Ma i “razzisti” non erano finiti?

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Sui giornali accadono fatti che la realtà ignora. Aveva ragione Jacques Derrida (e di rincalzo Carmelo Bene), le notizie vengono prima degli eventi e poco importa se quest’ultimi contraddicono, in un secondo momento, la cronaca immaginata. Il tentativo dei media, in verità, è quello di influenzare il corso delle cose prima che le cose stesse si materializzino. È una vecchia Lezione che si trova nella Nuova Antologia di Spoon River, di E. L. Masters, più volte da me riportata: “Ogni sindaco prima di me, sin dove arriva la memoria era stato accusato di essere un demagogo sognatore, oppure un ladro o un truffatore tuttavia io presi quel posto con un certa speranza, intendendo rendere tutto più bello, dare alla gente il dovuto, far sì che i grossi delinquenti si mettessero in riga. Come già una volta il Ledger stava tentando di vendere la sua terra per un parco, ma io lo impedii. Poi allontanai a bastonate sul muso lo schifoso maiale dal trogolo. Che accadde? Bene scoppiò un’ondata di criminalità sulle pagine del Ledger! Quanti rapinatori, giocatori d’azzardo, fuorilegge ubriaconi, e luoghi del vizio! La chiesa cominciò a chiacchierare, la corte mi si mise contro. Sporcarono il mio nome e quello della città mi uccisero per averla vinta. E questo è un gioco da banditi, amici miei, che si chiama democrazia!”
Con il leader leghista hanno usato i rubli che vero o non vero semper aliquid haeret.
Anche questa volta la stampa e la televisione ci avevano raccontato qualcosa di inesistente: Matteo Salvini era ormai morto per alto tradimento del contratto con gli italiani ed il popolo era ancora tutto entusiasta di lugulei presidenziali, grillini scoppiati come cicale e vecchi arnesi politicanti, di botto riassurti ai favori dell’elettorato. Un miracolo di editoriali. Era solo una narrazione giornalistica ad uso dell’establishment che aveva tramato per riprendersi il governo attraverso un gioco di palazzo. Queste schifezze funzionano a volte ma le attuali contingenze non sono fortunate perché gli imbroglioni sono stati smascherati da un bel pezzo e le persone non ne possono più della loro sicumera. Come dicevamo, la “vita activa” si è incaricata di sbugiardare la favola passiva di quanti avevano già celebrato il funerale dei razzisti incivili per via simildemocratica. Si vota e la gente non tiene conto dei pericoli paventati dai moralmente corretti che urlano al fascismo, alla xenofobia, al machismo, al russismo…
La misura è colma e il colmo per chi misura gli altrui difetti è di trascurare i propri che sono ancor più abietti. Pochi mesi di governo viola e sono stati violati già tutti i parametri del buon senso e delle istanze nazionali. Altro che Patti sottoscritti o sovrascritti alla bisogna. Le urne in Umbria sono un anticipo di epitaffio per lo sgorbio governativo tenuto insieme da una maggioranza di panciafichisti che vogliono evitare il pericolo di sottoporre la poltrona ad ulteriori giudizi degli aventi diritto. Resisteranno ancora gli usurpatori continuamente riluttanti alla direzione della storia e forse ci riusciranno pure a gabbare santi e profani che si incazzano unicamente ai seggi. La democrazia non basta, o meglio non serve, per far sloggiare i farabutti, quindi Lega e associati non si facciano troppe illusioni unicamente per aver vinto una battaglia di periferia. Sicofanti e lestofanti ne sanno sempre una più del popolo e ne possono combinare centinaia prima di mollare l’osso.
A testimonio di ciò ricordiamo a lorsignori che di fronte a tanta evidenza di débâcle il Capo dello Stato è rimasto mummificato, come sua solita postura ingannevole. Eppur si muove anche se non lo dà a vedere e non si tratta di gesti positivi per i destri maldestri. Nonostante ciò, come interpretava l’illustrissimo giurista Costantino Mortati, compito suo precipuo sarebbe di altro genere, una verifica:

“Sembra più consono all’indole di governo parlamentare considerare la presunzione di concordanza fra corpo elettorale e parlamentare (presunzione che sta alla base della podestà di quest’ultimo di determinare l’indirizzo politico generale dello stato, vincolante gli altri organi) non assoluta, ma relativa, subordinata cioè alla possibilità di un accertamento in ogni momento della sua reale fondatezza. E poiché ciò è ottenibile attraverso la consultazione del corpo elettorale, da effettuare con lo scioglimento anticipato delle camere o con il referendum, occorre affidare ad un organo indipendente dal parlamento un compito siffatto, diretto alla constatazione di eventuali disarmonie fra corpo elettorale e parlamento. Tale organo dovrebbe essere appunto il Capo dello Stato, ed a lui pertanto rimane affidata quella parte della funzione del governo consistente in una suprema sopraintendenza dell’attività degli altri organi costituzionali, non allo scopo di indirizzarla in un senso o nell’altro intervenendovi attivamente, bensì solo per compiere presso gli organi stessi un’opera di segnalazione delle eventuali gravi disarmonie che potessero rilevarsi rispetto al sentimento o alle esigenze espresse dal popolo, o per effettuare un appello al popolo stesso, attraverso l’impiego dell’istituto dello scioglimento anticipato, quando vi siano elementi tali da renderlo necessario o anche solo opportuno”.

Il Colle non farà tale riscontro e anzi è più probabile si ingegni per il contrario. Mai cantare vittoria con questi, perché la capra canta (e gli oppositori mi appaiono greggi più ancora che grezzi) ed il paese comunque crepa.

Le mosse di Salvini, di GLG

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Comincio ad avere il sospetto che Salvini si sia mosso con furbizia. Ha fatto saltare il governo, dopo aver mostrato fin troppa pazienza; ma l’ha fatto in base ad un voto contrario dei “5 stelle” sulla TAV che in effetti non era un motivo di così grande rilevanza per la politica di un Governo, che ha ben altri problemi di fronte. Tuttavia, il voto si presentava come una sorta di sfiducia al Premier (filo-grillini) che aveva già inviato a Bruxelles lettera per la continuazione dei lavori; per cui sembrava una buona occasione di cui approfittare al fine della necessaria rottura. A questo punto Conte è tornato precipitosamente verso l’“idillio” con i pentastellati, mostrando chi è in realtà, chi l’ha voluto e quali manovre c’erano dietro la formazione del governo fin dall’inizio; e anche questo mi sembra un risultato non negativo della brusca mossa leghista. Adesso Salvini si permette di essere di volta in volta durissimo e nel contempo possibilista. Ma non è affatto disperato e credo sapesse bene quali tentativi ci sarebbero stati per evitare il voto; e attende appunto che gli altri trovino la soluzione in tale direzione. Se sarà trovata e approvata da Mattarella, farà constatare ad almeno i tre quarti degli italiani chi ha un concetto di “democrazia” del tutto variabile a seconda del proprio salvataggio dal voto popolare che lo annienterebbe. Inoltre, il leader leghista si salverà dalla manovra finanziaria che, fatta senza possibilità di autentico deficit, sarebbe in effetti pesante. In più, se viene un governo “antipopulista”, la Germania (che sta entrando in recessione e comincia a parlare di spesa pubblica in deficit; una vera coerenza!) si dimostrerebbe benevola verso il possibile deficit italiano. Così dimostrerebbe la malafede di quando lo voleva impedire al Governo con ministro Salvini. Certo quest’ultimo minaccia solo manifestazioni (pacifiche) di piazza, che sono poco adeguate ai momenti che si stanno preparando. Tuttavia, il nuovo eventuale Governo, malgrado la benevolenza del vecchio establishment UE (che ha eletto di misura la sua “Ursula”), non combinerà gran che, soprattutto per l’imprenditoria non rappresentata dai mestatori della Confindustria, che è sempre stata quanto di più reazionario e anti-italiano esiste in questo paese. Il fatto che poi abbiano ritirato fuori il capino vecchi arnesi, massimamente squalificati e indigesti, quali Prodi, D’Alema, Gianni Letta, eventualmente il “nano d’Arcore”, fa ulteriormente il gioco di Salvini. Il nuovo Governo porterebbe solo disagi (anche se forse non la riapertura completa dei porti all’immigrazione, che irriterebbe troppo la popolazione nostrana). Con Draghi premier – ieri sera Sallusti ha rivelato che questa è la sporca manovra che vorrebbe il suo “padrone”, a dimostrazione di come Salvini avesse ragione a non fidarsi minimamente di F.I. – si otterrebbe la complicità della UE ormai in convulsioni, ma non si riconquisterebbe alcuna popolarità. Per concludere, la debolezza di Salvini è semmai nella incapacità di organizzare l’ormai indispensabile radicale violenza per spazzare via i farabutti della “sinistra” tutta (compresi i “grandi riformatori” della LEU). E certamente sulla politica estera, egli resta legato agli USA e non a favore di un multipolarismo che va utilmente crescendo. Tuttavia, non ci si dimentichi che quel paese non ha una politica “unitaria”. Logicamente vuole la supremazia mondiale, ma con metodi diversi e favorendo differenti gruppi sociali; la rottura interna così verificatasi è forte ed è in fondo una delle cause del caos creatosi anche in Europa. Quindi stiamo attenti quando parliamo di atlantismo della Lega. E’ vero, ma non esiste un atlantismo soltanto; ci sono contraddizioni gravi al suo interno, che giocano OGGETTIVAMENTE a favore del multipolarismo. In ogni caso, la situazione diverrà via via più difficile anche al nostro interno e si accentuerà pressoché sicuramente la rabbia dei ceti più popolari. Vedremo un po’, pur se ci vorrà del tempo. Oggi pomeriggio si chiarirà qualcosa, ma non si creda che ci sarà la soluzione definitiva.

COSMOPOLITI COL CULO DEGLI ALTRI

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Salvini deve muoversi perché contro di lui si è già mossa la solita procura che ipotizza il reato di sequestro di persona per aver impedito ad un gruppo di pirati di far sbarcare dei clandestini mentre scrittorucoli da strapazzo chiedono il suo arresto. Addirittura, si è giunti ad interrogare il medico di Lampedusa, il quale ha negato lo stato di criticità sanitaria dei migranti a bordo dell’ennesima nave corsara giunta all’assalto delle nostre coste. Questo è il clima che si respira in Italia in cui magistratura, partiti, Chiesa, organizzazioni varie e soit-disants intellos appoggiano scorribande antinazionali di potenze straniere. Dico la verità, non ho alcuna fiducia nel leader leghista, il quale anziché percorrere vie ben più sostanziali, a tutela della sovranità nazionale, manda bacioni ai nemici, tuttavia, confido almeno nel suo istinto di sopravvivenza, perché per lui comincia a buttare davvero male. Inoltre, c’è da considerare il sostegno di elementi transoceanici, oggi emergenti, nient’affatto contenti dell’andazzo generale, nel Belpaese ed in Europa, che qualche messaggio di incoraggiamento hanno pur fatto arrivare al Ministro degli Interni. Salvini da Giussano deve però comprendere che se vuol essere aiutato dallo zio Trump occorre si mostri all’altezza del compito storico di cui si trova immeritatamente investito. Per ora ha saputo solo traccheggiare e agire senza convinzione il che, in politica, è un delitto imperdonabile. L’eventuale condanna dei tribunali è una quisquilia rispetto a quella della Storia, se ne renda conto perché da Capitano a capitone è un tuffo.
Lo schifo culturale in cui precipitiamo è persino peggiore di quello sociale. Ieri ho dovuto leggere dichiarazioni di un professore di fama, incrociato personalmente ai tempi di una comune militanza politica, secondo le quali “il cosmopolitismo è l’esatto contrario del razzismo, poiché il razzismo si fonda (più o meno apertamente) sull’idea della supremazia di alcuni su altri, di un popolo, di un gruppo più o meno definibile rispetto a tutti gli altri”. (Luciano Canfora). Razzisti sono sempre gli altri, eppure il cosmopolitismo accademico, da intendersi come la negazione della prevaricazione di un “gruppo privilegiato sugli altri” non sembra un ideale per il prof. Canfora. Infatti, una inchiesta giornalistica de L’Espresso del 2007 (qui), rivelò che la moglie, suo figlio, sua figlia e la nuora si erano tutti piazzati nell’Università del capoluogo pugliese (dove anche io studiavo raccogliendo tante dicerie). Sicuramente posti conquistati onestamente e degnamente dalla famiglia Canfora anche se le dinamiche universitarie rappresentano spessissimo tutto il contrario dell’onesto e del degno. Dunque, cosmopoliti sì ma non esageriamo e, principalmente, col culo degli altri.

Un consiglio a Salvini: prima la piazza.

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Con Gianfranco la Grassa avevamo sostenuto, sin dal principio, che questo governo sarebbe caduto dopo le europee. Non poteva durare per l’eterogeneità delle parti che sono state costrette ad intrupparsi per volere di Bannon (ovvero di chi lo ha mandato qui). Ricordo che qualcuno venne a scrivermi di mettermi l’anima in pace ché i gialloverdi sarebbero durati tutto il mandato. Costui è stato servito perché la politica si fa con la testa e non con il tifo. Adesso non importano le responsabilità della crisi, sta di fatto che ha ragione Gianfranco a definire “forze della nebbia” i populisti/sovranisti e “forze del pozzo nero” i demoprogressisti, cadaveri di un’epoca finita che però tarda ad esaurirsi del tutto. Ci vorrebbero ben altre energie per dissipare la foschia e chiudere per sempre le cavità che esalano fumi pestiferi. Tuttavia, meglio un’aria appannata che velenosa. Salvini ha evidentemente ricevuto l’endorsement d’oltreoceano per chiudere questa esperienza perché le trame alle sue spalle si facevano sempre più pericolose, con i grillini che hanno dimostrato di essere il precipitato in senso chimico di una ideologia di sinistra ormai in sovrasaturazione. La partita è però aperta perché il capo dello stato, emanazione delle vecchie consorterie, vorrà scansare le elezioni trovando la quadra di una diversa maggioranza parlamentare con grillini, sinistri, centristi e mezzi destri. La lega, per evitare il pateracchio ed ottenere il ricorso alle urne, dovrà capitalizzare il consenso di cui gode nel Paese con una prova di forza che scoraggi le manovre del Quirinale. Potrebbe trattarsi di uno sciopero generale o di una manifestazione con milioni di persone che blocchi la Capitale e le principali città italiane. Un po’ quello che accade anni fa contro la riforma delle pensioni del I governo Berlusconi, avverso la quale i sindacati portarono in piazza più di un milione di cittadini, in quel frangente aprendo la crisi nella coalizione, qui invece si tratta di risolverla per evitare colpi di mano presidenziali. Il partito di Salvini deve dunque dimostrare che a seguirlo è la parte di popolazione più attiva, ciò evidentemente non risulta dai sondaggi (adesso favorevoli) ma dalla capacità di mobilitazione degli individui in carne ed ossa. In mancanza, anche se Salvini gode dei favori di Trump, perderà la leadership (ci sono tanti Maroni che lo attendono al varco) e il gradimento raggiunto dal suo partito. Di Maio, che già sputa parole di responsabilità perché ci “tiene” al Paese, attesta che i suoi si preparano ad un esecutivo di salvezza pubblica con quelli che fino a ieri erano opposizione. Salvini, ovviamente, ha chiaro quadro della situazione occorrerà vedere se ha anche il coraggio delle circostanze.

Saviano sciacquati la bocca! Di GLG

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http://www.ilgiornale.it/news/politica/saviano-attacca-ancora-salvini-divisa-fidel-castro-1627717.html

ecco il perfetto uomo di “sinistra” odierno. Per mostrare disprezzo verso Salvini, questo “grande scrittore” (un tempo si diceva: dei miei stivali) lo paragona ad uno dei personaggi fondamentali dei tentativi di creare qualcosa di nuovo proprio sotto il naso dei peggiori politico-criminali di tutti i tempi, i vertici dirigenti degli Stati Uniti. L’esperimento di Cuba non poteva certo durare poiché non è durato nemmeno il sedicente “campo socialista”. Oggi, tutti i segnali storici ci dicono, già da non so quanti decenni, che l’esperimento iniziato con la “Rivoluzione d’ottobre” – e che ha cercato una serie di aggiustamenti per sopravvivere; e ha avuto un altro “momento di gloria” con la seconda guerra mondiale – è ormai esaurito e oggi potrebbe trovare una nuova spinta progressiva con metodi assai diversi e nell’ambito di un effettivo multipolarismo in accentuazione. Tuttavia, i momenti vissuti proprio con la vittoria castrista a Cuba, la guerra di liberazione in Vietnam e via dicendo, per quanto da considerarsi ormai chiusi, non possono non essere considerati eventi positivi e che hanno dato lezioni importanti a chi non si rassegna al predominio dei suddetti peggiori criminali della storia né a quello della forma sociale di tipologia capitalistica (“dei funzionari o strateghi del capitale”) formatasi negli Stati Uniti e diffusasi in Europa; e con qualche differenziazione in Giappone. Non è nemmeno un caso che Salvini non si senta onorato di essere paragonato a Fidel Castro, che ha senza dubbio fatto molto più di lui; e in condizioni proibitive. Questo ci dice in che tempi stiamo vivendo al presente.
La sedicente “sinistra” è comunque la componente più reazionaria dell’“occidente” odierno, è la “cloaca massima”. Se non si svuota questa, ripulendo dei suoi stonati cantori ogni più piccolo angolino, si sarà destinati al più completo regresso; non so se anche economico, ma soprattutto culturale e di caduta in una sottospecie umana. I “sinistri” devono essere annientati, spazzati via, devono restare come semplice monito ai veri uomini del grave pericolo corso di degenerazione perfino biologica. Ma d’altra parte, sempre più evidenti si stanno facendo i limiti dei loro avversari, i quali ancora credono che il peggio del peggio sia rappresentato da quella che è stata creduta e perseguita, indubbiamente errando, come “rivoluzione proletaria” e di costruzione della nuova società di caratterizzazione socialista. L’errore commesso – e ancora poco compreso da chi non vuol riflettere adeguatamente sul tentativo, pur non riuscito, di dar nuovo corso allo sviluppo sociale – non può essere sanato da coloro che si dicono di “destra” e si affidano ancora, per la presunta “rinascita”, a ceti sociali che solo “in superficie” sono quelli popolari; dietro certi movimenti ci stanno ancora ambigui settori capitalistici aderenti di fatto alla visione generale del capitalismo statunitense, che infatti non si esaurisce solo nell’establishment, particolarmente degenerato, affermatosi negli Usa e nella UE negli ultimi decenni. Occorre andare ben oltre gli attuali oppositori di tale establishment. Sapendo però che non si può improvvisare; siamo in epoca di transizione, stiamo ben attenti all’evolversi dei processi. Intanto una cosa è sicura: la “sinistra” deve essere annientata e senza più metodologie “elettoralistiche”, che sono, come detto più volte, “i pannicelli caldi atti a rendere la piaga sempre più purulenta”. Gente come Saviano non deve più sentirsi pronunciare una sola sillaba.
Per quanto mi riguarda rivendico, come passato tentativo di cui essere orgogliosi, l’ottobre 1917, la rivoluzione cinese, quella cubana (con Fidel Castro al suo comando), quella vietnamita, e tanto altro ancora (occorrerebbero decine di pagine per elencarlo tutto). Adesso ci si deve però concentrare sul “nuovo che avanza” in quest’epoca di netto trapasso. In ogni caso, il nemico decisivo è quello definito ancor oggi, con un falso storico di gigantesche proporzioni, “sinistra”. E’ invece il cancro, è la “morte nera”. Per me è giudizio definitivo. Riconosco senz’altro che all’interno di questo schieramento politico esistono molte persone ingannate dai ricordi del passato; e ancora convinte che i furfanti, la maggioranza dei dirigenti della “sinistra”, si ricolleghino ad esso. Si sveglino. Loro sono ancora sani, ma devono capire da quali immondi personaggi sono guidati; e questi si avvoltolano nei panni di imprenditori ignoranti, di politicanti infami, di sedicenti intellettuali (usciti da un movimento che aveva altre pretese, ma è poi divenuto una accolita di servi vendutisi al peggior “padrone), che imperversano in tutti gli organi di informazione. Lo ripeto: ci si svegli in un moto che vada mille volte oltre quello dei gilets jaunes. Si deve rivendicare un passato rivoluzionario, ma assolutamente considerarlo dell’epoca ormai tramontata. Siamo “in marcia”, ma deve essere quella di truppe che si scontrano con quelle di tipo Macron e in grado di annientarle definitivamente.

Chiariamo alcune “questioncelle” di GLG

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CHIARIAMO ALCUNE QUESTIONCELLE, di GLG

QUI

Non sono in verimolto interessato alle considerazioni in tema di banche, operazioni di borsa o comunque speculative. L’articolo che riporto mi sembra informato e ben argomentato, ma ammetto di averlo letto senza una spasmodica attenzione. Mi hanno colpito alcune cose. Si insiste nel dire (non tutti per la verità l’hanno detto, ma si era sostenuto questo all’epoca) che la crisi iniziata da ormai un decennio ricorda quella del 1929. Sinceramente non mi sembra si sia verificato nulla di così disastroso; almeno a leggere i racconti (tanti in verità) di quell’evento che ha determinato anche profonde revisioni della teoria economica (oggi bellamente ignorate) e certamente della politica economica (anche queste ormai lettera morta). Mi sorprende che nessuno sembra più ricordare la “grande depressione” del 1873-95/96, da me invece citata ormai decine e decine di volte. Una lunga crisi con alterni momenti di alleviamento e di appesantimento che si sono susseguiti per un quarto di secolo e che, una volta superata non proprio in modo travolgente e senza vari strascichi, fu infine seguita da una crisi di Borsa non tanto inferiore a quella del ’29 e che partì sempre da Wall Street. Era il 1907 e quella “scossa” fu seguita da un periodo non esaltante che si concluse con il ben più drammatico “sommovimento” rappresentato dalla prima guerra mondiale. Dopo vi furono altri problemi (gravi soprattutto nella sconfitta Germania; ma anche in Italia ce ne furono, se non erro). Negli Usa ci fu ad un certo punto un vero nuovo boom che precipitò improvvisamente nel ’29. E anche la nuova crisi, un po’ risollevata dal forte intervento statale (quanto meno negli Usa e in Germania, ma anche l’Italia dell’autarchia e dell’IRI mi sembra in quella linea), si trascinò in fondo fino all’altro violento scossone della seconda guerra mondiale.

In definitiva, potremmo ben concludere che dagli anni ’70 del XIX secolo e per tutta la prima metà del XX ci furono profondi sconvolgimenti; e non tutti economici come appena considerato (anzi!). Ho insistito più volte nel dire che il periodo considerato è precisamente quello del declino dell’Inghilterra (la cui supremazia durò per buona parte dell’800, in particolare dopo il “Congresso di Vienna del 1815) e della crescita via via irresistibile del multipolarismo con poi l’accentuazione del vero policentrismo acuto risoltosi in violenti scontri bellici. Non parliamo allora delle difficoltà manifestatesi a partire dal 2007-8 come di una crisi tipo ’29 (non mi sembra proprio ci sia statofinora nulla del genere). Nello stesso tempo, miopi sono stati quelli che fino a poco tempo fa (alcuni ancora) parlavano di crisi ormai superata. In realtà, l’articolo messo all’inizio mostra, saggiamente a mio avviso, che siamo sempre in “mare mosso”. Tuttavia, questo non dipende da “mostruosi” andamenti finanziari, certo esistenti ma in fondo inevitabili in una situazione di crescente incertezza provocata dalla rottura di ogni equilibrio (quello preteso dagli economisti liberisti esaltati dalla globalizzazione del mercato) in seguito al manifestarsi del multipolarismo nei primi anni del nuovo secolo, dopo circa un decennio di forte predominanza statunitense seguita al crollo del sistema bipolare.

Tale processo è andato via via accentuandosi e ne sono nati non solo i problemi finanziari, ed economici in genere, ma anche la contrapposizione abbastanza acuta apertasi nell’“occidente” (più sviluppato) all’interno di determinati settori politici preminenti per moltissimi decenni e che sono stati pervasi dalla credenza nelle superlative virtù della “democrazia all’americana”, credenza dura a morire e strenuamente difesa da ceti politici e intellettuali (gli ormai sfatti “semicolti”) non ancora smascherati dai sedicenti “populisti”. Tale falsa democrazia è sempre stata caratterizzata daun’alternanza di partiti e movimenti poco differenti tra loro, cui si adeguarono anche i comunisti(specie italiani e francesi, gli unici dotati di una qualche forza nell’Europa occidentale) dopo un periodo di maggiore contrapposizione all’establishment dominante (favorita pure dalla presenza del sistema detto “socialista”, attraversato da contrasti e infine autoliquidatosi).

Oggi, invece, proprio il multipolarismo crescente – fase del tutto differente da quella bipolareaffermatasi dopo il 1945, quando si concluse la precedente epoca multipolare e policentrica durata parecchi decenni e punteggiata da due scontri bellici di grande portata sta determinando sia negli Stati Uniti che in Europa una contrapposizione più acuta tra schieramenti che pensano, in modo piuttosto incerto e confuso, a nuove strategie per affrontare l’attuale disordine mondiale. In definitiva dunque, l’attuale crisi perdurerà, strisciante e tormentosa, anche nei prossimi anni;dobbiamo seguirla attentamente ed essere pronti al possibile ripetersi degli eventi precipitati con la crisi del 1907 e i drammatici decenni successivi. Eventi sempre possibili anche nei tempi odierni, ma non ancora vicini. La lotta per una nuova supremazia tra più potenze è già iniziata; i tempi della storia non sono però quelli dell’elettronica o dei robot.

Un’ultima considerazione sulla “simpatica” analogia con cui finisce l’articolo sopra riportato fra questa possibile più grave crisi finanziaria e la bomba atomica (il suo materiale fissile), che una politica troppo miope potrebbe rivelarsi incapace di disinnescare. Proprio se si fa un simile paragone, se ne deve trarre la logica conclusione che quello finanziario non è l’aspetto decisivodelle crisi più acute. La bomba atomica – sganciata su due città giapponesi quando non ve n’era affatto bisogno per concludere la guerra ormai pienamente vinta – non poteva essere disinnescatadalla politica poiché si stava già aprendo il confronto tra i due principali vincenti nella guerra; quel confronto che fu poi definito “guerra fredda”. La bomba serviva precisamente ad avvertire l’Urss, ancora priva dellatomica (l’ebbe solo nel 1949), che non si sognasse di prendersi tutta la Germania com’era in grado di fare se non avesse preferito appunto non accentuare il suo ormai evidente contrasto con l’“occidente capitalistico”. La politica di quest’ultimo (cioè degli Usa che ne erano i controllori) innescò e fece esplodere la bomba proprio per ottenere un successo in tema di sfere d’influenza da mantenere in opposizione ai sovietici. Quindi, la politica comanda le armi così come comanda la finanza; e ogni altro aspetto della società umana fin dai suoi primordi. Anche la religione, che è il più rilevante fattore culturale e ideologico di lunghissima durata, si adatta spesso, malgrado diverse apparenze, ai conflitti tra i vari gruppi dominanti per l’affermazione di una supremazia (anche di quella predicata con “tanto amore e umanità”).

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Qui

Mi dispiace per Trump, ma l’Isis è stata sconfitta in Siria soprattutto per merito della Russia. Indubbiamente si può ammettere che quelli da me definiti Usa n. 2 non siano i responsabili della politica attuata invece dalla coppia Obama-Hillary Clinton, che liquidò l’ormai sfruttata Al Qaeda (assassinando il suo capo figurativo, Bin Laden) e alimentò il “Califfato” tramite Arabia Saudita e Qatar. Al Qaeda oggi esiste abbastanza marginalmente e l’Isis si rafforza forse verso ovest, ma in Siria e tutto sommato anche in Irak è ormai battuta nettamente. Mi sembra che Putin, nella sua “lunga chiacchierata”, abbia fatto qualche concessione tattica a Trump, ma abbia anche ricordato che gli Usa dovevano ritirarsi pure dall’Afghanistan e per il momento sono sempre lì, anche se ormai con chiaro insuccesso. In ogni caso, l’eventuale abbandono totale della Siria avverrebbe per l’ammissione (ovviamente nient’affatto esplicita) non certo della vittoria sull’Isis, bensì del sostanziale fallimento dell’ “operazione” tesa al rovesciamento di Assad e al controllo statunitense di quell’area.

Adesso la partita sembra spostarsi in Libia (e aree limitrofe), dove molti sono i paesi “occidentali” in gioco; e pure i russi stanno cercando spazi di manovra, ad es. con Aftar. Tuttavia, tenendo conto del continuo zigzagare di Trump, non diamo ancora per conclusa sicuramente la vicenda siriana. Oltre a tutto, c’è ancora il problema dei curdi e delle zone da essi occupate e che sono guardate con ingordigia soprattutto dalla Turchia. In ogni caso, ribadiamo che l’Isis non è stata sconfitta dagli Stati Uniti; semmai essi se ne sono ampiamente serviti per una serie di compiti sporchi da portare a termine. Poi però lo si è combattuto come “il Male; proprio perché quelli che si pongono come rappresentanti del Bene devono avere il Male da perseguire e quindi lo creano a bella posta per ingannare i popoli creduloni.

E questo apre il discorso a che cos’è la politica e perché è essa a sempre guidare tutte le fondamentali mosse dei diversi contendenti. Questo sarà sempre il contenzioso aperto con tutti i sostenitori della prevalenza dell’economia (e della finanza in specie); mentre altri si gettano sulla rilevanza preminente di fattori ideologico-culturali. Si tratta di uno scontro che non cesserà mai;perché i gruppi dominanti in ogni data epoca storica si sforzano di impedire alle forze contrapposte,in nascita per scalzarli, di afferrare dove sta l’“essenza” del problema. Tutto questo però solo ritarda la fine di questi dominanti ormai putridi, che non hanno più futuro; anche perché, utilizzando ceti intellettuali privi di intelletto per diffondere “la Menzogna”, alla fine ingannano loro stessi e non sanno più come ben agire.

 

SPENDI E SPANDI DI MAIO.

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SPENDI E SPANDI DI MAIO. UN UOMO POLITICO SI VALUTA DAI VANTAGGI CHE PROCURA NON DAI SOLDI CHE RISPARMIA.

Premetto, come ho sempre detto, che la sconfitta dei vecchi partiti, colpevoli di aver fatto marcire il sistema, è un segnale positivissimo della fase. Tuttavia, ci vuole molta fantasia per considerare una svolta decisiva quest’acida alleanza tra pentastellati e leghisti, riposante su fattori ideologici di corto raggio e di scarsa saggezza politica. Non è un programma l’ostentata onestà dei grillini, questo falso mito virtuista di paretiana memoria, ma non lo è nemmeno l’ossessione securitaria di Salvini, che bracca i clandestini porto per porto, cercando di svuotare il mare col secchiello. Non c’è un’analisi seria dei fattori destabilizzanti internazionali da quali nascono le varie problematiche del tempo, compreso il flusso di clandestini sulle nostre coste. Ma questo è niente però rispetto alle incombenze dell’epoca storica che ci proiettano nel multipolarismo, in un mondo sempre più caotico e competitivo, in cui la riconfigurazione degli assetti di potere è il principale tema all’ordine del giorno. La (geo)politica dovrebbe costituire il loro primo pensiero, perché il Paese è doppiamente servo, degli Usa e dell’Ue. Con questi ceppi non si fa un passo verso i necessari cambiamenti. Non va meglio sul fronte economico dove si parla di sforamenti, anzi no, di “sfioramenti”, del tetto del 3%, dato dal rapporto deficit/Pil, fissato a presunta garanzia della stabilità degli Stati (che però svendono il proprio territorio agli insediamenti militari americani); dove si fanno sterili dispute sull’euro, al quale vengono addebitati tutti i mali della nazione, senza arrivare a comprendere che nella società capitalistica la sfera finanziaria (dove si aggira la moneta) è solo l’ater ego della sfera economica (produttiva) e che anche quest’ultima non sopravanza quella della politica (di potenza). Si tratta di paurosi fraintendimenti che portano lontano dall’obiettivo storico di ripristino della sovranità nazionale. Ma tant’è, oggi vanno per la maggiore gli economisti alternativi, quelli alla Savona, alla Borghi e alla Bagnai, dai quali sento dire che lo Stato sono i cittadini e che le perversioni finanziarie trovano sostanza nei caratteri dei cattivi banchieri, quindi con più etica e buon senso risolveremo i problemi. Questa arretratezza intellettuale invece non lascia ben sperare.
Torniamo al discorso iniziale. Ieri Di Maio ci ha tenuto a dirci che da Ministro si stava recando in Cina su un volo di linea normale: Qui il video (https://tv.liberoquotidiano.it/video/politica/13379115/luigi-di-maio-parte-cina-video-aereo-vantarsi-volo-di-linea-classe-economica.html). Ci dovremmo commuovere per la scomodità alla quale si sottopone nello svolgere il suo ruolo istituzionale? Non ci riguarda come Di Maio arrivi in Cina, ci interessano i legami che riesce a stringere, i business che riesce a concludere, gli accordi che giunge a siglare. Il fatto che si rechi col teletrasporto o in bici non è affar degli italiani. Perché costui vuol farcelo sapere in maniera così eclatante? Ciò fa di lui un politico più affidabile? No, per niente. Ce lo rende solo più ridicolo e nemmeno tanto più onesto degli altri. Chi fa politica sa bene che questa è arte strategica, finalizzata a conseguire risultati con mezzi per nulla trasparenti. Se un politico dovesse dichiarare i suoi intenti reali in una trattativa sarebbe superato da un concorrente e beffato dalla controparte. La politica è serie di mosse strategiche per primeggiare nei conflitti, è una cosa paragonabile ad una partita a scacchi. Ce lo vedete uno scacchista che per trasparenza e sincerità rivela all’avversario tattiche e strategie per vincere? Di Maio è uomo di Stato e, dunque, dovrebbe sapere che, come scrive La Grassa:

“i conflitti più acuti e più significativi sono quelli tra Stati. Di conseguenza, diventa in un certo senso scopo preminente seguire gli eventi di quella che è la politica internazionale, l’interrelazione tra i diversi Stati, lo stabilirsi di determinati rapporti di forza tra essi, il loro eventuale modificarsi i cui effetti ricadono immediatamente anche sull’andamento dei sistemi economici. Tuttavia, abbiamo già ricordato come gli Stati siano un insieme organico di svariati apparati, di cui alcuni sono quelli adibiti all’effettivo uso del potere (mentre altri hanno un carattere più propriamente amministrativo, diciamo così). E’ allora rilevante la comprensione dei contrasti in atto tra quei gruppi d’élite che si battono per il controllo e l’uso di tali apparati. Poiché questo “battersi” è appunto la politica, è un intreccio tra differenti strategie svolte per conquistare la supremazia, i gruppi d’élite (se tali sono effettivamente) debbono essere strettamente correlati con dati nuclei in cui si elaborano le strategie. E poiché le mosse della politica mirano al successo nell’ambito di uno scontro tra le varie élites, la segretezza è d’obbligo; e ogni venir meno della stessa o è una di queste mosse o è lo sgretolamento della “copertura” (lo sbucciarsi della “corteccia”) dovuto ad un acuirsi del combattimento tra due o più “attori”. Del resto ho già ricordato un fatto ben noto a chiunque segua minimamente le vicende politiche. Non esistono élites dirigenti dei gruppi sociali nei diversi paesi, che non siano variamente interrelate tra loro in senso economico, politico, culturale. E certamente nel nostro paese, e più generalmente in tutti i paesi europei, in misura maggiore o minore queste élites sono strettamente collegate con quelle statunitensi, ponendosi nei loro confronti in una situazione di maggiore o minore subordinazione. In questo senso, gli Stati Uniti sono ancor oggi il centro di un ampio sistema mondiale di paesi; in particolare, hanno la guida, per quanto a volte appena mascherata, dell’intera UE che, come già detto, è in definitiva un’organizzazione parallela a quella della Nato. E’ impossibile seguire le vicende politiche interne di un qualsiasi paese europeo senza tener conto dei rapporti di subordinazione rispetto al paese predominante. Questo è particolarmente valido per l’Italia, paese la cui subordinazione è di alto livello e va crescendo. E continuerà a crescere per quanto diremo subito appresso”.

Ed allora, caro Di Maio, porta a casa i risultati veri, non importa se per farlo ricorri a metodi poco ortodossi e ti sporchi la coscienza. Viaggia pure a nostre spese se il guadagno sarà cento volte lo sperpero (che tale non è ) del denaro dei contribuenti. Condivido qui anche il pensiero dell’analista di Limes Germano Dottori che mi sembra altrettanto calzante: “Non sono in questione il carattere moralmente positivo o negativo di un traguardo o di una linea operativa. Quello che conta è la modalità attraverso la quale i soggetti politici cercano di raggiungere i loro obiettivi laddove questi competano con quelli di altri attori. Solo una parte della lotta politica si svolge alla luce del giorno anche nelle democrazie più avanzate, come quella americana o la nostra. Dobbiamo probabilmente a Niccolò Machiavelli la valutazione più corretta del peso relativo dispiegato sui processi politici dalle astuzie cospiratorie e dai vari fattori materiali concorrenti: nel Principe, testo che paradossalmente proprio gli italiani conoscono meno, probabilmente perché concentrati sullo stile della sua prosa, il segretario forentino è al riguardo chiarissimo”.

Macchiati Di Maio, anzi machiavellati.
Chi ha le mani pulite non ha le mani.

La caduta dei radical chic di A. Terrenzio

immigrazione

 

La sinistra perde anche l’ultimo feudo. In Toscana 10 comuni passano al centro-destra ed ormai tra le file del Partito democratico è caos.

La sinistra è al capolinea e si avvia ella definitiva estinzione.

Le polemiche violente che negli ultimi giorni sono state mosse da Roberto Saviano, il guru dell’antimafia approdato alla difesa delle Ong, non sono servite a scalfire il prestigio e la cavalcata della Lega.

Attacchi offensivi ed isterici hanno caratterizzato un po’ tutti gli elementi del main stream progressista.

Da Mentana, che commentando il censimento nei campi Rom, allarmava sul pericolo di un vago ritorno ai “rastrellamenti nazisti”, alla proposta demenziale di Orfini del PD, di schedare i fascisti.

Il solito mantra ossessivo, da caso psichiatrico, ha caratterizzato tutta la stampa e nazionale con le accuse rivolte al MdI di “inumanita’”, “xenofobia”, “fascismo”, per le politiche di freno ai traffici sui migranti e la chiusura dei porti voluta ed attuata da Matteo Salvini.

Un’orgia di stupidità collettiva di una sinistra che non fa altro che gridare al fascismo e al razzismo, pur di squalificare ogni minima azione di governo che sia orientata a riportare ordine sulla Penisola, invasa da centinaia di migliaia di disperati.

Moltissimo è stato scritto sulle ragioni del declino inesorabile della Sinistra italiana in tutte le sue gradazioni.

La lontananza dal mondo reale, l’abbraccio incondizionato e dogmatico al multiculturalismo, l’accettazione acritica delle leggi del libero mercato, hanno inesorabilmente scavato la fossa all’area politica peggiore vista negli ultimi decenni.

Convinzione di essere dalla parte giusta, sempre e comunque, incapacità di vedere come il tessuto socio-economico dell’Italia stesse cambiando, odio manifesto per ogni istanza popolare, sono le caratteristiche che accomunano i vertici e la base del Partito Democratico.

Hanno dovuto ingoiare la formazione di un governo identitario/populista, e sin da subito hanno iniziato a nicchiare, cercando di gettare  zizzania tra il partito di Di Maio e quello di Salvini.

Nemici di ogni cambiamento, responsabili di decenni di svendita ed umiliazione della sovranità nazionale.

Ora il Pd e la sinistra tutta sono passati dalla disfatta elettorale alla definitiva liquidazione.

E’ già si discute delle possibili cause, delle “divisioni”, dell’assenza di “leadership”. Tutto, meno che una radicale e sincera autocritica sulle ragioni di un fallimento culturale prima che elettorale.

Siamo di fronte ad un cambio di paradigma dove i vecchi concetti di destra e sinistra sono insufficienti a comprendere il cambio socio/politico delle masse. La sinistra fa ancora fatica ad assimilare perché’ grosse fette del suo elettorato si rivolgono ai partiti populisti. La Geografia elettorale parla chiaro, oramai il PD è praticamente condannato all’estinzione ed è troppo tardi per riconquistare un elettorato che ha preferito sostituire con i migranti ed altri marginali.

Giusta punizione per che si è creduto superiore disprezzando i ceti subalterni, ha etichettato qualsiasi proposta di riappropriazione di sovranità come populista, e non ha mai smesso di predicare “umanità’” e “accoglienza” dall’alto delle ville di Capalbio o dalle patetiche “tavolate multietniche”

 

Salvini e la Libia

 

Lasciate cadere le inutili polemiche sui Rom e la scorta a Saviano, il MdI si è recato il Libia per parlare con il Presidente Serraj e le autorità libiche per la creazione di “hot spot” ai confini esterni della paese e non in Italia, come invece vorrebbe Bruxelles. L’intento sarebbe fermare il traffico di vite umane che provengono dall’Africa sub-sahariana, arrestando il problema delle migrazioni illegali verso l’Europa. A tale visita era preceduta quella del premier Conte in sede UE, dove il PdC aveva ribadito la proposta italiana della creazione di “centri di accoglienza” in paesi di transito nel continente africano come Niger e Libia, appunto. Inoltre, ferma la volontà da parte del governo italiano di annullare gli accordi di Dublino e procedere ad una equa ripartizione delle quote di migranti tra i paesi dell’UE.

La politica estera italiana è radicalmente mutata con l’esecutivo giallo-verde e Roma ha sicuramente recuperato una posizione autorevole rispetto ai governi di marca PD.

La Francia di Macron è il principale nemico dell’Italia in sede europea. L’ipocrita leader di “En marche” ha definito “vomitevoli” le politiche di blocco dei flussi da parte del Governo Italiano e come “lebbra” il vento populista, con chiaro riferimento all’Italia. Immediata la risposta del nostro MdI che ha definito Macron più cattivo di Orban, nella ripartizioni delle quote migranti.

Ma la Libia, oltre ad essere cruciale per la questione dei flussi migratori, è anche al centro della disputa energetica tra Italia e Francia.

Ricordiamo che Macron approfittò dei giorni di vuoto governativo per recarsi a Tripoli e stabilire accordi con le varie fazioni libiche, per la “ricostruzione” del territorio.
I “cugini” sono decisi a cacciarci definitivamente dalla nostra ex colonia per mettere le mani sul petrolio libico ed estromettere l’ENI. Matteo Salvini ne è ben consapevole e ha già fissato un incontro per il prossimo Settembre, per discutere col governo libico di tali questioni e tutelare i nostri interessi petroliferi e commerciali.

Non solo la Cirenaica è al centro del nostro attrito coi francesi ma anche il Niger e la Tunisia, paesi di transito e formazione di gruppi jihadisti e fondamentali per la nostra sicurezza. In Nord Africa, la Francia ci è palesemente ostile e gioca sporco dal 2011.

Altro paese importantissimo per i nostri interessi nel Mediterraneo è l’Egitto di Al-Sisi, con il quale i nostri rapporti diplomatici sono entrati in crisi per il “caso Regeni”, anch’esso pedina di un progetto che mira ad estromettere l’ENI, dopo la scoperta del più grande giacimento petrolifero del Mediterraneo (lo Zohr), nei fondali adiacenti le coste egiziane.

Intanto giunge la notizia da parte di Matteo Salvini, sempre più protagonista di questo Governo a trazione leghista, di essere intenzionato a voler rimuovere le sanzioni alla Russia. Parole che non sono state precedute dai fatti, dato che anche l’Italia si è accodata all’UE nel loro rinnovo.

Sulla domanda in tema di veto in Consiglio UE, il leader del Carroccio ha opportunamente  passato la palla a Conte.
Le sanzioni alla Russia saranno il banco di prova per capire se l’attuale esecutivo M5S-Lega fa davvero sul serio.

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