SPENDI E SPANDI DI MAIO.

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SPENDI E SPANDI DI MAIO. UN UOMO POLITICO SI VALUTA DAI VANTAGGI CHE PROCURA NON DAI SOLDI CHE RISPARMIA.

Premetto, come ho sempre detto, che la sconfitta dei vecchi partiti, colpevoli di aver fatto marcire il sistema, è un segnale positivissimo della fase. Tuttavia, ci vuole molta fantasia per considerare una svolta decisiva quest’acida alleanza tra pentastellati e leghisti, riposante su fattori ideologici di corto raggio e di scarsa saggezza politica. Non è un programma l’ostentata onestà dei grillini, questo falso mito virtuista di paretiana memoria, ma non lo è nemmeno l’ossessione securitaria di Salvini, che bracca i clandestini porto per porto, cercando di svuotare il mare col secchiello. Non c’è un’analisi seria dei fattori destabilizzanti internazionali da quali nascono le varie problematiche del tempo, compreso il flusso di clandestini sulle nostre coste. Ma questo è niente però rispetto alle incombenze dell’epoca storica che ci proiettano nel multipolarismo, in un mondo sempre più caotico e competitivo, in cui la riconfigurazione degli assetti di potere è il principale tema all’ordine del giorno. La (geo)politica dovrebbe costituire il loro primo pensiero, perché il Paese è doppiamente servo, degli Usa e dell’Ue. Con questi ceppi non si fa un passo verso i necessari cambiamenti. Non va meglio sul fronte economico dove si parla di sforamenti, anzi no, di “sfioramenti”, del tetto del 3%, dato dal rapporto deficit/Pil, fissato a presunta garanzia della stabilità degli Stati (che però svendono il proprio territorio agli insediamenti militari americani); dove si fanno sterili dispute sull’euro, al quale vengono addebitati tutti i mali della nazione, senza arrivare a comprendere che nella società capitalistica la sfera finanziaria (dove si aggira la moneta) è solo l’ater ego della sfera economica (produttiva) e che anche quest’ultima non sopravanza quella della politica (di potenza). Si tratta di paurosi fraintendimenti che portano lontano dall’obiettivo storico di ripristino della sovranità nazionale. Ma tant’è, oggi vanno per la maggiore gli economisti alternativi, quelli alla Savona, alla Borghi e alla Bagnai, dai quali sento dire che lo Stato sono i cittadini e che le perversioni finanziarie trovano sostanza nei caratteri dei cattivi banchieri, quindi con più etica e buon senso risolveremo i problemi. Questa arretratezza intellettuale invece non lascia ben sperare.
Torniamo al discorso iniziale. Ieri Di Maio ci ha tenuto a dirci che da Ministro si stava recando in Cina su un volo di linea normale: Qui il video (https://tv.liberoquotidiano.it/video/politica/13379115/luigi-di-maio-parte-cina-video-aereo-vantarsi-volo-di-linea-classe-economica.html). Ci dovremmo commuovere per la scomodità alla quale si sottopone nello svolgere il suo ruolo istituzionale? Non ci riguarda come Di Maio arrivi in Cina, ci interessano i legami che riesce a stringere, i business che riesce a concludere, gli accordi che giunge a siglare. Il fatto che si rechi col teletrasporto o in bici non è affar degli italiani. Perché costui vuol farcelo sapere in maniera così eclatante? Ciò fa di lui un politico più affidabile? No, per niente. Ce lo rende solo più ridicolo e nemmeno tanto più onesto degli altri. Chi fa politica sa bene che questa è arte strategica, finalizzata a conseguire risultati con mezzi per nulla trasparenti. Se un politico dovesse dichiarare i suoi intenti reali in una trattativa sarebbe superato da un concorrente e beffato dalla controparte. La politica è serie di mosse strategiche per primeggiare nei conflitti, è una cosa paragonabile ad una partita a scacchi. Ce lo vedete uno scacchista che per trasparenza e sincerità rivela all’avversario tattiche e strategie per vincere? Di Maio è uomo di Stato e, dunque, dovrebbe sapere che, come scrive La Grassa:

“i conflitti più acuti e più significativi sono quelli tra Stati. Di conseguenza, diventa in un certo senso scopo preminente seguire gli eventi di quella che è la politica internazionale, l’interrelazione tra i diversi Stati, lo stabilirsi di determinati rapporti di forza tra essi, il loro eventuale modificarsi i cui effetti ricadono immediatamente anche sull’andamento dei sistemi economici. Tuttavia, abbiamo già ricordato come gli Stati siano un insieme organico di svariati apparati, di cui alcuni sono quelli adibiti all’effettivo uso del potere (mentre altri hanno un carattere più propriamente amministrativo, diciamo così). E’ allora rilevante la comprensione dei contrasti in atto tra quei gruppi d’élite che si battono per il controllo e l’uso di tali apparati. Poiché questo “battersi” è appunto la politica, è un intreccio tra differenti strategie svolte per conquistare la supremazia, i gruppi d’élite (se tali sono effettivamente) debbono essere strettamente correlati con dati nuclei in cui si elaborano le strategie. E poiché le mosse della politica mirano al successo nell’ambito di uno scontro tra le varie élites, la segretezza è d’obbligo; e ogni venir meno della stessa o è una di queste mosse o è lo sgretolamento della “copertura” (lo sbucciarsi della “corteccia”) dovuto ad un acuirsi del combattimento tra due o più “attori”. Del resto ho già ricordato un fatto ben noto a chiunque segua minimamente le vicende politiche. Non esistono élites dirigenti dei gruppi sociali nei diversi paesi, che non siano variamente interrelate tra loro in senso economico, politico, culturale. E certamente nel nostro paese, e più generalmente in tutti i paesi europei, in misura maggiore o minore queste élites sono strettamente collegate con quelle statunitensi, ponendosi nei loro confronti in una situazione di maggiore o minore subordinazione. In questo senso, gli Stati Uniti sono ancor oggi il centro di un ampio sistema mondiale di paesi; in particolare, hanno la guida, per quanto a volte appena mascherata, dell’intera UE che, come già detto, è in definitiva un’organizzazione parallela a quella della Nato. E’ impossibile seguire le vicende politiche interne di un qualsiasi paese europeo senza tener conto dei rapporti di subordinazione rispetto al paese predominante. Questo è particolarmente valido per l’Italia, paese la cui subordinazione è di alto livello e va crescendo. E continuerà a crescere per quanto diremo subito appresso”.

Ed allora, caro Di Maio, porta a casa i risultati veri, non importa se per farlo ricorri a metodi poco ortodossi e ti sporchi la coscienza. Viaggia pure a nostre spese se il guadagno sarà cento volte lo sperpero (che tale non è ) del denaro dei contribuenti. Condivido qui anche il pensiero dell’analista di Limes Germano Dottori che mi sembra altrettanto calzante: “Non sono in questione il carattere moralmente positivo o negativo di un traguardo o di una linea operativa. Quello che conta è la modalità attraverso la quale i soggetti politici cercano di raggiungere i loro obiettivi laddove questi competano con quelli di altri attori. Solo una parte della lotta politica si svolge alla luce del giorno anche nelle democrazie più avanzate, come quella americana o la nostra. Dobbiamo probabilmente a Niccolò Machiavelli la valutazione più corretta del peso relativo dispiegato sui processi politici dalle astuzie cospiratorie e dai vari fattori materiali concorrenti: nel Principe, testo che paradossalmente proprio gli italiani conoscono meno, probabilmente perché concentrati sullo stile della sua prosa, il segretario forentino è al riguardo chiarissimo”.

Macchiati Di Maio, anzi machiavellati.
Chi ha le mani pulite non ha le mani.

Un governo del cambiamento? di A. Terrenzio

europa

 

 

Nel giro di una settimana l’Italia si è ritrovata dalla formazione dell’ennesimo governo tecnico ad uno cosiddetto populista, spauracchio delle burocrazie europee.

Il PdC Giuseppe Conte ha pronunciato il discorso per ottenere la fiducia dal Governo.

“Metteremo fine al business dell’immigrazione che è cresciuto a dismisura sotto il mantello della finta solidarietà. Se populismo è attitudine a ascoltare i bisogni della gente, allora lo rivendichiamo con orgoglio”, queste in sintesi le parole dell’”avvocato del popolo” che ha citato le riflessioni di Dostoevskij tratte dalle pagine di Puskin.

I punti forti del contratto di governo sono: 1)L’introduzione di un “salario minimo” e del “reddito di cittadinanza” per permettere a chi si ritrovi senza lavoro, livelli di  vita dignitosa.

2) L’introduzione della Flat tax, per permettere il rilancio del nostro Paese attraverso un sistema di tassazione equa. L’obiettivo di ridurre il Debito Pubblico, attraverso la crescita e non attraverso un piano di austerity che negli ultimi anni ha contribuito a farlo lievitare.

3) Porre fine al business dell’immigrazione cresciuto a dismisura sotto il mantello della finta solidarietà” Partendo dal “superamento del Regolamento di Dublino al fine di ottenere l’effettivo rispetto del principio di ripartizione delle responsabilità e realizzare sistemi automatici di ricollocamento obbligatorio dei richiedenti asilo” con un “sistema dell’accoglienza, assicurando trasparenza sull’utilizzo dei fondi pubblici ed eliminando ogni forma di infiltrazione della criminalità organizzata”, offrendo l’assist al neo MdI Matteo Salvini che ha fatto sapere che per i migranti la pacchia e’ finita.

Ma ora veniamo ai temi più strategici.

 

L’Italia e il Gruppo di Visegrad

 

Non appena ottenuto l’incarico, il neo/governo col con il MdI Matteo Salvini si è subito messo all’opera inviando messaggi netti e forti a Bruxelles: esplicita richiesta di collaborazione da parte dell’UE, che ha abbandonato la Penisola nella gestione dei flussi migratori.

Salvini ha ricevuto l’endorsment del Premier Austriaco Sebastian Kurz, che ha fatto sapere di considerare l’Italia “un alleato forte” sulla questione delle migrazioni. Sostegno incassato anche dal Belgio. Ma soprattutto dal premier Victor Orban, con il quale il leader del carroccio ha intrattenuto un lungo colloquio telefonico. Matteo Salvini ha più volte espresso solidarietà verso il premier ungherese in materia di sicurezza e arresto dei flussi. Una sintonia tra i due che li ha visti uniti anche contro lo speculatore filantropo George Soros. Quest’ultimo, dopo aver visto chiudere le sue Ong in Ungheria, alcuni giorni fa ha avvisato del pericolo populista in corso in Italia con il nuovo Governo.

L’Italia quindi sembra decisa ad unirsi ai Paesi del Gruppo di Visegrad, guidato dal Premier Orban, assurto a leader antiprogressista dell’Europa Orientale.

La partecipazione dell’Italia a tale blocco di Paesi, darebbe un peso determinante nel cambiamento delle politiche migratorie del Mediterraneo e rappresenta una novità assoluta se paragonate alle politiche antinazionali ed autolesionistiche dei governi che lo hanno preceduto.

La musica sembra essere davvero cambiata se segnali di distensione sembrano arrivare anche da Parigi e Berlino. Ora che il fronte sovranista italiano alza la voce, la Merkel ammette che l’UE ha sbagliato a lasciare da sola l’Italia nelle questione migratoria.

Dichiarazioni ipocrite e tardive quelle della leader delle CDU che palesano lo stato di difficoltà della Germania.

 

Usa vs Germania

 

E veniamo adesso al tema centrale della questione.

Diversi osservatori hanno notato che dietro il repentino cambio di rotta di Sergio Mattarella, nel ridare l’incarico all’avvocato Giuseppe Conte, ci sia l’intercessione americana.

Non è un segreto per nessuno che gli Stati Uniti abbiano deciso di fare guerra all’Europa ed in particolare alla Germania. Il potere economico e finanziario assunto da quest’ultima è qualcosa fortemente temuto dagli “hauks” di Washington, ragion per cui gli Usa hanno deciso di colpire la Germania con i dazi su acciaio e alluminio e stanno ostacolando la formazione del gasdotto Nord stream che collegherebbe quest’ultima alla Russia. Inoltre le agenzie di rating americane hanno declassando i titoli  Deutche Bank a pochi gradini dalla spazzatura. In tale quadro le elezioni italiane sono state l’assist alla dirigenza Trump per colpire la Germania attraverso la formazione di un governo fortemente ostile ad essa.

L’Italia si è trovata in mezzo ad una guerra che ha visto protagonisti ambienti americani contro quelli tedeschi. Sospetto è stato l’aumento dello spread in poche ore per creare il clima propizio alla formazione dell’ennesimo governo tecnico, prono ai diktat delle Troika. E a questo punto che sono intervenuti gli americani, che comprando i bond italiani hanno permesso che il clima diventasse favorevole alla formazione del governo Di Maio/Salvini.

In tale quadro più di un osservatore ha ritenuto “provvidenziale” l’intervento americano.

Di certo c’è che le misure di austerità stanno portando l’Europa verso una pericolosa spaccatura. Se la Germania e l’Europa baltica, non saranno disponibili ad una revisione dei trattati ci sarà una radicalizzazione dello scontro che non farà altro che favorire il dominante d’oltreoceano.

Seppur in controtendenza alla vulgata corrente, che vede la Germania come male continentale, non si può evitare di sottolineare come l’atteggiamento della politica tedesca, (si pensi all’imbecillità di certe dichiarazioni di politici tedeschi) abbia favorito il clima necessario a una ostilità antitedesca.

Berlino deve cambiare rotta per contrastare gli Usa, con una Merkel troppo prona al vecchio establishment statunitense e fortemente antirussa (vedere le recenti dichiarazioni contro la Crimea annessa a  Mosca).

Da par suo, invece, il governo italiano richiede la cancellazione delle sanzioni alla Russia, la creazione di un Asse Roma-Budapest in materia migranti ed il ritiro delle truppe dall’Afghanistan in contesti regionali dove non abbiamo interesse a dispiegare risorse e forze militari. Sono buoni segnali, tutti ancora da riscontrare.

Il Governo Conte dovra’ sfruttare tutte le “sponde” in campo internazionale per far recuperare posizioni alla penisola. Dovrà chiedere maggiore flessibilità e farsi promotore di politiche basate sulla crescita, cercando un’intesa con i tedeschi che al momento appare lontana, ma al tempo stesso cercare di “erodere” l’alleanza atlantica, astenendosi dal partecipare ad azioni militari che vadano contro i nostri interessi.

Recuperare peso politico all’interno dell’UE, riportare un po’ d’ordine nel Paese, difendere il “made in Italy”, dare finalmente voce a quel “popolo degli abissi” dimenticato e disprezzato  dalle classi sub-politiche e dalla stampa cortigiana ad esse legata, sono elementi che fanno ben sperare.

L’ottosettembrista di Arcore

gianfranco

E’ continuato anche oggi l’atteggiamento denunciato con l’ultimo post appena sotto. Posso aggiungere che non credo molto alla telefonata “bollente” tra il traditore e Salvini. E’ stata smentita; ma a questa non credo. Tuttavia, propendo per una telefonata certo ruvida, in cui però il “vile ottosettembrista” ha ribadito quello che è un ordine al leghista; di sfilarsi in qualche modo dall’accordo perché lui ha avuto a Sofia l’investitura “ufficiale” (certo non dichiarata, va da sé) di diventare premier (ed infatti si è subito proposto in tal senso appena rientrato), avendo poi l’appoggio di fatto dei parlamentari renziani. La UE, insomma, ha incaricato il suo servo e sicario di farla finita con ogni commedia di autonomia e sovranismo. Vedremo se Salvini resiste; e per quanto tempo. La Meloni – grande chiacchierona su Patria e italianità – ha già fatto vedere da che parte sta. Dico per inciso che ho sempre ritenuto molto appropriata la dichiarazione di Samuel Johnson (il 7 aprile 1775): “Il patriottismo è l’ultimo rifugio delle canaglie”. Ma stasera ho udito anche una giornalista de “Il Manifesto” (a “Linea notte” sul terzo canale TV Rai) che di fatto era critica proprio sulla parte dell’accordo dei due, in predicato per governare, relativa alla decisa ostilità verso la UE (se tenta di comandare a casa nostra). Ormai è chiaro che cosa ci vorrebbe in Italia se non vogliamo essere dei puri e semplici servi.
L’unica cosa un po’ interessante è una breve notizia data (mi sembra in Tgcom 24) su alcune dichiarazioni di Bannon. Questi sembra abbastanza favorevole all’accordo tra Lega e “5 stelle” per la parte di (almeno dichiarata) maggiore autonomia dall’Europa; invece nettamente ostile – ma non poteva essere altrimenti – verso la non accettazione delle sanzioni contro la Russia e la sospettata (sbagliando a mio avviso) simpatia e avvicinamento a questo paese. Ciò significa che il vertice Usa, in urto con quello precedente rappresentatosi in Obama (e Hillary Clinton), desidera che qualche paese europeo crei grane all’attuale vertice europeo (ancora dalla parte del precedente establishment americano); e tuttavia avverte che non tollera mutamenti di subordinazione agli Stati Uniti nel mondo multilaterale in avanzata. Tutto diventa sempre più chiaro. Soprattutto l’impossibilità di una qualsiasi vera autonomia dai farabutti che governano l’Europa e da quelli che intendono governare il mondo se non si formano forze politiche assai violente e se le popolazioni dei paesi europei (in specie dei più vessati come l’Italia) continuano a non capire una se…..ppia.

SITUAZIONE DA NON POTER DEFINIRE PER LA SUA INDECENZA, di GLG

gianfranco

 

A questo punto i sedicenti vincitori del 4 marzo rischiano grosso. E l’infame Pd (che ha ribadito giorni fa, dopo il criminale attacco alla Siria, il suo assoluto servilismo verso il peggiore atlantismo) ricomincia a sperare che i suoi incoscienti avversari lo rimettano in carreggiata. Oggi però si sono avuti alcuni fatti piuttosto decisivi. Berlusconi, smentendo le sue dichiarazioni di ieri, ha riaffermato in Molise che i “5 stelle” sono antidemocratici, non hanno mai lavorato, possono andare a pulire i cessi e altre “delizie” varie; e ha aperto senza mezzi termini al Pd, affermando di essere per un governo di centro-dx  appoggiato da gruppi misti e da settori del Pd (evidentemente conta invece su quei parlamentari neoeletti, il 60% del totale, che non vogliono certo tornare a nuove elezioni). Pare che Salvini si sia stavolta incazzato (ma vedremo se non farà ancora giravolte) mentre la Meloni mi sembra essere stata a mezza strada (ma comunque ha dichiarato “mai con il Pd”, manifestando pure ostracismo verso i “5 stelle”, che manifestano lo stesso atteggiamento per lei). Salvini ha anche affermato nettamente che se il “nano” vuole aprire ai piddini se ne può andare da solo (e da solo è difficile faccia qualcosa). Ha pure mostrato netta chiusura ad un governo del presidente (ha citato espressamente Monti, votato anche da F.I. a suo tempo) che ci riporterebbe sotto i talloni di un’Europa ormai intollerabile nella sua putrida decadenza. Il Pd, anche nei suoi settori di minoranza (Orlando, ecc.) pur con differenziazioni, ha chiuso la porta a tale prospettiva (nello stesso senso si è espresso Nencini per i gruppi misti). E mi sembra mossa obbligata perché lascia il cerino nelle mani del centro-dx (e dei “grillini”), che rischiano di logorarsi con questa sceneggiata troppo prolungata. Da poco ho sentito che il berlusca – evidentemente in vena di una tattica alla Trump, con un continuo zigzagare – ha assicurato di non mettere in discussione l’alleanza dei “tre”. Da domani questi magari ricominceranno con la litania che i primi nel voto degli italiani sono loro, uniti come non mai. Se lo fanno, dichiarano senza più scuse che sono dei buffoni succubi di un clown poco divertente.

Fra l’altro, è uscita la sentenza a Palermo che condanna Dell’Utri, il gen. Mori e altri per collusioni con la mafia; e si dichiara che è ormai sicuro come anche il berlusca abbia avuto contatti mafiosi: non solo da imprenditore, ma pure come politico, dopo il ’92. Ribadisco di non avere alcuna simpatia per le decisioni della nostra magistratura (in specie ricordando “mani pulite” che tutto è stata salvo che un mero atto di giustizia). I “grillini”, dimostrando pure loro di essere soltanto dei moralisti, accreditano tale sentenza (di primo appello e dopo 5 anni di processo; adesso prima di quella definitiva, quanti altri ne passeranno?) e dichiarano che essa seppellisce la “seconda Repubblica” (mai veramente nata). Dunque la trattano appunto come una “mani pulite” in ultra-sedicesimo. Con riferimento alla condanna di alcuni dirigenti del Ros, ricordo soltanto che con la mafia trattarono gli “Alleati” (ma soprattutto gli Usa) per lo sbarco in Sicilia durante la seconda guerra mondiale; trattative considerate di qualche efficacia nel facilitare l’operazione. Tuttavia, è evidente che, sommando a questa sentenza tutte le recenti mosse del “nano”, si comprende come costui debba essere lasciato perdere, eliminato da ogni progettazione politica. In ogni caso, si evidenzia la balla secondo cui le elezioni sono state vinte da una “coalizione”, che in realtà è stato un semplice assemblaggio di forze con posizioni decisamente diverse, in specie in merito ai rapporti con l’ormai nociva UE, di cui F.I. (basti pensare a Tajani) è una scialba “servetta”. Se il leader leghista torna ancora a riaccreditare un simile ormai sputtanatopersonaggio qual è il berlusca (sputtanato in politica, sia chiaro!), è meglio che vada a fare un altro mestiere; e così pure la “capa” di FdI.

Naturalmente, è senza dubbio comprensibile la preoccupazione di Salvini di trovarsi da solo a trattare con un partito che alle elezioni ha preso circa il doppio dei suoi voti; e poi ha la presenzadi Maroni, un tipico “serpente in seno”. Tuttavia, si consoli perché anche Di Maio ha i suoi avversari interni in agguato. Si parla di Fico, ma non ci si scordi di quello – Di Battista – che si è addirittura tirato fuori dalla gara elettorale in evidente attesa di possibili fallimenti dell’attuale leader. Il vero problema può essere la politica estera. Salvini, pur dichiarando in fondo fedeltà all’alleanza attuale (quella che ha appoggiato la criminale aggressione alla Siria), cerca di barcamenarsi con dichiarazioni contro la russofobia, le sanzioni alla Russia che danneggiano la nostra imprenditoria, ecc. Di Maio ha dichiarato ormai apertamente il suo schieramento nettamente filo-atlantico.Tuttavia, se i due – che in effetti possono considerarsi la novità delle ultime elezioni – continuano a guardarsi con sospetto, andranno entrambi a “farsi benedire”. Incombe, fra l’altro, la prospettiva di un governo “del presidente”, un pateracchio inqualificabile sul quale potrebbero magari convergere molti “neoeletti”. E di questo indecente risultato sarebbero pur sempre responsabili i due “vincitori” delle elezioni.

In ogni caso, cavoli loro. Per quanto mi riguarda, insisto a scanso di equivoci che ritengo sempre più dannosa e vergognosa questa farsa chiamata (da settant’anni) “democrazia elettorale”, “sovranità del popolo”. L’imbroglio è di una chiarezza solare. Tutti, nessuno escluso, manifestano propensione per una nuova legge elettorale maggioritaria. E non come la “legge truffa” del 1953, che richiedeva il 50% +1, ma si predilige il 40% + 1 e qualcuno vuole anche di meno. Insomma, arriveremo a situarci come in Francia, dove Macron, con un quarto scarso di voti rispetto all’elettorato, ha tutto in mano. Questa è la “democrazia” di questi stanchi ripetitori di un sistema politico all’americana, dove è ben noto il legame (essenziale) tra politica e criminalità e che comunque tiene le posizioni di supremazia per la sua potenza bellica. E’ comunque abbastanza evidente che si tratta di una nazione in lento declino; se non si rinnoverà nelle sue formesociali e politiche interne, nel giro di pochi decenni sarà superata da qualche altra società. Tuttavia, finché la popolazione di questi paesi “atlantici” continuerà a dormire, merita ogni presa in giro el’impoverimento (non solo economico, anzi soprattutto culturale e di civiltà). Io resto convinto di ben altre forme di lotta politica e di presa della direzione di un paese.

 

PS. https://notizie.virgilio.it/top-news/corea-del-nord-stop-test-nucleari-e-missilistici-151488?ref=virgilio   (ultim’ora)

Appunto, come detto più volte; non “denuclearizzazione”, bensì stop ai test. Ne riparleremo ancora

Sempre colpa dei 5 stelle?

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Ai 5 stelle non perdonano le sciocchezze dette, per far passare in secondo piano quelle fatte da tutti gli altri partiti che in questi anni sono stati al governo. I giornali si scagliano contro Di Maio per aver annunciato di voler mettere mano alle pensioni che superano i 2500 euro mensili. Si tratta di una minchiata ingiustificata, perché i percepitori hanno pagato i contributi per accedere a tali diritti, ma non possiamo dimenticare gli errori del passato, le numerose contro-riforme pensionistiche degli ultimi 25 anni, da Amato a Dini, a Prodi fino all’ultimo tragico intervento della professoressa Fornero che ha causato la piaga di migliaia di esodati, oltre all’ennesimo innalzamento dell’età pensionabile. Tutti gli esperti appena citati, dotati di lauree e di onorificenze varie, hanno dimostrato di non sapere fare i conti, di aver peggiorato le condizioni di vita della gente e di aver tenuto conto esclusivamente di interessi internazionali contrari al benessere generale. Andrebbero perseguitati e mandati al confino ma per la Stampa di regime è più grave la baggianata proferita dall’incauto Di Maio di quanto messo in atto dagli illustri cialtroni titolati che, di volta in volta, hanno rovinato il sistema previdenziale italiano. Inoltre, Di Maio ha annunciato che in un eventuale (ma improbabile) referendum sull’Euro lui ed il suo partito voterebbero per l’uscita dalla moneta unica. Apriti cielo. I tromboni di regime hanno immediatamente replicato che sarebbe la tragedia, la rovina dell’Italia, con dimezzamento degli stipendi, delle pensioni, con la dissoluzione degli ammortizzatori sociali, del tessuto produttivo, l’incremento del debito, la fuga dei capitali ecc. ecc.. Ovvero, di tutto quanto è già avvenuto da quando lorsignori si sono messi nella fauci dell’Ue (protettorato Usa a guida franco-tedesca) senza colpo ferire. Non c’è limite al disonore e alla disgrazia in cui questi lestofanti antinazionali ci hanno immersi. In ogni caso, fuori dall’euro c’è vita, come Londra dimostra e come testimoniano gli altri membri comunitari che non hanno mai rinunciato al loro conio, pur essendo entrati a far parte della giostra europea. C’è da ammettere che non basta uscire dall’euro per risollevarsi dalle italiche sventure. La sovranità monetaria è un trastullo per finti rivoluzionari o un rovello per tecnici cervellotici esclusi dal giro, i quali tentano di rifarsi accreditandosi tra i contestatori. Il signoraggio è teoresi vecchia e decrepita che non spiega nulla della complessità economica e finanziaria odierna, e men che meno ci illumina sui rapporti di forza (geo)politici che si snodano dietro la superficie del mercatismo. Per questi motivi è inutile farsi trascinare troppo sul terreno economicistico che non ci avvicina di un millimetro ai veri obiettivi della fase. I nostri nemici sono gli Usa, l’Ue e i gruppi interni collegati a questi establishment esteri che ci sottomettono politicamente, economicamente e socialmente. Di fronte a tale immane sfida noi parliamo (solo) di euro?