IL MARASMA NON CALA 7 feb ‘12

1. La responsabilità dei magistrati è un’“offa” per un centro-destra in pieno disfacimento. Prima di tutto vedremo se il provvedimento passerà indenne alle prove successive. Inoltre chi deve giudicare della responsabilità? Se abbiamo sempre “comunisti” tra i magistrati, poco cambia. Non vale comunque la pena di insistere sull’argomento. In effetti, i poveracci del Pdl si buttano su qualsiasi cosa serva a dimenticare che ormai il loro leader sembra un comico d’avanspettacolo di provincia. Effettivamente, lascia sorpresi un così marcato disfacimento. Adesso, scrivono Il Giornale e perfino Libero (che sembrava un po’ più lucido del “rivale”), il Berlusca si sta rimettendo dal “trauma” del licenziamento e ricomincia a fare politica. Non è vero che, come sostenuto dal Financial Times, vuole ritirarsi; per l’ennesima volta è stato frainteso. Non avrebbe tuttavia intenzione di rimettersi a fare il premier, si limiterà alla parte del “padre nobile” (un bel titolo per un fifone che ha tradito tutti) e del suggeritore (di quanto gli verrà ordinato da oltreatlantico e dalle quinte colonne interne).

Intanto, diciamo che non ha subito alcun trauma. Ha effettuato i suoi tradimenti in piena complicità con l’Obama del “non caschi o caschi in piedi” e con la sua longa manus in Italia (sul Colle), con cui il Berlusca, dopo aver per qualche mese sostenuto di essere in tensione (che non faceva scoppiare per puro senso di responsabilità), ha pranzato o cenato pochi giorni fa accompagnato da Letta, trovandosi con lui in delizioso accordo. Egli sostiene pure che con la Lega si tratta solo di scherzi da ragazzi o di bronci infantili, che tutto va bene. Intanto, pretende di essere in contatto con il Pd per cambiare la legge elettorale onde fare un bello scherzo ai partiti minori (ma anche alla Lega stessa) per ridurli al lumicino quando arriveranno le elezioni. Per il momento, l’ex premier sembra il Tecoppa di Ferravilla, che pretendeva che gli avversari stessero fermi altrimenti non riusciva ad infilzarli con la spada. Un’altra frase di Tecoppa ha però giusta popolarità: meglio essere vigliacchi per mezzora che morti per tutta la vita. A Berlusconi non basta mezzora; per vivere deve ormai essere vigliacco per tutto il resto della sua vita.

Ha iniziato nel 2009, dopo un viaggio molto personale (un solo accompagnatore, se ricordo bene, al suo seguito) da Putin; adesso non rammento se in estate o in ottobre. Già allora scrivemmo che era probabilmente andato a chiedere “aiuto”, dato che non controllava affatto i Servizi italiani, ed il malcontento Usa – ormai eravamo entrati in pieno nella New America che ha eletto Obama e che già dal 2010 iniziò a far meglio intuire le sue nuove mosse – si manifestava con evidenza. D’altra parte, tradire quegli impegni con la Russia, che aveva preso senza l’acre opposizione della Old America, gli arrecava probabilmente notevoli danni, non solo politici (bisognerebbe conoscere i retroscena dell’incontro con Putin in Sardegna nel 2003, che diede impulso decisivo ai fruttuosi rapporti Gazprom-Eni, adesso entrati in difficoltà). Evidentemente, il viaggio non fu positivo. Alla fine dell’anno vi fu la statuetta del Duomo di Milano in faccia (ma non penso ad alcun complotto, è stato a mio avviso un puro caso, tuttavia di quelli che marcano pur sempre gli eventi). Il 2010 è un anno di forte accentuazione delle pressioni (scandalistiche e altre più minacciose) su Berlusconi. L’anno si chiude con il voto del 14 dicembre, in cui per soli tre voti Berlusconi si salvò dalla sfiducia; e il “poppolo di sinistra”, una massa di anarcoidi imbecilli, che credeva alla liquidazione del Mostro, mise a soqquadro Roma.

Rivelammo su questo blog i nostri più vivi sospetti di avvenuti “cedimenti strutturali” del cavaliere, di accordi possibili con gli Usa (sempre via Napolitano, mentre l’azione di Fini sembrava, ma solo sembrava, fallita). Non potevamo saper dove il fifone si sarebbe spinto; lo si è visto nel corso del 2011. In un solo anno ha liquidato ogni parvenza di politica estera meno succube di quella patrocinata dalla “sinistra”. Non indipendente, non scordiamo né l’Irak né l’Afghanistan, ecc. Tuttavia, vi era stata la condanna della provocazione georgiana (americana in realtà) alla Russia, e altre mosse dimostrative per mantenere in piedi tutta una serie di accordi, energetici ma non solo (basti pensare agli affari fatti da Finmeccanica), con tale paese; oltre all’accoglimento trionfale di Gheddafi a Roma, la dichiarazione di scuse per i crimini commessi dagli italiani in Libia molti anni addietro, con ulteriori affari per Eni e Finmeccanica e migliaia di medie e piccole imprese.

In pochi mesi tutto è stato liquidato. Un solo dato significativo. Nel Southstream l’Eni è passata dal 50% (piena comproprietà a due con Gazprom) al 20 %; e tale gasdotto, che sembrava in dirittura d’arrivo, si è fatto battere dal “ramo nord” (in cui è la Germania in piena compartecipazione con l’azienda russa). Si tratta però appunto del semplice segnale di una situazione degradata all’estremo in cui l’Italia è stata condotta alla più completa e vergognosa sottomissione. Berlusconi ha agito (evidentemente guidato “per manina” e senza più orgoglio alcuno) in modo da andare incontro a sconfitte su sconfitte, all’erosione costante della sua maggioranza ridotta al minimo, all’abbandono di questo o quell’infimo personaggio (maschile o femminile) da lui scelto. Ha fatto finta, già a partire dalla vile aggressione alla Libia (patrocinata da Napolitano con la scusa della fedeltà alla Nato, degna fine per chi aveva cominciato appoggiando la repressione del 1956 in Ungheria con tracotanza e aggressività verso i semplici dubbiosi tipo, mettiamo, un Di Vittorio), di essere recalcitrante, sempre però cedendo infine.

Il suo compito è stato di coprire la liquidazione della sua stessa politica estera (quella interna non è mai esistita) con i flebili vagiti di “autonomia”, concessagli di fatto (malgrado quanto è stato rivelato dai ben noti documenti “segreti”, pubblicati da Assange con la finta contrarietà di chi in realtà ne ha consentito la diffusione) dagli Stati Uniti della precedente Amministrazione. Egli ha assolto il compito e in qualche modo verrà sicuramente ricompensato, malgrado la vischiosità degli odî sparsi per vent’anni dalla sinistra (dei rinnegati), che si è vista soffiare la vittoria quale premio del suo tradimento [oggi sappiamo, per “merito” di De Benedetti, che all’inizio del ’94 Agnelli, “grande sponsor” di tale sinistra cui affidava la difesa dei suoi interessi di inetto imprenditore, assegnava a Berlusconi il 3% dei voti; De Benedetti arrivava al 10%. In definitiva, la Confindustria dei “cotonieri” italiani – i “grandi parassiti” e industriali incompetenti e protervi, che fecero da servi all’operazione statunitense di liquidazione del regime Dc-Psi mediante “mani pulite” (e il pentito Buscetta, in galera negli Usa) – era convinta di andare “in carrozza” al nuovo regime dei venduti dell’ex eurocomunismo, mettendo così in mostra l’imbecillità politica di questa classe “dirigente” incapace e corrotta].

Resto convinto che, fin quasi all’ultimo momento, non era ancora deciso se far “cascare in piedi” Berlusconi o tenerselo ancora per un certo periodo di tempo. Si è parlato, questo è vero, di progetti (napoletaniani) intorno a Monti fin dall’estate. Poi c’è stato il convegno a Todi, in cui Passera mostrava già certi progetti politici. E non vi è dubbio che la svolta verificatasi in Italia ha visto un nuovo compromesso tra gli Usa e la Chiesa, dopo le legnate che questi si erano date in passato (almeno dal 2005, momento di sostituzione del cattolico Fazio con l’“amerikano” Draghi alla Banca d’Italia), provocando in alcuni personaggi progetti di riavvicinamento tra cattolici e greco-ortodossi. Il che, detto per inciso, mostra come la nuova strategia Usa sia pronta alle “geometrie variabili”: apertura a settori islamici come a quelli cattolici, cercando di non creare eccessivi malumori degli israeliani.

2. In ogni caso, l’incertezza circa la sorte da riservare a Berlusconi – se utilizzare ancora i suoi servigi al governo o invece fargli passare la mano, ma con l’impegno a mantenersi in campo per non lasciare spazio libero ad eventuali altri progetti politici meno controllabili – è durata probabilmente fin quasi all’ultimo. Poi il dado è stato tratto. Tuttavia, si procede a vista approfittando della confusione ormai creata nella popolazione, che disistima in massa i politici e quindi concede al momento spazio a presunti tecnici, la cui inettitudine è manifesta per chi abbia un minimo di raziocinio, ma non lo è affatto per la gran massa – sia quella convinta d’essere “la destra” sia quella che si pensa come “sinistra” – totalmente disaffezionata e disorientata. Il governo ha proceduto con le due “alternative” già considerate: colpire l’elettorato (è troppo parlare di base sociale che non esiste proprio) di “destra” con imposte di tutti i generi (e la “mitica” lotta all’evasione fiscale) e quello di “sinistra” con l’attacco al sistema pensionistico e adesso alle difese minime dei lavoratori, con discorsi chiaramente provocatori e fatti apposta per irritare sui mammoni che non vogliono andarsene lontano da casa, sui “nullafacenti” del posto fisso, ecc.

Monti si è perfino lanciato nell’affermare che bisogna rassegnarsi a trovare lavoro anche fuori d’Italia. Poiché non credo si riferisca ancora all’emigrazione dei manovali nelle “Americhe” o in Germania, Svizzera, Belgio, ecc. (magari con qualche altra “Marcinelle”), sembra ovvio il riferimento a lavori qualificati. Alla faccia delle vecchie polemiche contro la miseria culturale italiana (e soprattutto della destra), con i fondi di ricerca (che nelle Università servono solo per allevare alcuni prediletti dei nuovi baronetti) ridotti al minimo, la conseguente “fuga dei cervelli”, ecc. Adesso, questa fuga viene invece incoraggiata; e non contrastata dalla “sinistra molto colta” e interessata alla “ricerca”.

Se a queste dichiarazioni montiane, aggiungiamo la polemica sull’art. 18, è pienamente dimostrata la miseria di questi individui che blaterano tutto il giorno nei media. Disgustosa in tal caso la “destra”, tutta lanciata contro la solo presunta illicenziabilità dei lavoratori (delle imprese medie e grandi); ma anche la “sinistra” perché ne fa soltanto questione di difesa di coloro da cui avere i voti e i contributi sindacali. Il problema di fondo, per un cervello normalmente funzionante, è diverso. Innanzitutto, la crisi è generale e colpisce anche paesi dove non c’è l’ombra di qualcosa come l’art. 18. In secondo luogo, la debolezza italiana dipende dal non poter manovrare a piacimento i lavoratori salariati? E questa sarebbe la sesta o settima potenza industriale? Le innovazioni tecnologiche e, ancor più, quelle di prodotto che fine hanno fatto? Si compete sul mercato internazionale solo in base ai costi della mano d’opera? E con queste belle idee si cerca di battere i cinesi e altri paesi a basso costo del lavoro; e che tuttavia non sono così rozzi e industrialmente inetti (come i nostri confindustriali!) da pensare che ci si combatte e si vince sfruttando questo vantaggio. Anzi, anche “laggiù” inizia ad alzarsi il livello salariale, nel mentre si hanno notizie di colossali investimenti in settori strategici e moderni, dove il rapporto “capitale/lavoro” – che in tal caso non è il rapporto sociale, ma quello più banale tra investimenti in capitale fisso e salari dei lavoratori – è assai elevato (pur impiegando quote di tecnici ad alta specializzazione e quindi meglio pagati).

Siamo in mano a parassiti, industriali (e finanzieri) di bassissima levatura, intenti solo a schiacciare la gran massa del lavoro produttivo (dipendente e autonomo) – in ciò aiutati da quote di “nani e ballerine”, gentaglia dai mille lavori inutili e veramente nullafacenti – per estrarne ogni “goccia di sudore”, in uno “sfruttamento” che non ha nulla a che vedere con quello teorizzato da Marx: semplice differenza tra valore creato dal lavoro e valore della forza lavoro che lo crea, una differenza che aumenta non con la sferza del negriero bensì con l’aumento della produttività dovuto proprio alle innovazioni. Gli ignoranti industriali e banchieri italiani, che straparlano di Marx responsabile del gulag e altre minchionerie simili, nemmeno sanno che il “poveretto” accreditava i capitalisti di saper fare almeno il loro mestiere. Ignobili imbecilli; e sono professoroni alla Bocconi e nelle altre putrefatte Università di questo paese governato da imbroglioni.

Questi buoi da traino stanno completando l’opera di Ciampi, Prodi, Draghi e compagni di sfascio del paese e dei suoi punti industriali alti (ormai pochi) di carattere strategico; il tutto per soddisfare quegli industrial-finanzieri arretrati e per nulla innovativi, che trovano convenienza nel rendere il nostro sistema-paese puramente complementare, e dunque succube, di quello predominante. E nel mentre portano a compimento quest’opera mirabile, ci raccontano assieme ai loro gazzettieri e specialisti di economia (che si fingono liberisti; ora si può essere in disaccordo con questi ultimi, ma senza pensare che siano dei semplici stipendiati dei parassiti) che siamo poco competitivi, in un’economia mondiale in fase depressiva di lungo periodo, perché il “fattore lavoro” è rigido, non si adatta alle leggi del mercato. Mobilità e ancora mobilità. Dicano apertamente, come settant’anni fa Pigou, che ci si deve adattare alla produttività marginale di tale fattore, considerazione all’epoca sbertucciata da un Keynes, pur con i suoi limiti di mero economista.

Qui si ciancia a vuoto e intanto andiamo bellamente in malora. Ripeterò fino alla noia che questo governo fa parte della strategia di impantanamento e crisi di particolare intensità che deve colpire certi paesi, in quanto utili in quelle date aree per consentire libere manovre ai predominanti nel loro tentativo di riprendere l’iniziativa mondiale, un po’ in ribasso negli ultimi anni. Impossibile fare previsioni sicure a lungo o anche medio raggio. Pochi giorni fa, Monti ha affermato che l’esperimento italiano è molto interessante poiché ha mostrato il “disarmo dei partiti contrapposti” (Pd e Pdl essenzialmente), che potrebbero perfino, forse, collaborare ad eliminare ogni opposizione alla loro spartizione del bottino concesso ai propri servi dagli Usa (questo Monti non l’ha detto, è ovvio), magari ponendo mano ad una nuova legge elettorale ad hoc. Il premier ha però chiarito che un simile esperimento, per dare i suoi migliori frutti, deve durare almeno qualche anno, quindi oltre il 2013.

Questa è dunque una delle opzioni in campo, la sospensione duratura anche della “democrazia formale” sempre sbandierata dai falsi difensori della Costituzione, la cui decrepitezza favorisce comunque il suo sfondamento in qualsivoglia direzione. Ci sono però molte altre possibili prospettive. Non si creda che siano chiare nemmeno a coloro che in questo momento stanno compiendo nel nostro paese il classico experimentum in corpore vili. Si va per tentativi. L’orientamento di fondo è tuttavia delineato, sia per la “destra” (e per il vigliaccone che pretende ancora di orientarla) sia per la “sinistra”; entrambe in un cul de sac, da cui esse stesse tentano di uscire con incerte ristrutturazioni e con le “primarie”, comica e peregrina imitazione degli Stati Uniti. L’orientamento di fondo è la definitiva subordinazione del paese agli Usa; forse pure a qualche loro sicario preferenziale, ma anche questo non è fatto trasparente giacché gli andamenti della politica in Francia e Germania non sono ben definiti e limpidi per i prossimi anni.

Bisognerà seguire, giorno dopo giorno, le giravolte di questi sciagurati. E sarà necessario chiarire sempre meglio che cosa significa interesse del paese (che non è semplicisticamente l’interesse nazionalistico), in stretta dipendenza con l’aggregazione o invece disgregazione del complesso tessuto dei rapporti sociali. Questi governanti, i politici che li appoggiano pressoché in toto, i “tecnici”, i ceti parassiti, i media che mentono a pagamento, tutto il coacervo di forze disgreganti insomma, lavorano alla perdita del paese nel suo complesso per accentrare ancor più la ricchezza nel periodo, più che decennale, di depressione cronica, in cui si accentuerà la lotta per la supremazia; questa potrà conoscere momenti di apparente involuzione, ma i segnali decisivi ci indicano il contrario. Non esiste programmazione nel disordine crescente cui assistiamo; si procede a vista, seminando soprattutto zizzania, facendo terra bruciata, “aprendo le chiuse” a casaccio affinché si crei una palude melmosa in cui tutti si impantanino.

RAMMOLLIMENTO CEREBRALE IN ATTO 2 gen ‘12

Quanto si sta verificando in questi giorni è piuttosto significativo; direi che è in oblio il senso della razionalità. L’Alzheimer ha probabilmente colpito politici, giornalisti, ceto intellettuale, mentre i parassiti dell’economia e finanza celebrano i loro nefasti sulla pelle di tutti noi. Prendiamo un esempio soltanto per non strafare: la telefonata della Merkel a Napolitano, riportata in un certo modo dal Wall Street Journal, giornale che non si potrà certo accusare di filoberlusconismo, essendo semmai di orientamento contrario all’ex premier. Dico subito che nemmeno io credo che la telefonata si sia svolta nei precisi termini indicati dal giornale finanziario (peraltro uno dei più importanti degli Usa e del mondo). Comunque, si deve prendere atto che il Quirinale (seguito pedissequamente e in modo scialbo e piatto dalla Cancelleria tedesca) non ha smentito la telefonata, ma solo il contenuto della stessa: non si sarebbe parlato di Berlusconi, ma della politica italiana in Europa e argomenti affini.

Penso si sia fatto qualche accenno (e forse più che un accenno) al premier ancora in carica all’epoca della telefonata, ma sono convinto che non vi sia stata alcuna pressione della Merkel su Napolitano affinché procedesse alla rimozione e sostituzione del nostro capo di governo di allora. Dico questo, però, solo perché il presdelarep non prende ordini dal cancelliere tedesco, ma da ben altra autorità più potente (e più lontana…..spazialmente). Difficile comunque credere che non si sia parlato per nulla di Berlusconi; tuttavia, è assai più probabile che la Merkel abbia semplicemente suggerito di seguire i “consigli” di Obama. Nemmeno su questi ultimi è però facile avere idee precise, tenuto conto di quella sceneggiata svoltasi qualche mese prima: Berlusconi si avvicina ostentatamente al presidente americano, in modo da farsi notare e sentire dalla stampa, e gli dice, apparentemente senza gran ragione, che egli è perseguitato in Italia. Obama risponde (risposta riportata da Palazzo Chigi e mai smentita dalla Casa Bianca): “non caschi o, se caschi, caschi in piedi”.

Da prima ancora di questo “fatterello” (su cui gli imbecilli di “sinistra” hanno imbastito il solito antiberlusconismo da decerebrati), avevo sostenuto – diciamo dal 14 dicembre del 2010 – che l’ex premier si era ormai genuflesso davanti al presidente americano e alla sua nuova strategia, scatenatasi poi in tutto il suo “fulgore” l’anno successivo con sobillazioni e aggressioni a paesi arabi ed eccidi della loro popolazione, usando largamente di proni sicari (fra cui appunto l’Italia); con omicidi individuali (Bin Laden ad esempio), ecc. I risultati della genuflessione si sono progressivamente visti, perfino in riferimento all’andamento dei processi all’ex premier. Resto convinto che comunque il cambio di governo sia stato concordato con lo stesso Berlusconi; e credo che questi non oserà – a meno che impreviste circostanze non inducano i vertici statunitensi a preferire i suoi servigi piuttosto che vedere naufragare la politica di semicolonizzazione dell’Italia – ripresentarsi quale candidato premier in futuro. Non si ritirerà però dalle scene perché ormai, così prono ai voleri Usa, è senz’altro ancora utile, se non altro per non lasciare “libero” un così alto numero di elettori che potrebbe “sbandarsi”; come accadde, lo si ricorderà, dopo che “mani pulite” aveva distrutto Dc e Psi su commissione americana e confindustriale. Gli elettori di quei partiti, infatti, si riversarono su Berlusconi, vanificando il progetto di assegnare il governo – con instaurazione di un vero nuovo regime completamente controllato dagli Stati Uniti e dai parassiti industrial-finanziari italiani al loro seguito – ai rinnegati del Pci, passati di campo verso l’atlantismo già dagli anni ’70 e in particolare dopo un ben noto viaggio nel 1978.

Dati tutti questi precedenti, non mi sembra credibile che la Merkel abbia quasi ordinato a Napolitano di liquidare Berlusconi. Ripeto che, a mio avviso, hanno parlato della faccenda (evidentemente già in piedi, nascostamente, almeno dall’estate), ma non nel senso riportato dal WSJ. Hanno con tutta probabilità discusso soprattutto di politica italiana nell’ambito UE. Nessuno sembra rendersi conto che questo solo fatto è in ogni caso un reale vulnus arrecato alle istituzioni italiane. Né Germania né Italia sono repubbliche presidenziali; il capo dell’esecutivo non è il presdelarep come negli Usa e in Francia. Se la Merkel avesse telefonato verso questi due paesi, sarebbe stato normale rivolgersi a Obama e Sarkozy per discutere di politica estera (ed economica) dello Stato. In Italia, il cancelliere tedesco aveva l’obbligo di telefonare proprio a Berlusconi per affrontare questioni attinenti esclusivamente alle prerogative dell’esecutivo. Non averlo fatto – e una volta che l’accadimento è stato rivelato dalla stampa e ammesso dal Quirinale, giacché la smentita ha riguardato l’argomento della rimozione di Berlusconi – esigeva, da parte di un esecutivo dotato di minima dignità nazionale, una vibrata protesta diplomatica all’indirizzo del governo tedesco ed un almeno implicito richiamo al presdelarep a mai più ledere i principi della Repubblica parlamentare italiana; bisognerebbe ricordare a qualcuno che la Monarchia Savoia non esiste più dal giugno del 1946.

Nulla di tutto ciò è avvenuto e la credibilità delle istituzioni repubblicane ha ricevuto un indubbio colpo di portata non irrilevante. Non certo per la nostra popolazione, che mi sembra sempre più confusa e incapace di intendere e volere. Tuttavia, dati avvenimenti deleteri si pagano per altre vie. In tal caso, tramite la nostra semicolonizzazione, il trasferimento di ricchezza dagli strati inferiori verso una estrema minoranza della popolazione, quella già molto più che benestante (e del tutto parassitaria), e in direzione di paesi che hanno avuto l’avvertenza di mantenere in piedi i loro settori più avanzati, sviluppando una politica estera comunque meno passiva, magari di poco (come Germania e Francia), della nostra, ormai affetta da servilismo acuto. Per non parlare della nostra stretta dipendenza dagli Stati Uniti, in particolare in questa congiuntura storica caratterizzata dalla loro nuova strategia, attribuita spesso a Brzezinsky.

Vorrei, per concludere, essere molto chiaro. Non sono affatto favorevole – non nell’attuale fase attraversata dalla politica mondiale – alle forme dette democratiche (che sono solo apparenza). Preferirei una “tirannia illuminata” per non meno di una decina d’anni. Illuminata nel senso di una politica estera di autonomia nazionale; estremamente radicale, tuttavia, nei confronti dei gruppi economici e politici di tradimento antinazionale, che andrebbero debellati con una drastica repressione ed una sorta di microchirurgia di grande finezza e precisione. Se pongo in luce le gravi inadempienze relative alla sedicente democrazia “rappresentativa”, è solo perché soprattutto il “ceto medio semicolto”, base elettorale della “sinistra di tradimento”, attacca sempre gli altri in quanto antidemocratici, urla da vent’anni contro l’avvento di un fantomatico fascismo, mai neppure intravisto. Questa gentaglia, con cui è inutile intavolare una qualsivoglia discussione, vede il famoso fuscello nell’occhio altrui e non la gigantesca trave rappresentata dal comportamento del suo “campione”, uomo dai molteplici “travestimenti” (filosovietismo, eurocomunismo, atlantismo e appoggio ai “poteri forti” dei “cotonieri” legati allo straniero statunitense, ecc.) alla guisa di un Fregoli dei nostri giorni.

E’ contro questi finti “democratici” e reali faziosi ottusi e obnubilati che mi premuro di ricordare i recenti fatti lesivi delle istituzioni di una Repubblica parlamentare e non presidenziale. Per il resto, resterò sempre convinto della necessaria – ripeto: per almeno dieci anni – instaurazione di un regime fortemente autoritario nel senso della difesa nazionale e della repressione di coloro che vi si oppongono perché asserviti allo straniero. In assenza della possibilità (attuale) di tale operazione, non vi è dubbio che ci si debba rassegnare alla miseranda fine di questo paese, in quanto entità economica e sociale autonoma, almeno per un’intera generazione.

 

PS Va aggiunto che non appena il presdelarep tirò fuori dal cilindro il nome di Monti (già preparato in anticipo; lo ripeto, almeno dall’estate), e lo nominò subito intanto Senatore a vita con ulteriore frettolosa forzatura, prima ancora che gli fosse assegnato ufficialmente l’incarico di formare il governo telefonarono le loro congratulazioni a Napolitano Obama, Sarkozy e Merkel. Le congratulazioni dovevano invece essere rivolte a Monti nel momento in cui avesse ottenuto la fiducia in Parlamento, diventando così ufficialmente primo ministro. Se nessuno protesta per queste clamorose violazioni di ogni normale prassi nei confronti di un paese sovrano (perfino solo formalmente), significa che si è toccato il fondo della sottomissione da parte dell’intera “classe” detta dirigente, una semplice “borghesia compradora” che esprime un ceto politico di asserviti ad una potenza straniera colonizzatrice. 

 

FATTI E RIFLESSIONI (II) Giellegi, 21 sett. ‘11

 

 

1. La situazione, in questo paese, è ormai senza ritorno per quanto riguarda soprattutto l’inettitudine di Governo, opposizione, giornalismo, gruppi (non) dirigenti del settore economico-finanziario, ceto degli intellual(oid)i. Veramente, non stanno gran che meglio nemmeno gli altri paesi europei, soprattutto i maggiori (Francia, Inghilterra, Germania), ma non può esservi dubbio che siamo sempre un “pelino” avanti sulla via della putrescenza. Siamo tutti nella stessa barca, comunque, per quanto riguarda il demenziale credito ancora accordato alle società di rating; due americane e una inglese, e già questo dovrebbe far riflettere sulla loro inesistente obiettività. Se fossero puri tecnici, allora va detto che sono di una ignoranza e stupidità uniche. Non hanno capito un accidenti della crisi iniziata nel 2008 (continuavano, una volta ormai installatasi stabilmente, a prenderla per una sorta di banale “riaggiustamento”), hanno garantito per titoli spazzatura quali i vari derivati, i subprime, ecc. In Italia, poi, a un paio di mesi dal crac di Cirio e soprattutto Parmalat, continuavano a dare giudizi positivi su queste due imprese. Non vi è autorità economica (e finanziaria), non vi è economista o politico, che non le abbia ampiamente sputtanate. Poi, di nuovo, tutti a dar credito ai giudizi di questi balordi, con grande gioia degli speculatori in Borsa, che approfittano dei cervellotici giudizi che essi danno su questo o su quello per giocare al ribasso o al rialzo a seconda dei casi. Una vergogna continua, con una popolazione che non va comunque scusata per la sua credulità infantile.

In Italia, come abbiamo messo in luce più volte, dalla fine dell’anno scorso (anche prima, ma tutto è venuto a piena maturazione in quel periodo) Berlusconi non conta in pratica più nulla; ha dovuto allentare i suoi rapporti con Putin (del resto anche lui leso nella sua importanza, almeno al presente), ha tradito Gheddafi. Quella almeno apparente maggior libertà di manovra, di cui godeva nell’era Bush jr., è ormai un ricordo del passato. Due pesanti attacchi – prima Fini, il kamikaze, poi Napolitano (non nuovo ai rapporti stretti con ambienti americani democratici) – lo hanno messo al tappeto. Alla fine, sotto tutela di personaggi che l’avevano abbandonato e poi sono tornati, si presenta come uno che non intende più fare alcuno sgarbo a Obama. Ha recitato un po’ di commedia sulla Libia – perché il voltafaccia è stato troppo impressionante e il grandioso ricevimento a Roma di Gheddafi troppo recente – ma ha accettato tutto quanto è stato richiesto. L’aviazione italiana ha fatto più di duemila missioni e sganciato 600 tra bombe e missili. Ciononostante non ha ricevuto nessuna citazione di Obama, che ha ringraziato Francia, Inghilterra, Danimarca e Norvegia.

Adesso la Nato, mostrando a chi capisce qualcosa l’assoluta incapacità dei “ribelli” di ottenere un qualsiasi risultato autonomo (sono mercenari ottusi e inetti, veri bestioni da soma, e pure vili in combattimento), chiede altri tre mesi di “impegno”; e l’Italia è pronta alla sua parte, pur senza mai essere ringraziata. A questo punto, pur senza mostrare alcun apprezzamento per un “amico” di Bush (oltre che di Putin), credo che agli ambienti obamiani non interessi gran che quanto può accadergli in Italia. Ormai è neutralizzato, è succube del presdelarep, vero governatore del paese, quindi a Obama questo basta e avanza (è una ipotesi, non lo affermo dandolo per scontato). Il problema è che questo appiattimento del “Mostro”, ormai obbediente alla potenza predominante, mette in “fregola” l’opposizione, sia quella detta di “sinistra” (di cui ho già chiarito l’essere solo un’ammucchiata di perfetti rinnegati, cioè di banditi di bassa tacca) sia quella finta di “centro”, emanazione dei parassiti che fingono di essere industriali e grandi finanzieri, un’accozzaglia di altri mentecatti solo capaci di rodere alla base ogni possibile fonte di ricchezza.

L’industria “principe” dei roditori è riuscita a mettersi in “sinergia” con gli Usa; una sinergia senza piano industriale (con il ridicolo lancio della “nuova 500”, vettura “di punta”), ma che si basa su un bell’accordo. Ha ricevuto i soldi, grazie all’interessamento della nuova Amministrazione americana, si è presa ufficialmente la Chrysler e così agisce nel mondo, e non più solo da noi, come si trattasse di azienda italiana mentre è agente di penetrazione americana. Questa è la nuova strategia statunitense, applicata sia in campo economico (che non è soltanto tale, perché implica molte ramificazioni lobbistiche in vari paesi, con influssi non solo “di mercato”) sia in quello politico-militare. In Nord Africa, ad esempio, sembra agiscano soprattutto Francia e Inghilterra, ma la maggior percentuale degli “introiti” dell’azione criminale spetterà agli Usa, che stanno sostenendo, e di gran lunga, i maggiori costi della criminale operazione. In Europa lo sconquasso, che sta provocando una certa azione tedesca, servirà a scaricare meglio la crisi finanziaria, il cui centro è negli Usa, nella nostra area (non tanto in Germania quanto nei paesi europei più deboli). Intanto la responsabilità, ben remunerata politicamente, se l’assumerà appunto questo nostro importante vicino.

 

2. Detto fra parentesi (una parentesi non di scarsa rilevanza), questa è la fine che si tenta di far fare, ad esempio, anche a Finmeccanica. Finché agiva soprattutto per il “mercato” (per i settori strategici) degli Usa, non vi erano grandi problemi. Poi si è lasciata andare a “golosità” in direzione di Cina e soprattutto Russia: settore aereo (Sukhoi) e ferroviario. Apriti cielo. L’Ansaldo (settore ferroviario, Breda in particolare), è in vendita ad azienda straniera, anche se ancora non è deciso a chi; all’americana General Electric o alla francese Bombardier o ad altra. I soliti “buontemponi” dicono che è una mossa intelligente perché è settore in perdita e non strategico. Vendendolo si sanerebbe la perdita e si salverebbe la parte strategica. Balle in questo caso. Intanto, si perdono i lucrosi affari in Russia, dove non si preannunciavano affatto perdite. Inoltre, certi affari in settori non di punta, per un’azienda come la Finmeccanica (che ha di tutto e di più), serve da penetrazione in un “mercato” (quello tanto amato dai liberisti); in realtà si allarga una “sfera di influenza”, in cui poi fioriscono ben altre opportunità, oltre che possibili alleanze per reali sinergie (quelle politiche di allargamento della propria influenza, che si coniuga con maggiori prospettive di una propria indipendenza).

Non a caso, infatti, alla s-vendita (e dico svendita non in senso banalmente economico, se si è capito il discorso appena fatto) si aggiunge l’attacco forsennato che magistrati felloni stanno conducendo per danneggiare pesantemente l’intera Finmeccanica, compresi i settori di punta e dunque strategici. Cosa si vuol ottenere in definitiva? O che tale azienda venga smembrata – come si tenta di fare pure con l’Eni, sotto attacco da molte parti, fra cui gli organismi UE, cioè la longa manus della presa americana sull’intera Europa – oppure che torni docile a servire il “mercato” (i settori strategici) americano, abbandonando velleità verso est. Questa la vera antifona dei traditori di cui pullulano i vertici economici e politici di questo povero paese.

E cosa fa la “sinistra”? Coadiuva in pieno l’attacco alla Finmeccanica, anche perché i magistrati sono la sua unica speranza di avere ragione delle resistenze del cavaliere. E probabilmente non solo per questo motivo, poiché i rinnegati che la compongono sono da vent’anni i designati dagli Usa (già da Clinton nel 1992-93) per avere in mano il paese e sottoporlo all’ingordigia di dati settori statunitensi con la complicità dei “cotonieri” italiani (questa infame Confindustria e l’Abi, covi di traditori da processare per direttissima). E cosa fa la Cgil? Difende l’occupazione all’Ansaldo Breda, in pericolo per la s-vendita (si ricordi che cos’è nei fatti). Bene, diranno i superficiali e i venduti della “sinistra radicale” (ancora peggiore di quella maggioritaria). Nient’affatto! L’occupazione non si difende luogo di lavoro per luogo di lavoro; così si irrigidisce semplicemente la gestione di un’azienda, la si rende ancora più “fallimentare” (economicamente parlando) e, alla fine, la battaglia viene persa in un’epoca come questa di crisi generale di stagnazione, legata all’apertura di una fase di conflitti maggiormente improntata al multipolarismo. L’occupazione – come dimostra il caso della Germania nel ’33 dopo l’ascesa dei nazisti, e quello degli Usa, che non uscirono veramente dalla crisi del 1929 con il mitico New Deal, bensì con il definitivo regolamento di conti che chiuse l’epoca policentrica nel 1945 – è legata alla politica di autonomia e di accrescimento della forza del proprio sistema complessivo; forza che è in primo luogo quella delle strategie politiche del conflitto.

I lavoratori la prenderanno in c….. e gli unici posti di lavoro salvi saranno quelli dei tirapiedi inetti e ottusi del sindacato. Esattamente ciò che desiderano i “cotonieri”; esattamente ciò che hanno fatto sempre a partire dal patto Agnelli-Lama del 1975. Lì iniziò la “concertazione”, che viene proseguita a tutt’oggi. Una donna di scarse qualità (come il suo predecessore maschio), che presiede ancora la Confindustria, urla contro il Governo perché aumenta la tassazione, non tocca il sistema pensionistico a sufficienza, non liberalizza, non introduce un regime lavorativo più “flessibile” (maggiori possibilità di licenziamento, crescita del precariato, più autoritarismo nella gestione dei turni lavorativi, delle “pause” e delle loro possibili cause, ecc.); poi critica lo stesso Governo perché tende ad irritare la Cgil, e si fa vedere tutta sorridente e disponibile alla “concertazione” con la Camusso. Quale migliore prova della connivenza dei sindacati e della protervia di industriali che vogliono solo essere riempiti di sussidi, di sgravi fiscali, di aiuti tipo Cassa integrazione, ecc. Non sono imprenditori (quelli di cui parlava Schumpeter), sono solo gestori dello statu quo, fanno concorrenza agli impiegati dei Ministeri, quelli del “caffè ogni mezzora”.

Adesso, per i motivi poco più sopra messi in luce, hanno perso l’appoggio della loro azienda “principe” (salvo la sua parte finanziaria in mano ad un giovinotto di belle speranze, Elkann), dato che quest’ultima si è data ad un intrallazzo di più ampi orizzonti con gli Usa di Obama. Gli industriali italiani sono quindi alla disperazione tanto quanto i politici della “sinistra” e del “centro”. Se non riescono a far andare via Berlusconi presto, non sanno più a che Santo votarsi. Tuttavia, non sono sostenuti fino in fondo da Obama, e nemmeno dal plenipotenziario di quest’ultimo nel nostro paese. Dato che Berlusconi ormai si è abituato ad obbedire, salvo qualche battuta per fingere che non è tanto servo quanto i “sinistri”, inutile sprecarsi troppo. Se questi rinnegati ce la fanno da soli, bene; altrimenti, in attesa del cambiamento “naturale”, si può continuare a logorare il premier, a tenerlo sotto pressione, ad ottenere da lui tutto il desiderato. Insomma, si tiene l’intero paese “a bagnomaria”. Potrebbe verificarsi la caduta del premier, potrebbe non verificarsi ancora. Agli Usa interessa poco; a Napolitano forse un po’ di più, se non altro per preparare la successione a se stesso di un personaggio del suo stesso stampo. Tuttavia, senza fretta e senza scosse violente, onde non mostrare con troppa evidenza quali strappi si facciano subire alla riverita (formalmente) Costituzione, ormai ampiamente “insultata” con gli atti concreti.

 

3. Da un quadro così insano e meschino, cosa mai potrà risultare? Siamo in forte difficoltà nell’ambito di questa Europa. Non ci lasceranno fare la fine della Grecia? Forse. D’altronde, anche questo paese verrà proprio lasciato andare alla deriva? Si vedrà, credo sia importante per tale nazione il suo diventare più apertamente la pedina della Germania per le prossime operazioni, che devono vedere emergere in sede europea una reale subpotenza d’area, tenuto conto dell’azione turca per avere un peso rilevante proprio nella zona sud. I pericoli che corriamo, e l’estrema serietà della situazione sono evidenti. Potremmo restare per un tempo indeterminato con il premier in surplace e quindi con una crescente putrefazione della società e del sistema economico. Nel mentre una serie di forze cattoliche (trasversali) conservatrici, appoggiate da gran parte della Chiesa (si parla della netta maggioranza dei Vescovi) cerca di preparare uno schieramento tradizionalista, di una chiusura sociale e culturale che si può ben immaginare.

Tuttavia, non è facile la durata di un governo come l’attuale e di un premier che, con la forza della disperazione, viene attaccato da tutti quelli che erano convinti di sostituirlo alla fine dell’anno scorso; contando su di una magistratura che sta sconquassando l’intero quadro istituzionale. D’altronde, è possibile, anzi probabile, che gli Stati Uniti non spingano a fondo per il ricambio, data la strategia degli attuali vertici di quel paese. Intendiamoci: l’Italia non è paese in via di sviluppo, non è diviso in clan e tribù né in confessioni religiose che si muovono guerra per una supremazia interna al cristianesimo come avviene in campo islamico tra sunniti e sciiti, ecc. Tuttavia, non illudiamoci troppo; la strategia del caos e dello sbriciolamento del tessuto sociale è la situazione preferita da quegli ambienti statunitensi rappresentati dal nuovo Presidente.

In Irak si è creato il caos appunto con la lotta tra fazioni religiose diverse; ed è interessante constatare come gli Usa, per ottenere tale risultato, abbiano recuperato un certo rapporto proprio con i sunniti che erano stati i più radicali nel muovere loro la guerriglia dopo l’occupazione del paese. In Afghanistan, il tentativo è il medesimo, pur se al momento i talebani fanno vedere sorci verdi sia a loro sia agli “alleati” (servi) nella Nato sia a Karzai che avrebbe dovuto garantire qualche abboccamento con determinati settori dei guerriglieri. Infatti, dopo la burrascosa sostituzione del “bushiano” McChrystal con Petraeus, quest’ultimo, a un anno o poco più dalla sua nomina, è stato spostato alla Cia (il che potrebbe apparire in un certo senso una rimozione vista la scarsa riuscita della sua strategia nel paese asiatico). In Nord Africa, e soprattutto in Libia, la strategia del caos, fondata sull’aiuto a delinquenti e tagliagole, è ancora in pieno sviluppo. Nessuno, a livello internazionale, ha osato dire qualcosa pur dopo il totale travisamento e sconvolgimento della Risoluzione del CdS dell’Onu, dove in fondo 5 paesi su 14 (e che paesi!) si erano quanto meno astenuti.

Sia chiaro che, pur ribadendo la diversità dell’Italia (non avremo lotte di religione o tribali né bombardamenti Nato), la caduta assai probabile di Berlusconi produrrà un caos, in cui potrebbero scatenarsi bande assassine. Hanno gridato per vent’anni al “lupo fascista” (il premier), ma si comporteranno esattamente come le squadre nere di un tempo (e non con semplice olio di ricino). Dovremmo essere difesi dai corpi dello Stato. Uno è ormai dalla loro parte a tempo pieno; quanto a Esercito, Polizia e Carabinieri, Guardia di Finanza e gli altri, non conosco la configurazione delle varie forze al loro interno, ma quel che si vede è scoraggiante. Ho già constatato più volte che siamo all’assurdo (apparente, tenuto conto che abbiamo contro il paese predominante in “occidente”, con vertici fondanti la loro azione sul caos indotto nel territorio sociale da ridurre alla stretta obbedienza) di un capo di Governo, per di più accusato di fascismo, completamente sputtanato e braccato 24 ore su 24. Siamo però anche all’altro assurdo in cui, ad ogni scontro tra manifestanti e forze dell’ordine, ci sono più feriti tra queste ultime; mentre i facinorosi arrestati sono subito liberati dal corpo dedito allo sconquasso sociale e istituzionale.

Non si può stare tranquilli. Per troppo tempo abbiamo accettato di denominare “sinistra” cosche di rinnegati, molte provenienti da settori sempre stati reazionari (si pensi ad un Di Pietro e, oggi, ad un De Magistris che bacia il “sangue di S. Gennaro”), disinteressate ad una pur minima autonomia del paese; ma solo intente invece a servire chi li ha ben foraggiati e appoggiati nel tentativo di assicurarsi il governo del paese. Quanto ai settori “estremi” d’essa, abbiamo sostanziali banditelli pronti eventualmente a dar vita alle squadre assassine di cui già detto. Dall’altra parte, abbiamo sciocchi che hanno continuato a blaterare di “comunisti” e “toghe rosse”. Potrebbero essere felici se si trattasse veramente di comunisti, appartenenti ad un’organizzazione che fu in definitiva docile e malleabile, e non arrivò a promuovere nemmeno una rivoluzione, di cui non si potevano negare obiettivi politici anche di tipo nazionale. Si cercò, e ancora si cerca, di diffondere la menzogna che intendessero portarci in servitù dell’Urss, ma era una gran balla; oggi, i mentitori pagano lo scotto e hanno a che fare con effettivi servi degli Usa di Obama, che li schiacceranno (del resto è ciò che desidera una gran parte dei paraculi del sedicente centro-destra).

Lo ripeto, non si può stare tranquilli. Qui non si vede nessuno dotato della decisione necessaria ad opporsi alla sedicente “sinistra”, composta da personaggi che dovrebbero essere processati e condannati per direttissima. Di fronte alle bande criminali, smaniose di entrare in azione e che del resto compiono in continuazione prove d’assaggio (Di Pietro sta gridando che è possibile ci “scappi il morto”, ecco già gli avvertimenti!), dovrebbero sorgere degli “anticorpi” adeguati pronti alla dura repressione di ogni accenno di disordini e di sovversione. Invece, un ceto medio-alto ancora pingue e ben pasciuto tace ed acconsente, “pagando” anche lui i fomentatori di scontri e scatafasci poiché crede di essere così lasciato in pace. Quando scoppiassero fatti “simil-libici” – intendo dire non nella medesima forma, ma sempre parte della strategia statunitense del caos, atta a distruggere il tessuto sociale di un paese destinato al pieno asservimento – nessuno sarà tranquillo. La Chiesa crede di poterlo essere; e i “fedeli” (ipocriti “invertebrati” come lo sanno essere certi “cattolici da sacrestia”) si aggrappano ad essa e sperano di contare (e contrattare) qualcosa. Non sarà proprio facile, giacché quelli che si muovono con gli Usa (di Obama) non sono esattamente del tipo che poi promosse il “Concordato” nel 1929.

Situazione dunque fosca, ultrapericolosa, di cui mi sembra non si avverta l’intenso “scampanio” di avvertimento. Stiamo tutti all’erta; eventi forse tragici ci attendono. Sperare di no è lecito, contarci troppo, no. O la lenta putrescenza che prepara l’avvento di una conservazione asservita e grigia; o eventi drammatici con violenze e lotte tra fazioni in stato di disfacimento, ma vogliose di dimostrare al Presidente Usa di essere i “migliori” (servi). Tertium non datur, se non esce allo scoperto un nuovo schieramento interessato alla nostra autonomia, consapevole però dell’impossibilità di conquistarla con i “pannicelli caldi”. O saprà usare il bisturi o sarà disperso. Anche in tal caso: tertium non datur.

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