SPENDI E SPANDI DI MAIO.

scacchiera-politica

SPENDI E SPANDI DI MAIO. UN UOMO POLITICO SI VALUTA DAI VANTAGGI CHE PROCURA NON DAI SOLDI CHE RISPARMIA.

Premetto, come ho sempre detto, che la sconfitta dei vecchi partiti, colpevoli di aver fatto marcire il sistema, è un segnale positivissimo della fase. Tuttavia, ci vuole molta fantasia per considerare una svolta decisiva quest’acida alleanza tra pentastellati e leghisti, riposante su fattori ideologici di corto raggio e di scarsa saggezza politica. Non è un programma l’ostentata onestà dei grillini, questo falso mito virtuista di paretiana memoria, ma non lo è nemmeno l’ossessione securitaria di Salvini, che bracca i clandestini porto per porto, cercando di svuotare il mare col secchiello. Non c’è un’analisi seria dei fattori destabilizzanti internazionali da quali nascono le varie problematiche del tempo, compreso il flusso di clandestini sulle nostre coste. Ma questo è niente però rispetto alle incombenze dell’epoca storica che ci proiettano nel multipolarismo, in un mondo sempre più caotico e competitivo, in cui la riconfigurazione degli assetti di potere è il principale tema all’ordine del giorno. La (geo)politica dovrebbe costituire il loro primo pensiero, perché il Paese è doppiamente servo, degli Usa e dell’Ue. Con questi ceppi non si fa un passo verso i necessari cambiamenti. Non va meglio sul fronte economico dove si parla di sforamenti, anzi no, di “sfioramenti”, del tetto del 3%, dato dal rapporto deficit/Pil, fissato a presunta garanzia della stabilità degli Stati (che però svendono il proprio territorio agli insediamenti militari americani); dove si fanno sterili dispute sull’euro, al quale vengono addebitati tutti i mali della nazione, senza arrivare a comprendere che nella società capitalistica la sfera finanziaria (dove si aggira la moneta) è solo l’ater ego della sfera economica (produttiva) e che anche quest’ultima non sopravanza quella della politica (di potenza). Si tratta di paurosi fraintendimenti che portano lontano dall’obiettivo storico di ripristino della sovranità nazionale. Ma tant’è, oggi vanno per la maggiore gli economisti alternativi, quelli alla Savona, alla Borghi e alla Bagnai, dai quali sento dire che lo Stato sono i cittadini e che le perversioni finanziarie trovano sostanza nei caratteri dei cattivi banchieri, quindi con più etica e buon senso risolveremo i problemi. Questa arretratezza intellettuale invece non lascia ben sperare.
Torniamo al discorso iniziale. Ieri Di Maio ci ha tenuto a dirci che da Ministro si stava recando in Cina su un volo di linea normale: Qui il video (https://tv.liberoquotidiano.it/video/politica/13379115/luigi-di-maio-parte-cina-video-aereo-vantarsi-volo-di-linea-classe-economica.html). Ci dovremmo commuovere per la scomodità alla quale si sottopone nello svolgere il suo ruolo istituzionale? Non ci riguarda come Di Maio arrivi in Cina, ci interessano i legami che riesce a stringere, i business che riesce a concludere, gli accordi che giunge a siglare. Il fatto che si rechi col teletrasporto o in bici non è affar degli italiani. Perché costui vuol farcelo sapere in maniera così eclatante? Ciò fa di lui un politico più affidabile? No, per niente. Ce lo rende solo più ridicolo e nemmeno tanto più onesto degli altri. Chi fa politica sa bene che questa è arte strategica, finalizzata a conseguire risultati con mezzi per nulla trasparenti. Se un politico dovesse dichiarare i suoi intenti reali in una trattativa sarebbe superato da un concorrente e beffato dalla controparte. La politica è serie di mosse strategiche per primeggiare nei conflitti, è una cosa paragonabile ad una partita a scacchi. Ce lo vedete uno scacchista che per trasparenza e sincerità rivela all’avversario tattiche e strategie per vincere? Di Maio è uomo di Stato e, dunque, dovrebbe sapere che, come scrive La Grassa:

“i conflitti più acuti e più significativi sono quelli tra Stati. Di conseguenza, diventa in un certo senso scopo preminente seguire gli eventi di quella che è la politica internazionale, l’interrelazione tra i diversi Stati, lo stabilirsi di determinati rapporti di forza tra essi, il loro eventuale modificarsi i cui effetti ricadono immediatamente anche sull’andamento dei sistemi economici. Tuttavia, abbiamo già ricordato come gli Stati siano un insieme organico di svariati apparati, di cui alcuni sono quelli adibiti all’effettivo uso del potere (mentre altri hanno un carattere più propriamente amministrativo, diciamo così). E’ allora rilevante la comprensione dei contrasti in atto tra quei gruppi d’élite che si battono per il controllo e l’uso di tali apparati. Poiché questo “battersi” è appunto la politica, è un intreccio tra differenti strategie svolte per conquistare la supremazia, i gruppi d’élite (se tali sono effettivamente) debbono essere strettamente correlati con dati nuclei in cui si elaborano le strategie. E poiché le mosse della politica mirano al successo nell’ambito di uno scontro tra le varie élites, la segretezza è d’obbligo; e ogni venir meno della stessa o è una di queste mosse o è lo sgretolamento della “copertura” (lo sbucciarsi della “corteccia”) dovuto ad un acuirsi del combattimento tra due o più “attori”. Del resto ho già ricordato un fatto ben noto a chiunque segua minimamente le vicende politiche. Non esistono élites dirigenti dei gruppi sociali nei diversi paesi, che non siano variamente interrelate tra loro in senso economico, politico, culturale. E certamente nel nostro paese, e più generalmente in tutti i paesi europei, in misura maggiore o minore queste élites sono strettamente collegate con quelle statunitensi, ponendosi nei loro confronti in una situazione di maggiore o minore subordinazione. In questo senso, gli Stati Uniti sono ancor oggi il centro di un ampio sistema mondiale di paesi; in particolare, hanno la guida, per quanto a volte appena mascherata, dell’intera UE che, come già detto, è in definitiva un’organizzazione parallela a quella della Nato. E’ impossibile seguire le vicende politiche interne di un qualsiasi paese europeo senza tener conto dei rapporti di subordinazione rispetto al paese predominante. Questo è particolarmente valido per l’Italia, paese la cui subordinazione è di alto livello e va crescendo. E continuerà a crescere per quanto diremo subito appresso”.

Ed allora, caro Di Maio, porta a casa i risultati veri, non importa se per farlo ricorri a metodi poco ortodossi e ti sporchi la coscienza. Viaggia pure a nostre spese se il guadagno sarà cento volte lo sperpero (che tale non è ) del denaro dei contribuenti. Condivido qui anche il pensiero dell’analista di Limes Germano Dottori che mi sembra altrettanto calzante: “Non sono in questione il carattere moralmente positivo o negativo di un traguardo o di una linea operativa. Quello che conta è la modalità attraverso la quale i soggetti politici cercano di raggiungere i loro obiettivi laddove questi competano con quelli di altri attori. Solo una parte della lotta politica si svolge alla luce del giorno anche nelle democrazie più avanzate, come quella americana o la nostra. Dobbiamo probabilmente a Niccolò Machiavelli la valutazione più corretta del peso relativo dispiegato sui processi politici dalle astuzie cospiratorie e dai vari fattori materiali concorrenti: nel Principe, testo che paradossalmente proprio gli italiani conoscono meno, probabilmente perché concentrati sullo stile della sua prosa, il segretario forentino è al riguardo chiarissimo”.

Macchiati Di Maio, anzi machiavellati.
Chi ha le mani pulite non ha le mani.

La caduta dei radical chic di A. Terrenzio

immigrazione

 

La sinistra perde anche l’ultimo feudo. In Toscana 10 comuni passano al centro-destra ed ormai tra le file del Partito democratico è caos.

La sinistra è al capolinea e si avvia ella definitiva estinzione.

Le polemiche violente che negli ultimi giorni sono state mosse da Roberto Saviano, il guru dell’antimafia approdato alla difesa delle Ong, non sono servite a scalfire il prestigio e la cavalcata della Lega.

Attacchi offensivi ed isterici hanno caratterizzato un po’ tutti gli elementi del main stream progressista.

Da Mentana, che commentando il censimento nei campi Rom, allarmava sul pericolo di un vago ritorno ai “rastrellamenti nazisti”, alla proposta demenziale di Orfini del PD, di schedare i fascisti.

Il solito mantra ossessivo, da caso psichiatrico, ha caratterizzato tutta la stampa e nazionale con le accuse rivolte al MdI di “inumanita’”, “xenofobia”, “fascismo”, per le politiche di freno ai traffici sui migranti e la chiusura dei porti voluta ed attuata da Matteo Salvini.

Un’orgia di stupidità collettiva di una sinistra che non fa altro che gridare al fascismo e al razzismo, pur di squalificare ogni minima azione di governo che sia orientata a riportare ordine sulla Penisola, invasa da centinaia di migliaia di disperati.

Moltissimo è stato scritto sulle ragioni del declino inesorabile della Sinistra italiana in tutte le sue gradazioni.

La lontananza dal mondo reale, l’abbraccio incondizionato e dogmatico al multiculturalismo, l’accettazione acritica delle leggi del libero mercato, hanno inesorabilmente scavato la fossa all’area politica peggiore vista negli ultimi decenni.

Convinzione di essere dalla parte giusta, sempre e comunque, incapacità di vedere come il tessuto socio-economico dell’Italia stesse cambiando, odio manifesto per ogni istanza popolare, sono le caratteristiche che accomunano i vertici e la base del Partito Democratico.

Hanno dovuto ingoiare la formazione di un governo identitario/populista, e sin da subito hanno iniziato a nicchiare, cercando di gettare  zizzania tra il partito di Di Maio e quello di Salvini.

Nemici di ogni cambiamento, responsabili di decenni di svendita ed umiliazione della sovranità nazionale.

Ora il Pd e la sinistra tutta sono passati dalla disfatta elettorale alla definitiva liquidazione.

E’ già si discute delle possibili cause, delle “divisioni”, dell’assenza di “leadership”. Tutto, meno che una radicale e sincera autocritica sulle ragioni di un fallimento culturale prima che elettorale.

Siamo di fronte ad un cambio di paradigma dove i vecchi concetti di destra e sinistra sono insufficienti a comprendere il cambio socio/politico delle masse. La sinistra fa ancora fatica ad assimilare perché’ grosse fette del suo elettorato si rivolgono ai partiti populisti. La Geografia elettorale parla chiaro, oramai il PD è praticamente condannato all’estinzione ed è troppo tardi per riconquistare un elettorato che ha preferito sostituire con i migranti ed altri marginali.

Giusta punizione per che si è creduto superiore disprezzando i ceti subalterni, ha etichettato qualsiasi proposta di riappropriazione di sovranità come populista, e non ha mai smesso di predicare “umanità’” e “accoglienza” dall’alto delle ville di Capalbio o dalle patetiche “tavolate multietniche”

 

Salvini e la Libia

 

Lasciate cadere le inutili polemiche sui Rom e la scorta a Saviano, il MdI si è recato il Libia per parlare con il Presidente Serraj e le autorità libiche per la creazione di “hot spot” ai confini esterni della paese e non in Italia, come invece vorrebbe Bruxelles. L’intento sarebbe fermare il traffico di vite umane che provengono dall’Africa sub-sahariana, arrestando il problema delle migrazioni illegali verso l’Europa. A tale visita era preceduta quella del premier Conte in sede UE, dove il PdC aveva ribadito la proposta italiana della creazione di “centri di accoglienza” in paesi di transito nel continente africano come Niger e Libia, appunto. Inoltre, ferma la volontà da parte del governo italiano di annullare gli accordi di Dublino e procedere ad una equa ripartizione delle quote di migranti tra i paesi dell’UE.

La politica estera italiana è radicalmente mutata con l’esecutivo giallo-verde e Roma ha sicuramente recuperato una posizione autorevole rispetto ai governi di marca PD.

La Francia di Macron è il principale nemico dell’Italia in sede europea. L’ipocrita leader di “En marche” ha definito “vomitevoli” le politiche di blocco dei flussi da parte del Governo Italiano e come “lebbra” il vento populista, con chiaro riferimento all’Italia. Immediata la risposta del nostro MdI che ha definito Macron più cattivo di Orban, nella ripartizioni delle quote migranti.

Ma la Libia, oltre ad essere cruciale per la questione dei flussi migratori, è anche al centro della disputa energetica tra Italia e Francia.

Ricordiamo che Macron approfittò dei giorni di vuoto governativo per recarsi a Tripoli e stabilire accordi con le varie fazioni libiche, per la “ricostruzione” del territorio.
I “cugini” sono decisi a cacciarci definitivamente dalla nostra ex colonia per mettere le mani sul petrolio libico ed estromettere l’ENI. Matteo Salvini ne è ben consapevole e ha già fissato un incontro per il prossimo Settembre, per discutere col governo libico di tali questioni e tutelare i nostri interessi petroliferi e commerciali.

Non solo la Cirenaica è al centro del nostro attrito coi francesi ma anche il Niger e la Tunisia, paesi di transito e formazione di gruppi jihadisti e fondamentali per la nostra sicurezza. In Nord Africa, la Francia ci è palesemente ostile e gioca sporco dal 2011.

Altro paese importantissimo per i nostri interessi nel Mediterraneo è l’Egitto di Al-Sisi, con il quale i nostri rapporti diplomatici sono entrati in crisi per il “caso Regeni”, anch’esso pedina di un progetto che mira ad estromettere l’ENI, dopo la scoperta del più grande giacimento petrolifero del Mediterraneo (lo Zohr), nei fondali adiacenti le coste egiziane.

Intanto giunge la notizia da parte di Matteo Salvini, sempre più protagonista di questo Governo a trazione leghista, di essere intenzionato a voler rimuovere le sanzioni alla Russia. Parole che non sono state precedute dai fatti, dato che anche l’Italia si è accodata all’UE nel loro rinnovo.

Sulla domanda in tema di veto in Consiglio UE, il leader del Carroccio ha opportunamente  passato la palla a Conte.
Le sanzioni alla Russia saranno il banco di prova per capire se l’attuale esecutivo M5S-Lega fa davvero sul serio.

Saviano è una mummia (citazione da Salvemini)

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Saviano definisce Salvini ministro della malavita, citando malamente Gaetano Salvemini. Non entro nella querelle tra i due personaggi che sono meno lontani di quel che si creda, in quanto conseguenza uno dell’altro. Entrambi, infatti, sono funzionali ad uno “schema” che riproduce polemiche senza costrutto e senza soluzione, atte a distrarre l’opinione pubblica da problematiche ben più profonde. Ma almeno Salvini è la reazione al reazionarismo di Saviano, il che fa qualche minima differenza. Detto ciò, lo scrittore napoletano fa parte di un’élite di sinistra decadente e marcia, rappresentante i peggiori poteri internazionali di matrice americana, che tanto danno hanno fatto al nostro paese. Salvini, invece, si è accreditato come esponente di un corso populista non sgradito ai nuovi vertici washingtoniani, i quali, a loro volta, stanno conducendo, in virtù di un cambio strategico, una battaglia contro le precedenti forze dominanti ritenute deleterie nella presente fase storica, in cui va mutando il quadro delle relazioni mondiali e l’impianto egemonico generale.
Il martire, non martirizzato, Saviano, il quale ha la tendenza a parlare troppo, scrivere molto e studiare poco, farebbe meglio ad evitare certe citazioni estremamente controproducenti per i falsi miti che egli ha contribuito a creare. Lo “scortato” sarebbe stato definito da Salvemini quasi sicuramente una mummia ed i suoi sermoni sulla Costituzione, la Resistenza e la lotta alla mafia delle lagne da impotente o ancora peggio. Salvemini, di fronte all’attuale accumulazione di idiozie intellettuali, avrebbe propeso, per mancanza di alternative, per le ruspe piuttosto che per il moralismo d’accatto, di cui Saviano è esponente celebrato.
Lascio la parola a Salvemini su Costituzione e necessità di bonifica della politica. Ne riparleremo sicuramente perché c’è tanto bisogno di rifare le fondamenta di questo, (esso sì), martoriato Paese.

Costituzione

“Da quelle scempiaggini sta uscendo la costituzione più scema che mai sia stata prodotta dai cretini in tutta la storia dell’umanità. Ti par poco farsi un’idea di quell’Himalaya di somaraggini? Un’assenza così totale di senso giuridico non si è mai vista in nessun Paese del mondo, i soli articoli che meriterebbero di essere approvati sono quelli che rendono possibile di emendare o prima o poi quel mostro di bestialità“.

Partigiani e resistenza

“non tutti erano stinchi di santo”…“Meritavano di meglio che un’Assemblea costituente formata in gran maggioranza da somari, scelti non dagli elettori ma dalle camorre centrali dei partiti così detti di massa. Meritavano di meglio che quel polpettone che sarà la Costituzione della repubblica italiana: norme costituzionali che dovrebbero essere permanenti, leggi rivedibili in base alle mutevoli condizioni dei tempi, trattati internazionali che si possono e debbono sempre rinegoziare, regolamenti governativi, circolari ministeriali, articoli del codice civile, regole di procedura penale, discorsi elettorali e imparaticci di dispense universitarie.”

Bonifica e mummie

“Se Mussolini arriverà a spazzare via queste vecchie mummie e canaglie, avrà fatto opera utile al paese. Dopo che lui abbia compiuto questo lavoro di spazzature, verranno avanti uomini nuovi, che spazzeranno lui…Se Mussolini venisse a morire, e avessimo un ministero Turati, ritorneremmo pari pari all’antico. Motivo per cui bisogna augurarsi che Mussolini goda di una salute di ferro, fino a quando non muoiano tutti i Turati, e non si faccia avanti una nuova generazione liberatasi dalle superstizioni antiche”.

Un governo del cambiamento? di A. Terrenzio

europa

 

 

Nel giro di una settimana l’Italia si è ritrovata dalla formazione dell’ennesimo governo tecnico ad uno cosiddetto populista, spauracchio delle burocrazie europee.

Il PdC Giuseppe Conte ha pronunciato il discorso per ottenere la fiducia dal Governo.

“Metteremo fine al business dell’immigrazione che è cresciuto a dismisura sotto il mantello della finta solidarietà. Se populismo è attitudine a ascoltare i bisogni della gente, allora lo rivendichiamo con orgoglio”, queste in sintesi le parole dell’”avvocato del popolo” che ha citato le riflessioni di Dostoevskij tratte dalle pagine di Puskin.

I punti forti del contratto di governo sono: 1)L’introduzione di un “salario minimo” e del “reddito di cittadinanza” per permettere a chi si ritrovi senza lavoro, livelli di  vita dignitosa.

2) L’introduzione della Flat tax, per permettere il rilancio del nostro Paese attraverso un sistema di tassazione equa. L’obiettivo di ridurre il Debito Pubblico, attraverso la crescita e non attraverso un piano di austerity che negli ultimi anni ha contribuito a farlo lievitare.

3) Porre fine al business dell’immigrazione cresciuto a dismisura sotto il mantello della finta solidarietà” Partendo dal “superamento del Regolamento di Dublino al fine di ottenere l’effettivo rispetto del principio di ripartizione delle responsabilità e realizzare sistemi automatici di ricollocamento obbligatorio dei richiedenti asilo” con un “sistema dell’accoglienza, assicurando trasparenza sull’utilizzo dei fondi pubblici ed eliminando ogni forma di infiltrazione della criminalità organizzata”, offrendo l’assist al neo MdI Matteo Salvini che ha fatto sapere che per i migranti la pacchia e’ finita.

Ma ora veniamo ai temi più strategici.

 

L’Italia e il Gruppo di Visegrad

 

Non appena ottenuto l’incarico, il neo/governo col con il MdI Matteo Salvini si è subito messo all’opera inviando messaggi netti e forti a Bruxelles: esplicita richiesta di collaborazione da parte dell’UE, che ha abbandonato la Penisola nella gestione dei flussi migratori.

Salvini ha ricevuto l’endorsment del Premier Austriaco Sebastian Kurz, che ha fatto sapere di considerare l’Italia “un alleato forte” sulla questione delle migrazioni. Sostegno incassato anche dal Belgio. Ma soprattutto dal premier Victor Orban, con il quale il leader del carroccio ha intrattenuto un lungo colloquio telefonico. Matteo Salvini ha più volte espresso solidarietà verso il premier ungherese in materia di sicurezza e arresto dei flussi. Una sintonia tra i due che li ha visti uniti anche contro lo speculatore filantropo George Soros. Quest’ultimo, dopo aver visto chiudere le sue Ong in Ungheria, alcuni giorni fa ha avvisato del pericolo populista in corso in Italia con il nuovo Governo.

L’Italia quindi sembra decisa ad unirsi ai Paesi del Gruppo di Visegrad, guidato dal Premier Orban, assurto a leader antiprogressista dell’Europa Orientale.

La partecipazione dell’Italia a tale blocco di Paesi, darebbe un peso determinante nel cambiamento delle politiche migratorie del Mediterraneo e rappresenta una novità assoluta se paragonate alle politiche antinazionali ed autolesionistiche dei governi che lo hanno preceduto.

La musica sembra essere davvero cambiata se segnali di distensione sembrano arrivare anche da Parigi e Berlino. Ora che il fronte sovranista italiano alza la voce, la Merkel ammette che l’UE ha sbagliato a lasciare da sola l’Italia nelle questione migratoria.

Dichiarazioni ipocrite e tardive quelle della leader delle CDU che palesano lo stato di difficoltà della Germania.

 

Usa vs Germania

 

E veniamo adesso al tema centrale della questione.

Diversi osservatori hanno notato che dietro il repentino cambio di rotta di Sergio Mattarella, nel ridare l’incarico all’avvocato Giuseppe Conte, ci sia l’intercessione americana.

Non è un segreto per nessuno che gli Stati Uniti abbiano deciso di fare guerra all’Europa ed in particolare alla Germania. Il potere economico e finanziario assunto da quest’ultima è qualcosa fortemente temuto dagli “hauks” di Washington, ragion per cui gli Usa hanno deciso di colpire la Germania con i dazi su acciaio e alluminio e stanno ostacolando la formazione del gasdotto Nord stream che collegherebbe quest’ultima alla Russia. Inoltre le agenzie di rating americane hanno declassando i titoli  Deutche Bank a pochi gradini dalla spazzatura. In tale quadro le elezioni italiane sono state l’assist alla dirigenza Trump per colpire la Germania attraverso la formazione di un governo fortemente ostile ad essa.

L’Italia si è trovata in mezzo ad una guerra che ha visto protagonisti ambienti americani contro quelli tedeschi. Sospetto è stato l’aumento dello spread in poche ore per creare il clima propizio alla formazione dell’ennesimo governo tecnico, prono ai diktat delle Troika. E a questo punto che sono intervenuti gli americani, che comprando i bond italiani hanno permesso che il clima diventasse favorevole alla formazione del governo Di Maio/Salvini.

In tale quadro più di un osservatore ha ritenuto “provvidenziale” l’intervento americano.

Di certo c’è che le misure di austerità stanno portando l’Europa verso una pericolosa spaccatura. Se la Germania e l’Europa baltica, non saranno disponibili ad una revisione dei trattati ci sarà una radicalizzazione dello scontro che non farà altro che favorire il dominante d’oltreoceano.

Seppur in controtendenza alla vulgata corrente, che vede la Germania come male continentale, non si può evitare di sottolineare come l’atteggiamento della politica tedesca, (si pensi all’imbecillità di certe dichiarazioni di politici tedeschi) abbia favorito il clima necessario a una ostilità antitedesca.

Berlino deve cambiare rotta per contrastare gli Usa, con una Merkel troppo prona al vecchio establishment statunitense e fortemente antirussa (vedere le recenti dichiarazioni contro la Crimea annessa a  Mosca).

Da par suo, invece, il governo italiano richiede la cancellazione delle sanzioni alla Russia, la creazione di un Asse Roma-Budapest in materia migranti ed il ritiro delle truppe dall’Afghanistan in contesti regionali dove non abbiamo interesse a dispiegare risorse e forze militari. Sono buoni segnali, tutti ancora da riscontrare.

Il Governo Conte dovra’ sfruttare tutte le “sponde” in campo internazionale per far recuperare posizioni alla penisola. Dovrà chiedere maggiore flessibilità e farsi promotore di politiche basate sulla crescita, cercando un’intesa con i tedeschi che al momento appare lontana, ma al tempo stesso cercare di “erodere” l’alleanza atlantica, astenendosi dal partecipare ad azioni militari che vadano contro i nostri interessi.

Recuperare peso politico all’interno dell’UE, riportare un po’ d’ordine nel Paese, difendere il “made in Italy”, dare finalmente voce a quel “popolo degli abissi” dimenticato e disprezzato  dalle classi sub-politiche e dalla stampa cortigiana ad esse legata, sono elementi che fanno ben sperare.

L’ottosettembrista di Arcore

gianfranco

E’ continuato anche oggi l’atteggiamento denunciato con l’ultimo post appena sotto. Posso aggiungere che non credo molto alla telefonata “bollente” tra il traditore e Salvini. E’ stata smentita; ma a questa non credo. Tuttavia, propendo per una telefonata certo ruvida, in cui però il “vile ottosettembrista” ha ribadito quello che è un ordine al leghista; di sfilarsi in qualche modo dall’accordo perché lui ha avuto a Sofia l’investitura “ufficiale” (certo non dichiarata, va da sé) di diventare premier (ed infatti si è subito proposto in tal senso appena rientrato), avendo poi l’appoggio di fatto dei parlamentari renziani. La UE, insomma, ha incaricato il suo servo e sicario di farla finita con ogni commedia di autonomia e sovranismo. Vedremo se Salvini resiste; e per quanto tempo. La Meloni – grande chiacchierona su Patria e italianità – ha già fatto vedere da che parte sta. Dico per inciso che ho sempre ritenuto molto appropriata la dichiarazione di Samuel Johnson (il 7 aprile 1775): “Il patriottismo è l’ultimo rifugio delle canaglie”. Ma stasera ho udito anche una giornalista de “Il Manifesto” (a “Linea notte” sul terzo canale TV Rai) che di fatto era critica proprio sulla parte dell’accordo dei due, in predicato per governare, relativa alla decisa ostilità verso la UE (se tenta di comandare a casa nostra). Ormai è chiaro che cosa ci vorrebbe in Italia se non vogliamo essere dei puri e semplici servi.
L’unica cosa un po’ interessante è una breve notizia data (mi sembra in Tgcom 24) su alcune dichiarazioni di Bannon. Questi sembra abbastanza favorevole all’accordo tra Lega e “5 stelle” per la parte di (almeno dichiarata) maggiore autonomia dall’Europa; invece nettamente ostile – ma non poteva essere altrimenti – verso la non accettazione delle sanzioni contro la Russia e la sospettata (sbagliando a mio avviso) simpatia e avvicinamento a questo paese. Ciò significa che il vertice Usa, in urto con quello precedente rappresentatosi in Obama (e Hillary Clinton), desidera che qualche paese europeo crei grane all’attuale vertice europeo (ancora dalla parte del precedente establishment americano); e tuttavia avverte che non tollera mutamenti di subordinazione agli Stati Uniti nel mondo multilaterale in avanzata. Tutto diventa sempre più chiaro. Soprattutto l’impossibilità di una qualsiasi vera autonomia dai farabutti che governano l’Europa e da quelli che intendono governare il mondo se non si formano forze politiche assai violente e se le popolazioni dei paesi europei (in specie dei più vessati come l’Italia) continuano a non capire una se…..ppia.

L’ora dei tradimenti di GLG

gianfranco

<<Niente accordo sul “terzo uomo”, che i grillini vogliono politico e che per il Carroccio può anche essere tecnico>> (dal Giornale, che non nasconde la sua felicità per il prossimo fallimento del tentativo).

Se esiste ancora la memoria, tutti ricorderanno Salvini affermare senza mezzi termini che non voleva un tecnico. L’ha ripetuto in mille salse, anche con più decisione dei “grillini”. Adesso lo accetterebbe e inoltre ha chiesto (e non l’aveva fatto finora) il sondaggio degli elettori addirittura nei gazebo, non elettronicamente, rinviandolo a fine settimana. Inoltre, è stata messa in atto la sceneggiata dell’irritazione con il Colle perché lui – volendo rappresentare nel governo l’intero centro-dx – vuole le mani libere sull’immigrazione. E il presdelarep, invece di manifestare a sua volta irritazione, concede addirittura una dilazione dopo che aveva chiaramente manifestato la sua decisione di non accettare ulteriori ritardi, minacciando di fare il “suo” governo. A questo punto si chiarisce la manovra avvolgente degli “alleati” del “nano” (e soprattutto di Salvini che ha preso il sopravvento al voto e continua a crescere nei sondaggi) per fottere i “grillini” e far perdere loro consensi (così sembra sempre nei sondaggi). Intendiamoci bene: Di Maio se lo merita perché non ha mostrato alcuna statura di uomo politico coerente, si è irrigidito solo sul berlusca per ragioni giudiziarie (mentre quest’uomo è ormai un vero sicario sdraiato di fronte ai voleri dell’establishment europeo più deleterio), manifestando opportunismo sui temi fondamentali della politica estera e del nostro servilismo in proposito. Tuttavia, appare adesso a chiare lettere che, di fronte alle difficoltà di Renzi che ha bisogno di tempo per risistemare le faccende all’interno del Pd, i gruppi dirigenti italiani più asserviti ai poteri della UE hanno giocato con una certa abilità, dirottando l’evidente malcontento della popolazione (però confuso e non politicamente consapevole) verso quello che viene indicato (sempre impropriamente) populismo. Il rientro in campo del “nano” ha determinato un’accelerazione nel tentativo di disamorare definitivamente la sbandata popolazione verso quelli che credeva i suoi rappresentanti. Adesso il principale complice del “cavaliere” è al momento Salvini (con alle spalle Maroni). Se non interviene nulla di più coerente e determinato, non passerà un anno che saremo di nuovo sotto il tallone dei vecchi poteri della UE. C’è solo una situazione internazionale in forte “scombinamento” che disturba i giochi di queste forze ormai tese a ridurci a nulla. Adesso capiamo perché, quando fu fregato Romani quale presidente del Senato e nominata la Bernini (che non accettò l’incarico), il “nano” chiamò traditore Salvini senza che questi si offendesse troppo; anzi ricucì il rapporto in poche ore. E anche la Meloni, tenuto conto del suo poco elettorato, giostra comunque per rinsaldare lo “schieramento del 37%”, attuale rappresentante (ma fingendo il contrario) di poteri europei in forte difficoltà con i due “comandanti” (Macron e Merkel) abbastanza indeboliti all’interno. Una gran massa di falsoni e manutengoli dei peggiori poteri di asservimento del nostro paese.

<<La tentazione di Salvini:
alzarsi e ribaltare il tavolo
Matteo fa i conti con le riserve dei suoi elettori. E rischia di essere ridimensionato come leader del centrodestra>>

Ecco il nuovo titolo del “Giornale” on line. Nessuno riesce a capire l’imbroglio che hanno combinato i malefici “tre” del Centro-dx? Degli avversari, che comunque ricominciano a respirare con grande sollievo (basta vederli in TV come hanno riacquistato il sorriso e la “buona vena”), non c’è bisogno di dire altro.

PS Salvini continua a mostrare indignazione per il continuo intervento dell’UE contro la politica antieuropeista del governo in discussione. E dichiara ogni momento: “inaccettabile”. Benissimo, allora fai il governo. Invece, di questo “inaccettabile” si servirà per far saltare tutto. Quindi dimostra d’essere al servizio di chi sta rientrando in politica “ufficialmente” (di fatto non è mai andato via)

Berlusconi il peggiore

gianfranco

Credo di aver detto più volte qual è stata, secondo la mia esperienza e la conclusione che posso trarne, la funzione di Napolitano quale “plenipotenziario” dello spostamento del Pci, inizialmente molto coperto (ma da me intuito già almeno a partire da metà anni ’70), verso l’atlantismo e gli Usa. Tuttavia, sia chiaro che non gli auguro affatto di morire e anzi spero con sincerità che se la cavi. Il suo guaio fisico non altera minimamente il mio giudizio politico, che resta decisamente negativo. Tuttavia, ritengo veramente barbaro e anche un po’ odioso augurare la morte, e per guaio fisico, a chicchessia. Considero il “nano” ancora peggiore del “regale” ex presdelarep. E quel che ha detto oggi sugli eventi di Porzus (per null’affatto delucidati e molto poco conosciuti se non in chiave anticomunista) e sui “5 stelle” come nazisti (quindi per lui i forzaitalioti sono simili agli ebrei) me lo fanno disprezzare più di qualsiasi altro personaggio dall’inizio della storia d’Italia. Quando è stato molto male, anche lui per problemi all’apparato circolatorio, non gli ho però augurato di morire e sono stato in fondo lieto che se la sia cavata.
Venendo alla politica meschina di questi ultimi due mesi, secondo me il berlusca si è ri-convinto – dopo la delusione di essere arrivato secondo nel centro-dx – di potercela fare. Spera di ammorbidire Salvini fino a farsi seguire nell’appoggio ad un governo Pd e F.I. (su cui Renzi è d’accordo). E’ però senz’altro complicato; la Lega perderebbe consenso. La Meloni non basta in termini di maggioranze parlamentari; e poi penso che anche a lei non convenga un simile comportamento. Il maneggione potrebbe tentare di staccare i maroniani dalla Lega, ma non so se sono poi tanti e quindi sufficienti. Forse, la trama segreta potrebbe essere – e allora per questo i renziani fanno i “duri” e gli indisponibili – un Pd che convince Di Maio a non essere premier e a mettere avanti un altro individuo meno esposto. Dopo di che i “dem” potrebbe alla fine accettare l’accordo in chiave nettamente europeista e atlantista, con qualche concessione su un simil-reddito di cittadinanza (modificato opportunamente) e accordi sui “diritti civili”. La maggioranza è ristretta? Basta convincere i “grillini” a quell’appoggio esterno dei berlusconiani, che già avevano accettato per un governo con la Lega. Il “nano” potrebbe presentarsi ai vertici UE come colui che ha assolto la promessa d’essere “argine al populismo”. Infatti, dopo giorni di tensione, ricomincia a mostrarsi sollevato. Sarebbe utile una batosta in Friuli Venezia Giulia, ma non decisiva. E poi ci sarà? Mah, gli elettori non ci hanno capito nulla. La Lega deve stare attenta; potrebbe essere la maggiore fregata alla fine di tutta questa manfrina.
Aggiungo che il “nano” potrebbe presentare il progetto appena sopra esposto a Salvini come fosse quello di un governo di unità nazionale, che anche lui dovrebbe appoggiare. Al suo rifiuto, pressoché sicuro, accuserebbe il leghista di scarso senso degli interessi nazionali e quindi sosterrebbe di essere lui a salvare l’Italia con il suo “sacrificio” (molto ben remunerato in sede europea, statene sicuri)

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