QUELLO CHE RIVELA IL CASO FOA di GLG

gianfranco

Il caso Foa è indubbiamente uno di quegli eventi rivelatori. Si è chiarito (ulteriormente chiarito, non che prima ci fossero dubbi; adesso è indiscutibile) che il centro-dx è pieno zeppo di traditori, messi in piena difficoltà dall’esito delle elezioni del 4 marzo con il Pd sceso sotto il 20% e i berluscones sotto la Lega come voti, situazione che il “nano” non si aspettava nemmeno con l’1% di probabilità. Tuttavia, il covo di serpenti non c’è solo in F.I., bensì anche nei “5 stelle”, perché è pur sempre forte quella parte (rappresentata, fra gli altri, da Fico) che sperava nel ben noto “secondo forno”, quello con il Pd, fatto saltare da Renzi per motivi non proprio interpretabili con sicurezza. Probabilmente, temeva che il contatto con i “5 stelle” avrebbe potuto rafforzare alcune opposizioni interne; e inoltre egli vuol vedere se la Lega tiene o s’indebolirà con una certa “ripresa di fiato” del “nano” che consenta di riallacciare il discorso del “nazareno”. Tanto più che anche dentro la Lega, per il momento decisamente in mano a Salvini, si annidano i “serpenti”. Maroni di sicuro (ma in queste condizioni, se tirasse troppo la corda, farebbe la fine di Tosi; quindi gioca “al gattone”); e poi c’è Zaia, furbacchione, che attende l’evoluzione nel prossimo anno (diciamo fino alle europee).
In effetti, il problema decisivo è appunto la tenuta del partito in mano a Salvini. Se s’invertisse l’andamento delle tendenze attuali (al momento c’è stallo), la situazione “ritornerebbe indietro”. Indubbiamente, conta anche quel che avverrà entro la UE, ma forse ancor più come andrà a finire lo scontro in atto negli Usa. Non è un caso che per il momento Bannon (solo gli sciocchi pensano che Trump l’abbia semplicemente liquidato) agisce molto al coperto e senza tanto clamore; cosicché, tuttavia, non si può valutare il reale effetto di certe politiche che scorrono decisamente “sott’acqua”. La debolezza di forze politiche, tipo quella (di una parte) della Lega (non è tutta compatta come sembra) è l’incapacità di uscire dall’organizzazione in funzione del voto. Occorrerebbe un altro processo – che nel secolo scorso si verificò più volte – in grado di condurre alla formazione di vere “truppe d’assalto”, il che richiede però anche un lavoro per logorare assai più nettamente gli apparati statali attuali, ivi compresi quegli organi “armati” (e anche dei Servizi) che gli Stati mettono in piedi per difendere i ceti al presente dominanti. Tali organi sono in definitiva “baluardi d’ultima istanza”; bisogna farli diventare neutrali o perfino accondiscendenti ad un netto cambio d’indirizzo. Cercare i voti delle “masse” (di cui è soltanto utile il crescente malcontento) è un errore capitale. Soprattutto in una situazione come la presente che vede comunque un netto mutamento d’epoca storica. E se le forze in campo non lo afferrano e restano agganciate a “giochi” superati, si ha soltanto il degrado accelerato; proprio perché “i soggetti” non tengono dietro alla “oggettività” del mutamento in corso, restando ancorati a vecchie ideologie (che dicono morte, mentre ne sono ancora zuppi; ed esserlo inconsciamente è ancora peggio che esserne aperti portatori).

Il governo follaiolo

salvini putin-2

 

Questo non è il governo del popolo ma delle folle. I follaioli sono anche peggio dei populisti perché traggono dal malcontento solo quanto in esso vi è di più negativo e deleterio. Il popolo è un concetto indistinto che, tuttavia, evoca ancora una certa nobiltà di sentimenti, benché spesso disattesa. La folla, invece, richiama alla mente, più direttamente, il linciaggio dei deboli, la vendetta sommaria verso i malcapitati, i più “periferici” e i “marginali”, anche quando si tratta di uomini del potere, la manipolazione e l’orrore dell’esecuzione senza alcuna spiegazione. E con chi se la prendono grillini e leghisti in testa agli organi istituzionali? Con gli ex parlamentari e i loro vitalizi maturati a norma di legge, con i pensionati meglio pagati ma non perché abbiano rubato nulla a nessuno, con gli immigrati scaraventati dalla Nato in un ambiente alieno o attirati con promesse vacue in Paesi dove non potranno mai essere accolti, se non come elementi eterodiretti di disturbo sociale. Innanzitutto, se passa il concetto che si possano toccare i diritti acquisiti e tacciare chi ne gode di parassitismo, nessuno si senta più al sicuro contro infamie e ingiustizie. Presto o tardi verranno a prendere anche voi. Ha pienamente ragione Gianfranco La Grassa quando scrive che siamo giunti unicamente ad un altro livello della guerra tra ceti sociali, dove alla guerra tra poveri (imposta dai sinistri) si aggiunge quella tra gruppi medi e bassi (voluta dai barbari pentaleghisti): “Se i semicolti ululano in favore dell’accoglienza ai migranti (di ogni genere, e non certo i diseredati e affamati che restano nei paesi d’origine non avendo le migliaia di euro o dollari per arricchire scafisti e ONG) perché vogliono favorire la “guerra tra poveri” e avere un giorno bande mercenarie al loro servizio (lo ha detto infine esplicitamente Saviano invitando “alla resistenza assieme a immigrati e rom”), questi pentastellati [pure Salvini ha dichiarato di sostenere la battaglia del presdelcam Fico] inseguono lo stesso fine anche se con modalità diverse e mettendo ceti popolari contro quelli medio-bassi.”
Il vero banco di prova di una compagine che avesse avuto a cuore seriamente gli interessi nazionali sarebbe stato quello della politica internazionale, il mutamento delle alleanze atlantiche che hanno retrocesso l’Italia a provincia succube dei venti geopolitici. Nonostante, però, le tonitruanti dichiarazioni dei leghisti, circa la sospensione delle sanzioni alla Russia, alla prima occasione, costoro hanno barattato la possibilità di un grande mutamento con un boccone per le folle con la bava alla bocca, quale è, per l’appunto, l’accordo sui barconi. Quest’ultimo è sì un problema da risolvere ma non scagliandosi sugli effetti immediati bensì agendo sulle cause che l’hanno scatenato. Anche su questo punto sono pienamente d’accordo con La Grassa: “sui migranti si sta facendo della demagogia, opposta ma eguale a quella dei semicolti. Questi predicano l’accoglienza indiscriminata con linguaggio da Papa Francesco (che mi fa venire il vomito appena lo sento); questi altri insistono sulla “sicurezza” come se si trattasse dell’arrivo di una maggioranza di delinquenti, di selvaggi o che so io. Bisogna partire dal momento di inizio del flusso massiccio, quel 2011 di “primavera araba” (palle colossali su movimenti popolari per la libertà e la democrazia), di vile aggressione alla Libia e poi alla Siria (per il momento sventata dalla Russia, ma con problemi non ancora risolti). Poi ben valutare come, dopo il fallimento delle “operazioni” obamiane, l’establishment europeo, in grave crisi, stia tentando di sfruttare il caos creato per la propria sopravvivenza”. L’Italia deve farsi propugnatrice di una nuova visione geopolitica, deve ridefinire i suoi obiettivi futuri (con nuove classi dirigenti), sostenere e indurre la Germania (in cui si auspica che emergano ugualmente drappelli politicamente più assertivi di quelli attuali, ancora legati al precedente establishment statunitense) a trasformare gli accordi economici sottobanco con la Russia in opzioni strategiche che rinnovino il corso storico di tutto il continente europeo.
Questa è la prima scelta di un autentico governo del cambiamento. Il resto è apparenza e ipocrisia di cialtroni che puntano a dividere il popolo, con tagli appena differenti dal passato, per mangiarselo meglio.

La guerra tra i poveri

gianfranco

<<Maxi taglio ai vitalizi: ricalcolo per 1.338 ex deputati. Ma è soltanto un cavallo di Troia per sforbiciare tutti gli assegni>>.

Infatti, anche questo l’avevo rilevato già da un pezzo. Fanno ridere 40 milioni di euro di risparmi per “combattere la miseria” (con 5 milioni di italiani al di sotto della soglia di povertà). In realtà, Fico (uno dei peggiori pentastellati) ha rivelato il suo pensiero: “non ci sono diritti acquisiti, ma privilegi acquisiti”. Si tratta di pericolosi demagoghi, non migliori dei semicolti. E’ certo che le regole possono cambiare, ma dal momento del cambio in poi e non certo per i decenni precedenti. La legge dei “privilegi” è quella Rumor del 1972. Uno è andato in pensione del tutto legalmente; dopo un così lungo periodo, si pretende che gente magari arrivata a tarda età (con maggiori bisogni anche di sanità per motivi di normale invecchiamento) si veda decurtare nettamente le entrate?
Se i semicolti ululano in favore dell’accoglienza ai migranti (di ogni genere, e non certo i diseredati e affamati che restano nei paesi d’origine non avendo le migliaia di euro o dollari per arricchire scafisti e ONG) perché vogliono favorire la “guerra tra poveri” e avere un giorno bande mercenarie al loro servizio (lo ha detto infine esplicitamente Saviano invitando “alla resistenza assieme a immigrati e rom”), questi pentastellati inseguono lo stesso fine anche se con modalità diverse e mettendo ceti popolari contro quelli medio-bassi. Sono in caduta nei sondaggi e stanno cercando di rimontare la china facendo strame di ogni legalità.
Se la Lega si accoda, mostrerà pur essa i limiti non del “populismo” – definizione balorda e ossessiva utilizzata per non insistere troppo sull’accusa di fascismo, apertamente cervellotica e poco credibile – bensì, appunto, di una bassa demagogia fatta apposta per sfuggire ai limiti di realizzabilità di tutte le promesse fatte. Del resto, sia chiaro che anche sui migranti si sta facendo della demagogia, opposta ma eguale a quella dei semicolti. Questi predicano l’accoglienza indiscriminata con linguaggio da Papa Francesco (che mi fa venire il vomito appena lo sento); questi altri insistono sulla “sicurezza” come se si trattasse dell’arrivo di una maggioranza di delinquenti, di selvaggi o che so io. Bisogna partire dal momento di inizio del flusso massiccio, quel 2011 di “primavera araba” (palle colossali su movimenti popolari per la libertà e la democrazia), di vile aggressione alla Libia e poi alla Siria (per il momento sventata dalla Russia, ma con problemi non ancora risolti). Poi ben valutare come, dopo il fallimento delle “operazioni” obamiane, l’establishment europeo, in grave crisi, stia tentando di sfruttare il caos creato per la propria sopravvivenza.
Abbiamo forze politiche tutte scadenti e inadeguate alla conduzione di una vera rinascita del nostro paese (e anche di altri paesi europei che potrebbero esserci alleati). Fanno solo politiche mirate alla conquista di voti per mettere le mani sui vari apparati di sottogoverno e sostituirsi ai semicolti per “mangiare a quattro palmenti” alla faccia delle popolazioni. O l’Europa prenderà la lunga via di un inarrestabile declino con autentica disgregazione del tessuto sociale; oppure dovrà rinascere una forza “terribile” (come in certi momenti del XX secolo), capace di violenza e di sangue, che poi, indubbiamente, non si sa fin dove arriverà e dove ci porterà. Tutto ciò per l’evidente incapacità delle nostre popolazioni – forse rimbecillite da settant’anni di pace e da una tecnologia frenetica che spinge alla totale assenza di RIFLESSIONE in nome della “prontezza di riflessi”, tipica degli animali, soprattutto delle belve – di individuare la politica degli attuali meschini politicanti, tutta tesa a provocare la divisione e la reciproca ostilità tra le parti d’esse meno ricche (ma le più numerose e quindi la massa dei voti) al fine di “mangiarsi” tutte le risorse di paesi ad alto avanzamento economico. Manca proprio la capacità dei citati “vecchi movimenti” del XX secolo di individuare forti motivi ideologici in grado di unire la maggior parte degli strati sociali in direzione di un “riscatto” più generale. Temo proprio l’alternativa tra disfacimento sociale e culturale o rinascita sulla base di una eccitazione generale portata a livelli che possono alla fine rivelarsi distruttivi con altre modalità.

La caduta dei radical chic di A. Terrenzio

immigrazione

 

La sinistra perde anche l’ultimo feudo. In Toscana 10 comuni passano al centro-destra ed ormai tra le file del Partito democratico è caos.

La sinistra è al capolinea e si avvia ella definitiva estinzione.

Le polemiche violente che negli ultimi giorni sono state mosse da Roberto Saviano, il guru dell’antimafia approdato alla difesa delle Ong, non sono servite a scalfire il prestigio e la cavalcata della Lega.

Attacchi offensivi ed isterici hanno caratterizzato un po’ tutti gli elementi del main stream progressista.

Da Mentana, che commentando il censimento nei campi Rom, allarmava sul pericolo di un vago ritorno ai “rastrellamenti nazisti”, alla proposta demenziale di Orfini del PD, di schedare i fascisti.

Il solito mantra ossessivo, da caso psichiatrico, ha caratterizzato tutta la stampa e nazionale con le accuse rivolte al MdI di “inumanita’”, “xenofobia”, “fascismo”, per le politiche di freno ai traffici sui migranti e la chiusura dei porti voluta ed attuata da Matteo Salvini.

Un’orgia di stupidità collettiva di una sinistra che non fa altro che gridare al fascismo e al razzismo, pur di squalificare ogni minima azione di governo che sia orientata a riportare ordine sulla Penisola, invasa da centinaia di migliaia di disperati.

Moltissimo è stato scritto sulle ragioni del declino inesorabile della Sinistra italiana in tutte le sue gradazioni.

La lontananza dal mondo reale, l’abbraccio incondizionato e dogmatico al multiculturalismo, l’accettazione acritica delle leggi del libero mercato, hanno inesorabilmente scavato la fossa all’area politica peggiore vista negli ultimi decenni.

Convinzione di essere dalla parte giusta, sempre e comunque, incapacità di vedere come il tessuto socio-economico dell’Italia stesse cambiando, odio manifesto per ogni istanza popolare, sono le caratteristiche che accomunano i vertici e la base del Partito Democratico.

Hanno dovuto ingoiare la formazione di un governo identitario/populista, e sin da subito hanno iniziato a nicchiare, cercando di gettare  zizzania tra il partito di Di Maio e quello di Salvini.

Nemici di ogni cambiamento, responsabili di decenni di svendita ed umiliazione della sovranità nazionale.

Ora il Pd e la sinistra tutta sono passati dalla disfatta elettorale alla definitiva liquidazione.

E’ già si discute delle possibili cause, delle “divisioni”, dell’assenza di “leadership”. Tutto, meno che una radicale e sincera autocritica sulle ragioni di un fallimento culturale prima che elettorale.

Siamo di fronte ad un cambio di paradigma dove i vecchi concetti di destra e sinistra sono insufficienti a comprendere il cambio socio/politico delle masse. La sinistra fa ancora fatica ad assimilare perché’ grosse fette del suo elettorato si rivolgono ai partiti populisti. La Geografia elettorale parla chiaro, oramai il PD è praticamente condannato all’estinzione ed è troppo tardi per riconquistare un elettorato che ha preferito sostituire con i migranti ed altri marginali.

Giusta punizione per che si è creduto superiore disprezzando i ceti subalterni, ha etichettato qualsiasi proposta di riappropriazione di sovranità come populista, e non ha mai smesso di predicare “umanità’” e “accoglienza” dall’alto delle ville di Capalbio o dalle patetiche “tavolate multietniche”

 

Salvini e la Libia

 

Lasciate cadere le inutili polemiche sui Rom e la scorta a Saviano, il MdI si è recato il Libia per parlare con il Presidente Serraj e le autorità libiche per la creazione di “hot spot” ai confini esterni della paese e non in Italia, come invece vorrebbe Bruxelles. L’intento sarebbe fermare il traffico di vite umane che provengono dall’Africa sub-sahariana, arrestando il problema delle migrazioni illegali verso l’Europa. A tale visita era preceduta quella del premier Conte in sede UE, dove il PdC aveva ribadito la proposta italiana della creazione di “centri di accoglienza” in paesi di transito nel continente africano come Niger e Libia, appunto. Inoltre, ferma la volontà da parte del governo italiano di annullare gli accordi di Dublino e procedere ad una equa ripartizione delle quote di migranti tra i paesi dell’UE.

La politica estera italiana è radicalmente mutata con l’esecutivo giallo-verde e Roma ha sicuramente recuperato una posizione autorevole rispetto ai governi di marca PD.

La Francia di Macron è il principale nemico dell’Italia in sede europea. L’ipocrita leader di “En marche” ha definito “vomitevoli” le politiche di blocco dei flussi da parte del Governo Italiano e come “lebbra” il vento populista, con chiaro riferimento all’Italia. Immediata la risposta del nostro MdI che ha definito Macron più cattivo di Orban, nella ripartizioni delle quote migranti.

Ma la Libia, oltre ad essere cruciale per la questione dei flussi migratori, è anche al centro della disputa energetica tra Italia e Francia.

Ricordiamo che Macron approfittò dei giorni di vuoto governativo per recarsi a Tripoli e stabilire accordi con le varie fazioni libiche, per la “ricostruzione” del territorio.
I “cugini” sono decisi a cacciarci definitivamente dalla nostra ex colonia per mettere le mani sul petrolio libico ed estromettere l’ENI. Matteo Salvini ne è ben consapevole e ha già fissato un incontro per il prossimo Settembre, per discutere col governo libico di tali questioni e tutelare i nostri interessi petroliferi e commerciali.

Non solo la Cirenaica è al centro del nostro attrito coi francesi ma anche il Niger e la Tunisia, paesi di transito e formazione di gruppi jihadisti e fondamentali per la nostra sicurezza. In Nord Africa, la Francia ci è palesemente ostile e gioca sporco dal 2011.

Altro paese importantissimo per i nostri interessi nel Mediterraneo è l’Egitto di Al-Sisi, con il quale i nostri rapporti diplomatici sono entrati in crisi per il “caso Regeni”, anch’esso pedina di un progetto che mira ad estromettere l’ENI, dopo la scoperta del più grande giacimento petrolifero del Mediterraneo (lo Zohr), nei fondali adiacenti le coste egiziane.

Intanto giunge la notizia da parte di Matteo Salvini, sempre più protagonista di questo Governo a trazione leghista, di essere intenzionato a voler rimuovere le sanzioni alla Russia. Parole che non sono state precedute dai fatti, dato che anche l’Italia si è accodata all’UE nel loro rinnovo.

Sulla domanda in tema di veto in Consiglio UE, il leader del Carroccio ha opportunamente  passato la palla a Conte.
Le sanzioni alla Russia saranno il banco di prova per capire se l’attuale esecutivo M5S-Lega fa davvero sul serio.

CERCANO DI ORGANIZZARE UNA NUOVA “MANI PULITE”?

gianfranco

La sensazione è questa. Ne abbiamo parlato tante volte, ma ricordiamo ancora. La corruzione (che a volte è qualcosa di differente, ne riparleremo in altra occasione) è fenomeno non solo italiano; è notorio che almeno in Giappone è stata scoperta come anche più intensa ed estesa che da noi. Figuriamoci negli Usa; e in tutta Europa. Nella prima Repubblica – come esplicitato in un famoso interrogatorio in cui Craxi rispose con molta determinazione a Di Pietro – era notorio da sempre che esistevano fenomeni di corruzione. E perfino io, nel mio piccolo, ne sapevo un po’; non per mia partecipazione ad essa, precisiamo per i malpensanti. Già dalla fine degli anni ’60, inizio ’70, quello che ancora si denominava PCI (e diventò di “sinistra”, mentre prima i comunisti erano tutt’altra cosa rispetto a destra e sinistra, come già raccontato) iniziò il suo passaggio di campo verso l’atlantismo, cioè gli Stati Uniti. Un tipo come Moro, che aveva documenti un po’ compromettenti (e quindi passibili di essere usati con fini di “controllo” del “compromesso storico” in pieno svolgimento), fu reso “inoffensivo” (e infatti si sa che molti suoi documenti mancano all’appello).
Comunque, la magistratura non si mosse mai contro la corruzione. Ad un certo punto crollò il campo europeo detto “socialista” (1989) e si dissolse l’Urss (1991). Venne dunque il momento di cambiare il regime della prima Repubblica, sempre stato fedele all’atlantismo (Usa e ovviamente Nato), ma con qualche manifestazione d’autonomia evidentemente non sempre ben sopportata dagli Stati Uniti. Inoltre, già dal ’62 (incidente/assassinio di Mattei) era iniziata la controffensiva dei nostri “cotonieri” contro l’industria pubblica, che si era espansa dall’IRI fascista alla Finmeccanica (1948), all’Eni (1953), all’Enel (1962), ecc. Si trattava però di accelerare il processo di indebolimento della stessa. E venne dato il via libera alla liquidazione del regime in oggetto per sostituirlo con uno più consono alla nuova epoca politica che si apriva con la fine del sistema bipolare. Il Pci cambiò infine nome (prese quello di Pds, che poi mutò ancora) e si spostò senza più decenza verso gli Usa e quella Europa (non ancora UE, ma non differente), i cui padri fondatori erano stati finanziati dalla CIA (come scoperto dal ricercatore americano Joshua Paul nel 2000). Era comunque impossibile (anche perché un Pci così “cangiante” non poteva godere di troppo consenso elettorale) ottenere un rapido successo. Si mise dunque in piedi l’operazione giudiziaria, assai più svelta. I già noti fenomeni di corruzione vennero “scoperti” e perseguiti; alla magistratura si aprì il semaforo verde. Ma non per tutti. Furono ostacolate le indagini sugli ex piciisti (i pidiessini) e “sinistra” Dc. Qualche indagine, certo, per non sembrare poco obiettivi, ma furono distrutte con ben altra energia le correnti diccì principali e il Psi (salvo qualche “ruota di scorta” minore, di cui inutile fare nomi, ben noti).
Si ebbe così il nuovo “fiammante” regime, molto più servizievole rispetto agli Usa e alla Nato (e ai nostri “cotonieri”). Malgrado si raccontassero balle circa il massiccio appoggio della popolazione all’operazione giudiziaria, quando si arrivò alle elezioni del ’94 si vide che la gran parte dell’elettorato diccì e socialista era invece disgustato e incazzato per come erano stati fatti fuori coloro che esso aveva sempre votato. Quest’elettorato si riversò su Berlusconi. E allora si dovettero intraprendere nuove manovre giudiziarie (con l’appoggio di un presidente della Repubblica). Comunque, anche in quel caso, il successo fu parziale (pur se consentì agli Usa di avere un governo molto “accomodante” durante l’aggressione alla Serbia del ’99). Da allora però, e fino al cedimento berlusconiano a Obama (Deauville, marzo 2011, quando era già iniziata l’infame “primavera araba” e l’aggressione e massacro della Libia di Gheddafi, inizio del fenomeno immigratorio ben noto e che crea oggi difficoltà crescenti nella UE), si ebbero fenomeni non del tutto graditi agli Stati Uniti (e, ribadisco, ai nostri “cotonieri”).
Negli ultimi due anni si sono verificati alcuni fenomeni disgregativi di questo fronte reazionario che aveva il suo fulcro negli Usa di Obama, nella UE di Merkel e Macron (che vince le elezioni francesi prendendosi tutto il potere con appena un quarto dei voti), nell’Italia dei piddini che, con Renzi, hanno operato una nuova svolta ancora più filo-Usa e filo-cotonieri. Negli Usa vince Trump. Tutto l’establishment americano (e la stampa, il culturame statunitense ed europeo, gli ambienti del cinema e spettacolo, tutti i “quartieri alti” insomma) gli si mettono contro. Ma quello procede a zig zag (e finge anche di liquidare l’uomo più preparato che ha, Bannon, il quale però è in giro a tentare di organizzare il “giro di boa”). Le “sinistre” (vero fulcro della più bieca reazione, mascherata dalla ridicola difesa dei diritti civili, con la canea sulle molestie sessuali e l’ossessione del protagonismo omosex) sono in dissesto in tutta Europa. I partiti socialisti francese e tedesco crollano. La Csu (in fondo la versione democristiana bavarese, alleata della Cdu) entra in attrito netto con la Merkel sulla questione dell’immigrazione. In Austria vince il partito di sempre, ma con una netta svolta detta di “destra” (secondo i vecchi canoni definitori). Si forma il gruppo dei paesi di Visegrad; e in Ungheria un altro “destro”, Orban, stravince (e con una partecipazione elettorale sul 70%, molto alta di questi tempi).
Infine, avviene una svolta (abbastanza intorcolata e “sofferta”) anche in Italia. Tutta la stampa, la TV, il solito indegno intellettuame erede (ma in peggio) dei sessantottardi, insorgono, svolgono una campagna forsennata contro. Tuttavia, i sondaggi non sono favorevoli al vecchio servitorame piddino (e per molti lati anche forzaitaliota). Aspettare che magari questo governo si incarti e fallisca (ma poi fallirà sul serio?) sembra molto pericoloso per il vecchio establishment europeo, legato a quello americano che appoggiava Hillary Clinton. Figuriamoci per quello italiano, con i nostri “cotonieri” in angoscia. Ed ecco allora che forse – certo approfittando della tendenza (ribadisco: non solo italica) ad un certo grado di corruzione e di finanziamento “improprio” di certi “arrampicatori” alla politica – c’è la possibilità di mettere in piedi un’altra “mani pulite”. Come quest’ultima, infatti, scoppia non appena crollato il sistema bipolare, l’attuale operazione, se sarà possibile per i “reazionari” lanciarla, si profila subito dopo il mutamento avvenuto in Italia; che però si sostanzia di quanto sta avvenendo in Europa e negli stessi Usa. Il Ministro degli interni tedesco (Csu), in contrasto con la Merkel, ha detto di voler incontrare Salvini e il presidente austriaco per concordare azioni, che ufficialmente sono contro l’immigrazione incontrollata, ma in realtà hanno anche finalità più ampie di rivolgimento degli equilibri europei durati troppo tempo e ormai fonte pur essi di vera infezione e rischio di morte per il nostro continente.
Stiamo in campana. E rafforziamo la nostra convinzione circa la necessità della fine di questa sedicente “sinistra”, che è in realtà il peggio dell’involuzione reazionaria. Bisogna batterla, possibilmente toglierla di torno definitivamente. E’ ormai dal lontano inizio degli anni ’90 che sta producendo cellule cancerogene sempre più numerose. Le attuali forze politiche che le si oppongono sono però all’altezza del compito? Non ne sono convito, temo siano deboli e aprano la strada a reazioni per la nostra civiltà mortali. Comunque è ormai chiaro: il pericolo principale è la “sinistra”, è l’altrettanto falso “antifascismo”, quello degli eredi dei finti partigiani che non diedero una goccia di sangue alla Resistenza, fascisti fino all’ultima ora, venduti allo straniero e padri di quest’Europa serva, pagati lautamente dagli Usa per dominare il mondo. E’ compito principale combatterli; bisogna opporsi a possibili rigurgiti giudiziari che vogliano spingersi troppo oltre. E si tenga conto che il “compratore di favori” ha dichiarato che con altri personaggi politici ha dovuto pagare ben di più, somme “da non credere”. Se qualcuno si è comportato da perfetto idiota, deve senz’altro pagare. Tuttavia, si deve impedire il tentativo dei “sinistri” di ostacolare con questi mezzi la pur incerta via che si sta aprendo in Italia e che, se sarà seguita da ben più robuste forze politiche, servirà all’Europa per liquidare la nostra subordinazione ai prepotenti d’oltreatlantico e alle loro quinte colonne qui da noi.

Sinistri sempre più sinistrati

gianfranco

Ormai la vergogna di questi “sinistri” e sedicenti “antifascisti” è incommensurabile (faremo un video su questi vermi per dire di chi sono eredi; non certo dei veri “resistenti”, bensì dei fascisti fino all’ultimo momento, opportunisti marci, traditori fradici). O arriverà infine qualcuno che disinfesti l’ambiente di questi scarafaggi e cimici puzzolenti o altrimenti povero il nostro paese. Non mi fido certo delle nostre forze governative perché non la pensano nello stesso modo e non credo dureranno a lungo assieme; e poi sono fondamentalmente “deboli” in merito alla disinfestazione di cui appena detto. Tuttavia assistere al “vomito” di questi, che ancora alcuni sciocchi liberal-liberisti continuano a considerare comunisti o almeno post-tali, è veramente superiore alla sopportazione di un essere umano. Sono persino critici di Trump quando costui, tatticamente e con continue mosse disorientanti, parla della necessità che la Russia sia riammessa al G8; e purtroppo il nostro premier, mostrando quella debolezza di cui sopra, si è allineato (ma spero solo tatticamente) ai “cinque” di una ormai sfatta UE, che tuttavia ancora nessuno si perita a mandare al diavolo. Putin, altrettanto tatticamente, ha mostrato di saper attendere l’evoluzione delle crepe in occidente, che speriamo diventino crepacci profondi, dicendo di avere diverse intenzioni riguardo alle sue “alleanze”.
Non parliamo delle sanzioni alla Russia, che sia Usa che UE vogliono; e i “sinistri” urlano contro certe affermazioni molto più articolate di Salvini. L’ex premier italiano, un tempo membro del Movimento studentesco, si è scatenato contro ogni idea di incrinare tali sanzioni perché la Russia si è annessa la Crimea e quindi ha aggredito l’Ucraina. Incredibile, il governo ucraino è nato da un colpo di Stato contro il legittimo governo eletto. Poi c’è chi ha voluto sostenere che la Russia ha aggredito la Siria. Farabutti e mentitori, la Russia ha combattuto e battuto l’Isis, finanziato dagli Usa di Obama tramite sicari quali Arabia Saudita e Qatar e altri. Francia e Inghilterra (con alle spalle gli stessi Usa obamiani) hanno massacrato la Libia dando libero sfogo a tutto il disordine e al “terrorismo” che poi si è creato. La Russia ha riportato solo un po’ d’ordine; semmai ancora insufficiente. I missili occidentali stanno i tutti i territori ai confini occidentali di questo paese.
Ormai, non ci sono più dubbi; i “sinistri” e gli “antifascisti” sono il vero cancro che ci sta uccidendo. O chemioterapia o operazione chirurgica. Queste forze governative sono del tutto inadeguate alla bisogna.

Un governo del cambiamento? di A. Terrenzio

europa

 

 

Nel giro di una settimana l’Italia si è ritrovata dalla formazione dell’ennesimo governo tecnico ad uno cosiddetto populista, spauracchio delle burocrazie europee.

Il PdC Giuseppe Conte ha pronunciato il discorso per ottenere la fiducia dal Governo.

“Metteremo fine al business dell’immigrazione che è cresciuto a dismisura sotto il mantello della finta solidarietà. Se populismo è attitudine a ascoltare i bisogni della gente, allora lo rivendichiamo con orgoglio”, queste in sintesi le parole dell’”avvocato del popolo” che ha citato le riflessioni di Dostoevskij tratte dalle pagine di Puskin.

I punti forti del contratto di governo sono: 1)L’introduzione di un “salario minimo” e del “reddito di cittadinanza” per permettere a chi si ritrovi senza lavoro, livelli di  vita dignitosa.

2) L’introduzione della Flat tax, per permettere il rilancio del nostro Paese attraverso un sistema di tassazione equa. L’obiettivo di ridurre il Debito Pubblico, attraverso la crescita e non attraverso un piano di austerity che negli ultimi anni ha contribuito a farlo lievitare.

3) Porre fine al business dell’immigrazione cresciuto a dismisura sotto il mantello della finta solidarietà” Partendo dal “superamento del Regolamento di Dublino al fine di ottenere l’effettivo rispetto del principio di ripartizione delle responsabilità e realizzare sistemi automatici di ricollocamento obbligatorio dei richiedenti asilo” con un “sistema dell’accoglienza, assicurando trasparenza sull’utilizzo dei fondi pubblici ed eliminando ogni forma di infiltrazione della criminalità organizzata”, offrendo l’assist al neo MdI Matteo Salvini che ha fatto sapere che per i migranti la pacchia e’ finita.

Ma ora veniamo ai temi più strategici.

 

L’Italia e il Gruppo di Visegrad

 

Non appena ottenuto l’incarico, il neo/governo col con il MdI Matteo Salvini si è subito messo all’opera inviando messaggi netti e forti a Bruxelles: esplicita richiesta di collaborazione da parte dell’UE, che ha abbandonato la Penisola nella gestione dei flussi migratori.

Salvini ha ricevuto l’endorsment del Premier Austriaco Sebastian Kurz, che ha fatto sapere di considerare l’Italia “un alleato forte” sulla questione delle migrazioni. Sostegno incassato anche dal Belgio. Ma soprattutto dal premier Victor Orban, con il quale il leader del carroccio ha intrattenuto un lungo colloquio telefonico. Matteo Salvini ha più volte espresso solidarietà verso il premier ungherese in materia di sicurezza e arresto dei flussi. Una sintonia tra i due che li ha visti uniti anche contro lo speculatore filantropo George Soros. Quest’ultimo, dopo aver visto chiudere le sue Ong in Ungheria, alcuni giorni fa ha avvisato del pericolo populista in corso in Italia con il nuovo Governo.

L’Italia quindi sembra decisa ad unirsi ai Paesi del Gruppo di Visegrad, guidato dal Premier Orban, assurto a leader antiprogressista dell’Europa Orientale.

La partecipazione dell’Italia a tale blocco di Paesi, darebbe un peso determinante nel cambiamento delle politiche migratorie del Mediterraneo e rappresenta una novità assoluta se paragonate alle politiche antinazionali ed autolesionistiche dei governi che lo hanno preceduto.

La musica sembra essere davvero cambiata se segnali di distensione sembrano arrivare anche da Parigi e Berlino. Ora che il fronte sovranista italiano alza la voce, la Merkel ammette che l’UE ha sbagliato a lasciare da sola l’Italia nelle questione migratoria.

Dichiarazioni ipocrite e tardive quelle della leader delle CDU che palesano lo stato di difficoltà della Germania.

 

Usa vs Germania

 

E veniamo adesso al tema centrale della questione.

Diversi osservatori hanno notato che dietro il repentino cambio di rotta di Sergio Mattarella, nel ridare l’incarico all’avvocato Giuseppe Conte, ci sia l’intercessione americana.

Non è un segreto per nessuno che gli Stati Uniti abbiano deciso di fare guerra all’Europa ed in particolare alla Germania. Il potere economico e finanziario assunto da quest’ultima è qualcosa fortemente temuto dagli “hauks” di Washington, ragion per cui gli Usa hanno deciso di colpire la Germania con i dazi su acciaio e alluminio e stanno ostacolando la formazione del gasdotto Nord stream che collegherebbe quest’ultima alla Russia. Inoltre le agenzie di rating americane hanno declassando i titoli  Deutche Bank a pochi gradini dalla spazzatura. In tale quadro le elezioni italiane sono state l’assist alla dirigenza Trump per colpire la Germania attraverso la formazione di un governo fortemente ostile ad essa.

L’Italia si è trovata in mezzo ad una guerra che ha visto protagonisti ambienti americani contro quelli tedeschi. Sospetto è stato l’aumento dello spread in poche ore per creare il clima propizio alla formazione dell’ennesimo governo tecnico, prono ai diktat delle Troika. E a questo punto che sono intervenuti gli americani, che comprando i bond italiani hanno permesso che il clima diventasse favorevole alla formazione del governo Di Maio/Salvini.

In tale quadro più di un osservatore ha ritenuto “provvidenziale” l’intervento americano.

Di certo c’è che le misure di austerità stanno portando l’Europa verso una pericolosa spaccatura. Se la Germania e l’Europa baltica, non saranno disponibili ad una revisione dei trattati ci sarà una radicalizzazione dello scontro che non farà altro che favorire il dominante d’oltreoceano.

Seppur in controtendenza alla vulgata corrente, che vede la Germania come male continentale, non si può evitare di sottolineare come l’atteggiamento della politica tedesca, (si pensi all’imbecillità di certe dichiarazioni di politici tedeschi) abbia favorito il clima necessario a una ostilità antitedesca.

Berlino deve cambiare rotta per contrastare gli Usa, con una Merkel troppo prona al vecchio establishment statunitense e fortemente antirussa (vedere le recenti dichiarazioni contro la Crimea annessa a  Mosca).

Da par suo, invece, il governo italiano richiede la cancellazione delle sanzioni alla Russia, la creazione di un Asse Roma-Budapest in materia migranti ed il ritiro delle truppe dall’Afghanistan in contesti regionali dove non abbiamo interesse a dispiegare risorse e forze militari. Sono buoni segnali, tutti ancora da riscontrare.

Il Governo Conte dovra’ sfruttare tutte le “sponde” in campo internazionale per far recuperare posizioni alla penisola. Dovrà chiedere maggiore flessibilità e farsi promotore di politiche basate sulla crescita, cercando un’intesa con i tedeschi che al momento appare lontana, ma al tempo stesso cercare di “erodere” l’alleanza atlantica, astenendosi dal partecipare ad azioni militari che vadano contro i nostri interessi.

Recuperare peso politico all’interno dell’UE, riportare un po’ d’ordine nel Paese, difendere il “made in Italy”, dare finalmente voce a quel “popolo degli abissi” dimenticato e disprezzato  dalle classi sub-politiche e dalla stampa cortigiana ad esse legata, sono elementi che fanno ben sperare.

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