Note veloci, di GLG

gianfranco

Note veloci:
1) non credo avremo elezioni a breve. Il tentativo, portato avanti da tutti – salvo Lega e FdI – sarà un governo di scopo con la scusa della manovra finanziaria e della riduzione dei parlamentari. La UE fornirà condiscendenza a questo governo di suoi sudditi e gli consentirà di evitare l’aumento dell’IVA. Così inizierà il battage pubblicitario: la Lega irresponsabile ci portava all’aumento di 541 euro ad anno per famiglia. Non circa 500 (e più) o magari almeno 540; no, proprio 541(pensate dove siamo arrivati come demenza). Ma la UE, nostra “paladina”, ha consentito al “buon governo” di evitare la “catastrofe”. Questo ci sentiremo ripetere fino alla noia.

2) Avevo detto fin dal primo giorno che l’attacco di Aftar a Tripoli non mirava affatto a conquistarla, ma a dar vita ad un conflitto a bassissima intensità (in tutti questi mesi, con i combattimenti e i “terribili” bombardamenti dell’aviazione di Tobruk, non abbiamo nemmeno toccato i 1000 morti). Non c’è alcuna guerra civile, ma solo manovre – non autonome dei due contendenti, ma in netto collegamento con i giochi di altri paesi; quelli stessi che hanno massacrato la Libia di Gheddafi portando allo sconquasso attuale – tese a ridefinire le varie sfere di influenza. E i criminali della migrazione a suon di migliaia di dollari a migrante (scafisti, ONG, centri di accoglienza, compresi quelli di una Chiesa deturpata dalla bassa pratica falso-umanitarista bergogliana) servono ai politicanti, giornalisti, degenerati intellettuali per salvarsi dall’ormai evidente collasso di tutta la loro impalcatura che, a partire da 50 anni fa, ci ha condotto all’imminente fine di un’intera civiltà. E si ricordi che i migranti sono comunque NON LIBICI e dunque non fuggono da alcuna presunta (e non esistente) guerra civile in quel paese.

3) In tutti i sensi, quindi, abbiamo a che fare con schifosi mentitori. Questi infami – che imperversano in TV e in ogni dove si pratica una finta cultura (compresi i disgustosi premi letterari) – non rubacchiano per le strade, non spacciano solo droga (su questo punto, si constata pure la bassa funzione della Lega & C. che pongono al centro i reati degli immigrati), ma sono i devastatori di un’intera storia di secoli e secoli. Chi ruba e spaccia (e anche stupra) vada in galera, ma chi annienta una civiltà deve sparire dalla faccia della terra. La Lega & C. servono a ben poco. O arrivano i veri annientatori dei bastardi oppure, entro qualche decennio, l’“occidente” sarà “cotto” a dovere. Bisogna ripulire l’Europa (partendo dall’Italia) dalla feccia dei “quartieri alti”. Dove sono gli spazzini o, se preferite, gli “operatori ecologici”? I fetenti pensano alla CO2 e allo scioglimento dei ghiacciai e degli iceberg. Pensiamo ai “miasmi” che emettono questi veri devastatori della specie umana. Questi ci uccidono, eliminiamo chi li emette.

Le potenzialità dell’asse

cartina_italia

La manovra è passata in Senato. Dentro ci sono “quota 100” per le pensioni ed il reddito di cittadinanza. Mancano i dettagli, ma pare che i fondi a disposizione per tali riforme non siano quelli annunciati. Vedremo in cosa si concretizzeranno le due iniziative del Governo che gli italiani considerano il “minimo sindacale”, dopo anni di vessazioni economiche ai loro danni. Bruxelles ha ottenuto i suoi tagli ed una vittoria politica che l’Esecutivo doveva evitare andando ad uno scontro ancor più duro, data la situazione di debolezza degli organismi europei. Tuttavia, è inaccettabile che autentici traditori della patria, ex Presidenti della Repubblica o del Consiglio, parlino di democrazia tradita e di dettatura dei provvedimenti da parte della Ue. Proprio loro che hanno fatto strame dell’Italia al fine di sottometterla ancor più pesantemente a voleri extra-nazionali, usando la democrazia come il cesso di casa, utile solo ai loro infimi bisogni. Il coro dei tromboni, che ha già affossato la Penisola, aggiunge inoltre che a causa delle scelte di Lega e 5S non ci sarà crescita ma ulteriore depressione dell’economia del Belpaese. In realtà, è la crisi globale che non si è conclusa, come abbiamo scritto tante volte. Tutte le economie capitalistiche sono in difficoltà, anche quelle che non appartengono all’area occidentale e che negli anni passati hanno avuto tassi di crescita a due cifre, come quella cinese. Il sistema globale è in sregolazione per l’assenza di un unico centro coordinatore, essendo ormai entrato il mondo in una stagione multipolare in cui far da se è più sicuro che andare al rimorchio della vecchia superpotenza. E’ una fase che La Grassa ha paragonato a quella del 1873-96: “si tratta di una sostanziale (lunga) stagnazione, non di un vero e proprio brusco tracollo economico-finanziario. Normalmente, si considera quel periodo storico come la fase di passaggio dal capitalismo di prevalente concorrenza a quello di prevalente mono(oligo)polio. Una fase non caratterizzata da troppo gravi sconvolgimenti (e arretramenti) economici, ma da ritmi di sviluppo estremamente bassi interrotti da inversioni di tendenza di non drammatiche dimensioni. Insomma, un’epoca il cui trend dovrebbe essere rappresentato graficamente da una linea quasi orizzontale”.
Da questa situazione non si esce con i palliativi ma si possono fare, certamente, più danni dando retta ai cialtroni dell’austerità, quelli che continuano a blaterare di pareggi di bilancio e parametri di sicurezza economica da non sforare, o altre amenità. Puntare su politiche espansive della domanda è l’unica per non annegare del tutto, ben sapendo però che, da un simile quadro di problemi, si viene fuori esclusivamente con azioni di immane coraggio politico, ovvero quelle in grado di ribaltare le ataviche abitudini di un’intera epoca storica. Occorre in sostanza partire da rinnovate partnership internazionali per rompere la gabbia d’acciaio in cui ci si trova confinati. Noi abbiamo parlato di nuovo asse Berlino-Roma-Mosca, ma si tratta di un’indicazione di massima che può e deve includere altre formazioni sociali che condividano una necessaria trasformazione degli assetti mondiali. Questi sono gli unici veri cambiamenti che possono riscrivere il destino dei Paesi nella transizione epocale in atto.’’’

Hanno calato le brache, di GLG

gianfranco

E’ inutile raccontarsela e continuare ad alternare la voce grossa con la finta noncuranza sui decimali per la spesa in deficit. Chiunque abbia cervello capisce che il governo, dopo aver detto che non avrebbe fatto un passo indietro rispetto al 2,4% (e con toni via via più irritati e ponendo il 2,1 per l’anno prossimo), ha ceduto abbassando di poco meno di mezzo punto il deficit che adesso è sotto quello previsto per il 2019. Venire a raccontare che ciò è dovuto a migliori calcoli (dei “tecnici”) circa le spese per i due “pilastri” dei due governativi può convincere solo chi non sa che, quando si calano le braghe, si cerca sempre di dire che ciò rientra nei calcoli. Balle. Il problema non è il reddito di sedicente cittadinanza o la quota 100. Il problema è l’austerità o una politica espansiva del tipo di un “piccolo e striminzito” New Deal. E del resto alla UE non basta, pretendono una ulteriore riduzione della spesa di 3,4 miliardi, il che equivale, mi sembra, ad un altro 0,4% circa; quindi si andrebbe perfino sotto il deficit previsto per il 2020. E alla fin fine si tratta lo Stato come il famoso “padre di famiglia” che certamente, se prende “N” euro al mese, deve cercare di contenere le spese famigliari entro quella cifra. E qui bisognerebbe citare, come fece Keynes, la “Favola delle api” di Mandeville. Quella che è una virtù (privata) per il singolo individuo (con un dato reddito a disposizione) si rivela un vizio per la collettività e per chi (lo Stato con i suoi governanti) pretende di rappresentarla e di agire per il suo bene. Siamo tornati al liberismo di prima degli anni ’30 del secolo scorso. Se questa è la concezione della UE, non c’è da riformarla per un bel nulla, solo da programmare un drastico “rovesciamento del tavolo” in tema di relazioni internazionali e di ricerca di nuovi alleati; al limite, per il momento, pure gli Usa, ma solo se i vertici espressi da Trump appoggiano senza più esitazioni l’Italia contro gli attuali vertici europei (espressione di due partiti, popolari e socialisti; in pieno sfacelo, i secondi, o in forte ripiego, i primi), che erano nei fatti emanazione del vecchio establishment americano. Ed è inutile protestare perché si concede alla Francia un 3,4 di deficit e quindi si usano due pesi e due misure. Poi non si sa rispondere ai cialtroni (i nostri giornalisti e politicanti piddini e forzaitalioti), che tirano fuori il più basso debito pubblico francese. Il 100%, non così incredibilmente inferiore al 132 italiano. E poi il Giappone ha il 250% circa e la Cina arriva a quasi il 300%. Ma pure gli Usa sono ad alto livello. E con risparmi dei cittadini nettamente inferiori a quelli nostri. Infine ci si ricordi che una spesa espansiva – tenendo conto che le crisi odierne (dagli inizi dell’800) sono di eccesso di offerta rispetto alla domanda – lascia a lato il tema del debito pubblico. Il problema centrale è appunto come riconquistare una propria autonomia di manovra e, secondariamente, cambiare alleanze per trovare chi ti viene incontro con rapporti “bilaterali” favorevoli; dando ovviamente qualcosa in cambio, cioè appoggi per le politiche internazionali (non solo economiche) dell’“alleato”. Con le forze politiche che abbiamo oggi in Italia, tutto da ridere!

Auspichiamo sanzioni all’Italia da parte Ue di GLG

gianfranco

So che mi si potrebbe obiettare che sono per il “tanto peggio tanto meglio”. Tuttavia, sarei contento se la UE comminasse le sanzioni minacciate all’Italia senza sconti. Credo che si arriverà a qualche compromesso, ma mi piacerebbe che ciò non accadesse. Si metterebbe in piena luce che cos’è questa UE, che lascia passare il deficit francese ormai ben più alto (e oltre il “mitico” 3%), condannando invece l’Italia malgrado le sue “convulsioni” (a mio avviso meschine) per andare perfino sotto il 2,4%. I “traditori” del paese (politicanti, giornalisti, imprenditori inetti) già mettono le mani avanti a favore della UE: la Francia ha un debito pubblico inferiore e lo spread basso. Lo schifo che fanno è indescrivibile. La Francia è circa al 100% con il suo debito in rapporto al Pil (e non parliamo di altri paesi come USA e poi Giappone, Cina, ecc.), che non è poi così incommensurabilmente inferiore al nostro.
Inoltre il risparmio dei nostri connazionali è enormemente più alto di quello francese (e anche di quello tedesco e di altri paesi UE). Allora i “vermi” già citati affermano; ma quello è un fatto privato, il debito di cui si parla è quello dello Stato. Schifosi ancor di più. Continuano a trattare lo Stato come un “padre di famiglia”, che deve comportarsi secondo l’atteggiamento parsimonioso di un singolo individuo che deve pensare ai suoi pargoli. E viene subito in testa la “Favola delle api” di Mandeville (citata spesso da Keynes in occasione della “grande crisi”), in cui la “virtù privata” (qual è appunto il risparmio del “padre di famiglia”) si ribalta in “vizio pubblico”, qual è la mancanza di adeguata spesa statale per rilanciare la domanda complessiva (consumi + investimenti) tentando di risollevare il sistema economico in crisi “d’asfissia”.
E comunque, brutti scalzacani – sia politicanti di PD e F.I., sia i giornalisti di Repubblica, Corriere, Stampa, Messaggero, Foglio e similari, sia gli imprenditori privati di una Confindustria da sciogliere con calci in culo – siate coerenti: lo Stato deve ridicolmente comportarsi come fosse un singolo individuo con le sue virtù parsimoniose? E allora a fronte del suo debito va messo l’enorme risparmio dei cittadini italiani. Altrimenti, se lo trattate come “soggetto” che deve pensare ai problemi generali di una data collettività abitante una certa area territoriale su cui esiste la sua autorità, allora tale “soggetto” deve agire proprio in contrasto con l’atteggiamento del singolo risparmiatore per pensare invece a risollevare la domanda complessiva rivolta ai prodotti di quel sistema in crisi.
Il vero problema – che ho sentito sollevare in TV solo da due personaggi di cui non credo di condividere in generale le convinzioni: la Maglie e Mario Giordano – è politico e basta. Il vecchio establishment europeo e italiano è alla frutta (come quello Usa obamian-clintoniano) e vuole distruggere il suo antagonista, che non ha convinzioni politiche e ideologiche antagoniste, non ha una vera politica contrapposta a quella “atlantica” di subordinazione di un intero complesso di Stati agli Stati Uniti. Semplicemente avverte che è avvenuta e si sta accentuando la rottura sociale tra quelli dei “quartieri alti”, seguiti dai benestanti, e una massa di ex ceto medio in via di abbassamento vertiginoso del suo tenore di vita e quindi prossimo ai ceti detti popolari, pur essi in affanno. E allora si è schierato con questi ceti sociali in perdita di benessere e tenta di tenerli sotto controllo per impedire che avvengano rotture ancora più gravi, di tipo prossimo a quello rivoluzionario. Ecco perché spero in gravi errori di “opportunità politica” da parte della UE; e uno di tali errori sarebbe comminare la procedura d’infrazione all’Italia mentre la si risparmia alla Francia. Gli insetti nocivi da disinfestare è bene che appaiano sempre più in piena luce. I popoli in crisi dovranno, almeno in tempi medi, prendere coscienza che è necessario “acquistare” l’insetticida.

Gli eversori non sono quelli al governo (di GLG)

6e4067b9-5278-401d-970f-4de3f9fd1373

Ieri abbiamo avuto altri due attacchi al governo per linee interne: dal Quirinale e dal governatore della Banca d’Italia. Naturalmente, attacchi con discorsi moderati, ammantati (cioè mascherati) di buon senso perché simili istituzioni, simili apparati, non possono certo agire “di punta” come le forze che si pongono apertamente all’opposizione. Nel contempo, la UE ha accentuato i toni di quelle che sono da considerarsi ingiunzioni e minacce ultimative. E’ evidente che ha giocato in parte la delusione per le posizioni troppo caute delle società (private) di rating, che sono costantemente presentate al “popolo” come giudici supremi, autentiche “divinità”, da cui discende il “Verbo”. Mentre sono le società, che hanno in passato sbagliato più della metà dei loro giudizi sia con riferimento a paesi sia a società private tipo la Lehman Brothers e la nostra Parmalat (fallite miseramente mentre erano giudicate da queste organizzazioni di bugiardi estremamente floride e affidabili). In realtà, tali società, prima di azzannare il governo italiano, hanno deciso di attendere l’andamento dello scontro in atto negli Usa tra i due establishment, la cui contrapposizione si è decisamente acutizzata a partire dall’elezione di Trump.
Gli organi “europeisti” (cioè della UE e degli ambienti italiani servi dell’establishment statunitense n. 1; diciamo, semplificando, obamian-clintoniano) hanno ormai la “fregola” di far fallire presto il nostro governo, assai prima che arrivino le elezioni europee. Hanno messo in fibrillazione, magari ancora cautamente, anche i settori “grillini” in continuo collegamento con gli ambienti del Pd; al momento contrastati dai settori renziani (e dalle “destre” berlusconiane in contatto costante con questi ultimi). Vi sono poi i ministri Tria e Maovero (economia ed esteri; alla faccia!), di cui non è chiarissimo il gioco. Sembrano degli accorti (e ben “coperti”) rappresentanti della “massima” istituzione di questa povera Repubblica; tuttavia va al momento sospeso il giudizio. La cosa più grave è che tutti polemizzano sempre su dati, numeri, manovre di politica economica, opere “infrastrutturali”, ecc. Di tutto insomma si parla salvo che della questione principale, che è POLITICA, di reali equilibri internazionali (mondiali ed europei). Quella politica che sembra solo interna dipende dall’estero, dallo scontro (durissimo) in atto negli Usa. Ogni tanto, qualcuno accenna all’esistenza della Russia, ma non credo lo faccia con effettiva convinzione di possibile alleanza; solo manovre di “avvertimento” agli Usa.
Per il momento non ci resta che seguire e denunciare. Troppa è la cautela, quasi l’opportunismo, di forze anche giovanili, che si rendono conto della situazione, ma si guardano bene dal voler seriamente cominciare a mettere in piedi una rete di effettiva opposizione a questo andazzo di reale servitù italiana.

Gli attacchi economici al Governo sono politici

bce

 

Degli allarmi di Draghi, sulla tenuta del sistema economico italiano, occorre disinteressarsi. Costui è stato tra i primi svenditori dell’Italia, dopo la famosa crociera sul Britannia, allorché la finanza angloamericana decise di uccidere il nostro Paese, in seguito al cambiamento del quadro di rapporti di forza, che da bipolare divenne unipolare, col crollo dell’Urss. Le parole di Cossiga, al proposito, furono inequivocabili (qui) ( https://m.youtube.com/watch?v=pb0lM-mAW6g). Il Presidente Bce, all’epoca al vertice della Banca d’Italia, non ha mai denunciato l’ex Capo di Stato sardo, il quale, da buon filo-americano, con agganci ad un certo livello internazionale, poté permettersi un simile affondo contro l’ex Goldman Sachs (peraltro da lui indicato a Berlusconi per la candidatura a governatore della massima istituzione bancaria nazionale), essendo custode di segreti che avrebbero interrotto all’istante la carriera dell’euroburocrate romano.
Mario Draghi, ricopre un ruolo tecnico ma, da sempre, è una pedina politica di quell’establishment mondiale, influenzato da Washington, il quale si trova adesso in grande difficoltà, dopo la vittoria di Trump (terminale di un diverso concetto di dominanza a stellestrisce). Tutti gli attacchi provenienti da Bruxelles verso l’Esecutivo nostrano sono pertanto politici, anche se ammantati di tecnicalità economico-finanziaria. Essi scaturiscono da una visione dell’Ue elaborata dagli apparati statunitensi in una precedente fase storica. Sin dagli albori, il progetto unitario europeo è stato sponsorizzato e condizionato da Oltreatlantico, come de-scritto in molti documenti dell’intelligence Usa, venuti alla luce solo recentemente. Oggi però, in virtù di mutamenti strategici nella nazione predominante, il disegno europeo, e chi l’ha gestito in questi lustri, vengono considerati inadatti agli sviluppi globali in atto. I “parvenus” alla Casa Bianca hanno idee differenti sugli assetti generali da adottare. Per Trump e i suoi uomini il formato attuale non garantisce le mutate esigenze statunitensi, in un clima irrimediabilmente multipolare. L’intento di sottomissione continentale non è cambiato, tuttavia, non si può fingere che il mondo sia sempre lo stesso. I predecessori, restii ad accettare il vento sfavorevole, si erano infilati in un cul de sac, procurando arretramenti sullo schacchiere globale, con la loro geopolitica del caos. Ciò richiede una calibratura oggettiva degli obiettivi strategici da sposare, anche “zigzagando”, tra una posizione e l’altra, per chiarirsi le idee. Lo spauracchio per Washington, comune a chi c’era e a chi c’è, resta immancabilmente quello di una superiorità regionale di Berlino (che non è quella solo economica di cui si blatera presentemente). Quest’ultima, in ipotetico avvicinamento a Mosca, produrrebbe una supremazia ultracontinentale di portata incontrollabile da parte di soggetti esterni. Sarebbe la fine dell’impero americano che avrebbe come unica possibilità di ristabilimento della propria preminenza l’invasione militare dell’Europa. Impensabile senza scatenare un conflitto mondiale. Di fronte a detti rischi, coltivare pretese unilaterali irrealistiche è, dunque, controproducente. Ecco allora che Trump e soci si trovano a dover rimescolare le carte, in attesa di scoprire geometrie storiche e geostrategiche più fattibili, adatte a rallentare il processo di erosione del potere americano sulla scena globale.
In quest’ottica va vista la benevolenza trumpiana verso il populismo italiano. Le cose devono cambiare perché il predominio statunitense si mantenga intatto ma sotto forme coercitive innovative, diverse da quelle abituali, a questo punto esauste e consumate dagli eventi. Come ha dichiarato Bannon, l’Italia è il laboratorio di questa svolta “neoamericana”, spacciata per originalità nostrana da estendere a tutta l’Ue, in sinergia con la riconfigurazione del potere Usa. Occorre accelerare questo trapasso, non per favorire i piani americani, ma per sbarazzarsi di una sudditanza atavica ancor più limitante che ci marginalizza come paese inserito nell’area atlantica e come membro Ue. Nelle contraddizioni tra gli yankee forse troveremo la nostra strada (triangolando, in un prossimo futuro, con Berlino e Mosca) e le energie per riappropriarci del nostro destino. Da laboratorio per gli esperimenti altrui a fucina di sovranità per noi stessi e per tutta l’Europa. Non possiamo sicuramente aspettarci che siano Lega e 5S a determinare una simile svolta ma ogni passo che ci allontana dall’orizzonte dei “democratici”, in tutte le salse euroamericane, è una speranza che si accende per il domani.

Il trappolone, di GLG

6e4067b9-5278-401d-970f-4de3f9fd1373

 

<<<Salvini: «Con Di Maio non parlo più,
non passo per scemo» Le frasi della lite
Conte: le tensioni fanno perdere voti>>>

In effetti, qualcuno ha montato la trappola. E’ fin troppo ovvio che ai due sarebbe convenuto resistere e ingoiare rospetti fino alle europee. Se il Governo salta e per una questione abbastanza stupida in fondo, perdono sicuramente voti e un poco danneggiano anche altri movimenti con qualche affinità (anche se si è vista in questi giorni la loro scarsa compattezza e alleanza). Viene pure indebolita, almeno un po’, l’azione che sta conducendo Bannon in Europa. Sembrerebbe quindi più probabile che i “guastatori” siano i “soliti noti” tra le fila dei “5 stelle” in accordo (coperto) con settori del vecchio establishment Usa, con quello europeo e con una parte del Pd, che è coinvolta nello stesso senso e tramite le stesse forze che dirigono l’attacco. E anche con i verdi, in ascesa in alcuni paesi europei, gli “ambientalisti” pentastellati potrebbero avere contatti e complicità. Tuttavia, come subordinata, i sabotatori potrebbero anche essere ambienti della Lega, che hanno ricevuto assicurazioni di avere un buon posto nei gruppi dirigenti UE se aiutano a superare lo scoglio delle elezioni senza troppi arretramenti degli attuali vertici. Tuttavia, visto ormai il crollo dei vecchi e tradizionali partiti socialisti, l’accordo può sussistere solo con i “popolari” (spesso i vecchi diccì). In ogni caso, chi sta creando crisi all’interno dello schieramento governativo è tenuto ben informato delle mosse aggressive, ivi compreso l’atteggiamento dei “mercati”, delle società di rating, ecc. Sintomatico questo apparentemente demenziale dissidio venutosi a creare nel momento in cui era ormai deciso l’anticipo della mossa aggressiva della Moody’s; mossa della quale era già a conoscenza il “Sole24 ore”, giornale di una parte bene precisa della Confindustria italiana, quella più ostile al governo. In ogni caso, il vecchio establishment è deciso allo scontro frontale. E non ci si faccia ingannare dalle mosse apparentemente distensive che sono in continua contraddizione con quanto sostenuto un attimo prima. Infatti, ecco un altro esempio della doppiezza degli aggressori: Moscovici consegna una lettera durissima e senza mediazioni possibili, poi modera un po’ i toni nel mentre parte l’attacco ANTICIPATO della società di rating e dunque anche dello spread. Occorrerebbe ormai in Italia una forza che tagliasse netto e sapesse veramente portare un colpo decisivo ai vertici di questo Stato italiano, quello “stato profondo” che non risponde certamente al “popolo” (totalmente inconsapevole di come si gioca realmente la politica, quella vera e non i “contorcimenti da clown” dedicati al mercato elettorale). Adesso vediamo il CdM odierno, altro atto di una “commedia degli equivoci”. Do per scontato che non salterà nessun Governo. Tuttavia, con simili “cadute nelle trappole”, perderanno quota nel suddetto “mercato elettorale”

 

*****

 

il premio per la battuta più demenziale va oggi al “nano d’Arcore”, secondo il quale l’Italia, dopo lo scontro interno al governo, è alla vigilia della dittatura. Nessuno aveva mai pensato che i colpi di Stato (con cui si inaugurano i regimi cosiddetti dittatoriali) fossero preparati dal conflitto tra i protagonisti di simili rivolgimenti.
L’importante è però ben altro. Confermando quanto detto negli ultimi due giorni e anche nel video che qui si presenta, la principale fra le agenzie di rating ha emesso il suo giudizio assolutamente negativo; già deciso da un pezzo sotto la pressione dei vertici americo-europei che imperversano da ormai un quarto di secolo e che si sentono minacciati dagli eventi degli ultimi due anni (a partire dall’elezione di Trump). Il giudizio era previsto fra 10 giorni e invece è arrivato oggi a dimostrazione di quanto noi abbiamo ampiamente sostenuto: ormai è scontro frontale, bisogna ridurre alla ragione l’Italia prima che si arrivi alle elezioni europee. E si sta dimostrando che i sedicenti partiti populisti non sono adeguati a sostenere uno scontro del genere. Non ripeto le argomentazioni sviluppate (anche nel video del resto) con le quali noi rileviamo tale debolezza. Del resto, era stasera incredibile vedere “Linea notte”. Cosa serviva fare presidente Foa se non si affronta di petto la situazione di un giornalismo che ha raggiunto livelli di bassezza che personalmente non ricordo (e vivo da un bel po’ e mi interesso di politica dal 1953). E ricordo pure che i “populisti” sono talmente compatti che l’Italia è rimasta isolata di fronte all’attacco frontale dei vertici UE. Il mutamento di fase storica non si arresterà certamente poiché nasce dall’ormai ineliminabile multipolarismo in via di accentuazione con grande confusione dappertutto. Tuttavia, occorre la nascita di ben altri movimenti. Questo putridume ormai sempre più generale esige una decisione e misure drastiche di pulizia. Per il momento non ci siamo e l’Europa, e ovviamente l’Italia, sono al momento in via di grande decadenza. E non mi diffondo sull’impreparazione della popolazione; non gliene voglio fare un colpa eccessiva, ma certamente si merita quello che le capiterà.

AGGIUNTA DI NOTTE.
<<L’economista Nino Galloni individua in un’agenzia nazionale la soluzione a questi problemi di conflitto di interessi, come specificato in un’intervista a La Notizia: “Dobbiamo immediatamente attrezzarci con un’agenzia di rating nostra e con un accordo con le grandi banche. Se non si fanno queste due cose è come voler andare ad affrontare i carri armati a mani nude o con le fionde. Ci vogliono invece i bazooka. Il Governo deve immediatamente pensare a predisporre delle difese preventive affinché lo spread non influisca troppo sui tassi d’interessi delle nuove emissioni”. Parole sagge: che nell’immediato, purtroppo, difficilmente potranno trovare ascolto in un governo che rischia di subire una vera e propria tempesta perfetta.>>

Detto con la massima stima verso Galloni – sinceramente preoccupato per le sorti del paese e non piegato invece ad una falsa preoccupazione tutta piena di gioia per le nostre disgrazie – credo che si insista troppo nel prendere solo in considerazione le manovre inerenti alla sfera economica. Si faccia pure la nostra agenzia di rating e tentativi di accordo con le banche (che non so chi poi veramente sceglieranno). Tuttavia, quando avanza una fase storica nuova – e ci si deve infine piegare all’evidenza, nutrita anche di memoria appunto storica – è necessario che avanzino altre forze politiche attrezzate ad usare ben altri mezzi di convincimento verso quelli che diventeranno sempre più autentici nemici. Per il momento si tratta di scontro tra due fazioni dei vertici Usa con i loro “naturali” prolungamenti tra i subordinati della UE. Per superare la decadenza europea e italiana sono indispensabili nuove alleanze internazionali; bisogna allentare la “storica” dipendenza dagli Stati Uniti (di qualsivoglia vertice) e andare “verso est” come ho detto più volte. E tutto questo implica scontro anche con quei paesi già satelliti dell’Urss che saranno i più ferventi difensori della predominanza statunitense.

Chi vuol fottere chi? di GLG

gianfranco

Qui

 

non credo ci sia tanto da ridere. E nemmeno credo si tratti di una bufala. Qualcuno ha evidentemente cercato di danneggiare pesantemente il governo. Innanzitutto, diciamo che chi ha dato l’ordine di eseguire quelle variazioni di soppiatto sta “in alto” (nel senso di uomini d’un certo peso appartenenti ad uno dei due partiti di governo). Poi manualmente certe cose le fanno i “gradi bassi”, che si è pronti a sacrificare se qualcosa va storto e si scopre l’origine dell’inghippo. Difficile immaginare chi aveva interesse alla faccenda. Potrebbe essere qualche “ambiente leghista”. Di gente poco fidata Salvini ne ha a iosa e magari il “qualcuno” ha addentellati nell’entourage del leader (non penso proprio ad un Giorgetti, che avrebbe ben altre carte da calare in modo meno contorto). Francamente, mi sentirei tuttavia di optare per gli ambienti “5 stelle”, che sono in continua “contromarcia” (e non la nascondono in ogni occasione possibile) e che sono rimasti fottuti nella loro spinta ad allearsi con il Pd per il veto posto a suo tempo da Renzi e i suoi (non scordiamoci il chiaro rifiuto del “bullo fiorentino”, se non erro da Fazio). Poi è tutto poco chiaro. Qualcuno dei “congiurati” ha avvertito Di Maio del fatto che stava avvenendo? Sono stati gli stessi leader dei “contrari” pentastellati ad avvertirlo nel mentre non inoltravano il documento al Quirinale? E Di Maio intende con la denuncia far capire ai suoi oppositori che rischiano grosso ad intralciagli la marcia? Oppure vuole avvertire i “temporanei alleati” leghisti che lui è sincero e leale, ma deve (e dovrà sempre più) tener conto di gente del suo partito contraria alla loro linea? Il che significa che in definitiva avverte Salvini di non pretendere da lui troppi strappi a quelle che sono le preferenze “buoniste” dei “5 stelle”? Vedremo se la denuncia riuscirà a porre in luce qualcosa.
Intanto, è bene che i “due governativi” stiano ben attenti a quello che fanno fino alle elezioni europee. Dovranno sostenere pesantissimi attacchi (già su questa manovra, ma si andrà oltre) da un establishment in forte caduta. I due “alleati per forza” devono resistere se non vogliono perdere voti. D’altra parte, anche tra gli oppositori ai sedicenti populisti qualcuno dovrebbe riflettere con maggiore consapevolezza. Sembra siano in troppi a pensare superficialmente che il crollo degli storici partiti socialisti in tutta Europa possa essere sanato dal successo (in alcuni paesi) dei verdi, con assai meno storia e tradizioni e una notevole pochezza politica. Ci si accorgerà che non sarà affatto così con la demagogia ambientalista al posto di un autentico riformismo sociale, che sembra alla frutta. E anche i centristi “europeisti”, cioè i vecchi marpioni della UE e dei governi che l’appoggiano, sono in forte arretramento. Sperano in una boccata d’ossigeno dalle elezioni di midterm statunitensi. Anche andassero per loro bene, sarebbe solo proprio una boccata d’ossigeno, ma non cambierebbe la tendenza di fondo, di medio periodo. Non so ancora valutare bene l’efficacia dell’azione, ben coperta (salvo mirate esposizioni di breve momento), di Bannon qui in Europa. Ma non sarà senza effetto. Spero tuttavia che anche la Russia sappia approfittare delle crepe che lo scontro in atto, assai duro, sta aprendo. Già ieri Salvini a Mosca ne ha approfittato per dichiarazioni (“qui mi trovo a mio agio, tra amici, ecc. ecc.”) certo interessanti. Non ci si fidi della sincerità del leghista, le sue affermazioni servono solo a dire agli avversari: state attenti che le cose per voi potrebbero andare ancora peggio. Tuttavia, l’oggettività può spingere in nuove direzioni.
Seguiamo, seguiamo, una fase nuova va comunque aprendosi. Non ne sappiamo approfittare, purtroppo. Parlo di gente come me, che va ben oltre (nella mente soltanto però) i giocherellini di questi un po’ piatti politici. Vogliamo infine cominciar a fare qualcosa?

1 2 3