceglierà il suo partito cioè lui (fra se stesso e qualche suo servitorello). Afferma che non è stato lui a volere il nome di Berlusconi nel simbolo (in caratteri più grandi di tutto il resto), ma il suo partito poiché lui è il leader carismatico e incontrastato (e allora se nessuno lo contrasta con quale libertà è stato scelto? Questi omuncoli nemmeno sanno il senso delle parole che pronunciano). Poi ha assicurato che con Maroni non c’è nessun rapporto. Figuriamoci! Maroni ha rinunciato alla cadrega, abbastanza sicura, perché verrà eletto in Parlamento e poi aspirerà ad un buon posto (ad es. ministrucolo dell’Interno) in un governo che, se sarà necessario, nascerà dall’inciucio tra “destri” e “sinistri”, cui Maroni ha buone possibilità di convincere una parte dei leghisti. Ed infatti subito Salvini, che certamente ha colto l’inghippo, ha affermato che Maroni, rinunciando alla poltrona regionale, non può aspirare a fare ancora politica. Come ha fatto finora, alla fine il “capoleghista” accetterà la scelta, nata da un accordo celato tra il “nano” e il presidente lombardo, perché egli non sa pensare ad altro che ad un pacchetto di voti e di eletti. Pur di ottenere questo “meraviglioso” risultato chinerà la testa come ha sempre fatto dopo qualche fuoriuscita “di facciata” (tipo il patto dal notaio; e dov’ è finito caro Salvini? E avrebbe garantito qualcosa con un uomo infido e traditore di tutto e di tutti, che non hai avuto il coraggio di denunciare apertamente?).
Altra notazione. Che il “nano” sia pronto ad ogni tradimento lo dimostra il fatto che ha dichiarato, già qualche settimana fa, che dopo il voto, se i numeri non consentiranno alcun governo – cioè non lo consentiranno se gli schieramenti restassero fedeli ai loro programmi in contrasto – può tranquillamente restare Gentiloni, che dovrà però preparare nuove elezioni entro tre mesi. Mentitore sfrontato! I parlamentari eletti – per molti dei quali sarà la prima volta – rinuncerebbero a 5 anni di quel po’ po’ di stipendi e con pensione in via di formazione? Se i numeri saranno quelli che ci si aspetta – senza credere alla balle del “nanetto” che punta al 45% e sa perfettamente di dire una cazzata; ma la dice proprio per i cazzoni dei suoi seguaci e per tutti coloro che si fanno scientemente prendere per fondelli, tipo i suoi “alleati”, per portare a casa un po’ di eletti con il cui voto poter poi contrattare qualche buon posto nelle varie istituzioni – assisteremo al più immondo mercato di tutta la storia di questo paesello ormai ridotto ad una cloaca a cielo aperto. Vedremo svendite e passaggi di campo di tutti i generi, alchimie nauseabonde, tutto il peggio del peggio per non andare a casa e restare a devastare questo paese per il vantaggio di un manipolo di veri furfanti quali mai si sono visti finora. Sarà uno spettacolo interessante. E ancora più interessante sarà accertare quanto è grande la pazienza e la sopportazione di questo popolo che rischia di superare ogni limite dell’abiezione umana.
In definitiva. Ci sono poche probabilità che il risultato elettorale consenta ad una delle coalizioni presentatesi in gara di assumere coerentemente il governo del paese. Quindi l’inciucio tra Pd e F.I. resta comunque la soluzione più probabile; e altrettanto probabilmente con una serie di cambi di campo di una parte dei cialtroni eletti o magari con appoggi di alcuni settori “a sinistra” o invece “a destra” dei due partiti “felloni” principali (o perfino da entrambe le parti). Se invece, per una sorta di miracolo (e solo se i pentastellati avranno un tracollo), una delle due coalizioni (“centrodestra” più facilmente, almeno allo stato attuale delle previsioni) avesse la possibilità di nominare il governo, il “nano” sta mettendocela tutta fin d’ora per essere la carta decisiva. E’ aiutato da molte parti, anche un tempo nemiche, in Italia e in sede europea. Per inciso, onde fargli capire che avrà molti favori se obbedisce, lo hanno pure premiato con la trasmissione dei mondiali di calcio assegnata a Mediaset. Egli deve però garantire che, se del caso, dovrà tenere bene sotto controllo ogni lamentela o puntata troppo polemica verso gli organismi europei e i governi (oggi in prima fila il francese con attivismo sfrenato di Macron, viste le attuali difficoltà della Merkel) che li controllano: questo è importante soprattutto in questo momento di contrasto fortissimo negli Usa tra il vecchio establishment – cui finora gli “europei” sono stati fedelmente asserviti – e quello nuovo che potrebbe riservare sorprese (anche se sembra che Trump snaturi un bel po’ le sue iniziali venature programmatiche, ma potrebbe essere una tattica del momento, che si presenta per lui complicato). Le manovre dell’infido (e perfido) con elementi come Maroni vanno viste secondo questa prospettiva. Arrivati a questo punto, non mi sembra che i due suoi “alleati” abbiano possibilità di tirarsi fuori da questa fogna. Altre forze dovrebbero nascere e forse, visto lo schifo che avremo dopo le elezioni, nasceranno, ma temo con lentezza e ritardi ormai pericolosi per il paese.
Quello che comunque è interessante notare è che in Italia – a differenza della Francia – tutte le operazioni di inganno e raggiro della popolazione vengono operate da settori che si sono affidati prima ad un novantenne, ora ad un ottantenne. Sono chiaramente settori popolati da zombi; non esiste in Italia un effettivo establishment con un minimo di credibilità. Il fatto grave è che questi furfanti hanno occupato ogni spazio nei media, dove imperversano i loro tirapiedi di una bassezza e mediocrità assolute. Bisogna spazzarli via. E non certo con il voto; per il momento ci si lamenta e tuttavia si dormicchia. Speriamo che, senza sembrare, qualcuno ci prepari una bella sorpresa, accettabile pure tra due-tre anni; non esageriamo però nei ritardi

ABBATTIAMO GLI IDIOTI

Mr. Trump- Yellow Tie

 

Dai giornalisti non c’è quasi mai nulla da imparare. Di destra o di sinistra, c’è poco da fare, ragionano come i bambini, non hanno capacità di giudizio critico e non sanno proprio dove abiti la logica. Però pretendono di scrivere e, soprattutto, di sentenziare, su uomini o interi periodi storici, riassumendo tutto in una paginetta di quotidiano, sempre troppo corta per giungere a qualcosa di utile e sensato ma non per contenere il loro mare di baggianate. Così la polemica seguita al ddl proposto dal deputato Pd Fiano sull’antifascismo (in mancanza di fascisti) – una sciocchezza sesquipedale, parto di una mente disabitata – diventa l’occasione per Francesco Borgonovo, su La Verità, di affermare che i piddini si occupano del Duce ma non hanno nulla da ridire sul boia Lenin. Ecco il classico esempio di depensante che per rispondere ai belati antifascisti si mette a starnazzare come un’oca ferita. Costui, anziché portare la diatriba su un piano di valutazione storica più elevato, preferisce scendere sullo stesso terreno degli idioti politicamente corretti, i quali di fascisti, comunisti, resistenza e guerre ne sanno quanto le capre di grammatica. Allora dobbiamo spiegare noi come stanno le cose. Boia non ce ne sono. Non lo era Mussolini, non lo era Hitler, non lo era Lenin, non lo era Stalin. Sono i vincitori che si premurano di distribuire patenti di moralità per minimizzare i propri crimini o farli passare per opere di bene. Questa ipocrisia è un delitto parificabile ad altri apparentemente più disdicevoli. Vogliamo metterla un po’ diversamente ricorrendo alla boiata pazzesca? Boia sono tutti quanti i leader alla guida degli Stati, compresi i Presidenti americani che da un bel po’ di tempo lasciano scie di sangue ovunque passino. Senza pelo sullo stomaco non si può essere grandi statisti, si può essere umili catechisti e niente di più. Persino, l’inutile e fintamente mansueto Gentiloni è un piccolo aguzzino con l’aggravante di non contare nulla se non come servo degli statunitensi. Lo è perché sostiene le sporche guerre americane con uomini, mezzi e denari, condannando il suo povero popolo a non ricevere nulla in cambio, se non mancanza di rispetto e furto del futuro, perché i servi si comandano a bacchetta e non si ringraziano mai, volentieri si saccheggiano offrendo finta protezione. Lasciate, dunque, in pace Lenin, uno che, tutto sommato, una pace la firmò per davvero, sopportando lacerazioni territoriali, per evitare ulteriori sofferenze ai suoi cittadini nella I guerra mondiale. La fine delle ostilità fu indispensabile a Lenin e ai Bolscevichi per ricostruire il loro paese e mettere a posto un bel po’ di traditori. Nonostante questo, cioè aver tirato fuori la Russia dalla carneficina del 14-18, Lenin non si vantò mai di essere pacifista, i pacifisti li aborriva anche di più dei guerrafondai perché inservibili a qualsiasi scopo o superiore progetto sociale. Era un vero uomo di Stato al servizio della potenza sovietica. Come lo furono molti suoi avversari di quel periodo. Tacciano i quaquaraqua odierni, giornalisti, politici, intellettuali, economisti ed esperti del piffero privi di scorza e poveri di spirito, sempre pronti a salire sul carro dei vincitori mistificando gli orizzonti. Non sono all’altezza degli uomini del passato che credono di poter criticare, fossero vissuti all’epoca sarebbero stati certamente fucilati dai sedicenti dittatori e avrebbero ricevuto quello che si meritavano. Ieri, oggi e domani.

L’ITALIA BEVUTA IN UN SOROS

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Il Premier Gentiloni ha incontrato a Palazzo Chigi il magnate Soros. Quest’ultimo è uno spregiudicato finanziere che lavora a stretto contatto con gli apparati statali statunitensi di cui è “ambasciatore” occulto. Soros, oltre a fare denaro dal denaro, finanzia organizzazioni umanitarie e fondazioni che hanno il compito di rendere attraente il modo di vivere americano nel mondo, in accordo con alcuni circoli dominanti di quel paese. Soros non fa quello che fa solo per soldi (non è mica un Briatore qualsiasi) ma per proiettare all’estero il modello sociale d’ispirazione yankee (che poi è quello che favorisce i suoi affari).

Per vincere la sua battaglia, orientata da falsi principi morali, ritenuti universali, non lesina i colpi bassi. La sua filantropia non è disinteressata ma fortemente ideologica e, benché essa tenda a mascherarsi dietro i dettami della cosiddetta società aperta, di popperiana memoria, ha obiettivi molto più pragmatici, come plasmare, sulla matrice statunitense, i sistemi degli altri paesi, soprattutto di quelli resilienti alla sua influenza. I valori della democrazia americana sono considerati, dai suoi diffusori, naturali e assoluti; essi, pertanto, devono essere affermati a qualsiasi costo, anche violando la sovranità delle nazioni o capovolgendo governi legittimamente eletti che rifiutano di adeguarsi allo standard. Esportare la democrazia significa espropriare i popoli del diritto di decidere come vivere, vuol dire imporre con le minacce e la violenza il punto di vista del più prepotente. Tuttavia, lo zelo sovversivo applicato dagli Usa ai renitenti non viene riservato a quei regimi dittatoriali che hanno dichiarato fedeltà alla Casa Bianca. Questa pesante contraddizione inficia lo slancio etico di cui si ammantano personaggi come Soros, capaci di trasformare gli ideali in business e il business in un affare di Stato.

A noi tocca, ad ogni buon conto, evitare di personalizzare troppo il nemico, retrocedendo in secondo piano i fondamentali rapporti di forza e le dinamiche conflittuali di cui i singoli sono socialmente creature, come avrebbe detto Marx. Per questo non consideriamo Soros l’unico grande burattinaio della finanza mondiale. Esso è, piuttosto, un agente americano tra gli altri, molto potente ma non il padreterno. E’ gravissimo però che un uomo così ostile sia accolto dalle nostre istituzioni come un consigliere fidato. A Soros dovrebbe essere impedito di mettere piede in Italia, dopo quanto accaduto agli inizi degli anni ’90. Si devono a lui, e ai suoi appoggi internazionali, le trame per far precipitare la lira, con conseguente svuotamento delle casse pubbliche, creazione di nuove tasse, prelievo forzoso sui conti correnti e anche svendita di importanti asset nazionali. Il finanziere, peraltro, non ha mai negato di aver affossato la nostra valuta: “L’attacco speculativo contro la lira fu una legittima operazione finanziaria”…”Gli speculatori fanno il loro lavoro, non hanno colpe. Queste semmai competono ai legislatori che permettono che le speculazioni avvengano. Gli speculatori sono solo i messaggeri di cattive notizie”. Ciò è vero ma in parte perché erano comunque tutti d’accordo, gli americani e i succubi politici nostrani. Più che basarsi su un’intuizione (“le dichiarazioni della Bundesbank, che dicevano che la banca tedesca non avrebbe sostenuto la valuta italiana. Bastava saperle leggere”), Soros disponeva di ben altre informazioni, probabilmente fornite dall’intelligence statunitense. Non bisogna dimenticare che qualche mese prima c’era stato l’episodio del Britannia dove fu deciso da “ operatori delle principali finanziarie internazionali e alcuni esponenti italiani, dirigenti di società pubbliche, enti e banche, tra questi c’era Mario Draghi direttore generale del Tesoro”(Veneziani) di dare il colpo di grazia all’economia del Belpaese e ai suoi residui di autonomia industriale e politica. Soros, imbeccato dalle alte sfere, eseguì alla perfezione i compiti, traendone un profitto e facendo un favore a Washington. Che oggi venga accolto a Roma come un Capo di Stato è il colmo. Ciò dimostra che i traditori della patria sono ancora in sala di comando a fare danni e a perpetrare la sottomissione della Penisola allo straniero.

GLI “ALIENI” TRA NOI

Mr. Trump- Yellow Tie

 

“Il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, interviene sull’attacco missilistico degli Stati Uniti contro la Siria: ‘L’azione ordinata questa notte dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump è una risposta motivata a un crimine di guerra, il cui responsabile è il regime di Bashar al-Assad’………Gentiloni ha poi aggiunto che ‘l’Italia è sempre stata convinta che una soluzione duratura della crisi siriana vada ricercata in un negoziato. Questa è sempre stata e resta la nostra posizione’. E in questo negoziato, ha specificato, vanno coinvolti ‘le opposizioni e il regime, sotto l’egida Onu e con un ruolo decisivo e costruttivo della Russia. Ho avuto – ha reso noto ancora Gentiloni – in queste ore colloqui con Hollande e Merkel con cui abbiamo condiviso questa impostazione e l’impegno comune perché l’Europa contribuisca nella direzione della ripresa del negoziato. Sono convinto che l’azione di questa notte debba non ostacolare ma accelerare le chance di un negoziato politico per una soluzione duratura, del resto unico antidoto serio a minacce terroristiche’” (su Il Giornale).

Dire la nausea che sollevano simili dichiarazioni è impossibile. Una banalità, anzi una vera stupidità, la dimostrazione di una impotenza succube rispetto ai “padroni”, che riprendono, dopo l’illusione creatasi intorno a Trump, la loro arroganza di sempre unita alla preoccupazione di non riuscire più a porsi al centro del mondo, come inutilmente hanno continuato a sperare dal momento del crollo dell’Urss. E questi irrisori e mummificati premier europei (in testa quelli dei principali paesi, Francia e Germania) sono ridicoli e mettono in bella mostra il baratro che è ormai davanti a quest’Europa solo dannosa per gli interessi delle popolazioni. Basta con queste nullità, andiamo fuori dalla gabbia europea serva degli Usa. Tuttavia, devono sorgere forze estremamente dure e determinate in questi principali paesi. Un po’ superfluo lo stupore della Le Pen e altrettanto deboli le dichiarazioni di Salvini.
Abbiamo bisogno di nuovi condottieri pronti a comminare pene definitive ai molluschi di questa UE. E che sappiano guidare la parte più decisa e coraggiosa delle loro popolazioni contro quella che si continua a definire “sinistra”, ormai portatrice di una putrefazione non solo culturale, ma proprio della specie umana. Sia chiaro: non c’è ritorno all’indietro verso la rozza robustezza di specie precedenti. Si sta invece andando avanti nel senso del rammollimento e della marcescenza dell’intelligenza e di tutto ciò che non appartiene al semplice corpo umano, bensì ad altra cosa che comunque in esso alberga. Questa è la sedicente “sinistra” da molti decenni a questa parte; non è la socialdemocrazia, non è il “rinnegato Kautsky”, non sono i menscevichi, e via dicendo. Non è una parte politica, con cui ci si può dichiarare in disaccordo, magari anche combatterla, ma sapendo che si tratta comunque di esseri della nostra specie. Qui siamo invece in presenza di una corrente malata insinuatasi nell’animo umano e che di questo si è in fondo alimentata per ingigantirsi nel senso della mostruosità. E’ qualcosa che alcuni film di fantascienza hanno saputo anticipare, ma solo in parte perché anche la fantasia dell’artista non poteva immaginare simile degenerazione paurosa, che lascia attoniti.

Riporto, come appendice, un buon articolo di uno dei giornalisti dotati di un buon cervello umano.

http://blog.ilgiornale.it/…/2017/04/07/hanno-normalizzato-…/

Aggiungo, per onestà, che noto comunque, proprio sul Giornale, una serie di articoli piuttosto diversi da quelli dei “sinistri” di cui sopra. Anche Gianpaolo Rossi (e altri ancora) hanno scritto con molti dubbi sulla veridicità di come i fatti vengono raccontati dagli ambienti Usa e dai loro servi europei. C’è gente che ragiona, le speranze non sono perse. Bisogna però che ci si levi in piedi e si dica basta a questi esseri mostruosi che imperversano in TV e in gran parte dell’informazione. E anche nella scuola e nelle Università si ponga infine mano a una disinfestazione radicale di questi “alieni”.
Un’ultima notazione, rilevante. Trump si sta dimostrando, almeno se continuerà così, un vero nemico. Tuttavia, non lo considero un “alieno”. Tutta la storia delle varie società succedutesi dalle epoche più remote è stata caratterizzata dallo scontro tra avversari, spesso veri nemici acerrimi. E solo l’ingenuità di alcuni pensatori, fuori di ogni realtà (o magari anche un po’ imbroglioni), li ha portati (e porta) a immaginare che alla fine vivremo in una società più giusta e pacificata, con tanto spirito comunitario. Società che sono descritte in modo da sollecitare la noia di chi legge e per far corna al solo pensiero di simile monotonia, vera fine di ogni guizzo di fantasia e intelligenza. Tuttavia, si tratta appunto di contrasti in linea con il funzionamento del cervello umano e il provare sentimenti che sono in ogni caso di elevazione spirituale o di abbrutimento. Nel caso di questi “alieni” il problema è del tutto diverso; sono fuori di ogni contesto umano, sono da confinare appunto in film e libri di fantasia. Qui invece sono divenuti parte della nostra realtà. Ricacciamoli indietro, espelliamoli dalla nostra vita; ma non sono virtuali, quindi i mezzi di disinfezione devono essere molto reali.

VOGLIONO UCCIDERE FINMECCANICA?

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Matteo Renzi è vivo e vegeto e piazza i suoi uomini in alcune grandi imprese di punta a partecipazione statale. Gentiloni, attuale premier, si rivela (semmai ci fossero stati dubbi in merito) la sua testa di turco nel Governo e fa solo quello che il fiorentino gli ordina di fare. La nomina più importante, avvenuta nelle ore passate, è sicuramente quella del banchiere Alessandro Profumo alla testa di Leonardo, cioè di Finmeccanica, azienda strategica del settore aerospaziale. Profumo è uomo del Pd, almeno dai tempi in cui, con Passera ed altri “power brokers”, faceva la fila alle primarie del 2005, quelle vinte da Romano Prodi. Il guaio più grosso per la nazione è che il banchiere genovese è della cordata filo-americana, sponda democratica, benché per un periodo abbia lavorato pure nella banca russa Sberbank (della serie pecunia non olet). L’ex Presidente di MPS e AD di Unicredit è un estimatore di Clinton e di Tony Blair, il peggio che il liberalismo internazionale di sinistra abbia mai espresso. Parliamo della corrente più globalista ed ingerentista che ci sia, quella che ha portato le relazioni mondiali al disastro attuale, con speciale danneggiamento degli interessi italiani.

Infatti, si sussurra che Profumo sia stato mandato in Finmeccanica proprio per svenderla ai suoi referenti esteri. Si parla dei francesi ma vedrete che tutti gli altri squali reclameranno il loro boccone. E’ da qualche anno che il Pd prova a realizzare questo piano di spacchettamento della best company nostrana con il pretesto che la strategia manageriale di Finmeccanica sia “erronea, erratica, inconcludente” (rapporto Nens del 2013). Ma il colosso di Monte Grappa, con oltre 12 mld di fatturato e 40 mila dipendenti, rappresenta forse l’asset migliore del Paese. E’ questo che dà fastidio ai concorrenti stranieri, sia europei che americani. E’ per queste ragioni che la magistratura, eterodiretta da manine non autoctone, si accanisce contro il gigante industriale mettendo il popolo italiano di fronte al pessimo spettacolo di uno Stato che si autoprocessa e si scredita per favorire i competitors. Per impedire che i buoni risultati del Gruppo si protraggano la sinistra mondialista porta sullo scranno principale di Finmeccanica un banchiere che ha fallito nel risanare MPS ed è stato indagato per falso in bilancio e manipolazione del mercato. Mi pare che l’Ad uscente di Leonardo, Mauro Moretti, sia stato allontanato per qualcosa di simile, ovvero i suoi guai con la giustizia. E’ ovvio che sono tutti pretesti altrimenti la scelta non sarebbe ricaduta su di un sostituto con problemi giudiziari. Se quanto dicono alcuni commentatori è vero, ossia che Profumo in Finmeccanica abbia l’unico ruolo di liquidare le branche più redditizie della società, appoggiandosi ai suoi legami con la finanza internazionale, allora siamo all’ennesimo tradimento della nazione. Quando finalmente gli italiani si sveglieranno e cacceranno via tutti questi etnocrati che li depredano per conto di centrali mondiali assetate del loro sangue? Quando finirà questo scempio contro la sovranità nazionale? Mai, finché avremo al potere tali sicofanti che agiscono indisturbati.

Un governo “positivo”

gianfranco

 

 

Ha infatti il pregio di aver fatto incazzare quelli che hanno votato NO e ha lasciato costernati anche molti dei SI di fronte ad una apparente “provocazione”. Tuttavia, non lo è e si tratterà di capire che cosa vuole l’ex premier, buffoncello e tuttavia pericoloso, che ha messo tutti i suoi uomini ai vertici degli apparati amministrativi statali, della Guardia di Finanza, della RAI, delle industrie pubbliche. Il fatto è che gli oppositori sono inadeguati a raccogliere e alimentare un malcontento e un forte disagio che in queste ore si sono fatti abbastanza palesi. La minoranza piddina, quanto di peggio si possa immaginare, voleva un governo che durasse fino alla scadenza elettorale. Hanno detto di votare NO ma solo per disattendere il malcontento popolare. Sono dei cialtroni dai quali guardarsi. Solo che ormai sono patetici nei confronti dei renziani. Chi può prendere sul serio due sopravvalutati (in altri tempi) come D’Alema e Bersani? Oggi appare a quasi tutti quanto mediocri e solo intrallazzoni essi siano sempre stati. Nessun credito a simili personaggi da “vaudeville”. Vi ricordate “noio volevon savuar l’idris”? Quelli ci facevano ridere ed erano veri grandi comici. Questi fanno venire il famoso “latte ai cojoni”.

Tralascio Mattarella perché sappiamo che il presdelarep va rispettato per legge. Resta la cosiddetta opposizione: il movimento “5 stelle” e il sedicente centro-destra. Mediaset è sotto attacco di “Vivendi”, gruppo, se non erro, di Vincent Bolloré. Berlusconi non può che prendere ufficialmente le distanze dal governo dato che si tratta di un incredibile insulto rivolto agli italiani, la cui maggioranza è sicuramente incazzata. Tuttavia, il “nano” sarà in fermento e cercherà la via d’uscita per salvare lui e le sue aziende senza smerdarsi completamente. Gli altri oppositori avrebbero l’occasione di dichiarare una unità d’azione sia pure temporanea, cioè fino a quando durerà l’emergenza di una simile scelta catastrofica per il paese. Sono però personaggi privi di vero carisma, ognuno preso dalla sua ambizione di emergere per quanto è necessario a conquistarsi una fetta d’elettorato. Stiano attenti perché Renzi è consigliato dall’estero e non può non sapere quanto discredito si vada accumulando a causa di questo governo. E’ vero che negli Usa non ha vinto la Clinton. Tuttavia, se il “toscanello” compie una mossa così avventuristica, è per approfittare dell’insipienza dei suoi oppositori e dimostrare anche a Trump che lui è la sola carta da giocare per tenere l’Italia sotto il tallone statunitense.

Nel dibattito per la fiducia sono rimasti fuori dall’aula solo i grillini e i leghisti (di Verdini e soci non tengo conto perché si tratta solo di rabbia per non avere avuto nemmeno un posto al governo). FdI sembra quindi rimasto a sorbirsi “venti minuti di sussurri” (così titola perfino il “Corriere”). Non mi sembra un atteggiamento che faccia sperare in un minimo di forte opposizione. Tutti a calcolare convenienze partitiche. Manca un condottiero o, meglio ancora, un gruppo coeso, deciso e capace di convogliare il malcontento che si fa più palese, ma non può “concentrarsi” se la gente viene delusa e dunque si smonta. La situazione va maturando verso una forte disaffezione a questo quadro politico; manca però totalmente chi dovrebbe raccoglierla e scagliarla contro i ciarlatani al comando. L’opposizione non ha dirigenti capaci e chiari nei loro intenti; solo meschini chiacchieroni e opportunisti di vario genere. Una situazione senza via di uscita. Tuttavia, non è risolvibile in nessun modo pacifico e dunque, alla lunga, potrebbe maturare qualcosa di infine diverso dalla “poltiglia maleodorante” della politica odierna in questo paesello da operetta (almeno per il momento). Non resta che sperare; per il momento nulla di decente sembra esistere nemmeno in embrione.

 

 

ITALIETTA IN MANO AD UNA “BANDA DEL BUCO”

gianfranco

 

 

Che pena vedere a cosa siamo ridotti. Nessuno poteva immaginarselo nemmeno cinque anni fa. Certamente, era chiaro fin dall’inizio (almeno per me) quale sporca operazione di finta giustizia fosse stata “mani pulite”. E quell’Italia, mai divenuta seconda Repubblica, era già visibile nei primissimi anni seguiti alla manovra giudiziaria incentivata da oltreoceano. Tuttavia, oggi siamo al peggio mai visto in tutta la storia del nostro paese. Abbiamo combattuto (dopo averlo incensato) un Duce, almeno dotato di una certa caratura, per arrivare dopo lunga e tormentosa malattia (da virus americano) a un ducetto toscano, un furbastro adatto al “gioco delle tre carte”.

Gentiloni, personaggio di una mediocrità da Guiness dei primati, è sua semplice controfigura. Ha accettato con riserva, ma solo perché sarà Renzi a decidere se l’evolversi della situazione conviene al suo restare a galla. Si cerca di farci credere, anche da parte dei finti giornali d’opposizione, che il presdelarep è in contrasto con l’ex premier perché non accetta l’idea di quest’ultimo di un governo a tempo prima di elezioni in tempi ravvicinati. Molto più correttamente va detto: Renzi fa la bella figura di volersi mettere in gioco al più presto (data l’accusa di avere tenuto il governo senza mai essere stato votato). Nello stesso tempo si è già accordato con il Quirinale, che si atteggia invece a rigido difensore delle procedure più regolari, secondo le quali occorre la presenza di un governo a tempo indeterminato per portare a termine alcuni incarichi, in particolare il varo di una legge elettorale decente. Il Pd, come partito (e sia quelli del SI che quelli del NO), si inchina “con deferenza” alla volontà presidenziale, pur seguendo Renzi nella finta voglia di farsi legittimare da una veloce votazione.

Che cialtroni. La politica è fatta di inganni, lo sappiamo e in certi casi lo approviamo; tuttavia, solo quando si fanno gli interessi di un paese o almeno di suoi vasti strati sociali. Qui abbiamo a che fare con quattro buffoncelli senza arte né parte, che hanno in mano le nostre sorti. Ci sono innanzitutto i loro fan mascalzoni che dicono: in fondo il 40% della popolazione è con Renzi, gli altri sono tutti divisi. Farabutti e null’altro. Alle elezioni il 60% della popolazione che ha detto NO (e con un afflusso elettorale sorprendente per tutti) voterà magari per più partiti; ma in quest’occasione ha votato CONTRO Renzi in massa. Il referendum non li obbligava a specificare quale idea partitica avessero. E non si venga a raccontare che una simile maggioranza ha votato pensando al testo della Costituzione e a come si voleva riformarla. Tra i 18 e i 35 anni non avevano proprio per nulla conoscenza dell’oggetto specifico del referendum; e per quattro quinti hanno votato inviando un bello sputazzone al premier, che sta distruggendo l’Italia ed è quindi responsabile delle loro difficoltà di lavoro e di vita in generale.

Si sta cercando di ridurre il referendum contro la persona di Renzi allo stesso esito della “brexit” (che aveva conosciuto un successo più modesto). Si cerca di non farne nulla, di far restare in sella questo nefasto personaggio che ci condurrà verso gli ultimi posti tra i paesi ben industrializzati. Purtroppo, alla recita di Renzi e della presidenza della Repubblica si aggiunge quella di un uomo vile che recita la parte di rappresentare, in eventuali consultazioni (eterne) per riformare la legge elettorale, i suoi “alleati” Lega e FdI; i quali non ne possono più di lui e tuttavia non sanno trovare la via per scaricarlo, consegnandolo al ludibrio generale assieme a tutti coloro che hanno una parte ben precisa in questa farsa. I partiti che effettivamente si oppongono a questa vergognosa nullificazione del voto referendario sono in fondo tre (almeno fra quelli con un po’ di seguito): i già citati Lega e FdI e i “5 stelle” (il più numeroso). Il minimo che si richiede da loro è di unirsi per quest’occasione e di chiamare la massa del NO a manifestare contro ogni presa in giro da parte delle “Autorità”. Bisogna far capire che siamo all’ultima spiaggia, che negli ultimi cinque anni si è raggiunto il massimo dell’ignominia da parte di personaggi e gruppi politici cui non si deve più concedere alcun credito: si denuncino quali “bande del buco” e nulla più. Se si consente a queste ultime di imperversare ancora, si deve allora smettere di fare politica. Si ritirino Salvini e Meloni e Grillo e tutti gli altri dei tre partiti sunnominati. Altrimenti, avanti verso una mobilitazione generale.

Del tutto pacifica, ma urlando senza più riserve mentali il disgusto per tutti quelli che stanno recitando questa ignobile presa in giro della netta maggioranza della popolazione. O la “democrazia” impone invece che si disattenda il voto del 60% della popolazione perché il 40 starebbe “compatto” con Renzi? Dove, furfanti da quattro soldi che non siete altro? Il Pd è dato a meno del 30%; e in esso molti hanno votato NO. Per il SI hanno scelto i vecchi e per di più anche parte di quelli che alle elezioni votano F.I. e, in misura però nettamente minore, perfino Lega e FdI. Quindi il NO significa chiaramente il rifiuto della parte più giovane della popolazione (di vario orientamento partitico) di stare al gioco di meschini arroganti, che continuano a turlupinarci e a servire i sedicenti poteri forti, i quali sono solo alla disperata ricerca di nuovi padroni dopo la sconfitta di Obama-Clinton nella potenza predominante. Questo NO, chiaro e netto nella sua maggioranza, deve infine trovare i suoi rappresentanti, autentici dirigenti “con le palle” e che mettano la “banda del buco” nell’impossibilità di nuocere ancora.