La guerra tra i poveri

gianfranco

<<Maxi taglio ai vitalizi: ricalcolo per 1.338 ex deputati. Ma è soltanto un cavallo di Troia per sforbiciare tutti gli assegni>>.

Infatti, anche questo l’avevo rilevato già da un pezzo. Fanno ridere 40 milioni di euro di risparmi per “combattere la miseria” (con 5 milioni di italiani al di sotto della soglia di povertà). In realtà, Fico (uno dei peggiori pentastellati) ha rivelato il suo pensiero: “non ci sono diritti acquisiti, ma privilegi acquisiti”. Si tratta di pericolosi demagoghi, non migliori dei semicolti. E’ certo che le regole possono cambiare, ma dal momento del cambio in poi e non certo per i decenni precedenti. La legge dei “privilegi” è quella Rumor del 1972. Uno è andato in pensione del tutto legalmente; dopo un così lungo periodo, si pretende che gente magari arrivata a tarda età (con maggiori bisogni anche di sanità per motivi di normale invecchiamento) si veda decurtare nettamente le entrate?
Se i semicolti ululano in favore dell’accoglienza ai migranti (di ogni genere, e non certo i diseredati e affamati che restano nei paesi d’origine non avendo le migliaia di euro o dollari per arricchire scafisti e ONG) perché vogliono favorire la “guerra tra poveri” e avere un giorno bande mercenarie al loro servizio (lo ha detto infine esplicitamente Saviano invitando “alla resistenza assieme a immigrati e rom”), questi pentastellati inseguono lo stesso fine anche se con modalità diverse e mettendo ceti popolari contro quelli medio-bassi. Sono in caduta nei sondaggi e stanno cercando di rimontare la china facendo strame di ogni legalità.
Se la Lega si accoda, mostrerà pur essa i limiti non del “populismo” – definizione balorda e ossessiva utilizzata per non insistere troppo sull’accusa di fascismo, apertamente cervellotica e poco credibile – bensì, appunto, di una bassa demagogia fatta apposta per sfuggire ai limiti di realizzabilità di tutte le promesse fatte. Del resto, sia chiaro che anche sui migranti si sta facendo della demagogia, opposta ma eguale a quella dei semicolti. Questi predicano l’accoglienza indiscriminata con linguaggio da Papa Francesco (che mi fa venire il vomito appena lo sento); questi altri insistono sulla “sicurezza” come se si trattasse dell’arrivo di una maggioranza di delinquenti, di selvaggi o che so io. Bisogna partire dal momento di inizio del flusso massiccio, quel 2011 di “primavera araba” (palle colossali su movimenti popolari per la libertà e la democrazia), di vile aggressione alla Libia e poi alla Siria (per il momento sventata dalla Russia, ma con problemi non ancora risolti). Poi ben valutare come, dopo il fallimento delle “operazioni” obamiane, l’establishment europeo, in grave crisi, stia tentando di sfruttare il caos creato per la propria sopravvivenza.
Abbiamo forze politiche tutte scadenti e inadeguate alla conduzione di una vera rinascita del nostro paese (e anche di altri paesi europei che potrebbero esserci alleati). Fanno solo politiche mirate alla conquista di voti per mettere le mani sui vari apparati di sottogoverno e sostituirsi ai semicolti per “mangiare a quattro palmenti” alla faccia delle popolazioni. O l’Europa prenderà la lunga via di un inarrestabile declino con autentica disgregazione del tessuto sociale; oppure dovrà rinascere una forza “terribile” (come in certi momenti del XX secolo), capace di violenza e di sangue, che poi, indubbiamente, non si sa fin dove arriverà e dove ci porterà. Tutto ciò per l’evidente incapacità delle nostre popolazioni – forse rimbecillite da settant’anni di pace e da una tecnologia frenetica che spinge alla totale assenza di RIFLESSIONE in nome della “prontezza di riflessi”, tipica degli animali, soprattutto delle belve – di individuare la politica degli attuali meschini politicanti, tutta tesa a provocare la divisione e la reciproca ostilità tra le parti d’esse meno ricche (ma le più numerose e quindi la massa dei voti) al fine di “mangiarsi” tutte le risorse di paesi ad alto avanzamento economico. Manca proprio la capacità dei citati “vecchi movimenti” del XX secolo di individuare forti motivi ideologici in grado di unire la maggior parte degli strati sociali in direzione di un “riscatto” più generale. Temo proprio l’alternativa tra disfacimento sociale e culturale o rinascita sulla base di una eccitazione generale portata a livelli che possono alla fine rivelarsi distruttivi con altre modalità.