IL MARASMA NON CALA 7 feb ‘12

1. La responsabilità dei magistrati è un’“offa” per un centro-destra in pieno disfacimento. Prima di tutto vedremo se il provvedimento passerà indenne alle prove successive. Inoltre chi deve giudicare della responsabilità? Se abbiamo sempre “comunisti” tra i magistrati, poco cambia. Non vale comunque la pena di insistere sull’argomento. In effetti, i poveracci del Pdl si buttano su qualsiasi cosa serva a dimenticare che ormai il loro leader sembra un comico d’avanspettacolo di provincia. Effettivamente, lascia sorpresi un così marcato disfacimento. Adesso, scrivono Il Giornale e perfino Libero (che sembrava un po’ più lucido del “rivale”), il Berlusca si sta rimettendo dal “trauma” del licenziamento e ricomincia a fare politica. Non è vero che, come sostenuto dal Financial Times, vuole ritirarsi; per l’ennesima volta è stato frainteso. Non avrebbe tuttavia intenzione di rimettersi a fare il premier, si limiterà alla parte del “padre nobile” (un bel titolo per un fifone che ha tradito tutti) e del suggeritore (di quanto gli verrà ordinato da oltreatlantico e dalle quinte colonne interne).

Intanto, diciamo che non ha subito alcun trauma. Ha effettuato i suoi tradimenti in piena complicità con l’Obama del “non caschi o caschi in piedi” e con la sua longa manus in Italia (sul Colle), con cui il Berlusca, dopo aver per qualche mese sostenuto di essere in tensione (che non faceva scoppiare per puro senso di responsabilità), ha pranzato o cenato pochi giorni fa accompagnato da Letta, trovandosi con lui in delizioso accordo. Egli sostiene pure che con la Lega si tratta solo di scherzi da ragazzi o di bronci infantili, che tutto va bene. Intanto, pretende di essere in contatto con il Pd per cambiare la legge elettorale onde fare un bello scherzo ai partiti minori (ma anche alla Lega stessa) per ridurli al lumicino quando arriveranno le elezioni. Per il momento, l’ex premier sembra il Tecoppa di Ferravilla, che pretendeva che gli avversari stessero fermi altrimenti non riusciva ad infilzarli con la spada. Un’altra frase di Tecoppa ha però giusta popolarità: meglio essere vigliacchi per mezzora che morti per tutta la vita. A Berlusconi non basta mezzora; per vivere deve ormai essere vigliacco per tutto il resto della sua vita.

Ha iniziato nel 2009, dopo un viaggio molto personale (un solo accompagnatore, se ricordo bene, al suo seguito) da Putin; adesso non rammento se in estate o in ottobre. Già allora scrivemmo che era probabilmente andato a chiedere “aiuto”, dato che non controllava affatto i Servizi italiani, ed il malcontento Usa – ormai eravamo entrati in pieno nella New America che ha eletto Obama e che già dal 2010 iniziò a far meglio intuire le sue nuove mosse – si manifestava con evidenza. D’altra parte, tradire quegli impegni con la Russia, che aveva preso senza l’acre opposizione della Old America, gli arrecava probabilmente notevoli danni, non solo politici (bisognerebbe conoscere i retroscena dell’incontro con Putin in Sardegna nel 2003, che diede impulso decisivo ai fruttuosi rapporti Gazprom-Eni, adesso entrati in difficoltà). Evidentemente, il viaggio non fu positivo. Alla fine dell’anno vi fu la statuetta del Duomo di Milano in faccia (ma non penso ad alcun complotto, è stato a mio avviso un puro caso, tuttavia di quelli che marcano pur sempre gli eventi). Il 2010 è un anno di forte accentuazione delle pressioni (scandalistiche e altre più minacciose) su Berlusconi. L’anno si chiude con il voto del 14 dicembre, in cui per soli tre voti Berlusconi si salvò dalla sfiducia; e il “poppolo di sinistra”, una massa di anarcoidi imbecilli, che credeva alla liquidazione del Mostro, mise a soqquadro Roma.

Rivelammo su questo blog i nostri più vivi sospetti di avvenuti “cedimenti strutturali” del cavaliere, di accordi possibili con gli Usa (sempre via Napolitano, mentre l’azione di Fini sembrava, ma solo sembrava, fallita). Non potevamo saper dove il fifone si sarebbe spinto; lo si è visto nel corso del 2011. In un solo anno ha liquidato ogni parvenza di politica estera meno succube di quella patrocinata dalla “sinistra”. Non indipendente, non scordiamo né l’Irak né l’Afghanistan, ecc. Tuttavia, vi era stata la condanna della provocazione georgiana (americana in realtà) alla Russia, e altre mosse dimostrative per mantenere in piedi tutta una serie di accordi, energetici ma non solo (basti pensare agli affari fatti da Finmeccanica), con tale paese; oltre all’accoglimento trionfale di Gheddafi a Roma, la dichiarazione di scuse per i crimini commessi dagli italiani in Libia molti anni addietro, con ulteriori affari per Eni e Finmeccanica e migliaia di medie e piccole imprese.

In pochi mesi tutto è stato liquidato. Un solo dato significativo. Nel Southstream l’Eni è passata dal 50% (piena comproprietà a due con Gazprom) al 20 %; e tale gasdotto, che sembrava in dirittura d’arrivo, si è fatto battere dal “ramo nord” (in cui è la Germania in piena compartecipazione con l’azienda russa). Si tratta però appunto del semplice segnale di una situazione degradata all’estremo in cui l’Italia è stata condotta alla più completa e vergognosa sottomissione. Berlusconi ha agito (evidentemente guidato “per manina” e senza più orgoglio alcuno) in modo da andare incontro a sconfitte su sconfitte, all’erosione costante della sua maggioranza ridotta al minimo, all’abbandono di questo o quell’infimo personaggio (maschile o femminile) da lui scelto. Ha fatto finta, già a partire dalla vile aggressione alla Libia (patrocinata da Napolitano con la scusa della fedeltà alla Nato, degna fine per chi aveva cominciato appoggiando la repressione del 1956 in Ungheria con tracotanza e aggressività verso i semplici dubbiosi tipo, mettiamo, un Di Vittorio), di essere recalcitrante, sempre però cedendo infine.

Il suo compito è stato di coprire la liquidazione della sua stessa politica estera (quella interna non è mai esistita) con i flebili vagiti di “autonomia”, concessagli di fatto (malgrado quanto è stato rivelato dai ben noti documenti “segreti”, pubblicati da Assange con la finta contrarietà di chi in realtà ne ha consentito la diffusione) dagli Stati Uniti della precedente Amministrazione. Egli ha assolto il compito e in qualche modo verrà sicuramente ricompensato, malgrado la vischiosità degli odî sparsi per vent’anni dalla sinistra (dei rinnegati), che si è vista soffiare la vittoria quale premio del suo tradimento [oggi sappiamo, per “merito” di De Benedetti, che all’inizio del ’94 Agnelli, “grande sponsor” di tale sinistra cui affidava la difesa dei suoi interessi di inetto imprenditore, assegnava a Berlusconi il 3% dei voti; De Benedetti arrivava al 10%. In definitiva, la Confindustria dei “cotonieri” italiani – i “grandi parassiti” e industriali incompetenti e protervi, che fecero da servi all’operazione statunitense di liquidazione del regime Dc-Psi mediante “mani pulite” (e il pentito Buscetta, in galera negli Usa) – era convinta di andare “in carrozza” al nuovo regime dei venduti dell’ex eurocomunismo, mettendo così in mostra l’imbecillità politica di questa classe “dirigente” incapace e corrotta].

Resto convinto che, fin quasi all’ultimo momento, non era ancora deciso se far “cascare in piedi” Berlusconi o tenerselo ancora per un certo periodo di tempo. Si è parlato, questo è vero, di progetti (napoletaniani) intorno a Monti fin dall’estate. Poi c’è stato il convegno a Todi, in cui Passera mostrava già certi progetti politici. E non vi è dubbio che la svolta verificatasi in Italia ha visto un nuovo compromesso tra gli Usa e la Chiesa, dopo le legnate che questi si erano date in passato (almeno dal 2005, momento di sostituzione del cattolico Fazio con l’“amerikano” Draghi alla Banca d’Italia), provocando in alcuni personaggi progetti di riavvicinamento tra cattolici e greco-ortodossi. Il che, detto per inciso, mostra come la nuova strategia Usa sia pronta alle “geometrie variabili”: apertura a settori islamici come a quelli cattolici, cercando di non creare eccessivi malumori degli israeliani.

2. In ogni caso, l’incertezza circa la sorte da riservare a Berlusconi – se utilizzare ancora i suoi servigi al governo o invece fargli passare la mano, ma con l’impegno a mantenersi in campo per non lasciare spazio libero ad eventuali altri progetti politici meno controllabili – è durata probabilmente fin quasi all’ultimo. Poi il dado è stato tratto. Tuttavia, si procede a vista approfittando della confusione ormai creata nella popolazione, che disistima in massa i politici e quindi concede al momento spazio a presunti tecnici, la cui inettitudine è manifesta per chi abbia un minimo di raziocinio, ma non lo è affatto per la gran massa – sia quella convinta d’essere “la destra” sia quella che si pensa come “sinistra” – totalmente disaffezionata e disorientata. Il governo ha proceduto con le due “alternative” già considerate: colpire l’elettorato (è troppo parlare di base sociale che non esiste proprio) di “destra” con imposte di tutti i generi (e la “mitica” lotta all’evasione fiscale) e quello di “sinistra” con l’attacco al sistema pensionistico e adesso alle difese minime dei lavoratori, con discorsi chiaramente provocatori e fatti apposta per irritare sui mammoni che non vogliono andarsene lontano da casa, sui “nullafacenti” del posto fisso, ecc.

Monti si è perfino lanciato nell’affermare che bisogna rassegnarsi a trovare lavoro anche fuori d’Italia. Poiché non credo si riferisca ancora all’emigrazione dei manovali nelle “Americhe” o in Germania, Svizzera, Belgio, ecc. (magari con qualche altra “Marcinelle”), sembra ovvio il riferimento a lavori qualificati. Alla faccia delle vecchie polemiche contro la miseria culturale italiana (e soprattutto della destra), con i fondi di ricerca (che nelle Università servono solo per allevare alcuni prediletti dei nuovi baronetti) ridotti al minimo, la conseguente “fuga dei cervelli”, ecc. Adesso, questa fuga viene invece incoraggiata; e non contrastata dalla “sinistra molto colta” e interessata alla “ricerca”.

Se a queste dichiarazioni montiane, aggiungiamo la polemica sull’art. 18, è pienamente dimostrata la miseria di questi individui che blaterano tutto il giorno nei media. Disgustosa in tal caso la “destra”, tutta lanciata contro la solo presunta illicenziabilità dei lavoratori (delle imprese medie e grandi); ma anche la “sinistra” perché ne fa soltanto questione di difesa di coloro da cui avere i voti e i contributi sindacali. Il problema di fondo, per un cervello normalmente funzionante, è diverso. Innanzitutto, la crisi è generale e colpisce anche paesi dove non c’è l’ombra di qualcosa come l’art. 18. In secondo luogo, la debolezza italiana dipende dal non poter manovrare a piacimento i lavoratori salariati? E questa sarebbe la sesta o settima potenza industriale? Le innovazioni tecnologiche e, ancor più, quelle di prodotto che fine hanno fatto? Si compete sul mercato internazionale solo in base ai costi della mano d’opera? E con queste belle idee si cerca di battere i cinesi e altri paesi a basso costo del lavoro; e che tuttavia non sono così rozzi e industrialmente inetti (come i nostri confindustriali!) da pensare che ci si combatte e si vince sfruttando questo vantaggio. Anzi, anche “laggiù” inizia ad alzarsi il livello salariale, nel mentre si hanno notizie di colossali investimenti in settori strategici e moderni, dove il rapporto “capitale/lavoro” – che in tal caso non è il rapporto sociale, ma quello più banale tra investimenti in capitale fisso e salari dei lavoratori – è assai elevato (pur impiegando quote di tecnici ad alta specializzazione e quindi meglio pagati).

Siamo in mano a parassiti, industriali (e finanzieri) di bassissima levatura, intenti solo a schiacciare la gran massa del lavoro produttivo (dipendente e autonomo) – in ciò aiutati da quote di “nani e ballerine”, gentaglia dai mille lavori inutili e veramente nullafacenti – per estrarne ogni “goccia di sudore”, in uno “sfruttamento” che non ha nulla a che vedere con quello teorizzato da Marx: semplice differenza tra valore creato dal lavoro e valore della forza lavoro che lo crea, una differenza che aumenta non con la sferza del negriero bensì con l’aumento della produttività dovuto proprio alle innovazioni. Gli ignoranti industriali e banchieri italiani, che straparlano di Marx responsabile del gulag e altre minchionerie simili, nemmeno sanno che il “poveretto” accreditava i capitalisti di saper fare almeno il loro mestiere. Ignobili imbecilli; e sono professoroni alla Bocconi e nelle altre putrefatte Università di questo paese governato da imbroglioni.

Questi buoi da traino stanno completando l’opera di Ciampi, Prodi, Draghi e compagni di sfascio del paese e dei suoi punti industriali alti (ormai pochi) di carattere strategico; il tutto per soddisfare quegli industrial-finanzieri arretrati e per nulla innovativi, che trovano convenienza nel rendere il nostro sistema-paese puramente complementare, e dunque succube, di quello predominante. E nel mentre portano a compimento quest’opera mirabile, ci raccontano assieme ai loro gazzettieri e specialisti di economia (che si fingono liberisti; ora si può essere in disaccordo con questi ultimi, ma senza pensare che siano dei semplici stipendiati dei parassiti) che siamo poco competitivi, in un’economia mondiale in fase depressiva di lungo periodo, perché il “fattore lavoro” è rigido, non si adatta alle leggi del mercato. Mobilità e ancora mobilità. Dicano apertamente, come settant’anni fa Pigou, che ci si deve adattare alla produttività marginale di tale fattore, considerazione all’epoca sbertucciata da un Keynes, pur con i suoi limiti di mero economista.

Qui si ciancia a vuoto e intanto andiamo bellamente in malora. Ripeterò fino alla noia che questo governo fa parte della strategia di impantanamento e crisi di particolare intensità che deve colpire certi paesi, in quanto utili in quelle date aree per consentire libere manovre ai predominanti nel loro tentativo di riprendere l’iniziativa mondiale, un po’ in ribasso negli ultimi anni. Impossibile fare previsioni sicure a lungo o anche medio raggio. Pochi giorni fa, Monti ha affermato che l’esperimento italiano è molto interessante poiché ha mostrato il “disarmo dei partiti contrapposti” (Pd e Pdl essenzialmente), che potrebbero perfino, forse, collaborare ad eliminare ogni opposizione alla loro spartizione del bottino concesso ai propri servi dagli Usa (questo Monti non l’ha detto, è ovvio), magari ponendo mano ad una nuova legge elettorale ad hoc. Il premier ha però chiarito che un simile esperimento, per dare i suoi migliori frutti, deve durare almeno qualche anno, quindi oltre il 2013.

Questa è dunque una delle opzioni in campo, la sospensione duratura anche della “democrazia formale” sempre sbandierata dai falsi difensori della Costituzione, la cui decrepitezza favorisce comunque il suo sfondamento in qualsivoglia direzione. Ci sono però molte altre possibili prospettive. Non si creda che siano chiare nemmeno a coloro che in questo momento stanno compiendo nel nostro paese il classico experimentum in corpore vili. Si va per tentativi. L’orientamento di fondo è tuttavia delineato, sia per la “destra” (e per il vigliaccone che pretende ancora di orientarla) sia per la “sinistra”; entrambe in un cul de sac, da cui esse stesse tentano di uscire con incerte ristrutturazioni e con le “primarie”, comica e peregrina imitazione degli Stati Uniti. L’orientamento di fondo è la definitiva subordinazione del paese agli Usa; forse pure a qualche loro sicario preferenziale, ma anche questo non è fatto trasparente giacché gli andamenti della politica in Francia e Germania non sono ben definiti e limpidi per i prossimi anni.

Bisognerà seguire, giorno dopo giorno, le giravolte di questi sciagurati. E sarà necessario chiarire sempre meglio che cosa significa interesse del paese (che non è semplicisticamente l’interesse nazionalistico), in stretta dipendenza con l’aggregazione o invece disgregazione del complesso tessuto dei rapporti sociali. Questi governanti, i politici che li appoggiano pressoché in toto, i “tecnici”, i ceti parassiti, i media che mentono a pagamento, tutto il coacervo di forze disgreganti insomma, lavorano alla perdita del paese nel suo complesso per accentrare ancor più la ricchezza nel periodo, più che decennale, di depressione cronica, in cui si accentuerà la lotta per la supremazia; questa potrà conoscere momenti di apparente involuzione, ma i segnali decisivi ci indicano il contrario. Non esiste programmazione nel disordine crescente cui assistiamo; si procede a vista, seminando soprattutto zizzania, facendo terra bruciata, “aprendo le chiuse” a casaccio affinché si crei una palude melmosa in cui tutti si impantanino.