QUESTA CLASSE POLITICA CI ROVINERA’ PER SECOLI

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I media nazionali sono di una stupidità oltre ogni limite. Sono davvero stufo di sentire che Salvini sia andato incontro a suicidio avviando la crisi di governo. Semmai, il capo della Lega non è stato in grado di gestire una difficile situazione ma l’accerchiamento a cui era sottoposto richiedeva doti alla Sun Tzu per mutare in vantaggio uno svantaggio. Salvini, in ogni caso, non essendo né un generale cinese né un leggendario cavaliere del XII secolo e prediligendo i piatti da DJ agli scudi da guerriero, si è comportato secondo i suoi mezzi (e limiti) ed ha fatto l’unica cosa in suo potere, far saltare l’alleanza col M5S, prima di restare invischiato in un complottone molto più invalidante.

Il Premier Conte è un uomo di Mattarella, come lo sono Tria e Moavero. Oggi possiamo affermarlo senza tema di smentita, tanto più che il suo successore BisConte parla ormai come un vero sinistro istituzionale. Il PresdelRep, subito dopo le elezioni del 2018, e considerate le difficoltà delle organizzazioni più votate ad accordarsi, usò la provocazione Cottarelli, palesemente organico al solito establishment, esclusivamente per fare accettare ai gialloverdi un altro individuo, da lui selezionato, appartenente ugualmente alla élite ma più camaleontico. Questa soluzione proposta in seconda battuta dal capo di Stato era in verità una “prima scelta”. Su questo non si devono nutrire dubbi e sono arciconvinto che il nome dell’Avvocato foggiano sia stato passato ai grillini dal Quirinale.
Il compito dei trio all’interno dell’esecutivo è sempre stato di disturbo e di impedimento, soprattutto alle politiche del partito sedicente sovranista. Come riporta La Verità, infatti, alla base di tutto vi sarebbe ”la lettera inviata dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e dal Ministro dell’economia Giovanni Tria lo scorso 2 luglio ai vertici della Commissione Ue, nella quale si certificava la resa incondizionata del governo italiano ai diktat europei e l’impossibilità di introdurre la Flat Tax”.
Il Carroccio non avrebbe mai potuto calarsi le braghe sino a tal punto e non avendo altri strumenti a disposizione ha tentato di scompaginare i giochi prima di farsi intestare un siffatto tradimento dei suoi indirizzi e programmi. Così stanno le cose e chi non ha capito almeno il quadro generale in cui deve essere intesa questa crisi o fa parte della macchinazione, e dunque finge, oppure è di una idiozia sconcertante.
Qualcosa di poco chiaro vi è comunque nello sviluppo degli eventi ma riguarda l’atteggiamento del Presidente americano Trump, al quale non va affatto bene il ritorno dei ”morti viventi” appoggiati dall’Ue. Secondo quanto riferisce Bannon in una intervista a La Verità: “Il presidente Trump non avrebbe mai dato il suo endorsement a questo governo se avesse saputo che tipo di governo era. Un governo che non condivide le politiche trumpiane, un governo contro il patrimonio, pro Cina e pro immigrazione incontrollata. Non ero presente al G-7 ma non credo che Conte abbia spiegato a Trump cosa stesse accadendo in Italia. È impensabile che lo stesso leader – nella fattispecie Conte – rappresenti contemporaneamente due fazioni politiche contrapposte. Quello che poi mi sorprende è che il presidente Trump, deriso e anche pubblicamente dileggiato dai leader della sinistra e del Pd, adesso diventi improvvisamente emblema di credibilità e autorevolezza legittimando il governo italiano”.

Ma qui Bannon è fin troppo banale quando avanza il sospetto che Trump semplicemente non avesse capito la doppiezza di Conte. Piuttosto, potremmo sospettare che considerata la scarsa capacità dei sovranisti salviniani di essere pienamente assertivi nelle loro scelte antieuropeistiche, l’amministrazione statunitense abbia considerato più ”producente”, dal suo punto di vista, un ribaltone che facesse riemergere dalla cloaca il marciume filoeuropeistico, cosicché gli eventi possano raggiungere sul serio un punto di non ritorno. Tanto è vero che se una nuova e più pesante tempesta economica è effettivamente all’orizzonte, lo cosca autoctona dei “brussellesi” sarà inequivocabilmente intesa dal popolo come un tutt’uno col disastro. E’ una interpretazione ma sicuramente ce ne saranno altre maggiormente ficcanti e precise. Cosa dobbiamo aspettarci ora? Lo dice chiaramente Bannon: “Dal punto di vista politico, questo ipotetico governo Pd-5 stelle, il governo giallo rosso come dite voi, sarà benedetto dall’ Europa e sarà il governo dei porti aperti. Aperti come le borse della Banca centrale europea…
Ricominceranno gli sbarchi incondizionati e ingiustificati sulle vostre coste contro la volontà degli italiani ma con il consenso dell’ Europa. Prevedo anche che l’ Europa farà di tutto perché questo nuovo governo rimanga in piedi, per garantire quell’ Italia che fa tanto comodo all’ Europa”.
Lo aveva però già affermato anche Gianfranco La Grassa in un recente video. L’Europa ci “foraggerà” per qualche tempo, coprirà le nostre difficoltà, non ci imporrà l’aumento dell’Iva, decanterà il virtuosismo politico-economico della coalizione giallo-rosé fino a…fino alla prossima debacle finanziario-economica che si annuncia peggiore del 2008. A quel punto per il nostro Paese arriveranno i giorni dell’abbandono e della disperazione. Tutto questo perché mentre avremmo dovuto attrezzarci per superare i nostri problemi con politiche avanzate e autonome abbiamo consentito ad una classe politica di traditori di svenderci i gioielli nazionali e anche il futuro.

Due parole su una squallida crisi

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Le dimissioni “del” Conte, nomina sunt consequentia rerum, aprono ufficialmente la crisi di Governo e rimettono la questione nelle mani del Capo dello Stato. Quest’ultimo, che è uomo di un establishment in decadenza, messo alle corde dai problemi dei suoi riferimenti esteri, cercherà una soluzione che escluda le consultazioni popolari.
Il sedicente avvocato del popolo ha dimostrato di essere solo un leguleio legato ai riti del Palazzo e alle preoccupazioni personali. Il suo discorso livoroso e formalistico è stato molto al di sotto delle frasi cotte e magiate di Salvini, con tanto di invocazione dell’Immacolata Concezione. Secondo voi il popolo cosa ha capito e chi? Gli appelli alla Madonna del leader leghista sono estremamente fastidiosi ma lo sono certamente di più i pretesti di quanti si fissano alla “procedura”, democratica o costituzionale, per non essere giudicati dall’elettorato, in un momento politico per loro sfavorevolissimo. La paura del voto invadeva ieri i banchi di Palazzo Madama e tutta l’aula olezzava delle conseguenze di questa mancanza di coraggio. La politica, quella alta, non ha mai fatto capolino nell’aula sorda e grigia dove si lotta per la sopravvivenza partitica, non di certo per quella del Paese. Ed è questo che bisogna evidenziare, si cerca un compromesso tra elementi fino a poco fa irriducibili ad una intesa per evitare di tornare alle urne. A questi non interessano le cosiddette “incombenze” improcrastinabili dello Stato, importa frenare l’ascesa della Lega che oggi gode dell’appoggio della gente ormai intollerante al buonismo d’accatto degli umanitaristi ipocriti. Ma il retroscena di questa crisi è ancora più pesante ed ingombrante, per quanto consapevoli o meno siano i nostri illustri parlamentari. La matrice del caos risiede nello scombussolamento internazionale, nello scontro tra visioni contrapposte che si combattono negli USA e ricadono sul Vecchio Continente. È in atto una battaglia strategica che sposta i rapporti di forza mondiali, riconfigura gli spazi egemonici e produce narrazioni ideologiche dirimenti. I nostri politici sono in completa balìa degli eventi e si schierano secondo sottomissioni antiche o emergenti senza comprendere la posta in palio dell’incipiente multipolarismo. Nulla sarà più come prima perché le situazioni sono in irrimediabile evoluzione. Loro si preoccupano del posto ma è il nostro posto in Europa e nel mondo che è in gioco nonostante le resistenze di chi vorrebbe un panorama fossilizzato.

Ps il circolo giornalistico nel commentare le vicende di ieri ha dimostrato tutta la sua faziosità. Non ha capito un bel nulla e si sta arrovellando nel cercare giustificazioni al prossimo pateracchio piuttosto che analizzare gli avvenimenti. Bisogna far piazza pulita di tutta questa demenza senile, occorre sgomberare il potere vetusto, oltre che dai luoghi dello Stato, anche dalle tv, giornali, editoria, università ecc ecc, le cariatidi che parlano a vanvera, per il loro culo, devono essere annientate. Chi inizierà questa opera buona e giusta, coi giusti metodi energici (che mancano a Salvini e soci), manderà il segnale che l’Italia è davvero pronta per il futuro che si sta “presentando”. In mancanza le nostre sofferenze saranno lunghe e atroci.

Un consiglio a Salvini: prima la piazza.

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Con Gianfranco la Grassa avevamo sostenuto, sin dal principio, che questo governo sarebbe caduto dopo le europee. Non poteva durare per l’eterogeneità delle parti che sono state costrette ad intrupparsi per volere di Bannon (ovvero di chi lo ha mandato qui). Ricordo che qualcuno venne a scrivermi di mettermi l’anima in pace ché i gialloverdi sarebbero durati tutto il mandato. Costui è stato servito perché la politica si fa con la testa e non con il tifo. Adesso non importano le responsabilità della crisi, sta di fatto che ha ragione Gianfranco a definire “forze della nebbia” i populisti/sovranisti e “forze del pozzo nero” i demoprogressisti, cadaveri di un’epoca finita che però tarda ad esaurirsi del tutto. Ci vorrebbero ben altre energie per dissipare la foschia e chiudere per sempre le cavità che esalano fumi pestiferi. Tuttavia, meglio un’aria appannata che velenosa. Salvini ha evidentemente ricevuto l’endorsement d’oltreoceano per chiudere questa esperienza perché le trame alle sue spalle si facevano sempre più pericolose, con i grillini che hanno dimostrato di essere il precipitato in senso chimico di una ideologia di sinistra ormai in sovrasaturazione. La partita è però aperta perché il capo dello stato, emanazione delle vecchie consorterie, vorrà scansare le elezioni trovando la quadra di una diversa maggioranza parlamentare con grillini, sinistri, centristi e mezzi destri. La lega, per evitare il pateracchio ed ottenere il ricorso alle urne, dovrà capitalizzare il consenso di cui gode nel Paese con una prova di forza che scoraggi le manovre del Quirinale. Potrebbe trattarsi di uno sciopero generale o di una manifestazione con milioni di persone che blocchi la Capitale e le principali città italiane. Un po’ quello che accade anni fa contro la riforma delle pensioni del I governo Berlusconi, avverso la quale i sindacati portarono in piazza più di un milione di cittadini, in quel frangente aprendo la crisi nella coalizione, qui invece si tratta di risolverla per evitare colpi di mano presidenziali. Il partito di Salvini deve dunque dimostrare che a seguirlo è la parte di popolazione più attiva, ciò evidentemente non risulta dai sondaggi (adesso favorevoli) ma dalla capacità di mobilitazione degli individui in carne ed ossa. In mancanza, anche se Salvini gode dei favori di Trump, perderà la leadership (ci sono tanti Maroni che lo attendono al varco) e il gradimento raggiunto dal suo partito. Di Maio, che già sputa parole di responsabilità perché ci “tiene” al Paese, attesta che i suoi si preparano ad un esecutivo di salvezza pubblica con quelli che fino a ieri erano opposizione. Salvini, ovviamente, ha chiaro quadro della situazione occorrerà vedere se ha anche il coraggio delle circostanze.

Si chiariscono i ruoli, di GLG

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I “porti chiusi” sono un successo e i migranti vanno in Libia per lavorare

un articolo molto preciso e con dati rivelatori. Tutte cose che non si sentiranno mai in questa verminosa TV e stampa italiana in mano agli “infetti”. Invito comunque l’unico giornale al momento accettabile, “La Verità” (che oggi ha pubblicato un bell’articolo di Piero Laporta, su altro argomento), a fare di più per diffondere notizie come quelle qui scritte. L’unico commento che per il momento faccio è il seguente: dal primo giorno dell’attacco di Aftar a Tripoli ho sostenuto che non c’era alcuna intenzione “definitiva”. E non c’è “guerra civile” in Libia, solo un conflitto a bassa intensità, con manovre e contromanovre di potenze e subpotenze (mentre in Siria questi giochi sono già da alcuni anni non risolti totalmente, ma certamente largamente “stoppati”). E basta con la fuga dalla Libia di poveri affamati, che pagano invece migliaia di dollari ai vari criminali (non solo gli scafisti, ma tutta la filiera che arriva fino ai vergognosi centri d’accoglienza, fra cui primeggiava quello di Riace), come ha dimostrato un bel servizio ieri sera a “Quarta Repubblica” di Porro.
E adesso alla “meravigliosa” elezione (con 9 voti di maggioranza) della successora di Juncker (vi piace il mio “femminile”, è abbastanza “antisessista”?). La maggioranza è stata garantita dai 14 voti dei pentastellati, i governativi italiani, di cui il gioco è ormai chiarissimo: tentativo di logorare la Lega, prenderne un po’ di voti per riuscire a portare avanti il “primo forno”, quello dell’alleanza tra “sinistri” e “5 stelle”, con il supporto del “partito” Conte-Tria-Moavero, ben legati a chi dovreste sapere. Dall’altra parte, troppi ritardi di FdI nelle sue manovre con Toti, i cui risultati la Lega sta attendendo. Intanto, a livello europeo, quelli del gruppo di cui fa parte FdI (i polacchi) hanno votato per la tedesca Van….ecc. ecc. Una situazione veramente “chiara e definita”. Vedremo, credo, in pochi mesi come andrà a finire. Intanto, in Italia l’“infezione” continua ad occupare tutta l’informazione e una parte importante dei “Servizi”. Non si muove nessuno in altri importanti apparati di Stato?

I SOLDI DALL’ESTERO

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Questo Paese ha perso la memoria. La magistratura che ha dormito per tutta la guerra fredda ora va processando questo o quel partito (sgradito per certe posizioni politiche) o questa e quella impresa pubblica (che tenta di fare gli interessi della nazione e non solo quelli degli americani) in ossequio a principi di pulizia morale che non hanno nulla a che vedere con la giustizia. Con tangentopoli i togati hanno assunto un ruolo invasivo ed ipertrofico che prima si sognavano e lo hanno ottenuto grazie ad interferenze straniere. Gli statunitensi vincenti sui sovietici, all’indomani del crollo di Mosca, decisero di modificare gli equilibri europei. In Italia fu organizzato un golpe a suon di avvisi di garanzia e condanne contro gli “storici” partiti di governo. Il PCI-PDS fu risparmiato perché ormai più atlantista dei democristiani e socialisti messi insieme. Bisognerebbe mettere fine una volta per tutte a questa “anomalia” che produce paradossi autolesionistici come quello dello Stato che processa lo Stato. E’ bene ricordare che i soldi dalle potenze straniere li prendevano e li prendono tutti. Anzi, spesso non si tratta di passaggio diretto di denaro ma di “affari” che coinvolgono importanti player strategici istituzionali che garantiscono commercio e politica estera. Gli “intermediari” che li facilitano fanno un favore a se stessi ma anche all’economia nazionale.

Di più, vorrei ricordare che in tempi passati si era maggiormente uomini di mondo su tali questioni. Cossiga, per esempio, sui finanziamenti dei Sovietici al PCI invitava a non alzare inutili polveroni: perché sarebbe stato “assai strano che l’ Urss non avesse finanziato i comunisti italiani” dato che “partiti occidentali erano finanziati soprattutto dagli Stati Uniti”. Cossiga, inoltre, rammentava, che spesso i servizi segreti italiani “scortavano” a distanza i compagni che facevano la spola tra Roma e Mosca affinché il passaggio di rubli avvenisse in tutta sicurezza evitando guai peggiori. La provenienza “sicura” dei fondi impediva ai comunisti di lanciarsi in forme di autofinanziamento più spregiudicate.

Francesco Cossiga ricordava Poi un piccolo emblematico episodio: «Cossutta è un amico e so che non era una spia, semmai era spiato… Una volta, per avere i finanziamenti dal Kgb per Paese Sera, dovette andare dall’ambasciatore di Parigi, non fidandosi di quello in Italia, che avrebbe potuto riferire a Berlinguer… L’episodio divertente però fu un altro: l’aereo con il quale tornava fu costretto a un atterraggio d’emergenza… Quando, evocando la storia in un’occasione pubblica, Cossutta raccontò: Riparammo a Copenaghen, io lo corressi: No, Stoccolma. Come fai a saperlo?, sbalordì. Eravamo meno fessi di quanto tu pensavi, potetti dire con soddisfazione».

In Italia, ancora oggi, arrivano aiuti da fuori. Li incassano tutti, con modalità e intenti differenti, e quelli che li negano sono solo i più ipocriti. Salutame a Soros.

La trappola, di GLG

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Questi giornalisti e politologi e sapientoni vari mi sembrano o idioti o mascalzoni. Tutto sommato, il disegno è abbastanza chiaro ed è condotto da quasi tutte le parti, anche se con metodi diversi in modo da cercare di non far precipitare ancora il governo. La Lega è andata molto avanti dal punto di vista elettorale. Il voto è quindi da evitare per gli altri (a parte la Meloni). Anche puntare sul congelamento della situazione con un governo tecnico (o magari di “salute pubblica” con la complicità del cosiddetto “terzo partito”: Conte, Tria, Moavero) è pericoloso perché la situazione è divenuta “rabbiosa”. Si sta cercando in tutti i modi di “accerchiare” la Lega, dimostrare che non è in grado di andare avanti e risolvere fino in fondo i vari problemi che stanno a cuore al suo elettorato (imposte ed autonomia regionale in primo luogo). Poi si tenta anche la carta di dimostrare che essa è al servizio di una potenza straniera: e, orrore, questo servilismo non sarebbe verso gli USA, cui buona parte della cogliona popolazione italiana è abituata. Se alla fine avvenisse un certo logoramento, la Lega calasse e magari ricrescessero un po’ i pentastellati o perfino F.I. e ovviamente anche un po’ il Pd, si potrebbe tentare – così pensano i “badogliani” d’Italia – una qualche ammucchiata dei sedicenti “moderati”, cioè dei fetenti filo-europeisti (quelli schierati con la UE così com’è). Allora si potrebbe provocare la crisi di governo (la farebbero in questo caso i “5 stelle”) per andare ad elezioni. Se ben capisco, la Lega invece vorrebbe arrivare fino ad ottobre, sperando che l’operazione tentata da Toti in F.I. abbia un qualche successo e consenta di mettere in piedi un raggruppamento FdI e una parte appunto dei forzaitalioti, che sarebbe alleato dei leghisti. A quel punto, sarebbe sicuro, con la legge elettorale attuale, avere una buona maggioranza dei sedicenti “sovranisti” (con appena una punta di moderazione nel gruppo di Toti). Sempre, però, che la Lega non si logori con l’attesa e tutte le manovre che andranno accentuandosi per metterla in difficoltà. E contando inoltre su personaggi traditori all’interno di quel partito (tipo Maroni, che è un chiaro nemico interno; ma potrebbero essercene altri, più subdoli). Il gioco secondo me corre sul filo del rasoio. Non è escluso che alla fine convenga a Salvini rompere lui gli indugi cercando un buon casus belli. Staremo a vedere; è questione di qualche mese al massimo.

I conti con Conte di GLG

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Ho detto più volte che tutti sottovalutavano Conte. In realtà, sornione, svolgeva – così sembrava – un discreto lavoro di mediazione. Adesso è venuto allo scoperto nel momento in cui, anche tramite la solita magistratura coadiuvata dal “moralismo” dei pentastellati, si profila un attacco alla Lega. Apparentemente si sta rivelando un alleato dell’altra parte di governo. Non è esattamente così. E’ in realtà un furbone che, fattesi un po’ le ossa, vuol proporsi come premier di un governo “ad interim”, da far nascere dopo le europee (forse non immediatamente). Il presdelarep mai concederà nuove elezioni. Sa pure che, dopo Monti, non è troppo popolare un governo presunto “tecnico”. Quindi dirà che non si può andare subito al voto e chiederà un Governo “neutrale” (solo a parole!) appoggiato da chi ha a cuore “gli interessi d’Italia” (in realtà della più piatta subordinazione alla UE). Si farà avanti Conte (forse con i due ministri già in quota della presidenza); e lo voteranno la “sinistra” e i “5 stelle” (che, se si andasse ad elezioni anticipate, vedrebbero invertite le quote di parlamentari tra loro e la Lega; per cui non potrebbe farsi questo Governo “neutrale”). Finché la popolazione non capirà che bisogna spazzare via tutto il porcile, venuto avanti dopo “mani pulite” e la liquidazione della “prima Repubblica” (resa possibile dalla fine del sistema bipolare Usa-Urss), non avremo un vero Governo di interesse nazionale (che non significa affatto nazionalista!).

Gli eversori non sono quelli al governo (di GLG)

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Ieri abbiamo avuto altri due attacchi al governo per linee interne: dal Quirinale e dal governatore della Banca d’Italia. Naturalmente, attacchi con discorsi moderati, ammantati (cioè mascherati) di buon senso perché simili istituzioni, simili apparati, non possono certo agire “di punta” come le forze che si pongono apertamente all’opposizione. Nel contempo, la UE ha accentuato i toni di quelle che sono da considerarsi ingiunzioni e minacce ultimative. E’ evidente che ha giocato in parte la delusione per le posizioni troppo caute delle società (private) di rating, che sono costantemente presentate al “popolo” come giudici supremi, autentiche “divinità”, da cui discende il “Verbo”. Mentre sono le società, che hanno in passato sbagliato più della metà dei loro giudizi sia con riferimento a paesi sia a società private tipo la Lehman Brothers e la nostra Parmalat (fallite miseramente mentre erano giudicate da queste organizzazioni di bugiardi estremamente floride e affidabili). In realtà, tali società, prima di azzannare il governo italiano, hanno deciso di attendere l’andamento dello scontro in atto negli Usa tra i due establishment, la cui contrapposizione si è decisamente acutizzata a partire dall’elezione di Trump.
Gli organi “europeisti” (cioè della UE e degli ambienti italiani servi dell’establishment statunitense n. 1; diciamo, semplificando, obamian-clintoniano) hanno ormai la “fregola” di far fallire presto il nostro governo, assai prima che arrivino le elezioni europee. Hanno messo in fibrillazione, magari ancora cautamente, anche i settori “grillini” in continuo collegamento con gli ambienti del Pd; al momento contrastati dai settori renziani (e dalle “destre” berlusconiane in contatto costante con questi ultimi). Vi sono poi i ministri Tria e Maovero (economia ed esteri; alla faccia!), di cui non è chiarissimo il gioco. Sembrano degli accorti (e ben “coperti”) rappresentanti della “massima” istituzione di questa povera Repubblica; tuttavia va al momento sospeso il giudizio. La cosa più grave è che tutti polemizzano sempre su dati, numeri, manovre di politica economica, opere “infrastrutturali”, ecc. Di tutto insomma si parla salvo che della questione principale, che è POLITICA, di reali equilibri internazionali (mondiali ed europei). Quella politica che sembra solo interna dipende dall’estero, dallo scontro (durissimo) in atto negli Usa. Ogni tanto, qualcuno accenna all’esistenza della Russia, ma non credo lo faccia con effettiva convinzione di possibile alleanza; solo manovre di “avvertimento” agli Usa.
Per il momento non ci resta che seguire e denunciare. Troppa è la cautela, quasi l’opportunismo, di forze anche giovanili, che si rendono conto della situazione, ma si guardano bene dal voler seriamente cominciare a mettere in piedi una rete di effettiva opposizione a questo andazzo di reale servitù italiana.

Gli attacchi economici al Governo sono politici

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Degli allarmi di Draghi, sulla tenuta del sistema economico italiano, occorre disinteressarsi. Costui è stato tra i primi svenditori dell’Italia, dopo la famosa crociera sul Britannia, allorché la finanza angloamericana decise di uccidere il nostro Paese, in seguito al cambiamento del quadro di rapporti di forza, che da bipolare divenne unipolare, col crollo dell’Urss. Le parole di Cossiga, al proposito, furono inequivocabili (qui) ( https://m.youtube.com/watch?v=pb0lM-mAW6g). Il Presidente Bce, all’epoca al vertice della Banca d’Italia, non ha mai denunciato l’ex Capo di Stato sardo, il quale, da buon filo-americano, con agganci ad un certo livello internazionale, poté permettersi un simile affondo contro l’ex Goldman Sachs (peraltro da lui indicato a Berlusconi per la candidatura a governatore della massima istituzione bancaria nazionale), essendo custode di segreti che avrebbero interrotto all’istante la carriera dell’euroburocrate romano.
Mario Draghi, ricopre un ruolo tecnico ma, da sempre, è una pedina politica di quell’establishment mondiale, influenzato da Washington, il quale si trova adesso in grande difficoltà, dopo la vittoria di Trump (terminale di un diverso concetto di dominanza a stellestrisce). Tutti gli attacchi provenienti da Bruxelles verso l’Esecutivo nostrano sono pertanto politici, anche se ammantati di tecnicalità economico-finanziaria. Essi scaturiscono da una visione dell’Ue elaborata dagli apparati statunitensi in una precedente fase storica. Sin dagli albori, il progetto unitario europeo è stato sponsorizzato e condizionato da Oltreatlantico, come de-scritto in molti documenti dell’intelligence Usa, venuti alla luce solo recentemente. Oggi però, in virtù di mutamenti strategici nella nazione predominante, il disegno europeo, e chi l’ha gestito in questi lustri, vengono considerati inadatti agli sviluppi globali in atto. I “parvenus” alla Casa Bianca hanno idee differenti sugli assetti generali da adottare. Per Trump e i suoi uomini il formato attuale non garantisce le mutate esigenze statunitensi, in un clima irrimediabilmente multipolare. L’intento di sottomissione continentale non è cambiato, tuttavia, non si può fingere che il mondo sia sempre lo stesso. I predecessori, restii ad accettare il vento sfavorevole, si erano infilati in un cul de sac, procurando arretramenti sullo schacchiere globale, con la loro geopolitica del caos. Ciò richiede una calibratura oggettiva degli obiettivi strategici da sposare, anche “zigzagando”, tra una posizione e l’altra, per chiarirsi le idee. Lo spauracchio per Washington, comune a chi c’era e a chi c’è, resta immancabilmente quello di una superiorità regionale di Berlino (che non è quella solo economica di cui si blatera presentemente). Quest’ultima, in ipotetico avvicinamento a Mosca, produrrebbe una supremazia ultracontinentale di portata incontrollabile da parte di soggetti esterni. Sarebbe la fine dell’impero americano che avrebbe come unica possibilità di ristabilimento della propria preminenza l’invasione militare dell’Europa. Impensabile senza scatenare un conflitto mondiale. Di fronte a detti rischi, coltivare pretese unilaterali irrealistiche è, dunque, controproducente. Ecco allora che Trump e soci si trovano a dover rimescolare le carte, in attesa di scoprire geometrie storiche e geostrategiche più fattibili, adatte a rallentare il processo di erosione del potere americano sulla scena globale.
In quest’ottica va vista la benevolenza trumpiana verso il populismo italiano. Le cose devono cambiare perché il predominio statunitense si mantenga intatto ma sotto forme coercitive innovative, diverse da quelle abituali, a questo punto esauste e consumate dagli eventi. Come ha dichiarato Bannon, l’Italia è il laboratorio di questa svolta “neoamericana”, spacciata per originalità nostrana da estendere a tutta l’Ue, in sinergia con la riconfigurazione del potere Usa. Occorre accelerare questo trapasso, non per favorire i piani americani, ma per sbarazzarsi di una sudditanza atavica ancor più limitante che ci marginalizza come paese inserito nell’area atlantica e come membro Ue. Nelle contraddizioni tra gli yankee forse troveremo la nostra strada (triangolando, in un prossimo futuro, con Berlino e Mosca) e le energie per riappropriarci del nostro destino. Da laboratorio per gli esperimenti altrui a fucina di sovranità per noi stessi e per tutta l’Europa. Non possiamo sicuramente aspettarci che siano Lega e 5S a determinare una simile svolta ma ogni passo che ci allontana dall’orizzonte dei “democratici”, in tutte le salse euroamericane, è una speranza che si accende per il domani.

GIOCO SEMPRE PIU’ SCOPERTO, di GLG

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qui

Lo scontro si sta facendo sempre più aperto e i vari personaggi, tutti riveriti dai sinistri e destri (berlusconiani in specie), vengono allo scoperto. Draghi partecipò alla famosa riunione sul panfilo Britannia (1992), dove non si discusse solo della privatizzazione graduale della nostra industria pubblica. Era crollato il sistema “socialista” europeo (1989) e l’Urss (1991) erimaneva l’unica superpotenza statunitense. Si ritenne arrivato il momento di spazzare via la prima Repubblica, dando il potere ad un nuovo regime formato dai postpiciisti e sinistri diccì (regime già in preparazione quando si fece fuori Moro e l’emissario del Pci volò a Washington in viaggio “culturale”); operazione riuscita solo a metà per l’inettitudine dei nuovi servi cui si diede l’incarico di obbedire ciecamente agli Usa, mossa compiuta non mediante lotta politica ma tramite l’operazione “mani pulite”. Questa iniziò nel febbraio ’92 (ma credo fosse già pensata da tempo e si era in attesa del momento buono); sono convinto che se ne discusse abbastanza sul panfilo Britannia all’inizio di giugno di quell’anno.

Draghi lo troviamo poi a favorire la vendita di un pezzo importante dell’industria pubblica, la Telecom. Egli non si presentò ad esercitare la golden share per impedire simile decisione del governo D’Alema a favore dei “capitani coraggiosi”, pezzo non irrilevante di certa imprenditoria “cotoniera” che da sempre appoggia i “sinistri”, da questi essendo “ben trattati”. Draghi fu poi premiato diventando alto dirigente della Goldman Sachs dal 2002 al 2005; e sappiamo bene come le alte cariche in questa banca siano sempre state sia premio sia trampolino di lancio per ancora più alta fortuna. Nel 2005, infatti, quest’uomo diventa governatore della Banca d’Italia. Nel novembre 2011 – strana coincidenza: periodo in cui, tramite spread e giudizi negati della agenzie di rating (di cui si aspetta anche oggi il sicuro giudizio ultra-negativo sul governo italiano), si fa fuori Berlusconi e si porta al premierato Monti (con voto negativo della sola Lega) – Draghi approda alla BCE, da cui se ne andrà fra breve. Si è parlato del grande appoggio dato da questa Banca Centrale al governo italiano; ma solo finché quest’ultimo era un servitore tranquillo dell’establishment statunitense facente capo ai repubblicani tipo i Bush e ai democratici tipo Bill Clinton e Obama. Adesso, egli si scopre e va all’attacco dei “populisti”, appoggiati dal centro strategico statunitense che ha espresso Trump; da cui si è distaccato (solo tatticamente) Bannon per avere mani ancora più libere in Europa per contrastare (anche cadesse Trump) il ritorno dei vecchi gruppi dirigenti obamian-clintoniani.

Il gioco è sempre più scoperto, ma i venduti nostri “informatori” di TV e stampa – nonché il ceto intellettuale sessantottardo e i suoi successori ancora più verminosi – sono all’attacco per oscurare la verità e cercare di riportare al potere i servi più servi dei più disastrosi fra i pre-potenti Usa (gli obamian-clintoniani appunto). Non è questione di persone, sia chiaro. Potrebbe trattarsi di qualsiasi altro chiamato “vattelapesca”, ma i banchieri (centrali o meno) come le presidenze dei principali paesi europei stanno a guardia della vecchia politica, ormai non più adatta comunque al crollo del sistema bipolare e al crescente multipolarismo. Speriamo che questo processo acceleri e spazziintanto via il vecchio establishment. Se ciò felicemente avvenisse, si semplificherebbe lo scontro tra il blocco europeo di nuovo tipo centrato sugli Stati Uniti (magari pur essi rinnovatisi rispetto ai loro decrepiti gruppi dirigenti) e altri paesi, dove finalmente si siano affermate forze politiche e sociali che intendano realmente affrancarsi dall’arrogante paese d’oltreatlantico e operino per formare un nuovo gruppo di “alleati”. Personalmente, continuo a prediligere un bel connubio tra Italia, Germania (paesi che si siano però totalmente rinnovati quanto a dirigenza politica) e Russia (che mi sembra andare bene già così com’è). Battiamo con perseveranza il ferro in questa direzione.

 

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