Un consiglio a Salvini: prima la piazza.

salvini putin-2

Con Gianfranco la Grassa avevamo sostenuto, sin dal principio, che questo governo sarebbe caduto dopo le europee. Non poteva durare per l’eterogeneità delle parti che sono state costrette ad intrupparsi per volere di Bannon (ovvero di chi lo ha mandato qui). Ricordo che qualcuno venne a scrivermi di mettermi l’anima in pace ché i gialloverdi sarebbero durati tutto il mandato. Costui è stato servito perché la politica si fa con la testa e non con il tifo. Adesso non importano le responsabilità della crisi, sta di fatto che ha ragione Gianfranco a definire “forze della nebbia” i populisti/sovranisti e “forze del pozzo nero” i demoprogressisti, cadaveri di un’epoca finita che però tarda ad esaurirsi del tutto. Ci vorrebbero ben altre energie per dissipare la foschia e chiudere per sempre le cavità che esalano fumi pestiferi. Tuttavia, meglio un’aria appannata che velenosa. Salvini ha evidentemente ricevuto l’endorsement d’oltreoceano per chiudere questa esperienza perché le trame alle sue spalle si facevano sempre più pericolose, con i grillini che hanno dimostrato di essere il precipitato in senso chimico di una ideologia di sinistra ormai in sovrasaturazione. La partita è però aperta perché il capo dello stato, emanazione delle vecchie consorterie, vorrà scansare le elezioni trovando la quadra di una diversa maggioranza parlamentare con grillini, sinistri, centristi e mezzi destri. La lega, per evitare il pateracchio ed ottenere il ricorso alle urne, dovrà capitalizzare il consenso di cui gode nel Paese con una prova di forza che scoraggi le manovre del Quirinale. Potrebbe trattarsi di uno sciopero generale o di una manifestazione con milioni di persone che blocchi la Capitale e le principali città italiane. Un po’ quello che accade anni fa contro la riforma delle pensioni del I governo Berlusconi, avverso la quale i sindacati portarono in piazza più di un milione di cittadini, in quel frangente aprendo la crisi nella coalizione, qui invece si tratta di risolverla per evitare colpi di mano presidenziali. Il partito di Salvini deve dunque dimostrare che a seguirlo è la parte di popolazione più attiva, ciò evidentemente non risulta dai sondaggi (adesso favorevoli) ma dalla capacità di mobilitazione degli individui in carne ed ossa. In mancanza, anche se Salvini gode dei favori di Trump, perderà la leadership (ci sono tanti Maroni che lo attendono al varco) e il gradimento raggiunto dal suo partito. Di Maio, che già sputa parole di responsabilità perché ci “tiene” al Paese, attesta che i suoi si preparano ad un esecutivo di salvezza pubblica con quelli che fino a ieri erano opposizione. Salvini, ovviamente, ha chiaro quadro della situazione occorrerà vedere se ha anche il coraggio delle circostanze.

Si chiariscono i ruoli, di GLG

LAGRA2

I “porti chiusi” sono un successo e i migranti vanno in Libia per lavorare

un articolo molto preciso e con dati rivelatori. Tutte cose che non si sentiranno mai in questa verminosa TV e stampa italiana in mano agli “infetti”. Invito comunque l’unico giornale al momento accettabile, “La Verità” (che oggi ha pubblicato un bell’articolo di Piero Laporta, su altro argomento), a fare di più per diffondere notizie come quelle qui scritte. L’unico commento che per il momento faccio è il seguente: dal primo giorno dell’attacco di Aftar a Tripoli ho sostenuto che non c’era alcuna intenzione “definitiva”. E non c’è “guerra civile” in Libia, solo un conflitto a bassa intensità, con manovre e contromanovre di potenze e subpotenze (mentre in Siria questi giochi sono già da alcuni anni non risolti totalmente, ma certamente largamente “stoppati”). E basta con la fuga dalla Libia di poveri affamati, che pagano invece migliaia di dollari ai vari criminali (non solo gli scafisti, ma tutta la filiera che arriva fino ai vergognosi centri d’accoglienza, fra cui primeggiava quello di Riace), come ha dimostrato un bel servizio ieri sera a “Quarta Repubblica” di Porro.
E adesso alla “meravigliosa” elezione (con 9 voti di maggioranza) della successora di Juncker (vi piace il mio “femminile”, è abbastanza “antisessista”?). La maggioranza è stata garantita dai 14 voti dei pentastellati, i governativi italiani, di cui il gioco è ormai chiarissimo: tentativo di logorare la Lega, prenderne un po’ di voti per riuscire a portare avanti il “primo forno”, quello dell’alleanza tra “sinistri” e “5 stelle”, con il supporto del “partito” Conte-Tria-Moavero, ben legati a chi dovreste sapere. Dall’altra parte, troppi ritardi di FdI nelle sue manovre con Toti, i cui risultati la Lega sta attendendo. Intanto, a livello europeo, quelli del gruppo di cui fa parte FdI (i polacchi) hanno votato per la tedesca Van….ecc. ecc. Una situazione veramente “chiara e definita”. Vedremo, credo, in pochi mesi come andrà a finire. Intanto, in Italia l’“infezione” continua ad occupare tutta l’informazione e una parte importante dei “Servizi”. Non si muove nessuno in altri importanti apparati di Stato?

I SOLDI DALL’ESTERO

RUSSIAN PRESIDENT VLADIMIR PUTIN VISITS CHINA

Questo Paese ha perso la memoria. La magistratura che ha dormito per tutta la guerra fredda ora va processando questo o quel partito (sgradito per certe posizioni politiche) o questa e quella impresa pubblica (che tenta di fare gli interessi della nazione e non solo quelli degli americani) in ossequio a principi di pulizia morale che non hanno nulla a che vedere con la giustizia. Con tangentopoli i togati hanno assunto un ruolo invasivo ed ipertrofico che prima si sognavano e lo hanno ottenuto grazie ad interferenze straniere. Gli statunitensi vincenti sui sovietici, all’indomani del crollo di Mosca, decisero di modificare gli equilibri europei. In Italia fu organizzato un golpe a suon di avvisi di garanzia e condanne contro gli “storici” partiti di governo. Il PCI-PDS fu risparmiato perché ormai più atlantista dei democristiani e socialisti messi insieme. Bisognerebbe mettere fine una volta per tutte a questa “anomalia” che produce paradossi autolesionistici come quello dello Stato che processa lo Stato. E’ bene ricordare che i soldi dalle potenze straniere li prendevano e li prendono tutti. Anzi, spesso non si tratta di passaggio diretto di denaro ma di “affari” che coinvolgono importanti player strategici istituzionali che garantiscono commercio e politica estera. Gli “intermediari” che li facilitano fanno un favore a se stessi ma anche all’economia nazionale.

Di più, vorrei ricordare che in tempi passati si era maggiormente uomini di mondo su tali questioni. Cossiga, per esempio, sui finanziamenti dei Sovietici al PCI invitava a non alzare inutili polveroni: perché sarebbe stato “assai strano che l’ Urss non avesse finanziato i comunisti italiani” dato che “partiti occidentali erano finanziati soprattutto dagli Stati Uniti”. Cossiga, inoltre, rammentava, che spesso i servizi segreti italiani “scortavano” a distanza i compagni che facevano la spola tra Roma e Mosca affinché il passaggio di rubli avvenisse in tutta sicurezza evitando guai peggiori. La provenienza “sicura” dei fondi impediva ai comunisti di lanciarsi in forme di autofinanziamento più spregiudicate.

Francesco Cossiga ricordava Poi un piccolo emblematico episodio: «Cossutta è un amico e so che non era una spia, semmai era spiato… Una volta, per avere i finanziamenti dal Kgb per Paese Sera, dovette andare dall’ambasciatore di Parigi, non fidandosi di quello in Italia, che avrebbe potuto riferire a Berlinguer… L’episodio divertente però fu un altro: l’aereo con il quale tornava fu costretto a un atterraggio d’emergenza… Quando, evocando la storia in un’occasione pubblica, Cossutta raccontò: Riparammo a Copenaghen, io lo corressi: No, Stoccolma. Come fai a saperlo?, sbalordì. Eravamo meno fessi di quanto tu pensavi, potetti dire con soddisfazione».

In Italia, ancora oggi, arrivano aiuti da fuori. Li incassano tutti, con modalità e intenti differenti, e quelli che li negano sono solo i più ipocriti. Salutame a Soros.

La trappola, di GLG

RUSSIAN PRESIDENT VLADIMIR PUTIN VISITS CHINA

Questi giornalisti e politologi e sapientoni vari mi sembrano o idioti o mascalzoni. Tutto sommato, il disegno è abbastanza chiaro ed è condotto da quasi tutte le parti, anche se con metodi diversi in modo da cercare di non far precipitare ancora il governo. La Lega è andata molto avanti dal punto di vista elettorale. Il voto è quindi da evitare per gli altri (a parte la Meloni). Anche puntare sul congelamento della situazione con un governo tecnico (o magari di “salute pubblica” con la complicità del cosiddetto “terzo partito”: Conte, Tria, Moavero) è pericoloso perché la situazione è divenuta “rabbiosa”. Si sta cercando in tutti i modi di “accerchiare” la Lega, dimostrare che non è in grado di andare avanti e risolvere fino in fondo i vari problemi che stanno a cuore al suo elettorato (imposte ed autonomia regionale in primo luogo). Poi si tenta anche la carta di dimostrare che essa è al servizio di una potenza straniera: e, orrore, questo servilismo non sarebbe verso gli USA, cui buona parte della cogliona popolazione italiana è abituata. Se alla fine avvenisse un certo logoramento, la Lega calasse e magari ricrescessero un po’ i pentastellati o perfino F.I. e ovviamente anche un po’ il Pd, si potrebbe tentare – così pensano i “badogliani” d’Italia – una qualche ammucchiata dei sedicenti “moderati”, cioè dei fetenti filo-europeisti (quelli schierati con la UE così com’è). Allora si potrebbe provocare la crisi di governo (la farebbero in questo caso i “5 stelle”) per andare ad elezioni. Se ben capisco, la Lega invece vorrebbe arrivare fino ad ottobre, sperando che l’operazione tentata da Toti in F.I. abbia un qualche successo e consenta di mettere in piedi un raggruppamento FdI e una parte appunto dei forzaitalioti, che sarebbe alleato dei leghisti. A quel punto, sarebbe sicuro, con la legge elettorale attuale, avere una buona maggioranza dei sedicenti “sovranisti” (con appena una punta di moderazione nel gruppo di Toti). Sempre, però, che la Lega non si logori con l’attesa e tutte le manovre che andranno accentuandosi per metterla in difficoltà. E contando inoltre su personaggi traditori all’interno di quel partito (tipo Maroni, che è un chiaro nemico interno; ma potrebbero essercene altri, più subdoli). Il gioco secondo me corre sul filo del rasoio. Non è escluso che alla fine convenga a Salvini rompere lui gli indugi cercando un buon casus belli. Staremo a vedere; è questione di qualche mese al massimo.

I conti con Conte di GLG

gianfranco

Ho detto più volte che tutti sottovalutavano Conte. In realtà, sornione, svolgeva – così sembrava – un discreto lavoro di mediazione. Adesso è venuto allo scoperto nel momento in cui, anche tramite la solita magistratura coadiuvata dal “moralismo” dei pentastellati, si profila un attacco alla Lega. Apparentemente si sta rivelando un alleato dell’altra parte di governo. Non è esattamente così. E’ in realtà un furbone che, fattesi un po’ le ossa, vuol proporsi come premier di un governo “ad interim”, da far nascere dopo le europee (forse non immediatamente). Il presdelarep mai concederà nuove elezioni. Sa pure che, dopo Monti, non è troppo popolare un governo presunto “tecnico”. Quindi dirà che non si può andare subito al voto e chiederà un Governo “neutrale” (solo a parole!) appoggiato da chi ha a cuore “gli interessi d’Italia” (in realtà della più piatta subordinazione alla UE). Si farà avanti Conte (forse con i due ministri già in quota della presidenza); e lo voteranno la “sinistra” e i “5 stelle” (che, se si andasse ad elezioni anticipate, vedrebbero invertite le quote di parlamentari tra loro e la Lega; per cui non potrebbe farsi questo Governo “neutrale”). Finché la popolazione non capirà che bisogna spazzare via tutto il porcile, venuto avanti dopo “mani pulite” e la liquidazione della “prima Repubblica” (resa possibile dalla fine del sistema bipolare Usa-Urss), non avremo un vero Governo di interesse nazionale (che non significa affatto nazionalista!).

Gli eversori non sono quelli al governo (di GLG)

6e4067b9-5278-401d-970f-4de3f9fd1373

Ieri abbiamo avuto altri due attacchi al governo per linee interne: dal Quirinale e dal governatore della Banca d’Italia. Naturalmente, attacchi con discorsi moderati, ammantati (cioè mascherati) di buon senso perché simili istituzioni, simili apparati, non possono certo agire “di punta” come le forze che si pongono apertamente all’opposizione. Nel contempo, la UE ha accentuato i toni di quelle che sono da considerarsi ingiunzioni e minacce ultimative. E’ evidente che ha giocato in parte la delusione per le posizioni troppo caute delle società (private) di rating, che sono costantemente presentate al “popolo” come giudici supremi, autentiche “divinità”, da cui discende il “Verbo”. Mentre sono le società, che hanno in passato sbagliato più della metà dei loro giudizi sia con riferimento a paesi sia a società private tipo la Lehman Brothers e la nostra Parmalat (fallite miseramente mentre erano giudicate da queste organizzazioni di bugiardi estremamente floride e affidabili). In realtà, tali società, prima di azzannare il governo italiano, hanno deciso di attendere l’andamento dello scontro in atto negli Usa tra i due establishment, la cui contrapposizione si è decisamente acutizzata a partire dall’elezione di Trump.
Gli organi “europeisti” (cioè della UE e degli ambienti italiani servi dell’establishment statunitense n. 1; diciamo, semplificando, obamian-clintoniano) hanno ormai la “fregola” di far fallire presto il nostro governo, assai prima che arrivino le elezioni europee. Hanno messo in fibrillazione, magari ancora cautamente, anche i settori “grillini” in continuo collegamento con gli ambienti del Pd; al momento contrastati dai settori renziani (e dalle “destre” berlusconiane in contatto costante con questi ultimi). Vi sono poi i ministri Tria e Maovero (economia ed esteri; alla faccia!), di cui non è chiarissimo il gioco. Sembrano degli accorti (e ben “coperti”) rappresentanti della “massima” istituzione di questa povera Repubblica; tuttavia va al momento sospeso il giudizio. La cosa più grave è che tutti polemizzano sempre su dati, numeri, manovre di politica economica, opere “infrastrutturali”, ecc. Di tutto insomma si parla salvo che della questione principale, che è POLITICA, di reali equilibri internazionali (mondiali ed europei). Quella politica che sembra solo interna dipende dall’estero, dallo scontro (durissimo) in atto negli Usa. Ogni tanto, qualcuno accenna all’esistenza della Russia, ma non credo lo faccia con effettiva convinzione di possibile alleanza; solo manovre di “avvertimento” agli Usa.
Per il momento non ci resta che seguire e denunciare. Troppa è la cautela, quasi l’opportunismo, di forze anche giovanili, che si rendono conto della situazione, ma si guardano bene dal voler seriamente cominciare a mettere in piedi una rete di effettiva opposizione a questo andazzo di reale servitù italiana.

Gli attacchi economici al Governo sono politici

bce

 

Degli allarmi di Draghi, sulla tenuta del sistema economico italiano, occorre disinteressarsi. Costui è stato tra i primi svenditori dell’Italia, dopo la famosa crociera sul Britannia, allorché la finanza angloamericana decise di uccidere il nostro Paese, in seguito al cambiamento del quadro di rapporti di forza, che da bipolare divenne unipolare, col crollo dell’Urss. Le parole di Cossiga, al proposito, furono inequivocabili (qui) ( https://m.youtube.com/watch?v=pb0lM-mAW6g). Il Presidente Bce, all’epoca al vertice della Banca d’Italia, non ha mai denunciato l’ex Capo di Stato sardo, il quale, da buon filo-americano, con agganci ad un certo livello internazionale, poté permettersi un simile affondo contro l’ex Goldman Sachs (peraltro da lui indicato a Berlusconi per la candidatura a governatore della massima istituzione bancaria nazionale), essendo custode di segreti che avrebbero interrotto all’istante la carriera dell’euroburocrate romano.
Mario Draghi, ricopre un ruolo tecnico ma, da sempre, è una pedina politica di quell’establishment mondiale, influenzato da Washington, il quale si trova adesso in grande difficoltà, dopo la vittoria di Trump (terminale di un diverso concetto di dominanza a stellestrisce). Tutti gli attacchi provenienti da Bruxelles verso l’Esecutivo nostrano sono pertanto politici, anche se ammantati di tecnicalità economico-finanziaria. Essi scaturiscono da una visione dell’Ue elaborata dagli apparati statunitensi in una precedente fase storica. Sin dagli albori, il progetto unitario europeo è stato sponsorizzato e condizionato da Oltreatlantico, come de-scritto in molti documenti dell’intelligence Usa, venuti alla luce solo recentemente. Oggi però, in virtù di mutamenti strategici nella nazione predominante, il disegno europeo, e chi l’ha gestito in questi lustri, vengono considerati inadatti agli sviluppi globali in atto. I “parvenus” alla Casa Bianca hanno idee differenti sugli assetti generali da adottare. Per Trump e i suoi uomini il formato attuale non garantisce le mutate esigenze statunitensi, in un clima irrimediabilmente multipolare. L’intento di sottomissione continentale non è cambiato, tuttavia, non si può fingere che il mondo sia sempre lo stesso. I predecessori, restii ad accettare il vento sfavorevole, si erano infilati in un cul de sac, procurando arretramenti sullo schacchiere globale, con la loro geopolitica del caos. Ciò richiede una calibratura oggettiva degli obiettivi strategici da sposare, anche “zigzagando”, tra una posizione e l’altra, per chiarirsi le idee. Lo spauracchio per Washington, comune a chi c’era e a chi c’è, resta immancabilmente quello di una superiorità regionale di Berlino (che non è quella solo economica di cui si blatera presentemente). Quest’ultima, in ipotetico avvicinamento a Mosca, produrrebbe una supremazia ultracontinentale di portata incontrollabile da parte di soggetti esterni. Sarebbe la fine dell’impero americano che avrebbe come unica possibilità di ristabilimento della propria preminenza l’invasione militare dell’Europa. Impensabile senza scatenare un conflitto mondiale. Di fronte a detti rischi, coltivare pretese unilaterali irrealistiche è, dunque, controproducente. Ecco allora che Trump e soci si trovano a dover rimescolare le carte, in attesa di scoprire geometrie storiche e geostrategiche più fattibili, adatte a rallentare il processo di erosione del potere americano sulla scena globale.
In quest’ottica va vista la benevolenza trumpiana verso il populismo italiano. Le cose devono cambiare perché il predominio statunitense si mantenga intatto ma sotto forme coercitive innovative, diverse da quelle abituali, a questo punto esauste e consumate dagli eventi. Come ha dichiarato Bannon, l’Italia è il laboratorio di questa svolta “neoamericana”, spacciata per originalità nostrana da estendere a tutta l’Ue, in sinergia con la riconfigurazione del potere Usa. Occorre accelerare questo trapasso, non per favorire i piani americani, ma per sbarazzarsi di una sudditanza atavica ancor più limitante che ci marginalizza come paese inserito nell’area atlantica e come membro Ue. Nelle contraddizioni tra gli yankee forse troveremo la nostra strada (triangolando, in un prossimo futuro, con Berlino e Mosca) e le energie per riappropriarci del nostro destino. Da laboratorio per gli esperimenti altrui a fucina di sovranità per noi stessi e per tutta l’Europa. Non possiamo sicuramente aspettarci che siano Lega e 5S a determinare una simile svolta ma ogni passo che ci allontana dall’orizzonte dei “democratici”, in tutte le salse euroamericane, è una speranza che si accende per il domani.

GIOCO SEMPRE PIU’ SCOPERTO, di GLG

gianfranco

qui

Lo scontro si sta facendo sempre più aperto e i vari personaggi, tutti riveriti dai sinistri e destri (berlusconiani in specie), vengono allo scoperto. Draghi partecipò alla famosa riunione sul panfilo Britannia (1992), dove non si discusse solo della privatizzazione graduale della nostra industria pubblica. Era crollato il sistema “socialista” europeo (1989) e l’Urss (1991) erimaneva l’unica superpotenza statunitense. Si ritenne arrivato il momento di spazzare via la prima Repubblica, dando il potere ad un nuovo regime formato dai postpiciisti e sinistri diccì (regime già in preparazione quando si fece fuori Moro e l’emissario del Pci volò a Washington in viaggio “culturale”); operazione riuscita solo a metà per l’inettitudine dei nuovi servi cui si diede l’incarico di obbedire ciecamente agli Usa, mossa compiuta non mediante lotta politica ma tramite l’operazione “mani pulite”. Questa iniziò nel febbraio ’92 (ma credo fosse già pensata da tempo e si era in attesa del momento buono); sono convinto che se ne discusse abbastanza sul panfilo Britannia all’inizio di giugno di quell’anno.

Draghi lo troviamo poi a favorire la vendita di un pezzo importante dell’industria pubblica, la Telecom. Egli non si presentò ad esercitare la golden share per impedire simile decisione del governo D’Alema a favore dei “capitani coraggiosi”, pezzo non irrilevante di certa imprenditoria “cotoniera” che da sempre appoggia i “sinistri”, da questi essendo “ben trattati”. Draghi fu poi premiato diventando alto dirigente della Goldman Sachs dal 2002 al 2005; e sappiamo bene come le alte cariche in questa banca siano sempre state sia premio sia trampolino di lancio per ancora più alta fortuna. Nel 2005, infatti, quest’uomo diventa governatore della Banca d’Italia. Nel novembre 2011 – strana coincidenza: periodo in cui, tramite spread e giudizi negati della agenzie di rating (di cui si aspetta anche oggi il sicuro giudizio ultra-negativo sul governo italiano), si fa fuori Berlusconi e si porta al premierato Monti (con voto negativo della sola Lega) – Draghi approda alla BCE, da cui se ne andrà fra breve. Si è parlato del grande appoggio dato da questa Banca Centrale al governo italiano; ma solo finché quest’ultimo era un servitore tranquillo dell’establishment statunitense facente capo ai repubblicani tipo i Bush e ai democratici tipo Bill Clinton e Obama. Adesso, egli si scopre e va all’attacco dei “populisti”, appoggiati dal centro strategico statunitense che ha espresso Trump; da cui si è distaccato (solo tatticamente) Bannon per avere mani ancora più libere in Europa per contrastare (anche cadesse Trump) il ritorno dei vecchi gruppi dirigenti obamian-clintoniani.

Il gioco è sempre più scoperto, ma i venduti nostri “informatori” di TV e stampa – nonché il ceto intellettuale sessantottardo e i suoi successori ancora più verminosi – sono all’attacco per oscurare la verità e cercare di riportare al potere i servi più servi dei più disastrosi fra i pre-potenti Usa (gli obamian-clintoniani appunto). Non è questione di persone, sia chiaro. Potrebbe trattarsi di qualsiasi altro chiamato “vattelapesca”, ma i banchieri (centrali o meno) come le presidenze dei principali paesi europei stanno a guardia della vecchia politica, ormai non più adatta comunque al crollo del sistema bipolare e al crescente multipolarismo. Speriamo che questo processo acceleri e spazziintanto via il vecchio establishment. Se ciò felicemente avvenisse, si semplificherebbe lo scontro tra il blocco europeo di nuovo tipo centrato sugli Stati Uniti (magari pur essi rinnovatisi rispetto ai loro decrepiti gruppi dirigenti) e altri paesi, dove finalmente si siano affermate forze politiche e sociali che intendano realmente affrancarsi dall’arrogante paese d’oltreatlantico e operino per formare un nuovo gruppo di “alleati”. Personalmente, continuo a prediligere un bel connubio tra Italia, Germania (paesi che si siano però totalmente rinnovati quanto a dirigenza politica) e Russia (che mi sembra andare bene già così com’è). Battiamo con perseveranza il ferro in questa direzione.

 

Gli uomini del Quirinale di GLG

gianfranco

I nostri giornalisti (stampa e TV) sono proprio dei miserevoli, dei poveracci che dovrebbero al massimo affidarsi con umiltà alla benevolenza di chi accetta di far loro l’elemosina; e invece sono così arroganti da sollecitare un vero odio, come i compari di destra e di sinistra che non rinunciano ancora al patto del Nazareno. Da ieri sera ci tempestano con il “Tria ha dovuto cedere”; e fino alle 20 e oltre di sera si notava in loro la speranza che si dimettesse e facesse entrare in crisi il governo o almeno desse a questo una bella scossa. E’ evidente che Mattarella, di fronte alla decisione dei due partiti governativi (uniti certo per interesse precipuo verso lati diversi del decreto) ha “consigliato” (spero capiate le virgolette) al “suo uomo fidato” nel governo di restare, sperando in una occasione migliore per mettere con più efficacia la “gambetta” di traverso. In fondo, i due partiti hanno capito che al Quirinale non conveniva creare una crisi per loro ulteriormente favorevole in termini di sondaggi e dunque di gradimento da parte della popolazione ormai avversa a quei “poteri forti”, predominanti a partire da “mani pulite” (anche se la popolazione italiana non ha coscienza di tutto questo; comunque è di fatto avversa). Adesso si useranno finanza e mercati, magari lo spread e i giudizi avversi delle tre società di rating (o anche del FMI), tutti strumenti del vecchio establishment, all’attacco dappertutto, a partire dagli Stati Uniti. E sempre non usando la politica, ma proprio o la magistratura o “i mercati”. Particolare disgusto si avverte ascoltando le dichiarazioni dei maggiorenti di F.I. (uno più meschino e inetto dell’altro), che cianciano fingendo di dimenticare che spread e Agenzie di rating sono state all’origine della liquidazione del governo Berlusconi nel novembre 2011, sostituito da Monti (da poco fatto senatore a vita proprio per l’occasione). E adesso capiamo meglio perché F.I. (su chiara indicazione del suo capo) abbia votato la fiducia a Monti (solo la Lega si oppose); conseguenza del cedimento totale del “nano” agli Usa di Obama. Mille volte ho ricordato la sua resa al G8 di Deauville del marzo 2011 con, fra l’altro, l’infame tradimento di Gheddafi, la cui caduta (assieme alla ridicolmente denominata “primavera araba”) ha messo in moto un turbinoso processo, che per fortuna è stato l’inizio della caduta in disgrazia del vecchio establishment negli Usa e nella UE. La preoccupazione è che non bastino i poco capaci politicanti (e vogliosi solo di consenso elettorale) denominati “populisti” per sotterrare definitivamente i vecchi poteri; e se non lo saranno abbastanza presto (in senso politico ma, se non si arrendono, anche in altro senso), la situazione si farà grave e foriera di disgrazie veramente letali soprattutto per l’Europa (e per l’Italia ancor più). 

PS Avevo già scritto questo articolo quando ho visto il seguente articolo in Virgilio:

https://notizie.virgilio.it/top-news/boom-dei-tassi-dei-titoli-di-stato-italiani-btp-al-3-199308?ref=virgilio

Ovviamente non sono né un genio né un profeta. Le canaglie del vecchio establishment sono sempre all’opera. Avete quindi capito anche voi, immagino, perché Tria è stato “consigliato” a rimanere. Si spera che qualcuno si “spaventi” (cioè approfitti dell’occasione per mettere in crisi Di Maio e Salvini e salire verso la vetta dei rispettivi partiti) e che perciò, almeno nella discussione in Parlamento, alcuni (in specie leghisti, ma anche qualche “5 stelle”) si defili. Adesso vediamo chi ha le palle! I “vecchi poteri” sono disperati e devono fare di tutto; e prima che si arrivi in queste condizioni alle elezioni europee. Dopo potrebbe essere tardi per loro, perfino se ci fossero difficoltà per Trump con le midterm o altro

Mettere fine all’Onu di GLG

gianfranco

Qui

E’ la situazione in Italia (e non solo) ad essere inappropriata. Deve essere messo termine alla funzione di quest’ONU così come già accadde, assai appropriatamente, alla Società per le nazioni. E non si obietti che allora si arrivò allo scontro bellico mondiale perché questo fu dovuto ad altre cause rispetto a quelle che misero in luce l’inutilità, e direi dannosità, di quel consesso mondiale. Oggi lo stesso vale per l’ONU; si è tirato avanti solo perché Urss (oggi Russia) e la Cina hanno diritto di veto su alcune questioni fondamentali. Tuttavia, bisogna por termine all’influenza predominante degli Usa e delle loro forme di governo fortemente oligarchiche (che tentano di esportare dappertutto a suon di bombe e massacri), fatte passare per “potere del popolo” grazie ai sondaggi delle opinioni di semplici “consumatori”, investiti da campagne pubblicitarie (fatte passare per politiche) prive di originalità, condotte da gruppi di scadenti “tecnici di marketing” che, con futili chiacchiere, vendono alla popolazione solo prodotti di bassa qualità.

Accenno anche alle dichiarazioni di quel “genio” di Di Battista che, come già avevo sostenuto fin da subito, si è tirato fuori dalle elezioni, andando anche all’estero, per mantenersi quale possibile nuovo leader del “movimento” nel momento che si presentasse più opportuno. Quest’individuo, demagogo di infima levatura, mira a rendere i “5 stelle” sostituto della “sinistra” renziana (che infatti ulula sempre contro i pentastellati, pericolosi concorrenti); trovando nel Pd una parte ben disposta all’alleanza con loro, tenuto conto che sono in grado di convogliare una buona quantità di voti, soprattutto al sud. Indubbiamente, una più “astiosa” divisione tra “polentoni” e “terroni” sarebbe funzionale all’accentuazione di tensioni favorevoli all’indebolimento dell’Italia e all’intervento dei devastanti “organismi internazionali”, fra i quali la UE ha un posto di “tutto rispetto”. Purtroppo passerà un bel po’ di tempo – in ogni caso troppo – e poi si arriverà alla resa dei conti, che rischia però di essere foriera di “estremismi”, diversi nella forma, ma pur sempre pericolosi come quelli degli anni ’20 e ’30 del ‘900 in Italia e Germania. Questi due paesi, lo ripeto ancora, sono decisivi per imprimere una svolta a questa Europa asservita; tuttavia, occorrerebbe far presto perché più tempo passa e sempre più sarà difficile evitare “scivolate” in qualche “burrone”. E ripeto pure che sarebbe indispensabile un vero spostamento delle alleanze verso est (Russia in definitiva).

1 2 3 6