La verità su rom e migranti di GLG

gianfranco

Stasera ammetto di essere stato d’accordo in modo netto con la Meloni (a “cartabianca”): sia sul tema dell’immigrazione che su quello dei rom. Quelli che sono cittadini italiani fra questi ultimi devono comportarsi ed essere trattati come gli altri cittadini italiani. E non possono stare in “campi nomadi”. Comunque, immagino che chi sa usare internet troverà “quelque part” l’intervento della “sorella d’Italia” (scherzo). Una sua affermazione, in particolare, mi ha trovato del tutto concorde perché corrisponde a quanto penso e dico da tempo. Non ha molto senso soltanto volere un accordo con gli altri paesi europei, in specie Francia e Germania, che finora avevano fatto orecchie da mercante e oggi, dopo le nette prese di posizione del nuovo governo (di un suo ministro in specie), manifestano una qualche solidarietà. In particolare, è benevola la Merkel, che vede prodursi finalmente in quel paese una situazione di possibile benefica crisi tra Cdu e Csu, talmente secca da mettere perfino in gravi difficoltà quel governo già composto da due partiti abbondantemente bastonati alle ultime elezioni (soprattutto il socialista come sta avvenendo in tutta Europa!).
La Meloni ha detto ciò che a mio avviso è assoluto buon senso e rispetto di una banale logica. Bisogna bloccare l’afflusso che viene dall’Africa, non c’entra la redistribuzione europea del fardello di migranti. In Italia, di questi è ormai assodato che solo il 7% fugge da una guerra (e io nemmeno giustifico senza supplemento d’indagine chi si è dato alla fuga, magari come vigliacco o dopo aver commesso atti per i quali deve temere a restare “in casa”). Inoltre, ricorre il cinquantesimo dei fatti del Biafra. Si vogliono per favore riproporre i documentari di quell’epoca, in cui sembrava di rivedere quelli mostrati a fine guerra sui sopravvissuti a Dachau, Auschwitz, ecc.? Vi si muovevano, quasi brancolando, degli autentici scheletri umani. Vogliamo ben osservare quelli che arrivano sui barconi attuali (e dopo aver lasciato per strada un bel mucchietto di annegati)? Tutti in carne, con una pelle lucida e di piena salute, nessun sintomo della sofferenza che la TV propaganda a piena voce. E sappiamo che hanno pagato migliaia di euro o dollari a dei banditi, cui appartiene anche la maggioranza delle ONG. Perché non si dice che delle nove in azione, ben sette sono state create dopo il 2014, quando siamo entrati nel pieno della crisi, d’altronde provocata dagli “occidentali” (con alla testa gli Usa di Obama) nel 2011 con aggressione a Gheddafi (e subito dopo ad Assad, dove per fortuna è intervenuta la Russia).
Di conseguenza, quelli che arrivano sulle nostre coste non sono i morti di fame e ultrapoveri nei loro paesi; si tratta di benestanti, di gente che ha potuto raggranellare cospicue somme e che pensa di trovare qui l’Eden, promesso appunto dai banditi di cui sopra. Sia però chiaro che questi ultimi non sono i peggiori di tutti. E qui arriviamo quindi al fondo del problema. I migranti servono soprattutto agli ignobili dominanti in Europa (quelli maggiormente asserviti agli Stati Uniti dei precedenti vertici politici, rappresentati dai Clinton, dai Bush, da Obama e compagnia cantando) per creare disordine, distrazione dei ceti popolari e dominati che si vedono messi in difficoltà da tale fenomeno, mentre quelli dei “quartieri alti” sperano di risolvere la crisi che da qualche anno li attanaglia. E questi sono soprattutto i sedicenti “di sinistra”, che non lo sono per nulla, sono laidi cotonieri e i loro rappresentanti politici e del culturame, in gran parte uscito dal ’68 e che ha prodotto “figli” ancora più abominevoli. Finché non si arriverà a prendere atto di questo autentico “nodo gordiano” – ed esso, ben lo si sa, esige un taglio brutale, che deve investire gli infami devastatori del nostro paese, ma più in generale dell’Europa – non ne usciremo. Alcune forze andranno avanti con i voti, ma non risolveranno così l’infezione. E’ da non meno di dodici anni che ripeto la necessità di un’incisione radicale di questo insanabile bubbone, contro il quale non esistono medicamenti.

LA DIVERSITA’ NON (SEMPRE) ARRICCHISCE

immigrazione

 

I popoli sono tutti diversi. Sono differenziati al loro interno, da città a città, da provincia a provincia, da regione a regione, da nord a sud (in Italia ne sappiamo qualcosa, persino di rivalità tra contrade), e a fortiori lo sono quando separati da confini, naturali o artificiali, nazionali e continentali. Esistono aree culturali più o meno omogenee (l’Occidente, l’Asia,l’Africa ecc. ecc.) in cui, benché stranieri gli uni agli altri, per lingua e non solo, è più semplice comprendersi in quanto si subiscono minime variazioni (divenute tali nel corso delle epoche, dopo conflitti ed eccidi) su una comune trama storico-sociale, ed altre con le quali i divari di tradizioni, credi, abitudini sono talmente ampi che ciascuno giudica delle bizzarrie le ataviche convinzioni/convenzioni altrui.
Dire che tutti siamo biologicamente umani, in quanto discendenti dalla razza sapiens, non accorcia queste distanze di un millimetro e non risolve le molteplici contraddizioni tra le persone, i gruppi, le comunità. E’ giusto che ognuno stia nel suo ambiente, che quando si sposti altrove, provvisoriamente o stabilmente, abbia sempre rispetto di quello in cui si reca senza giudicarlo dall’alto in basso o credendo di potersi liberare del suo passato (vedi certi snob nostrani i quali, come direbbe Pareto si americanizzano, si francesizzano, si germanizzano o più che altro si istupidiscono) tanto da immedesimarvisi totalmente, mantenendo la indissolubile consapevolezza che non esistono civiltà superiori o inferiori, essendo le civilizzazioni molteplici e variegate, anche se caratterizzate da marcati differenziali di sviluppo economico, tecnologico, scientifico ecc.
Detto ciò, affermiamo che la differenza tra raggruppamenti sociali appartenenti a diversi Stati arricchisce solo se colta nell’ambito di queste specificazioni. La diversità che intruppa coattivamente individui con radici distinte destabilizza, genera dissidi, fomenta violenze, procura immani disastri. Posso amare la cultura francese o inglese ma non sarò mai un francese o inglese e costoro prima o poi me lo farebbero notare, sbattendomi in faccia i loro luoghi comuni sull’Italia (è accaduto qualche giorno fa) cosicché, in un moto di rabbia, mi ritroverei a dichiarare guerra a Parigi e a Londra, tirando fuori il peggio di me stesso, anche qualora non fosse mia intenzione farlo.
I dissidi etnici delle grandi metropoli multirazziali, nascondono problemi ben più rilevanti, ma la miccia viene sempre accesa dalle sciocchezze di poco conto. Figuriamoci cosa potrebbe avvenire (ed avviene) con soggetti di etnie ancora più esotiche (per me, ovviamente, mentre esotico sono io per loro), con le quali ho pochissimo a che spartire. Ognuno si tenga i propri vizi e le proprie virtù evitando inutili frammischiamenti perché solitamente i difetti si sommano mentre i pregi si elidono. Gli islamici che, travasati in Europa o in America, formano comunità separate all’interno del paese accogliente, fanno benissimo. Idem i cinesi o altri. Non saranno mai come noi, cioè non saranno noi, se non dopo alcune generazioni. I radicamenti sfumeranno lentamente ma qualcosa resterà ugualmente appiccicato, tanto che diventeranno italo-qualcosa, ma difficilmente italiani tout court, anche se parleranno la nostra lingua meglio di molti “indigeni”. Dopo qualche secolo, gli immigrati italiani in America, per esempio, sono sempre italo-americani, nonostante i loro legami con la madre patria siano inesistenti e la loro idea d’Italia più che altro un mito. Nel frattempo però, restando uniti in terra straniera pareranno meglio i colpi dello “spaesamento” (lo hanno fatto i nostri connazionali ovunque si siano recati, con buone o cattive intenzioni. E non sono i soli). Saranno tenuti a rispettare le nostre leggi ma conservando la loro identità che nessuno vuole togliere loro. Sul lungo periodo le cose muteranno ma occorre dar tempo ai processi di decantare. Subito non si ottiene nulla, anzi, si finisce con l’alimentare un odio reciproco. Non avverrà una totale integrazione ma nasceranno dei corridoi culturali tra allogeni ed autoctoni in cui sarà più agevole incontrasi ed intendersi, piano piano.
In ogni caso, non va bene l’invasione di tanti corpi estranei nello stesso periodo come adesso pare avvenire. L’organismo sociale non ha il tempo di metabolizzare tutta questa alterità. Così si finisce male. Non ne ha colpa chi scappa da guerra o fame ma non ne hanno colpa nemmeno gli italiani, i quali, a loro volta, hanno subito le scelte sbagliate dei loro governanti. Ma i governanti possono essere irraggiungibili, bravi a scaricare le loro responsabilità, cosicché la frustrazione dell’uomo della strada si abbatte sul vicino “alieno”, pilotata proprio da chi sta in alto. Per questo chi invece specula sulle vite dei migranti per fare propaganda politica è un criminale. Tanto chi ha appoggiato i conflitti in quei contesti (quelli di sinistra), i quali adesso piangono per i fratelli martoriati in preda ai mari e respinti da crudeli razzisti, tanto quelli che (da destra) usano il razzismo bieco per mascherare una uguale sudditanza ai macellai internazionali, prendendosela unicamente con i fuggiaschi sventurati e non con chi ha causato le loro disgrazie.
Certo, non si può più accettare chiunque, aprendo le porte ad ognuno perché danneggeremmo tutti, chi arriva, chi c’è già da un po’ e, infine, noi stessi. Infatti, la misura è colma. Ma si sappia che buonisti e antibuonisti rappresentano due facce della stessa medaglia, per le ragioni brevemente accennate.

Ps.
L’ultima diatriba ancora in corso riguarda la sorte di circa 600 profughi imbarcati su una nave battente bandiera di Gibilterra, utilizzata da una ong francese, rifiutata dal porto di Malta. Ci sono pressioni per farla approdare in un porto italiano, come avvenuto spesso nei mesi passati. 600 disperati non sono tanti, ma ne sono arrivati a migliaia sulle nostre coste in tempi recenti e non è stato possibile accoglierli a dovere. Ovviamente, i migranti sono diventati, oltre che un argomento di disputa demagogica tra partiti, un’arma di ricatto contro l’Italia, utilizzata da forze esterne che dopo aver precarizzato i già fragili equilibri di vaste aree dell’Africa e del Medio-oriente intendono esportare il disordine direttamente al nostro interno. Non è possibile sottostare a queste minacce senza reagire. Purtroppo, pagano i più deboli ma in qualche modo occorrerà far capire che la musica deve cambiare. Si devono però denunciare e fermare i veri manovratori del torbido evitando di criminalizzare quelli che sono divenuti, sfortunatamente per loro, strumenti di un gioco molto più grande.

ANTICORPI IN AZIONE! RIPULITE L’ORGANISMO, di GLG

gianfranco

 

Qui

una notizia decisamente rilevante. Fa ridere l’accusa a Trump di avere scatti di nervi. E’ però ovvio che anche chi afferma questo sa bene che non è così. Il presidente americano ha bisogno che sia messo in crisi questo vertice della UE (e dei governi dei suoi paesi cardine come Germania e Francia), una congrega di “indeboliti” (Macron ha tutto il potere a causa della legge elettorale francese che gli ha concesso la maggioranza assoluta con nemmeno un quarto dei voti). Se tale gruppo dirigente, ormai il nemico principale, venisse messo in forte crisi, ne risulterebbe indebolito anche l’establishment americano rappresentatosi in Obama-Clinton. Quest’ultimo dovrebbe cercare altre vie strategiche all’interno degli Usa (e dunque nel mondo), avendo perso un forte punto d’appoggio nei suoi servi da ormai tre quarti di secolo. La Russia ha fatto bene a sostenere che guarda ad altre riunioni mondiali, ma è certo che anche lei gioca d’astuzia, cercando di approfittare della crisi che sta attanagliando l’“occidente”. Assume quindi ancor maggiore rilevanza l’incontro tra Trump e Kim, che è “osservato” (termine improprio logicamente) più che attentamente da Cina, Corea del sud e Giappone. Si sta mettendo in moto un vero sommovimento su scacchiera mondiale; vedremo come i principali giocatori muoveranno le loro pedine.

In ogni caso, in Italia è indispensabile che si affermi una corrente sempre più nettamente “antieuropeista”. Nel senso preciso di fortemente ostile all’attuale gruppo dirigente europeo, ai suoi organismi economici (come la BCE in mano ad un uomo del vecchio establishment statunitense); è indispensabile una netta diminuzione di potere di Merkel e Macron. Interessante che quest’ultimo, che sembrava il più doppiogiochista nei confronti di Trump, abbia adesso assunto un’accesa posizione ostile al presidente Usa. Tenta di prendere la testa della UE, avendo forti difficoltà “in casa”. L’Italia dovrebbe giocare un dura partita soprattutto contro “questa” Francia e, in sottordine, contro la Germania dell’attuale governo messo in piedi da due partiti in netto calo di consensi. Il problema cruciale è che qui in Italia abbiamo gli acerrimi nemici denominati “sinistra” e un “destro” (il nano) pur esso doppiogiochista. Bisogna spazzare via questi due “fattori cancerogeni”. Su questo punto, purtroppo, la via non sembra breve. Comunque, sempre più “siamo in cammino verso una nuova epoca”. E chi resta a giochicchiare con lo squalificato antifascismo (di coloro che consegnarono l’Italia all’occupazione Usa) e con il corroso liberal-liberismo ci porta solo alla catastrofe; speriamo s’inneschi infine una violenta reazione di “anticorpi” in grado di ripulire l’organismo nella sua più pura integrità.  

 No

L’Italia, un futuro come “media potenza” di A. Terrenzio

cartina_italia

Nel precendente articolo, avevamo accennato alla necessita’ di una ripresa del ruolo strategico dell’Italia nel Mediterraneo e di maggior peso nell’area “euro/atlantica”.

L’Unione Europea, il medio oriente e il nord-Africa, sono i poli principali dove la nostra politica estera deve tornare ad evere un ruolo assertivo.

L’UE in particolare, vive un periodo storico di estrema debolezza: la crescita esponenziale dei partiti euroscettici a causa delle dissennate politiche migratorie, la rigidita’ economica e burocratica delle sue Istituzioni, ne hanno fortemente indebolito la struttura. Il Brexit e’ stata la prima importante conseguenza della crisi dell’impianto europeo.

L’Italia, quale paese fondatore dell’UE e sempre presente nei tavoli internazionali, G7 e Oraganizzazione delle Nazioni Unite, ha progressivamente perso peso strategico ed economico, man mano che l’unipolarismo statunitense andava estendendo la sua egemonia a tutto il globo.

Il disastro libico del 2011 e’ stato l’evento geopolitico che ha maggiormente destabilizzato il nostro Paese.

L’incontro avvenuto recentemente tra Emmanuel Macron e Angela Merkel sulla risoluzione della questione migratoria e del contenimento dei populismi euroscettici, dimostra la volonta’ dei due capi di Stato di assumere la leadership della “governance” comunitaria.

Un asse franco-tedesco e’ quanto di peggio possa accadere per il nostro Paese. La Francia e’ la potenza militare principale del continente e fa dell’ “hard power” il maggiore strumento della sua politica estera. Rappresenta da sempre il nostro nemico storico insieme agli inglesi nel Mediterraneo e nel MO.

Negli ultimi tempi la politica estera francese ha assunto lineamenti particolarmente aggressivi, culminanti nella distruzione della Libia e nella destabilizzazione del nostro Paese.

La Francia di Macron non ha esitato a seguire sulla linea di Sarkozy. Sul piano commerciale ha ostacolato Finmeccanica, ponendo un veto sull’acquisizione dei cantieri navali STX. Per non citare un accordo scellerato firmato dal governo Gentiloni nella cessione di acque territoriali italiane, sventato all’ultimo momento. Ed ultimo, la violazione del territorio nazionale da parte della gendarmeria francese. In piu’ vanno ricordate le “scalate” ad infrastrutture strategiche per le comunicazioni televisive e telefoniche contro Mediaset e Telecom. Oltre al disastro libico, Macron ha cercato di trascinarci nel conflitto siriano contro Assad e in Niger sono presenti nostre truppe a sostegno degli interessi francesi in Africa.

Il breve accenno a tali questioni, rende evidente quanto sia ostile il ruolo svolto dalla Francia.

La Germania invece rappresenta un gigante industriale e finanziario (“soft power”), usa i parametri di Maastricht, i vincoli del deficit di bilancio e il debito pubblico, per ricattare il nostro Paese. Impone tagli strutturali che stanno cannibalizzando la nostra economia.

La moneta unica poi, è stata un mannaia che ha distrutto il potere di acquisto degli italiani, ha eroso la nostra competivita’ sui mercati esteri e ci ha deprivato della nostra sovranità monetaria.

Con la nomina del nuovo capo della BCE Weidemann, diretto emissario della Deutche Bank si porra’ probabilmente fine al “paracadute” attuato da Draghi, con prevedibile rialzo dei tassi di interesse sui Bond Italiani. A Berlino gia’ prefigurano un eventuale scenario di uscita dall’area euro dei cosiddetti “paesi cicala”. Ovviamente tale processo di sganciamento dall’area Euro, avverrebbe in maniera controllata, in tutto l’interesse della Germania e senza compromettere la tenuta dell’UE. Saremmo infatti costretti a ripagare in Euro I debiti contratti, e non in valuta nazionale.

Uno scenario da incubo quello che si prospetta da una eventuale uscita dalla moneta unica che leader come Salvini dovrebbero valutare attentatamene, prima di minacciare l’uscita dall’Euro.

Dopo questa breve disamina, appare chiaro che Francia e Germania sono i nostri due principali “nemici” sul piano continentale.

E veniamo al tema premesso dal titolo dell’articolo: è possibile pensare all’Italia come “media potenza”?

Il momento di debolezza politica del nostro Paese e di subordinazione della nostra classe sub-politica, rendono il quadro assai preoccupante. In piu’ da oltre due mesi, complice una legge elettorale che non permette la formazione di un governo, la penisola versa in uno stato di ingovernabilità. Il futuro prossimo non lascia presagire un cambio di direzione al nostro declino.

Tuttavia abbiamo il dovere di indicare delle linee guida che possano tracciare una via di uscita e di rilancio per il nostro Paese.

Il rapporto con UE e Nato.

Assumendo un approccio realistico, non possiamo pensare di uscire dall’area Euro senza conseguenze che potrebbero essere nefaste. Un’uscita dalla moneta unica potrebbe si potenzialmente rilanciare la nostra competitività sui mercati esteri, ma se cio’ avvenisse, la comunità finanziaria non esiterebbe a massacrarci peggio di come accaduto alla Grecia.

Inoltre saremmo costretti a ripagare un debito pubblico già di per se enorme, con una valuta piu’ debole. Senza contare che il nostro paese e’ carente di materie prime. Piu’ verosimile cercare una strategia “riformista” dell’Impianto UE. Chiedere una riformulazione dei trattati, ottenere maggiore flessibilità per permettere il rilancio della nostra economia e dell’occupazione.

Altro tema centrale da discutere in sede europea, e’ la questione dei migranti. Dobbiamo pretendere delle risposte e degli aiuti concreti da parte dei nostri “partner” europei, che fino ad adesso hanno scaricato sulla Penisola tutte le problematiche relative agli sbarchi.

Legato a doppio filo al nostro rapporto con l’Europa c’è il nostro ruolo nell’alleanza atlantica.

Come nel primo caso, è inutile farsi illusioni su una nostra fuoriuscita dalla Nato, almeno in un futuro prossimo. Ma il tema deve diventare un elemento centrale per aggregare forze anti egemoniche. Occorre iniziare a mettere in discussione il dominio statunitense rifiutando di essere coinvolti nelle loro operazioni di conflitto o “peace keeping”. Solo in Europa, si pensi ai contingenti dispiegati in Lettonia ed Estonia, in prossimità della Russia, dove non abbiamo nessun interesse alla partecipazione di azioni ostili nei confronti di un nostro importantissimo partner strategico.

Dovremmo mostrare contrarietà alle sanzioni che hanno creato ingenti danni alle nostre aziende che esportano in Russia. L’Italia ha già pagato abbastanza per la soppressione del gasdotto “South Stream”.

L’Italia ed il Mediterraneo.

E qui’ che l’azione del nostro Paese deve ritornare protagonista per vocazione storica e geografica.

Se proprio non possiamo uscire da un’alleanza che non ci offre piu’ vantaggi, dobbiamo almeno cercare di riguadagnare spazio in una regione vitale per i nostri interessi. E in questo teatro regionale che potremmo attuare delle politiche di “aggiramento” del dominio atlantico.

Possediamo ancora comparti strategici ad alta tecnologia invidiatici da mezzo mondo. Eni e Finmeccanica, sono le nostre due punte di diamante ancora in grado di fare la differenza e garantirci un ruolo di primo piano nell’arena internazionale. Grazie soprattutto a questi due gioielli nazionali, siamo ancora i primi partner commerciali di paesi come l’Iran, la Siria, tra i principali nel nord/Africa e di diversi paesi dell’Asia.

Il quadro geopolitico attuale volge verso un “arretramento” progressivo della superpotenza americana. Anche se gli USA sembrano perdere posizioni in diversi angoli del pianeta (vedi in MO con la sconfitta in Siria), mantengono saldo il controllo sul vecchio continente. Tuttavia potenze come Francia e Germania non rinunciano ad una “semi-autonomia” che si dispiega, come si e’ visto, soprattutto ai nostri danni.

Della relativa debolezza che sta attraversando la superpotenza americana, complici gli attriti tra “Deep State” e dirigenza Trump, sembrano approfittarne diversi players regionali. E’ il caso della Turchia di Erdogan, che pur essendo uno dei tasselli piu’ importanti della Nato, si permette “giravolte geopolitiche” e cambi di strategia militare come in Siria.

In tale quadro, l’Italia potrebbe ritornare ad assumere quel ruolo di “media potenza” che l’ha vista protagonista durante la I Repubblica.

Per fare ciò dobbiamo assolutamente tornare ad avere un voce autorevole nelle relazioni internazionali.

Se vogliamo uscire dal ruolo di “sub-vassallaggio” al quale ci ha ridotto quest’UE a trazione atlantica, complice il declino di una classe politica tra le più servili di sempre, dobbiamo assolutamente prepararci a questa nuova fase.

Un “nazionalismo economico” dai risvolti anche militari, sta tornando prepotentemente in auge, sintomo di quella transizione al multipolarismo che abbiamo piu’ volte sottolineato.

Un recupero di una politica sovranista e di interesse nazionale risultano imprescindibili. L’azione propulsiva dei nostri “asset strategici”, dovra’ necessariamente trovare un supporto delle nostre forze militari, che dovranno svolgere il ruolo di “braccio armato” dei comparti suddetti.

Ma per realizzare cio’, bisogna innanzitutto dotarsi di una élite dirigente consapevole delle sfide che ci attendono. Da questa Unione europea non potremo aspettarci nulla di positivo ed il declino dell’unipolarismo americano, da opportunità, potrebbe aprire scenari addirittura peggiori di quelli attuali. Francia e Germania, sono pronte a spolparci vivi e a danzare sul nostro cadavere.

BASTA CON QUESTA MESCHINA POLITICA, di GLG

gianfranco

A me sembra vagamente ridicolo che si affidino ai risultati elettorali in Molise certe scelte in fatto di trattative per il governo. Lo stesso dicasi per il Friuli-Venezia Giulia, regione un po’ più importante, non solo per numero di abitanti, ma certamente non rappresentativa dell’elettorato complessivo. In ogni caso, visto che di fatto, malgrado tutte le chiacchiere, risulta evidente l’attesa (speranzosa) della Lega riguardo a queste votazioni, allora se tutto va come essa si augura si molli infine il “vile nano”. Inutile far tanti discorsi sulla lealtà che si vuole mantenere; questa è semplice ipocrisia. Non credo Salvini così coglione da pensare che la sceneggiata del “vecchietto” all’uscita dalle consultazioni con Mattarella fosse dovuta solo a questioni caratteriali di un uomo un po’ rimbambito dall’età o alla semplice volontà di far capire che è ancora lui il protagonista. La si smetta di fingere: è chiaro oltre ogni possibilità di dubbio che costui si è ormai accordato strettamente con i vertici della UE. E con i peggiori, quelli che seguono il duo franco-tedesco, oggi per la verità un po’ appannato dalle difficoltà tedesche con un governo rimediato alla meno peggio e dalle smanie “napoleoniche” del giovinastro francese gerontofilo. E per quanto oggi si sia in difficoltà con gli Usa, dato il conflitto in atto tra due gruppi di vertice decisamente ostili fra loro, tutti i peggiori dirigenti europei, cui ormai il “nano” si è venduto al 100%, vogliono mostrare la loro fedeltà di servi (che più servi non si può) comunque vada a finire quello scontro. Anche i “grillini” hanno ormai scelto per questo squallidoatteggiamento già tipico dei piciisti dagli anni ’70, poi dei postpiciisti, infine pure del “vile d’Arcore” dal 2011 strisciante come un vermiciattolo ai piedi degli yankee.

Oggi abbiamo bisogno di forze autenticamente autonomiste (non piattamente nazionaliste o “patriottiche” come fossimo nella prima metà del secolo XX). E non ci si trinceri dietro la difesa della nostra civiltà dal pericolo della massa di migranti. Questo processo (iniziato non a caso dopo le aggressioni criminali di Usa e dei suoi infami sicari a partire dalla cosiddetta “primavera araba” con massacro di Gheddafi e della Libia) è soltanto un effetto della “disperazione” del marciume “atlantico”, alla cui potenza bellica (posseduta solo dai “padroni” statunitensi) corrisponde un totale e rapido disfacimento proprio della nostra civiltà. Una forza politica, che si pretenda nuova e “per l’avvenire”, non deve semplicemente dichiararsi pronta ad opporsi a certe pretese assurde della UE; e nemmeno predicare la mera uscita da quest’ultima o dall’euro, ecc. Il primo obiettivo è stabilire, in tutti i paesi europei in cui ciò risulti praticabile, un collegamento tra organismi finalmente lanciati all’uscita dalla Nato, alla piena indipendenza dagli Usa, alla creazione di una forza bellica propria; e logicamente allo sviluppo di settori strategici, al potenziamento dei propri Servizi, ad uno spostamento di alleanze internazionali.

Ci si deve inoltre mettere nell’ottica di una diversa politica interna, attenta a soddisfare le esigenze e attese di parti rilevanti della popolazione in fase di crescente immiserimento. Va difeso senza dubbio quel che resta del sedicente “Stato sociale”, senza raccontare che ormai dobbiamo stare attenti esclusivamente al nostro indebitamento. Tuttavia, almeno in Italia (ma non credo sia un problema solo italiano; diciamo che da noi è particolarmente assillante), è indispensabile rendere impotenti i nostri “cotonieri”, quelli di una Confindustria controllata da settori arretrati del “privato”, che non può che essere connivente con i settori dominanti statunitensi. Così come appunto – questa la lezione della Storia – i cotonieri del sud degli Usa di metà ‘800 favorivano, per i loro interessi, la predominanza dell’Inghilterra (prima potenza industriale). E l’“Unione” del nord – che scelseinvece il necessario protezionismo della propria industria, con la “scusa ideologica” della “liberazione degli schiavi” nelle piantagioni di cotone – decise di muovere guerra alla Confederazione non per semplici ragioni economiche, bensì perquelle di una potenza in crescita cui l’economia fa da ancella. E gli Stati Uniti, una volta unificatisi sulla base dell’inesorabile (e sanguinosissimo) annientamento dei cotonieri, diventarono in ottant’anni (con due guerre mondiali, effetto non proprio augurabile) il primo paese dl mondo.

In ogni caso, impariamo la lezione interna degli Usa e schiacciamo i nostri “cotonieri”. Rilanciamo i settori strategici, come si era cominciato a fare ad esempio con Mattei, accoppato non certo da gruppi stranieri, usando la mafia quale mano d’opera, ma proprio da “arretrati” settori interni. E’ ora di smetterla con le balle, come nel caso Moro, soppresso pur esso da settori politici interni, ormai lanciati verso una maggiore fedeltà agli Usa e che puntarono al potere subito dopo la fine del sistema bipolare.Comunque, inutile raccontarsi menzogne. Il primo passo per rimettersi in sesto, nell’attuale fase storica di tendenza multipolare, è la decisa ridefinizione della propria posizione nello scenario internazionale. Da qui, dal rafforzamento di un paese nell’ambito mondiale, partirà poi la possibilità di un mutamento più radicale degli assetti politici e sociali interni. Sbrodolarsi nella lotta del popolo, delle masse, e altre panzane varie, è soltanto il preciso sintomo d’essere venduti ai dominanti attuali. E’ preliminarmente indispensabile spazzare via questi ultimi, organizzando una forza capace di farlo con l’intento preciso di ridefinire la posizione del proprio paese nel sistema internazionale in sobbollimento e continuo squilibrio multipolare. Sarà proprio nel momento dell’accentuarsi di tale squilibro, causato dalla vittoria in molti “poli” di forze nettamente autonomiste, che diverranno possibili e all’ordine del giorno anche le ristrutturazioni dei rapporti sociali interni e il rovesciamento di vecchi e ormai dannosissimi assetti dominanti.    

 

UN “OCCIDENTE ATLANTICO” ORMAI DEBOLE DI CERVELLO, di GLG

gianfranco

La “poco signora” May ha dichiarato che i due eventi dell’“avvelenamento” della ex spia russa e dell’attacco chimico a Duma sono la continuazione l’uno dell’altro; e naturalmente attribuibili alla Russia. Mi sembra abbastanza stupida da non accorgersi che si dà la zappa sui piedi. Sappiamo già della ridicolaggine della versione fornita sull’avvelenamento ordinato da Putin in persona. L’altra stupidotta, la figlia della spia, pur essa avvelenata e in fin di vita come il padre, dopo non moltissimi giorni ha telefonato ad una sua parente che stava bene e così pure suo padre. In modo sempre più demenziale, la polizia ha fatto uscire una dichiarazione di questa imprudente – senza assolutamente farla udire direttamente – per sostenere che il padre era grave.

Torniamo alla dichiarazione dell’improvvida premier inglese. Se i due eventi, di cui detto, fossero una stessa manovra in due tempi compiuta da Putin, l’assurdità sarebbe palese. Un individuo viene ridotto in fin di vita da un veleno prodotto e posseduto solo dalla Russia (ormai una balla colossale, ma sorvoliamo). Questo gesto criminale sarebbe stato compiuto per preparare il successivo, il lancio di gas cloro in Siria che ha ammazzato tantagente compresi “poveri bambini innocenti” (per inciso: all’inizio si è parlato di 100 morti, poi di 70, infine 40; sono proprio andati in tilt). Che il tentativo di uccidere (senza riuscirci) in Inghilterra un ex agente segreto con il gas nervino novichok fosse gesto preparatorio al bombardamento con gas cloro in Siria, da parte dell’esercito del “criminale dittatore” di quel paese, è cosa che non sta proprio in piedi secondo nessuna sequenza logica, fosse anche di un malato psichico. Se invece immaginiamo che i due atti criminali siano stati compiuti dagli apparati della May, in pienacomplicità con le altre due “brave persone” che sappiamo, allora una certa logica c’è: far passare la Russia, che appoggia la Siria avendo conseguito indubbi successi negli ultimi anni, come guidata da un losco individuo pronto ad assassinare la povera ex spia (condannata a 30 anni di carcere, di cui 6 passati in Russia senza essere accoppata, per poi essere liberata e spedita in Inghilterra 8 anni fa), è indubbiamente una preparazione della popolazione “occidentale” (sperando che sia tutta di imbecilli) ad accettare l’aggressione alla Siria come giusta punizionedell’abitudine russa all’uso di agenti chimici.

Interessante pure la reazione degli Usa. Trump – se lo sono già scordato? – ha subito tuonato che la risposta sarebbe arrivata entro 24-48 ore e sarebbe stata ben punitiva. Invece sono passati dei giorni, l’attacco è stato tutto sommato moderato, sono stati avvertiti i russi (che ovviamente avranno avvisato pure i siriani), ecc. ecc. E’ ovvio che, come si dice, “il diavolo fa le pentole ma non i coperchi”. Almeno una buona parte dei militari del Pentagono (è stata messa fra l’altro in sordina e pressoché nascosta la dichiarazione di Mattis secondo cui non vi erano prove conclusive circa chi e come era stato compiuto l’attacco con il cloro) ha frenato, ben consapevole che ancora non sono maturi i tempi per uno scontro assai acuto e di ampie proporzioni. In ogni caso, ringraziamo la May che con la sua carenza di intelligenza ci ha chiarito il perché dell’affare demenziale relativo alla ex spia “avvelenata”. Ha ragione lei; quell’evento e quello siriano appartengono ad un’unica operazione. Solo che l’hanno organizzata in piena frenesia d’“avventurismo”. Sono comunque pericolosi; non è loro andata come volevano, hanno anche sollevato forti perplessità nelle loro popolazioni e in Europa. Oltre a tutto, Trump non ha sicuramente fatto il figurone che sperava per sfuggire all’“inseguimento” dell’establishment nemico.

 

ADDOSSO AI CRIMINALI CHE SI FINGONO SEMPRE LIBERATORI (di GLG)

gianfranco

e a chi li appoggia passando per “sinistra”

 

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Bene Foa e Gaiani. Dimostrano quanto gli Usa stiano mentendo proprio come sulle armi di distruzione di massa di Saddam, che furono la scusa presa da Bush jr. per aggredire l’Irak, come sulla “barbarie” di Gheddafi che è servita per commettere selvaggi massacri in Libia e creare la situazione disastrosa ben nota (con tutte le sue nefaste conseguenze), sui due precedenti attacchi con gas da parte di Assad, smentiti da fonti ben precise e non certo filo-siriane o filo-russe (eppure ancor oggi ricordate come fossero stati effettuati) e infine come sul caso della ex spia russa “avvelenata”, dove l’infantile messa in scena assai affrettata adesso si spiega; era la preparazione a quest’ultima mossa dei vertici di questo “occidente” in piena crisi, vertici che ormai scivolano sempre più apertamente verso i “crimini contro l’umanità”, con cui avevano promosso il “processo di Norimberga” e poi quelli dell’ignobile Corte dell’Aja. I criminali peggiori di tutta la storia sono proprio quelli statunitensi a partire dalle atomiche su Hiroshima e Nagasaki. Altro che Hitler e 10 anni di nazismo; qui abbiamo tre quarti di secolo di aperta delinquenza. E l’Europa sempre al seguito. Anche adesso l’Inghilterra si prepara ad attaccare pur essa la Siria. E Macron non vuole restare a guardare. In Italia, va detto senza perifrasi che è la sedicente “destra” a mostrarsi meno suddita dei guerrafondai all’attacco della Siria. Il segretario del Pd Martina, rispondendo ad un ondivago e molto “sfuggente” Di Maio, ha affermato: “vuole forse cambiare le alleanze?”. E non scordiamoci il governo D’Alema in aggressione alla Serbia quale suddito di Clinton. La “sinistra” va indicata come un’accolita di servi dei banditi statunitensi.
Altro che politica interna. Oggi, le posizioni vanno prese sul fronte internazionale. E la “sinistra” si mostra un autentico nemico da combattere senza mezzi termini. I rimasugli, certo un po’ penosi, di un “comunismo” trasformato in una sorta di “ripetitore” delle litanie di Papa Francesco hanno l’occasione di dimostrare che non sono semplicemente dei bugiardi ipocriti, anch’essi servi di quell’“imperialismo” che sostengono ancora di aborrire. Non scordiamoci cosa hanno fatto durante le varie “rivoluzioni colorate”; non dimentichiamo le manifestazioni all’Ambasciata di Libia a Roma (quella legittima di Gheddafi) in appoggio alla “primavera araba”, fatta passare vergognosamente quale serie di rivolte “popolari”. Si restaurino un po’ la faccia, altrimenti la smettano di infangare quello che è stato per alcuni decenni un movimento importante ed effettivamente “progressista”.
Come ultima “piccola” notazione, ricordo che la figlia dell’ex “spia” russa, pur essa “avvelenata e in fin di vita”, ha telefonato ad una parente che stava benone e così pure si era rimesso il padre. Scoperta dai russi la telefonata, si è cercato di farla passare per notizia falsa, ma dopo un paio di giorni se la sono dovuta incartare. Ebbene, cercando di mettere una pezza alla fesseria commessa dalla figlia, ieri la polizia inglese – senza assolutamente consentire alcun consulto diretto – ha trasmesso una dichiarazione di questa figlia secondo cui il padre è grave. Pensate ormai che spudorati, impuniti e autentici malfattori sono diventati questi “atlantisti”. E basta così. Contro questi maledetti sempre; e contro chi li appoggia dichiarandosi “progressista” e “pieno di umana pietà”!

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