Ancora sull’Ue e la Germania

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Nell’ultimo articolo pubblicato su questo sito, riprendendo un intervento di Becchi-Sacchetti su Libero, ho scritto che l’Ue è un prodotto americano e che l’euro è stata la contropartita da far pagare ai tedeschi per l’unificazione delle due Germanie. E’ una lettura storica ampiamente confermata, sia dai critici dell’Ue che dai suoi sostenitori, come Mario Monti. Becchi-Sacchetti, il giorno seguente, sempre su Libero, hanno persino rovesciato questo dato storico affermando che “l’Ue e l’euro sono stati fondati per affermare la supremazia della Germania sugli altri stati membri”. Questa cosa non sta né in cielo, né in terra. Successivamente, Sacchetti sulla sua pagina social ha scritto che il sottoscritto non avrebbe capito la portata dello scontro in atto tra Germania ed Usa in Europa. Solo che lo stesso studioso ritiene la Germania… uno dei leader di questo progetto americano di sottomissione dell’Ue. Allora dove sarebbe lo scontro? Secondo Sacchetti nel fatto che i tedeschi “stanno esagerando con la loro intransigenza… mettendo a rischio la prosecuzione” del progetto medesimo. Quindi la Germania ci metterebbe persino troppo zelo nell’esecuzione di questi ordini statunitensi andando oltre la volontà del “padrone” (ammettendo ma non concedendo che l’esagerazione sia una concreta categoria politica) oppure, penso io, coltiva la recondita intenzione di fare effettivamente fallire questo programma di subordinazione. Però Sacchetti afferma anche che il servo zelante può permettersi di respingere il TTIP “perché va contro i suoi interessi commerciali nell’UE”. E torniamo alla mia seconda ipotesi. Dobbiamo deciderci, o il servo serve oppure non serve, almeno non così bene come dovrebbe, con o senza esagerazione. E se non vuol servire si prepara ad un’altra “fase”. In secondo luogo, la prospettiva di Sacchetti è ciecamente economicistica. Difatti, se casca l’euro che, ricordiamolo fu la contropartita per l’unificazione tedesca, voluta da Usa e Francia, non è detto che caschi l’Ue (ci sono paesi che sono nell’Ue senza avere l’euro) ed anche se implodesse l’Unione per “frammentazione monetaria” (cosa tutta da dimostrare) c’è sempre la Nato (il vero problema di un’Europa potenza geopolitica e non più terreno passivo di scontro dell’era multipolare) a sbarrare il passo alla Russia o ad altri. I tedeschi digerirono l’euro consapevoli del fatto che sarebbe stato usato contro di loro. Senza la moneta unica probabilmente avrebbero corso di più, anche negli intenti egemonici . Purtroppo, chi ragiona economicisticamente perde questi passaggi fondamentali. Termino col dire che, certamente, la Germania è la parte più importante dei piani americani (lo ha detto chiaramente George Friedman di Stratfor) ma è anche la nazione più difficile da sottomettere perché si piega ma fino ad un certo punto alla grammatica unipolare statunitense. La Germania riesce ancora a coltivare i suoi autonomi interessi (purtroppo pure a scapito degli altri membri comunitari) pur evitando attriti diretti con gli Usa dai quali uscirebbe oggi con le ossa rotte. La Francia ne coltiva sempre meno (e quelli che coltiva sono tutti a nostro discapito, come ha scritto giustamente Alvi su Il Foglio: “L’Italia è un paese ricco, con enormi patrimoni e resta una grande potenza manifatturiera. Manca uno stato che coordini i nostri interessi strategici. Almeno dai tempi di Craxi, di cui si può dire tutto tranne che non avesse una sua politica. Non abbiamo multinazionali e non proteggiamo le nostre aziende. In ogni caso, sarei più preoccupato di ciò che fanno in Italia i francesi piuttosto che gli arabi, i cinesi o i russi: sono più ostili anche dei tedeschi….L’Europa ha funzionato finché non è diventata una struttura troppo allargata e complicata. Se vogliamo dirla tutta l’ideale europeo presupporrebbe un approccio non subalterno alla globalizzazione e la fine della dipendenza americana, compresa la Nato. Ma la politica non ha a che fare tanto con gli ideali e chi se ne fa vanto è spesso il più farabutto. L’euro è stato solo un’ipocrisia. Esistono delle nazioni con i loro interessi”). L’Italia ormai non ne coltiva proprio per niente di interessi autonomi. I veri servi sciocchi sono da ricercarsi un po’ a Parigi e tanti a Roma, non di certo a Berlino.