VARIE E (NON) EVENTUALI di GLG

gianfranco

 

Dalla TV (sempre in mano ai soliti mestatori del falso buonismo e della spocchiosa accoglienza) sento ieri sera che sono arrivati a Porto Palo 110 (circa) migranti via Turchia, che hanno pagato 5000 euro a testa per farsi trasportare in Italia (terra evidentemente abitata da una popolazione squinternata; soprattutto di testa, se accetta simili ignominie). Sono dei poveri miseri e diseredati, che morivano di fame nei loro paesi? Poi c’è la solita ONG (con l’Aquarius) che avrebbe raccolto circa 140 altri migranti verso la Libia; la maggioranza di questi – dice la nostra TV per impietosire – sono “minori non accompagnati” (non ci si dice quanto hanno pagato questi altri migranti). Sono profughi di guerra? Sono perseguitati politici? Non si faccia ridere, sono illusi e trasbordati da autentici criminali, che ci guadagnano fior di soldi. Ricordo per l’ennesima volta che sette ONG su nove sono state create (da personaggi non proprio credibili per umanità) a partire dal 2014, quando eravamo nel pieno del flusso disordinato promosso da farabutti, molti dei quali con ottimi addentellati anche in ambienti ecclesiastici. Sarebbe ora di arrivare alla resa dei conti. Anche perché i veri artefici di queste migrazioni – senza dubbio favorite dal disordine e sfacelo creato in quei luoghi dalla politica obamiana, che ha trovato un suo vertice nel 2011 con le aggressioni a Libia e Siria, mediante sicari tipo Francia e Inghilterra nonché l’Isis (abbondantemente finanziata da molte parti) – sono ambienti legati ai peggiori vertici UE (e a governi in questa preminenti), che sentono minacciata l’ormai lunga supremazia inizialmente consolidatasi (apparentemente) con il crollo del mondo bipolare e invece entrata in profonda crisi degenerativa con l’incombente rischio di una vera catastrofe epocale per tutto il nostro continente.

Intanto almeno ci si decida a cambiare nel nostro “pauvre pays” i direttori delle tre reti RAI. Sarebbe anche da espropriare il “nano” delle reti Mediaset; si inizi comunque a sbattere fuori dalle reti pubbliche i nemici del paese. Ieri sera, ho sentito dare grande risalto a un cretino (non ricordo il nome, comunque un “sinistro” nel peggior senso di questo termine) che continuava a “vomitare” contro Foa, affermando la necessità di nominare un “presidente di garanzia”, cioè…… Michele Santoro. Forse adesso mi prenderete per uno che si è perso di testa; no, vi assicuro che è stato detto proprio così. E chi lo ha detto non si era perso di testa, è uno che non dovrebbe nemmeno essere nominato in TV, ma invece preso a calci nei denti. Bisogna insomma togliere la RAI dalle mani di questa schifosa marmaglia che da anni e anni si è impadronita di tutta l’informazione.

http://www.ilsussidiario.net/News/Politica/2018/8/12/RETROSCENA-Alla-Leopolda-nasce-Forza-RB-il-nuovo-partito-di-Renzi-e-Berlusconi/834324/
Era ora. Finalmente comincia a venire allo scoperto quanto è evidente da ben prima del voto del 4 marzo. Il patto del Nazareno era saltato perché il berlusca voleva un presdelarep peggiore, quell’Amato che anni fa, di notte, ci sottrasse una certa quota dei nostri depositi in c/c. Non che quello attuale sembri mostrare “meraviglie” (soprattutto in occasione della nomina del nuovo governo; e ancor meno per le tirate sul “razzismo”, dimenticando una serie di questioncelle tipo quella di Macerata e anche decine di altre); tuttavia, Amato era proprio una trovata da “nanetto”, una dello stesso livello di quella di rendere Tajani suo successore e di dare cariche importanti ad una serie di sprovvedute “ragazzotte”. Comunque, lo ripeto, è da un pezzo che i contatti R-B erano ripresi alla grande, ma sempre ben coperti. Alle ultime elezioni tutto era già pronto, ma il loro risultato non è andato secondo le speranze; in particolare c’è stato lo choc inatteso della Lega primo partito del centro-destra. Resta incredibile che Salvini abbia impiegato tanto tempo a diffidare seriamente del “nano”; e nemmeno l’ha ancora fatto in modo netto (comunque, certamente, esiste il grosso problema delle giunte regionali in comune). Forse più sorprendente è la Meloni, che ancora mi sembra troppo “leale” verso un “Gano di Maganza (o Magonza)” qual è il “traditore d’Arcore”. D’altra parte, ho molti dubbi che un “contratto” tra due organizzazioni assai dissimili possa consentire un governo in grado di ottenere veri successi. Ci vorrebbe qualcuno capace di tagliare netto con il passato di questa Italietta, prendendo a calci quelli di “Forza RB”, a partire dai due promotori di questa “infezione”. E poi incombe anche il pericolo del “partito dei competenti” per cui spingono Calenda (povero nonno Luigi Comencini) e Bonino (che orrore!), cui parteciperebbero altri “incubi” tipo Boeri, Burioni, Cottarelli e vari personaggi, tutti da fare accapponare la pelle.

La terribile involuzione – molte volte l’ho detto, ma mancano ancora tanti tasselli “storici” con i furfanti di “sinistra” che hanno invaso la storia “contemporanea”, ivi compreso il suo insegnamento universitario – inizia con gli “accomodamenti opportunistici” del Pci togliattiano; certamente obbligati, per molti versi, dai “patti di Yalta”. L’involuzione si accelera però dopo la morte del leader comunista nel 1964 e giunge ad una vera svolta a fine anni ’60 e soprattutto nei ’70. Gli “anni di piombo” vengono tinti di “rosso rivoluzionario” per i clamorosi errori di settori sessantottardi, in testa le BR. Furono soltanto errori? Di alcuni personaggi certamente, ma forse non di tutti. In ogni caso, chi cercava di manovrare democristianamente per impedire l’avvicinamento del Pci al campo “atlantico” fu accoppato nel ’78; e ancora una volta se ne presero la responsabilità (e stavolta non ci sono attenuanti in merito) i settori ormai falsamente tinti di “rosso”. Il decennio ’70 è stato in realtà quello di manovre e contromanovre di varie forze (di molti paesi) con la sempre più incisiva svolta “filooccidentale” dell’eurocomunismo e il cambio di campo dei piciisti, con la fine delle illusioni sulla “lotta operaia” (la marcia dei 40.000 alla Fiat nell’80) e la preparazione di ciò che poi avverrà al crollo del sistema bipolare e dell’Urss. I piciisti, finalmente mutati di nome e unitisi a settori dei diccì detti “di sinistra”, diventano il vero comparto di sempre più spinto asservimento dell’Italia agli Usa dei Clinton e Bush. Da “mani pulite” inizia una nuova storia. E questa non è solo italiana, ad essa si unisce quella di una Europa “occidentale” conglobata agli Usa con la Nato e poi diventata UE (1992-93) con l’assorbimento dei paesi del “fu campo socialista”.

Nel XXI secolo vi è la ripresa della Russia, cresce la Cina, ecc. ecc.; si va verso un nuovo multipolarismo del tipo di quello che caratterizzò il declino inglese di fine XIX secolo e sfociò nei conflitti acuti policentrici della prima metà di quello XX. La crisi mondiale è evidente, si nota un qualche declino Usa (malgrado l’ancora grandissimo potenziale bellico). L’Europa “(dis)unita” mostra crepe evidenti. Tuttavia, occorre un vero grande sussulto che spazzi via i vecchi partiti della “servitù” (socialisti e democristiani; e ovviamente i postpiciisti). In Francia si è costituito un “movimento” (denominiamolo temporaneamente Attali-Macron), che vorrebbe sostituire su scala più generale l’indebolito PPE e lo sfasciato PS. A questo movimento mi sembra riferirsi il tentativo italiano di costituire il “partito dei competenti”; il mascherato “Forza R-B” sembra invece voler rilanciare i vecchi dominanti della UE. Entrambi fanno riferimento ai settori statunitensi dell’establishment momentaneamente battuto da Trump. In Europa “si aggira” Bannon che tenta, in apparente solitudine (mentre è sicuramente collegato con settori dell’establishment trumpiano), di collegare fra loro nuove forze, che si ritengono più adeguate e vigorose per potersi alla fine opporre al crescente multipolarismo e ai due paesi che ne sono i maggiori portatori. Credo che una serie di movimenti chiamati “populisti” (talvolta anche “sovranisti”) si ricolleghino soprattutto a questo nuovo disegno. Invece la “libertà” d’Europa (non tutta insieme, ma intanto con la nascita di movimenti realmente autonomisti in alcuni suoi principali paesi) esiga l’almeno iniziale nascita di reali movimenti autonomisti, che si preparino (ma senza perdere ancora tanto tempo) ad affrontare una ben diversa stagione di lotte con metodi piuttosto “energici”, che spazzino via tutta la putredine accumulatasi in così tanti anni (decenni). E bisogna con decisione e senza tante esitazioni collegarsi con i paesi che fanno crescere il multipolarismo. Anche questi, però, debbono essere meno “timidi” e mettersi di più in gioco. Nella nostra area mi riferisco evidentemente soprattutto alla Russia. Cari giovani, cui sempre faccio appello, volete uscire un po’ più allo scoperto?

B. e R. di GLG

gianfranco

 

Qui

Non è affatto vero che Maroni sia sparito. L’ho visto nelle ultime sere per ben due volte in lunghe interviste; una dall’Annunziata e l’altra non ricordo dove, ma comunque non un “tocca e fuggi”. Ha mostrato molto affetto per Berlusconi, è stato amichevole ma più formale verso Salvini. La sensazione netta, almeno per quanto mi riguarda, è che si senta il vero intermediario tra il “nano” e il leader leghista. Su “La Verità” (che non è on line) ho letto in velocità un articolo (non ho comprato il giornale), in cui si supponeva (a mio avviso intelligentemente) che non sono cessati i contatti tra il berlusca e Renzi. Nelle ultime battute prima del 4 marzo, alcuni giornalisti, meno fintoni di altri, hanno più volte avanzato l’ipotesi dell’“inciucio” tra i due, che era infatti in piena preparazione e aveva provocato il generale favore con cui il continuamente perseguito legalmente leader di F.I. è stato “coccolato” e trattato bene dai suoi pluriennali nemici della “sinistra” e dei vertici della UE (e anche di quelli confindustriali). I risultati elettorali hanno reso difficilissima questa prospettiva. Tuttavia, non si creda che i contatti tra dem. e parte della direzione “azzurra” siano cessati. Il gioco è molto complicato e difficile da condursi. Si nota Salvini trattare con i pentastellati, i quali si dichiarano tuttavia apertamente ostili al “nano” perché sanno bene dove porterebbe un accordo con costui. Nel contempo, però, mostrano piena disponibilità verso Usa e Nato, ammorbidiscono i toni verso la UE. Malgrado i “dialoghi” tra Salvini e Di Maio, il primo ha subito ricucito la possibile rottura con Berlusconi mentre il secondo, appunto, continua a dichiararsi indisponibile a qualsiasi accordo con quest’ultimo. Toti, che ha parlato ultimamente non so quanto di necessario “svecchiamento” di F.I., non porta a fondo la sua azione. Giorgetti (eletto presidente al Senato) è lo stretto collaboratore di Salvini; è abbastanza noto che è ben accreditato presso l’Ambasciata statunitense.
In questo bailamme, il cui risultato è certo assai problematico, qual è a mio avviso il fine che si vuol conseguire? Mettere in difficoltà e confusione i pentastellati. Malgrado si dica, a mio avviso con molta superficialità e approssimazione, che “5 stelle” e Lega hanno programmi simili, la realtà è piuttosto differente. E il fatto che Di Battista si sia defilato (non dalla campagna elettorale e da dichiarazioni impegnate), quasi tenendosi “in riserva”, appare indicare l’effettivo carattere di tale movimento. Di fatto, il Pd – che appariva come l’erede del Pci approdato infine al filo-atlantismo, trascinandosi dietro buona parte della sua “base popolare” pressoché incapace ormai di comprendere alcunché – con la “rottamazione” di Renzi è approdato ad un legame stretto con ambienti finanziari fra i più inaffidabili, con la cooperazione detta “rossa” pur essa ormai corrotta e con ambienti culturali “radical-chic” (molti provenienti dal sessantottismo peggiore e più opportunista e ambizioso). Le masse popolari e i ceti medi più “bassi” si sono spostati verso quella mescolanza mal digerita che è il “grillismo”. La Lega cerca certo di fare concorrenza in quest’ambito, ma deve stare molto attenta perché in fondo vorrebbe rappresentare soprattutto i ceti piccolo-imprenditoriali e anche gruppi di professionisti e “partite Iva”, che si trovano soprattutto in aree nordiche.
La sorda competitività esistente tra “5 stelle” e Lega nell’ambito di detti ceti popolari e medio-bassi apre qualche speranza per gli “inciucisti” renzusconiani. L’obiettivo principale, per i leghisti, sembra essere il movimento che ha preso circa un terzo dei voti espressi; qui è il bacino che si vorrebbe cercare di svuotare. Di Maio & C. devono quindi stare molto attenti a non tirare troppo in lungo e a non cedere al centro-dx complessivo; poiché quest’ultimo – senza il coraggio di liquidare, e assai brutalmente, il “vile nano” – rischia forse ancor più di loro, ma può comunque trascinarli in un logorante tira e molla che non credo sia sopportabile per buona parte degli italiani. D’altra parte Salvini, malgrado le sue chiacchiere (e con la spina nel fianco di Maroni, mentre Toti nicchia e sembra poco deciso all’interno di F.I.), ha la metà dei voti dei competitori; egli vorrebbe tentare la sottrazione di votanti all’“alleato”, ma è abbastanza isolato poiché la Meloni sembra opporsi a qualsiasi trattativa con Di Maio. Insomma, inutile adesso tirarla troppo in lungo. Per il momento, si deve assistere a questo continuo collocarsi e ricollocarsi. Vedremo forse fra un po’ come andrà delineandosi la situazione. Tuttavia, si stia attenti a non dare per morto troppo presto il Pd e Renzi. Certo sono messi molto male, ma confidano nell’insulsaggine e inettitudine degli altri, dei “vincitori” delle elezioni. E il berlusca è sempre lì, pronto a servire gli ambienti UE con cui si è impegnato al contenimento dei “populisti”; se non ci riesce, gli faranno fare una brutta fine. Ma è quella fine che invece dovrebbero fargli fare i suoi “alleati”; troppo scialbi e maneggioni, non mi sembra abbiano la stoffa di autentici leader politici. Molto lieto se mi sbaglierò e ci sarà la lieta sorpresa del calcio in culo al vile traditore e al suo corrispondente piddino.

5 STELLE E STRISCE

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Il M5S ha scelto gli Stati Uniti. Il viaggio di Di Maio a Washington, per l’accreditamento con la superpotenza, non lascia adito a dubbi. Più perniciosi degli incontri al Dipartimento di Stato sono state però le dichiarazioni del candidato Premier di Grillo e quelle del responsabile del programma di politica estera dei pentastelluti, Manlio di Stefano. Entrambi hanno affermato che per l’Italia gli Usa sono il primo partner strategico e che la Penisola non intende mettere in discussione né la sua adesione alla Nato né gli accordi di permanenza delle basi americane sul suolo nazionale. Di Stefano si è micragnosamente aggrappato ai contratti sottoscritti dalle parti per giustificare la sua posizione. Un modo davvero vile di abdicare alle proprie responsabilità, in una fase in cui i rapporti di forza mondiali sono in forte rivisitazione per l’emergere di concorrenti degli Usa. Insomma, una resa incondizionata allo straniero, che occupa il Belpaese dalla fine della II guerra mondiale. Pacta sunt servanda ma se non c’è rispetto delle esigenze di tutti i contraenti è più che legittimo far decadere i patti. E’ tutta qui la forza riformatrice del partito di Grillo? Quella del duo Di Maio-Di Stefano è una visione davvero grama della geopolitica mondiale che definire conservatrice è persino poco. Si tratta di un approccio reazionario ai problemi globali mentre si appresta un’epoca di grandi mutamenti che rimette in discussione i vecchi equilibri planetari, quasi ovunque ma, evidentemente , non in Italia. Davvero strano che un partito come quello di Grillo, che pretende a piè sospinto rivoluzionare tutti i campi dell’esistenza umana (prendendo molte cantonate antiscientifiche) e della cultura nostrana, si dimostri così attaccato all’esistente sui temi cruciali della politica estera. A dir la verità, tra i 5 stelle ci sono anche correnti filo-russe, come quella di Petrocelli, ma mi pare che queste siano già state messe in minoranza. Mi auguro di sbagliare. La scelta di Di Maio Premier ha però effettivamente costituito un punto di svolta nell’agenda del partito, ormai accodatosi alla causa americana. Tuttavia, il multipolarismo costituisce il vero banco di prova del processo storico che stiamo vivendo e dobbiamo giudicare le varie compagini politiche soprattutto su questo argomento. Chi ostacola la Storia su questa prospettiva è sicuramente un nemico dell’Italia futura. Ciò non toglie che il M5S giochi oggettivamente, in questa convulsa congiuntura, un ruolo di disturbo di piani ancora più ferali, quelli dell’alleanza Renzi-Berlusconi, che rappresenta il peggio che ci potesse capitare, in quanto v’è certezza che l’obiettivo di quest’ultima sia esclusivamente di costituire un partito della nazione disponibile a servire qualsiasi gruppo sarà al comando negli Usa, anche a costo di distruggere l’Italia.

Perde l’Italia

dem

Elezioni in Sicilia. Si è verificata la disfatta del Pd e dei suoi favoreggiatori, come Alfano che non entra nel parlamentino dell’isola. Il centro-destra si è affermato largamente e Berlusconi si è subito intestato la vittoria “dei moderati”, sminuendo il contributo degli alleati, Lega a FdI i quali cantano vittoria ma farebbero meglio a guardarsi le spalle. Evidentemente, non hanno ancora imparato le lezioni del passato, anche recente, quando B., per esempio, fece di tutto per far naufragare i sogni capitolini della Meloni. Quest’ultima e Salvini hanno resuscitato il mostro che li divorerà e che insieme a Renzi (il quale è tramortito ma non fuori causa) preparerà la palude moderata in cui si consumeranno le ultime energie dell’Italia. Il M5S è il primo partito, avendo persino doppiato il Pd, tuttavia, correndo da solo, non gli è riuscita la grande impresa. L’augurio dei suoi avversari è di logorarsi con tutte queste “quasi vittorie” che alla lunga diventeranno un’unica grande sconfitta. I cespugli di sinistra superano il quorum ma hanno un peso politico del tutto irrilevante. L’astensione è stata del 54% circa, dato che conferma il grado di putrescenza della democrazia italiana. Come dice giustamente La Grassa, gli stessi elementi che privano di valore i referenda, se non raggiungono il quorum del 50%, sono pronti ad innalzare archi di trionfo quando conseguono consensi ben sotto quella soglia, grazie ai quali accedono alle cadreghe e alle casseforti pubbliche. Gli elettori danno un segnale chiaro di disaffezione e, persino, di disgusto per il teatrino partitico nazionale che sta trascinando il Paese, isole incluse, verso l’abisso. Chi spera, però, che basti il malcontento generale per sbarazzarsi dei sicofanti che ci sgovernano si sbaglia di grosso. Se non emerge il vettore di composizione delle forze che si stanno accumulando nelle viscere della società non arriveremo mai a sbocchi positivi, anzi l’autodistruzione lenta ma inesorabile resterà l’unico orizzonte possibile per questa nazione tristemente in rotta. Eppure il trucco c’è e si vede. Gli unici a non vederlo sono gli inconsapevoli collaborazionisti berlusconiani. Lo svela pure Ferrara che la partita è pilotata perchè le prossime elezioni saranno una gara di balle: “Berlusconi va con Salvini ma si prepara a governare con Renzi, Renzi va addirittura con D’Alema o altri ‘de sinistra’ ma si prepara a governare con Berlusconi”. In questa sintesi c’è tutta l’Italia di domani, ancora serva di dolore ostello e bordello degli americani.

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