ANTICORPI IN AZIONE! RIPULITE L’ORGANISMO, di GLG

gianfranco

 

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una notizia decisamente rilevante. Fa ridere l’accusa a Trump di avere scatti di nervi. E’ però ovvio che anche chi afferma questo sa bene che non è così. Il presidente americano ha bisogno che sia messo in crisi questo vertice della UE (e dei governi dei suoi paesi cardine come Germania e Francia), una congrega di “indeboliti” (Macron ha tutto il potere a causa della legge elettorale francese che gli ha concesso la maggioranza assoluta con nemmeno un quarto dei voti). Se tale gruppo dirigente, ormai il nemico principale, venisse messo in forte crisi, ne risulterebbe indebolito anche l’establishment americano rappresentatosi in Obama-Clinton. Quest’ultimo dovrebbe cercare altre vie strategiche all’interno degli Usa (e dunque nel mondo), avendo perso un forte punto d’appoggio nei suoi servi da ormai tre quarti di secolo. La Russia ha fatto bene a sostenere che guarda ad altre riunioni mondiali, ma è certo che anche lei gioca d’astuzia, cercando di approfittare della crisi che sta attanagliando l’“occidente”. Assume quindi ancor maggiore rilevanza l’incontro tra Trump e Kim, che è “osservato” (termine improprio logicamente) più che attentamente da Cina, Corea del sud e Giappone. Si sta mettendo in moto un vero sommovimento su scacchiera mondiale; vedremo come i principali giocatori muoveranno le loro pedine.

In ogni caso, in Italia è indispensabile che si affermi una corrente sempre più nettamente “antieuropeista”. Nel senso preciso di fortemente ostile all’attuale gruppo dirigente europeo, ai suoi organismi economici (come la BCE in mano ad un uomo del vecchio establishment statunitense); è indispensabile una netta diminuzione di potere di Merkel e Macron. Interessante che quest’ultimo, che sembrava il più doppiogiochista nei confronti di Trump, abbia adesso assunto un’accesa posizione ostile al presidente Usa. Tenta di prendere la testa della UE, avendo forti difficoltà “in casa”. L’Italia dovrebbe giocare un dura partita soprattutto contro “questa” Francia e, in sottordine, contro la Germania dell’attuale governo messo in piedi da due partiti in netto calo di consensi. Il problema cruciale è che qui in Italia abbiamo gli acerrimi nemici denominati “sinistra” e un “destro” (il nano) pur esso doppiogiochista. Bisogna spazzare via questi due “fattori cancerogeni”. Su questo punto, purtroppo, la via non sembra breve. Comunque, sempre più “siamo in cammino verso una nuova epoca”. E chi resta a giochicchiare con lo squalificato antifascismo (di coloro che consegnarono l’Italia all’occupazione Usa) e con il corroso liberal-liberismo ci porta solo alla catastrofe; speriamo s’inneschi infine una violenta reazione di “anticorpi” in grado di ripulire l’organismo nella sua più pura integrità.  

 No

Sinistri sempre più sinistrati

gianfranco

Ormai la vergogna di questi “sinistri” e sedicenti “antifascisti” è incommensurabile (faremo un video su questi vermi per dire di chi sono eredi; non certo dei veri “resistenti”, bensì dei fascisti fino all’ultimo momento, opportunisti marci, traditori fradici). O arriverà infine qualcuno che disinfesti l’ambiente di questi scarafaggi e cimici puzzolenti o altrimenti povero il nostro paese. Non mi fido certo delle nostre forze governative perché non la pensano nello stesso modo e non credo dureranno a lungo assieme; e poi sono fondamentalmente “deboli” in merito alla disinfestazione di cui appena detto. Tuttavia assistere al “vomito” di questi, che ancora alcuni sciocchi liberal-liberisti continuano a considerare comunisti o almeno post-tali, è veramente superiore alla sopportazione di un essere umano. Sono persino critici di Trump quando costui, tatticamente e con continue mosse disorientanti, parla della necessità che la Russia sia riammessa al G8; e purtroppo il nostro premier, mostrando quella debolezza di cui sopra, si è allineato (ma spero solo tatticamente) ai “cinque” di una ormai sfatta UE, che tuttavia ancora nessuno si perita a mandare al diavolo. Putin, altrettanto tatticamente, ha mostrato di saper attendere l’evoluzione delle crepe in occidente, che speriamo diventino crepacci profondi, dicendo di avere diverse intenzioni riguardo alle sue “alleanze”.
Non parliamo delle sanzioni alla Russia, che sia Usa che UE vogliono; e i “sinistri” urlano contro certe affermazioni molto più articolate di Salvini. L’ex premier italiano, un tempo membro del Movimento studentesco, si è scatenato contro ogni idea di incrinare tali sanzioni perché la Russia si è annessa la Crimea e quindi ha aggredito l’Ucraina. Incredibile, il governo ucraino è nato da un colpo di Stato contro il legittimo governo eletto. Poi c’è chi ha voluto sostenere che la Russia ha aggredito la Siria. Farabutti e mentitori, la Russia ha combattuto e battuto l’Isis, finanziato dagli Usa di Obama tramite sicari quali Arabia Saudita e Qatar e altri. Francia e Inghilterra (con alle spalle gli stessi Usa obamiani) hanno massacrato la Libia dando libero sfogo a tutto il disordine e al “terrorismo” che poi si è creato. La Russia ha riportato solo un po’ d’ordine; semmai ancora insufficiente. I missili occidentali stanno i tutti i territori ai confini occidentali di questo paese.
Ormai, non ci sono più dubbi; i “sinistri” e gli “antifascisti” sono il vero cancro che ci sta uccidendo. O chemioterapia o operazione chirurgica. Queste forze governative sono del tutto inadeguate alla bisogna.

Un governo del cambiamento? di A. Terrenzio

europa

 

 

Nel giro di una settimana l’Italia si è ritrovata dalla formazione dell’ennesimo governo tecnico ad uno cosiddetto populista, spauracchio delle burocrazie europee.

Il PdC Giuseppe Conte ha pronunciato il discorso per ottenere la fiducia dal Governo.

“Metteremo fine al business dell’immigrazione che è cresciuto a dismisura sotto il mantello della finta solidarietà. Se populismo è attitudine a ascoltare i bisogni della gente, allora lo rivendichiamo con orgoglio”, queste in sintesi le parole dell’”avvocato del popolo” che ha citato le riflessioni di Dostoevskij tratte dalle pagine di Puskin.

I punti forti del contratto di governo sono: 1)L’introduzione di un “salario minimo” e del “reddito di cittadinanza” per permettere a chi si ritrovi senza lavoro, livelli di  vita dignitosa.

2) L’introduzione della Flat tax, per permettere il rilancio del nostro Paese attraverso un sistema di tassazione equa. L’obiettivo di ridurre il Debito Pubblico, attraverso la crescita e non attraverso un piano di austerity che negli ultimi anni ha contribuito a farlo lievitare.

3) Porre fine al business dell’immigrazione cresciuto a dismisura sotto il mantello della finta solidarietà” Partendo dal “superamento del Regolamento di Dublino al fine di ottenere l’effettivo rispetto del principio di ripartizione delle responsabilità e realizzare sistemi automatici di ricollocamento obbligatorio dei richiedenti asilo” con un “sistema dell’accoglienza, assicurando trasparenza sull’utilizzo dei fondi pubblici ed eliminando ogni forma di infiltrazione della criminalità organizzata”, offrendo l’assist al neo MdI Matteo Salvini che ha fatto sapere che per i migranti la pacchia e’ finita.

Ma ora veniamo ai temi più strategici.

 

L’Italia e il Gruppo di Visegrad

 

Non appena ottenuto l’incarico, il neo/governo col con il MdI Matteo Salvini si è subito messo all’opera inviando messaggi netti e forti a Bruxelles: esplicita richiesta di collaborazione da parte dell’UE, che ha abbandonato la Penisola nella gestione dei flussi migratori.

Salvini ha ricevuto l’endorsment del Premier Austriaco Sebastian Kurz, che ha fatto sapere di considerare l’Italia “un alleato forte” sulla questione delle migrazioni. Sostegno incassato anche dal Belgio. Ma soprattutto dal premier Victor Orban, con il quale il leader del carroccio ha intrattenuto un lungo colloquio telefonico. Matteo Salvini ha più volte espresso solidarietà verso il premier ungherese in materia di sicurezza e arresto dei flussi. Una sintonia tra i due che li ha visti uniti anche contro lo speculatore filantropo George Soros. Quest’ultimo, dopo aver visto chiudere le sue Ong in Ungheria, alcuni giorni fa ha avvisato del pericolo populista in corso in Italia con il nuovo Governo.

L’Italia quindi sembra decisa ad unirsi ai Paesi del Gruppo di Visegrad, guidato dal Premier Orban, assurto a leader antiprogressista dell’Europa Orientale.

La partecipazione dell’Italia a tale blocco di Paesi, darebbe un peso determinante nel cambiamento delle politiche migratorie del Mediterraneo e rappresenta una novità assoluta se paragonate alle politiche antinazionali ed autolesionistiche dei governi che lo hanno preceduto.

La musica sembra essere davvero cambiata se segnali di distensione sembrano arrivare anche da Parigi e Berlino. Ora che il fronte sovranista italiano alza la voce, la Merkel ammette che l’UE ha sbagliato a lasciare da sola l’Italia nelle questione migratoria.

Dichiarazioni ipocrite e tardive quelle della leader delle CDU che palesano lo stato di difficoltà della Germania.

 

Usa vs Germania

 

E veniamo adesso al tema centrale della questione.

Diversi osservatori hanno notato che dietro il repentino cambio di rotta di Sergio Mattarella, nel ridare l’incarico all’avvocato Giuseppe Conte, ci sia l’intercessione americana.

Non è un segreto per nessuno che gli Stati Uniti abbiano deciso di fare guerra all’Europa ed in particolare alla Germania. Il potere economico e finanziario assunto da quest’ultima è qualcosa fortemente temuto dagli “hauks” di Washington, ragion per cui gli Usa hanno deciso di colpire la Germania con i dazi su acciaio e alluminio e stanno ostacolando la formazione del gasdotto Nord stream che collegherebbe quest’ultima alla Russia. Inoltre le agenzie di rating americane hanno declassando i titoli  Deutche Bank a pochi gradini dalla spazzatura. In tale quadro le elezioni italiane sono state l’assist alla dirigenza Trump per colpire la Germania attraverso la formazione di un governo fortemente ostile ad essa.

L’Italia si è trovata in mezzo ad una guerra che ha visto protagonisti ambienti americani contro quelli tedeschi. Sospetto è stato l’aumento dello spread in poche ore per creare il clima propizio alla formazione dell’ennesimo governo tecnico, prono ai diktat delle Troika. E a questo punto che sono intervenuti gli americani, che comprando i bond italiani hanno permesso che il clima diventasse favorevole alla formazione del governo Di Maio/Salvini.

In tale quadro più di un osservatore ha ritenuto “provvidenziale” l’intervento americano.

Di certo c’è che le misure di austerità stanno portando l’Europa verso una pericolosa spaccatura. Se la Germania e l’Europa baltica, non saranno disponibili ad una revisione dei trattati ci sarà una radicalizzazione dello scontro che non farà altro che favorire il dominante d’oltreoceano.

Seppur in controtendenza alla vulgata corrente, che vede la Germania come male continentale, non si può evitare di sottolineare come l’atteggiamento della politica tedesca, (si pensi all’imbecillità di certe dichiarazioni di politici tedeschi) abbia favorito il clima necessario a una ostilità antitedesca.

Berlino deve cambiare rotta per contrastare gli Usa, con una Merkel troppo prona al vecchio establishment statunitense e fortemente antirussa (vedere le recenti dichiarazioni contro la Crimea annessa a  Mosca).

Da par suo, invece, il governo italiano richiede la cancellazione delle sanzioni alla Russia, la creazione di un Asse Roma-Budapest in materia migranti ed il ritiro delle truppe dall’Afghanistan in contesti regionali dove non abbiamo interesse a dispiegare risorse e forze militari. Sono buoni segnali, tutti ancora da riscontrare.

Il Governo Conte dovra’ sfruttare tutte le “sponde” in campo internazionale per far recuperare posizioni alla penisola. Dovrà chiedere maggiore flessibilità e farsi promotore di politiche basate sulla crescita, cercando un’intesa con i tedeschi che al momento appare lontana, ma al tempo stesso cercare di “erodere” l’alleanza atlantica, astenendosi dal partecipare ad azioni militari che vadano contro i nostri interessi.

Recuperare peso politico all’interno dell’UE, riportare un po’ d’ordine nel Paese, difendere il “made in Italy”, dare finalmente voce a quel “popolo degli abissi” dimenticato e disprezzato  dalle classi sub-politiche e dalla stampa cortigiana ad esse legata, sono elementi che fanno ben sperare.

I VERI COMPITI CHE INCOMBONO, di GLG

gianfranco

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sembra evidente che i gruppi politici, espressisi in Obama e Hillary Clinton, mostrano di essere i peggiori; e sono quelli appoggiati dall’establishment europeo ancora in piedi. Del resto, tutti fanno finta di dimenticare (altrimenti dovrei dubitare della loro essenza umana; anzi animale in genere perché i miei gatti hanno una memoria di ferro) che ancora tre-quattro giorni fa i vertici europei davano giudizi di volgare offesa sul formando governo italiano e sulla nostra popolazione, che si era espressa in prevalenza a favore di quei due partiti. Tutto questo non può non essere sempre tenuto presente perché sarà necessaria una costante consapevolezza di quali serpi velenose sono al nostro fianco in questa disgustosa e infame UE (e nella BCE condotta da un italiano che lo è solo di nascita, ma è un americano d’animo al 100%).

Detto questo, non crediamo che gli “altri Usa quelli deivertici dirigenti che si rappresentano in Trump; e pure in Bannon siano disposti a trattarci da pari a pari. Sono stati per troppo tempo i più potenti del mondo – e a tale ruolo sono assurti con una terribile guerra civile in cui hanno schiacciato ed eliminato totalmente i loro “cotonieri” – per non volersi (e credersi) i primi del mondo. Lo possono dire a volte sinceramente (“America first”), altre volte sono ipocriti e fintamente “egualitari”; sono sempre i più smaniosi di potere globale e pronti a commettere nefandezze e prepotenze di fronte alle quali quelle (pur terribili, sia chiaro) degli stessi nazisti appaiono infantili pretese di superiorità. Pur con tutta l’ammirazione e giusta valutazione di una serie di espressioni culturali statunitensi – io apprezzo senza riserve il loro cinema (di più quello di un tempo), la loro letteratura (di più quella di un tempo), il jazz e la musica “leggera”, ecc. – ci si deve rendere conto che i gruppi dominanti di quel paese, nato dallo sterminio completo di un popolo non certo “inferiore” (se non in potenza armata), sono dei criminali di primaria grandezza.

Teniamolo presente. Soprattutto ricordiamoci che, all’uscita dalla seconda guerra mondiale, l’Italia (con gli altri paesi europei) è stata in mano, magari non esaustivamente, di gruppi dirigenti asserviti ai “degenerati” d’oltreatlantico. Non ci si illuda oggi su Trump, anche se è soprattutto indispensabile impedire il ritorno del vecchio establishment, cui quello della UE è succube. E non scordiamoci mai che, malgrado alcuni settori politici italiani l’abbiano tentato, non si è riusciti a schiacciare i nostri “cotonieri”, servi degli Usa. Nel 1962, con la nazionalizzazione dell’industria elettrica (formazione dell’ENEL), il settore pubblico, che contava alcuni gruppi strategici d’avanguardia, era arrivato al 50% dell’intera industria, mentre dall’“altra parte” stava quella privata guidata dalla Fiat e dalle branche della seconda rivoluzione industriale (appunto i “cotonieri” in relazione a certi gruppi del “pubblico”). Ed era un settore in formazione dal 1933 con la creazione dell’IRI.

Proprio da quel 1962, però, iniziò la lenta ma progressiva rimonta dei “cotonieri”, coadiuvata dall’“incidente” (assassinio) di Mattei, accaduto per “linee interne”, celate dietro molte bugie e svariati depistaggi. Tale rimonta si è accelerata negli anni ’70 con il passaggio di campo del Pci e il “compromesso storico” condotto con la progressiva crescente influenza della corrente di “sinistra” della DC (in specie dopo la ben calcolata soppressione di Moro, anche questa avvenuta con la grande menzogna del ruolo delle BR, che si sono prestate ad un gioco reazionario fingendosi “rivoluzionarie”). Infine, al crollo del sistema bipolare e quindi dell’URSS (cui ancora una parte della “base” dell’ormai “fu” Pci guardava), “mani pulite” annientò la prima Repubblica e cercò di creare un nuovo regime con gli ex piciisti e i diccì detti di “sinistra”. Operazione mai ben riuscita, ma che ha dato vita ad un quarto di secolo di continua degenerazione, di sempre più disgustoso asservimento italiano agli Usa – prepotenti e assassini; e che ormai si credevano i soli a dominare il mondo – e ad una UE, creata in base ai progetti degli ignobili “padri dell’Europa” finanziati dalla Cia.

Sta cambiando quest’epoca, ma non abbiamo ancora le forze in grado di scatenare la “giusta ira” distruttiva e annientatrice di tutta questa merda, accumulatasi in tanti decenni. A questo dovranno lavorare quelli che sinceramente vogliono mettere fine al predominio mondiale degli Usa (oggi in qualche difficoltà), favorendo non solo a parole il potenziarsi del multipolarismo, fonte di nuova necessaria trasformazione di questa società umana arrivata ad un pericoloso punto di degrado.

 

I GERMANOFOBI SONO ANTI-ITALIANI

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L’odio antitedesco, che possiamo anche chiamare germanofobia, non è diverso da quello antirusso o russofobo da noi rimproverato ai filo-americani, decisamente sovrabbondanti in casa nostra. Stranamente, si fa per dire, l’odio antitedesco ha qualcosa in comune con quello antirusso. Entrambi mettono in secondo piano lo strapotere statunitense in Europa, per scagliarsi contro i suoi effetti secondari o accidentali. Addirittura, qualcuno ha affermato che occorre approfittare della guerra commerciale di Trump all’Europa per liberarsi dal giogo crucco. Sciocchezze inenarrabili che solo teste povere e limitate potevano esitare. Dietro queste castronerie c’è però qualcosa di più sostanziale, attinente all’approccio teorico con cui si vorrebbe interpretare l’epoca storica: l’assurda convinzione che (uso il linguaggio con cui si esprimono tali decerebrati) il “turbocapitalismo, ormai finanziarizzato” sia l’ultimo stadio di un sistema globale “apolide e sradicante”. Simili definizioni generiche descrivono esclusivamente la pochezza del loro contenuto e sono profferite per impressionare più che per spiegare. Quando si accetta l’assunto che sia la finanza, con la sua volatilità, a dettare i tempi del mondo la dura realtà dei rapporti di forza evapora in una nebulosa indistinta nella quale non è più possibile raccapezzarsi, al fine di individuare i veri centri del potere (i quali sono fisici, armati, egemonici). Bisogna tornare con i piedi per terra, l’unico luogo dove è possibile praticare la teoria che non sta in cielo, come qualcuno crede, ma saldamente  ancorata al terreno sociale. La sottosfera finanziaria, in quanto ambito appartenente alla sfera economica-mercantile è il luogo in cui i rapporti sociali si manifestano come rapporti tra cose. Quest’ultimi sono la proiezione di relazioni (conflittuali e cooperative) tra gruppi umani, agenti in una specifica organizzazione sociale. E’ strano che chi sostiene di voler rimettere l’uomo al centro dell’analisi lo faccia capovolgendo le cose, ponendo la fantasmagoria dei mercati prima della produzione di società. Semmai essa sta davanti, a mascheramento del resto da cui promana. Non è però casuale che le teoresi antifinanziaristiche inducano a siffatti errori di valutazione storica e siano alimentati proprio da quei poteri centrali dominanti che hanno tutto l’interesse a obnubilare la loro azione imperiale. Come ha più volte chiarito La Grassa la finanza è sempre in primo piano, non però come causa “profonda” della crisi bensì quale sua iniziale manifestazione particolarmente eclatante, in grado di provocare comunque effetti pesantemente risentiti dalla grande maggioranza della popolazione da essa investita…tale aspetto della crisi va assimilato ai terremoti (di superficie), i cui risultati sono disastrosi per i soggetti implicati; tali terremoti trovano però la loro origine in scontri e frizioni tra falde o placche di terreno roccioso situate a varie profondità[la lotta tra formazioni o aree di paesi per la preminenza], reale “motore” del catastrofico fenomeno superficiale.
Allora, diventa essenziale stabilire come si articola la dominazione mondiale e non “seguire il denaro” come si dice superficialmente, per ritrovare la propria sovranità, esercizio sempre più complicato nella fasi in cui il campo egemonico in cui si è inseriti (per noi quello occidentale a supremazia americana) viene sfidato da nuovi concorrenti. Se fino a qualche decennio fa potevamo vederci concessa una sovranità limitata, in virtù di un equilibrio mondiale bipolare, ora che si affaccia il multipolarismo ci viene imposta una cieca obbedienza ad ogni costo, funzionale soltanto alla riconfigurazione strategica di chi ha il controllo del nostro Paese e si sta confrontando con i potenziali concorrenti a livello mondiale. In tale clima, non sono ammesse “iniziative” nazionali autonome ed ogni smottamento dalla linea può comportare pesanti conseguenze. Questo è il tema principale, non le diatribe minori tra sottoposti alla stessa area d’influenza (come lo sono Germania, Francia e Italia nell’ambito europeo) seppur con diversi margini di “libertà” e “convenienza”. E’ vero che i nostri partner europei intendono scaricare sul Belpaese le maggiori difficoltà discendenti da questo scenario, ma non si può scagionare il martello e al contempo prendersela con l’incudine che sta ferma mentre quello batte. Pertanto, chi punta sul bersaglio tedesco (i francesi sono meglio?), oltre a sbagliare mira politica fornisce all’arciere che tiene sotto tiro l’intero continente la freccia col quale proseguire nella minaccia. Toglietevi, dunque, dalla testa di poter avvantaggiarvi delle presunte contraddizioni tra Washington e Berlino per guadagnare in indipendenza. Guadagnerete in servilismo e non è nemmeno detto che sarete ricompensati. Non è questa la strada per riportare l’Italia a livelli decenti di importanza regionale e benessere sociale.

North Stream2: il conflitto si sposta dentro la UE – di Piergiorgio Rosso

gas

 

 

A che punto è la costruzione del nuovo gasdotto Russia-Germania nel Baltico (North Stream-2 o NS2)? Ottenute quasi tutte le autorizzazioni di transito e ambientali – mancano quelle di Svezia e Danimarca – sembrerebbe dover avere la strada in discesa e poter mantenere l’obiettivo di primo avviamento fissato al 2019. Difficile del resto pensare diversamente considerato che il percorso del NS2 segue quello del NS1 che opera da diversi anni a pieno regime.

Anche i pareri espressi alla fine del 2017 dall’ufficio legale del Consiglio d’Europa sono risultati promettenti, nella misura in cui hanno chiarito che la direttiva UE denominata Terzo Pacchetto Energia (TEP) non si applica ai gasdotti che connettono uno Stato membro ad uno Stato terzo. L’NS2 sarebbe dunque in particolare esentato sia dall’obbligo della separazione fra proprietà dell’infrastruttura e proprietà del gas naturale trasmesso, che dall’obbligo di garantire l’accesso alla infrastruttura a terzi con tariffe eque e concorrenziali. Obbligo, quest’ultimo che cozzerebbe con lo stato di monopolista che Gazprom detiene all’esportazione del gas naturale russo.

Dunque nulla osta?

Proprio per niente: il Consiglio dell’UE è stato recentemente chiamato a discutere una proposta di emendamento alla Direttiva TEP avanzata dalla Commissione, proprio per includervi i gasdotti extra-UE. Emendamento già approvato dal Parlamento UE con osservazioni aggiuntive. Una vera e propria legge ad gasductum con la conseguenza però di applicarsi a tutti i gasdotti internazionali con implicazioni serie di compatibilità con le leggi internazionali che regolano la materia e per i rapporti istituzionali fra Stati membri e UE.

Nel caso di gasdotti sottomarini, il transito nelle Zone Economiche Esclusive (EEZ) degli Stati – distinte dalle acque territoriali – è regolato da una Convenzione delle Nazioni Unite (UNCLOS) che garantisce i diritto di transito a certe condizioni di sicurezza ed ambientali.

L’ufficio legale del Consiglio d’Europa ha dichiarato in data 1.3.2018 che tale estensione di applicabilità della Direttiva TEP contrasterebbe il diritto internazionale negli art. 56 e 58 dell’UNCLOS. Ora è la politica che deve decidere.

Che gli Stati membri dell’UE abbiano un crescente fabbisogno di gas naturale è certo, una volta deciso di uscire gradualmente dal nucleare e dal carbone per la produzione di elettricità. Che questo gas naturale debba essere importato, è altrettanto ovvio dato che la produzione interna, già insufficiente, cala costantemente. Che esso venga per circa il 40% dalla Federazione Russa, beh questo non sta bene né agli Stati russofobi del Centro ed Est Europeo né agli Stati Uniti che vorrebbero eliminare o ridimensionare questa leva di influenza politica e strategica in mano al loro principale competitore geopolitico.

Anche, se possibile, esportando il loro GNL, ma questo è secondario.

Ciò che è veramente essenziale per gli USA è che il gas naturale russo destinato all’Europa continui a passare prevalentemente attraverso l’Ucraina e la Polonia come ora – nonostante le frequenti interruzioni già subite nella storia recente – e non certo per sostenere quelle economie con la tariffa di transito pagata da Gazprom, ma perché questi due Paesi si prestano volentieri a cedere agli USA il potere di interdizione che la loro posizione geografica consente. Oggi loro sono in mezzo al “gasdotto” che collega Russia ed Europa occidentale; con il NS2 – ed il Turkish Stream, che però ora è bloccato sulle rive del Mar Nero in Turchia – finirebbero invece in coda all’infrastruttura, ricevendo gas naturale dalla Germania.

Lo scontro fra Commissione e Consiglio d’Europa è dunque decisivo per questa partita, ma non solo. Qualora dovesse prevalere la Commissione, il NS2 forse si farebbe anche – ne dubitiamo – ma a condizioni capestro inerenti la regolazione dei flussi e le garanzie di transiti complementari attraverso i gasdotti esistenti in Polonia ed in Ucraina.

Ciò che rimarrebbe come implicazione preoccupante sarebbe il fatto che con la modifica alla Direttiva TEP, la separazione proprietaria e l’accesso a terzi dovrebbe essere garantito a tutti i gasdotti offshore che collegano Paesi membri con terzi: che fine farebbero gli italiani Greenstream (Libia), Transmed(Algeria) e TAP (Azerbajan)? Sarà Gentiloni a discutere in Consiglio d’Europa la questione? Potrà l’Italia mantenere il diritto di “determinare le condizioni di utilizzo delle sue risorseenergetiche” e di “scegliere fra diverse fonti energetiche” (art. 194/Trattato UE)?

Con la modifica proposta e la conseguente necessità di ridiscutere i termini dei contratti internazionali relativi ai gasdotti di trasmissione, la Commissione UE sarebbe in grado di influenzare e bloccare tali possibilità, riservandosi un diritto di veto a suo favore, dovesse uno Stato membro contrattare delle esenzioni con la controparte terza.

Gli Stati membri della UE, ma in particolare l’Italia, dovrebbero interrogarsi se davvero conviene loro concedere tali poteri alla Commissione, – che facilmente si traslerebbero agli elettrodotti – mettere a rischio la loro sicurezza energetica e le future opportunità di connessioni con Stati terzi, per il solo scopo di bloccare una singola infrastruttura.

Forse la Commissione vuole approfittare delle tensioni fra Russia e NATO per estendere i suoi poteri nei confronti dei Paesi membri?

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