OHI CHE BEL CASINO, DIRON DIRON DIRONDINO, di GLG

gianfranco

 

Le opposizioni hanno mostrato tutta la loro debolezza sia alla Camera che al Senato, senza alcun coordinamento minimale; e per di più con discorsi di ben diversa incisività. Dire se questo governo durerà o meno è difficile. Sarà però deciso dall’establishment, da quello che poco appare, non certo da chi urla facendosi forte dell’indubbio malcontento che serpeggia in gran parte della popolazione, ivi compreso il ceto medio e quello piccolo-imprenditoriale, che non vivranno anni futuri facili. Sempre più appare chiaro che tale malcontento non sa bene dove indirizzarsi; e soprattutto che in effetti non sussiste nessun partito in grado di raccoglierlo veramente.

Nessuno poi dice una “verità”, che ammetto non essere del tutto chiara nei suoi contorni precisi, ma che comunque non può non essere tenuta in considerazione da chi capisce qualcosa di politica; e soprattutto si rende conto del livello di subordinazione agli Usa, a cui sono scesi negli ultimi anni il ceto grande industriale italiano (compreso quello dell’industria “pubblica”, che ha avuto qualche momento felice in questo paese) e quello politico. Quest’ultimo, dopo il ricambio seguito a “mani pulite”, è giunto all’asservimento più degradante che, tuttavia, si è ulteriormente accentuato negli ultimi cinque anni. Indubbiamente si dovrà meglio comprendere quale sarà la strada seguita dalla nuova Amministrazione americana dopo il 20 gennaio p.v.

La durata di questo governo dipende anche dalle vicende che si andranno sviluppando in politica estera se vi saranno rilevanti mutamenti nella strategia statunitense, che sembra al momento intenzionata a migliorare i rapporti con la Russia e ad inasprirli con la Cina. Tutto sommato, però, tale atteggiamento mira ad impedire una saldatura tra i due paesi, che non sono per nulla particolarmente amici (non lo furono nemmeno durante la presunta esistenza del “campo socialista”, figuriamoci ora); e tuttavia, sono stati costretti negli ultimi anni ad alcune mosse di riavvicinamento per la politica dei Bush e degli Obama (che sarebbe proseguita con la Clinton). Adesso, bisognerà aspettare come minimo l’andamento degli eventi nel prossimo anno. D’altronde, gli Usa (anche quelli di Trump) non vorranno affatto che si sviluppino in Europa rapporti troppo amichevoli con la Russia; e soprattutto saranno osteggiati quelli tra Berlino e Mosca. Da questo punto di vista, l’Italietta continua ad essere un “territorio” (poiché chiamarla nazione sarebbe un insulto all’intelligenza) del tutto fondamentale per creare caos in Europa, cercando di avvantaggiare quelle forze (l’ultima e la peggiore quella guidata da Renzi) che si battono affinché non si crei mai una politica di importanti paesi europei minimamente indipendente dagli Usa.

Quindi, il governo Gentiloni è a tempo; ma questo tempo verrà deciso anche in base agli sviluppi della politica estera americana, sulla quale dobbiamo mantenere una doverosa incertezza. Credo che invece sia un po’ più sicura la via, lungo la quale i manigoldi della politica italiana vorranno avviarsi. Il Pd è in fase di sfascio, e assomma brutte figure su brutte figure. Del tutto scombiccherato è pure il centrodestra, dove Berlusconi continua nella sua malefica ambigua condotta, mentre i suoi due “alleati” brontolano ma non sanno in definitiva che pesci prendere. Inoltre, si capisce bene che non c’è nemmeno un grande accordo tra Lega e FdI e la prima è inoltre abbastanza rotta pure al suo interno. Del partito (ma è un partito?) dei “grillini” è difficile dire qualcosa di sensato, dato che sono in grande confusione. L’unica considerazione possibile è che raccolgono i favori di quelli che non ne possono più dei politicanti di questo paesello da operetta. Benissimo, ma occorre che sorga qualche movimento in grado di capitalizzare tale rabbia inconsulta e di recuperare pure quella degli elettori degli altri schieramenti d’opposizione.

Non so vedere nulla di serio all’orizzonte. Quindi, la linea che verrà seguita il prossimo anno (e se non basta il 2017 si userà anche il successivo) sfocerà alla fine, dopo aver sfasciato il paese, nell’arrivo dei “salvatori”: quelli che hanno già parlato da tempo di “partito della nazione”. Ritornerà Renzi (o un suo successore ma chiaramente orientato da quanto accadrà negli Usa) e ad esso si uniranno i forzaitalioti (sostituendo quei brani di Pd e di “sinistra alternativa” in via di disgregazione) e forse perfino pezzi di Lega (tipo i “bossiani” e non solo). Dei seguaci dei “5 stelle” è difficile dire qualcosa poiché la confusione sarà ancora maggiore di adesso, così come l’incazzamento per l’ulteriore degrado del quadro politico italiano. I “salvatori” in questione ci butteranno definitivamente nel burrone dove dovremo stare …. non so quanto tempo; e si affretteranno ad allinearsi alla strategia che decideranno di seguire gli Stati Uniti, dove si profilano delle divisioni da seguire con tanta attenzione e con sempre maggiore difficoltà nell’afferrarle.

Insomma, un bel “periodino” in cui non ci divertiremo per nulla. Seguiamo gli eventi e prepariamoci al peggio. Si vorrà, “timidamente”, cominciare ad incontrarsi e a discutere sul da farsi?

VOTARE SUBITO

dem

 

Mettiamo le cose in chiaro dopo le dimissioni di Renzi. Si deve andare al voto il prima possibile e senza scuse. Siano gli elettori a stabilire da chi essere governati o, eventualmente, ancora sgovernati. Scavarsi la fossa con le proprie mani è preferibile a farsi seppellire, rimanendo immobili, dai becchini eurocratici. Nessuno ha più il diritto di pensare al bene dell’Italia ignorando il volere popolare. Tre Premier calati dall’alto hanno già fallito miseramente. L’instabilità e la crisi economica sono state aggravate da queste scelte sciagurate. Chi ha partecipato, a vario titolo, a queste misure di Palazzo, va cancellato dalla faccia dell’Italia. Anche chi le ha subite senza reagire quando poteva, come Berlusconi.
Chiunque paventi ancora il pericolo dei mercati per evitare le elezioni anticipate è un pusillanime. Oltre che un traditore al servizio delle cricche economiche e dei potentati internazionali. Se la politica non è in grado di respingere gli attacchi della speculazione ha sbagliato mestiere. Se non sa rintuzzare i condizionamenti stranieri è un covo di miserabili. Si facciano da parte sicofanti e lestofanti che danni ne hanno già fatti tanti a questa povera patria.
Sappiamo chi non vuole le urne, tutti costoro sono i nemici della nazione. Devono essere fermati prima della svendita totale dell’Italia. Sono gli stessi che ci catechizzano con la democrazia, salvo respingerla quando non possono controllarne o accomodarne i risultati.
Le larghe intese sarebbero il colpo di grazia alla Penisola. Meglio di ulteriori accordi banditeschi in Parlamento è il responso dei cittadini col quale infrangere definitivamente i piani di coloro che tramano pateracchi istituzionali permanenti, per pararsi il sedere a spese nostre.
Sappiamo che Forza Italia, il Pd e loro satelliti vari non vogliono votare perché oramai screditati agli occhi della gente, temono la disfatta e con essa l’emersione completa delle loro malefatte. Per allontanare il rischio fabbricano paure e spargono terrore. Après nous le déluge, dice quest’armata delle tenebre allo sbando e quindi ancor più pericolosa. Sono partiti che disprezzano il popolo, i suoi bisogni, le sue esigenze e le sue speranze di autonomia. Dall’altra parte non c’è un granché. Lega, M5S e FdI che non sono esattamente la soluzione ai problemi del Belpaese. Tuttavia, quest’ultimi non fanno parte della combriccola dei farabutti di regime. Non prendono ordini dall’Ue, dagli americani, dalle banche e dalla finanza. Almeno per ora. Sono l’unica scappatoia estemporanea che possiamo imboccare per frenare il saccheggio dei mercenari antinazionali all’ultima spiaggia, in cerca di un nuovo accordo alle spalle della collettività. A patto però che questi gruppi resistano ai canti di certe sirene malefiche sempre operanti intorno a loro. Salvini e Meloni a quello incantatore di Berlusconi. Grillo e soci a quello della sinistra che ha molti infiltrati tra i pentastelluti.
Così siamo ridotti, dopo decenni di decadenza. A scrutare le stelle, in mezzo alle ruspe. Ma è l’ultima chance che ci resta per non fare fine peggiore.

NON FACILE ORIENTARSI, di GLG

gianfranco

 

 

La Lega Nord è scesa in piazza Santa Croce a Firenze per dire No alla riforma costituzionale promossa dal governo Renzi. Il segretario del Carroccio, dopo aver attacco il presidente del Consiglio e Silvio Berlusconi prima dell’evento, ha lanciato la propria candidatura a premier: “Non c’è più tempo da perdere” [dall’ANSA di qualche giorno fa].

 

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Ho letto pochi giorni fa questa notizia, ma poi sui vari giornali, che citano solo i discorsi fatti durante la manifestazione, non vedo gli attacchi a Berlusconi. Del resto, la confusione è massima. La minoranza piddina si è scissa e, com’è già noto, Cuperlo fa da sponda a Renzi. Maroni sembra che abbia fatto a Firenze un discorso di alleanza con Salvini. Toti di F.I. era lì, ma Parisi si è defilato e i berlusconiani non perdono occasione per far sapere che per loro il capo resta il solito doppiogiochista (rifiutato perfino dal Padreterno che lo aveva ormai in mano). E mentre il “nano” fa sapere che c’è solo qualche apparente somiglianza con Trump giacché lui non è di “destra”, il suo designato, Parisi appunto, polemizza apertamente con chi era a Firenze, sostiene che così si perdono i “moderati” e dichiara esplicitamente che, anche vincesse il NO, non verrebbe chiesto a Renzi di dimettersi; anzi si è disposti a discutere di un possibile accordo “nazionale”.

E’ del tutto evidente che Berlusconi si comporta come all’epoca dell’aggressione alla Libia. Si piegò fino al pavimento davanti a Obama, disse per pura forma che aveva perplessità su quell’operazione ma pronunciò il “sic transit gloria mundi”, lasciando che massacrassero colui che aveva ricevuto a Roma con tutti gli onori nemmeno un anno prima. Solo quando in Libia si è constatato il caos creato dall’operazione Usa con i suoi sicari europei, il traditore ha cominciato a sostenere che l’aveva previsto, che era contrario, ecc. Non parliamo del fatto che, pur mettendo in giro l’altra balla d’essere stato liquidato quale premier contro la sua volontà, in realtà ha pienamente accettato di mettersi da parte su ordine del rappresentante Usa in Italia, che diede il governo a Monti, cui seguirono Letta e infine Renzi. E il vile ha sempre finto una “responsabile” opposizione a quest’ultimo; in realtà, un effettivo sostegno, tradendo continuamente i suoi pretesi “alleati” (ricordarsi sempre del suo comportamento alle elezioni a Roma, dove riuscì a fottere la Meloni con un candidato burletta).

Bisogna mettersi finalmente in testa che questo “badogliano” è l’autentico intralcio di chi vuole un minimo di rinnovamento in Italia. Renzi si presenta per quello che è, costui è invece un vigliacco, un mestatore, uno che sta preparando l’appoggio non tanto al Pd (partito anch’esso ormai superato nei fatti), bensì proprio a coloro (ambienti politici ed economici) che intendono creare un regime soffocante e prendi tutto. Un regime ancora peggiore di quello democristiano, senza poi considerare che non ci saranno uomini di un qualche valore (come ce n’erano nella prima Repubblica), ma solo nanetti cattivi e pericolosi del tipo di Renzi e le sue Ministre e viscidi intriganti come il vegliardo che paga le giovanette per prestazioni varie.

Da questo punto di vista, è indubbio che l’elezione di Trump alla presidenza degli Usa (se non assisteremo a strani capovolgimenti della “grande democrazia”, ma ne dubito almeno per il momento) ha creato molti grattacapi a quello che è il reale progetto portato avanti, con contatti segreti e fingendo di essere opposti l’uno all’altro, da Renzi e Berlusconi. Questo progetto – per cui lavorano nemmeno tanto nell’ombra personaggi come Gianni Letta e Confalonieri – è di arrivare a qualcosa che assomigli a quel “partito della nazione”, di cui si era già vociferato un bel po’ di tempo fa. Con la Clinton, tutto sarebbe andato liscio; e anche la polemica di Renzi con gli organi della UE, del tutto consentita e perfino spinta da Obama (e che sarebbe stata senz’altro approvata pure dalla prevista “successora”), era funzionale ad ingannare molti antieuropeisti (alcuni falsi e pericolosi, ma altri decisi effettivamente in tal senso).

Adesso, i vertici della UE sbandano e le dichiarazioni di Juncker contro Trump ne sono un evidente segno; sono stati presi alla sprovvista. Non mi lancio però per il momento in supposizioni premature. E’ in ogni caso chiaro che nella UE era appoggiata la politica del caos obamiana; e anche così si spiega l’atteggiamento benevolo della Merkel verso gli immigrati, una delle manovre per creare disgregazione sociale nei principali paesi europei al fine di favorire certi gruppi predominanti statunitensi assieme ai “cotonieri” dalle nostre parti (e il TTIP, visto con disfavore da Trump, era in fondo qualcosa in linea con simile politica).

Adesso, questi servi, abituati all’ormai abitudinario strisciare di fronte a dati vertici degli Stati Uniti, hanno paura che tutto venga rimesso in discussione. Non credo verrà meno, nella sostanza, la volontà d’oltreatlantico di “influenzare” la UE; tuttavia, non è escluso che i nuovi ambienti statunitensi al comando – se ce ne sono di ben precisi e in fase di consolidamento – potrebbero decidere di avere nel nostro continente altri referenti, meno impopolari di quelli attuali ormai aborriti da consistenti fasce di popolazione. Passata la prima reazione scomposta di smarrimento, gli attuali dirigenti europei tenteranno di riprendere la fiducia anche degli eventuali diversi dominanti Usa. E’ tutto da vedere.

Le forze effettivamente autonomiste in Europa, che finora hanno agito con spirito troppo tatticistico (soprattutto in Italia), dovrebbero essere molto più chiare e nette nel dire che non si accetterà più la direzione degli Stati Uniti. Se Trump mantiene certe idee di allentamento della presa in Europa (anche attraverso la Nato), bene. Se vorrà favorire un certo rapporto con la Russia, ancora meglio. In ogni caso, le forze veramente autonomiste devono prendere in mano la situazione e pretendere, senza alcuna “timidezza”, che Trump segua sul serio quanto dichiarato. Inoltre, è indispensabile attaccare con estrema durezza le forze dette “progressiste”, che finora ci hanno condotto al più avvilente servaggio, e indirizzarsi a nuovi e fattivi rapporti con la Russia. La si smetta di cianciare, come ha fatto in questi giorni proprio Salvini, di liberarsi della stretta dei poteri finanziari. I poteri da contestare e respingere sono quelli provenienti dai vertici statunitensi, quelli attivi dalla fine della guerra mondiale ad oggi; e soprattutto quelli che hanno approfittato del crollo del sedicente campo “socialista”.

E adesso vediamo un po’ chi ha vera coerenza nel parlare della nostra indipendenza!

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speroni--140x180Il leghista Speroni si è lanciato a 316 km/h su un’autostrada tedesca a bordo di un cavallo d’acciaio del valore di un’intera mandria. Niente d’illegale perché in Germania non ci sono limiti di velocità, così come non ci sono contagiri, in ogni parte del mondo, capaci di registrare i limiti della stupidità umana. Finora la nostra generazione di sconvolti si era ispirata a miti di altro calibro, attori e cantanti del passato come James Dean e Jim Morrison. Adesso purtroppo non ci resta, con Vasco Rossi che va in pensione e smette di bere e di fumare, che qualche leghista svitato il quale per la sua bravata entra di diritto nel guinness dei primati, nel senso del registro delle scimmie antropomorfe. Speroni, nomen omen, è europarlamentare ed ex Ministro della Repubblica, avrà pure un nome da Far West, ma essendo nato a Busto Arsizio e non a Silver Creek farebbe bene a scendere di sella e a stare con i piedi per terra. Ci si aspetterebbe da siffatti cowboys della politica ben altre corse e rodei ma essi sono adusi solo alle fanfaronate e ai caricamenti a testa bassa di video su youtube per egemonizzare la rete. Francesco il bovaro fattosi pilota è l’immagine fedele di questa Lega imbolsita ed imborghesita che andando a Roma ha perso credibilità e “maroni”. Dalle parti di Pontida i riti celtici si riproducono stancamente come le bischerate di “amici miei atto III” e si fabbricano “castelli” in aria per non fare i conti con una realtà che li ha piegati ai tanto detestati disvalori di Roma ladrona. I leghisti hanno perso quell’istinto “eversivo” che aveva fatto dei militanti del partito di Bossi una spina nel fianco della vecchia partitocrazia nazionale, grigia e corrotta. Costoro si sono adagiati sulle poltrone della capitale e benché si sforzino di apparire puri ed inviolati come  quando indossavano canottiera e calzoni tirolesi sono entrati a piedi uniti con le tod’s nella casta degli incravattati e inamidati. Eppure in Italia, mai come oggi, ci sarebbe necessità di uomini e di gruppi in grado di rompere gli schemi e di infrangere lo specchio in cui si riflettono destra e sinistra, diverse nella forma culturale ma speculari nella sostanza vile e servile. Lo Stato italiano è così in pappe che parafrasando le parole di Gaetano Salvemini pronunciate in una diversa epoca storica, se qualcuno arriverà finalmente “a spazzare via queste vecchie mummie e canaglie, avrà fatto opera utile al paese”, dopodiché “verranno avanti uomini nuovi che potranno [forse] liberarci delle superstizioni antiche”. Erano tempi più pericolosi ma anche più seri dei nostri che non possiamo mica affidarci a camicie verdi e vichinghi cornuti per ripulire le istituzioni. Fortunatamente o sfortunatamente per noi non arriverà perciò nessuna dittatura a sconvolgerci la vita, nè una testa pelata nè una squadraccia in camicia nera, ma nemmeno farà capolino la speranza di un cambiamento radicale. Nondimeno ne avremmo tanto bisogno in questa Italia dove tutto rallenta, si ferma o va in retromarcia, fuoriserie dei politici escluse

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