L’Italia tra Francia e Germania, di A. Terrenzio.

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Un tema che genera divisioni e divergenze analitiche per il futuro del nostro Paese, riguarda il rapporto che esso ha con Francia e Germania.

Per osservatori come l’economista Giulio Sapelli, l’Italia dovrebbe trovare una partnership europea con la Francia per rompere l’egemonia teutonica, vero fardello dell’Europa (cit. “80 milioni di tedeschi incompatibili con l’idea d’Europa”). Di vitale importanza sarebbe la creazione di un asse Roma-Berlino-Mosca, che possa orientare verso Est la geopolitica europea, per liberarsi finalmente dalle maglie atlantiche.

Tuttavia, come vedremo, molte sono le contraddizioni e le incognite che riguardano entrambe le possibili partnership.

La Germania

La Germania vive una periodo di crisi di leadership politica che coincide con il tramonto del cancelliere Angela Merkel. Come sostenuto dal direttore di Limes, Lucio Caracciolo, la Germania e’ costretta a confrontarsi con il suo ruolo storico di guida dell’Europa, un ruolo che dalla fine della II GM ha sempre cercato di ignorare. E’ come se i tedeschi si fossero svegliati dopo un lungo letargo e decidere che ruolo assumere nel Continente.

Per la prima volta la Germania percepisce il ruolo ingombrante della tutela americana e operazioni come il raddoppio del gasdotto Nord-Stream, sono il segnale piu’ evidente di un suo riavvicinamento alla Russia.

Inoltre, il 22 gennaio scorso, Germania e Francia hanno dato vita ad Aquisgrana ad un asse “neocarolingio”, con la volonta’ di creare un direttorio europeo per una reciproca integrazione si ambito industriale e militare. Segnali appunto che mostrano una data insofferenza verso la Nato ed il controllo americano.

Tuttavia la Germania appare ancora restia a svolgere quel ruolo guida all’interno dell’Ue, per via dei sui interessi economici e finanziari che vedono quest’ultima come mera estensione del suo raggio di azione. La Germania di fatto e’ un “esportatore netto” con un surplus commerciale che supera l’8%.

Le politiche ordoliberiste e deflattive che i tedeschi impongono, sono gli ostacoli maggiori che pregiudicano una saldatura strategica con la Penisola. Le uscite dei vari Junker e l’ultima “sparata” del leader dell’ALDE Guy Verhofstadt, che ha dato del “burattino” al premier Conte, sono espressione della superficialità e del disprezzo che caratterizzano i leader politici del Nord-Europa. L’ostilita’ della Germania e della Kernel Europa verso i paesi “cicala”, accusati di inadempienza o di scarsa propensione al sacrificio, sono la causa diretta di quel malessere “populista” che ha avuto nel governo giallo-verde la sua massima espressione.

La riluttanza della Germania a voler adottare politiche redistributive ed espansive verso i paesi piu’ deboli e’ il principale limite alla realizzazione di un blocco comunitario solidale ed indipendente da ingerenze americane.

La Francia

La recentissima crisi diplomatica che ha visto il richiamo dell’ambasciatore francese da parte di Parigi, e’ stato l’evento che ha ufficializzato il conflitto tra Macron e l’esecutivo italiano. L’inquilino dell’Eliseo ha scelto l’Italia come “bersaglio” per un suo improbabile rilancio politico. L’escalation di provocazioni che hanno portato alla rottura con Roma, fanno parte di una precisa strategia per colpire il governo giallo-verde.

Come abbiamo accennato, la Francia viene comunque vista da diversi osservatori, come alleato naturale nell’UE per frenare l’egemonia tedesca. Un partnership con Parigi, al momento, appare davvero lontana, soprattutto con l’attuale capo dell’Eliseo intento ad isolare Roma in sede UE, ergendosi a baluardo contro i “nazionalismi”. L’aggressività dei francesi nei nostri riguardi, con lo shopping delle nostre aziende dell’agroalimentare e della moda, le diverse scaramucce ai confini con la Liguria, la mancata collaborazione sul tema dei flussi migratori nel Mediterraneo, non permettono attualmente una pacificazione coi cugini d’oltralpe. Aggressivita’, che dopo le accuse di ingerenza del nostro governo nella questione ‘gilet jaune’, non stenta a placarsi in Libia, dove, come ricorda Gian Micalessin, si gioca la vera partita franco-italiana. Il generale Khalifa Haftar e’ uomo fidato di Parigi e avanza verso il sud della Libia minacciando il pozzo di El Feel, da cui l’Eni estrae la maggior parte del suo petrolio e del suo gas. A Tripoli invece, Al Serraj e’ ostaggio delle proprie milizie. La Francia di Macron rischia davvero di strappare all’Italia quell’egemonia economica e quell’influenza politica nella sua ex-colonia, che nemmeno la guerra contro Gheddafi riusci’ a pregiudicare. A cio’ vanno aggiunte le visite da parte delle autorita’ francesi a Al Cairo, dove l’ENI, nelle prossimita’ delle acque egiziane, ha scoperto lo Zhoor, il piu’ grande giacimento petrolifero nel Mediterraneo.

Il cenno a tali elementi, basta a mostrare scetticismo verso i sostenitori di una tale alleanza.

Il quadro potrebbe cambiare, se nelle prossime elezioni europee, i sovranisti dovessero “fare il pieno”; a quel punto un’ Europa guidata da Salvini e dalla Le Pen, cambierebbe considerevolmente gli equilibri ed i rapporti tra i due paesi.

Marine Le Pen ha mostrato sensibilita’ verso i problemi che attanagliano l’Italia, come quelli relativi all’accoglienza ed i limiti di deficit pubblico imposti dall’UE. Ha espresso anche sostegno alle dichiarazioni di Di Maio riguardo lo sfruttamento coloniale della FranceAfrique, tramite il Franco Sefa, al quale la leader del RN vorrebbe porre fine.

A quel punto Francia ed Italia potrebbero davvero porre le basi per una collaborazione geopolitica ed economica, attraverso una “Lega Mediterranea” alla quale potrebbe unirsi anche la Spagna, che presto andra’ verso nuove elezioni, dopo la fine ingloriosa dell’”ultimo” premier di sinistra, Pedro Sanchez.

Un “bivio” impossibile?

Il patto siglato ad Aquisgrana ha palesato la volonta’ di francesi e tedeschi di creare un “direttorio” a due, escludendo di fatto l’Italia.

L’accordo, che ricalca quello di Adenauer-De Gaulle stipulato nel ’63, rilancia l’idea di una Europa a guida franco-tedesca ponendo l’accento sulla collaborazione militare, nell’integrazione di progetti infrastrutturali e soprattutto nella collaborazione nucleare, tramite la partecipazione di Berlino alla Force de Frappe francese. Parigi si e’ anche impegnata nel sostenere l’ingresso della Germania come membro permanente delle Nazioni Unite. Secondo Lucio Caracciolo, direttore di Limes, la Germania sembra solo adesso essersi accorta della sua mancanza di visione strategica e la costituzione dell’”asse renano” e’ il segno di un suo risveglio geopolitico.

Tuttavia, come il passato ha piu’ volte mostrato, Francia e Germania insieme non sono mai andate lontano, e divergenze su temi fondamatali appaiono confermarlo: le necessita’ di Berlino di riavvicinamento alla Russia non sono gradite ad Emmanuel Macron, che ha mostrato la sua contrarieta’ al progetto del Nord Stream 2. Le accuse ai “troll russi” di fomentare le rivolte del “gilet jaune” hanno raffreddato le relazioni con Mosca. Inoltre il governo tedesco, si e’ opposto alla volonta’ del leader di En Marche, di applicare ulteriori riforme in senso neoliberista. Parigi, con le rivolte di piazza, allarma anche la Germania che teme per la sua tenuta sociale.

Una Europa tecnocratica a guida franco-tedesca, seppur mossa dalla volonta di emanciparsi dal controllo militare degli Usa, non puo’ rappresentare una alternativa credibile all’Europa euro-atlantica.

Dopo la Brexit, l’Italia ritorna ad essere un pivot essenziale per l’amministrazione americana, che ha deciso di puntare su essa per incrinare l’egemonia tedesca. Come ricordato su Eurasia da Cristiano Puglisi, il Tap (Trans-Adriatic pipiline) e l’Eastmed (in collaborazione con Israele), rappresentano progetti contrari agli omologhi tedeschi e sono anche la contropartita che il governo Conte deve offrire per il sostegno alla famosa “cabina di regia”, avallata da Donald Trump.

Il duopolio Merkel-Macron, appare come un tardivo colpo di coda delle vecchie e screditate élite neoliberali, per resistere all’avanzata dei “populisti”. Un “duopolio” che divide ulteriormente il continente europeo e lo priva di quella proiezione strategica fondamentale nell’epoca del multipolarismo.

In conclusione, ne’ Francia ne’ Germania, allo stato attuale, rappresentano partner affidabili per Il governo Conte. Solo un eventuale cambio delle dirigenze dei rispettivi paesi, che vedranno l’affermarsi di forze realmente sovraniste, potranno proporre una nuova agenda sia nel Mediterraneo in tema di sicurezza e flussi migratori, che in chiave strategica ed energetica verso Est. Diversamente gli Stati Uniti, resteranno gli unici beneficiari delle sterili “triangolazioni” tra Roma Parigi e Berlino.