ROMPERE CON LA DEMOCRAZIA

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La magistratura non è un potere ma un ordine dello Stato. Così la pensava anche Cossiga, uno che la sapeva lunga in materia e che giudicava con disprezzo lo sconfinamento di campo dei giudici nella vita politica.

Con Tangentopoli i magistrati hanno, invece, decretato la morte della I Repubblica e condizionato pesantemente l’attività della II, con risultati devastanti, fino ai nostri giorni. Sono stati i togati ad aver facilitato, agli inizi degli anni ’90, il golpe di Palazzo che ha spazzato via democristiani e socialisti, tenendo in piedi gli ex comunisti e i cattolici di sinistra. Quest’ultimi hanno preso il controllo delle istituzioni, sia civili che “morali” (producendo varie distorsioni culturali), del Paese approfittando del nuovo clima internazionale post guerra fredda. Con l’implosione dell’Impero Sovietico gli Usa hanno esteso il loro dominio all’Europa dell’ex Patto di Varsavia spostando la prima linea del fronte antirusso alle porte di Mosca. Le classi dirigenti nostrane che avevano fatto da argine al socialismo realizzato, giostrando con le contraddizioni del bipolarismo imperfetto Usa-Urss per tenere d’occhio l’autonomia e il benessere nazionale, furono ritenute inadatte a gestire la mutata situazione dei rapporti di forza, ormai totalmente sbilanciata a favore di Washington e del suo ordine unipolare.

Chi non è capace di leggere l’azione di Mani pulite in quest’ottica mondiale non è in grado di comprendere la portata di quella finta rivoluzione che ha ridotto l’Italia ad un concorrente di serie B del panorama occidentale. L’importanza strategica del Belpaese per i predominanti Usa non è mutata ma è cambiato il prezzo al quale la sua subordinazione viene assicurata dai servi che ora l’amministrano, senza badare al suo presente e al suo futuro.

Non contiamo più nulla all’estero e in Europa non perché non vi siano i margini per recuperare spazi d’azione, anzi l’aprirsi di una recente fase multipolare suggerirebbe il contrario, ma perché abbiamo al potere gente priva di spina dorsale e completamente dedita alla cessione di sovranità, per accreditarsi verso i padroni-predoni stranieri.

In assenza di una politica forte è allora ancora la magistratura a condizionare gli scenari istituzionali, colpendo sia in ambito parlamentare che economico. E’ quest’ultima a frenare con le sue indagini ad orologeria la penetrazione delle nostre imprese di punta sui mercati esteri, qualora vengano toccati gli interessi degli Stati che ci sovrastano, ed è quest’ultima ad entrare a gamba tesa nella bagarre politica per influenzare gli esiti di governo, al fine di garantirsi privilegi di casta e rispondere ad ordini sovranazionali. C’è da dire che essendo i partiti e gli uomini di partito tutti ricattabili – per via di quel passato in cui hanno aderito alla sceneggiata moralizzatrice giudiziaria, pur avendo l’anima sporca e preservandola sempre tale, con successive malversazioni e ruberie di Stato a scopo personale o, al massimo, categoriale – diventa agevole colpirli con indagini, avvisi di garanzia e arresti volti a condizionare gli equilibri politici con la costante vidimazione dei nostri “protettori” extraterritoriali. Ora ci stanno provando anche con Renzi, dopo che lo stesso si è avvantaggiato di speculari sistemi per screditare avversari e amici-nemici interni al Pd. Un circolo vizioso che non accenna ad esaurirsi da quasi vent’anni, con grande nocumento per le prospettive del Belpaese, sia geopolitiche che interne. I pochi elementi non implicati nel disastro in atto (penso ai 5 Stelle) hanno, tuttavia, sposato, con un’enfasi settaria e persecutoria, le deleterie logiche giustizialistiche e moralistiche alla base di tutti i nostri guai, dimostrando di non essere all’altezza del compito di liberare la Penisola dai suoi carnefici. Aderendo, inoltre, a sciocchezze ambientalistiche e complottistiche di ogni tipo, propalate apposta per frenare il nostro sviluppo economico, i grillini sbarrano il passo all’innovazione di cui avremmo bisogno in svariati campi scientifici ed industriali.

Stesso ragionamento vale anche per i cosiddetti populisti (Lega e FdI) i quali non riescono a slegarsi dai famigerati richiami democratici che producono solo lagne e piagnistei, provando di non essere poi così cattivi come sembrano e come, invece, dovrebbero, laddove si tratta proprio di rompere la gabbia d’acciaio della democrazia in stile americano e la sua scimmiottatura europeistica, per restituire all’Italia un proprio stile originale, adeguato ad evadere dalla sua sudditanza agli Usa-Ue e per rispondere a quelle istanze liberatorie che potrebbero rilanciarla sul teatro internazionale.

Finché non apparirà all’orizzonte una forza nazionale capace di respingere democrazia, falsi miti di pace e solidarismo ed idiozie ecologistiche non usciremo dal burrone storico in cui siamo tristemente piombati. Eppure l’avvento di una forza così fatta e risoluta è la nostra unica speranza.