L’ora dei tradimenti di GLG

gianfranco

<<Niente accordo sul “terzo uomo”, che i grillini vogliono politico e che per il Carroccio può anche essere tecnico>> (dal Giornale, che non nasconde la sua felicità per il prossimo fallimento del tentativo).

Se esiste ancora la memoria, tutti ricorderanno Salvini affermare senza mezzi termini che non voleva un tecnico. L’ha ripetuto in mille salse, anche con più decisione dei “grillini”. Adesso lo accetterebbe e inoltre ha chiesto (e non l’aveva fatto finora) il sondaggio degli elettori addirittura nei gazebo, non elettronicamente, rinviandolo a fine settimana. Inoltre, è stata messa in atto la sceneggiata dell’irritazione con il Colle perché lui – volendo rappresentare nel governo l’intero centro-dx – vuole le mani libere sull’immigrazione. E il presdelarep, invece di manifestare a sua volta irritazione, concede addirittura una dilazione dopo che aveva chiaramente manifestato la sua decisione di non accettare ulteriori ritardi, minacciando di fare il “suo” governo. A questo punto si chiarisce la manovra avvolgente degli “alleati” del “nano” (e soprattutto di Salvini che ha preso il sopravvento al voto e continua a crescere nei sondaggi) per fottere i “grillini” e far perdere loro consensi (così sembra sempre nei sondaggi). Intendiamoci bene: Di Maio se lo merita perché non ha mostrato alcuna statura di uomo politico coerente, si è irrigidito solo sul berlusca per ragioni giudiziarie (mentre quest’uomo è ormai un vero sicario sdraiato di fronte ai voleri dell’establishment europeo più deleterio), manifestando opportunismo sui temi fondamentali della politica estera e del nostro servilismo in proposito. Tuttavia, appare adesso a chiare lettere che, di fronte alle difficoltà di Renzi che ha bisogno di tempo per risistemare le faccende all’interno del Pd, i gruppi dirigenti italiani più asserviti ai poteri della UE hanno giocato con una certa abilità, dirottando l’evidente malcontento della popolazione (però confuso e non politicamente consapevole) verso quello che viene indicato (sempre impropriamente) populismo. Il rientro in campo del “nano” ha determinato un’accelerazione nel tentativo di disamorare definitivamente la sbandata popolazione verso quelli che credeva i suoi rappresentanti. Adesso il principale complice del “cavaliere” è al momento Salvini (con alle spalle Maroni). Se non interviene nulla di più coerente e determinato, non passerà un anno che saremo di nuovo sotto il tallone dei vecchi poteri della UE. C’è solo una situazione internazionale in forte “scombinamento” che disturba i giochi di queste forze ormai tese a ridurci a nulla. Adesso capiamo perché, quando fu fregato Romani quale presidente del Senato e nominata la Bernini (che non accettò l’incarico), il “nano” chiamò traditore Salvini senza che questi si offendesse troppo; anzi ricucì il rapporto in poche ore. E anche la Meloni, tenuto conto del suo poco elettorato, giostra comunque per rinsaldare lo “schieramento del 37%”, attuale rappresentante (ma fingendo il contrario) di poteri europei in forte difficoltà con i due “comandanti” (Macron e Merkel) abbastanza indeboliti all’interno. Una gran massa di falsoni e manutengoli dei peggiori poteri di asservimento del nostro paese.

<<La tentazione di Salvini:
alzarsi e ribaltare il tavolo
Matteo fa i conti con le riserve dei suoi elettori. E rischia di essere ridimensionato come leader del centrodestra>>

Ecco il nuovo titolo del “Giornale” on line. Nessuno riesce a capire l’imbroglio che hanno combinato i malefici “tre” del Centro-dx? Degli avversari, che comunque ricominciano a respirare con grande sollievo (basta vederli in TV come hanno riacquistato il sorriso e la “buona vena”), non c’è bisogno di dire altro.

PS Salvini continua a mostrare indignazione per il continuo intervento dell’UE contro la politica antieuropeista del governo in discussione. E dichiara ogni momento: “inaccettabile”. Benissimo, allora fai il governo. Invece, di questo “inaccettabile” si servirà per far saltare tutto. Quindi dimostra d’essere al servizio di chi sta rientrando in politica “ufficialmente” (di fatto non è mai andato via)

Berlusconi il peggiore

gianfranco

Credo di aver detto più volte qual è stata, secondo la mia esperienza e la conclusione che posso trarne, la funzione di Napolitano quale “plenipotenziario” dello spostamento del Pci, inizialmente molto coperto (ma da me intuito già almeno a partire da metà anni ’70), verso l’atlantismo e gli Usa. Tuttavia, sia chiaro che non gli auguro affatto di morire e anzi spero con sincerità che se la cavi. Il suo guaio fisico non altera minimamente il mio giudizio politico, che resta decisamente negativo. Tuttavia, ritengo veramente barbaro e anche un po’ odioso augurare la morte, e per guaio fisico, a chicchessia. Considero il “nano” ancora peggiore del “regale” ex presdelarep. E quel che ha detto oggi sugli eventi di Porzus (per null’affatto delucidati e molto poco conosciuti se non in chiave anticomunista) e sui “5 stelle” come nazisti (quindi per lui i forzaitalioti sono simili agli ebrei) me lo fanno disprezzare più di qualsiasi altro personaggio dall’inizio della storia d’Italia. Quando è stato molto male, anche lui per problemi all’apparato circolatorio, non gli ho però augurato di morire e sono stato in fondo lieto che se la sia cavata.
Venendo alla politica meschina di questi ultimi due mesi, secondo me il berlusca si è ri-convinto – dopo la delusione di essere arrivato secondo nel centro-dx – di potercela fare. Spera di ammorbidire Salvini fino a farsi seguire nell’appoggio ad un governo Pd e F.I. (su cui Renzi è d’accordo). E’ però senz’altro complicato; la Lega perderebbe consenso. La Meloni non basta in termini di maggioranze parlamentari; e poi penso che anche a lei non convenga un simile comportamento. Il maneggione potrebbe tentare di staccare i maroniani dalla Lega, ma non so se sono poi tanti e quindi sufficienti. Forse, la trama segreta potrebbe essere – e allora per questo i renziani fanno i “duri” e gli indisponibili – un Pd che convince Di Maio a non essere premier e a mettere avanti un altro individuo meno esposto. Dopo di che i “dem” potrebbe alla fine accettare l’accordo in chiave nettamente europeista e atlantista, con qualche concessione su un simil-reddito di cittadinanza (modificato opportunamente) e accordi sui “diritti civili”. La maggioranza è ristretta? Basta convincere i “grillini” a quell’appoggio esterno dei berlusconiani, che già avevano accettato per un governo con la Lega. Il “nano” potrebbe presentarsi ai vertici UE come colui che ha assolto la promessa d’essere “argine al populismo”. Infatti, dopo giorni di tensione, ricomincia a mostrarsi sollevato. Sarebbe utile una batosta in Friuli Venezia Giulia, ma non decisiva. E poi ci sarà? Mah, gli elettori non ci hanno capito nulla. La Lega deve stare attenta; potrebbe essere la maggiore fregata alla fine di tutta questa manfrina.
Aggiungo che il “nano” potrebbe presentare il progetto appena sopra esposto a Salvini come fosse quello di un governo di unità nazionale, che anche lui dovrebbe appoggiare. Al suo rifiuto, pressoché sicuro, accuserebbe il leghista di scarso senso degli interessi nazionali e quindi sosterrebbe di essere lui a salvare l’Italia con il suo “sacrificio” (molto ben remunerato in sede europea, statene sicuri)

Perde l’Italia

dem

Elezioni in Sicilia. Si è verificata la disfatta del Pd e dei suoi favoreggiatori, come Alfano che non entra nel parlamentino dell’isola. Il centro-destra si è affermato largamente e Berlusconi si è subito intestato la vittoria “dei moderati”, sminuendo il contributo degli alleati, Lega a FdI i quali cantano vittoria ma farebbero meglio a guardarsi le spalle. Evidentemente, non hanno ancora imparato le lezioni del passato, anche recente, quando B., per esempio, fece di tutto per far naufragare i sogni capitolini della Meloni. Quest’ultima e Salvini hanno resuscitato il mostro che li divorerà e che insieme a Renzi (il quale è tramortito ma non fuori causa) preparerà la palude moderata in cui si consumeranno le ultime energie dell’Italia. Il M5S è il primo partito, avendo persino doppiato il Pd, tuttavia, correndo da solo, non gli è riuscita la grande impresa. L’augurio dei suoi avversari è di logorarsi con tutte queste “quasi vittorie” che alla lunga diventeranno un’unica grande sconfitta. I cespugli di sinistra superano il quorum ma hanno un peso politico del tutto irrilevante. L’astensione è stata del 54% circa, dato che conferma il grado di putrescenza della democrazia italiana. Come dice giustamente La Grassa, gli stessi elementi che privano di valore i referenda, se non raggiungono il quorum del 50%, sono pronti ad innalzare archi di trionfo quando conseguono consensi ben sotto quella soglia, grazie ai quali accedono alle cadreghe e alle casseforti pubbliche. Gli elettori danno un segnale chiaro di disaffezione e, persino, di disgusto per il teatrino partitico nazionale che sta trascinando il Paese, isole incluse, verso l’abisso. Chi spera, però, che basti il malcontento generale per sbarazzarsi dei sicofanti che ci sgovernano si sbaglia di grosso. Se non emerge il vettore di composizione delle forze che si stanno accumulando nelle viscere della società non arriveremo mai a sbocchi positivi, anzi l’autodistruzione lenta ma inesorabile resterà l’unico orizzonte possibile per questa nazione tristemente in rotta. Eppure il trucco c’è e si vede. Gli unici a non vederlo sono gli inconsapevoli collaborazionisti berlusconiani. Lo svela pure Ferrara che la partita è pilotata perchè le prossime elezioni saranno una gara di balle: “Berlusconi va con Salvini ma si prepara a governare con Renzi, Renzi va addirittura con D’Alema o altri ‘de sinistra’ ma si prepara a governare con Berlusconi”. In questa sintesi c’è tutta l’Italia di domani, ancora serva di dolore ostello e bordello degli americani.

DILAGA L’IDIOZIA DEI “POLITICAMENTE CORRETTI”, di GLG

gianfranco

Fassina contro la Meloni: “I protagonisti di stupri? Quasi sempre vermi italiani”

Meloni a Boldrini: “Non dice nulla sui vermi magrebini?”. E Fassina: “E lei non dice nulla quando i protagonisti di stupri sono, come avviene nella maggioranza dei casi, vermi italiani”

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E’ evidente la malafede (e anche stupidità) di costui. Non m’interessa quello che ha chiesto la Meloni, piuttosto inutile e certo propagandistico. Però non si può rispondere che gli stupratori sono in maggioranza italiani. Vorrei vedere; se fosse il contrario, significherebbe che ormai la popolazione araba ha superato in numero quella italiana, e ciò è lontanissimo dalla realtà. Semmai sarebbe da contare, in percentuale, quanti sono gli stupratori nei vari gruppi stranieri in rapporto a quelli presenti nella popolazione italiana. Avrebbe però senso? Non credo proprio. Il problema non è negli stupri, che certamente vengono praticati da delinquenti di tutti i colori, di tutte le etnie, di tutti i paesi e via dicendo. La vergogna è che si è tentato in tutti i modi di nascondere che gli stupratori erano arabi. Se si fosse trattato di italiani, sarebbero stati denunciati e svergognati con nome e cognome, trovandoli fin da subito o quasi. La schifosaggine di questi autentici vermi, di cui è piena la “sinistra” che si pretende “progressista” e “politicamente corretta”, è che continuano a coprire le infamie di quelli che loro sperano sempre di poter utilizzare quali futuri sostenitori, magari un giorno anche violenti con gli oppositori. Insisterò sempre, e ossessivamente, che vi è la necessità assoluta di arrivare all’eliminazione esaustiva di tali vermi vomitevoli. Tuttavia, se a loro si oppongono altri mediocri e ottusi, pur essi pieni di odî e settarismi inaccettabili, non si sa veramente a chi rivolgersi per un repulisti, che dovrebbe diminuire di almeno un buon 25% la popolazione di questo nostro paese. Bisognerà arrivare – e credo che entro vent’anni ci arriveremo (e mi dispiace di non poterci essere) – allo scontro tra potenze e gruppi sociali fra loro nemici, cioè ad un’autentica tragedia, che spazzerà via gli imbecilli e buonisti, inadatti alla nuova fase storica. Come vorrei essere presente. Pazienza, assistiamo alla kermesse di questi idioti e disgustosi esseri, che forse non sono più umani (almeno lo spero per la dignità dell’homo sapiens sapiens).

PER QUANTO DOVREMO SOPPORTARE LA PRESA IN GIRO? di GLG

gianfranco

http://notizie.virgilio.it/top-news/renzi-e-il-tweet-del-grafico-con-il-centrosinistra-avanti-9165?ref=virgilio

Indubbiamente, Renzi ha voglia di qualificarsi come nuovo comico nell’epoca della mediocrità assoluta in cui “rifulgono” tali personaggi dello spettacolo; sono sopportabili così e così Crozza e un paio di coppie (non ricordo al momento il nome). L’unico vero grande resta Proietti, non a caso dell’epoca precedente. In ogni caso, è vero che il centrodestra non deve cantare vittoria, ma per motivi ben diversi da quelli del demenziale grafico del bamboccione, che dimostra tutta la sua mediocrità di politicante; vorrebbe almeno essere un furbastro, ma qui sembra comportarsi da fesso. E tuttavia, prende per i coglioni una popolazione che non reagisce a dovere.
In ogni caso, nel centro-destra non si è mai avuto il coraggio di definire adeguatamente il comportamento tenuto da Berlusconi, che ha sempre danneggiato la coalizione in momenti piuttosto cruciali. Intanto, nessuno si ricorda più che questo individuo – poi sempre dichiaratosi vittima per essere stato sostituito quale premier alla fine del 2011 – aveva già preso accordi in ossequio a quanto accettato a Deauville (riunione del G20 nel maggio 2011) tramite lo scambio di battute con Obama. In realtà, non solo si dimise in novembre su richiesta di Napolitano, ma il governo sostitutivo di Monti – ridicolmente dichiarato “tecnico”, mentre era squisitamente politico, solo per non andare a nuove elezioni – fu votato dall’allora “Popolo delle Libertà”; la sola opposizione fu la Lega. In quell’occasione, il costretto alle dimissioni, pur dichiarando che si era “fuori dei canoni della democrazia”, affermò di reputare Monti “un buon inizio” e di ritenere che quell’esecutivo avrebbe “operato in maniera tale da essere utile al paese per tutta la durata del periodo che rimane”. Da poco nominato tale governo fu approvata, ancora una volta con quella larga maggioranza, la poi tanto deprecata (ed effettivamente devastante) “riforma Fornero”, che ottenne il voto favorevole, tanto per dirne una, perfino della Meloni, anche se poi quest’ultima fu uno dei fondatori di FdI a fine 2012.
Da quel “fatale” 2011, il “nano” ne ha combinate non so quante ai suoi presunti “alleati” interni (oltre che a Gheddafi sul piano internazionale). L’ultima fregatura pochi giorni fa quando 28 senatori di F.I. (su 42) hanno votato a favore del governo Gentiloni. Mai la capacità, nemmeno da parte della Lega, di denunciare senza mezzi termini che quest’individuo è legato mani e piedi a operazioni tali da non danneggiare né intralciare le decisioni dei sedicenti “poteri forti”, operanti in pieno accordo con i nefasti dirigenti UE e dei vari paesi a governo fortemente “europeista” e con l’establishment statunitense per il momento battuto alle ultime elezioni presidenziali. Certamente, le varie forze politiche italiane sono in netta confusione, data anche la loro totale inadeguatezza di fronte ai problemi che si presentano. Tuttavia, che venga o meno mantenuto in sella Renzi, si può essere sicuri che non otterranno alcun successo le forze dette “populiste” e talvolta “sovraniste”. Adesso vedremo cosa si escogiterà per quanto riguarda la legge elettorale. L’essenziale è però che il “nano” con F.I. manovrerà a favore di coloro che per adesso hanno perso le elezioni amministrative. Vi è solo l’incognita del largo successo del centro-destra in Liguria, dove è forte Toti, che si dice avere idee diverse da quelle “ballerine” del berlusca.
Vedremo. In ogni caso, lo ripeto, il centro-destra non canti al momento vittoria; ne ha di strada da fare e in forte salita. L’unica notizia buona è l’astensione. Tuttavia, è evidente che è dipesa soprattutto dall’atteggiamento dei “5 stelle”, largamente assenti dai ballottaggi. In parte, ci sarà stata pure quella di coloro che si pongono “a sinistra” (che tormento usare ancora tale linguaggio) del Pd renziano. Tuttavia, alle politiche il massimo che sapranno fare questi opportunisti è chiedere qualche margine di trattativa con il “bamboccione” o – lo ripeto – con chi avrà infine il bandolo della matassa in mano nello schieramento pro-UE e pro-Usa. Quanto ci “divertiremo” con questi farabutti a dirigere il nostro paese ormai ridotto ad un bel gruviera.

CENTROSINISTRA E CENTRODESTRA: STESSA BASSEZZA, di GLG

gianfranco

Inutili discorsi troppo complicati sulla funzione svolta dal “neobadoglio”. Qui la cosa mi sembra più banale. Berlusconi, per i suoi interessi personali, ha avuto a mio avviso una funzione tutto sommato positiva dal 2003 (visita di Putin in agosto in Sardegna mentre tornava da Algeria e Libia e accordi vari certo non manifesti) fino al 2009-10. Poi con Obama le cose sono cominciate a cambiare e nel maggio 2011 a Deauville c’è stata la “resa” (certamente ha avuto paura di qualcosa di molto concreto che non conosciamo, possiamo solo supporlo all’ingrosso). Da allora il “nano” ha avuto una funzione nettamente negativa, tradendo tutto e tutti (a partire da Gheddafi) e si è sempre comportato a doppio binario per raggiungere il massimo risultato di indebolire l’opposizione ai principali servi degli Usa. Ha sempre finto. Sapeva bene cos’era la manovra dello spread, le intenzioni del principale agente degli americani quando ha voluto mettere Monti al suo posto. Ha sempre giocato la carta della parziale denuncia delle soperchierie e della sostanziale accettazione di ogni decisione presa da questo agente su ordine Usa. Ha così squinternato ogni possibile vera opposizione. E gli altri sono stati a brontolare, a denunciare talvolta, ma mai con chiarezza, le nefandezze che l’abietto nanetto compiva (si pensi, come esempio preclaro, a cosa ha combinato alle comunali di Roma, presentando Marchini e facendo perdere il ballottaggio alla Meloni in favore del piddino Giachetti). Adesso, si è presentato con gli “alleati” alle comunali; e questi scialbi e sbiaditi opportunisti si gonfiano il petto e dicono che uniti si può vincere. Certo, è vero in termini di puro conteggio voti, ma l’infame non sarà mai veramente unito a loro, scombinerà sempre i giochi. Adesso vi è maggiore incertezza solo perché non si è risolto un grave contrasto interno all’establishment Usa. Prima o poi dovrà essere superato altrimenti la potenza preminente si appannerà molto. E il berlusca attenderà sempre ordini per creare le situazioni “migliori” a favore di chi lo comanda, pena gravi danni per lui, che ormai è legato mani e piedi ai nemici. I suoi “alleati” sanno bene tutto, ma siccome pure loro cercano semplicemente voti e cadreghini, continuano a tergiversare e cercano di approfittare dei momenti meno sfavorevoli per averne qualcuno in più. Insomma, tutti aspirano a immergersi nell’immondizia della “democrazia” all’americana. E allora occorre un comune grande rogo, solo il fuoco può ripulire l’ambiente da centrosinistra e centrodestra. Come recita il ben noto detto romano: “er mejo c’ha la rogna”. Inutile perdere tempo a distinguere; tutti avviati ad un’unica sorte. Se qualcuno vuole veramente tirarsi fuori dal liquame, ha una carta semplicissima da giocare: esplicitare che il “nano” è un infido giocatore su due tavoli. Lo si deve sputtanare, tirargli “idealmente” una nuova statuetta in faccia e cacciarlo a pedate da ogni possibile alleanza. Chi non lo fa, crepi con lui. Mille volte meno peggio un arrogante come Renzi (o qualcuno di simile) piuttosto che il solito traditore e voltafaccia, ruolo ricoperto da secoli in Italia. E chi segue un essere così ignobile, è ancor più ignobile, si vende per molto meno, per interessi assai più bassi. Berlusconi ha ricchezze e “palazzi” da difendere. I suoi miserabili “alleati” solo “villette a schiera”, un po’ di milioncini e qualche seggiolina negli ambienti riservati ai servi che più servi non si può.

ECCO QUANTO SOSTENIAMO DA TEMPO IMMEMORABILE, di GLG

gianfranco

 

 

E su cui gli indecisi “alleati” dell’italiano “Gano di Maganza” hanno continuato a sorvolare con semplici brontolii e bronci ridicoli. Oggi sul “suo Giornale” (edizione cartacea, in alto a sinistra nella prima pagina) l’infido dichiara (riportato tra virgolette): “La vittoria di Macron è un bene per l’Europa, certe teorie non funzionano”. A cui risponde, ormai fuori tempo massimo, Salvini: “Se sta con lui si scordi l’alleanza con noi”. Non so cosa pensa la Meloni, ma so invece che alcuni della Lega (tipo un certo Fava di Milano, se ricordo bene il nome) dicono di fregarsene della Le Pen e soci. Come volevasi dimostrare. I traditori – e così disgustosi come il “nano” che si permise il “Sic transit gloria mundi” quando massacrarono Gheddafi, da lui ricevuto alcuni mesi prima a Roma con tutti gli onori – andavano semmai denunciati per tempo; quando si tergiversa, il popolo ottuso, e quello berlusconiano lo è eccessivamente, può restare pressoché indifferente.

Comunque, ci si avvia verso i chiarimenti; ho già sostenuto che entro quest’anno molte ambiguità, non solo italiane, si andranno svelando. Intanto, mi piace far notare che il vero paragone che va fatto, con tutti i rilevanti aggiustamenti necessari, è quello tra Macron e il “nano”, non tra Macron e Renzi. Vediamo un po’ le differenze. Il francese è un giovane accoppiato stabilmente ad una anzianotta, che l’ha creato e introdotto nei vari ambiti del potere. L’altro è un vecchio bavoso, tutto “rifatto”, che si paga le giovincelle al minimo possibile d’età.

Il transalpino non ha avuto gran che bisogno di mascherarsi. I partiti tradizionali dell’europeismo (quello servitore degli Usa, intendo) si sono afflosciati: sia i falsi gollisti (chiamati “la destra”, ma ovviamente “moderata”) sia i socialisti (detti “la sinistra”, pur essa “moderata”). I servi europei hanno messo in moto un rapido processo di sostituzione, che ha avuto successo; ciò la dice lunga sulla popolazione francese, senza tuttavia scordare che solo il 43 e rotti % dell’elettorato ha votato per quella “creazione” assai frettolosa.

In Italia, si è svolto un differente processo, più intricato. Si è partiti con “mani pulite”, che volle dare l’investitura di “migliori servi” degli Stati Uniti ai post-piciisti (ripeterò fino alla noia che erano i successori di quel segretario del partito che promosse già da fine anni ’60, inizio ’70, il trasferimento verso i “padroni” americani, naturalmente in gran segreto). Quell’operazione giudiziaria, avendo con troppa velocità distrutto la Dc (non quella di “sinistra”, anch’essa miracolata assieme al Pci) e il Psi (craxiano), fece sì che l’elettorato di quei partiti si rivolgesse ad un personaggio quasi “autocreatosi”; e da lì si mise in moto un tormentoso processo, che l’“orda” dei post-piciisti non seppe guidare a felice destinazione. Tuttavia, il partito infine nato dalle giravolte di quella prima ondata della sedicente “sinistra” – il Pd insomma – non è stato liquidato come in Francia. E’ stato preso in mano da un simil-democristiano (certo andato “in aceto”), che lo ha “rottamato”, cioè mutato di scheletro e organi interni, lasciando relativamente intatta la pelle.

Finora tutto questo “ambaradan” non ha condotto alla fine del partito trattato da “sinistra”, l’ha solo mutato dall’interno con qualche appannamento del suo segretario, che sembra però in sella abbastanza solidamente. Inoltre, le schegge che vorrebbero essere la “vera sinistra” sono abbastanza ridicole e ormai ridotte al lumicino, nulla hanno a che vedere con chi in Francia ha seguito Mélenchon. A questo punto, il “nostro” Macron (effettivamente micron) – oltretutto con già decenni di contorcimenti vari alle spalle e la stoffa del vecchio satiro – non ha potuto manifestare apertamente fin da subito il suo essere il nuovo buon servo degli Stati Uniti. Ha dovuto continuamente dire una cosa e poi il suo contrario, dare il classico colpo al cerchio e poi alla botte. E anche adesso che finalmente comincia a smascherarsi, reso un po’ più tranquillo dalla vicenda francese, non può assurgere lui a leader dell’europeismo servile; dovrà per forza in qualche modo agganciarsi al Pd renziano.

In questo, ribadisco, la situazione italiana è diversa dalla francese; tuttavia, la strada è segnata. Berlusconi farà da spalla a Renzi (con notevoli vantaggi per sé, la sua famiglia, i suoi vari interessi); e quest’ultimo si stringerà a Macron e dunque alla Merkel. Ribadisco pure che l’europeismo (della UE di ventisette paesi o quanti sono) continuerà a non funzionare; anche perché non terminerà questa strisciante crisi dovuta al disordine creato dal multipolarismo in accentuazione. Tuttavia, non ne usciremo con le Le Pen, i Salvini e via dicendo. E nemmeno con la mania di creare minuscoli partitini sovranisti, che trovano comunque dei soldini per organizzare convegni e similari, del tutto consoni a far perdere tempo consentendo ai servi europei di rinserrare un po’ le loro fila. Non se ne accorgono, ma sono tutti intossicati dall’ideologia democraticistica diffusa proprio dagli Stati Uniti per asservire gli altri paesi.

Gli europeisti venduti – ma anche i loro critici – sono innamorati (sinceramente o meno) della “Dichiarazione dei diritti dell’uomo”, prima parte (si dice scritta da Jefferson) della Dichiarazione d’Indipendenza americana del 4 luglio 1776. Nessuno nega che Jefferson fosse personaggio di spessore (non paragoniamolo, per carità, agli Obama e altri del giorno d’oggi); ho inoltre più volte rivelato d’apprezzare molte forme culturali degli Stati Uniti. Tuttavia, dal 1776 sono passati quasi due secoli e mezzo. Un periodo ultra-breve di fronte alle nostre storie millenarie; e tuttavia da allora le dirigenze di quel paese non hanno fatto altro che massacrare popoli, togliere la libertà a decine di paesi con la scusa di portargliela assieme alla loro democrazia e ad un rispetto per l’uomo semplicemente ipocrita.

Qui non si tratta di sostenere soltanto la sovranità paese per paese. Senza dubbio dobbiamo tener conto delle differenze di tradizione e cultura dei diversi popoli europei. Però, non mi sembra nemmeno sbagliato che si possano stringere rapporti più stretti fra loro, a partire però dall’affermazione – e logicamente paese per paese, non tutti contemporaneamente, cosa del tutto impossibile e che ci ha già consegnato al predominio dei manutengoli ben pagati dagli Usa – di forze politiche in grado di imprimere nuova energia e soprattutto ordine alla vita dei diversi sistemi sociali, di carattere ancora nazionale. E man mano che si fuoriuscirà dalla corrotta democrazia semplicemente elettorale, man mano che i legami fra i vari strati sociali delle diverse popolazioni si stringeranno per merito di opportune politiche supportate dalle parti più coscienti e più determinate delle stesse – e ciò non potrà avvenire se non sbaraccando con decisione gli organismi creati dai venduti al potere d’oltreatlantico – si stabiliranno progressivamente le relazioni amichevoli e di sempre più stretta alleanza tra i vari paesi europei affrancatisi dal servaggio.

Non credo sia un semplice sogno; tuttavia tante difficoltà ci sono anche perché è finito un mondo – e ancora ce lo portiamo invece dietro come peso morto senza esserne ben coscienti – e si dovrà ripensarne uno assai diverso. L’abitudine è una brutta consigliera; e non vi è però dubbio che il nuovo non si conquista d’emblée, tutto d’un pezzo.

 

QUELLO CHE CI DICONO LE PRESIDENZIALI FRANCESI

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Marine Le Pen si è classificata seconda nel primo turno della corsa all’Eliseo, alle spalle del filo-europeista Emmanuel Macron. I due se la vedranno al ballottaggio ma il capo del Front National sembra avere poche speranze. L’élite politica e finanziaria francese, collegata a quella mondialista di matrice statunitense, ha già scelto il suo uomo, anzi lo ha addirittura creato, quasi da zero, intuendo con grande anticipo che Hollande, figlio prediletto dell’establishment e dell’internazionale atlantica, stava dilapidando i consensi suoi e del suo partito. Così, per evitare il classico bagno di sangue elettorale che avrebbe travolto le forze di sistema queste ultime hanno tirato fuori un coniglio dal cilindro. Infatti, nelle recenti presidenziali i socialisti sono precipitati al loro minimo storico, dopo una gestione del Paese vergognosa, in linea con quella di altri governi europei che si ispirano alle stesse malsane idee di sinistra e politicamente corrette. Il dato più sconvolgente, che starà facendo rivoltare nelle tomba il Generale De Gualle, è l’appoggio dell’escluso Fillon, e di altri sedicenti gaullisti, al giovane bankster cresciuto alla corte dei Rothschild ma politicamente prodotto nei laboratori dei poteri globali. Il movimento di cui Macron è alla testa, En Marche!, ricorda, persino nel nome, i gruppi della galassia sorosiana, finanziati dall’estero ed incaricati di destabilizzare gli Stati in cui s’infiltrano, per favorire l’ingerenza statunitense. Macron sta per realizzare una specie di rivoluzione colorata ma molto più raffinata. Chi siano i burattinai alle sue spalle è abbastanza evidente. Otre all’endorsement di Fillon e del socialista Hamon, Macron potrà contare anche sul tacito contributo degli altri candidati perdenti i quali, sicuramente, non daranno indicazione di voto per la Le Pen, descritta come una pericolosa populista e xenofoba. Mi riferisco, in particolare, a Melenchon, candidato di estrema sinistra, attestatosi ad un lusinghiero 19%, che farà valere una pregiudiziale ideologica, benché le sue posizioni sui destini dell’Ue non siano distanti da quelle del FN. L’unica eccezione alla linea Maginot, innalzata contro il FN, quella di Dupont-Aignan, dell’estrema destra sovranista, il cui bacino di voti (4,7% secondo i numeri di questa tornata) è l’habitat naturale della Le Pen. Ma questi spiccioli non saranno sufficienti a spezzare il fronte dei conformisti, per quanto esista una vana speranza che l’elettorato arrabbiato non segua le indicazioni dei leader e si riversi sull’unica componente realmente avversa ai nucli dominanti che però non rappresenta un autentico contropotere, in quanto ancora incantata dalle sirene democratiche.
Ovviamente, tutto il circo barnum comunitario sta esaltando Macron il quale ha ridato speranza agli ideali unitari che rendono, e non da oggi ma dalla sua fondazione, il continente una succursale di Washington. Il partito unico europeista è finalmente visibile, come non mai, da destra a sinistra, passando anche per il centro. In Italia, dal Pd a Forza Italia, si sono tutti schierati con il futuro Presidente dei ricchi, escludendo Salvini e Meloni. Non basta ciò per far capire ai due che devono stare lontani dall’accolita berlusconiana, fucina di tradimenti e di traditori da più di vent’anni? Se Lega e Fdi accetteranno l’ennesimo bacio di giuda finiranno malissimo e se lo saranno meritato, ormai il ruolo di stampella dei prepotenti e corrotti di Berlusconi è così evidente che chi va con lui deve essere considerato, al pari suo, un nemico del popolo italiano. In ogni caso, ci vogliono ben altro che le elezioni per terremotare l’asse europeistico proUsa che domina il Vecchio Continente. Se non sorgono forze e uomini disponibili ad utilizzare altri mezzi, di una certa virulenza, come dice La Grassa, le nostre prospettive di liberazione dal giogo statunitense saranno inesistenti. Le elezioni sono il loro gioco, un gioco in cui il banco, in una maniera o nell’altra, vince sempre.

TRA IL DIRE E IL FARE….., di GLG

gianfranco

 

“Il nostro programma è uno soltanto. Noi vogliamo abbattere la globalizzazione, noi vogliamo il protezionismo per le nostre aziende e punire chi delocalizza, noi vogliamo combattere per i diritti dei lavoratori, per il salario dignitoso, noi vogliamo la sovranità politica e monetaria, noi siamo il popolo e col popolo, contro i mercati finanziari ma per i mercati rionali. Oggi non esistono più destra e sinistra, oggi esistono chi sta col popolo e chi sta col grande capitale. E noi siamo i nemici del grande capitale. Noi vogliamo un esercito forte. In politica estera noi vogliamo la sovranità rispetto alla UE, noi vogliamo un’alleanza con la Russia e non la servitù della Nato.
Sull’immigrazione noi vogliamo il blocco navale, chiudere le frontiere e l’espulsione di tutti i clandestini. Noi fermeremo l’invasione e non permetteremo la sostituzione etnica. Noi vogliamo che le famiglie italiane abbiano più figli e daremo incentivi economici.
Questa è Italia sovrana. È l’inizio di una rivoluzione nazionale. Chiediamo agli italiani di darci il 40% per portare le nostre idee al potere”.

Queste sono parole della Meloni all’odierna manifestazione a Roma. Nella sostanza, e non volendo sottilizzare troppo soprattutto in questa disgraziata fase storica, si tratta di propositi non disprezzabili. C’è soltanto un “ma”. Non si può chiedere il 40% + 1 dei voti per realizzarli. Intanto, si può avere la netta contrarietà del 60% – 1. E poiché ogni 5 anni si vota (ammesso che l’avversario non riesca a sottrarti parlamentari eletti con te e farteli votare contro in Parlamento, quest’“aula sorda e grigia” com’è ben noto), tu devi stare attento ai mutamenti “d’umore” della cosiddetta opinione pubblica, che è quanto di più volatile ci sia (anche questo dovrebbe essere ben noto a chi ha memoria storica). E allora ci possono essere incertezze; alcuni parlamentari, pensando alla zona dove sono stati eletti e in cui si ripresenteranno dopo 5 anni, cominceranno magari a tentennare, a fare discorsi un po’ “strani” e contorti, non volendo appunto scontentare i propri elettori che hanno un po’ mutato le loro idee, ma nemmeno i vertici del partito che ti deve ricandidare. E dunque si ricomincia con le pantomime e le giravolte, che hanno caratterizzato la vita di tutte le nazioni cosiddette “democratiche” da tempo ormai quasi immemorabile.

In genere, è invece necessario che una élite, dotata di simili propositi, approfitti di una situazione in cui il malcontento si fa sempre più consistente, in cui fette non indifferenti di ceti “popolari”, e anche “medi” in fase di impoverimento, si vanno incattivendo. Bisogna quindi organizzare tutto quanto è necessario per approfittare di un’occasione che faccia fare un salto al malcontento e incattivimento in questione; e a quel punto ci si muove per occupare il complesso degli spazi in quelle date istituzioni, creandone poi di nuove e idonee allo scopo. Ci si scontrerà però, e non certo con semplici discussioni da bar, con le istituzioni esistenti e con chi ci vive e ne approfitta, comodamente assiso in esse. Bisogna conquistare il favore di determinati organismi appositamente creati per il sedicente “mantenimento dell’ordine”, convincendone una parte decisiva a difendere un ordine diverso. E se queste forze non sono “mature” per accettare un cambio di indirizzo, bisogna riuscire a sconfiggerle con le “tue truppe” e a creare nuovi organismi di “mantenimento dell’ordine”. E…. non continuo, spero abbiate compreso che parlare in una piazza a coloro che già stanno con te, ma che non vogliono rischiare un solo pelo della loro tranquillità di vita, è una cosa; realizzare determinati progetti – lo ripeto, approvabili nella sostanza – è cosa totalmente, stellarmente, differente.

I progetti manifestati dalla Meloni, non si realizzeranno stabilmente con il 40% dei voti (che poi temo siano un sogno per non so quanti anni ancora). Certi discorsi servono solo a rendere soddisfatti quelli che già ti votano, avere magari voti in più e dunque un po’ di udienza in più presso le stesse istituzioni e l’identico sistema politico, che ci hanno condotto a questa situazione di disastro e di disfacimento anche culturale. Occorre una vera “rigenerazione” e non si ottiene con le parole utili ad “infiammare” i tuoi abituali sostenitori. Comunque, prendiamo atto che ci sono dati mutamenti d’opinione, qualcosa di nuovo sembra serpeggiare. Va bene, seguiamo lo sperabile montare di rabbia e volontà di sbarazzarsi di questi mediocri, e anche imbroglioni, che pullulano nel mondo politico odierno. Per non parlare di quello detto intellettuale, che desta stupefazione ogni giorno di più per la sua arroganza unita ad una pochezza epocale. Può essere che il clima stia mutando, in modo però ancora molto incerto e non deciso. Comunque seguiamone l’evoluzione.

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