I SOLDI DALL’ESTERO

RUSSIAN PRESIDENT VLADIMIR PUTIN VISITS CHINA

Questo Paese ha perso la memoria. La magistratura che ha dormito per tutta la guerra fredda ora va processando questo o quel partito (sgradito per certe posizioni politiche) o questa e quella impresa pubblica (che tenta di fare gli interessi della nazione e non solo quelli degli americani) in ossequio a principi di pulizia morale che non hanno nulla a che vedere con la giustizia. Con tangentopoli i togati hanno assunto un ruolo invasivo ed ipertrofico che prima si sognavano e lo hanno ottenuto grazie ad interferenze straniere. Gli statunitensi vincenti sui sovietici, all’indomani del crollo di Mosca, decisero di modificare gli equilibri europei. In Italia fu organizzato un golpe a suon di avvisi di garanzia e condanne contro gli “storici” partiti di governo. Il PCI-PDS fu risparmiato perché ormai più atlantista dei democristiani e socialisti messi insieme. Bisognerebbe mettere fine una volta per tutte a questa “anomalia” che produce paradossi autolesionistici come quello dello Stato che processa lo Stato. E’ bene ricordare che i soldi dalle potenze straniere li prendevano e li prendono tutti. Anzi, spesso non si tratta di passaggio diretto di denaro ma di “affari” che coinvolgono importanti player strategici istituzionali che garantiscono commercio e politica estera. Gli “intermediari” che li facilitano fanno un favore a se stessi ma anche all’economia nazionale.

Di più, vorrei ricordare che in tempi passati si era maggiormente uomini di mondo su tali questioni. Cossiga, per esempio, sui finanziamenti dei Sovietici al PCI invitava a non alzare inutili polveroni: perché sarebbe stato “assai strano che l’ Urss non avesse finanziato i comunisti italiani” dato che “partiti occidentali erano finanziati soprattutto dagli Stati Uniti”. Cossiga, inoltre, rammentava, che spesso i servizi segreti italiani “scortavano” a distanza i compagni che facevano la spola tra Roma e Mosca affinché il passaggio di rubli avvenisse in tutta sicurezza evitando guai peggiori. La provenienza “sicura” dei fondi impediva ai comunisti di lanciarsi in forme di autofinanziamento più spregiudicate.

Francesco Cossiga ricordava Poi un piccolo emblematico episodio: «Cossutta è un amico e so che non era una spia, semmai era spiato… Una volta, per avere i finanziamenti dal Kgb per Paese Sera, dovette andare dall’ambasciatore di Parigi, non fidandosi di quello in Italia, che avrebbe potuto riferire a Berlinguer… L’episodio divertente però fu un altro: l’aereo con il quale tornava fu costretto a un atterraggio d’emergenza… Quando, evocando la storia in un’occasione pubblica, Cossutta raccontò: Riparammo a Copenaghen, io lo corressi: No, Stoccolma. Come fai a saperlo?, sbalordì. Eravamo meno fessi di quanto tu pensavi, potetti dire con soddisfazione».

In Italia, ancora oggi, arrivano aiuti da fuori. Li incassano tutti, con modalità e intenti differenti, e quelli che li negano sono solo i più ipocriti. Salutame a Soros.

La trappola, di GLG

RUSSIAN PRESIDENT VLADIMIR PUTIN VISITS CHINA

Questi giornalisti e politologi e sapientoni vari mi sembrano o idioti o mascalzoni. Tutto sommato, il disegno è abbastanza chiaro ed è condotto da quasi tutte le parti, anche se con metodi diversi in modo da cercare di non far precipitare ancora il governo. La Lega è andata molto avanti dal punto di vista elettorale. Il voto è quindi da evitare per gli altri (a parte la Meloni). Anche puntare sul congelamento della situazione con un governo tecnico (o magari di “salute pubblica” con la complicità del cosiddetto “terzo partito”: Conte, Tria, Moavero) è pericoloso perché la situazione è divenuta “rabbiosa”. Si sta cercando in tutti i modi di “accerchiare” la Lega, dimostrare che non è in grado di andare avanti e risolvere fino in fondo i vari problemi che stanno a cuore al suo elettorato (imposte ed autonomia regionale in primo luogo). Poi si tenta anche la carta di dimostrare che essa è al servizio di una potenza straniera: e, orrore, questo servilismo non sarebbe verso gli USA, cui buona parte della cogliona popolazione italiana è abituata. Se alla fine avvenisse un certo logoramento, la Lega calasse e magari ricrescessero un po’ i pentastellati o perfino F.I. e ovviamente anche un po’ il Pd, si potrebbe tentare – così pensano i “badogliani” d’Italia – una qualche ammucchiata dei sedicenti “moderati”, cioè dei fetenti filo-europeisti (quelli schierati con la UE così com’è). Allora si potrebbe provocare la crisi di governo (la farebbero in questo caso i “5 stelle”) per andare ad elezioni. Se ben capisco, la Lega invece vorrebbe arrivare fino ad ottobre, sperando che l’operazione tentata da Toti in F.I. abbia un qualche successo e consenta di mettere in piedi un raggruppamento FdI e una parte appunto dei forzaitalioti, che sarebbe alleato dei leghisti. A quel punto, sarebbe sicuro, con la legge elettorale attuale, avere una buona maggioranza dei sedicenti “sovranisti” (con appena una punta di moderazione nel gruppo di Toti). Sempre, però, che la Lega non si logori con l’attesa e tutte le manovre che andranno accentuandosi per metterla in difficoltà. E contando inoltre su personaggi traditori all’interno di quel partito (tipo Maroni, che è un chiaro nemico interno; ma potrebbero essercene altri, più subdoli). Il gioco secondo me corre sul filo del rasoio. Non è escluso che alla fine convenga a Salvini rompere lui gli indugi cercando un buon casus belli. Staremo a vedere; è questione di qualche mese al massimo.

Governo debole sotto attacco, di GLG

gianfranco

Qui

Qui

due eventi ben diversi e di diverso peso e significato. Tutti e due però positivi secondo la mia opinione perché chi cercherà contro di essi soluzioni “morbide” dimostrerà di non avere le “palle” giuste per condurre questo paese. Preciserò poi un’ulteriore questione. Vedo questa UE come l’annientamento della nostra stessa civiltà. Per cui l’opposizione ad essa dovrà attuare in tempi non pluridecennali qualcosa di estremamente violento. Così pure, per altro verso, giudico un Lerner (e quelli che lo coadiuvano nel programma) una fastidiosa infezione, che va combattuta con i metodi che si usano di fronte a simili eventi. Tuttavia, le forze che attualmente dovrebbero contrastare queste forze mortifere sono comunque filo-Usa (sia pure di un diverso establishment rispetto a quello più marcio e delittuoso rappresentatosi in Obama/Hillary Clinton) e sono ottusamente anticomuniste (e ossessionate dal vedere comunisti dappertutto). Questo indebolisce a mio avviso la funzione di risanamento che dovrebbero svolgere le opposizioni a questa UE e a questa “sinistra” italiana. Per questo ho parlato di cura omeopatica.
Il vero comunismo è cosa che ormai appartiene al passato. Per quanto mi riguarda, in quel passato ha fatto cose tutt’altro che disprezzabili; io comunque le considero tuttora positive. Non al 100% perché zone d’ombra esistono sempre, nulla è perfetto; tuttavia, è stato un tentativo fallito, ma per tanti versi encomiabile (questa la mia opinione). Non accetto quindi che ci si ponga dalla parte degli Stati Uniti (sia pure in modo differenziato) né che si voglia cambiare la storia nel senso di considerare mostri quelli che sono ormai consegnati al passato. Se ci limitiamo allo stretto “presente” della nostra squallida situazione, non posso che invitare a regolare infine i conti con la UE e con questa nostra “sinistra”, smettendo di considerarla “rossa”; non è nemmeno una blanda socialdemocrazia, è solo il marciume che deve essere eliminato dalla nostra società, è la cloaca dove tutte le defecazioni dei suoi immondi rappresentanti (maschi e femmine) finiscono. Chi sarà in grado di svuotarla fino all’ultimo grammo?

L’Europa si salva con la Russia.

il ratto d'europa

Nell’ultimo numero di Limes si parla di Antieuropa. Questo termine, secondo me azzeccato, si riferisce ad una struttura di governo del Continente costruita esclusivamente su interessi egemonici esterni allo stesso. L’Antieuropa, cioè l’Ue, ha una matrice americana, in quanto tale è contro gli Stati europei che vedono derubricate le proprie istanze a favore della geopolitica statunitense. Nel suo editoriale, Caracciolo rammenta che i due pionieri dell’Ue, Schuman e Monnet, erano in sostanza due agenti transatlantici, due congiurati di Washington che rispondevano alle mire conquistatrici di questa anche se ammantavano i loro discorsi di spirito cosmopolitico ed europeistico. Ciò  dovrebbe bastare a far capire che l’Unione Europea non è un soggetto riformabile, esso può essere solo abbattuto e sostituito con un vero progetto indipendentistico che risponda alle esigenze multipolaristiche della fase storica. Di questo abbiamo già scritto con La Grassa, proponendo un asse Berlino-Mosca-Roma per la rinascita di un reale contropotere nel Vecchio Continente atto a ridisegnare i destini dei popoli che lo abitano.
Sulla rivista già citata, in questa direzione, c’è un intervento piuttosto interessante a firma di Vitalij Tret’jakov, intitolato “Senza la Russia l’Europa non si salverà”.
Riporto i passaggi piu’ stimolanti (poiché non tutto è condivisibile del pezzo) e che rispecchiano il mio punto di vista: “Il Vecchio Continente può sopravvivere se si riunirà a Mosca. Ma dovrà abbandonare arroganza e padrone americano, ricalibrare il concetto di democrazia… L’Europa e la Civiltà Europea si trovano a un passo dalla morte; sono in pochi oggi a dubitarne.
Purtroppo, le ricette per il salvataggio che si sentono risuonare più forte nella stessa Europa (vale a dire, l’Europa meno la Russia) sono o lacunose o prive di prospettive nella loro dogmaticità neoliberale, ovvero nella loro essenza antipopolare.
A mio avviso, è evidente che la Russia sopravvivrà anche senza questa Europa. Tuttavia, non isolo così deliberatamente l’Europa dalla Russia, o la Russia dall’Europa, come fanno gli europei più illustri, da poter rimanere impassibile davanti al destino di questa nostra parte di mondo.
Certamente, se l’Europa non rinsavisce da sé, la Russia non riuscirà a salvarla: la sindrome suicida di questa Europa si è fatta troppo potente. Tuttavia, mi sembra che la chance non sia ancora andata perduta. Provare a far rinsavire l’Europa è possibile e necessario.
…In nome della salvezza dell’Europa (intesa come civiltà europea) così come la conosciamo, stimiamo e amiamo, è necessario rivedere in maniera radicale (rivoluzionaria) ogni aspetto relativo alla politica europea in senso lato. Di seguito elenco ciò che reputo assolutamente non negoziabile e di primaria importanza.
La deoccupazione dell’Europa. La smobilitazione di tutti i battaglioni e la chiusura di tutte le basi militari Usa sul territorio dei paesi europei e pertanto, più ragionevolmente, il semplice scioglimento della Nato. L’Europa deve smettere di essere un vassallo militare degli Usa.
L’esclusione dall’Osce, come minimo, di Usa e Canada, o ancor meglio la com-pleta soppressione di questa organizzazione, in quanto essa ha tradito la sua missione primigenia. Complessivamente, queste due misure comporteranno, se non una totale, quanto meno una radicale de-americanizzazione dell’Europa.
È necessario sciogliere l’Unione Europea in quanto formazione burocratica sovranazionale ormai deceduta, che per giunta non riflette gli interessi, non solo di tutte le nazioni europee, ma nemmeno di molti membri Ue. L’Unione Europea collasserà da sé con la stessa inevitabilità, negli stessi termini temporali e per lo stesso ordine di ragioni per cui collassò l’Unione Sovietica – un’Unione Europea numero 1, sorta cent’anni fa nell’Est dell’Europa. Ma questa volta sarà un collasso incontrollato, con i relativi eccessi e conseguenze.
La riunificazione dell’Europa. Gli europei occidentali non solo hanno permesso di vedere la propria parte d’Europa americanizzarsi, ma hanno anche privatizzato il nome storico dell’Europa, considerando Europa solo ciò che coincide con l’Unione Europea e la Nato e isolando da sé tutto ciò che non rientra in queste due organizzazioni, in primo luogo la Russia. È giunto il tempo di riunire Europa e Russia, poiché è questa la vera, completa e piena Europa, la vera civiltà europea (tra l’altro, estesa attraverso la Russia in Asia, fino all’Oceano Pacifico).
…elaborazione di una nuova architettura politica dell’Europa, in particolare di un’idea di Organizzazione delle nazioni europee (One). Ritengo doveroso sottolineare che i soggetti principali della politica intra-europea saranno solo e soltanto le nazioni sovrane europee (situate in Europa).
È necessario porre e stabilire giuridicamente il divieto di interferire reciprocamente negli affari interni tra Stati europei, nonché il divieto per qualsiasi Stato non- europeo di interferire negli affari interni degli Stati europei e negli affari intra-europei (compresi divergenze e confitti tra Stati membri).
Allo stesso modo le nazioni europee dovranno impegnarsi pubblicamente a non interferire negli affari interni di qualsiasi Stato situato al di fuori dell’Europa. Tale intromissione sarà possibile in casi eccezionali e soltanto su richiesta dei legit- timi governi di tali Stati o su risoluzione del Consiglio di Sicurezza Onu.
Le nazioni europee dovranno promuovere una riforma dell’Onu: il Consiglio di Sicurezza, dopo la riforma, dovrà formarsi su base continentale o su criteri di appartenenza culturale.
… La storia del mondo non si è fermata, nemmeno quella dell’Europa. La marcia della storia è un costante cambiamento dei confini, la comparsa e la scomparsa di Stati. Pertanto, è necessario creare all’interno dell’One un organo apposito: il Consiglio degli Stati non riconosciuti e dei territori europei contesi, con una rappresentanza per ognuno di questi Stati e territori.
Imperativo categorico è la creazione tra gli Stati europei occidentali e la Russia di un cordone di Stati neutrali, che nei successivi quindici anni non avranno diritto a partecipare ad alcun blocco militare internazionale, sia intraeuropeo che extraeuropeo. In tale cordone dovranno rientrare: Norvegia, Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Bielorussia, Slovacchia, Ungheria, tutti gli Stati dell’ex Jugoslavia, Bulgaria, Romania, Ucraina, Moldova, Georgia. Ciò permetterà un gra-duale superamento dello storico scisma d’Europa, che ha generato molte guerre in passato.
…Il rifiuto dell’idealizzazione e dell’assolutizzazione della cosiddetta democrazia (politica), giacché mai essa si è realizzata e, per principio, non è pienamente realizzabile o non può risultare democrazia per tutti. L’abbattimento delle vetuste scenografe democratiche che mascherano il potere della classe dominante. Il rifiuto dell’ipocrisia politica democratica, la quale costituisce uno dei tratti più riprove- voli dell’Europa contemporanea.
…Il rifiuto dell’imperante traduzione della democrazia, quale «potere della maggioranza» (pur illusorio), in una democrazia dove il potere (anche effettivo) è riposto nelle mani di un gruppo minoritario costituito da ferventi zeloti dalle ambizioni totalitarie a danno della maggioranza.
Ciononostante, è naturale che non si possano negare o ridimensionare il valore e il signifcato delle forme democratiche di governo (compreso il potere statale), così caratteristiche per la civiltà europea in diverse tappe del suo sviluppo. Tuttavia, non in misura minore la civiltà europea ha saputo usare proficuamente un altro regime naturale di governo della società: il sistema di comando e controllo (nei casi limite, l’autoritarismo). Pervenire a un equilibrio ragionevole, seppur costante- mente variabile, tra questi due metodi di governo è l’autentica – e non artificiale – democrazia, ovvero un potere in nome degli interessi della maggior parte della società e della società in generale…Il riconoscimento dell’eterogeneità delle nazioni europee, dei popoli, delle loro culture, lingue, tradizioni, comprese le tradizioni politiche, come valore fondante dell’Europa quale comunità di nazioni e quale civiltà. Nessuna nazione deve essere costretta a rinunciare alle proprie particolarità nazionali, siano esse ideologiche o politiche. A nessuno può essere imposto di conformarsi a una determinata formazione politica, a un regime, a un’ideologia o filosofia politica. La standardizzazione, ovvero l’omogeneizzazione sistematica, della vita delle nazioni e dei popoli europei è il meccanismo che conduce al graduale deperimento della civiltà europea…I cittadini di nazioni che un tempo possedevano colonie in tutti gli altri continenti del pianeta con tutte le conseguenze del caso, compreso lo sterminio di massa della popolazione locale e la tratta degli schiavi, non possono permettersi di insegnare agli altri la tolleranza, la democrazia, i diritti umani e altre cose del genere. Non hanno il diritto morale di insegnare ad altri popoli e a governi più giovani l’umanesimo, la misericordia, le virtù civili e politiche … L’Europa e la civiltà europea nella loro condizione attuale non possono essere salvate senza la Russia, escludendo la Russia o, ancor peggio, nello scontro con la Russia e in guerra contro di lei. Chi la pensa diversamente è ignorante, stolto o un provocatore (e non sono pochi nell’Europa orientale), o ancora un membro fedele (di principio o meno) del partito degli atlantisti, o, ancora meglio, un semplice schiavo docile e privo di volontà al soldo degli Usa. Proprio oggi l’Europa deve, infine, unirsi, in tutta la sua eterogeneità e in tutto il suo volume geografico e storico, alla Russia – la più grande, e sempre più europea della stessa Europa, parte della civiltà europea. Non si parla, chiaramente, di una mitica «casa comune europea», costruita su modello europeo occidentale o secondo progetti neoliberali, nella pratica governata da Bruxelles, Berlino o Londra…”

Ecco, questi pochi elementi alquanto ragionevoli, pur se da sviluppare, approfondire ed estendere ad altri presupposti, rappresentano dei principi sani per dare all’Europa (e alla Russia) il posto che meritano (ma che si devono riguadagnare dopo decenni di sfaceli) sulla scacchiera mondiale.

E’ un “vaste programme” ma qual è l’alternativa? Ci sentiamo di aderire a tali intenzioni espresse dall’analista russo. Rovesciare la dominazione americana non è un compito semplice per questo bisogna letteralmente annientare l’Ue, le sue classi dirigenti compromesse con gli Usa, essendo lo spazio in cui agiamo una gabbia nata più di 60 anni fa per diretto impulso dei vincitori della II Guerra Mondiale. I cosiddetti padri fondatori dell’Ue erano a libro paga dei servizi segreti americani e hanno realizzato un incubo più che un sogno. Per rompere il sortilegio occorre riavvicinarsi al principale antagonista di Washington, la Russia. Deve essere inaugurata una nuova politica di intese tra est ed ovest per rompere l’isolamento russo e sganciare l’Europa dalla dipendenza americana. Questi primi passi, da attuare con cautela, sono possibili perché il declino americano, seppur relativo, è un fatto. Il multipolarismo è un processo storico oggettivo e inarrestabile ma il mutamento dei rapporti di forza ed il ribilanciamento della potenza, dipende anche da fattori soggettivi. La Storia spalanca delle finestre ma per passarci attraverso bisogna “osare”, ed essere strategici. Ormai, anche muovere un dito in questo mondo in ebollizione genera scosse da tutte le parti. È l’oggettività della situazione conflittuale. La sorte dei conflitti dipende però anche dal l’intelligenza soggettiva degli attori in campo. Il mondo è aperto ad ogni possibilità.

I PIANI AMERICANI

LAGRA21

Qui

 

potrebbe anche essere che l’accusa del complotto non sia del tutto corretta nella indicazione che ne dà una delle parti in conflitto. Nessuno ha la prerogativa della oggettiva valutazione degli avvenimenti, che è sempre guidata dagli interessi (antagonisti come in questo caso) in gioco. Quello che è nelle mie valutazioni e convinzioni sugli attuali eventi è che indubbiamente Guaidò è un semplice sicario della strategia degli Usa n. 2 (establishment rappresentatosi in Trump), che punta ad una nuova completa solidità del predominio del paese sul “cortile di casa”. Infatti, si parla pure di un nuovo “interessamento” a Cuba e Nicaragua. Inoltre si appoggia nuovamente al 100% Israele (ma vedremo come l’attuale assetto del paese resisterà agli “scombussolamenti” in corso) quale “guardiano” in Medioriente; con anche la netta contrapposizione all’Iran e l’appoggio rinnovato e pieno all’Arabia Saudita (sul Qatar l’atteggiamento sembra meno charo, ma è una situazione di fatto incerta). Il precedente establishment aveva invece tentato di creare una situazione di grande instabilità, annientamento della Libia gheddafiana (che non era poi così favorevole all’Islam e non appoggiava nemmeno tanto i palestinesi) e analogo tentativo con la Siria di Assad. Inoltre, ammorbidimento verso l’Iran, ma solo per giocare meglio la partita di un acutizzarsi del contrasto tra sciiti e sunniti; anche il fallito colpo di Stato contro Erdogan, su cui però le motivazioni e la “provenienza” organizzativa suscitano perplessità, sembra rientrare comunque in questa nuova situazione venutasi a creare. Non sembra tuttavia che il presidente turco si sia ammorbidito verso la nuova Amministrazione statunitense. In ogni caso, vi era contrasto netto tra governo israeliano e Obama, mentre adesso sembra esservi nuova piena sintonia (in Israele vi è però crisi interna e vedremo come andranno le elezioni). La soluzione del conflitto tra i “due” Usa oggi esistenti (se vi sarà anche al di là di eventuali mutamenti delle rispettive leadership) sarà importante per il mondo “occidentale”. In questo momento, il gruppo “egemone” per tanti anni nella UE – che in Italia si esprime nella complicità (pur competitiva) tra PD e Forza Italia, entrambi per il momento in forti difficoltà – appoggia in pieno gli antitrumpiani mentre i sedicenti populisti, in testa la Lega, stanno puntando senza riserve su Trump; con Bannon che “sembra” aver rotto con quest’ultimo, ma in realtà è il vero “amministratore” dei rapporti tra lui e i suddetti “populisti” ed è infatti ostile all’accordo tra Italia e Cina, con la Lega (e Fd’I) che tengono bordone. La Russia da qualche tempo appare più defilata, ma si spera stia lavorando sulle contraddizioni apertesi tra i vari protagonisti dello scontro piuttosto acuto insorto all’interno dello schieramento “atlantico”. Seguiamo attentamente, la situazione è sempre più tipica del multipolarismo, con il caos che esso inevitabilmente provoca.

I NUOVI AMERICANI

liberta

 

Il recruitment neoamericano è iniziato. Vedremo molti intellettuali schierarsi con gli Usa di Trump, altri contorcersi per transitare su posizioni che prima ignoravano o, persino, disprezzavano, il tutto pur di mantenere o garantirsi spazi pubblici, posti in accademia, prime pagine dei giornali, copertine di libri. Le fortune si alternano nelle epoche di cambiamento, anche se i furbi sanno sempre come sopravvivere e riciclarsi. Politicamente, possiamo trarre già alcune conclusioni circa il costituendo scenario partitico nostrano e continentale. Il populismo è l’ideologia di un’America che cambia strategia a livello interno ed internazionale. Esso sta oggi lottando per scalzare un’altra visione del mondo, quella globalista e umanitaristica, ugualmente di matrice oltreoceanica, che ha rappresentato l’apice dell’unipolarismo statunitense nel periodo post guerra fredda. Proprio in questi giorni, esponenti della Lega e di Fdi sono andati ad accreditarsi alla corte del tycoon newyorkese, ad annusare l’aria, a “farsi vedere”, pronti ad adottare il progetto dei padroni d’oltreoceano. Saranno ripagati per la loro fedeltà e lasceranno all’Italia le conseguenze dei loro atti. Ma quale può essere il piano della superpotenza che domina l’Europa e i singoli paesi che la compongono? Quello di mutare le forme di condizionamento, date le trasformazioni epocali, ma non la sostanza della sua egemonia. L’Ue, costruzione statunitense sin dal’inizio, potrà sventolare un’altra bandiera purché essa garrisca ad occidente. Come ha scritto giustamente La Grassa: “Non c’è schieramento politico o industriale che oggi riprenda un minimo di politica autonoma. C’è solo lotta acuta fra schieramenti per porsi nelle condizioni di servitori migliori e di godimento degli emolumenti che i padroni pagano ai loro più fedeli. E c’è anche una rottura interna ai padroni per la migliore strategia da attuare ai fini dell’asservimento totale. Occorre una vera “rottura” rispetto a queste bieche accozzaglie di servi particolarmente laidi e che hanno di gran lunga superato in abiezione, infamia e corrompimento di ogni valore i vecchi servitori della prima Repubblica”.
L’autonomia da Washington, anche se a caro prezzo, è l’unica strada percorribile per salvare l’Europa, e non quella annacquata ed insipida dei 27 membri che pretendono di fermare qualsiasi iniziativa che si incammini nella giusta direzione liberatoria. L’Europa ha bisogno di pilastri per costruire la propria indipendenza non di pollastri che si azzuffano tra loro per ricavare una mancia dalla Casa Bianca o da Bruxelles. Questa è l’Europa delle debolezze unite che fa comodo ai nemici esterni mentre ci vuole un’unione di forze che non dipende dal numero dei partecipanti ma dalla loro coerenza e iniziativa strategica. Meglio meno ma meglio, diceva Lenin.
Occorrerebbe che i grandi centri europei, Berlino, Roma ed anche Parigi, si sbarazzassero delle loro élite asservite all’Occidente (quelle di ieri, sempre più in difficoltà a causa del declino dei vecchi dominanti statunitensi, e quelle in corso di fabbricazione sotto l’egida populistica trumpiana) e si unissero, per interessi reciproci, non di certo per mera “amicizia” tra i popoli, all’unico vero sfidante degli americani nella presente situazione, la Russia. Il nemico del mio nemico è mio amico, una massima sempre valida quando la posta in palio è altissima. Non si tratta di amarci, noi, i tedeschi, i francesi ed i russi, lasciamo queste velleità ai cantori dell’affratellamento europeistico un tanto al chilo, ma di “armarci” di intenti strategici per un obiettivo comune, dettato dall’oggettività dei processi in atto e dall’evoluzione dei rapporti di forza nell’attuale era multipolare e prossimamente policentrica. Questo è un intendimento che deve essere costruito, al costo di sforzi durissimi, di tentativi intermedi di approccio e avvicinamento non senza ripercussioni, anche se i fatti oggi ci smentiscono. Bisogna saper guardare lontano per mutare i destini avversi. Esattamente tutto il contrario di quanto affermato dall’analista di Limes Dottori che in altre occasioni ha mostrato ben altro valore intellettuale. Costui ha detto: “che cos’è che contiene al meglio l’alleanza tra noi e gli Stati Uniti se non la NATO? Per questo motivo per noi la preservazione della NATO rappresenta un interesse nazionale fondamentale. Qui vengo al messaggio forte che vorrei lanciare. L’Europa o è “atlantica” oppure non è, si disfa. Ne dobbiamo essere consapevoli. In questo momento in Europa non abbiamo altra possibilità di diventare forti negozialmente se non rafforzando il nostro rapporto bilaterale con gli Stati Uniti. Non ci sono alternative”. Divenire schiavi da cortile non ci rende meno schiavi di chi sgobba nei campi di cotone ma persino più abietti.
Seguire questo suggerimento è un autentico tradimento, è una rinuncia al futuro, all’edificazione di una sorte diversa da quella sventurata che ci aspetta, perché la situazione peggiorerà in ogni caso allorché il revisionismo geopolitico di potenze come Russia o Cina arriverà alle sue estreme conseguenze. Saremo presi in mezzo ai duellanti in una posizione massimamente svantaggiosa. Quello di Dottori è un invito allo scoraggiamento nel bel bezzo di trasformazioni inevitabili. Questa non è real politik ma rinuncia alla lotta e alla dignità prima ancora di scendere in campo.

Un sondaggio interessante, di GLG

gianfranco

<<<Gli italiani e gli altri paesi: cresce la voglia di isolamento, ma sale la stima per la Russia>>>; art. su Repubblica on line.

è un sondaggio che sembra interessante. Se c’è questo spostamento di “opinione pubblica”, sarebbe indispensabile la formazione di una organizzazione che cominci a lavorare per allontanarsi dagli USA, mettendo in mora i suoi servi (più o meno tutti i partiti italiani, che al massimo possono inchinarsi a Trump invece che ai precedenti vertici) e spostando gradualmente l’alleanza verso la Russia, senza alcun’altra infame dipendenza. Una simile forza non dovrebbe per nulla essere “europeista” (nel senso della melma UE), ma solo cercare collegamenti con gruppi di altri paesi europei interessati più o meno alla stessa politica internazionale. In questi giorni abbiamo visto i disgustosi “sinistri” (ma anche l’altra parte, ad es. i soliti schifosi berlusconiani) sbandierare il tricolore francese, mostrando che questi sono servi di chiunque, salvo schierarsi con il proprio paese. Il Pd ha addirittura, non so in quale parte di questa nostra povera Italia, messo assieme i due tricolori nel suo simbolo di partito; venduti e traditori, che bisognerebbe passare per le armi se si volesse riconquistare un minimo di dignità.

Non parliamo dei sindacati, organi di una parte dei gruppi dominanti che semplicemente giocano al conflitto con i rappresentanti degli imprenditori per dividersi la torta del potere; si tratta infatti di controllare i voti delle “masse” del lavoro salariato. Nella manifestazione d’oggi, però, cade (solo in parte) la maschera poiché alcune organizzazioni del “capitale” scendono in piazza con “i lavoratori”. E notate bene anche la polemica di questi giorni: il reddito di cittadinanza è una iattura perché 780 euro (considerato il limite della povertà) sarebbe superiore a molti salari; ergo, tale scelta scoraggia il lavoro. Avete capito questi delinquenti? Non sono i salari da fame, pagati da vermi che pretendono di definirsi imprenditori; è il reddito contro la povertà che va combattuto per “salvare il paese”, cioè fare gli interessi di questi banditi che si pretendono il “sale del paese”. Sindacati del lavoro e del capitale sono organismi ormai letali, che una forza politica realmente interessata alla vita della collettività nazionale scioglierebbe senza indugi e ne dissolverebbe ogni forma di alimentazione, in specie le organizzazioni finte umanitarie che stanno assorbendo imponenti risorse sottratte allo sviluppo dell’Italia. Sarebbe ormai necessario arrivare a rapidi processi per “alto tradimento”.

Le potenzialità dell’asse

cartina_italia

La manovra è passata in Senato. Dentro ci sono “quota 100” per le pensioni ed il reddito di cittadinanza. Mancano i dettagli, ma pare che i fondi a disposizione per tali riforme non siano quelli annunciati. Vedremo in cosa si concretizzeranno le due iniziative del Governo che gli italiani considerano il “minimo sindacale”, dopo anni di vessazioni economiche ai loro danni. Bruxelles ha ottenuto i suoi tagli ed una vittoria politica che l’Esecutivo doveva evitare andando ad uno scontro ancor più duro, data la situazione di debolezza degli organismi europei. Tuttavia, è inaccettabile che autentici traditori della patria, ex Presidenti della Repubblica o del Consiglio, parlino di democrazia tradita e di dettatura dei provvedimenti da parte della Ue. Proprio loro che hanno fatto strame dell’Italia al fine di sottometterla ancor più pesantemente a voleri extra-nazionali, usando la democrazia come il cesso di casa, utile solo ai loro infimi bisogni. Il coro dei tromboni, che ha già affossato la Penisola, aggiunge inoltre che a causa delle scelte di Lega e 5S non ci sarà crescita ma ulteriore depressione dell’economia del Belpaese. In realtà, è la crisi globale che non si è conclusa, come abbiamo scritto tante volte. Tutte le economie capitalistiche sono in difficoltà, anche quelle che non appartengono all’area occidentale e che negli anni passati hanno avuto tassi di crescita a due cifre, come quella cinese. Il sistema globale è in sregolazione per l’assenza di un unico centro coordinatore, essendo ormai entrato il mondo in una stagione multipolare in cui far da se è più sicuro che andare al rimorchio della vecchia superpotenza. E’ una fase che La Grassa ha paragonato a quella del 1873-96: “si tratta di una sostanziale (lunga) stagnazione, non di un vero e proprio brusco tracollo economico-finanziario. Normalmente, si considera quel periodo storico come la fase di passaggio dal capitalismo di prevalente concorrenza a quello di prevalente mono(oligo)polio. Una fase non caratterizzata da troppo gravi sconvolgimenti (e arretramenti) economici, ma da ritmi di sviluppo estremamente bassi interrotti da inversioni di tendenza di non drammatiche dimensioni. Insomma, un’epoca il cui trend dovrebbe essere rappresentato graficamente da una linea quasi orizzontale”.
Da questa situazione non si esce con i palliativi ma si possono fare, certamente, più danni dando retta ai cialtroni dell’austerità, quelli che continuano a blaterare di pareggi di bilancio e parametri di sicurezza economica da non sforare, o altre amenità. Puntare su politiche espansive della domanda è l’unica per non annegare del tutto, ben sapendo però che, da un simile quadro di problemi, si viene fuori esclusivamente con azioni di immane coraggio politico, ovvero quelle in grado di ribaltare le ataviche abitudini di un’intera epoca storica. Occorre in sostanza partire da rinnovate partnership internazionali per rompere la gabbia d’acciaio in cui ci si trova confinati. Noi abbiamo parlato di nuovo asse Berlino-Roma-Mosca, ma si tratta di un’indicazione di massima che può e deve includere altre formazioni sociali che condividano una necessaria trasformazione degli assetti mondiali. Questi sono gli unici veri cambiamenti che possono riscrivere il destino dei Paesi nella transizione epocale in atto.’’’

1 2 3 15