Gli eversori non sono quelli al governo (di GLG)

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Ieri abbiamo avuto altri due attacchi al governo per linee interne: dal Quirinale e dal governatore della Banca d’Italia. Naturalmente, attacchi con discorsi moderati, ammantati (cioè mascherati) di buon senso perché simili istituzioni, simili apparati, non possono certo agire “di punta” come le forze che si pongono apertamente all’opposizione. Nel contempo, la UE ha accentuato i toni di quelle che sono da considerarsi ingiunzioni e minacce ultimative. E’ evidente che ha giocato in parte la delusione per le posizioni troppo caute delle società (private) di rating, che sono costantemente presentate al “popolo” come giudici supremi, autentiche “divinità”, da cui discende il “Verbo”. Mentre sono le società, che hanno in passato sbagliato più della metà dei loro giudizi sia con riferimento a paesi sia a società private tipo la Lehman Brothers e la nostra Parmalat (fallite miseramente mentre erano giudicate da queste organizzazioni di bugiardi estremamente floride e affidabili). In realtà, tali società, prima di azzannare il governo italiano, hanno deciso di attendere l’andamento dello scontro in atto negli Usa tra i due establishment, la cui contrapposizione si è decisamente acutizzata a partire dall’elezione di Trump.
Gli organi “europeisti” (cioè della UE e degli ambienti italiani servi dell’establishment statunitense n. 1; diciamo, semplificando, obamian-clintoniano) hanno ormai la “fregola” di far fallire presto il nostro governo, assai prima che arrivino le elezioni europee. Hanno messo in fibrillazione, magari ancora cautamente, anche i settori “grillini” in continuo collegamento con gli ambienti del Pd; al momento contrastati dai settori renziani (e dalle “destre” berlusconiane in contatto costante con questi ultimi). Vi sono poi i ministri Tria e Maovero (economia ed esteri; alla faccia!), di cui non è chiarissimo il gioco. Sembrano degli accorti (e ben “coperti”) rappresentanti della “massima” istituzione di questa povera Repubblica; tuttavia va al momento sospeso il giudizio. La cosa più grave è che tutti polemizzano sempre su dati, numeri, manovre di politica economica, opere “infrastrutturali”, ecc. Di tutto insomma si parla salvo che della questione principale, che è POLITICA, di reali equilibri internazionali (mondiali ed europei). Quella politica che sembra solo interna dipende dall’estero, dallo scontro (durissimo) in atto negli Usa. Ogni tanto, qualcuno accenna all’esistenza della Russia, ma non credo lo faccia con effettiva convinzione di possibile alleanza; solo manovre di “avvertimento” agli Usa.
Per il momento non ci resta che seguire e denunciare. Troppa è la cautela, quasi l’opportunismo, di forze anche giovanili, che si rendono conto della situazione, ma si guardano bene dal voler seriamente cominciare a mettere in piedi una rete di effettiva opposizione a questo andazzo di reale servitù italiana.

Gli attacchi economici al Governo sono politici

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Degli allarmi di Draghi, sulla tenuta del sistema economico italiano, occorre disinteressarsi. Costui è stato tra i primi svenditori dell’Italia, dopo la famosa crociera sul Britannia, allorché la finanza angloamericana decise di uccidere il nostro Paese, in seguito al cambiamento del quadro di rapporti di forza, che da bipolare divenne unipolare, col crollo dell’Urss. Le parole di Cossiga, al proposito, furono inequivocabili (qui) ( https://m.youtube.com/watch?v=pb0lM-mAW6g). Il Presidente Bce, all’epoca al vertice della Banca d’Italia, non ha mai denunciato l’ex Capo di Stato sardo, il quale, da buon filo-americano, con agganci ad un certo livello internazionale, poté permettersi un simile affondo contro l’ex Goldman Sachs (peraltro da lui indicato a Berlusconi per la candidatura a governatore della massima istituzione bancaria nazionale), essendo custode di segreti che avrebbero interrotto all’istante la carriera dell’euroburocrate romano.
Mario Draghi, ricopre un ruolo tecnico ma, da sempre, è una pedina politica di quell’establishment mondiale, influenzato da Washington, il quale si trova adesso in grande difficoltà, dopo la vittoria di Trump (terminale di un diverso concetto di dominanza a stellestrisce). Tutti gli attacchi provenienti da Bruxelles verso l’Esecutivo nostrano sono pertanto politici, anche se ammantati di tecnicalità economico-finanziaria. Essi scaturiscono da una visione dell’Ue elaborata dagli apparati statunitensi in una precedente fase storica. Sin dagli albori, il progetto unitario europeo è stato sponsorizzato e condizionato da Oltreatlantico, come de-scritto in molti documenti dell’intelligence Usa, venuti alla luce solo recentemente. Oggi però, in virtù di mutamenti strategici nella nazione predominante, il disegno europeo, e chi l’ha gestito in questi lustri, vengono considerati inadatti agli sviluppi globali in atto. I “parvenus” alla Casa Bianca hanno idee differenti sugli assetti generali da adottare. Per Trump e i suoi uomini il formato attuale non garantisce le mutate esigenze statunitensi, in un clima irrimediabilmente multipolare. L’intento di sottomissione continentale non è cambiato, tuttavia, non si può fingere che il mondo sia sempre lo stesso. I predecessori, restii ad accettare il vento sfavorevole, si erano infilati in un cul de sac, procurando arretramenti sullo schacchiere globale, con la loro geopolitica del caos. Ciò richiede una calibratura oggettiva degli obiettivi strategici da sposare, anche “zigzagando”, tra una posizione e l’altra, per chiarirsi le idee. Lo spauracchio per Washington, comune a chi c’era e a chi c’è, resta immancabilmente quello di una superiorità regionale di Berlino (che non è quella solo economica di cui si blatera presentemente). Quest’ultima, in ipotetico avvicinamento a Mosca, produrrebbe una supremazia ultracontinentale di portata incontrollabile da parte di soggetti esterni. Sarebbe la fine dell’impero americano che avrebbe come unica possibilità di ristabilimento della propria preminenza l’invasione militare dell’Europa. Impensabile senza scatenare un conflitto mondiale. Di fronte a detti rischi, coltivare pretese unilaterali irrealistiche è, dunque, controproducente. Ecco allora che Trump e soci si trovano a dover rimescolare le carte, in attesa di scoprire geometrie storiche e geostrategiche più fattibili, adatte a rallentare il processo di erosione del potere americano sulla scena globale.
In quest’ottica va vista la benevolenza trumpiana verso il populismo italiano. Le cose devono cambiare perché il predominio statunitense si mantenga intatto ma sotto forme coercitive innovative, diverse da quelle abituali, a questo punto esauste e consumate dagli eventi. Come ha dichiarato Bannon, l’Italia è il laboratorio di questa svolta “neoamericana”, spacciata per originalità nostrana da estendere a tutta l’Ue, in sinergia con la riconfigurazione del potere Usa. Occorre accelerare questo trapasso, non per favorire i piani americani, ma per sbarazzarsi di una sudditanza atavica ancor più limitante che ci marginalizza come paese inserito nell’area atlantica e come membro Ue. Nelle contraddizioni tra gli yankee forse troveremo la nostra strada (triangolando, in un prossimo futuro, con Berlino e Mosca) e le energie per riappropriarci del nostro destino. Da laboratorio per gli esperimenti altrui a fucina di sovranità per noi stessi e per tutta l’Europa. Non possiamo sicuramente aspettarci che siano Lega e 5S a determinare una simile svolta ma ogni passo che ci allontana dall’orizzonte dei “democratici”, in tutte le salse euroamericane, è una speranza che si accende per il domani.

GIOCO SEMPRE PIU’ SCOPERTO, di GLG

gianfranco

qui

Lo scontro si sta facendo sempre più aperto e i vari personaggi, tutti riveriti dai sinistri e destri (berlusconiani in specie), vengono allo scoperto. Draghi partecipò alla famosa riunione sul panfilo Britannia (1992), dove non si discusse solo della privatizzazione graduale della nostra industria pubblica. Era crollato il sistema “socialista” europeo (1989) e l’Urss (1991) erimaneva l’unica superpotenza statunitense. Si ritenne arrivato il momento di spazzare via la prima Repubblica, dando il potere ad un nuovo regime formato dai postpiciisti e sinistri diccì (regime già in preparazione quando si fece fuori Moro e l’emissario del Pci volò a Washington in viaggio “culturale”); operazione riuscita solo a metà per l’inettitudine dei nuovi servi cui si diede l’incarico di obbedire ciecamente agli Usa, mossa compiuta non mediante lotta politica ma tramite l’operazione “mani pulite”. Questa iniziò nel febbraio ’92 (ma credo fosse già pensata da tempo e si era in attesa del momento buono); sono convinto che se ne discusse abbastanza sul panfilo Britannia all’inizio di giugno di quell’anno.

Draghi lo troviamo poi a favorire la vendita di un pezzo importante dell’industria pubblica, la Telecom. Egli non si presentò ad esercitare la golden share per impedire simile decisione del governo D’Alema a favore dei “capitani coraggiosi”, pezzo non irrilevante di certa imprenditoria “cotoniera” che da sempre appoggia i “sinistri”, da questi essendo “ben trattati”. Draghi fu poi premiato diventando alto dirigente della Goldman Sachs dal 2002 al 2005; e sappiamo bene come le alte cariche in questa banca siano sempre state sia premio sia trampolino di lancio per ancora più alta fortuna. Nel 2005, infatti, quest’uomo diventa governatore della Banca d’Italia. Nel novembre 2011 – strana coincidenza: periodo in cui, tramite spread e giudizi negati della agenzie di rating (di cui si aspetta anche oggi il sicuro giudizio ultra-negativo sul governo italiano), si fa fuori Berlusconi e si porta al premierato Monti (con voto negativo della sola Lega) – Draghi approda alla BCE, da cui se ne andrà fra breve. Si è parlato del grande appoggio dato da questa Banca Centrale al governo italiano; ma solo finché quest’ultimo era un servitore tranquillo dell’establishment statunitense facente capo ai repubblicani tipo i Bush e ai democratici tipo Bill Clinton e Obama. Adesso, egli si scopre e va all’attacco dei “populisti”, appoggiati dal centro strategico statunitense che ha espresso Trump; da cui si è distaccato (solo tatticamente) Bannon per avere mani ancora più libere in Europa per contrastare (anche cadesse Trump) il ritorno dei vecchi gruppi dirigenti obamian-clintoniani.

Il gioco è sempre più scoperto, ma i venduti nostri “informatori” di TV e stampa – nonché il ceto intellettuale sessantottardo e i suoi successori ancora più verminosi – sono all’attacco per oscurare la verità e cercare di riportare al potere i servi più servi dei più disastrosi fra i pre-potenti Usa (gli obamian-clintoniani appunto). Non è questione di persone, sia chiaro. Potrebbe trattarsi di qualsiasi altro chiamato “vattelapesca”, ma i banchieri (centrali o meno) come le presidenze dei principali paesi europei stanno a guardia della vecchia politica, ormai non più adatta comunque al crollo del sistema bipolare e al crescente multipolarismo. Speriamo che questo processo acceleri e spazziintanto via il vecchio establishment. Se ciò felicemente avvenisse, si semplificherebbe lo scontro tra il blocco europeo di nuovo tipo centrato sugli Stati Uniti (magari pur essi rinnovatisi rispetto ai loro decrepiti gruppi dirigenti) e altri paesi, dove finalmente si siano affermate forze politiche e sociali che intendano realmente affrancarsi dall’arrogante paese d’oltreatlantico e operino per formare un nuovo gruppo di “alleati”. Personalmente, continuo a prediligere un bel connubio tra Italia, Germania (paesi che si siano però totalmente rinnovati quanto a dirigenza politica) e Russia (che mi sembra andare bene già così com’è). Battiamo con perseveranza il ferro in questa direzione.

 

Gli uomini del Quirinale di GLG

gianfranco

I nostri giornalisti (stampa e TV) sono proprio dei miserevoli, dei poveracci che dovrebbero al massimo affidarsi con umiltà alla benevolenza di chi accetta di far loro l’elemosina; e invece sono così arroganti da sollecitare un vero odio, come i compari di destra e di sinistra che non rinunciano ancora al patto del Nazareno. Da ieri sera ci tempestano con il “Tria ha dovuto cedere”; e fino alle 20 e oltre di sera si notava in loro la speranza che si dimettesse e facesse entrare in crisi il governo o almeno desse a questo una bella scossa. E’ evidente che Mattarella, di fronte alla decisione dei due partiti governativi (uniti certo per interesse precipuo verso lati diversi del decreto) ha “consigliato” (spero capiate le virgolette) al “suo uomo fidato” nel governo di restare, sperando in una occasione migliore per mettere con più efficacia la “gambetta” di traverso. In fondo, i due partiti hanno capito che al Quirinale non conveniva creare una crisi per loro ulteriormente favorevole in termini di sondaggi e dunque di gradimento da parte della popolazione ormai avversa a quei “poteri forti”, predominanti a partire da “mani pulite” (anche se la popolazione italiana non ha coscienza di tutto questo; comunque è di fatto avversa). Adesso si useranno finanza e mercati, magari lo spread e i giudizi avversi delle tre società di rating (o anche del FMI), tutti strumenti del vecchio establishment, all’attacco dappertutto, a partire dagli Stati Uniti. E sempre non usando la politica, ma proprio o la magistratura o “i mercati”. Particolare disgusto si avverte ascoltando le dichiarazioni dei maggiorenti di F.I. (uno più meschino e inetto dell’altro), che cianciano fingendo di dimenticare che spread e Agenzie di rating sono state all’origine della liquidazione del governo Berlusconi nel novembre 2011, sostituito da Monti (da poco fatto senatore a vita proprio per l’occasione). E adesso capiamo meglio perché F.I. (su chiara indicazione del suo capo) abbia votato la fiducia a Monti (solo la Lega si oppose); conseguenza del cedimento totale del “nano” agli Usa di Obama. Mille volte ho ricordato la sua resa al G8 di Deauville del marzo 2011 con, fra l’altro, l’infame tradimento di Gheddafi, la cui caduta (assieme alla ridicolmente denominata “primavera araba”) ha messo in moto un turbinoso processo, che per fortuna è stato l’inizio della caduta in disgrazia del vecchio establishment negli Usa e nella UE. La preoccupazione è che non bastino i poco capaci politicanti (e vogliosi solo di consenso elettorale) denominati “populisti” per sotterrare definitivamente i vecchi poteri; e se non lo saranno abbastanza presto (in senso politico ma, se non si arrendono, anche in altro senso), la situazione si farà grave e foriera di disgrazie veramente letali soprattutto per l’Europa (e per l’Italia ancor più). 

PS Avevo già scritto questo articolo quando ho visto il seguente articolo in Virgilio:

https://notizie.virgilio.it/top-news/boom-dei-tassi-dei-titoli-di-stato-italiani-btp-al-3-199308?ref=virgilio

Ovviamente non sono né un genio né un profeta. Le canaglie del vecchio establishment sono sempre all’opera. Avete quindi capito anche voi, immagino, perché Tria è stato “consigliato” a rimanere. Si spera che qualcuno si “spaventi” (cioè approfitti dell’occasione per mettere in crisi Di Maio e Salvini e salire verso la vetta dei rispettivi partiti) e che perciò, almeno nella discussione in Parlamento, alcuni (in specie leghisti, ma anche qualche “5 stelle”) si defili. Adesso vediamo chi ha le palle! I “vecchi poteri” sono disperati e devono fare di tutto; e prima che si arrivi in queste condizioni alle elezioni europee. Dopo potrebbe essere tardi per loro, perfino se ci fossero difficoltà per Trump con le midterm o altro

Mettere fine all’Onu di GLG

gianfranco

Qui

E’ la situazione in Italia (e non solo) ad essere inappropriata. Deve essere messo termine alla funzione di quest’ONU così come già accadde, assai appropriatamente, alla Società per le nazioni. E non si obietti che allora si arrivò allo scontro bellico mondiale perché questo fu dovuto ad altre cause rispetto a quelle che misero in luce l’inutilità, e direi dannosità, di quel consesso mondiale. Oggi lo stesso vale per l’ONU; si è tirato avanti solo perché Urss (oggi Russia) e la Cina hanno diritto di veto su alcune questioni fondamentali. Tuttavia, bisogna por termine all’influenza predominante degli Usa e delle loro forme di governo fortemente oligarchiche (che tentano di esportare dappertutto a suon di bombe e massacri), fatte passare per “potere del popolo” grazie ai sondaggi delle opinioni di semplici “consumatori”, investiti da campagne pubblicitarie (fatte passare per politiche) prive di originalità, condotte da gruppi di scadenti “tecnici di marketing” che, con futili chiacchiere, vendono alla popolazione solo prodotti di bassa qualità.

Accenno anche alle dichiarazioni di quel “genio” di Di Battista che, come già avevo sostenuto fin da subito, si è tirato fuori dalle elezioni, andando anche all’estero, per mantenersi quale possibile nuovo leader del “movimento” nel momento che si presentasse più opportuno. Quest’individuo, demagogo di infima levatura, mira a rendere i “5 stelle” sostituto della “sinistra” renziana (che infatti ulula sempre contro i pentastellati, pericolosi concorrenti); trovando nel Pd una parte ben disposta all’alleanza con loro, tenuto conto che sono in grado di convogliare una buona quantità di voti, soprattutto al sud. Indubbiamente, una più “astiosa” divisione tra “polentoni” e “terroni” sarebbe funzionale all’accentuazione di tensioni favorevoli all’indebolimento dell’Italia e all’intervento dei devastanti “organismi internazionali”, fra i quali la UE ha un posto di “tutto rispetto”. Purtroppo passerà un bel po’ di tempo – in ogni caso troppo – e poi si arriverà alla resa dei conti, che rischia però di essere foriera di “estremismi”, diversi nella forma, ma pur sempre pericolosi come quelli degli anni ’20 e ’30 del ‘900 in Italia e Germania. Questi due paesi, lo ripeto ancora, sono decisivi per imprimere una svolta a questa Europa asservita; tuttavia, occorrerebbe far presto perché più tempo passa e sempre più sarà difficile evitare “scivolate” in qualche “burrone”. E ripeto pure che sarebbe indispensabile un vero spostamento delle alleanze verso est (Russia in definitiva).

VARIE E (NON) EVENTUALI di GLG

gianfranco

 

Dalla TV (sempre in mano ai soliti mestatori del falso buonismo e della spocchiosa accoglienza) sento ieri sera che sono arrivati a Porto Palo 110 (circa) migranti via Turchia, che hanno pagato 5000 euro a testa per farsi trasportare in Italia (terra evidentemente abitata da una popolazione squinternata; soprattutto di testa, se accetta simili ignominie). Sono dei poveri miseri e diseredati, che morivano di fame nei loro paesi? Poi c’è la solita ONG (con l’Aquarius) che avrebbe raccolto circa 140 altri migranti verso la Libia; la maggioranza di questi – dice la nostra TV per impietosire – sono “minori non accompagnati” (non ci si dice quanto hanno pagato questi altri migranti). Sono profughi di guerra? Sono perseguitati politici? Non si faccia ridere, sono illusi e trasbordati da autentici criminali, che ci guadagnano fior di soldi. Ricordo per l’ennesima volta che sette ONG su nove sono state create (da personaggi non proprio credibili per umanità) a partire dal 2014, quando eravamo nel pieno del flusso disordinato promosso da farabutti, molti dei quali con ottimi addentellati anche in ambienti ecclesiastici. Sarebbe ora di arrivare alla resa dei conti. Anche perché i veri artefici di queste migrazioni – senza dubbio favorite dal disordine e sfacelo creato in quei luoghi dalla politica obamiana, che ha trovato un suo vertice nel 2011 con le aggressioni a Libia e Siria, mediante sicari tipo Francia e Inghilterra nonché l’Isis (abbondantemente finanziata da molte parti) – sono ambienti legati ai peggiori vertici UE (e a governi in questa preminenti), che sentono minacciata l’ormai lunga supremazia inizialmente consolidatasi (apparentemente) con il crollo del mondo bipolare e invece entrata in profonda crisi degenerativa con l’incombente rischio di una vera catastrofe epocale per tutto il nostro continente.

Intanto almeno ci si decida a cambiare nel nostro “pauvre pays” i direttori delle tre reti RAI. Sarebbe anche da espropriare il “nano” delle reti Mediaset; si inizi comunque a sbattere fuori dalle reti pubbliche i nemici del paese. Ieri sera, ho sentito dare grande risalto a un cretino (non ricordo il nome, comunque un “sinistro” nel peggior senso di questo termine) che continuava a “vomitare” contro Foa, affermando la necessità di nominare un “presidente di garanzia”, cioè…… Michele Santoro. Forse adesso mi prenderete per uno che si è perso di testa; no, vi assicuro che è stato detto proprio così. E chi lo ha detto non si era perso di testa, è uno che non dovrebbe nemmeno essere nominato in TV, ma invece preso a calci nei denti. Bisogna insomma togliere la RAI dalle mani di questa schifosa marmaglia che da anni e anni si è impadronita di tutta l’informazione.

http://www.ilsussidiario.net/News/Politica/2018/8/12/RETROSCENA-Alla-Leopolda-nasce-Forza-RB-il-nuovo-partito-di-Renzi-e-Berlusconi/834324/
Era ora. Finalmente comincia a venire allo scoperto quanto è evidente da ben prima del voto del 4 marzo. Il patto del Nazareno era saltato perché il berlusca voleva un presdelarep peggiore, quell’Amato che anni fa, di notte, ci sottrasse una certa quota dei nostri depositi in c/c. Non che quello attuale sembri mostrare “meraviglie” (soprattutto in occasione della nomina del nuovo governo; e ancor meno per le tirate sul “razzismo”, dimenticando una serie di questioncelle tipo quella di Macerata e anche decine di altre); tuttavia, Amato era proprio una trovata da “nanetto”, una dello stesso livello di quella di rendere Tajani suo successore e di dare cariche importanti ad una serie di sprovvedute “ragazzotte”. Comunque, lo ripeto, è da un pezzo che i contatti R-B erano ripresi alla grande, ma sempre ben coperti. Alle ultime elezioni tutto era già pronto, ma il loro risultato non è andato secondo le speranze; in particolare c’è stato lo choc inatteso della Lega primo partito del centro-destra. Resta incredibile che Salvini abbia impiegato tanto tempo a diffidare seriamente del “nano”; e nemmeno l’ha ancora fatto in modo netto (comunque, certamente, esiste il grosso problema delle giunte regionali in comune). Forse più sorprendente è la Meloni, che ancora mi sembra troppo “leale” verso un “Gano di Maganza (o Magonza)” qual è il “traditore d’Arcore”. D’altra parte, ho molti dubbi che un “contratto” tra due organizzazioni assai dissimili possa consentire un governo in grado di ottenere veri successi. Ci vorrebbe qualcuno capace di tagliare netto con il passato di questa Italietta, prendendo a calci quelli di “Forza RB”, a partire dai due promotori di questa “infezione”. E poi incombe anche il pericolo del “partito dei competenti” per cui spingono Calenda (povero nonno Luigi Comencini) e Bonino (che orrore!), cui parteciperebbero altri “incubi” tipo Boeri, Burioni, Cottarelli e vari personaggi, tutti da fare accapponare la pelle.

La terribile involuzione – molte volte l’ho detto, ma mancano ancora tanti tasselli “storici” con i furfanti di “sinistra” che hanno invaso la storia “contemporanea”, ivi compreso il suo insegnamento universitario – inizia con gli “accomodamenti opportunistici” del Pci togliattiano; certamente obbligati, per molti versi, dai “patti di Yalta”. L’involuzione si accelera però dopo la morte del leader comunista nel 1964 e giunge ad una vera svolta a fine anni ’60 e soprattutto nei ’70. Gli “anni di piombo” vengono tinti di “rosso rivoluzionario” per i clamorosi errori di settori sessantottardi, in testa le BR. Furono soltanto errori? Di alcuni personaggi certamente, ma forse non di tutti. In ogni caso, chi cercava di manovrare democristianamente per impedire l’avvicinamento del Pci al campo “atlantico” fu accoppato nel ’78; e ancora una volta se ne presero la responsabilità (e stavolta non ci sono attenuanti in merito) i settori ormai falsamente tinti di “rosso”. Il decennio ’70 è stato in realtà quello di manovre e contromanovre di varie forze (di molti paesi) con la sempre più incisiva svolta “filooccidentale” dell’eurocomunismo e il cambio di campo dei piciisti, con la fine delle illusioni sulla “lotta operaia” (la marcia dei 40.000 alla Fiat nell’80) e la preparazione di ciò che poi avverrà al crollo del sistema bipolare e dell’Urss. I piciisti, finalmente mutati di nome e unitisi a settori dei diccì detti “di sinistra”, diventano il vero comparto di sempre più spinto asservimento dell’Italia agli Usa dei Clinton e Bush. Da “mani pulite” inizia una nuova storia. E questa non è solo italiana, ad essa si unisce quella di una Europa “occidentale” conglobata agli Usa con la Nato e poi diventata UE (1992-93) con l’assorbimento dei paesi del “fu campo socialista”.

Nel XXI secolo vi è la ripresa della Russia, cresce la Cina, ecc. ecc.; si va verso un nuovo multipolarismo del tipo di quello che caratterizzò il declino inglese di fine XIX secolo e sfociò nei conflitti acuti policentrici della prima metà di quello XX. La crisi mondiale è evidente, si nota un qualche declino Usa (malgrado l’ancora grandissimo potenziale bellico). L’Europa “(dis)unita” mostra crepe evidenti. Tuttavia, occorre un vero grande sussulto che spazzi via i vecchi partiti della “servitù” (socialisti e democristiani; e ovviamente i postpiciisti). In Francia si è costituito un “movimento” (denominiamolo temporaneamente Attali-Macron), che vorrebbe sostituire su scala più generale l’indebolito PPE e lo sfasciato PS. A questo movimento mi sembra riferirsi il tentativo italiano di costituire il “partito dei competenti”; il mascherato “Forza R-B” sembra invece voler rilanciare i vecchi dominanti della UE. Entrambi fanno riferimento ai settori statunitensi dell’establishment momentaneamente battuto da Trump. In Europa “si aggira” Bannon che tenta, in apparente solitudine (mentre è sicuramente collegato con settori dell’establishment trumpiano), di collegare fra loro nuove forze, che si ritengono più adeguate e vigorose per potersi alla fine opporre al crescente multipolarismo e ai due paesi che ne sono i maggiori portatori. Credo che una serie di movimenti chiamati “populisti” (talvolta anche “sovranisti”) si ricolleghino soprattutto a questo nuovo disegno. Invece la “libertà” d’Europa (non tutta insieme, ma intanto con la nascita di movimenti realmente autonomisti in alcuni suoi principali paesi) esiga l’almeno iniziale nascita di reali movimenti autonomisti, che si preparino (ma senza perdere ancora tanto tempo) ad affrontare una ben diversa stagione di lotte con metodi piuttosto “energici”, che spazzino via tutta la putredine accumulatasi in così tanti anni (decenni). E bisogna con decisione e senza tante esitazioni collegarsi con i paesi che fanno crescere il multipolarismo. Anche questi, però, debbono essere meno “timidi” e mettersi di più in gioco. Nella nostra area mi riferisco evidentemente soprattutto alla Russia. Cari giovani, cui sempre faccio appello, volete uscire un po’ più allo scoperto?

QUELLO CHE RIVELA IL CASO FOA di GLG

gianfranco

Il caso Foa è indubbiamente uno di quegli eventi rivelatori. Si è chiarito (ulteriormente chiarito, non che prima ci fossero dubbi; adesso è indiscutibile) che il centro-dx è pieno zeppo di traditori, messi in piena difficoltà dall’esito delle elezioni del 4 marzo con il Pd sceso sotto il 20% e i berluscones sotto la Lega come voti, situazione che il “nano” non si aspettava nemmeno con l’1% di probabilità. Tuttavia, il covo di serpenti non c’è solo in F.I., bensì anche nei “5 stelle”, perché è pur sempre forte quella parte (rappresentata, fra gli altri, da Fico) che sperava nel ben noto “secondo forno”, quello con il Pd, fatto saltare da Renzi per motivi non proprio interpretabili con sicurezza. Probabilmente, temeva che il contatto con i “5 stelle” avrebbe potuto rafforzare alcune opposizioni interne; e inoltre egli vuol vedere se la Lega tiene o s’indebolirà con una certa “ripresa di fiato” del “nano” che consenta di riallacciare il discorso del “nazareno”. Tanto più che anche dentro la Lega, per il momento decisamente in mano a Salvini, si annidano i “serpenti”. Maroni di sicuro (ma in queste condizioni, se tirasse troppo la corda, farebbe la fine di Tosi; quindi gioca “al gattone”); e poi c’è Zaia, furbacchione, che attende l’evoluzione nel prossimo anno (diciamo fino alle europee).
In effetti, il problema decisivo è appunto la tenuta del partito in mano a Salvini. Se s’invertisse l’andamento delle tendenze attuali (al momento c’è stallo), la situazione “ritornerebbe indietro”. Indubbiamente, conta anche quel che avverrà entro la UE, ma forse ancor più come andrà a finire lo scontro in atto negli Usa. Non è un caso che per il momento Bannon (solo gli sciocchi pensano che Trump l’abbia semplicemente liquidato) agisce molto al coperto e senza tanto clamore; cosicché, tuttavia, non si può valutare il reale effetto di certe politiche che scorrono decisamente “sott’acqua”. La debolezza di forze politiche, tipo quella (di una parte) della Lega (non è tutta compatta come sembra) è l’incapacità di uscire dall’organizzazione in funzione del voto. Occorrerebbe un altro processo – che nel secolo scorso si verificò più volte – in grado di condurre alla formazione di vere “truppe d’assalto”, il che richiede però anche un lavoro per logorare assai più nettamente gli apparati statali attuali, ivi compresi quegli organi “armati” (e anche dei Servizi) che gli Stati mettono in piedi per difendere i ceti al presente dominanti. Tali organi sono in definitiva “baluardi d’ultima istanza”; bisogna farli diventare neutrali o perfino accondiscendenti ad un netto cambio d’indirizzo. Cercare i voti delle “masse” (di cui è soltanto utile il crescente malcontento) è un errore capitale. Soprattutto in una situazione come la presente che vede comunque un netto mutamento d’epoca storica. E se le forze in campo non lo afferrano e restano agganciate a “giochi” superati, si ha soltanto il degrado accelerato; proprio perché “i soggetti” non tengono dietro alla “oggettività” del mutamento in corso, restando ancorati a vecchie ideologie (che dicono morte, mentre ne sono ancora zuppi; ed esserlo inconsciamente è ancora peggio che esserne aperti portatori).

Il governo follaiolo

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Questo non è il governo del popolo ma delle folle. I follaioli sono anche peggio dei populisti perché traggono dal malcontento solo quanto in esso vi è di più negativo e deleterio. Il popolo è un concetto indistinto che, tuttavia, evoca ancora una certa nobiltà di sentimenti, benché spesso disattesa. La folla, invece, richiama alla mente, più direttamente, il linciaggio dei deboli, la vendetta sommaria verso i malcapitati, i più “periferici” e i “marginali”, anche quando si tratta di uomini del potere, la manipolazione e l’orrore dell’esecuzione senza alcuna spiegazione. E con chi se la prendono grillini e leghisti in testa agli organi istituzionali? Con gli ex parlamentari e i loro vitalizi maturati a norma di legge, con i pensionati meglio pagati ma non perché abbiano rubato nulla a nessuno, con gli immigrati scaraventati dalla Nato in un ambiente alieno o attirati con promesse vacue in Paesi dove non potranno mai essere accolti, se non come elementi eterodiretti di disturbo sociale. Innanzitutto, se passa il concetto che si possano toccare i diritti acquisiti e tacciare chi ne gode di parassitismo, nessuno si senta più al sicuro contro infamie e ingiustizie. Presto o tardi verranno a prendere anche voi. Ha pienamente ragione Gianfranco La Grassa quando scrive che siamo giunti unicamente ad un altro livello della guerra tra ceti sociali, dove alla guerra tra poveri (imposta dai sinistri) si aggiunge quella tra gruppi medi e bassi (voluta dai barbari pentaleghisti): “Se i semicolti ululano in favore dell’accoglienza ai migranti (di ogni genere, e non certo i diseredati e affamati che restano nei paesi d’origine non avendo le migliaia di euro o dollari per arricchire scafisti e ONG) perché vogliono favorire la “guerra tra poveri” e avere un giorno bande mercenarie al loro servizio (lo ha detto infine esplicitamente Saviano invitando “alla resistenza assieme a immigrati e rom”), questi pentastellati [pure Salvini ha dichiarato di sostenere la battaglia del presdelcam Fico] inseguono lo stesso fine anche se con modalità diverse e mettendo ceti popolari contro quelli medio-bassi.”
Il vero banco di prova di una compagine che avesse avuto a cuore seriamente gli interessi nazionali sarebbe stato quello della politica internazionale, il mutamento delle alleanze atlantiche che hanno retrocesso l’Italia a provincia succube dei venti geopolitici. Nonostante, però, le tonitruanti dichiarazioni dei leghisti, circa la sospensione delle sanzioni alla Russia, alla prima occasione, costoro hanno barattato la possibilità di un grande mutamento con un boccone per le folle con la bava alla bocca, quale è, per l’appunto, l’accordo sui barconi. Quest’ultimo è sì un problema da risolvere ma non scagliandosi sugli effetti immediati bensì agendo sulle cause che l’hanno scatenato. Anche su questo punto sono pienamente d’accordo con La Grassa: “sui migranti si sta facendo della demagogia, opposta ma eguale a quella dei semicolti. Questi predicano l’accoglienza indiscriminata con linguaggio da Papa Francesco (che mi fa venire il vomito appena lo sento); questi altri insistono sulla “sicurezza” come se si trattasse dell’arrivo di una maggioranza di delinquenti, di selvaggi o che so io. Bisogna partire dal momento di inizio del flusso massiccio, quel 2011 di “primavera araba” (palle colossali su movimenti popolari per la libertà e la democrazia), di vile aggressione alla Libia e poi alla Siria (per il momento sventata dalla Russia, ma con problemi non ancora risolti). Poi ben valutare come, dopo il fallimento delle “operazioni” obamiane, l’establishment europeo, in grave crisi, stia tentando di sfruttare il caos creato per la propria sopravvivenza”. L’Italia deve farsi propugnatrice di una nuova visione geopolitica, deve ridefinire i suoi obiettivi futuri (con nuove classi dirigenti), sostenere e indurre la Germania (in cui si auspica che emergano ugualmente drappelli politicamente più assertivi di quelli attuali, ancora legati al precedente establishment statunitense) a trasformare gli accordi economici sottobanco con la Russia in opzioni strategiche che rinnovino il corso storico di tutto il continente europeo.
Questa è la prima scelta di un autentico governo del cambiamento. Il resto è apparenza e ipocrisia di cialtroni che puntano a dividere il popolo, con tagli appena differenti dal passato, per mangiarselo meglio.

La guerra tra i poveri

gianfranco

<<Maxi taglio ai vitalizi: ricalcolo per 1.338 ex deputati. Ma è soltanto un cavallo di Troia per sforbiciare tutti gli assegni>>.

Infatti, anche questo l’avevo rilevato già da un pezzo. Fanno ridere 40 milioni di euro di risparmi per “combattere la miseria” (con 5 milioni di italiani al di sotto della soglia di povertà). In realtà, Fico (uno dei peggiori pentastellati) ha rivelato il suo pensiero: “non ci sono diritti acquisiti, ma privilegi acquisiti”. Si tratta di pericolosi demagoghi, non migliori dei semicolti. E’ certo che le regole possono cambiare, ma dal momento del cambio in poi e non certo per i decenni precedenti. La legge dei “privilegi” è quella Rumor del 1972. Uno è andato in pensione del tutto legalmente; dopo un così lungo periodo, si pretende che gente magari arrivata a tarda età (con maggiori bisogni anche di sanità per motivi di normale invecchiamento) si veda decurtare nettamente le entrate?
Se i semicolti ululano in favore dell’accoglienza ai migranti (di ogni genere, e non certo i diseredati e affamati che restano nei paesi d’origine non avendo le migliaia di euro o dollari per arricchire scafisti e ONG) perché vogliono favorire la “guerra tra poveri” e avere un giorno bande mercenarie al loro servizio (lo ha detto infine esplicitamente Saviano invitando “alla resistenza assieme a immigrati e rom”), questi pentastellati inseguono lo stesso fine anche se con modalità diverse e mettendo ceti popolari contro quelli medio-bassi. Sono in caduta nei sondaggi e stanno cercando di rimontare la china facendo strame di ogni legalità.
Se la Lega si accoda, mostrerà pur essa i limiti non del “populismo” – definizione balorda e ossessiva utilizzata per non insistere troppo sull’accusa di fascismo, apertamente cervellotica e poco credibile – bensì, appunto, di una bassa demagogia fatta apposta per sfuggire ai limiti di realizzabilità di tutte le promesse fatte. Del resto, sia chiaro che anche sui migranti si sta facendo della demagogia, opposta ma eguale a quella dei semicolti. Questi predicano l’accoglienza indiscriminata con linguaggio da Papa Francesco (che mi fa venire il vomito appena lo sento); questi altri insistono sulla “sicurezza” come se si trattasse dell’arrivo di una maggioranza di delinquenti, di selvaggi o che so io. Bisogna partire dal momento di inizio del flusso massiccio, quel 2011 di “primavera araba” (palle colossali su movimenti popolari per la libertà e la democrazia), di vile aggressione alla Libia e poi alla Siria (per il momento sventata dalla Russia, ma con problemi non ancora risolti). Poi ben valutare come, dopo il fallimento delle “operazioni” obamiane, l’establishment europeo, in grave crisi, stia tentando di sfruttare il caos creato per la propria sopravvivenza.
Abbiamo forze politiche tutte scadenti e inadeguate alla conduzione di una vera rinascita del nostro paese (e anche di altri paesi europei che potrebbero esserci alleati). Fanno solo politiche mirate alla conquista di voti per mettere le mani sui vari apparati di sottogoverno e sostituirsi ai semicolti per “mangiare a quattro palmenti” alla faccia delle popolazioni. O l’Europa prenderà la lunga via di un inarrestabile declino con autentica disgregazione del tessuto sociale; oppure dovrà rinascere una forza “terribile” (come in certi momenti del XX secolo), capace di violenza e di sangue, che poi, indubbiamente, non si sa fin dove arriverà e dove ci porterà. Tutto ciò per l’evidente incapacità delle nostre popolazioni – forse rimbecillite da settant’anni di pace e da una tecnologia frenetica che spinge alla totale assenza di RIFLESSIONE in nome della “prontezza di riflessi”, tipica degli animali, soprattutto delle belve – di individuare la politica degli attuali meschini politicanti, tutta tesa a provocare la divisione e la reciproca ostilità tra le parti d’esse meno ricche (ma le più numerose e quindi la massa dei voti) al fine di “mangiarsi” tutte le risorse di paesi ad alto avanzamento economico. Manca proprio la capacità dei citati “vecchi movimenti” del XX secolo di individuare forti motivi ideologici in grado di unire la maggior parte degli strati sociali in direzione di un “riscatto” più generale. Temo proprio l’alternativa tra disfacimento sociale e culturale o rinascita sulla base di una eccitazione generale portata a livelli che possono alla fine rivelarsi distruttivi con altre modalità.

La caduta dei radical chic di A. Terrenzio

immigrazione

 

La sinistra perde anche l’ultimo feudo. In Toscana 10 comuni passano al centro-destra ed ormai tra le file del Partito democratico è caos.

La sinistra è al capolinea e si avvia ella definitiva estinzione.

Le polemiche violente che negli ultimi giorni sono state mosse da Roberto Saviano, il guru dell’antimafia approdato alla difesa delle Ong, non sono servite a scalfire il prestigio e la cavalcata della Lega.

Attacchi offensivi ed isterici hanno caratterizzato un po’ tutti gli elementi del main stream progressista.

Da Mentana, che commentando il censimento nei campi Rom, allarmava sul pericolo di un vago ritorno ai “rastrellamenti nazisti”, alla proposta demenziale di Orfini del PD, di schedare i fascisti.

Il solito mantra ossessivo, da caso psichiatrico, ha caratterizzato tutta la stampa e nazionale con le accuse rivolte al MdI di “inumanita’”, “xenofobia”, “fascismo”, per le politiche di freno ai traffici sui migranti e la chiusura dei porti voluta ed attuata da Matteo Salvini.

Un’orgia di stupidità collettiva di una sinistra che non fa altro che gridare al fascismo e al razzismo, pur di squalificare ogni minima azione di governo che sia orientata a riportare ordine sulla Penisola, invasa da centinaia di migliaia di disperati.

Moltissimo è stato scritto sulle ragioni del declino inesorabile della Sinistra italiana in tutte le sue gradazioni.

La lontananza dal mondo reale, l’abbraccio incondizionato e dogmatico al multiculturalismo, l’accettazione acritica delle leggi del libero mercato, hanno inesorabilmente scavato la fossa all’area politica peggiore vista negli ultimi decenni.

Convinzione di essere dalla parte giusta, sempre e comunque, incapacità di vedere come il tessuto socio-economico dell’Italia stesse cambiando, odio manifesto per ogni istanza popolare, sono le caratteristiche che accomunano i vertici e la base del Partito Democratico.

Hanno dovuto ingoiare la formazione di un governo identitario/populista, e sin da subito hanno iniziato a nicchiare, cercando di gettare  zizzania tra il partito di Di Maio e quello di Salvini.

Nemici di ogni cambiamento, responsabili di decenni di svendita ed umiliazione della sovranità nazionale.

Ora il Pd e la sinistra tutta sono passati dalla disfatta elettorale alla definitiva liquidazione.

E’ già si discute delle possibili cause, delle “divisioni”, dell’assenza di “leadership”. Tutto, meno che una radicale e sincera autocritica sulle ragioni di un fallimento culturale prima che elettorale.

Siamo di fronte ad un cambio di paradigma dove i vecchi concetti di destra e sinistra sono insufficienti a comprendere il cambio socio/politico delle masse. La sinistra fa ancora fatica ad assimilare perché’ grosse fette del suo elettorato si rivolgono ai partiti populisti. La Geografia elettorale parla chiaro, oramai il PD è praticamente condannato all’estinzione ed è troppo tardi per riconquistare un elettorato che ha preferito sostituire con i migranti ed altri marginali.

Giusta punizione per che si è creduto superiore disprezzando i ceti subalterni, ha etichettato qualsiasi proposta di riappropriazione di sovranità come populista, e non ha mai smesso di predicare “umanità’” e “accoglienza” dall’alto delle ville di Capalbio o dalle patetiche “tavolate multietniche”

 

Salvini e la Libia

 

Lasciate cadere le inutili polemiche sui Rom e la scorta a Saviano, il MdI si è recato il Libia per parlare con il Presidente Serraj e le autorità libiche per la creazione di “hot spot” ai confini esterni della paese e non in Italia, come invece vorrebbe Bruxelles. L’intento sarebbe fermare il traffico di vite umane che provengono dall’Africa sub-sahariana, arrestando il problema delle migrazioni illegali verso l’Europa. A tale visita era preceduta quella del premier Conte in sede UE, dove il PdC aveva ribadito la proposta italiana della creazione di “centri di accoglienza” in paesi di transito nel continente africano come Niger e Libia, appunto. Inoltre, ferma la volontà da parte del governo italiano di annullare gli accordi di Dublino e procedere ad una equa ripartizione delle quote di migranti tra i paesi dell’UE.

La politica estera italiana è radicalmente mutata con l’esecutivo giallo-verde e Roma ha sicuramente recuperato una posizione autorevole rispetto ai governi di marca PD.

La Francia di Macron è il principale nemico dell’Italia in sede europea. L’ipocrita leader di “En marche” ha definito “vomitevoli” le politiche di blocco dei flussi da parte del Governo Italiano e come “lebbra” il vento populista, con chiaro riferimento all’Italia. Immediata la risposta del nostro MdI che ha definito Macron più cattivo di Orban, nella ripartizioni delle quote migranti.

Ma la Libia, oltre ad essere cruciale per la questione dei flussi migratori, è anche al centro della disputa energetica tra Italia e Francia.

Ricordiamo che Macron approfittò dei giorni di vuoto governativo per recarsi a Tripoli e stabilire accordi con le varie fazioni libiche, per la “ricostruzione” del territorio.
I “cugini” sono decisi a cacciarci definitivamente dalla nostra ex colonia per mettere le mani sul petrolio libico ed estromettere l’ENI. Matteo Salvini ne è ben consapevole e ha già fissato un incontro per il prossimo Settembre, per discutere col governo libico di tali questioni e tutelare i nostri interessi petroliferi e commerciali.

Non solo la Cirenaica è al centro del nostro attrito coi francesi ma anche il Niger e la Tunisia, paesi di transito e formazione di gruppi jihadisti e fondamentali per la nostra sicurezza. In Nord Africa, la Francia ci è palesemente ostile e gioca sporco dal 2011.

Altro paese importantissimo per i nostri interessi nel Mediterraneo è l’Egitto di Al-Sisi, con il quale i nostri rapporti diplomatici sono entrati in crisi per il “caso Regeni”, anch’esso pedina di un progetto che mira ad estromettere l’ENI, dopo la scoperta del più grande giacimento petrolifero del Mediterraneo (lo Zohr), nei fondali adiacenti le coste egiziane.

Intanto giunge la notizia da parte di Matteo Salvini, sempre più protagonista di questo Governo a trazione leghista, di essere intenzionato a voler rimuovere le sanzioni alla Russia. Parole che non sono state precedute dai fatti, dato che anche l’Italia si è accodata all’UE nel loro rinnovo.

Sulla domanda in tema di veto in Consiglio UE, il leader del Carroccio ha opportunamente  passato la palla a Conte.
Le sanzioni alla Russia saranno il banco di prova per capire se l’attuale esecutivo M5S-Lega fa davvero sul serio.

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