Gli attacchi economici al Governo sono politici

bce

 

Degli allarmi di Draghi, sulla tenuta del sistema economico italiano, occorre disinteressarsi. Costui è stato tra i primi svenditori dell’Italia, dopo la famosa crociera sul Britannia, allorché la finanza angloamericana decise di uccidere il nostro Paese, in seguito al cambiamento del quadro di rapporti di forza, che da bipolare divenne unipolare, col crollo dell’Urss. Le parole di Cossiga, al proposito, furono inequivocabili (qui) ( https://m.youtube.com/watch?v=pb0lM-mAW6g). Il Presidente Bce, all’epoca al vertice della Banca d’Italia, non ha mai denunciato l’ex Capo di Stato sardo, il quale, da buon filo-americano, con agganci ad un certo livello internazionale, poté permettersi un simile affondo contro l’ex Goldman Sachs (peraltro da lui indicato a Berlusconi per la candidatura a governatore della massima istituzione bancaria nazionale), essendo custode di segreti che avrebbero interrotto all’istante la carriera dell’euroburocrate romano.
Mario Draghi, ricopre un ruolo tecnico ma, da sempre, è una pedina politica di quell’establishment mondiale, influenzato da Washington, il quale si trova adesso in grande difficoltà, dopo la vittoria di Trump (terminale di un diverso concetto di dominanza a stellestrisce). Tutti gli attacchi provenienti da Bruxelles verso l’Esecutivo nostrano sono pertanto politici, anche se ammantati di tecnicalità economico-finanziaria. Essi scaturiscono da una visione dell’Ue elaborata dagli apparati statunitensi in una precedente fase storica. Sin dagli albori, il progetto unitario europeo è stato sponsorizzato e condizionato da Oltreatlantico, come de-scritto in molti documenti dell’intelligence Usa, venuti alla luce solo recentemente. Oggi però, in virtù di mutamenti strategici nella nazione predominante, il disegno europeo, e chi l’ha gestito in questi lustri, vengono considerati inadatti agli sviluppi globali in atto. I “parvenus” alla Casa Bianca hanno idee differenti sugli assetti generali da adottare. Per Trump e i suoi uomini il formato attuale non garantisce le mutate esigenze statunitensi, in un clima irrimediabilmente multipolare. L’intento di sottomissione continentale non è cambiato, tuttavia, non si può fingere che il mondo sia sempre lo stesso. I predecessori, restii ad accettare il vento sfavorevole, si erano infilati in un cul de sac, procurando arretramenti sullo schacchiere globale, con la loro geopolitica del caos. Ciò richiede una calibratura oggettiva degli obiettivi strategici da sposare, anche “zigzagando”, tra una posizione e l’altra, per chiarirsi le idee. Lo spauracchio per Washington, comune a chi c’era e a chi c’è, resta immancabilmente quello di una superiorità regionale di Berlino (che non è quella solo economica di cui si blatera presentemente). Quest’ultima, in ipotetico avvicinamento a Mosca, produrrebbe una supremazia ultracontinentale di portata incontrollabile da parte di soggetti esterni. Sarebbe la fine dell’impero americano che avrebbe come unica possibilità di ristabilimento della propria preminenza l’invasione militare dell’Europa. Impensabile senza scatenare un conflitto mondiale. Di fronte a detti rischi, coltivare pretese unilaterali irrealistiche è, dunque, controproducente. Ecco allora che Trump e soci si trovano a dover rimescolare le carte, in attesa di scoprire geometrie storiche e geostrategiche più fattibili, adatte a rallentare il processo di erosione del potere americano sulla scena globale.
In quest’ottica va vista la benevolenza trumpiana verso il populismo italiano. Le cose devono cambiare perché il predominio statunitense si mantenga intatto ma sotto forme coercitive innovative, diverse da quelle abituali, a questo punto esauste e consumate dagli eventi. Come ha dichiarato Bannon, l’Italia è il laboratorio di questa svolta “neoamericana”, spacciata per originalità nostrana da estendere a tutta l’Ue, in sinergia con la riconfigurazione del potere Usa. Occorre accelerare questo trapasso, non per favorire i piani americani, ma per sbarazzarsi di una sudditanza atavica ancor più limitante che ci marginalizza come paese inserito nell’area atlantica e come membro Ue. Nelle contraddizioni tra gli yankee forse troveremo la nostra strada (triangolando, in un prossimo futuro, con Berlino e Mosca) e le energie per riappropriarci del nostro destino. Da laboratorio per gli esperimenti altrui a fucina di sovranità per noi stessi e per tutta l’Europa. Non possiamo sicuramente aspettarci che siano Lega e 5S a determinare una simile svolta ma ogni passo che ci allontana dall’orizzonte dei “democratici”, in tutte le salse euroamericane, è una speranza che si accende per il domani.

La caduta dei radical chic di A. Terrenzio

immigrazione

 

La sinistra perde anche l’ultimo feudo. In Toscana 10 comuni passano al centro-destra ed ormai tra le file del Partito democratico è caos.

La sinistra è al capolinea e si avvia ella definitiva estinzione.

Le polemiche violente che negli ultimi giorni sono state mosse da Roberto Saviano, il guru dell’antimafia approdato alla difesa delle Ong, non sono servite a scalfire il prestigio e la cavalcata della Lega.

Attacchi offensivi ed isterici hanno caratterizzato un po’ tutti gli elementi del main stream progressista.

Da Mentana, che commentando il censimento nei campi Rom, allarmava sul pericolo di un vago ritorno ai “rastrellamenti nazisti”, alla proposta demenziale di Orfini del PD, di schedare i fascisti.

Il solito mantra ossessivo, da caso psichiatrico, ha caratterizzato tutta la stampa e nazionale con le accuse rivolte al MdI di “inumanita’”, “xenofobia”, “fascismo”, per le politiche di freno ai traffici sui migranti e la chiusura dei porti voluta ed attuata da Matteo Salvini.

Un’orgia di stupidità collettiva di una sinistra che non fa altro che gridare al fascismo e al razzismo, pur di squalificare ogni minima azione di governo che sia orientata a riportare ordine sulla Penisola, invasa da centinaia di migliaia di disperati.

Moltissimo è stato scritto sulle ragioni del declino inesorabile della Sinistra italiana in tutte le sue gradazioni.

La lontananza dal mondo reale, l’abbraccio incondizionato e dogmatico al multiculturalismo, l’accettazione acritica delle leggi del libero mercato, hanno inesorabilmente scavato la fossa all’area politica peggiore vista negli ultimi decenni.

Convinzione di essere dalla parte giusta, sempre e comunque, incapacità di vedere come il tessuto socio-economico dell’Italia stesse cambiando, odio manifesto per ogni istanza popolare, sono le caratteristiche che accomunano i vertici e la base del Partito Democratico.

Hanno dovuto ingoiare la formazione di un governo identitario/populista, e sin da subito hanno iniziato a nicchiare, cercando di gettare  zizzania tra il partito di Di Maio e quello di Salvini.

Nemici di ogni cambiamento, responsabili di decenni di svendita ed umiliazione della sovranità nazionale.

Ora il Pd e la sinistra tutta sono passati dalla disfatta elettorale alla definitiva liquidazione.

E’ già si discute delle possibili cause, delle “divisioni”, dell’assenza di “leadership”. Tutto, meno che una radicale e sincera autocritica sulle ragioni di un fallimento culturale prima che elettorale.

Siamo di fronte ad un cambio di paradigma dove i vecchi concetti di destra e sinistra sono insufficienti a comprendere il cambio socio/politico delle masse. La sinistra fa ancora fatica ad assimilare perché’ grosse fette del suo elettorato si rivolgono ai partiti populisti. La Geografia elettorale parla chiaro, oramai il PD è praticamente condannato all’estinzione ed è troppo tardi per riconquistare un elettorato che ha preferito sostituire con i migranti ed altri marginali.

Giusta punizione per che si è creduto superiore disprezzando i ceti subalterni, ha etichettato qualsiasi proposta di riappropriazione di sovranità come populista, e non ha mai smesso di predicare “umanità’” e “accoglienza” dall’alto delle ville di Capalbio o dalle patetiche “tavolate multietniche”

 

Salvini e la Libia

 

Lasciate cadere le inutili polemiche sui Rom e la scorta a Saviano, il MdI si è recato il Libia per parlare con il Presidente Serraj e le autorità libiche per la creazione di “hot spot” ai confini esterni della paese e non in Italia, come invece vorrebbe Bruxelles. L’intento sarebbe fermare il traffico di vite umane che provengono dall’Africa sub-sahariana, arrestando il problema delle migrazioni illegali verso l’Europa. A tale visita era preceduta quella del premier Conte in sede UE, dove il PdC aveva ribadito la proposta italiana della creazione di “centri di accoglienza” in paesi di transito nel continente africano come Niger e Libia, appunto. Inoltre, ferma la volontà da parte del governo italiano di annullare gli accordi di Dublino e procedere ad una equa ripartizione delle quote di migranti tra i paesi dell’UE.

La politica estera italiana è radicalmente mutata con l’esecutivo giallo-verde e Roma ha sicuramente recuperato una posizione autorevole rispetto ai governi di marca PD.

La Francia di Macron è il principale nemico dell’Italia in sede europea. L’ipocrita leader di “En marche” ha definito “vomitevoli” le politiche di blocco dei flussi da parte del Governo Italiano e come “lebbra” il vento populista, con chiaro riferimento all’Italia. Immediata la risposta del nostro MdI che ha definito Macron più cattivo di Orban, nella ripartizioni delle quote migranti.

Ma la Libia, oltre ad essere cruciale per la questione dei flussi migratori, è anche al centro della disputa energetica tra Italia e Francia.

Ricordiamo che Macron approfittò dei giorni di vuoto governativo per recarsi a Tripoli e stabilire accordi con le varie fazioni libiche, per la “ricostruzione” del territorio.
I “cugini” sono decisi a cacciarci definitivamente dalla nostra ex colonia per mettere le mani sul petrolio libico ed estromettere l’ENI. Matteo Salvini ne è ben consapevole e ha già fissato un incontro per il prossimo Settembre, per discutere col governo libico di tali questioni e tutelare i nostri interessi petroliferi e commerciali.

Non solo la Cirenaica è al centro del nostro attrito coi francesi ma anche il Niger e la Tunisia, paesi di transito e formazione di gruppi jihadisti e fondamentali per la nostra sicurezza. In Nord Africa, la Francia ci è palesemente ostile e gioca sporco dal 2011.

Altro paese importantissimo per i nostri interessi nel Mediterraneo è l’Egitto di Al-Sisi, con il quale i nostri rapporti diplomatici sono entrati in crisi per il “caso Regeni”, anch’esso pedina di un progetto che mira ad estromettere l’ENI, dopo la scoperta del più grande giacimento petrolifero del Mediterraneo (lo Zohr), nei fondali adiacenti le coste egiziane.

Intanto giunge la notizia da parte di Matteo Salvini, sempre più protagonista di questo Governo a trazione leghista, di essere intenzionato a voler rimuovere le sanzioni alla Russia. Parole che non sono state precedute dai fatti, dato che anche l’Italia si è accodata all’UE nel loro rinnovo.

Sulla domanda in tema di veto in Consiglio UE, il leader del Carroccio ha opportunamente  passato la palla a Conte.
Le sanzioni alla Russia saranno il banco di prova per capire se l’attuale esecutivo M5S-Lega fa davvero sul serio.

Basta diktat esterni (di GLG)

gianfranco

Qui

a questo punto, non credo che si dovrebbero avere più tanti riguardi. Anche una crisi istituzionale farebbe bene al paese. Malgrado quel che dicono certi farabutti definiti “di sinistra”, nessun presdelarep si è mai comportato in questo modo così “accanito”. E lasciamo per favore perdere proprio Luigi Einaudi, che con Pella aveva fatto scelte diverse e non mettendosi in aperto e irrimediabile contrasto con la DC (visto che Pella era al 100% uomo di tale partito, che lo accettò senza tanto fiatare; anzi una gran parte dei democristiani ne fu soddisfatta). A questo punto, si faccia la prova del nove. Si propongano Borghi o Bagnai. Se qualcuno si mettesse di traverso, allora sarebbe misura appropriata chiamare la popolazione a farsi sentire con chi crede di poterci ridurre a portaborse di Merkel-Macron. E si capisca che ormai vanno reimpostate le alleanze internazionali. Gradualmente se ciò è possibile; alzando invece di un bel po’ la voce se ci si tratta da semplici esecutori di ordini altrui. E si arrivi alla resa dei conti con la “divinità mercato”, con la BCE e quant’altro. E la si smetta di ricordare la Grecia. Tsipras & C. si comportarono da scolaretti inconcludenti. Certamente, bisognerebbe essere capaci di paralizzare le “quinte colonne” interne: Pd e “sinistra” varia, chiunque voglia essere “portavoce” del Partito Popolare Europeo, i nostri “cotonieri” impropriamente definiti imprenditori. E si dovrebbero dare alcune “soddisfazioni” alle forze dell’“ordine costituito”, intavolando con loro discussioni “amichevoli”, per far loro capire il vantaggio di restare almeno “neutrali” di fronte ad una popolazione, la cui maggioranza ha ormai bisogno di rappresentanti effettivamente autorevoli e non piegati ai diktat di chicchessia.

POCHE CONSIDERAZIONI, MA SUFFICIENTI, di GLG

gianfranco

Importante (per la formazione del nuovo governo italiano) è certo quanto avverrà in merito al Ministero dell’economia. Ricordo inoltre che anche agli esteri (e qualche altro Ministero) ci sarebbe molto da discutere sui nomi che si stanno facendo. Eppure credo che l’evento odierno più rilevante sia l’incontro a quattr’occhi tra Salvini e Berlusconi (perfino Bernini e Gelmini sono state fatte andar via). Manifesterò allora un sospetto, forse esagerato; eppure credo ch andrà grosso modo così. C’è un accordo tra Salvini e i suoi “alleati”. Questi sparano a zero su di lui perché appunto non si abbiano sospetti, ma sono in buona parte d’accordo. Non era facile farsi dare l’incarico a “destra” da Mattarella solo assicurando che alla fine avrebbero trovato i voti (dei voltagabbana) per ottenere la maggioranza. E ne occorrevano varie decine. Meglio che la Lega “tradisse” gli “alleati” (in accordo con essi o almeno con alcune persone che sanno) per“imbarcare” nell’avventura i “5 stelle”, che si sono logorati un po’; mentre la Lega al momento è cresciuta nei sondaggi e assicurerebbe quindi al centro-dx il superamento del 40%, soglia considerata cruciale per mettere in mostra quanta “democrazia” esiste, avendo la maggioranza parlamentare contro il restante 60% o quasi della popolazione. Fra qualche mese (non credo troppo presto, si potrebbe perfino arrivare al prossimo anno, alle europee, anche se non è facile) i due “governativi” litigheranno di brutto e Salvini ne approfitterà per rompere e tornare alla vecchia alleanza. Si cercherà di creare le condizioni per un ritorno alle urne, convinti appunto di arrivare al 40%; anche se pure la Lega dovrà pagare un certo “pedaggio” per il fallimento. Evidentemente si spera che torni a crescere FI e magari pure FdI. Possibile che Di Maio non capisca queste intenzioni? Le capisce, ma non può tornare indietro dopo aver puntato tutto sul fare il governo (anche con i “due forni”; e alla fine uno dei due si è aperto). Evidentemente, adesso bisogna recitare fino in fondo il “governo del cambiamento” che risponde al malcontento di una popolazione per gran parte infatti molto insoddisfatta della politica fin qui sopportata. Quando tutto fallirà, i “5 stelle” faranno il possibile per scaricare la colpa sulla Lega, in modo da tornare a crescere e a impedire, in eventuali nuove elezioni, che il centro-dx raggiunga il fatidico 40%. Prima però di far sciogliere il Parlamento, i “5 stelle” faranno un nuovo tentativo con l’altro “forno”, sperando che siano maturate condizioni di maggiori difficoltà per Renzi e si aprano appunto quelle prospettive rivelatesi impossibili nel primo tentativo di accordo con il Pd. Spero che non vada così, ma ho molti sospetti in merito.

*****************

  Interessante anche il fallimento dell’incontro tra Usa e Corea del nord. Spero ci si ricordi che avevo rilevato la sua ottimaprobabilità, ma non proprio la certezza. E anche ora mi permetto di affermare che l’incontro è fallito per il momento, ma non è detto che lo sia definitivamente. Ho già scritto le mie previsioni circa la situazione nell’area del Pacifico tra vent’anni o giù di lì. Adesso non posso diffondermi in merito. In ogni caso, il gioco ad “avantindré” che si sta conducendo (in specie per colpa degli Usa; basti pensare alle dichiarazioni degli ultimi giorni sulle sorti dellaLibia di Gheddafi, che hanno convinto Kim a puntare i piedi) è legato al fatto che non ci si vuol intendere sul significato della “denuclearizzazione” accettata dal nord Corea. Tutti a ripetere la solita sciocchezza: Kim accetta di eliminare i suoi arsenali atomici e dovrà fidarsi delle assicurazioni amichevoli (figuriamoci!) degli Stati Uniti. Ho ripetuto mille volte che i nordcoreani accettavanosoltanto di mettere termine ad ulteriori esperimenti perché hanno già un buon arsenale, hanno fabbricato anche la bomba H e il missile per portarla fino agli Stati Uniti. Hanno già le conoscenze e basi necessarie a costruire ulteriori armi atomiche. Ed è una “dote” che porteranno quando si arriverà alla graduale riunificazione delle due Coree. Quanto alla Cina, potrà non piacerle, nel lungo periodo, che nasca ai suoi confini una subpotenza economicamente e militarmente robusta; tuttavia, se adesso il nord cedesse alle richieste di totale smantellamento dell’ottimo armamento posseduto, la Corea del sud resterebbe una forte economia, ma sempre sotto il tallone politico-militare Usa. Allora, ai suoi confini la Cina continuerebbe ad avere una potenza come quella oggi predominante e prepotente invece di una subpotenza di buona forza, ma certamente inferiore a quella cinese.

 

LA RECITA DEL NUOVO “INCIUCIO”, di GLG

gianfranco

Oggi nell’editoriale de “La Verità” s’inizia ad accennare all’ipotesi che ho formulato nei post precedenti, ma in modo deformato e non esattamente quello che penso io. Si dice insomma che Renzi fa l’intransigente perché alla fine i “5 stelle” facciano ampie concessioni al suo programma (cioè di fatto a quellopiddino nel vero senso della parola). In effetti, non è che Martina è in effettivo dissenso con l’ex segretario, di fatto sempre il capo del partito. Martina deve condurre la manfrina con Di Maio mentre i renziani sembrano far quadrato contro ogni accordo. Si spera (da parte piddina) che alla fine il pentastellato, se non vuol apparire come quello che ha condotto per due mesi inutili trattative fallendo l’obiettivo, prenda in seria considerazione le concessioni necessarie all’alleanza (che i “5 stelle” continuano ridicolmente a definire “contratto”). Tuttavia, il programma non è semplicemente quello di Renzi, bensì quello che costui ha già concordato con il berlusca per avere un appoggio esterno di quest’ultimo. E a Di Maio verrà chiesto senza mezzi termini di accettarlo come del resto aveva già detto di poter fare per giungere all’accordo con la Lega. In quel caso, il “nano”, in continuo contatto con il “padrone” del Pd, aveva rifiutato sdegnato sentendosi offeso per essere così diminuito nel suo ruolo. Tutta una ignobile commedia che Salvini (con Meloni al seguito) ha accettato. E non credo sia così stupido da non capire che era una farsa e che il “viscido” è in continuo contatto con Renzi; e non credo che nemmeno la Meloni sia così cogliona da non afferrare la stessa cosa.

Tuttavia, Salvini ha seguito l’infido alleato nel rifiutare il semplice appoggio esterno di F.I. Adesso questo verrà dato al Pd(con i pentastellati), una volta che Renzi abbia ottenuto il programma di compromesso che vuole. Il “neobadoglio” farà tutta la scena di accettare per il bene d’Italia (e dei suoi cittadini) e chiederà anche agli “alleati” (di cui se ne frega altamente) di fare lo stesso. Vedremo cosa risponderanno questi; ma comunque il governo avrebbe comunque i numeri necessari con Pd, “5 stelle” e F.I. La popolazione non ci capisce nulla per il semplice fatto che non riesce nemmeno ad intuire che il vero problema non è l’interesse nazionale, ma quello della UE e delle sue possibili alleanze con gli Usa dove ancora non è risolto lo scontro interno. E a quel livello si notano le manovre di Macron che, fregandosene altamente delle difficoltà interne (tipo sciopero nei trasporti), sta giocando una complessa partita (con la Merkel alla testa di un governo tutt’altro che forte) per avere il leaderato in Europa. Il “nano” sembra più legato attualmente ai tedeschi, ma doppiogiochista qual è può benissimo accettare il predominio di “questo” o di “quella”. E’ solo un tirapiedi pronto a servire chiunque si dimostri il più forte. L’importante è essere antipopulista, europeista convinto e fingendo però di voler ottenere qualcosa dalla UE per il nostro paese; in realtà solo per se stesso e i suoi interessi più imprenditoriali che politici.

Questa la sceneggiata in gioco, dove tutti fingono di star facendo gli interessi nazionali mentre sanno benissimo che gli attori principali e più esiziali per l’Italia (Renzi e Berlusconi) guardano semplicemente a come apparire i migliori sicari di UE e degli Usa (quelli che usciranno dal loro complesso conflitto interno). Certamente, tale gioco sarebbe stato già risolto a partire dal 5 marzo se F.I avesse vinto il confronto con la Lega nello schieramento di sedicente centro-dx. Adesso tutto è più complicato, i tempi sono ormai fin troppo “diluiti”, ma il “complotto”, denominato “inciucio”, è pur sempre in pieno svolgimento. Riuscirà? Salvini si piegherà tradendo i suoi elettori? La Meloni a chi sta dando una mano? Domande a cui al momento non si può rispondere in modo congruo e definitivo. Tuttavia, la presa in giro è già in atto poiché si tace al “popolo” il problema centrale, che è quello internazionale, non l’interesse nazionale. Per realizzare quest’ultimo, bisogna prima decidere come atteggiarsiin politica estera. E senza reticenze, mezze parole, mal di pancia finti più che realmente sofferti. La soluzione non è ancora decisa con certezza. I tentativi di imbroglio sono però in pieno svolgimento; e tutte le forze politiche sono responsabili nel non dire agli italiani che cosa si sta giocando.

 

L’ARLECCHINATA (servi di due padroni) di GLG

gianfranco

 

I pentastellati sono un movimento e non un partito, si dice spesso. Ed è in parte vero, ma vi è egualmente un gruppo di vertice che alla fine prende tutte le decisioni anche per la “base” (malgrado la sceneggiata dei continui consulti di quest’ultima); semplicemente, il gruppo di vertice non ha alcuna linea politica ben definita, soprattutto in quello che è oggi l’aspetto fondamentale della politica di un paese della UE, nata come semplice subordinata alla Nato, cioè agli Stati Uniti. La politica decisiva è appunto quella internazionale. Per mezzo secolo l’Italia è stata una domestica degli Usa, dotata di un qualche rispetto. Da un quarto di secolo è diventata proprio una serva, di quelle che fanno i bucati e lucidano i pavimenti; e quindi alle dipendenze anche di un altro padrone (la Ue a direzione franco-tedesca, dove i due paesi sono i “maggiordomi” dei predominanti d’oltreatlantico). Per un certo periodo di tempo è potuto sembrare che il “nano”, per suoi imprescindibili interessi personali, potesse comunque agire con qualche differenziazione rispetto a tale tipo di servitù; si vedano i rapporti con Putin, un certo interesse strategico seguito all’epoca degli accordi tra Eni e Gazprom, ormai saltati nei fatti da tempo.
Quando infine Obama ha preteso in modi più netti il servaggio italiano, tale essere infido si è messo di fatto ai suoi piedi, pur mantenendo rapporti con lo schieramento di “centro-dx” proprio per impedire gli slittamenti ridicolmente chiamati populisti con il sottinteso di fascisti; dato che l’antifascismo – nulla a che vedere con lo spirito della Resistenza e soprattutto di quelli che in questa si sono battuti per un vero mutamento sociale – è ormai la sceneggiata dei peggiori servi dell’atlantismo, quelli che hanno iniziato le loro funzioni fin dai lontani anni ’70 (molto al coperto perché esisteva ancora l’Urss e una forte base piciista filo-campo “socialista”) e poi, dopo il crollo del paese sovietico, si sono smascherati dimostrando tuttavia una estrema pochezza e l’incapacità d’essere buoni servitori, che ha infine stancato gli yankee. Sono stati sostituiti dal sedicente “rottamatore”, sempre di fatto sostenuto dal traditore d’Arcore, ormai un vero infiltrato nello schieramento opposto. Oggi anche quelli che denomino post-postpiciisti dimostrano di non essere in grado di fornire buoni servigi. Un’accozzaglia informe di gruppi riuniti da semplice malcontento – che serpeggia, ormai in forma abbastanza diffusa, nel corpo sociale italiano – ha preso una sia pure incerta e pasticciata posizione di distacco dal vecchio servitorame e “galleggia” appunto nel movimento detto “5 stelle”. Proprio per questo, diretto da semplici opportunisti senza linea politica definita, tale movimento tenta di sostituire i vecchi e inetti servi degli Usa e della UE.
Per far questo, i pentastellati hanno tentato di trascinare dietro di sé la Lega; ma questo era solo l’intento del gruppo diretto da Di Maio, non dei suoi oppositori interni, che contano di andare con coloro (i piddini) che vorrebbero sostituire e alla fine assorbire, rischiando però di fare il loro gioco e di rilanciarli. Per il momento, che non si sa quanto durerà, sembra invece che il Pd continui a cadere, trascinando però in parte anche i “5 stelle”, che si sono mostrati singolarmente privi di linea politica definita, continuando a predicare la per loro (in apparenza) indifferente scelta tra i “due forni”. In realtà, Di Maio mostrava una certa preferenza per la Lega, ma di fronte alla non decisione di Salvini di lasciare il “nano”, non gli è restata altra scelta che dover cedere ai suoi avversari. Nessuno lo dice, ma berlusca è il vero antagonista dei pentastellati (ecco perché sono effettivamente impossibilitati ad una qualsiasi anche minima collaborazione fra loro): essi sono concorrenti, fra loro inconciliabili, nei rapporti d’alleanza con il Pd, al momento crollato per la sua inettitudine nel servire l’atlantismo, ma pur sempre un pezzo importante nella totale liquidazione di una almeno modesta autonomia (quella che esisteva ad es. nella prima Repubblica). I pentastellati raccolgono attualmente il malcontento di gente che prima votava per il Pd; e anche di una parte (credo però molto minore) di quella che votava “a destra”. Il berlusca deve restare infiltrato in quest’ultima per impedire qualsiasi slittamento detto “populista”. E Salvini e Meloni – pur con qualche preferenza in tale direzione, manifestata in modo migliore dal primo con un minimo di amichevolezza verso la Russia mentre l’altra si ferma a Orban, veramente un po’ poco! – non sono capaci di perseguire l’autonomia italiana fino in fondo perché, contando solo sui risultati del voto, si sentono deboli senza l’apporto di chi, infido “alleato” qual è, continuerà a intralciarli in tale (debole) intento seguendo i dettami dei vertici europei, in specie tedeschi.
Una situazione assai meschina. Un po’ ridicolo il riferimento di Salvini ad una possibile “passeggiata” a Roma. Occorrerebbe un’autentica “marcia”, ma chiarendo fino in fondo che non avrebbe nulla a che spartire con gli “slanci” patriottardi del 1922. Dovrebbe essere una “marcia” per togliere ogni potere agli ormai molto dannosi filo-atlantici (scoperti o invece “doppi” come il “nano”, da togliere di mezzo quale primo obiettivo proprio perché si finge “diverso”) al fine di spostare l’asse delle alleanze internazionali; non per subordinarsi a paesi diversi, ma per l’evidente motivo che oggi l’Italia da sola non può fare nulla sulla scena mondiale. Basta con la revisione della UE (o soltanto dei “parametri di Maastricht”) e anche con l’uscita da essa o dall’euro. Occorre agire al suo interno con vigoria anti-atlantica, cercando di sollecitare eguali umori in forze politiche di altri paesi europei. Una lotta senza esitazioni si apra con gli organismi dirigenti della UE (e pure della BCE). E si vada, da pari a pari, a trattare con schieramenti al governo in Russia, che stanno portando ad una chiara e brillante rinascita di quella potenza come opposta alla Nato e ai suoi controllori: gli Stati Uniti quale paese predominante (diviso per il momento all’interno da uno scontro non proprio irrilevante) e i subordinati vertici europei.
Basta certamente con la divisione tra “destra” e “sinistra”; possiamo usare queste dizioni quali semplici termini per indicare una diversità di schieramento, che deve però farsi netta soprattutto sul piano della politica internazionale. Insomma, un uso in fondo nominalistico, sapendo bene che non corrisponde al significato di destra e sinistra nel secolo XX. E va pure smascherato in pieno chi si dichiara ancora antifascista nel tentativo di sollevare vecchi sentimenti per protrarre il proprio servile potere, distruttivo di tutto ciò che i veri resistenti volevano e per cui hanno dato la vita o comunque patito molte sofferenze. Questi antifascisti sono solo dei “falsari”; e come tali vanno spazzati via da una forza politica che infine applichi con ferma decisione programmi che nulla abbiano più a che vedere con quelli del secolo scorso (in certi casi di cent’anni fa). L’Italia deve risorgere non come “patria” di chissà che cosa. Nemmeno però, per favore, si riparli dell’internazionalismo proletario e altre grandi idee ancora più vecchie, risalenti nei fatti al XIX secolo. Abbiamo adesso bisogno di un “eurosentimento”; antagonista però di queste ignobili dirigenze, che hanno preso da decenni il “davanti della scena” nel nostro continente.
Nessuna delle attuali forze politiche italiane ha purtroppo lo spessore necessario. Sono imbolsite da settant’anni di “democrazia” del voto, cioè di semplici sondaggi di un’opinione pubblica confusa e non abituata ai duri scontri che bisognerà affrontare per rovesciare le suddette dirigenze, sempre più asservite ad una potenza al di là dell’Oceano. D’altronde, lo ammetto, non è facile avere idee precise sulle strategie da seguire. L’unica cosa chiara è la dannosità sempre più grave della commedia recitata con il voto, che conduce a penose e miserabili arlecchinate; quella di questi giorni è soltanto una delle innumerevoli che vediamo susseguirsi da decenni.

Si rafforza Putin di GLG

gianfranco

Vladimir Putin
Russia Unita
45.513.001 63,64
Gennadij Zjuganov
Partito Comunista della Federazione Russa
12.288.624 17,18
Michail Prochorov
Indipendente 5.680.558 7,94
Vladimir Žirinovskij
Partito Liberal-Democratico di Russia
4.448.959 6,22
Sergeij Mironov
Russia Giusta
2.755.642 3,85
Totale 70.686.784
Voti non validi 833.191 1,16
Totale 71.519.975
Aventi diritto/Affluenza 109.610.812 65,25

Questi i dati delle elezioni del 2012. Adesso tutti i vari giornalisti felloni insistono sul fatto che nelle elezioni attuali Putin contava sul 70% di votanti. “Il Giornale” (il cui padrone è il “grande amico” del presidente russo) parla di grande successo come voti, ma di flop della partecipazione. Aspettiamo certo i dati definitivi; comunque ci si attende circa il 75% di voti a Putin con un 63% di partecipazione elettorale. Lasciamo perdere le presunte aspettative del rieletto (plebiscitariamente); se i dati sono vicini al vero, con il 2% in meno di votanti, Putin avrebbe avuto il 12% in più di voti, il partito comunista 5-6 in meno e il terzo – che oggi è Žirinovskij (nazionalista estremo) – più o meno lo stesso risultato. Gli altri microscopici partitini (alcuni forse filo-occidentali) sono a risultati da “barboni”. La Russia è il punto di riferimento ormai solido dell’opposizione ai vertici politici delle nostre zone, tutti asserviti a quello statunitense (attraversato da uno scontro più forte di altre volte) e in pieno disfacimento, anche mentale (l’ultimo episodio della spia russa verrà alla fine ripreso in una pochade francese).

Quanto all’Italia, come era evidente da tempo infinito, si precisa che il disegno era l’inciucio Renzusconi, con il sostegno dell’infido e subdolo Maroni nella Lega. I risultati elettorali hanno indubbiamente scompaginato tali progetti; ma fin dal giorno dopo il voto, ci si ricorderà che affermai non essere stati abbandonati quei disegni. Ed infatti, di fronte alle mosse di Salvini, il “nano” (con il nanetto detto Brunetta) non fa che lanciare sassate contro ogni possibile contatto tra Salvini e Di Maio con la scusa che il primo è solo il rappresentante della coalizione “unita” di centro-dx (ma quando mai è stata unita!); nel contempo, però, egli insiste che si può aprire al Pd. E Maroni ha rimesso fuori la testa per portare di fatto sostegno al “nano” sempre con la scusa della coalizione. A Salvini converrebbe lasciarli scoprire sempre più in modo da poter affibbiare a loro la rottura dell’“alleanza”; e ancor più dell’impossibilità di dare all’Italia un governo per poi rendere necessarie nuove elezioni assegnando un bel colpo definitivo al “vile maneggione” e al suo corrispondente toscan-piddino (nel contempo si libererebbe di Maroni e della fronda interna). Tuttavia, bisognerebbe avere molta determinazione; e poi sarebbe necessario avere piena fiducia in un Di Maio, che è andato negli Usa, in Inghilterra a “conversare” con ambienti economici, ha dichiarato fedeltà alla Nato, alla UE (pur dicendo che si aspetta maggiori aiuti e benevolenza), ecc. ecc.
Comunque un bel casino, tutto sommato positivo. E intanto, tornando a prima, si consolida la Russia e diventa fondamentale la nascita in Europa di forze decise a spostare le alleanze internazionali “ad est” (senza sottomissione alcuna ad altri padroni). Semplicemente addosso agli Usa, progressiva liberazione dalla loro dominazione e disfacimento dell’attuale organizzazione europea, da ripensare completamente a partire da nuovi rapporti, soprattutto tra Germania, Italia e magari Francia (ma con tutt’altre forze politiche al comando in questi paesi, proprio l’opposto di quelle attuali).

 

——-

Putin, il migliore di G.P.

Putin ha vinto ancora, i sedicenti esperti nostrani rosicano, livorosi e succubi del loro approccio ideologico, descrivono scenari che non esistono. Non sono in grado di vedere la realtà, non sono capaci di capirla e di andare oltre i suoi fenomeni estemporanei. Sono inutili e profferiscono mere banalità. Persino Il Giornale di Berlusconi oggi è contro Putin. È evidente che il capo è ormai pienamente all’allineato all’Ue dalla quale ha ricevuto appoggio prima delle elezioni. Diciamo allora qualcosa di ancor più chiaro. La Russia è l’unico antagonista dell’Occidente, lo è “geopoliticamente”, lo è militarmente, lo è psicologicamente e lo è storicamente. Chi tira fuori la “questione economica”, sostenendo che su questa base sia la Cina la vera sfidante dell’ordine americano, non ha compreso le dinamiche globali. L’economia russa, anche se apparentemente più debole di altre, è tesa ad alcuni scopi imprescindibili della fase: il multipolarismo, il recupero delle sfere d’influenza, il ripristino dell’egemonia regionale e l’intento di proiezione mondiale. L’economia non è mai il fine ma uno strumento al servizio della potenza. La Russia, sotto questi aspetti, è davanti a tutti, altro che Cina.

Ora godetevi questa intervista su Il Giornale a Parsi.

Costui si spaccia per un esperto di geopolitica ma non avevo mai sentito prima una tale sequela di banalità e luoghi comuni.
Vittorio Emanuele Parsi: “«Putin è l’uomo forte di un Paese debole.La Russia ha un’economia più piccola della Corea del Sud, una composizione economica come quella dell’Arabia saudita, con gli orsi invece dei cammelli. Un sistema in cui chi governa il Paese possiede le risorse del Paese».
Il leader di un’oligarchia? «Peggio di un’oligarchia, la Russia oggi non è diversa dalla Cina o dai Paesi del Golfo…ha vinto contro un’opposizione che non esiste. Che è stata squalificata, mandata in Siberia, eliminata col plutonio o col gas nervino. Si dice che Putin non abbia rivali, ma così è facile…sta schiantando la Russia. Putin non ha fatto bene alla Russia, è la Russia che ha fatto bene a lui, che oggi è l’uomo più ricco del Paese mentre prima di essere primo ministro era con le pezze al sedere…chi si oppone, muore. Facciamoci qualche domanda: nel mondo quali altri interessi potevano desiderare la morte di questa persona? Chi aveva la disponibilità di gas nervino? Chi poteva permettersi uno scandalo di questo tipo? È difficile che tre indizi non facciano una prova. La risposta è che non c’è un colpevole assoluto ma che il più probabile si chiama Vladimir Putin»…«Gran Bretagna, Francia e Germania hanno dato una risposta importantissima affermando che anche se il Regno Unito è uscito dalla Ue con la Brexit resta concettualmente in sintonia con l’Europa. Siamo i Paesi dell’Occidente e dell’Occidente europeo. Non puoi usare un gas illegale a casa di un altro membro permanente del Consiglio di Sicurezza. Su questo Putin ha perso la sua scommessa».

CI VUOL BEN ALTRO CHE LEGA E 5 STELLE PER RISOLLEVARE L’ITALIA

aula-parlamento-italiano

L’incertezza post elettorale è solo questione di spartizione di incarichi e posti a sedere. Non bisogna farsi ingannare da chi, in questo momento, forte dell’ affermazione del 4 marzo scorso, minaccia un nuovo ricorso alle urne. Improbabile accada, considerato l’istinto di sopravvivenza del neoeletto. Sottobanco stanno tutti trattando, o quasi, anche se, ovviamente, Lega e M5S, essendo le compagini che hanno preso più voti, mirano a guidare il governo prendendosi la parte più ampia della torta. Di Maio non fa altro che lanciare rassicurazioni all’estero. L’aspirante premier dei pentastelluti ha ampiamente rassicurato Nato, Ue e mercati sul senso di responsabilità del suo partito. I poteri forti internazionali possono stare “sereni”, il M5S non ammannirà sorprese a lorsignori. Inoltre, le simpatie dei vertici grillini per la sinistra e i suoi addentellati giudiziari, sindacali, cooperativistici, civici ecc., sono innegabili. Esiste una convergenza tematica e corporativa che facilita gli approcci tra le parti. Salvini, invece, continua a muoversi nel solco di un sovranismo di bassa lega che non incute timore ai circoli euro-americani e prosegue il dialogo con Berlusconi, il più grande traditore di questi ultimi tempi, il quale a sua volta fa il piedino a Renzi sotto le macerie del Pd (i due non hanno ancora rinunciato a “salvare la patria” dall’instabilità, per affossarla meglio). Se ti accompagni ad un vile (più del tempo tattico necessario) forse hai molto in comune con lui. In un modo o nell’altro sono tutti compromessi con i guasti degli anni passati, anche se con un peso diverso di colpe. Chi ha governato o appoggiato gli esecutivi degli anni scorsi ha perso qualsiasi credibilità. Ha rovinato un intero Paese e non si sgraverà facilmente dai suoi delitti. Chi si è opposto non lo ha fatto con la giusta convinzione o con idee alternative ai partiti liquidatori dello Stato, dimostrandosi non all’altezza dei compiti di cui questa epoca necessita. Anche ciò costituisce un crimine nei confronti del popolo italiano. L’elettorato ha per ora premiato i meno coinvolti nel malgoverno ma di fronte all’ incompetenza dei neofiti non tarderà a ricollocarsi, ritornando confusamente sui suoi passi o disaffezionandosi più profondamente alla politica. Purtroppo, manca una forza di rottura che, senza tentennamenti e miseri cabotaggi, sia in grado di dire due paroline chiare a vecchi e nuovi sabotatori nazionali, facendosi capire dalle masse. Come fece Hitler nelle ’32 quando il suo partito conquistò la maggioranza relativa del Reichstag. Le sue dichiarazioni furono coerenti con le azioni successive del partito nazista, dentro e fuori le aule parlamentari:
“Ci siamo dati un obiettivo, spazzare questi partiti politici fuori dal parlamento. I contadini, gli operai, i commercianti, la classe media, tutti sono testimoni… invece loro preferiscono non parlare di questi 13 anni passati, ma solo degli ultimi sei mesi… chi è il responsabile? Loro! I partiti! Per 13 anni hanno dimostrato cosa sono stati capaci di fare. Abbiamo una nazione economicamente distrutta, gli agricoltori rovinati, la classe media in ginocchio, le finanze agli sgoccioli, milioni di disoccupati… sono loro i responsabili! […]Noi non siamo come loro! Loro sono morti, e vogliamo vederli tutti nella tomba!Io vedo questa sufficienza borghese nel giudicare il nostro movimento… MI HANNO PROPOSTO UN’ALLEANZA. Così ragionano! Ancora non hanno capito di avere a che fare con un movimento completamente differente da un partito politico… noi resisteremo a qualsiasi pressione che ci venga fatta. E’ un movimento che non può essere fermato… non capiscono che questo movimento è tenuto insieme da una forza inarrestabile che non può essere distrutta… noi non siamo un partito, rappresentiamo l’intero popolo, un popolo nuovo.”
Come ho commentato altrove, ci tengo però a sottolineare che non sono mai stato nazista (l’unica tessera da me presa è stata quella del partito comunista), la soluzione del führer era l’unica possibile per uscire dal pantano weimariano, provocato da partiti corrotti e incapaci, succubi di un ordine internazionale vessatorio e iniquo che ridusse la Germania sul lastrico.
Putroppo, in Italia manca una forza del genere, con i suoi corpi di sicurezza (non dimentichiamo le sa e le ss, senza le quali Hitler non avrebbe spaventato un moscerino) e i collegamenti con i drappelli coercitivi statali (anche militari) stufi delle commedie parlamentari autodistruttive della Germania di Weimar.
E’ vero che mancano simili protagonisti assertivi (probabilmente i tempi non sono nemmeno maturi) ma sarebbe auspicabile che, almeno, M5S e Lega si mettessero temporaneamente insieme per spazzare via tutto il canagliume che dall’inizio della II Repubblica ci ha portati ad una completa disfatta geopolitica, sociale ed economica. Una volta ripulito l’ambiente con i giusti sistemi (legali, finché efficaci…) si sarà fatta opera utile al paese. Da un ambiente più salubre, libero dalle mummie berlusconiane e dai loro alleati di sinistra, potrebbero fiorire nuove generazioni di attori politici, più propense a far sbocciare l’indipendenza ed il benessere nazionale. I leghisti e i grillini, avranno avuto il merito di aver preparato il campo a questa fioritura di avanguardie proiettate su un futuro meno ameno di quello che ora ci aspetta, guadagnandosi così la riconoscenza dei posteri. Questo è l’unico compito positivo che possono svolgere facendosi poi prontamente da parte. È d’uopo una tempra diversa per cambiare i destini di questo Stato a brandelli che loro non possono avere perché generati da un incubo.

 

IL “VILE NANO”, ILPRINCIPALE NEMICO, di GLG

gianfranco

“Salvini dice no a un accordo anche con il Pd e i democratici si ritagliano ormai un ruolo all’opposizione. BERLUSCONI PERO’ E’ CONVINTO CHE LE ELEZIONI ANTICIPATE SAREBBERO UN PERICOLO [maiuscolo mio]. E Mattarella prende tempo” (dal “Giornale” del “padrone” nel cartaceo di oggi). Ho fatto maiuscolo per fare vedere che cosa vorrebbe il “figlio di….”. Credeva di diventare il leader del centro-dx, adesso si trova spiazzato; e lo stesso accade per il Pd (sempre in mano a Renzi, per il momento), che sperava in un 22-23% e di avere come interlocutore il suddetto “figlio di….”. Per loro le nuove elezioni sarebbero un pericolo; e soprattutto per il “nano”, che verrebbe di nuovo perseguitato nei modi indubbiamente infami che contraddistinguono certa nostra magistratura. Questa volta, però, sarebbero incazzati anche i vertici della UE, cui egli aveva dato assicurazioni e addirittura messo come candidato premier l’inespressivo e intellettivamente poco dotato Tajani. Adesso deve temere veramente anche per Mediaset. Renzi e il “vile” stanno tentando sicuramente di fare “compere” massicce tra chi non vuole perdere lo stipendio e addirittura la pensione (enorme è il numero dei neoeletti; l’80% fra i pentastellati a quanto ho letto).
Per questo Mattarella prende tempo; anche lui attende se mai ci potesse essere qualche “colpo di mano” dei perdenti. Devono essere un po’ più veloci i “5 stelle” e soprattutto la Lega, che ha la possibilità di dare un colpo definitivo ai vermiciattoli forzaitalioti. Un gioco non “a somma zero” e che vedremo come verrà condotto. Se sono intelligenti, i due maggiori partiti possono andare a nuove elezioni in cui “sbancano”. Ma è una situazione complicata con molti “nemici” che tramano. Questi, comunque, hanno poco da temere. Di Maio si è già sbracato su fedeltà alla UE, alla Nato, ecc. E’ in effetti una specie di operazione Macron (“all’italiana” come al solito, noi siamo i “Pulcinella” di sempre). Bisognerebbe capire meglio perché Di Battista, pur impegnandosi allo stremo nella campagna elettorale (in modo da acquistare meriti), si è defilato dalla votazione con scuse “personali” non chiarite.
Incredibile comunque quello che sta facendo pure il “civile occidente” (via via più decadente) con la tensione verso la Russia, inventandosi avvelenamenti in serie. Se la popolazione ci cade, allora siamo veramente vicini allo zero assoluto, all’entropia massima. Povera nostra “civiltà”, una volta era qualcosa che inorgogliva anche chi era scettico o anche “contro” un simile assetto sociale.
1

Tradimento continuo di GLG

gianfranco

QUI

Ormai il “nano” è scatenato in tutti i sensi. Non mette in dubbio di essere il leader della coalizione (e ha certo ragione vista l’inconsistenza dei suoi “alleati”) poiché F.I. straccerà le altre formazioni; quindi dice apertamente che il premier lo sceglierà il suo partito cioè lui (fra se stesso e qualche suo servitorello). Afferma che non è stato lui a volere il nome di Berlusconi nel simbolo (in caratteri più grandi di tutto il resto), ma il suo partito poiché lui è il leader carismatico e incontrastato (e allora se nessuno lo contrasta con quale libertà è stato scelto? Questi omuncoli nemmeno sanno il senso delle parole che pronunciano). Poi ha assicurato che con Maroni non c’è nessun rapporto. Figuriamoci! Maroni ha rinunciato alla cadrega, abbastanza sicura, perché verrà eletto in Parlamento e poi aspirerà ad un buon posto (ad es. ministrucolo dell’Interno) in un governo che, se sarà necessario, nascerà dall’inciucio tra “destri” e “sinistri”, cui Maroni ha buone possibilità di convincere una parte dei leghisti. Ed infatti subito Salvini, che certamente ha colto l’inghippo, ha affermato che Maroni, rinunciando alla poltrona regionale, non può aspirare a fare ancora politica. Come ha fatto finora, alla fine il “capoleghista” accetterà la scelta, nata da un accordo celato tra il “nano” e il presidente lombardo, perché egli non sa pensare ad altro che ad un pacchetto di voti e di eletti. Pur di ottenere questo “meraviglioso” risultato chinerà la testa come ha sempre fatto dopo qualche fuoriuscita “di facciata” (tipo il patto dal notaio; e dov’ è finito caro Salvini? E avrebbe garantito qualcosa con un uomo infido e traditore di tutto e di tutti, che non hai avuto il coraggio di denunciare apertamente?).
Altra notazione. Che il “nano” sia pronto ad ogni tradimento lo dimostra il fatto che ha dichiarato, già qualche settimana fa, che dopo il voto, se i numeri non consentiranno alcun governo – cioè non lo consentiranno se gli schieramenti restassero fedeli ai loro programmi in contrasto – può tranquillamente restare Gentiloni, che dovrà però preparare nuove elezioni entro tre mesi. Mentitore sfrontato! I parlamentari eletti – per molti dei quali sarà la prima volta – rinuncerebbero a 5 anni di quel po’ po’ di stipendi e con pensione in via di formazione? Se i numeri saranno quelli che ci si aspetta – senza credere alla balle del “nanetto” che punta al 45% e sa perfettamente di dire una cazzata; ma la dice proprio per i cazzoni dei suoi seguaci e per tutti coloro che si fanno scientemente prendere per fondelli, tipo i suoi “alleati”, per portare a casa un po’ di eletti con il cui voto poter poi contrattare qualche buon posto nelle varie istituzioni – assisteremo al più immondo mercato di tutta la storia di questo paesello ormai ridotto ad una cloaca a cielo aperto. Vedremo svendite e passaggi di campo di tutti i generi, alchimie nauseabonde, tutto il peggio del peggio per non andare a casa e restare a devastare questo paese per il vantaggio di un manipolo di veri furfanti quali mai si sono visti finora. Sarà uno spettacolo interessante. E ancora più interessante sarà accertare quanto è grande la pazienza e la sopportazione di questo popolo che rischia di superare ogni limite dell’abiezione umana.
In definitiva. Ci sono poche probabilità che il risultato elettorale consenta ad una delle coalizioni presentatesi in gara di assumere coerentemente il governo del paese. Quindi l’inciucio tra Pd e F.I. resta comunque la soluzione più probabile; e altrettanto probabilmente con una serie di cambi di campo di una parte dei cialtroni eletti o magari con appoggi di alcuni settori “a sinistra” o invece “a destra” dei due partiti “felloni” principali (o perfino da entrambe le parti). Se invece, per una sorta di miracolo (e solo se i pentastellati avranno un tracollo), una delle due coalizioni (“centrodestra” più facilmente, almeno allo stato attuale delle previsioni) avesse la possibilità di nominare il governo, il “nano” sta mettendocela tutta fin d’ora per essere la carta decisiva. E’ aiutato da molte parti, anche un tempo nemiche, in Italia e in sede europea. Per inciso, onde fargli capire che avrà molti favori se obbedisce, lo hanno pure premiato con la trasmissione dei mondiali di calcio assegnata a Mediaset. Egli deve però garantire che, se del caso, dovrà tenere bene sotto controllo ogni lamentela o puntata troppo polemica verso gli organismi europei e i governi (oggi in prima fila il francese con attivismo sfrenato di Macron, viste le attuali difficoltà della Merkel) che li controllano: questo è importante soprattutto in questo momento di contrasto fortissimo negli Usa tra il vecchio establishment – cui finora gli “europei” sono stati fedelmente asserviti – e quello nuovo che potrebbe riservare sorprese (anche se sembra che Trump snaturi un bel po’ le sue iniziali venature programmatiche, ma potrebbe essere una tattica del momento, che si presenta per lui complicato). Le manovre dell’infido (e perfido) con elementi come Maroni vanno viste secondo questa prospettiva. Arrivati a questo punto, non mi sembra che i due suoi “alleati” abbiano possibilità di tirarsi fuori da questa fogna. Altre forze dovrebbero nascere e forse, visto lo schifo che avremo dopo le elezioni, nasceranno, ma temo con lentezza e ritardi ormai pericolosi per il paese.
Quello che comunque è interessante notare è che in Italia – a differenza della Francia – tutte le operazioni di inganno e raggiro della popolazione vengono operate da settori che si sono affidati prima ad un novantenne, ora ad un ottantenne. Sono chiaramente settori popolati da zombi; non esiste in Italia un effettivo establishment con un minimo di credibilità. Il fatto grave è che questi furfanti hanno occupato ogni spazio nei media, dove imperversano i loro tirapiedi di una bassezza e mediocrità assolute. Bisogna spazzarli via. E non certo con il voto; per il momento ci si lamenta e tuttavia si dormicchia. Speriamo che, senza sembrare, qualcuno ci prepari una bella sorpresa, accettabile pure tra due-tre anni; non esageriamo però nei ritardi

1 2