TRA LA FED E LA BCE (G. DUCHINI)

euro

Anzitutto c’è un antefatto da non sottovalutare e da tenere sempre presente: la Bce è indissolubilmente legata alla Fed nel senso che da quest’ultima dipende; più esattamente la Fed detta la linea di direzione entro cui la Bce può muoversi con un certo grado di autonomia, pur essendo a sua volta sottoposta ad un vaglio dI ultima istanza, al di fuori del quale non si può andare, pena una destituzione immediata dei responsabili preposti alla guida della superbanca. E’ altrettanto ovvio che esiste una catena di trasmissione che lega in modo indissolubile la Fed alla Bce con “uomini in carne ed ossa” cresciuti a pane e banche; esemplare è il caso di Mario Draghi (Presidente della Bce) che si è fatto le “ossa” in qualità di manager della Banca d’affari americana Goldman Sachs.
Da questo antefatto possono discendere varie considerazioni in ordine a quanto è successo in questi ultimi tempi.
Il Diktat posto dalla Fed a Mario Draghi è un processo di normalizzazione delle politiche monetarie per superare un impasse dovuto ad una troppa bassa inflazione dell’euro. Nella disposizione imposta dalla Presidente della Fed (Janet Yellen) c’è un definitivo abbandono della lotta contro la tendenza deflazionistica ingaggiata da Mario Draghi in una sorta di graal irraggiungibile.
E’ in atto un duello a distanza tra la Fed e la Bce e cioè tra le due banche Centrali maggiori dell’occidente, nel senso che la prima difende la politica monetaria Usa e l’altra è custode della moneta unica europea. Il gioco è quello dei tassi d’interesse. La Fed dovrebbe alzare i tassi di interesse, insieme all’annunciata riduzione del proprio bilancio con la conseguente limitazione della liquidità sul mercato. La Bce dovrebbe mantenere i tassi a zero con un restringimento del Qe(1). Ma dietro questo duello si nasconde la reale partita del contendere. La Fed vuole arrivare in tempi relativamente brevi ad una sostanziale crescita dell’economia Usa che sta crescendo più lentamente del previsto. Occorre una più incisiva inversione di tendenza di Draghi che è troppo attardato sulla politica a tassi a zero e con una Bce che continua ad acquistare titoli di Stato. Questa situazione ha frenato in Usa la rivalutazione del dollaro e spinto al rialzo le Borse, anche se presto potrebbe cambiare tutto sul fronte del reddito fisso dove i titoli di Stato acquistati dalla Bce rischiano di perdere valore per allinearsi ai nuovi più alti rendimenti.

L’unico problema alla rottamazione del Qe è l’incertezza politica che grava su Eurolandia, gli esiti elettorali poco favorevoli per la Germania, la questione catalana, la mancata formazione di una coalizione di governo nei Paesi Bassi, fino alle elezioni in Italia nel 2018. Non è escluso che il Qe continui ad operare dimezzato per altri nove mesi, senza dare un’indicazione precisa su quando verrà posta la parola fine agli acquisti, non senza dimenticare che Usa, Gran Bretagna ed altre banche centrali si accingono a ridurre i rispettivi Qe.
GIANNI DUCHINI

(1) “ Ecco perché una Banca centrale interviene: alzando i tassi, spinge le banche private a chiedere meno liquidità alla banca centrale e, di conseguenza, a prestare meno soldi a imprese e famiglie, già reduci da un eccessivo ricorso all’indebitamento. Quando invece l’inflazione è molto bassa (o quando addirittura accade il fenomeno opposto ovvero quando i prezzi dei beni e servizi diminuiscono, la cosiddetta deflazione) una Banca centrale tende a tagliare i tassi, rendendo più accessibili i prestiti all’economia. Regolando il costo del denaro una banca centrale cerca quindi di regolare la quantità di prestiti elargiti dal sistema finanziario all’economia reale in modo tale da evitare situazioni di frenata o di surriscaldamento dell’economia. Esattamente come si regola la temperatura in un appartamento con un termostato.” Da “ Il Sole 24 Ore”.

L’indipendentismo catalano di A. Terrenzio

europa

 

Il referendum per l’indipendenza della Catalogna ha generato una serie di polemiche contro la decisione di Madrid di inviare migliaia di agenti della Guardia Civil, per impedirne il regolare svolgimento.

L’intervento delle forze di polizia del governo centrale ha dato il via ad una serie di proteste contro la presunta mancanza di liberta’ e richiami al regime franchista.

Tuttavia, la favola dell’indipendetismo catalano trova la sua ragion d’essere in questioni esclusivamente di carattere economico/amministrativo.

Ma siamo sicuri che tale richiesta di sovranita’ sia cosi’ genuina?

Si sarebbe portati ‘naturaliter’ a sostenere la causa delle liberta’ di ogni popolo contro un potere centrale soverchiante, che ne ostacola il processo di autodeterminazione, ma il caso catalano non e’ il solo a nascondere delle insidie e delle pressioni messe in moto da agenti esterni, per alimentare quel processo di indebolimento degli Stati nazionali, funzionale allo stato di subordinazione dell’Europa.

Inoltre, le classi politiche catalane, sono perfettamente allineate con Madrid nel perseguire un indirizzo filo-europeista, ad appoggiare tutte le sue politiche in materia economica e a favorire le politiche di aperture all’immigrazione.

Dietro la sindaca di Barcellona pare ci siano organizzazioni in area Soros Foundation, una Boldrini ‘in salsa catalana’, appare sempre in prima fila quado si tratta di promuovere le cause dell’agenda mondialista: diritti ai migranti, cambiamenti di sesso e famiglie allargate.

Una eventuale formazione di uno Stato Catalano, non andrebbe quindi contro l’UE e le istituzioni che ci governano ma solo a frammentare ulteriormente la gia’ traballante formazione comunitaria.

In un’intervista G. La Grassa, il professore marxista, ha dato il suo sostegno al referendum, non tanto per la causa catalana in se’, quanto perche’, a suo dire, essa contribuirebbe a ‘scompaginare il quadro’ e ad aumentare il caos di questa Unione, guidata da servi senza nessuna volonta di potenza.

In altre parole, tale situazione di scollamento, alimenterebbe lo stato di crisi che, se prolungato, faciliterebbe l’emersione di forze davvero dure pronte a mettere ordine in questo caos.

Tuttavia, non si puo’ far a meno di notare che a favorire tale stato di caos siano le agenzie mondialiste, con sede operativa al Pentagono, che spesso in passato si sono servite di cause autonomiste e autodeterminismi vari (vedi Kosovo) per perseguire disegni di destabilizzazione

A tal proposito, Sebastiano Caputo, in un suo editoriale sul Giornale.it fa notare come le élite’ di Washington abbiano abbandonato L’Arabia Saudita ed il Wahabismo al loro destino, poiché’ alleati poco affidabili, in declino tra i popoli musulmani, e abbiano giocato la carta dell’etno/regionalismo. La formazione di uno Stato Curdo filo-americano, situato tra Turchia, Iran e Russia, principali competitori nella regione, e’ la prova di tale strategia applicata nel teatro mediorientale.

Ecco perché nutriamo qualche sospetto verso presunte cause ‘nobili’ e romantiche come l’autodeterminazione dei popoli’, specie in questa fase strategica dove le ‘piccole patrie’ sembrano tornare di moda.

Inoltre, non possiamo non rilevare un’altra contraddizione che emerge tra la volonta’ di tenere compatta l’UE, ricorrendo a manovre autoritarie e repressive, e quelle di chi ne vorrebbe la frammentazione.

La politica di quest’UE e’ diretta emanazione degli interessi americani, ma gli interessi americani sono variegati e divergono molto in questa fase in cui i vecchi poteri democratici sono in lotta con quelli trumpiani. Il momento storico è ancora di difficile discernimento.

DENUNCIAMOLI SENZA SOSTA, QUESTI VENDUTI, di GLG

gianfranco

Qui

E’ bene riportare periodicamente alla memoria com’è nata questa non a caso ignobile Unione Europea di semplici servi. Guardate bene i nomi di chi vi è implicato alle origini, tutti i più alti leader dei massimi paesi europei.
Divertente – si fa per dire – il nome di Leon Blum [[Socialista, fu uno dei dirigenti della Sezione Francese dell’Internazionale Operaia (SFIO) e presidente del Consiglio dal 4 giugno 1936 al 29 giugno 1937 e dal 13 marzo al 10 aprile 1938, nonché Capo del Governo provvisorio della Repubblica francese dal 16 dicembre 1946 al 22 gennaio 1947. Ha segnato la storia della politica francese per aver rifiutato l’adesione dei socialisti alla Terza Internazionale comunista nel 1920 e per essere stato il presidente del Consiglio del Fronte Popolare nel 1936.]]. Avete capito? Dirigente di una sezione dell’Internazionale Operaia; questi erano i “socialisti” dell’epoca, con la quale i comunisti hanno costituito Fronti Popolari per contrastare il fascismo. Mi pare logico che sia finita com’è finita. Chi “va con gli zoppi” – con chi si vende facilmente ai dominanti di altri paesi – “impara a zoppicare”.
Il ricercatore americano ha scoperto nel 2000 i documenti di questa operazione decisiva per le sorti europee; e tuttavia ancora adesso tutto è sempre sotto traccia. Ogni tanto appare qualche notizia (non certo in TV), ma non è a conoscenza di una massa di rimbambiti che seguono giornalisti, conduttori, politicanti, tutti di quella parte politica erede della “vergogna” in trasmissioni che fingono oggettività e sono invece una collezione di bugie e annientamento della storia effettiva. Siamo in mano a doppiogiochisti da decenni e decenni; e oggi più che mai. E poi questi svergognati parlano di populisti, di chi riecheggerebbe il nazifascismo; mentre invece nemmeno questi ultimi si spendono nel riportare a galla certe verità. Per il momento restiamo nell’abiezione più profonda. E non si sa quando apparirà il “castigamatti”, che non dovrà avere reminiscenze né fasciste né comuniste; semplicemente dovrà liberare i nostri paesi da coloro che li hanno consegnati ai “liberatori” americani perché ad essi si sono venduti per godere i loro favori. Per il momento agiscono ancora indisturbati. Almeno denunciamoli a ripetizione e diciamo chi sono.

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OCCORRERA’ UN “TERREMOTO” DI MASSIMO GRADO, di GLG

gianfranco

1. Diventa sempre più difficile capire e seguire quella che appare una imbecillità dilagante in ambiti vari. Quando leggo che si è abbattuta negli Usa una statua del generale Lee, cosa potrei dire; resto proprio senza parole. Poi sento che si vorrebbe fare altrettanto per Cristoforo Colombo, la cui unica colpa (del tutto inconsapevole) è di aver scoperto l’America; ma anche questa è una semplice battuta, che vuol essere demenziale al punto giusto per potersi adeguare al clima di idiozia diffusa. Non parliamo di tutto il cosiddetto “politicamente corretto”, che sta arrivando ai suoi vertici un po’ dappertutto ma particolarmente in Italia, raggiungendo vertici “sublimi” nel trattare del fenomeno della recente massiccia migrazione, seguita al processo messo in moto dall’Amministrazione Obama soprattutto a partire dal 2011 con l’orrenda “primavera araba” e la criminale aggressione alla Libia (mediante sicari di pari “statura morale”).
C’è stata una mutazione di quella che si continua a definire “sinistra”. Tuttavia, questo può valere al massimo per l’Europa e in modo del tutto particolare per il nostro paese, dove una simile “sinistra”, a partire dagli anni ’70, è stata rappresentata maggioritariamente dal partito comunista, che ha iniziato la sua più accentuata degenerazione in quegli anni; poiché negli anni ’50 e ’60 i comunisti non si definivano minimamente sinistra. Destra e sinistra erano considerate correnti – una detta conservatrice e l’altra riformista – dei poteri dominanti (a quel tempo si parlava ancora di borghesia, invece già tramontata da tempo). I comunisti del PCI si consideravano alternativi, anche se ormai con metodi pacifici e tendenti all’utilizzazione delle elezioni parlamentari, rispetto a quei poteri direttamente connessi e subordinati ai veri vincitori della seconda guerra mondiale, gli statunitensi appunto. Con gli anni ’70 e la segreteria Berlinguer, inizia la trasformazione – e il coperto avvicinamento agli Usa con “tradimento” progressivo dell’Urss – conclusasi poi dopo il crollo del sedicente socialismo (e dell’Urss stessa) con l’aperto cambiamento di campo (e della denominazione del partito) e il tentativo di divenire i più servi tra i servi europei.
Tuttavia questa storia è specificamente italiana, anche se dappertutto in Europa quel che resta dei comunisti diventa particolarmente succube del paese predominante. Interessante è la mutazione subita da quelle forze – sia politiche, ma ancor più intellettuali – che si erano dichiarate, soprattutto con il movimento del ’68, antagoniste rispetto al sistema capitalistico, considerato bieco imperialismo oppressore e affamatore dei paesi sottosviluppati (momento cruciale fu infatti l’opposizione all’aggressione americana al Vietnam del nord), che veniva tuttavia vissuto come diviso in due parti fra loro in conflitto: imperialismo statunitense e socialimperialismo sovietico. Si pensava addirittura che tra i due ci sarebbe stato un nuovo conflitto mondiale e allora, alla guisa di quanto accaduto durante la prima guerra mondiale, si riteneva urgente attrezzarsi a far scoppiare, in qualche “anello debole”, una nuova “rivoluzione del ‘17”. Solo simile, non eguale ovviamente; la “follia” dei “rivoluzionari” non arrivava a simile livello, anche perché inizialmente promossa e orientata da Servizi dell’est europeo, che intendevano servirsene per arrestare lo slittamento del PCI verso l’atlantismo, cioè gli Stati Uniti.
La speranza – abbastanza assurda; e lo dico perché la criticai fin da allora – di ricevere aiuti e appoggi dalla Cina tramontò con la morte di Mao (1976) e la fine miserevole della “banda dei quattro” (un mese dopo quella morte). Ci fu il pessimo e degenerativo sussulto del ’77, solo in Italia però, pur se qui si precipitò un discreto numero di intellettuali di altri paesi, in particolare francesi (Deleuze-Guattari, i “situazionisti”, ecc. ecc.). Nel nostro paese, pur sempre esemplare per certi fenomeni degenerativi, la maggioranza dei dirigenti politici e degli intellettuali (ruoli spesso coincidenti) delle correnti “ultrarivoluzionarie” rifluì abbastanza rapidamente verso il PCI, in sempre più scoperto avvicinamento agli Usa; si pensi al viaggio, ridicolmente detto “culturale”, del “comunista preferito” da Kissinger, avvenuto già nel ’78 in coincidenza con il rapimento e soppressione di Moro, altro evento mai “classificato” a dovere per la sua rilevanza in quella fase del processo degenerativo della “sinistra” (che ancora si denominava comunista). Rimasero sacche, inizialmente non minime, di comunisti “riformisti” (quelli del PCI ante-anni ’70) e dei gruppetti “ultrarivoluzionari”. Non a caso, dopo l’aperto passaggio del PCI (divenuto inizialmente DS) al campo occidentale, ci fu “Rifondazione comunista” e altre formazioni minori, ormai però ridotte oggi al nulla.

2. Tutta questa storia è finita, malgrado i poteri dominanti concedano talvolta qualche risonanza ai degenerati ex “capi” della “Rivoluzione” (mai nemmeno sfiorata), che ancora si fingono coerenti con tesi, la cui assurdità è appunto utilissima a questi poteri. La stragrande maggioranza delle nuove generazioni non li segue più. Quelle minoranze di disadattati e dissociati, ancora irretite da fesserie che non hanno nulla a che vedere con una qualsiasi rivoluzione, servono a dimostrare come le “teste calde” vadano “rimesse a posto”. In definitiva, come recitato in una intelligente canzone di Gaber, i “marxisti-leninisti” (e naturalmente, per un certo periodo, maoisti) divennero “cattocomunisti”. Oggi sono divenuti gli ipocriti buonisti, i “politicamente corretti” che si fregiano d’essere “progressisti”. Dove per progresso s’intende appunto la più grave e difficilmente spiegabile degradazione dell’intelligenza umana unita alla dissoluzione più totale di ogni residuo morale.
E’ però l’intelligenza in caduta abissale che fa particolarmente paura. Finora, in effetti, ho parlato soprattutto (e per cenni ancora brevi purtroppo) della degenerazione di quella che definiamo ancora “sinistra”. Tuttavia, dalla parte presunta opposta si notano forse alcuni sussulti in contrasto con l’imbecillità dei “buonisti”? Assolutamente no. Si parla ancora di comunisti, perfino con riferimento ai “pidioti” e a quelle piccole frange di finti oppositori “di sinistra” a questi ultimi. I “destri” non sanno nulla di che cosa significhi comunismo, sono di ignoranza abissale rispetto al marxismo. La teoria fondamentale di quella corrente politica, che ha caratterizzato in modo decisivo soprattutto la prima metà del secolo XX, è stata comunque abissalmente svisata e depotenziata proprio dal movimento del ’68 e seguenti “conati d’agonia”. Il marxismo ha certamente commesso errori di previsione, del tutto normali e ricorrenti in ogni interpretazione della realtà con effettivi intenti scientifici. Subito dopo la morte di Marx, è stata inoltre fatta oggetto di alcune (pesanti e tuttavia quasi inconsapevoli) modificazioni – senz’altro realistiche in base agli sviluppi capitalistici successivi alla morte di quest’ultimo e al declino dell’Inghilterra, il “laboratorio” delle sue analisi come dichiarato espressamente da lui – di cui non si è colto il valore decisivo nell’alterare quelle previsioni.
La “rivoluzione d’ottobre” non ha dato avvio ad alcuna “costruzione del socialismo” ma a tutt’altro processo storico. Si tratta di eventi che hanno comunque cambiato il mondo, hanno condotto alla fine del capitalismo che potremmo definire borghese (quello studiato e teorizzato da Marx e impropriamente ritenuto “IL CAPITALISMO” tout court). Gli Stati Uniti e la loro specifica forma di capitalismo possono essere grati anche a quei rilevanti fenomeni se hanno conquistato la loro supremazia, oggi in iniziale ribasso. Solo che, soprattutto in occidente (la sede del primo marxismo), hanno preso il sopravvento molteplici degenerazioni di quella corrente teorica e politica (alcune riformistiche, altre “ultrarivoluzionarie”), che hanno preparato la nullificazione della sua capacità interpretativa delle reali trasformazioni verificatesi: sia in sede di rapporti internazionali che di quelli sociali interni ai vari paesi delle differenti aree mondiali. E ciò ha condotto alla degenerazione e involuzione complete delle organizzazioni che ancora si ritenevano in qualche modo marxiste; soprattutto negli ultimi tre decenni del ‘900. Tuttavia, comunismo (come corrente politico-ideologica) e marxismo (come teoria mirante ad una prima analisi della differenziazione strutturale dei rapporti sociali prodottasi con la “rivoluzione industriale”) restano eventi storici di primaria grandezza e non sequenza di criminalità e assassinii come sostengono correnti liberali, che cercano di ripulirsi la coscienza dagli effettivi immani misfatti commessi dall’inizio dell’affermazione di quella forma di società detta capitalistica fino ai giorni nostri. Misfatti dei quali chi ha avuto una reale formazione marxista non si scandalizza né li considera pure mostruosità, ma li analizza nelle loro cause storiche tentando di interpretarne le reali tendenze evolutive del passato e i possibili ulteriori sviluppi.

3. Un autentico conoscitore del marxismo deve oggi ritenerlo un complesso teorico della massima importanza per l’analisi sociale, a patto però di considerarlo non una filosofia (così chiamata mentre è ridotta a pura ideologia nel suo peggiore senso di “falsa coscienza”), bensì una teoria scientifica decisamente falsificata in alcuni assunti fondamentali – primo fra tutti, la divisione della società in due blocchi contrapposti: puri proprietari dei mezzi produttivi e corpo dei lavoratori salariati “dal primo dirigente all’ultimo manovale” – e tuttavia importante per il metodo d’analisi e l’angolazione da cui si osserva la società contemporanea. E allora questo reale conoscitore del marxismo non può non constatare che è meno pericoloso quel “nemico”, pur rozzo e ignorante, che nulla ha capito di tale analisi teorica e dell’ “inseguimento” del comunismo – in realtà, mai perseguito nemmeno per un attimo se non nel colossale fraintendimento rappresentato dalla “costruzione del socialismo” dopo una serie di “rivoluzioni contadine” – quale sua conseguenza pratica.
Grave pericolo si sta invece rivelando proprio quella corrente politico-ideologica che, a partire dalla fine degli anni ’60, ha considerato il comunismo come appartenente alla “sinistra” e si è divisa, da una parte, in subdoli trasmigratori dal campo “socialista” (che non era affatto tale) a quello “capitalistico” (cioè il complesso di paesi asserviti agli Stati Uniti) e, dalla parte opposta, in “ipotetici” rivoluzionari anticapitalistici – subito infiltrati e contaminati dai gruppi dirigenti dei vari paesi in conflitto bipolare – pur essi alla fine inglobati nella “sinistra”, magari detta ridicolmente “estremista”, dove l’estremismo era soprattutto quello della sua delirante stupidità e spesso di una vera e propria svendita al nemico che si fingeva di voler “travolgere”. E oggi siamo così arrivati a queste forze “sinistre” nel senso di bieche, minacciose, dannose, male auguranti, ecc.
Mentre i “destri”, nella loro rozzezza e ignoranza, hanno un che di sincero ed esplicito, di chiaro e manifesto, i “sinistri” sono la falsità e doppiezza pienamente dispiegate. Parlano di “democrazia e “libertà” e perseguitano chiunque non pensi e dica quello che loro pretendono venga pensato e detto. Le loro “verità” assumono contorni sempre più assurdi e di imbecillità agghiacciante, segnalando così la fine di ogni benché minima intelligenza tipica dell’essere umano. Non c’è mutazione genetica, forse esiste quella antropologica, ma lascerei stare le definizioni. Bisogna semplicemente metterli in condizioni di non più nuocere e non sarà facile. In ogni caso, questa involuzione degenerativa deve essere combattuta a fondo proprio da chi ha ben inteso il comunismo e il marxismo nel loro originario significato, e non è passato dalla parte dei loro nemici rinnegandoli.
Immodestamente, sono convinto d’essere uno di questi (pochissimi). Non rinnego affatto la mia scelta comunista – con tutti i dibattiti e le “convulsioni” che si sono susseguiti in più di un secolo di storia – ma ritengo quel movimento politico un processo storico definitivamente concluso. Quelli che ancora insistono con questa solfa, ormai del tutto fraintesa, sono esattamente come gli anarchici dell’800, a volte personaggi rispettabili umanamente ma veri reperti archeologici. Sono inoltre convinto dell’importanza scientifica delle elaborazioni di Marx e di molti suoi successori (primo fra tutti proprio Lenin, un vero “intuitivo” e a mio avviso il più grande “attore” rivoluzionario degli ultimi secoli), ma si tratta di teoria ormai irrimediabilmente invecchiata e necessitante di radicali mutamenti di paradigma. Di fatto, io stesso sono uscito dal marxismo, ma aprendo una certa porta che comunque si trovava, pur magari difficilmente visibile, nei suoi muri di cinta.
Bisognerà trovare una via d’uscita dal vicolo cieco in cui ci ha cacciato una “sinistra”, ormai nemmeno più tale; lasciando pur perdere la sua origine, almeno in buona parte, dal Pci del “tradimento” e dai gruppuscoli del delirio “rivoluzionario” d’antan. Oggi simili correnti, arrivate al livello di malafede e di idiozia attuale, sono alla fine. Tuttavia, non sembrano vicine alla morte definitiva; sono, diciamo così, degli zombi. A coloro che ad esse si oppongono mancano, a mio avviso, quasi tutti requisiti necessari al rinnovamento. Potrebbero in certi casi anche vincere delle elezioni, ma non rappresentano alcuna alternativa efficace e foriera di una rinascita di questo paese. Continuiamo ad attendere l’arrivo di tale alternativa. Molti sono coloro che avrebbero potenzialità nuove; e vi sono pure tanti giovani fra costoro.
Tuttavia, non mi sembra di vedere al momento una élite coesa e capace di imprimere una effettiva svolta nell’organizzare e dare forza d’urto sufficiente a questo coacervo di gruppi “in fieri”. Continuiamo quindi nell’osservazione; con la convinzione che si dovrà comunque passare per un autentico scontro violento e con buone “perdite” da tutte le parti. Non si riconquisterà un grammo di intelligenza e di nuovo spirito “d’avanzata” senza una fase d’accurata eliminazione dei falsificatori e dei cerebralmente liquefatti.
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TRA RUSSIA E USA

RUSSIAN PRESIDENT VLADIMIR PUTIN VISITS CHINA

Il principale avversario geopolitico degli Stati Uniti d’America è sicuramente la Federazione Russa. Non la Cina, come continuano a sostenere molti analisti sviati da una visione economicistica dei processi mondiali (sono gli stessi che negli anni ’80, basandosi su dati meramente econometrici, annunciavano il nuovo secolo giapponese), né altri Paesi cosiddetti emergenti che, recentemente, hanno rallentato molto la loro corsa, non solo finanziaria ma anche politico-diplomatico-militare (Brasile, India, Sud Africa ecc. ecc.).
Che sia Mosca la vera preoccupazione di Washington lo dimostra la manovra di accerchiamento che la Casa Bianca, indipendentemente dai Presidenti in carica, applica al gigante euroasiatico. La Russia è una media potenza regionale, con una memoria da superpotenza, che può essere ancora agevolmente limitata da Washington attraverso mezzi “ibridi”. Tuttavia, in prospettiva, un’intesa tra la prima e le potenze europee (Germania innanzitutto, ma anche Francia e Italia) rappresenta una sfida diretta all’egemonia occidentale che crea ben altre preoccupazioni negli statunitensi. Impedire che si concretizzi questa possibilità è il pensiero fisso della strategia americana. Da ciò si comprende che il teatro decisivo in cui si giocheranno le sorti del mondo, nell’incipiente epoca multipolare, sarà il Vecchio Continente, attualmente governato da forze reazionarie, legate agli egemoni d’oltreoceano, le quali, nel tentativo di fermare la Storia, stanno consumando la vita di interi popoli e nazioni.
La Russia dovrà fare di tutto per uscire dall’isolamento in cui si è tentato di relegarla, dovrà rafforzarsi solitariamente mentre i suoi vicini vivono queste convulsioni da mutamento epocale e prepararsi a stringere accordi anti-monocentrici con quegli Stati europei che, condizionati dall’evoluzione oggettiva degli eventi, si incammineranno sulla strada del revisionismo geopolitico. E’ inevitabile che accada ma non sono scontati gli esiti della partita. La grande competizione per il destino degli assetti globali è ancora tutta da giocare.
Al momento, non dobbiamo però nasconderci la realtà. Mosca è messa a dura prova dalle mosse americane. Sebbene sia riuscita, momentaneamente, a proteggere i suoi interessi in Siria, in Europa ha subito qualche battuta d’arresto di troppo. Come riporta Stratfor, Paesi Baltici, Ucraina ed ex membri del Patto di Varsavia, profondamente americanizzati, sono spine nel fianco della Russia e dei suoi progetti di ripristino di una sfera d’influenza adeguata alle sue potenzialità:
Le azioni militari e paramilitari della Russia in Crimea e nell’Ucraina orientale, in risposta alla rivolta occidentale di Euromaidan a Kiev, si sono scontrate con una serie di rappresaglie…L’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico è all’avanguardia per presenza e impegni di sicurezza in Polonia, Paesi Baltici e Romania. Gli Stati Uniti e la NATO hanno aumentato la sicurezza anche per l’Ucraina, in quanto il paese sostiene le sue capacità militari per soddisfare gli standard di difesa del blocco. Kiev, nel frattempo, ha lavorato per rovesciare i ribelli filorussi nel Donbass…. Bruxelles e Washington hanno messo sanzioni sul Cremlino, in vigore da più di tre anni. Kiev ha cominciato a tagliare i suoi vasti legami economici con Mosca, instaurando un blocco economico nei territori separatisti [su iniziativa della Cia e dei consiglieri militari americani, ndt], mentre proibisce alle istituzioni finanziarie russe, come Sberbank, di fare affari in Ucraina. Inoltre, l’Ucraina ha seguito l’esempio di Stati come la Polonia ricorrendo a nuovi fornitori in Europa per soddisfare i propri bisogni energetici anziché la Russia…i controlli al confine con l’Ucraina hanno reso difficile per le merci e le persone a passare e uscire dalla Transnistria, un altro territorio che la Russia sostiene…
Non va meglio sui fronti informatici e culturali. …Il Consiglio europeo ha annunciato un framework denominato “cassetta degli attrezzi della cyber diplomazia”, lo scopo è di unificare le risposte comuni…contro gli attacchi di Mosca. L’Ucraina ha vietato i principali social media russi e i siti di posta elettronica, mentre gli Stati baltici li hanno bloccati. I legislatori a Kiev hanno superato la legislazione che limita l’uso della lingua russa nelle trasmissioni televisive e radiofoniche. E il parlamento della Lituania ha approvato un simile disegno di legge per limitare l’uso delle lingue “non UE”, vale a dire quella russa, nella programmazione televisiva … I partiti politici in Germania hanno concordato di contrastare la disinformazione russa non usando bot automatici nelle loro campagne di social media, sono sorti nel paese centri anti-propaganda, così come in Danimarca, Estonia, Lituania e Regno Unito. Consorzi di controllo dei fatti e partenariati transfrontalieri giornalistici sono nati in tutto l’Occidente. Ad esempio, l’Alleanza per garantire la democrazia, un gruppo US ospitato presso il German Marshall Fund, ha lanciato un sito web Aug. 2 per monitorare e analizzare le offensive di disinformazione del Cremlino su Twitter. Tutti questi sforzi hanno … reso più difficile per la Russia usare la disinformazione per influenzare l’opinione pubblica…[che, invece, viene influenzata bellamente solo dagli americani, ma questa per i padroni si chiama democrazia, ndt]. …
Stratfor ha, ovviamente, tutto l’interesse a diffondere un quadro a tinte fosche esclusivamente per Mosca. Non è esattamente come nella descrizione ma è indubitabile che il Cremlino debba, in questa fase, giocare ancora sulla difensiva perché non attrezzato ad un attacco frontale alla controparte. Le cose cambierebbero tanto con una Europa meno ostile alla Russia e meno serva degli americani ma la governance unitaria è espressione della Casa Bianca. L’Europa, precipitata in una crisi d’identità, di sovranità e di benessere (soprattutto nelle sue aree periferiche e semi-periferiche e nei suoi ventri molli mediterranei come l’Italia) dovrebbe guardare ad Est per risollevarsi dai suoi guai, prendendo coscienza che la dipendenza dagli Usa è un fardello troppo pesante da sopportare in una contingenza di scollamento globale come quella in atto. Gli Usa faranno, ça va sans dire, l’inferno pur di impedire un riavvicinamento Mosca-Bruxelles. Ma passare attraverso l’inferno potrebbe essere persino più costruttivo (per le proprie aspirazioni di potenza) che restare sotto il tallone di ferro di un dominante in (relativo) declino, il quale, per mantenere il potere, si mostra disposto a passare sul cadavere di tutti e sulle macerie di molte scenari.

QUALCHE BARLUME LAMPEGGIA OGNI TANTO

gianfranco

 

http://blog.ilgiornale.it/rossi/2017/07/26/orban-il-discorso-di-un-patriota/

Alcune frasi cruciali (ma tutto è certo da leggere, riflettendoci sopra).

[[«Qualcuno sostiene che l’integrazione risolverà il problema. Ma non siamo a conoscenza di alcun processo di integrazione riuscito. (…) Dobbiamo ricordare ai difensori della “integrazione riuscita”, che se persone portatrici di visioni contrastanti vengono a trovarsi nello stesso paese,  non ci sarà integrazione, ma caos».

«I partiti democristiani in Europa non sono più cristiani: cercano di soddisfare i valori e le aspettative culturali dei media liberal e dell’intellighenzia. I partiti socialdemocratici non sono più socialdemocratici: hanno perso il proletariato e ormai sono i difensori della globalizzazione di una politica economica neo-liberale».

«Venticinque anni fa qui in Europa centrale credevamo che l’Europa fosse il nostro futuro; oggi ci sentiamo di essere il futuro dell’Europa».

… Lontani anni luce dalla pavida politica italiana, non tutto è perduto… e la lotta è appena iniziata.]]

Non sono d’accordo con l’enfasi su Soros come nemico principale in quanto architetto di tutto il piano che ci porterebbe nell’abisso. Soros è solo uno strumento come il capitale finanziario in generale. Bisogna ormai partire dall’assunto del multipolarismo, che riguarda i paesi (in specie le potenze e subpotenze) e le varie aree d’influenza. E certamente tenendo conto delle lotte intestine a questi paesi; oggi particolarmente acuta quella negli Usa (dove si tenta di cacciare Trump, che ha disturbato i piani del vecchio establishment). E anche nell’establishment europeo – ancorato a quello americano del vecchio stampo – c’è qualche sintomo conflittuale, dovuto proprio a Macron (che non sembra al momento coraggioso abbastanza da appoggiare ad es. Orban & C.); tuttavia, sembra preoccupato di un attivismo tedesco, molto coperto e subdolo, che tende alla supremazia in Europa; ma con quali fini a livello internazionale? Maggiore indipendenza dagli Usa o esserne il principale e unico “maggiordomo”. E Macron è in tensione perché vuol esserlo lui (magari essendo flessibile sullo schierarsi con Trump o “gli altri” a seconda di chi sarà il vincitore) o ha almeno una pallida idea di qualche maggiore autonomia? Mi dispiace, ma resto convinto che la vera autonomia di certi paesi europei (non della UE al completo, assurdità impensabile) passi per il “nodo Russia”. Se non si stabiliscono con questa precisi patti, tutto è soltanto chiacchiera. Occorre un vero e stabile patto “Molotov-Von Ribbentrop”, senza il non rispetto dello stesso come fece allora la Germania con una mossa disastrosa per sé e per l’Europa, caduta sotto la predominanza statunitense. Adesso, guai a ripetere la vecchia falsariga. Occorre l’alleanza di decisivi paesi europei (non della UE, un’appendice Usa e Nato) con la Russia; “senza se e senza ma”.

Dominanza energetica

gas

L’Amministrazione Trump ha detto di volere per gli USA il “dominio energetico”. Le parole del Segretario per l’Energia Rick Perry sono state: “Un America che abbia il dominio energetico significa che deve contare su stessa. Significa una nazione sicura, libera dalle turbolenze indotte da quelle nazioni che usano l’energia come arma economica. Il dominio energetico significa che gli USA esporteranno energia in tutto il mondo aumentando la nostra leadership e la nostra influenza”

Diversamente dal passato l’accento energetico dell’Amministrazione Trump è dunque passato dall’indipendenza, dalla sicurezza, al dominio.

A prima vista questo sembrerebbe in continuità con la politica statunitense di tutte le amministrazioni da Nixon a Carter fino a Obama che, ricordiamolo, ha eliminato lo storico divieto di esportazione di petrolio e fatto rilasciare 24 licenze di esportazione di GNL [Gas Naturale Liquefatto] senza negarne alcuna. L’indipendenza energetica è in realtà un obiettivo irrealistico in un mercato globale mentre la sicurezza significa che gli approvvigionamenti devono provenire da nazioni alleate e fedeli. Criterio da sempre – per lo meno dagli anni ’80 – seguito dagli USA nella sua politica nei confronti del Medio Oriente.

La relativa novità sta dunque nell’enfasi sull’esportazione di energia. Il boom dello shale oil americano è stato imponente ed ha dimostrato una discreta resilienza al crollo del prezzo internazionale del barile. Abbiamo già osservato che ci sono però vincoli fisici ed infrastrutturali tali da limitare l’uso geopolitico dello shale oil. Sarà dunque il GNL l’obiettivo primario dell’Amministrazione Trump. Esportare GNL permetterà di creare legami stabili con nazioni/clienti di preminente interesse strategico per gli USA espandendo la loro capacità di influenza.

Gli USA di Trump si ri-posizioneranno pertanto come grandi esportatori di energia che potranno usare il loro stato come fonte di leva politica. Se ne sono sentiti gli echi durante il recente incontro fra Trump ed il Primo Ministro indiano Narenda Modi.

Perseguire questa agenda non sarà semplice. Al di là dell’opposizione tutta strumentale che subirà in casa contro qualsiasi promozione destinata alle fonti fossili, le altre nazioni potrebbero indugiare nel comprare qualcosa che porta con sè specifiche condizioni politiche. Potrebbero rivolgersi alla concorrenza di Australia, Qatar e Iran già grandi esportatori di GNL e meno “esigenti” in termini geo-politici. Finora poi hanno giocato una parte dominante i prezzi internazionali: con il barile stabilmente intorno a 50$ e il gas naturale disponibile a 30-40 €/MWh c’è poco spazio per il GNL americano, economico fintantoché non deve essere spedito lontano. Il liquefatore di GN di Sabine Pass dellla Chenière ha per ora commerciato con America Latina e Asia dell’est, con qualche puntata in Europa (Polonia, UK, Portogallo, Italia) di piccoli carichi spot ad alta simbologia politica ma scarsa significatività economica.

La fluttuazione dei prezzi internazionali ed i cambiamenti a lungo termine del mercato saranno dunque i fattori che condizioneranno maggiormente il successo della strategia di dominio energetico dell’Amministrazione Trump.

Dove invece prevarranno ragioni geo-politiche – in particolare quelle legate al contenimento della Russia – il commercio di GNL subirà una spinta potente dall’Amministrazione Trump. Chenière ha recentemente annunciato un accordo con la Lituania e la Polonia ha confermato la sua volontà di divenire un centro di smistamento del GNL americano per l’Europa Centro-Orientale e segnatamente per gli stati che aderiscono al Gruppo di Visegrad + Ucraina. Allargandosi poi alla Croazia – altro possibile futuro punto di ingresso di GNL destinato all’Europa centro-orientale. Una prospettiva da leggere in chiave apertamente antitedesca a favore della Iniziativa dei Tre Mari che è stata ufficialmente battezzata da Trump nel suo ultimo viaggio a Varsavia ed in linea con le annunciate sanzioni statunitensi contro le imprese tedesche e austriache – ma non solo – che hanno finanziato il gasdotto russo North Stream-2. Rivale diretto di tutti i ri-gassificatori di GNL europei.

 

POST SCRIPTUM: è interessante osservare le analogie che la storia dell’”inseguimento” fra GNL e gasdotti in Europa offre, all’analista interessato, rispetto alla storia della “corsa” al controllo delle rive dell’Eufrate nella guerra siriana: in entrambi i casi gli aspetti materiali e tecnologici (gas naturale vs. acqua), quelli economici (enormi infrastrutture), quelli politici (sovranità nazionale) e quelli strategici (sfere di influenza) collidono fra loro condensandosi in precise aree geografiche e verranno in ultima analisi risolti da uno scontro militare. In Siria è cronaca, in Europa …. ancora no

IL PATTO SUI MIGRANTI E’ ALTO TRADIMENTO

immigrazione

 

Questo Paese è in mano ai delinquenti. Per anni ci hanno distratto, dai veri atti criminali, commessi nelle superiori sfere statali, spostando l’attenzione sugli insignificanti (rispetto a quanto avveniva in alto loco) sprechi delle varie caste, sulle loro ruberie eclatanti ma costanti o sulle azioni di furbetti isolati (del cartellino, delle pensioni, delle tasse ecc. ecc.), per poter agire indisturbati a ben altri livelli. Nel frattempo, si privatizzavano e si alienavano a prezzi di favore infrastrutture fondamentali, si elargivano regalie alle banche di sistema (e si continua a farlo), si svendevano asset strategici, si concentravano poteri e interessi in ristrette cerchie. Altro che auto blu e annessi scandaletti.
E’ notorio che le campagne di moralizzazione civica servono solo a sbattere dietro le sbarre i ladri di polli (quelli meno lesti) o qualche nemico mentre i grandi farabutti possono continuare ad operare liberamente, mettendo le mani sui forzieri più capienti. Infatti, a dare risonanza a tali infimi eventi, che vanno avanti dalla notte dei tempi, sono stati i giornali e i mezzi di comunicazione dei cosiddetti poteri forti, dal Corriere a Repubblica, per coprire le spalle ai loro finanziatori, i quali predisponevano ed attuavano l’assalto ai tesori nazionali. Del resto, si è poi saputo che il libro di Stella e Rizzo (La Casta) sia stato commissionato da Montezemolo e compari per maggiormente condizionare le istituzioni.
Insinuando i loro uomini in tutti i gangli vitali dello Stato, questi signori, hanno rapinato un’intera nazione, privandola dei suoi pezzi più redditizi e originali e rimuovendo numerose garanzie sociali. La truffa è avvenuta con lo spalleggiamento di una classe politica eterodiretta da centrali estere che, dopo Tangentopoli, ha avuto l’unico compito di liquidare l’intera baracca. Se sono stati i servizi segreti americani, come confermano in molti (da ultimo Guzzanti: “L’operazione Tangentopoli fu lanciata come castigo di Dio dal Fbi”), a rifare l’Italia dopo il 1992, è certo che sono ancora loro a deciderne le sorti, attraverso esecutori di ordini che si fanno chiamare onorevoli.
Oggi viviamo in uno staterello-bordello che non ha più proiezione internazionale, ha perso il controllo della sua economia, non è padrone in casa sua e si lascia pure invadere da centinaia di migliaia di emigranti che ridurranno a brandelli il suo tessuto sociale. Chi ci sgoverna (facendosi dirigere a sua volta da potenze straniere) ha sempre più difficoltà a tenere a bada il malcontento che sale dalle viscere della collettività. Incuneando in essa dei corpi estranei – persone provenienti da terre lontane con religioni, costumi e tradizioni differenti – scatenerà, all’occorrenza, una guerra tra pezzenti per impedire alla marea di rabbia montante di rovesciarsi sui capintesta. L’invasione , che non è affatto spontanea (come viene rivelato in questo video da Emma Bonino: https://youtu.be/Y4En-tVTH2E), ha proprio questo scopo. Lo ha già scritto La Grassa, tra questi miserabili sottoproletari si nascondono i picchiatori, se non addirittura i terroristi, di cui il sistema si servirà per respingere gli assalti di una cittadinanza sempre più furiosa ed esasperata per i numerosi raggiri ai suoi danni. Quanto rivelato dall’esponente radicale è, pertanto, di una gravità assoluta. Lei e tutti quelli che hanno favorito questi patti scellerati dovrebbero essere giudicati per alto tradimento e attentato all’unità del popolo e della nazione. Perché di questo si tratta, di atti sovversivi contro gli italiani ed il loro diritto apreservarsi tali, con millenni di storia alle spalle.

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