NIENTE AMMAZZA COME UNA DEMOCRAZIA

liberta

I crimini contro l’umanità sono del nazismo e del comunismo. Sta scritto sui giornali liberali e su quelli (a)varia(ta)mente democratici. Quanti ne avrà uccisi Stalin? Miliardi! E Hitler? Fantastilioni, ma 6 milioni di ebrei in particolare. Qui conta il dato parziale (peraltro discutibile come afferma, ad esempio, lo storico Eric Hobsbawm che parla di 4 milioni) perché gli altri poveri ammazzati dal fuhrer, come zingari, comunisti, omosessuali ecc. ecc. non valgono proprio come i primi e, spesso, passano in secondo piano nel bilancio finale dei morti. Lo dico con tutto il rispetto possibile per il popolo ebraico che è stato vittima di sopraffazioni ignobili ed è tutt’ora perseguitato da strumentalizzazioni non meno abiette. Ma al pari di altre stirpi non altrettanto compatite dalla famigerata Comunità Internazionale. Però, con buona pace del grande Totò, nemmeno la morte livella e non è la somma che fa il totale, a quanto pare. Eviteremmo di essere sarcastici su un tema così serio se non dovessimo assistere quotidianamente alla demonizzazione del nemico e all’accumulazione di falsità sempre più intollerabile pur di coprire i propri orrori e su di essi costruire il mito dell’asse del bene o della Civiltà superiore.
In ogni caso, tutte le strade del sangue portano necessariamente ad un dittatore o presunto tale. Così ci raccontano la storia dei genocidi e degli stermini di massa gli onesti democratici, i quali non farebbero male ad una mosca ma sognano ogni notte di schiacciare Mosca o Pechino. Ed, invece, sono tutte balle! Il capitalismo e le sue democrazie liberali sono andati ben oltre Stalin, Hitler e Pol Pot messi insieme. “Abbondandis in abbondandum”. Nemmeno i campi di concentramento o i gulag, queste immense vergogne dove l’umanità ha dimostrato la malvagità di cui è capace, sono un’invenzione dell’Imbianchino o di Koba il terribile. Come riportato da M. Zezima nel libro Salvate il Soldato Potere: “«Durante la guerra contro i boeri (1899-1902), il Regno Unito aveva usato campi di concentramento simili per internarvi gli elementi ostili della popolazione sudafricana. Lo stesso fecero Spagna e Stati Uniti nelle Filippine» scrive lo storico Michael Adams, rilevando come simili precedenti fossero stati presi a modello dal regime nazista.
In realtà, dice Ward Churchill, docente al Center for Studies in Ethnicities and Race in America dell’Università del Colorado (con sede a Boulder), la politica tedesca traeva ispirazione da esempi ancora più remoti.
Hitler aveva ben presente il trattamento riservato agli indigeni d’America, specie in Canada e negli Stati Uniti, e prese a modello quelle procedure per ciò che definiva “politica dello spazio vitale”. In pratica, il Führer fece sua l’idea della “conquista dell’Ovest”, con la conseguente deportazione dei residenti all’arrivo degli invasori, che condusse all’insediamento del ceppo anglosassone nelle terre americane come esempio per la sua espansione a est verso la Russia, dislocando, deportando e/o liquidando la popolazione per farsi spazio e sostituirla con quella che riteneva una razza superiore. Hitler era pienamente consapevole di come la sua politica ricalcasse le precedenti esperienze della popolazione anglo-americana nelle regioni a nord del Rio Grande”.
Non occorre andare a rivangare troppo nel passato per scoprire le atrocità commesse dai governi e dai popoli liberi ed, anzi, possiamo anche soffermarci al periodo della II GM per avere un saggio di come si sono comportati i sedicenti buoni nella lotta contro i cattivi. Piuttosto, l’unica certezza è che nemmeno nel futuro avremo un miglioramento della situazione poiché, parafrasando Cioran, l’ora del crimine non [sempre] suona nello stesso momento per tutti i popoli e ciò spiega il permanere della storia.
Innanzitutto, a qualche americano era venuto il dubbio che i propri capi non fossero propriamente degli stinchi di santo. Di fronte ad ordini bestiali e cruenti, che andavano ben oltre l’intenzione di sottomettere il nemico, la convinzione di trovarsi dalla parte dei giusti poteva vacillare. Tra questi il ministro della Guerra statunitense Henry Stimson, che dopo i bombardamenti incendiari contro il Giappone, nel 1945, disse : «E terrificante che non si siano sollevate proteste per i bombardamenti aerei con cui abbiamo colpito il Giappone causando un numero eccezionale di vittime. C’è qualcosa di sbagliato in un paese dove nessuno protesta…perché non voglio che gli Stati Uniti si guadagnino la reputazione di avere superato Hitler in atrocità”. Il suo dubbio si tramuterà in certezza poco dopo, quando Truman farà sganciare due atomiche su Hiroshima e Nagasaki. Facendo centinaia di migliaia di morti? Macché, per Truman “avere sganciato le bombe ha salvato milioni di vite”. Churchill lo superò dando letteralmente i numeri: 12000000. Goebbels in confronto a questi due era un dilettante.
I giapponesi hanno ricevuto dagli statunitensi un trattamento davvero speciale perché considerati addirittura subumani. Sembra strano ma la patria del politicamente corretto antirazzista non esitava a schiacciare i musi gialli come fossero zanzare. Un altro brano tratto dal testo di Zezima: “Il Giappone, per passare da paese primitivo abitato da scimmie e traditori ad affidabile baluardo anticomunista, doveva ovviamente pagare un prezzo esorbitante. Anche quando stava per essere sganciata la seconda atomica su Nagasaki (9 agosto 1945) e la vittoria era ormai una questione formale, le attività della “buona guerra” continuarono immutate. Sedici avieri americani venivano sommariamente giustiziati in Giappone, mentre gli Stati Uniti si accingevano a preparare ciò che il generale Henry “Hap” Arnold definiva «il finale più clamoroso possibile». Il New York Daily del 15 agosto 1945 precisò senza esitazioni la collocazione temporale delle ultime incursioni: «Quasi 400 bombardieri B-29 Superfortezza volante hanno attaccato 12 ore dopo che il messaggio della capitolazione nipponica era già diretto a Washington, distruggendo i bersagli prestabiliti». Realizzando il suo sogno di colpire Tokyo con un’incursione di mille aerei, la notte del 14 agosto Arnold inviò in missione 1104 velivoli che bombardarono la capitale giapponese senza riportare perdite. Queste le parole di Leonard Dietz, uno dei piloti che parteciparono al finale di “Hap” Arnold: Ricordo di avere guardato in basso (eravamo a 700 metri di altezza) ma non riuscivo a vedere niente perché Tokyo era già rasa al suolo, come se una mano gigantesca fosse uscita dal cielo stritolando tutto a terra. Sembrava che fosse caduta una bomba atomica. Prima che gli aerei di Arnold tornassero alle basi, Truman annunciò la resa incondizionata del Giappone. Come può una nazione che si suppone combatta dalla parte del bene in una presunta guerra giusta permettere impunemente un massacro così premeditato? La risposta a questa domanda fornita da Time, prendendo spunto dalla battaglia di Iwo Jima (in cui la rivista definiva i marines «roditori da sterminio»), è alquanto eloquente: «Il normale giapponese irragionevole è ignorante. Forse è umano. Niente […] lo indica»….
I bombardamenti incendiari sul Giappone che dovevano preparare il terreno allo sganciamento dell’atomica distribuirono “250 tonnellate di bombe ogni 1600 metri quadrati distrussero il 40 percento della superficie di una lista di 66 città (incluse Hiroshima e Nagasaki) da radere al suolo. Le aree da colpire erano perlopiù residenziali (87,4 percento).163 Si ritiene che nell’arco di sei ore si sia conseguito il record assoluto, nella storia dell’umanità, di persone decedute a causa del fuoco. A terra, la temperatura raggiunse i 980 gradi; le fiamme dell’inferno così scatenato erano visibili a una distanza di 320 chilometri. A causa dell’intenso calore, i canali ribollivano, i metalli fondevano e gli esseri umani esplodevano. Nel maggio 1945, il 75 percento delle bombe sganciate sul Giappone erano incendiarie. Acclamata dalla rivista Time (e da altre testate simili, ci si compiaceva nel precisare che «attizzate a dovere, le città nipponiche bruciavano come foglie d’autunno»), la spedizione di LeMay fece un totale di circa 672mila vittime.164 Radio Tokyo definì la tattica del generale statunitense “bombardamenti di sterminio” e la stampa giapponese dichiarò:
Con le incursioni incendiarie l’America ha rivelato il suo carattere barbarico […] È stato un tentativo di genocidio di donne e bambini […] L’azione degli americani è resa ancora più spregevole dalla palese falsità del loro continuo appello all’umanità e all’idealismo […] Nessuno pensa che una guerra sia scevra da atti di brutalità, ma sugli americani ricade la responsabilità di averla resa sistematicamente e inutilmente un orrore indiscriminato per vittime innocenti”.

Dall’altro lato dell’Oceano, in Europa, davano man forte gli inglesi che, di comune accordo con gli Usa, decisero di radere al suolo Dresda perché piena di profughi (quando i profughi eravamo noi europei non interessava a nessuno della nostra salvezza) e quindi di maggiore impatto psicologico per i futuri avversari: ” Una nota interna della RAF si esprimeva in questi termini: Dresda, la settima città tedesca per grandezza, appena più piccola di Manchester, è l’area edificata di gran lunga più ampia ancora immune da bombe in territorio nemico. Nel mezzo dell’inverno, con i profughi che si riversano a ovest e le truppe da far riposare, le case sono tenute in grande considerazione non solo per il riparo che offrono […] ma anche perché possono alloggiare i servizi amministrativi trasferiti da altre zone […] L’attacco si propone di colpire il nemico dove più gli farà male […] e al contempo di dimostrare ai russi, quando arriveranno, che cos’è capace di fare il Comando bombardieri. Da parte degli Alleati non ci furono mai dubbi su chi sarebbero state le vittime del bombardamento di Dresda. Brian S. Blades, motorista di bordo su uno dei 460 Lancaster della squadriglia australiana, scrisse che, mentre venivano impartite le istruzioni per l’operazione, aveva udito espressioni quali «obiettivo ancora non colpito […] i servizi segreti riferiscono che migliaia di profughi provenienti da altre regioni si raccolgono in città».” (cit. da Salvate il soldato potere). Tra il 13 ed il 14 febbraio 1945, nel mattatoio tedesco morirono forse 250.000 persone (secondo Adenauer). Inutilmente, perché la Germania era ormai in ginocchio e il Cancelliere rinchiuso nel suo bunker ad attendere simile fine.
Gli angloamericani sono stati anche i precursori dei fanatici islamici e dell’Isis per quanto riguarda la capacità di distruggere le opere d’arte, annientare gli animali e poi ancora le persone. Nessuna pietà per niente e per nessuno. Dresda infatti “era nota per le porcellane e l’architettura barocca e rococò. Nelle sue gallerie d’arte erano conservati capolavori di Vermeer, Rembrandt, Rubens e Botticelli. Nel Grosser Garten vi era poi un famosissimo zoo, allora diretto da un celebre domatore di animali, Otto Sailer-Jackson. Ma la sera del 13 febbraio tutto ciò non contava nulla. Usando lo stadio della città come punto di riferimento, più di duemila Lancaster inglesi e “fortezze volanti” americane lasciarono cadere grappoli di ordigni a benzina ogni 40 metri quadrati. L’enorme incendio che si scatenò coprì 20 chilometri di ampiezza emettendo una nube di fumo alta 5 chilometri. Nelle 18 ore seguenti furono sganciate bombe normali al di sopra di questa letale miscela. Venticinque minuti dopo il bombardamento, i venti che soffiavano a 240 chilometri all’ora risucchiarono ogni cosa al centro della tempesta di fuoco. L’aria si era ovviamente surriscaldata e tendeva verso l’alto, di conseguenza l’incendio perse gran parte del suo ossigeno creando vortici infiammati che l’aspiravano direttamente dai polmoni umani. Il 70 percento delle vittime di Dresda morì per soffocamento o avvelenamento da gas tossici, che colorarono i corpi di rosso e verde. Il calore eccessivo sciolse alcuni cadaveri sui pavimenti, come appiccicosa gomma da masticare, o li ridusse a carcasse abbrustolite di 90 centimetri. In seguito, gli addetti alla pulizia del luogo dovettero indossare stivali di gomma per “guadare” il “brodo umano” raccoltosi negli scantinati. In altri casi, l’aria surriscaldata aveva scagliato le vittime verso l’alto, facendole ripiombare a terra, a pezzettini, anche a 25 chilometri di distanza. Come già detto, si presume che il bombardamento incendiario di Dresda abbia provocato più di 100mila vittime, in gran parte civili.”
La scia di sangue lasciata dietro di se dagli angloamericani è lunghissima ma queste estrapolazioni bastano ed avanzano per dire che i buoni in una guerra non esistono. Non esistono liberatori e chi si ostina a chiamarli tali o è un servo o uno sciocco. In Europa, non dobbiamo nulla agli americani e prima che arrivassero loro, a decidere del nostro destino, “eravamo addirittura europei”. Con qualche dittatura ma molta meno ipocrisia. Infatti, continuiamo a fare le guerre ma al loro rimorchio e con la faccia tosta di negarle.

Giorgio Gaber: L’America (prosa) – 1976/1977

A noi, ci hanno insegnato tutto gli americani, se non c’erano gli americani, a quest’ora noi….eravamo europei. Vecchi pesanti, sempre pensierosi, cogli abiti grigi, e i taxi ancora neri.
Non c’è popolo che sia pieno di spunti nuovi, come gli americani. E generosi, gli americani non prendono mai, danno danno.
Non c’è popolo più buono degli americani. I tedeschi sono cattivi, e per questo che le guerre gli vengono male, ma non stanno mai fermi, ci riprovano, c’hanno il diavolo che li spinge, dai dai. Intanto Dio, fa il tifo per gli americani, e secondo me ci influisce eh, non è mica uno scalmanato qualsiasi Dio, ci influisce, e il diavolo si incazza, stupido, prende sempre i cavalli cattivi. Già, ma non può tenere per gli americani, per loro le guerre sono una missione, non le fanno mica per prendere, tz tz tz, per dare, c’è sempre un premio per chi perde la guerra, quasi quasi conviene. Congratulazioni, lei ha perso ancora, e giù camion di caffè, a loro gli basta regalare.
Una volta gli invasori si prendevano tutto del popolo vinto, donne religione scienza, cultura, loro no, non sono capaci. Uno vince la guerra conquista l’Europa, trova lì, una lampada liberty, che fa? Il saccheggio è ammesso, la fa sua.
Nooooooo civilizzano loro, è una passione, e te ne mettono lì una al quarzo, tutto bianco. E l’Europa, con le sue lucine colorate, i suoi fiumi, le sue tradizioni, i violini, i valzer. Aaaaah.
E poi luci e neon e colori e vita e poi ponti autostrade grattacieli aerei. Chewin gum, non c’è popolo più stupido degli americani.
La cultura, non li ha mai intaccati….volutamente, si perché hanno ragione di diffidare della nostra cultura, vecchia elaborata contorta. Certo, più semplicità più immediatezza, loro, creano così, come cagare.
Non c’è popolo più creativo degli americani, ogni anno ti buttano lì un film, bello anche, bellissimo, ma guai, se manca quel minimo di superficialità necessaria, sotto sotto c’è sempre l’western, anche nei manicomi riescono a metterci gli indiani, e questa è coerenza eh.
Gli americani hanno le idee chiare sui buoni e sui cattivi, chiarissime. Non per teoria, per esperienza, i buoni sono loro. E ti regalano scatole di sigari, cassette di wiskey, navi sapone libertà computer abiti usati squali….
A me l’America non mi fa niente bene, troppa libertà, bisogna che glielo dica al dottore, a me l’America, mi fa venir voglia di un dittatore uuuuhh. (si schiaffeggia) Si di un dittatore, almeno si vede, si riconosce.
Non ho mai visto qualcosa che sgretola l’individuo come quella libertà lì, nemmeno una malattia ti mangia così bene dal di dentro.
Come sono geniali gli americani, te lo mettono lì. La libertà è alla portata di tutti, come la chitarra, ognuno suona come vuole, e tutti suonano come vuole la libertà.