Un governo di deboli (non dei più deboli)

europa

Parte il Governo M5s-Lega. Dopo una serie di peripezie, dettate da ingenuità quirinalizia e furbizia leghista, vede la luce un bambino deforme che non avrà vita facile né lunga. Salvini e Di Maio spezzeranno le reni all’Europa? Restituiranno all’Italia la sovranità perduta (e mai pienamente avuta) combattendo contro chi ce l’ha strappata e conculcata? Dubitiamo che tutto ciò avvenga. Il can can battagliero grillino-leghista è solo una triste prospettiva economicistica che ha ben poco di politico. Manca la visione d’epoca storica mentre abbondano i giochetti di partito e di palazzo. Secondo la ristretta prospettiva del sodalizio giallo-verde sarebbe Berlino ad averci ridotto con le pezze al culo. Però, in ogni caso, dall’Ue e dall’euro non si esce, come hanno dichiarato, e ciò rappresenta una palese contraddizione della loro stessa teoresi sballata. Contemporaneamente, viene affermato di voler restare nella Nato e saldamente ancorati a quell’occidente americanocentrico che rappresenta il vero vulnus dal quale deriva la nostra sudditanza nazionale. Di più, si sente dire che appoggiandosi al nuovo corso americano di Trump sarà possibile liberarsi dal giogo crucco che ci ha retrocesso a provincia povera del Continente. Un po’ di logica per favore. L’Ue è una costruzione americana, come pure la sua moneta unica. Quest’ultima fu imposta ai tedeschi (via Parigi) come prezzo da pagare per la riunificazione, in quanto con il marco il potere condizionante dei tedeschi sarebbe stato anche più forte di quanto non lo sia ora con l’euro. Germania e Francia sono le due grandi potenze europee che sin qui hanno gestito il mandato americano, che va mutando per riconfigurazione strategica statunitense. I gruppi europei che lo hanno maneggiato nell’epoca unipolare non soddisfano i nuovi requisiti richiesti dall’egemonia statunitense in una fase multicentrica. Quindi qualcosa deve cambiare in Europa e cambierà. In sostanza ce la si può pur prendere quanto si vuole con il gregario tedesco per vederlo sostituito col francese o con una via di mezzo Franco-tedesca. Che vantaggio avremmo? Bisogna invece auspicare che i poteri tedeschi finora dominanti siano sostituiti da drappelli autenticamente autonomisti ed in grado di corrodere la predominanza yankee sul suolo comune. In ciò occorre incoraggiare la Germania, non puntare ad indebolirla, perché se il Paese meglio posizionato d’Europa avvia il necessario trapasso ci spiana la strada. Quindi nessun risparmio di critiche a chi ci narra di IV Reich per nascondere alla vista le mosse del superimpero d’oltreoceano mirante ad un riassetto delle sue sfere d’influenza per non lasciare lo scettro. Nessuno in Europa spezzerà mai le catene americane danneggiando il suo vicino. Il nemico è uno e non è a Berlino. I tedeschi, come gli italiani e i francesi devono sbarazzarsi dei loro dirigenti asserviti (senza sostituirli con altri cangianti ma ugualmente filo zio Sam), non puntarsi il dito a vicenda. Se accade è effetto del divide et impera a stelle strisce che ci rende tutti perdenti anche se non nella stessa maniera o con i medesimi svantaggi. C’è il servo che sta in casa e quello che lavora i campi, la condizione è la stessa anche se esistono differenziali di benessere(che contano, per carità, ma che non portano alla sovranità)

Spaesamento totale

SudItaliabordello

 

Ormai è difficile raccapezzarsi. Cottarelli potrebbe rinunciare, ma aspettiamo domani. È uscito dal Quirinale senza dare la lista dei ministri a Mattarella. Una balla perché semmai sarebbe stato il contrario. Il presdelrep la lista l’aveva già passata anzitempo al suo “tecnico” che ha ora stoppato perché preoccupato dal clima ostile. Il Pd che chiede elezioni anticipate con Lega e 5S. Si conferma che l’iniziativa di Mattarella è andata oltre le prerogative costituzionali (ma è l’aria che tira ad incidere sul valore delle norme), perché si tratta certamente di un suo passo indietro (timore per un impeachment?) Ciò spiegherebbe l’adesione del Pd alle elezioni anticipate. Un commissario europeo ha soffiato sul fuoco dichiarando che gli italiani devono imparare a votare. Ciò ha alzato il livello di rabbia popolare già straboccante contro questa Europa lontana dai bisogni generali. Qualora si votasse a Luglio Lega e 5S dovrebbero presentarsi insieme per sbancare. Sarebbe finalmente la fine del vecchio mondo. Senza credere comunque nei riti elettorali, laddove si concretizzasse l’ipotesi, votare questa volta assumerebbe un senso, non per la democrazia ma per accelerare il trapasso. Resta il dubbio che l’establishment abbia deciso di suicidarsi così. Si inventano un Macron in pochi mesi o travestono qualcuno già sulla piazza?

Salvini resterà con Berlusconi sperando di scalare ampiamente il cdx e accorciare sui 5S o, appunto, stringerà con quest’ultimi?

I 5S usciranno indeboliti a causa delle indecisioni di Di Maio che ha provato a dialogare prima col Pd e poi con la Lega?

Ormai grande è la confusione sotto il cielo e non è detto che la situazione sia favorevole.

Urgono vere avanguardie di GLG

gianfranco

E’ ancora presto, siamo appena all’inizio della giornata (e della settimana). Si può essere sicuri però che i “mercati” (e lo spread) daranno segnali positivi. Ormai non si finge più nemmeno per un’ora. Le entità economiche sono al puro servizio di poteri che stanno totalmente al di fuori di ogni controllo della povera popolazione, che ancora crede di determinare le situazioni politiche con la presa in giro del “voto democratico”. Intanto, le forze politiche esistenti (che ormai di veramente politico hanno ben poco) giocano le loro partite intorcolate delle quali non si capisce gran che, salvo che nessuno dice che cosa ha veramente in testa. E tutti manifestano l’intenzione di cambiare la legge elettorale in senso maggioritario in modo da arrivare a situazioni di tipo francese, dove Macron, con il favore (del tutto incosciente su che cosa si stava scegliendo) di un quarto dell’elettorato, si è preso la maggioranza in ogni dove di istituzioni ormai marce, di una indecenza unica.
La vera soluzione (cui non do alcuna definizione; democratica, dittatoriale, una definizione più ingannevole dell’altra) sarà nella formazione di gruppi fortemente determinati a compiere quello che ormai urge, e non da oggi: spazzare via il fango che si è ormai incrostato su tutte le forze che da settant’anni, in Europa, sono asservite a qualcuno di “altra provenienza”. Non si deve assolutamente “uscire dalla legalità”, cioè dall’ordine costituito sia pure da quelli che sono ormai un vero “ancien régime” in aperta marcescenza. Si deve chiarire sempre più il gioco sporco di quelli che lo difendono ancora a denti stretti, ma anche di quelli che lo vorrebbero sostituire, non certo per aprire finalmente una nuova epoca. Del resto, e la storia ce l’insegna, ci sono fasi storiche transitorie, purtroppo non brevi, in cui non è del tutto evidente che cosa di nuovo è realmente in formazione.
E’ però necessario mantenere la testa fredda e cercare di cogliere i caratteri delle diverse tappe di questa “transizione storica”. Vedrete quale confusione si andrà viepiù creando; si renderà sempre più complicata, e spesso errata, l’analisi delle situazioni. Non si tratta di vedere sempre giusto, ma di saper individuare gli errori in modo rapido. E purtroppo, si dovrà ricorrere al parlato (quindi anche ai video), perché scrivere esige un tempo enormemente più lungo ed estremamente faticoso. Infatti, rinvio la continuazione di questo discorso a nuove “incursioni parlate”. La “ghigliottina”, per i fottuti che ci stanno togliendo “la vita”, non è vicinissima. Tuttavia, la strada è segnata, l’infezione in accelerata diffusione esigerà anticorpi adatti. Adesso, però, lo ripeto: legalità e lavoro (urgente) per affrontare meglio la “transizione”. Poi, quando sarà il momento, nessuna pietà: non più carri, ma autocarri, grandi Tir, con decine di migliaia di ceste piene delle teste tagliate dei farabutti della politica servile, del giornalismo e “intellettualità”; individui corrotti fino al midollo (impressionante in questi giorni vederli sbavare in TV e sui giornali).
E poi il regolamento di conti con gli immondi nostri “cotonieri”. Non però per ricominciare con l’errore “reazionario”; nel senso non pessimo del termine, solo un rifugiarsi in “tempi antiqui”, quelli della solita piccola imprenditoria, dei volenterosi che da soli (o con il lavoro dei famigliari e poco più) si danno senz’altro da fare. Così si perisce, si fanno ancora vincere coloro che si dovranno infine “ghigliottinare”. Abbiamo bisogno di potenza, di settori strategici di avanzata tecnologia, ma destinata anche alle armi. E non ripetendo vecchi “motivetti” del tipo del “mare nostrum”, di “Roma caput mundi” e fregnacce varie. Alleanze con gruppi analoghi in altri paesi. Colloqui fitti e proficui. E già oggi spostamento di “vicinanze” (politiche) con paesi in crescita nell’attuale multipolarismo avanzante. Ripeto che diventa fondamentale il rapporto (NON DI NUOVO ASSERVIMENTO) con la Russia. E credo si debba gettare un occhio anche verso sud; ad es. l’Iran. Forse Turchia (ma molte perplessità). In ogni caso, nuove “visioni” e “aperture” in opposizione ai farabutti e delinquenti dell’“ancien régime”. Per il momento, lo ripeto, assoluta legalità e niente colpi di testa. Poi, arriverà infine la fase in cui si penserà alle loro, di teste, in “modo nuovo”.

IL DOPPIO GIOCO DI SALVINI E QUELLO DEL COLLE

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Tutto come previsto. Avevamo annunciato che questo (cioè il fallimento) sarebbe stato l’epilogo del governo Lega-5Stelle perché Salvini stava facendo un evidente doppio gioco. Il leader del Carroccio era d’accordo con Berlusconi (che teneva, a sua volta, i contatti con Renzi) per far saltare il tavolo e così è stato. E’ lo stesso Giorgetti, n.2 della Lega, ad aver dichiarato, da quanto riporta Il Giornale, che: “Savona era solo il ‘piede di porco’ [testuale] di Salvini per fare saltare tutto”. M5S e FdI hanno dichiarato di voler mettere in stato d’accusa Mattarella (la Meloni non si è svegliata all’improvviso ma cerca, anch’essa dopo essersi vilmente accodata a Berlusconi, di vellicare i bassi istinti dei suoi elettori per nulla contenti della scelta di restare fuori dal governo), Salvini (da quanto, invece, scrive Libero) avrebbe già detto di no. Ulteriore conferma alle nostre ipotesi. Resta in tutto ciò il precedente gravissimo creato dal PresdelRep che ha respinto la nomina di un Ministro per ragioni di indirizzo politico, nonostante il risultato elettorale. Votare non ha nessun senso, ora c’è anche la controprova, se mai ce ne fosse stato bisogno, perché il Palazzo decide a prescindere dagli esiti delle urne. Il Colle ha giustificato il gran rifiuto con un pretesto che grida vendetta: difendere i risparmiatori. Sono stati i precedenti governi ad azzerare il risparmio degli italiani, favorendo gli istituti in bancarotta collegati alla politica. Sono stati i ministri dei passati esecutivi, con pesanti conflitti d’interessi, a derubare il popolo dei suoi soldi per salvare le banche amiche. Sono stati i Gabinetti di quest’ultimi vent’anni a gettare sul lastrico il Paese, eliminando tutte le vecchie garanzie di cui la gente godeva. Il Quirinale, dopo aver rintuzzato Giuseppe Conte, ha chiamato Cottarelli per formare un Esecutivo del Presidente che non avrà la maggioranza in Parlamento. Mr. Spending Review è un uomo della sinistra, tirato in causa dal governo Letta e confermato, per qualche tempo, anche da quello Renzi nel suo ruolo di tagliatore di sprechi, anche se poi sarà accompagnato all’uscita con un altro incarico, quello di rappresentare l’Italia nel consiglio esecutivo del Fmi. Un ribaltone del risultato delle urne che avrà delle ripercussioni non da poco, anche se non subito. Questi processi possono decantare per un pezzo prima di far esplodere i loro effetti. Ovviamente, la soluzione imposta da Mattarella da provvisoria potrebbe diventare di lunga durata. Non ci lasceranno rivotare tanto presto perché il quadro è ancora negativo per i partiti di sistema. Tuttavia, si è definitivamente scoperta la funzione della Lega che non ha alcuna intenzione di rompere con Berlusconi, il garante dei poteri forti internazionali, perché intende prendersi i voti ed il personale del “vecchio porco”, ormai sul viale del tramonto, per diventare essa stessa l’asse di nuovi equilibri in gestazione. Le dinamiche che stanno sviluppandosi oltreoceano, suggeriscono mutamenti anche qui da noi. L’establishment Usa in via di trasformazione non può più appoggiarsi ai gruppi europei che sostenevano Bush-Obama e abbisogna di sponde diverse, con altri programmi e principi, più confacenti al corso strategico intrapreso dalla potenza egemone in occidente.
Quello più in difficoltà è senza dubbio Di Maio. Probabilmente, dovrà farsi da parte per favorire l’ascesa di personalità interne al gruppo adatte a gestire meglio la situazione che si è venuta a creare. Potrebbe essere il turno di Di Battista che rappresenta “la voce dell’anima movimentista” dei 5 Stelle. Sulla carta sono i grillini quelli che andranno a colmare il vuoto creato da un Pd in sfaldamento, sono loro che sedurranno l’elettorato di sinistra orfano e in sbandamento, in opposizione alla Lega (a sua volta scalatrice del centro-destra). Il quadro è in sviluppo e come agli inizi degli anni ’90 assisteremo ad una riconfigurazione radicale degli assetti della politica italiana con risvolti al momento non del tutto preventivabili. La gabbia d’acciaio americano-europea sul nostro paese non sarà rotta ma muterà di fattezza. A meno che da questo pantano non vengano finalmente fuori drappelli di sganciamento realmente assertivi che per intanto non si vedono all’orizzonte.

Basta diktat esterni (di GLG)

gianfranco

Qui

a questo punto, non credo che si dovrebbero avere più tanti riguardi. Anche una crisi istituzionale farebbe bene al paese. Malgrado quel che dicono certi farabutti definiti “di sinistra”, nessun presdelarep si è mai comportato in questo modo così “accanito”. E lasciamo per favore perdere proprio Luigi Einaudi, che con Pella aveva fatto scelte diverse e non mettendosi in aperto e irrimediabile contrasto con la DC (visto che Pella era al 100% uomo di tale partito, che lo accettò senza tanto fiatare; anzi una gran parte dei democristiani ne fu soddisfatta). A questo punto, si faccia la prova del nove. Si propongano Borghi o Bagnai. Se qualcuno si mettesse di traverso, allora sarebbe misura appropriata chiamare la popolazione a farsi sentire con chi crede di poterci ridurre a portaborse di Merkel-Macron. E si capisca che ormai vanno reimpostate le alleanze internazionali. Gradualmente se ciò è possibile; alzando invece di un bel po’ la voce se ci si tratta da semplici esecutori di ordini altrui. E si arrivi alla resa dei conti con la “divinità mercato”, con la BCE e quant’altro. E la si smetta di ricordare la Grecia. Tsipras & C. si comportarono da scolaretti inconcludenti. Certamente, bisognerebbe essere capaci di paralizzare le “quinte colonne” interne: Pd e “sinistra” varia, chiunque voglia essere “portavoce” del Partito Popolare Europeo, i nostri “cotonieri” impropriamente definiti imprenditori. E si dovrebbero dare alcune “soddisfazioni” alle forze dell’“ordine costituito”, intavolando con loro discussioni “amichevoli”, per far loro capire il vantaggio di restare almeno “neutrali” di fronte ad una popolazione, la cui maggioranza ha ormai bisogno di rappresentanti effettivamente autorevoli e non piegati ai diktat di chicchessia.

LI SOPRANI DER MONNO VECCHIO

gianfranco

LI SOPRANI DER MONNO VECCHIO [quelli dei paesi europei e UE; note mie tra parentesi]

C’era una volta un Re [in Italia] cche ddar palazzo
mannò ffora a li popoli st’editto:
<<Io sò io, e vvoi nun zete un cazzo,
sori vassalli bbuggiaroni, e zzitto!

Io fo ddritto lo storto e storto er dritto;
pòzzo vénneve a ttutti a un tant’er mazzo;
Io, si vve fo impiccà, nun ve strapazzo,
ché la vita e la robba Io ve l’affitto.

Chi abbita a sto monno senza er titolo
O dde Papa, o dde Re, o dd’Imperatore [o di presdelarep]
quello nun po’ avé mmai vosce in capitolo>>.

Co st’editto annò er boja pe ccuriero,
interroganno tutti in zur tenore;
e risposero tutti: E’ VVERO, E’ VVERO.

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A questo punto, si può dire che l’Italia è arrivata quasi al livello di vergogna della Repubblica di Weimar. Per fortuna – in questo caso bisogna considerarla una fortuna – la popolazione italiana è una massa di “affastellati” senza grande dignità, molto ben rappresentati dalle maschere di Pulcinella e Arlecchino. Se non fosse così si rischierebbero avvenimenti molto gravi come nel 1933 in Germania. Quegli immondi detti ancora “di sinistra” hanno il coraggio di affermare – in tutti i luoghi della politica e dell’informazione – che ci sono “indebite pressioni” dei due partiti (che sembravano vicini al governo) sul presidente della repubblichetta Italia. Mentre un qualsiasi cervello con neuroni funzionanti capisce che si tratta dell’esatto contrario. Tuttavia, continuo a ritenere che c’è qualcosa di non detto, di “coperto”, per consentire simile atteggiamento di totale subordinazione ai poteri centrali europei.
D’altronde, alla “sinistra” va associata – sia pure con differenti manifestazioni della stessa subordinazione – quella che altrettanto ridicolmente viene denominata “destra”, quella degli “alleati” di Salvini. Costui è “arrabbiato” (solo?) e Di Maio mette un like alla sua dichiarazione (non una dichiarazione di pieno e totale appoggio contro le indebite pressioni altrui?). Ci vuole ben altro. Preoccupante anche il fatto che Spadafora – personaggio che ha percorso svariati cammini politici e che è uomo molto vicino a Di Maio – si sia sfilato dalla compagine governativa. Intendiamoci bene: Savona è nettamente filo-atlantico (anche se appartiene all’atlantismo della prima Repubblica, che aveva qualche minima dignità d’autonomia) e fortemente antitedesco; in ogni caso, nell’attuale contesto internazionale, essere contro la Germania significa mettere in crisi dati assetti dell’atlantismo degli ultimi decenni, quelli legati all’establishment americano in conflitto con Trump.
In ogni caso, non credo proprio che un governo capace di dare autonomia e rispetto all’Italia possa nascere senza ampi movimenti di malcontento popolare e molto ben diretti da gruppi organizzati in grado di affrontare uno scontro di estrema durezza (ma proprio estrema, senza quartiere). Nulla di tutto questo è sul tappeto. Quindi, o il governo non nasce o ne nascerà uno amputato di gambe e braccia, che galleggerà, annaspando, per poco tempo. Questa popolazione è fottuta per l’ennesima volta e continuerà a brontolare, di fatto sonnecchiando e andando sempre più verso la completa servitù a poteri esteri.

 

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Qui

sospetti non forse eguali ai miei, ma non troppo dissimili. I “5 stelle” sono in fondo morbidi con il Quirinale, cioè con i poteri europei, cioè con la Nato e gli Stati Uniti (anche se adesso bisogna barcamenarsi tra i due establishment in conflitto laggiù). Il problema centrale non è Savona; semmai questo è sintomo di un grave asservimento della “regione Italia” ai poteri centrali della UE, quelli franco-tedeschi, a loro volta in sordo conflitto “intestino”, con Macron che è più “possibilista” della Merkel verso la nuova presidenza statunitense (pur restando indeciso non sapendo come andrà a finire il conflitto interno agli Usa). Salvini minaccia di rompere tutto se non si accetta Savona. Si accanisce sull’effetto di una causa ben più grave; esattamente come fa con l’immigrazione che è anch’essa effetto di ben altra causa da combattere con vera determinazione. Quindi, si sta barando.
Salvini vuol arrivare eventualmente alla rottura per portare avanti l’altro programma, che è influenzato dal “vile nano”. Di Maio, pure, spera di rigettare la colpa del fallimento sulla Lega e di riprendere a sondare “l’altro forno”. E tutti e due grideranno al non rispetto del voto della popolazione, che nelle elezioni si era spostata decisamente a favore dei due partiti ora vicini all’abbandono del tentativo governativo. Ognuno dei due partiti darà la colpa all’establishment (e in subordine all’altro partito, visto come concorrente elettorale). Fregata in toto la popolazione che ha votato secondo la sua insoddisfazione nei confronti del Pd e di FI, che erano già pronti all’inciucio (bastava che il primo risultasse appena un po’ sopra il 20% e la seconda in vantaggio rispetto alla Lega). D’altra parte, questa popolazione un po’ si merita questo raggiro poiché dovrebbe dare chiara indicazione che ormai non ne può più ed è decisa a seguire un’autentica organizzazione politica di netta rottura con tutto il vecchio mondo; sia europeista sia statunitense.
Il governo è ancora in alto mare e comunque non sarà mai fatto per restare a lungo né guiderà minimamente il paese verso gli obiettivi indicati nella campagna elettorale; e non per motivi economici (la mancanza di risorse) come vogliono venduti e idioti del giornalismo e sedicenti e inetti “esperti universitari”. Qui manca ben altro. Si avvicinano tempi in cui solo chi sarà capace di spazzare via la politica degli ultimi 70 anni, sterminando i suoi “cultori”, potrà far rivivere il proprio paese. Bisogna prendere a calci chi canta “bella ciao” e intonare finalmente il vero, grande, motivo: “pietà l’è morta”.

 

 

POCHE CONSIDERAZIONI, MA SUFFICIENTI, di GLG

gianfranco

Importante (per la formazione del nuovo governo italiano) è certo quanto avverrà in merito al Ministero dell’economia. Ricordo inoltre che anche agli esteri (e qualche altro Ministero) ci sarebbe molto da discutere sui nomi che si stanno facendo. Eppure credo che l’evento odierno più rilevante sia l’incontro a quattr’occhi tra Salvini e Berlusconi (perfino Bernini e Gelmini sono state fatte andar via). Manifesterò allora un sospetto, forse esagerato; eppure credo ch andrà grosso modo così. C’è un accordo tra Salvini e i suoi “alleati”. Questi sparano a zero su di lui perché appunto non si abbiano sospetti, ma sono in buona parte d’accordo. Non era facile farsi dare l’incarico a “destra” da Mattarella solo assicurando che alla fine avrebbero trovato i voti (dei voltagabbana) per ottenere la maggioranza. E ne occorrevano varie decine. Meglio che la Lega “tradisse” gli “alleati” (in accordo con essi o almeno con alcune persone che sanno) per“imbarcare” nell’avventura i “5 stelle”, che si sono logorati un po’; mentre la Lega al momento è cresciuta nei sondaggi e assicurerebbe quindi al centro-dx il superamento del 40%, soglia considerata cruciale per mettere in mostra quanta “democrazia” esiste, avendo la maggioranza parlamentare contro il restante 60% o quasi della popolazione. Fra qualche mese (non credo troppo presto, si potrebbe perfino arrivare al prossimo anno, alle europee, anche se non è facile) i due “governativi” litigheranno di brutto e Salvini ne approfitterà per rompere e tornare alla vecchia alleanza. Si cercherà di creare le condizioni per un ritorno alle urne, convinti appunto di arrivare al 40%; anche se pure la Lega dovrà pagare un certo “pedaggio” per il fallimento. Evidentemente si spera che torni a crescere FI e magari pure FdI. Possibile che Di Maio non capisca queste intenzioni? Le capisce, ma non può tornare indietro dopo aver puntato tutto sul fare il governo (anche con i “due forni”; e alla fine uno dei due si è aperto). Evidentemente, adesso bisogna recitare fino in fondo il “governo del cambiamento” che risponde al malcontento di una popolazione per gran parte infatti molto insoddisfatta della politica fin qui sopportata. Quando tutto fallirà, i “5 stelle” faranno il possibile per scaricare la colpa sulla Lega, in modo da tornare a crescere e a impedire, in eventuali nuove elezioni, che il centro-dx raggiunga il fatidico 40%. Prima però di far sciogliere il Parlamento, i “5 stelle” faranno un nuovo tentativo con l’altro “forno”, sperando che siano maturate condizioni di maggiori difficoltà per Renzi e si aprano appunto quelle prospettive rivelatesi impossibili nel primo tentativo di accordo con il Pd. Spero che non vada così, ma ho molti sospetti in merito.

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  Interessante anche il fallimento dell’incontro tra Usa e Corea del nord. Spero ci si ricordi che avevo rilevato la sua ottimaprobabilità, ma non proprio la certezza. E anche ora mi permetto di affermare che l’incontro è fallito per il momento, ma non è detto che lo sia definitivamente. Ho già scritto le mie previsioni circa la situazione nell’area del Pacifico tra vent’anni o giù di lì. Adesso non posso diffondermi in merito. In ogni caso, il gioco ad “avantindré” che si sta conducendo (in specie per colpa degli Usa; basti pensare alle dichiarazioni degli ultimi giorni sulle sorti dellaLibia di Gheddafi, che hanno convinto Kim a puntare i piedi) è legato al fatto che non ci si vuol intendere sul significato della “denuclearizzazione” accettata dal nord Corea. Tutti a ripetere la solita sciocchezza: Kim accetta di eliminare i suoi arsenali atomici e dovrà fidarsi delle assicurazioni amichevoli (figuriamoci!) degli Stati Uniti. Ho ripetuto mille volte che i nordcoreani accettavanosoltanto di mettere termine ad ulteriori esperimenti perché hanno già un buon arsenale, hanno fabbricato anche la bomba H e il missile per portarla fino agli Stati Uniti. Hanno già le conoscenze e basi necessarie a costruire ulteriori armi atomiche. Ed è una “dote” che porteranno quando si arriverà alla graduale riunificazione delle due Coree. Quanto alla Cina, potrà non piacerle, nel lungo periodo, che nasca ai suoi confini una subpotenza economicamente e militarmente robusta; tuttavia, se adesso il nord cedesse alle richieste di totale smantellamento dell’ottimo armamento posseduto, la Corea del sud resterebbe una forte economia, ma sempre sotto il tallone politico-militare Usa. Allora, ai suoi confini la Cina continuerebbe ad avere una potenza come quella oggi predominante e prepotente invece di una subpotenza di buona forza, ma certamente inferiore a quella cinese.

 

E’ CADUTA LA MASCHERA DI PURI SERVI E VENDUTI! di GLG

gianfranco

La vergogna e infamia di questi politicanti e di questi giornalisti e intellettuali in svendita ha finalmente raggiunto vertici impensati. La maschera è caduta di brutto. Debbo apprezzare, negli ultimi giorni, quasi solo un Belpietro, giornalista di “destra” (diverso però da quelli berlusconiani, puri fantocci pieni di m….). Non parliamo degli sporcaccioni di “sinistra” (e “antifascisti”, tipo Repubblica, Corriere, ecc.), una cloaca a cielo aperto. Da quando sembrava esserci la prospettiva di governo, vomitano continuamente gli art. 92 e 95 della Costituzione (nessuno disse nulla quando venne rieletto un presdelarep contro ogni norma costituzionale); e vogliono farci passare questa Repubblica da operetta come fosse presidenziale sul tipo di quella Usa e diFrancia.

Il vero fatto è che, come già detto nei giorni scorsi, noi non siamo una Repubblica, bensì una regione (e nemmeno a statuto speciale) della Ue, i cui poteri centrali ci stanno riducendo ad area da sfruttare per cercare di mettere a posto la situazione in Germania e Francia. Invece di chiudere l’Ilva (una acciaieria fra le maggiori), bisognava non farla cadere nelle mani di un’impresa straniera. Egualmente, la CDP, con soldi pubblici, invece di tentare il ri-controllo della Telecom, ha semplicemente favorito un fondo americano, puramente interessato ai giochi sui pacchetti azionari, contro unaltra straniera, la Vivendi. Non siamo certo come il Texas, l’Arkansas, la California e via dicendo nell’ambito degli Stati Uniti d’America. Lo ripeto: siamo una regione ormai devastata da poteri “altri”.

Si pretenda Savona all’economia e qualche altro vero sovranista agli Esteri. Agli Interni qualcuno che la smetta di insistere solo sull’immigrazione. Non è il problema centrale; l’eccesso di arrivati certo non “integrabili” in pochi anni; e accolti con guadagni abietti da vermi ipocriti che fingono la “carità cristiana” è effetto della vera causa: il predominio degli Usa con i loro sicari nella UE, che hanno messo a soqquadro intere aree dell’Africa e del Medioriente.

Non si combina niente con due movimenti come quelli messi in gioco per fare un governo; e con uno dei due che non si capisce che gioco fa, facendosi insultare dai “nanetti berlusconiani” e da “patrioti” che mostrano la giustezza della famosa frase di Samuel Johnson (pronunciata nel 1775; buona come “predizione”) sull’ “ultimo rifugio delle canaglie”. In effetti, questo è il problema:troppe canaglie in questo paese. Occorrono strumenti adeguati a sfoltirne il numero. Ma prima di tutto occorrerebbe una popolazione meno frastornata, che “invocasse” l’arrivo di veri “giustizieri”. Se ci si preparasse all’arrivo, può essere che qualcuno si incoraggi.

 

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