L’Europa vile che criminalizza il comunismo.

Ukraine Protest

Il crimine non scocca mai alla stessa ora per tutti i popoli. Per questo, nella Storia, criminali e vessati, vittime e carnefici finiranno, più o meno, per scambiarsi i ruoli, anche più volte. Il momento dei delitti e delle ingiustizie arriva in ogni casa. Inutile precisare troppo ma, solo per fare un esempio, i perseguitati della II Guerra mondiale sono diventati spesso persecutori dei tempi successivi di “pace”.
Teniamo primieramente presente un dato oggettivo. Lo scontro tra Paesi (o individui che ricoprono funzioni) e’ pressoché inevitabile anche se nei loro intenti questi anelano alla cooperazione, alla collaborazione e ad altre cose belle. Esiste una corrente squilibrante del reale che spinge i soggetti allo scontro, anche contro la loro volontà. Non si tratta di cattiveria ma di necessità, spesso alimentata dai reciproci sospetti. Chi sta peggio vuole progredire, chi sta meglio vuole preservare e, prima o dopo, la divergenza di interessi viene a collidere. Quelli che si sentono agenti negli eventi sono in realtà agiti dal flusso delle situazioni. In questa cornice di coercizione “sociale” le persone ci mettono ovviamente del proprio e così come inseguono il dialogo in fasi normali, possono lasciarsi andare al misfatto, anche gratuito ed eccessivo, in momenti di eccitazione. Gli stermini, i campi di concentramento, gli stupri delle donne e gli ammazzamenti di bambini accadono facilmente in detti frangenti. Hanno anche lo scopo di terrorizzare il nemico, ormai irrimediabilmente tale quando il punto di rottura tra le visioni di ciascuno è stato raggiunto.
I delinquenti che si lasciano andare alle citate pratiche brutali, durante le stagioni di tranquille, generalmente marciscono nelle patrie galere. Ma quando la Patria si ingaggia contro i nemici esterni, apre volentieri le porte del gabbio ai suoi farabutti senza scrupolo, per sfruttare a proprio favore la malvagità dei suoi cittadini peggiori che in guerra soni i migliori. Nel film “La Grande Guerra” Gassman, che interpreta il militare Giovanni, risponde così a Silvana Mangano, la prostituta Costantina, la quale gli aveva domandato come fosse possibile che i mascalzoni entrassero nell’esercito: “se la patria la dovessero difendere solo le persone perbene te saludi patria”. Appunto.
Ora è chiaro che in guerra tutto (troppo) è permesso e nessuna nazione , dico nessuna, nessun sistema sociale, dico nessuno (sia esso liberale o totalitario) ha mai la coscienza a posto. Anzi, sono proprio i vincitori quelli più spietati perché hanno saputo fare della violenza un uso scientifico ed efficace. All’indomani della vittoria essi metteranno inoltre le cose a posto attribuendo agli altri ogni colpa, anche le proprie, soprattutto le proprie.
Alla luce di queste riflessioni cosa pensare di quei mentecatti che in Europa hanno votato per la criminalizzazione del comunismo, il quale peraltro aveva contribuito alla vittoria sulle potenze fasciste? Sia chiaro, personalmente non mi bevo nemmeno quello che si dice su Hitler e su Mussolini perché se fossero stati questi a trionfare oggi assisteremmo a tutt’altre narrazioni e la maggior parte della gente sarebbe antidemocratica e antiliberale, vantandosene. Il nostro Presidente, probabilmente, ci descriverebbe la democrazia come il massimo crimine contro l’umanità (per me lo è comunque ma non mi aspetto che ciò finisca in bocca ai tutori dell’ordine democratico attuale). Ma questi ignoranti che hanno scelto di disprezzare la storia trascorsa, revisionandola barbaramente, dimostrano di essere doppiamente vili. Prima per aver sputato sul sacrificio dei sovietici e poi per averlo fatto solo ad Urss sepolta. Vigliaccheria da quattro soldi o da trenta denari. Insomma, ci sono morti che vivranno per sempre nella memoria e cadaveri viventi senza alcuna memoria. Gli europarlamentari votanti e depensanti rientrano nella seconda categoria.

L’EUROPA DEI CODARDI

europa

 

La dr.ssa Ursula Von der Leyen è il nuovo presidente della Commissione Europea, ce l’ha fatta per una manciata di voti, gentilmente concessi dai pentastelluti di casa nostra, decisi a mettersi in società con Pd e parte di F.I. per frenare la Lega. Proprio tra Strasburgo, sede del Parlamento Europeo dove è stato eletto Presidente l’ex giornalista piddino David Sassoli, e Bruxelles, sede della Commissione Europea, dove ora siede la politica tedesca della CDU, è nato il piano operativo di ribaltone per cambiare il governo del Belpaese. Tuttavia, questo progetto esiste nella testa del PresdelRep da sempre, tanto che costui, già “in illo tempore”, impose due sue sentinelle, Tria e Moavero, nel sedicente esecutivo sovranista per seguire e sabotare ogni sua mossa. Con un Conte-bis o con un nuovo gabinetto, magari guidato da Draghi “il vile affarista” della GS, (come lo chiamava Cossiga), comunque il disegno non lascia quasi più niente all’immaginazione. Ovviamente, non si deve passare dalle urne perché c’è il rischio che il popolo, non comprendendo le “superiori manovre” che gli ottimati hanno pensato per il “suo bene”, si affidi ancora a Salvini ed anche con più convinzione. Questa schifezza la chiamano democrazia e con questo bagaglio di imposture accusano Putin o altri di dittatorialità.
Ma veniamo al discorso del neo Presidente Ursula Von der Leyen. Costei ci conferma, con le sue parole, che Croce non si sbagliava sui medici in Politica e che l’Ue non esiste come entità (geo)politica. La sua Europa ha infatti bisogno di un tutore esterno per autorappresentarsi: “La pietra angolare della nostra difesa collettiva sarà sempre la Nato. Resteremo transatlantici”. Poiché dire Nato è dire Usa, ella ci sta ricordando che qui comandano gli statunitensi, che per sopravvivere come europei dobbiamo morire americani. Ha ragione allora Alfonso Berardinelli a scrivere su Il Foglio che l’Europa era più unita quando non era unita…La realtà che è sotto gli occhi di tutti è comunque la disunione dell’Europa unita e la conseguente assenza di qualunque forma di patriottismo europeo”. Infatti, come può esserci unità se il principio che tiene insieme la baracca è la fedeltà ad un soggetto esterno? Come può, su queste basi, nascere una identità europea?
Questa è l’Europa del servilismo, della dipendenza e della sudditanza da Washington. Un Continente che non è padrone del suo destino può solo distrarsi con ideologie d’accatto, sciocchezze di secondo e terzo ordine e narrazioni a tutto spiano. Ecco perché nel suo (s)ragionamento la Von der Leyen sciorina tutto l’armamentario di banalità sul quale questa Ue si regge da quando vive. Si parte col solito femminismo da quattro soldi che in bocca a donne di potere fa solo ridere: 1) “Quarant’anni fa esatti fu eletta la prima presidente donna del Parlamento europeo, Simone Veil, che presentò la sua visione di un’Europa più unita e più giusta. E’ grazie a lei e a tutte le altre icone europee che vi presento oggi la mia visione dell’Europa. E quarant’anni dopo, è con grande fierezza che posso dire: c’è finalmente una donna candidata alla presidenza della Commissione europea”. 2)Si prosegue con la retorica dei 70 anni di pace, come se fosse stato merito europeo e non dell’equilibrio bipolare, su cui incidevano principalmente i rapporti di forza tra Usa e Urss, ad aver assicurato la tranquillità dell’epoca scorsa. I nostri decenni di tregua sono stati le guerre di altri. Ora però i conflitti tornano a bussare ai confini europei ed anche al di qua del limes perché il multipolarismo ha decretato la sregolazione del vecchio ordine mondiale al quale restiamo legati nonostante i mutamenti sfavorevoli. 3) L’ambientalismo da ignoranti con la pancia piena che rinnega la nostra tradizione scientifica: “La sfida più urgente è mantenere sano il nostro pianeta. Questa è la più grande responsabilità e opportunità del nostro tempo. Voglio che l’Europa diventi il primo continente climate-neutral del mondo entro il 2050. Per farlo, dobbiamo fare scelte forti tutti insieme. Il nostro obiettivo attuale di riduzione delle emissioni del 40 per cento entro il 2030 non è sufficiente. Dobbiamo andare oltre. Dobbiamo volere di più. Abbiamo bisogno di un approccio a due livelli per ridurre le emissioni del 50 se non del 55 per cento entro il 2030. L’Europa guiderà negoziati internazionali per aumentare il livello di ambizione di altre economie importanti entro il 2021. 4) il piagnisteo sui poveri migranti mentre i cittadini europei precipitano nella crisi: “Lo stato di diritto è universale. Si applica a tutti. Negli ultimi cinque anni, più di 17.000 persone sono annegate nel Mediterraneo, che è diventato uno dei confini più mortali del mondo. In mare c’è il dovere di salvare vite umane e nei nostri Trattati e convenzioni c’è il dovere legale e morale di rispettare la dignità di ogni essere umano”. Ecc. ecc.
Questa Ue è un fallimento su tutta la linea e nel suo orizzonte ha il declino. La barca sta affondando mentre la sua classe (s)governante se le suona e se le canta come sul Titanic. Tuttavia, L’Ue e l’Europa non sono la stessa cosa. Se muore l’Ue l’Europa non resterà scoperta ma ritroverà se stessa negli atavici legami millenari, nei drammi e nelle imprese che l’hanno resa centrale negli avvenimenti dei secoli passati. Siamo rimasti troppo lontani dalla battaglia e siamo sprofondati in questa penosa inedia che genera panciafichismo e sogni di debolezza. La pace duratura, assicurata da contendenti lontani e vicini, ci ha appesantiti e ora soffochiamo nel nostro stesso vomito. L’Europa è stata grande nella tragedia e siccome questa tornerà ad avanzare, con o senza il nostro consenso, è meglio che ci prepariamo ad affrontarla corazzandoci di una visione autonoma. “Sai che cosa diceva quel tale? In Italia sotto i Borgia, per trent’anni, hanno avuto assassinii, guerre, terrore e massacri, ma hanno prodotto Michelangelo, Leonardo da Vinci e il Rinascimento. In Svizzera hanno avuto amore fraterno, cinquecento anni di pace e democrazia, e che cos’hanno prodotto? Gli orologi a cucù”.
Chi vuol fare l’uccellino sia messo da parte.

Si chiariscono i ruoli, di GLG

LAGRA2

I “porti chiusi” sono un successo e i migranti vanno in Libia per lavorare

un articolo molto preciso e con dati rivelatori. Tutte cose che non si sentiranno mai in questa verminosa TV e stampa italiana in mano agli “infetti”. Invito comunque l’unico giornale al momento accettabile, “La Verità” (che oggi ha pubblicato un bell’articolo di Piero Laporta, su altro argomento), a fare di più per diffondere notizie come quelle qui scritte. L’unico commento che per il momento faccio è il seguente: dal primo giorno dell’attacco di Aftar a Tripoli ho sostenuto che non c’era alcuna intenzione “definitiva”. E non c’è “guerra civile” in Libia, solo un conflitto a bassa intensità, con manovre e contromanovre di potenze e subpotenze (mentre in Siria questi giochi sono già da alcuni anni non risolti totalmente, ma certamente largamente “stoppati”). E basta con la fuga dalla Libia di poveri affamati, che pagano invece migliaia di dollari ai vari criminali (non solo gli scafisti, ma tutta la filiera che arriva fino ai vergognosi centri d’accoglienza, fra cui primeggiava quello di Riace), come ha dimostrato un bel servizio ieri sera a “Quarta Repubblica” di Porro.
E adesso alla “meravigliosa” elezione (con 9 voti di maggioranza) della successora di Juncker (vi piace il mio “femminile”, è abbastanza “antisessista”?). La maggioranza è stata garantita dai 14 voti dei pentastellati, i governativi italiani, di cui il gioco è ormai chiarissimo: tentativo di logorare la Lega, prenderne un po’ di voti per riuscire a portare avanti il “primo forno”, quello dell’alleanza tra “sinistri” e “5 stelle”, con il supporto del “partito” Conte-Tria-Moavero, ben legati a chi dovreste sapere. Dall’altra parte, troppi ritardi di FdI nelle sue manovre con Toti, i cui risultati la Lega sta attendendo. Intanto, a livello europeo, quelli del gruppo di cui fa parte FdI (i polacchi) hanno votato per la tedesca Van….ecc. ecc. Una situazione veramente “chiara e definita”. Vedremo, credo, in pochi mesi come andrà a finire. Intanto, in Italia l’“infezione” continua ad occupare tutta l’informazione e una parte importante dei “Servizi”. Non si muove nessuno in altri importanti apparati di Stato?

Governo debole sotto attacco, di GLG

gianfranco

Qui

Qui

due eventi ben diversi e di diverso peso e significato. Tutti e due però positivi secondo la mia opinione perché chi cercherà contro di essi soluzioni “morbide” dimostrerà di non avere le “palle” giuste per condurre questo paese. Preciserò poi un’ulteriore questione. Vedo questa UE come l’annientamento della nostra stessa civiltà. Per cui l’opposizione ad essa dovrà attuare in tempi non pluridecennali qualcosa di estremamente violento. Così pure, per altro verso, giudico un Lerner (e quelli che lo coadiuvano nel programma) una fastidiosa infezione, che va combattuta con i metodi che si usano di fronte a simili eventi. Tuttavia, le forze che attualmente dovrebbero contrastare queste forze mortifere sono comunque filo-Usa (sia pure di un diverso establishment rispetto a quello più marcio e delittuoso rappresentatosi in Obama/Hillary Clinton) e sono ottusamente anticomuniste (e ossessionate dal vedere comunisti dappertutto). Questo indebolisce a mio avviso la funzione di risanamento che dovrebbero svolgere le opposizioni a questa UE e a questa “sinistra” italiana. Per questo ho parlato di cura omeopatica.
Il vero comunismo è cosa che ormai appartiene al passato. Per quanto mi riguarda, in quel passato ha fatto cose tutt’altro che disprezzabili; io comunque le considero tuttora positive. Non al 100% perché zone d’ombra esistono sempre, nulla è perfetto; tuttavia, è stato un tentativo fallito, ma per tanti versi encomiabile (questa la mia opinione). Non accetto quindi che ci si ponga dalla parte degli Stati Uniti (sia pure in modo differenziato) né che si voglia cambiare la storia nel senso di considerare mostri quelli che sono ormai consegnati al passato. Se ci limitiamo allo stretto “presente” della nostra squallida situazione, non posso che invitare a regolare infine i conti con la UE e con questa nostra “sinistra”, smettendo di considerarla “rossa”; non è nemmeno una blanda socialdemocrazia, è solo il marciume che deve essere eliminato dalla nostra società, è la cloaca dove tutte le defecazioni dei suoi immondi rappresentanti (maschi e femmine) finiscono. Chi sarà in grado di svuotarla fino all’ultimo grammo?

L’Europa si salva con la Russia.

il ratto d'europa

Nell’ultimo numero di Limes si parla di Antieuropa. Questo termine, secondo me azzeccato, si riferisce ad una struttura di governo del Continente costruita esclusivamente su interessi egemonici esterni allo stesso. L’Antieuropa, cioè l’Ue, ha una matrice americana, in quanto tale è contro gli Stati europei che vedono derubricate le proprie istanze a favore della geopolitica statunitense. Nel suo editoriale, Caracciolo rammenta che i due pionieri dell’Ue, Schuman e Monnet, erano in sostanza due agenti transatlantici, due congiurati di Washington che rispondevano alle mire conquistatrici di questa anche se ammantavano i loro discorsi di spirito cosmopolitico ed europeistico. Ciò  dovrebbe bastare a far capire che l’Unione Europea non è un soggetto riformabile, esso può essere solo abbattuto e sostituito con un vero progetto indipendentistico che risponda alle esigenze multipolaristiche della fase storica. Di questo abbiamo già scritto con La Grassa, proponendo un asse Berlino-Mosca-Roma per la rinascita di un reale contropotere nel Vecchio Continente atto a ridisegnare i destini dei popoli che lo abitano.
Sulla rivista già citata, in questa direzione, c’è un intervento piuttosto interessante a firma di Vitalij Tret’jakov, intitolato “Senza la Russia l’Europa non si salverà”.
Riporto i passaggi piu’ stimolanti (poiché non tutto è condivisibile del pezzo) e che rispecchiano il mio punto di vista: “Il Vecchio Continente può sopravvivere se si riunirà a Mosca. Ma dovrà abbandonare arroganza e padrone americano, ricalibrare il concetto di democrazia… L’Europa e la Civiltà Europea si trovano a un passo dalla morte; sono in pochi oggi a dubitarne.
Purtroppo, le ricette per il salvataggio che si sentono risuonare più forte nella stessa Europa (vale a dire, l’Europa meno la Russia) sono o lacunose o prive di prospettive nella loro dogmaticità neoliberale, ovvero nella loro essenza antipopolare.
A mio avviso, è evidente che la Russia sopravvivrà anche senza questa Europa. Tuttavia, non isolo così deliberatamente l’Europa dalla Russia, o la Russia dall’Europa, come fanno gli europei più illustri, da poter rimanere impassibile davanti al destino di questa nostra parte di mondo.
Certamente, se l’Europa non rinsavisce da sé, la Russia non riuscirà a salvarla: la sindrome suicida di questa Europa si è fatta troppo potente. Tuttavia, mi sembra che la chance non sia ancora andata perduta. Provare a far rinsavire l’Europa è possibile e necessario.
…In nome della salvezza dell’Europa (intesa come civiltà europea) così come la conosciamo, stimiamo e amiamo, è necessario rivedere in maniera radicale (rivoluzionaria) ogni aspetto relativo alla politica europea in senso lato. Di seguito elenco ciò che reputo assolutamente non negoziabile e di primaria importanza.
La deoccupazione dell’Europa. La smobilitazione di tutti i battaglioni e la chiusura di tutte le basi militari Usa sul territorio dei paesi europei e pertanto, più ragionevolmente, il semplice scioglimento della Nato. L’Europa deve smettere di essere un vassallo militare degli Usa.
L’esclusione dall’Osce, come minimo, di Usa e Canada, o ancor meglio la com-pleta soppressione di questa organizzazione, in quanto essa ha tradito la sua missione primigenia. Complessivamente, queste due misure comporteranno, se non una totale, quanto meno una radicale de-americanizzazione dell’Europa.
È necessario sciogliere l’Unione Europea in quanto formazione burocratica sovranazionale ormai deceduta, che per giunta non riflette gli interessi, non solo di tutte le nazioni europee, ma nemmeno di molti membri Ue. L’Unione Europea collasserà da sé con la stessa inevitabilità, negli stessi termini temporali e per lo stesso ordine di ragioni per cui collassò l’Unione Sovietica – un’Unione Europea numero 1, sorta cent’anni fa nell’Est dell’Europa. Ma questa volta sarà un collasso incontrollato, con i relativi eccessi e conseguenze.
La riunificazione dell’Europa. Gli europei occidentali non solo hanno permesso di vedere la propria parte d’Europa americanizzarsi, ma hanno anche privatizzato il nome storico dell’Europa, considerando Europa solo ciò che coincide con l’Unione Europea e la Nato e isolando da sé tutto ciò che non rientra in queste due organizzazioni, in primo luogo la Russia. È giunto il tempo di riunire Europa e Russia, poiché è questa la vera, completa e piena Europa, la vera civiltà europea (tra l’altro, estesa attraverso la Russia in Asia, fino all’Oceano Pacifico).
…elaborazione di una nuova architettura politica dell’Europa, in particolare di un’idea di Organizzazione delle nazioni europee (One). Ritengo doveroso sottolineare che i soggetti principali della politica intra-europea saranno solo e soltanto le nazioni sovrane europee (situate in Europa).
È necessario porre e stabilire giuridicamente il divieto di interferire reciprocamente negli affari interni tra Stati europei, nonché il divieto per qualsiasi Stato non- europeo di interferire negli affari interni degli Stati europei e negli affari intra-europei (compresi divergenze e confitti tra Stati membri).
Allo stesso modo le nazioni europee dovranno impegnarsi pubblicamente a non interferire negli affari interni di qualsiasi Stato situato al di fuori dell’Europa. Tale intromissione sarà possibile in casi eccezionali e soltanto su richiesta dei legit- timi governi di tali Stati o su risoluzione del Consiglio di Sicurezza Onu.
Le nazioni europee dovranno promuovere una riforma dell’Onu: il Consiglio di Sicurezza, dopo la riforma, dovrà formarsi su base continentale o su criteri di appartenenza culturale.
… La storia del mondo non si è fermata, nemmeno quella dell’Europa. La marcia della storia è un costante cambiamento dei confini, la comparsa e la scomparsa di Stati. Pertanto, è necessario creare all’interno dell’One un organo apposito: il Consiglio degli Stati non riconosciuti e dei territori europei contesi, con una rappresentanza per ognuno di questi Stati e territori.
Imperativo categorico è la creazione tra gli Stati europei occidentali e la Russia di un cordone di Stati neutrali, che nei successivi quindici anni non avranno diritto a partecipare ad alcun blocco militare internazionale, sia intraeuropeo che extraeuropeo. In tale cordone dovranno rientrare: Norvegia, Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Bielorussia, Slovacchia, Ungheria, tutti gli Stati dell’ex Jugoslavia, Bulgaria, Romania, Ucraina, Moldova, Georgia. Ciò permetterà un gra-duale superamento dello storico scisma d’Europa, che ha generato molte guerre in passato.
…Il rifiuto dell’idealizzazione e dell’assolutizzazione della cosiddetta democrazia (politica), giacché mai essa si è realizzata e, per principio, non è pienamente realizzabile o non può risultare democrazia per tutti. L’abbattimento delle vetuste scenografe democratiche che mascherano il potere della classe dominante. Il rifiuto dell’ipocrisia politica democratica, la quale costituisce uno dei tratti più riprove- voli dell’Europa contemporanea.
…Il rifiuto dell’imperante traduzione della democrazia, quale «potere della maggioranza» (pur illusorio), in una democrazia dove il potere (anche effettivo) è riposto nelle mani di un gruppo minoritario costituito da ferventi zeloti dalle ambizioni totalitarie a danno della maggioranza.
Ciononostante, è naturale che non si possano negare o ridimensionare il valore e il signifcato delle forme democratiche di governo (compreso il potere statale), così caratteristiche per la civiltà europea in diverse tappe del suo sviluppo. Tuttavia, non in misura minore la civiltà europea ha saputo usare proficuamente un altro regime naturale di governo della società: il sistema di comando e controllo (nei casi limite, l’autoritarismo). Pervenire a un equilibrio ragionevole, seppur costante- mente variabile, tra questi due metodi di governo è l’autentica – e non artificiale – democrazia, ovvero un potere in nome degli interessi della maggior parte della società e della società in generale…Il riconoscimento dell’eterogeneità delle nazioni europee, dei popoli, delle loro culture, lingue, tradizioni, comprese le tradizioni politiche, come valore fondante dell’Europa quale comunità di nazioni e quale civiltà. Nessuna nazione deve essere costretta a rinunciare alle proprie particolarità nazionali, siano esse ideologiche o politiche. A nessuno può essere imposto di conformarsi a una determinata formazione politica, a un regime, a un’ideologia o filosofia politica. La standardizzazione, ovvero l’omogeneizzazione sistematica, della vita delle nazioni e dei popoli europei è il meccanismo che conduce al graduale deperimento della civiltà europea…I cittadini di nazioni che un tempo possedevano colonie in tutti gli altri continenti del pianeta con tutte le conseguenze del caso, compreso lo sterminio di massa della popolazione locale e la tratta degli schiavi, non possono permettersi di insegnare agli altri la tolleranza, la democrazia, i diritti umani e altre cose del genere. Non hanno il diritto morale di insegnare ad altri popoli e a governi più giovani l’umanesimo, la misericordia, le virtù civili e politiche … L’Europa e la civiltà europea nella loro condizione attuale non possono essere salvate senza la Russia, escludendo la Russia o, ancor peggio, nello scontro con la Russia e in guerra contro di lei. Chi la pensa diversamente è ignorante, stolto o un provocatore (e non sono pochi nell’Europa orientale), o ancora un membro fedele (di principio o meno) del partito degli atlantisti, o, ancora meglio, un semplice schiavo docile e privo di volontà al soldo degli Usa. Proprio oggi l’Europa deve, infine, unirsi, in tutta la sua eterogeneità e in tutto il suo volume geografico e storico, alla Russia – la più grande, e sempre più europea della stessa Europa, parte della civiltà europea. Non si parla, chiaramente, di una mitica «casa comune europea», costruita su modello europeo occidentale o secondo progetti neoliberali, nella pratica governata da Bruxelles, Berlino o Londra…”

Ecco, questi pochi elementi alquanto ragionevoli, pur se da sviluppare, approfondire ed estendere ad altri presupposti, rappresentano dei principi sani per dare all’Europa (e alla Russia) il posto che meritano (ma che si devono riguadagnare dopo decenni di sfaceli) sulla scacchiera mondiale.

E’ un “vaste programme” ma qual è l’alternativa? Ci sentiamo di aderire a tali intenzioni espresse dall’analista russo. Rovesciare la dominazione americana non è un compito semplice per questo bisogna letteralmente annientare l’Ue, le sue classi dirigenti compromesse con gli Usa, essendo lo spazio in cui agiamo una gabbia nata più di 60 anni fa per diretto impulso dei vincitori della II Guerra Mondiale. I cosiddetti padri fondatori dell’Ue erano a libro paga dei servizi segreti americani e hanno realizzato un incubo più che un sogno. Per rompere il sortilegio occorre riavvicinarsi al principale antagonista di Washington, la Russia. Deve essere inaugurata una nuova politica di intese tra est ed ovest per rompere l’isolamento russo e sganciare l’Europa dalla dipendenza americana. Questi primi passi, da attuare con cautela, sono possibili perché il declino americano, seppur relativo, è un fatto. Il multipolarismo è un processo storico oggettivo e inarrestabile ma il mutamento dei rapporti di forza ed il ribilanciamento della potenza, dipende anche da fattori soggettivi. La Storia spalanca delle finestre ma per passarci attraverso bisogna “osare”, ed essere strategici. Ormai, anche muovere un dito in questo mondo in ebollizione genera scosse da tutte le parti. È l’oggettività della situazione conflittuale. La sorte dei conflitti dipende però anche dal l’intelligenza soggettiva degli attori in campo. Il mondo è aperto ad ogni possibilità.

UN’ALTRA PUGNALATA ALL’ITALIA

SudItaliabordello

 

Strano modo di tutelare il nostro interesse nazionale quello della Lega. Il Corriere della Sera riporta una nota da Palazzo Chigi, vergata dal movimento di Salvini, in cui si afferma che: “nelle ultime settimane il governo, condividendo la crescente preoccupazione in termini di cybersecurity da parte della comunità internazionale inclusi USA, G7 e la stessa Commissione europea ha lavorato all’ ampliamento del Golden Power con particolare riferimento allo sviluppo della tecnologia 5G”.
Quest’ultima, come abbiamo già scritto, comporta uno sviluppo accelerato in settori importanti ma, evidentemente, gli Usa non sono affatto contenti dello scenario e quindi si stanno frapponendo tra i cinesi, che detengono il primato di detto sistema, e i loro possibili interlocutori. Possiamo immaginare che il viaggio di Giancarlo Giorgetti a Washington, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio in quota leghista, di fine febbraio, servisse a discutere anche di questo dossier. Dico anche perché in realtà avranno esaminato cose molto più serie, come politica estera, intelligence, ecc. ecc. Tutti temi sui quali tra noi e gli Usa esiste da tempo una ”dialettica”, quella servo-padrone. Non sarà stato il viaggio “culturale”, al di là dell’Atlantico, di Napolitano del 1978, che di fatto sancì lo spostamento di campo del Pci sotto l’ala statunitense, anticipato dalle dichiarazioni di Berlinguer del ’76 circa “l’ombrello Nato”, ma il momento storico suggerisce che qualcosa di grosso aleggia nell’aria, viste le trasformazioni politiche in corso a livello geopolitico. La mutata azione americana rifarà i connotati alle sue tradizionali sfere d’influenza, ricalibrando o sconvolgendo le precedenti formule.
Infatti, le dichiarazioni leghiste gridano vendetta e costituiscono l’ennesimo tradimento ai danni di questo pauvre pays. Siamo dominati da più di settanta anni dagli americani, in tutti i settori chiave e negli assetti strategici, ma si arriva a paventare di un pericolo cinese ancora inesistente nei fatti. Ieri temevamo i gialli per le merci a basso costo ora siamo terrorizzati dai loro progressi. Se vanno oltre l’involtino dobbiamo stare attenti al mandarino. Qualcosa non quadra nelle narrazioni di questi difensori della patria dell’ultima ora che fino a ieri volevano resecare l’Italia, isole comprese.
Vorremmo però ricordare ai nostri governanti del cambiamento che i principali problemi della cosiddetta cybersecurity in Europa sono venuti tutti da oltreoceano. Gli yankee hanno intercettato chiunque sul vecchio continente, ai livelli apicali di Stati e governi, facendo scoppiare scandali che però non si sono risolti in nulla, proprio perché questi controllano l’Ue “manu militari” e con spie sparse ovunque. La stessa Unione Europea è una loro creazione. Lo è dai primi passi di una integrazione forzata e gestita ideologicamente (con l’ingombro statunitense legittimato retoricamente per impedire il ritorno delle dittature) all’indomani della II Guerra Mondiale, pilotata dalla Cia, dal Fbi e dagli stessi militari che impiantavano basi ovunque fosse utile farlo. I grandi padri fondatori dell’Europa erano tutti finanziati dallo “straniero” e i loro nipotini sono ugualmente comprati o minacciati, a seconda del loro grado di sudditanza.
Questa è la realtà, ma qualcuno ha ancora davanti agli occhi una grande muraglia immaginaria che ci costerà sempre più cara, in termini di autonomia ed indipendenza, da Lisbona a Vladivostok.

Sempre venduti agli Usa, di GLG

Italia-USA-Bandiera

SEMPRE VENDUTI AGLI STATI UNITI

Perché non può esistere un’Europa unita in contrapposizione con gli Stati Uniti

 

Ecco gli eredi dei vecchi padri dell’Europa pagati dagli Stati Uniti:

https://www.italiaoggi.it/news/la-ue-fatta-nascere-dalla-cia-2053384

Questi nuovi sono anche peggiori dei precedenti. Sono i veri annientatori della nostra antica civiltà europea, di cui l’Italia è stata sicuramente un pezzo importantissimo (si pensi anche soltanto alla nostra arte e ai monumenti e antichi borghi e via dicendo). Abbiamo a che fare con autentici traditori di tutta la nostra lunghissima storia. Devono essere svergognati e tolti dalle loro cattedre e da posti di responsabilità. Annienteranno tutto il nostro passato in quanto massimamente servili verso lo straniero secondo, purtroppo, una lunga tradizione di ampi settori intellettuali e politici italiani; da lungo tempo coadiuvati da quelli che chiamo “cotonieri”, gli imprenditori che hanno combattuto (ed eliminato) gente come Mattei e hanno progressivamente indebolito l’industria pubblica, già creata dal fascismo, ma indubbiamente rafforzata (con Finmeccanica nel 1948, l’ENI nel 1953 e l’Enel nel 1962) da alcuni settori democristiani, poi battuti dalla sedicente “sinistra” di tale partito assieme ai piciisti e postpiciisti, postisi in piena combutta con certi settori americani (in cui fa spicco un uomo come Kissinger, che parlò di un suo “comunista preferito”, ben noto) fin dall’inizio degli anni ’70. Il “caso Moro” e via via fino a “mani pulite” (operazione posta in atto dopo il crollo del sistema detto “socialista”, URSS compresa) sono eventi cruciali del totale passaggio al più bieco servilismo verso gli USA. Oggi nessuno si oppone a ciò. Basti vedere la Lega, schiacciata esattamente come i piddini, sull’appoggio alla politica USA di più pressante asservimento del Sud America. Non c’è schieramento politico o industriale che oggi riprenda un minimo di politica autonoma. C’è solo lotta acuta fra schieramentiper porsi nelle condizioni di servitori migliori e di godimento degli emolumenti che i padroni pagano ai loro più fedeli. E c’è anche una rottura interna ai padroni per la migliore strategia da attuare ai fini dell’asservimento totale. Occorre una vera “rottura” rispetto a queste bieche accozzaglie di servi particolarmente laidi e che hanno di gran lunga superato in abiezione, infamia e corrompimento di ogni valore i vecchi servitori della prima Repubblica.

 

Le potenzialità dell’asse

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La manovra è passata in Senato. Dentro ci sono “quota 100” per le pensioni ed il reddito di cittadinanza. Mancano i dettagli, ma pare che i fondi a disposizione per tali riforme non siano quelli annunciati. Vedremo in cosa si concretizzeranno le due iniziative del Governo che gli italiani considerano il “minimo sindacale”, dopo anni di vessazioni economiche ai loro danni. Bruxelles ha ottenuto i suoi tagli ed una vittoria politica che l’Esecutivo doveva evitare andando ad uno scontro ancor più duro, data la situazione di debolezza degli organismi europei. Tuttavia, è inaccettabile che autentici traditori della patria, ex Presidenti della Repubblica o del Consiglio, parlino di democrazia tradita e di dettatura dei provvedimenti da parte della Ue. Proprio loro che hanno fatto strame dell’Italia al fine di sottometterla ancor più pesantemente a voleri extra-nazionali, usando la democrazia come il cesso di casa, utile solo ai loro infimi bisogni. Il coro dei tromboni, che ha già affossato la Penisola, aggiunge inoltre che a causa delle scelte di Lega e 5S non ci sarà crescita ma ulteriore depressione dell’economia del Belpaese. In realtà, è la crisi globale che non si è conclusa, come abbiamo scritto tante volte. Tutte le economie capitalistiche sono in difficoltà, anche quelle che non appartengono all’area occidentale e che negli anni passati hanno avuto tassi di crescita a due cifre, come quella cinese. Il sistema globale è in sregolazione per l’assenza di un unico centro coordinatore, essendo ormai entrato il mondo in una stagione multipolare in cui far da se è più sicuro che andare al rimorchio della vecchia superpotenza. E’ una fase che La Grassa ha paragonato a quella del 1873-96: “si tratta di una sostanziale (lunga) stagnazione, non di un vero e proprio brusco tracollo economico-finanziario. Normalmente, si considera quel periodo storico come la fase di passaggio dal capitalismo di prevalente concorrenza a quello di prevalente mono(oligo)polio. Una fase non caratterizzata da troppo gravi sconvolgimenti (e arretramenti) economici, ma da ritmi di sviluppo estremamente bassi interrotti da inversioni di tendenza di non drammatiche dimensioni. Insomma, un’epoca il cui trend dovrebbe essere rappresentato graficamente da una linea quasi orizzontale”.
Da questa situazione non si esce con i palliativi ma si possono fare, certamente, più danni dando retta ai cialtroni dell’austerità, quelli che continuano a blaterare di pareggi di bilancio e parametri di sicurezza economica da non sforare, o altre amenità. Puntare su politiche espansive della domanda è l’unica per non annegare del tutto, ben sapendo però che, da un simile quadro di problemi, si viene fuori esclusivamente con azioni di immane coraggio politico, ovvero quelle in grado di ribaltare le ataviche abitudini di un’intera epoca storica. Occorre in sostanza partire da rinnovate partnership internazionali per rompere la gabbia d’acciaio in cui ci si trova confinati. Noi abbiamo parlato di nuovo asse Berlino-Roma-Mosca, ma si tratta di un’indicazione di massima che può e deve includere altre formazioni sociali che condividano una necessaria trasformazione degli assetti mondiali. Questi sono gli unici veri cambiamenti che possono riscrivere il destino dei Paesi nella transizione epocale in atto.’’’

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