Reciproche ipocrisie

Scritto da: Giuseppe Germinario (29/08/2011)

 

“L’ipocrisia dei pacifisti: urla su Saddam e silenzio su Gheddafi”. Così recita Giuliano Ferrara sul “Giornale”.

Il Giuliano nazionale, termine inteso non nell’accezione di “colui che persegue l’interesse del proprio paese”, è risentito; forse perché tradito nelle proprie aspettative di purezza dei propri antagonisti, avversari inventati ad arte per il teatrino mediatico.

Perché i pacifisti si oppongono alle guerre di Bush e non a quelle di Obama? Ma come! Peste e corna sulla guerra a Saddam, invasore di stati, gasificatore di curdi, torturatore e macellaio aspirante bombarolo atomico; silenzio sul figliol prodigo Gheddafi, anche lui torturatore, stragista, dittatore; “sua sponte”, tuttavia, tornato a miti consigli.

Giuliano Ferrara non coglie esplicitamente, o finge di non cogliere, il motivo nell’infatuazione dei pacifisti per Obama; ottenebra le menti e impedisce loro la discesa in campo contro ogni evento bellico e li induce ad essere pelosamente selettivi.

Non lo coglie, o non vuole, perché lui stesso è infatuato; di Bush, cioè dello schieramento opposto della potenza dominante, anche questo attivamente impegnato nelle mire di dominio. Non si comprenderebbe la sua capacità analitica nell’individuare le nefandezze dell’intervento in Libia direttamente proporzionale alla sua acquiescenza sull’intervento in Iraq. Le menzogne hanno preparato e accompagnato sia l’una che l’altra campagna militare; l’esito rischia, purtroppo, di essere simile, come simile rischia di essere la fine degli amici ormai inutili alla causa. Sull’affidabilità dei salvacondotti concessi dai liberatori occidentali ci sarebbe da ricamare parecchio: Gheddafi lo ha capito in tempo e potrà scegliersi, quanto meno, una fine meno umiliante; Saddam lo ha compreso con già il cappio al collo. L’intervento in Iraq, il primo più che il secondo, è stato preparato, senza dubbio, mediaticamente e diplomaticamente molto meglio e con la necessaria perfidia. Su questo gli Stati Uniti hanno cercato di costruire la propria legittimazione. Il riconoscimento imperiale, allora, non è mancato.

Si è indotto Saddam ad occupare il Kuwait, i fotomontaggi decisamente più accurati, le etichette dei bussolotti al fosgene in parte cancellate per oscurarne provenienza di fabbrica e reali pluriutilizzatori.

Ferrara, da scaltro giornalista e non solo qual’è, dovrebbe avere tutti gli strumenti per cogliere simili sottigliezze.

Si scaglia, invece, comunque a ragione, sull’episodio più smaccato, opera dello schieramento atlantico a lui avverso, individuando il bersaglio più innocuo per i dominanti, ma deleterio per un reale movimento per la pace, l’indipendenza e sovranità nazionale.

Non mi pare che il movimento pacifista riesca ad influire più di tanto vista la regolare costanza e non chalance con cui l’Italia si impegna in guerre odiose, costose e perfettamente inutili dal punto di vista degli interessi del paese.

Individua gli artefici dell’ultima nefandezza in Francia e Gran Bretagna; non saranno il burattino quale appare il Bel Paese, disposto a trafiggersi con gioia per le cause peggiori e controproducenti per il proprio interesse; sono tuttalpiù dei gladiatori cui è concesso combattere solo nell’arena, nel confine ben delimitato dall’Imperatore; la volta che dovessero decidere qualche predazione non autorizzata, sarebbero pronte le falangi. Ai due è già capitato a Suez e in Africa.

Ma a tanta protervia, non corrisponde il coraggio della verità; tra le nefandezze, altrimenti, Ferrara aggiungerebbe le centinaia di missili partiti da navi ed aerei americani, l’intervento delle monarchie arabe agli ordini diretti degli Stati Uniti, l’attività di intelligence e infiltrazione militare in un paese sovrano.

A ben vedere più che le nefandezze, Giulianone sembra additare al ludibrio sprovvedutezza e impazienza.

Pare essere più una ricandidatura dell’Italia a miglior alleato atlantico che un sussulto di dignità nazionale.

Le occasioni per alzare la voce, negli anni recenti, non sono mancate: ENI, South-Stream, Finmeccanica, asse Algeria-Libia-Italia-Turchia-Russia. Sono esattamente gli anni in cui Ferrara si è eclissato e ha abbandonato il proprio mecenate; l’anno del suo riavvicinamento ha coinciso con il  declassamento dell’”Unto” a cagnolino, reso fedele  dalle minacce e dalle bastonate piuttosto che dal libero convincimento; per questo ancora più pericoloso.

I tempi sono cambiati; l’imperatore non ha risorse ed eserciti sufficienti a coprire tutto lo scacchiere; è alla ricerca di prefetti e vassalli disposti a sostenerlo in cambio di terre e bottino. Corre, certamente, il rischio di veder aumentate progressivamente le pretese e di concedere terreni sempre più vicini al cuore dell’impero; ha scompaginato, intanto, gli avversari, e procrastinato il proprio dominio. I Romani ci riuscirono per tre secoli. Gli Stati Uniti hanno appena iniziato cinque anni fa e hanno provveduto alla nomina del loro primo imperatore straniero. Ai posteri la sentenza.

A Ferrara ci accomuna, forse, il desiderio di sconfitta dell’attuale leadership americana; mi pare che tutto finisca lì.

Forse perché noi del blog non siamo pacifisti, ma nemmeno interventisti comunque e per conto terzi.

http://www.ilgiornale.it/interni/lipocrisia_pacifisti_urla_saddam_e_silenzio_gheddafi/28-08-2011/articolo-id=542405-page=0-comments=1#1






13 comments to “Reciproche ipocrisie”

  1. Giuseppe Germinario Says:

    Ai redattori!! Togliete quella acca dall’ “anno del suo riavvicinamento”, Non so se sia il correttore automatico o l’analfabetismo di ritorno. Mi è già capitato in altri articoli

  2. glg Says:

    http://www.google.it/url?sa=t&source=web&cd=3&sqi=2&ved=0CDMQFjAC&url=http%3A%2F%2Fwww.eurasia-rivista.org%2Fsergei-baburin-%25E2%2580%259Clelite-del-cremlino-vive-come-nello-spazio%25E2%2580%259D%2F10593%2F&ei=bphcTpvbCcOQ4gSqge0_&usg=AFQjCNEoZ75m948K8PbAq-JfkJpWrA0W7A

    non ricordo in quale post è stata messa in un commento l’intervista a Baburin. Comunque, per non perdere tempo, inserisco qui anche questo pezzo (che non mi sembra sia già stato posizionato in questo blog; altrimenti, mi scuso) perché mi sembra che molte considerazioni, come già quelle dell’intervista, siano interessanti per capire la debolezza mostrata dalla Russia in questa congiuntura drammatica e di “svolta”.
    glg

  3. Francesco Ravelli Says:

    http://www.ilgiornale.it/interni/lultima_sorpresa_il_presidente_differente/14-08-2011/articolo-id=540232-page=0-comments=1

    Eppure qualche giorno fa’ lo stesso Ferrara aveva decantato il ruolo dell’agente obamiano in Italia. Come mai?

    Un caro saluto a tutti.
    Francesco Ravelli

  4. AP Says:

    per glg : il commento si trova nel post “I predoni di servizio” del 25.08
    AP

  5. glg Says:

    in effetti, anche nel blog, da qualche parte, si era notato lo schifo di quel peana di Ferrara al presdelarep. Credo che, in ogni caso, il “plenipotenziario” di Obama nel “Protettorato Italia” resti garante – in un bel “gioco delle parti” con la “sinistra” dei rinnegati del comunismo sempre in attacco – del mantenimento di Berlusconi come premier a tempo indeterminato. Diciamo fin quando non si troverà il sostituto adeguato (e anche un sostituto alla presidenza della Repubblica che scade non fra molto) ed il premier farà da bella copertura del servilismo italiano. Adesso, gli hanno concesso pure la bella figura di salvataggio del “ceto medio” dalle tasse. Nel contempo, si attacca comunque la “nuova” strategia Usa, mostrando la preferenza per l’altra, che non credo sia veramente sconfitta (i repubblicani sono maggioranza). Si dovrà forse trovare una soluzione di “compromesso”. Vedremo quale.
    glg

  6. glg Says:

    scordavo: grazie ad AP
    glg

  7. glg Says:

    che tipo di “compromesso” tra le due strategie, con quale prevalenza dell’una o dell’altra, con quale incisività e mosse successive, ecc. lo si comincerà a capire dalla sorte riservata a Gheddafi. Non ha resistito tanto tempo per sue capacità militari (non scherziamo!), ma per abilità manovriera e legami internazionali non recisi d’un colpo. Vi sono molte forze in campo (anche i sicari che vogliono farsi le scarpe l’un l’altro per meglio godere delle “briciole” lasciate dall’Imperatore statunitense); ci sarà da trovare il vettore di composizione delle forze. Se sarà di un certo tipo, Gheddafi sopravviverà (nel senso letterale della parola vita), altrimenti potrà soccombere. Lasciato vergognosamente solo (e dico vergognosamente non in senso morale, ma perché cinesi e russi hanno mostrato, per motivi assai diversi, di non essere al momento veri antagonisti degli Usa), non ha alcuna possibilità di scansare la sorte peggiore se non giostrando tra le due strategie (e con i paesi e personaggi internazionali di contorno ad ognuna delle due).
    glg

  8. A. Says:

    “Sull’affidabilità dei salvacondotti concessi dai liberatori occidentali ci sarebbe da ricamare parecchio: Gheddafi lo ha capito in tempo e potrà scegliersi, quanto meno, una fine meno umiliante; Saddam lo ha compreso con già il cappio al collo.”

    A quali salvacondotti si riferisce? Non mi pare Saddam non sapesse la fine che avrebbe fatto.

  9. Francesco Ravelli Says:

    Ok, grazie a Glg delle delucidazioni. Vediamo dunque a quale sorte Gheddafi andrà incontro per provare a capire la natura di quel compromesso (in vista anche delle elezioni dell’anno prossimo, o secondo voi è una scadenza ancora troppo lontana?)

    Francesco Ravelli

  10. AP Says:

    credo che nello stesso tempo si debba seguire attentamente il dossier Siria, che comprende anche le sorti del Libano, e vedere le posizioni di Cina e soprattutto Russia in merito
    AP

  11. AP Says:
  12. AP Says:

    ho estratto alcune risposte dell’intervista di cui al commento precedente :
    “ (…) si è già avuto questo scenario, questo approccio in Libia, è inaccettabile che questo si ripeta in Siria. (…)
    Credo in realtà che ci siano due tendenze al Cremlino: una più filo-occidentale rispetto all’altra. Ma per ora, la linea ufficiale è quella del sostegno al regime siriano. Questa potrebbe cambiare in futuro, non lo so. (…)
    L’ho già detto, ci sono due tendenze al Cremlino: una filo-siriana, l’altra che tenta un riavvicinamento con l’Occidente. C’è anche la questione delle relazioni economiche con i Paesi occidentali che non possono essere sacrificate ogni volta per considerazioni strettamente geopolitiche. In ogni caso, ci sarà più chiaro dopo le prossime elezioni presidenziali. (…) ”
    AP

  13. ws Says:

    “«Ancora ad un’altra presidenza Medvedev il Paese non sopravviverà ”

    temo proprio che baburin abbia ragione..:-(

    e se si sfascia la russia e’ finita anche per l’” europa” ( e prima ancora l’ italia )

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