La Francia sta scoppiando ma per l’Ue il problema è l’Italia di A. Terrenzio

europa

 

 

La Francia e’ nel caos. In questi giorni la rivolta dei “gilet gialli” ha letteralmente mandato in tilt il paese. A decine di migliaia sono scesi in piazza, i rappresentanti di quel ceto medio impoverito e vampirizzato dalla globalizzazione economica. Il “popolo degli abissi” esasperato dal caro vita e dalla precarizzazione della propria esistenza. Macchine date alle fiamme, scontri con la polizia con lancio di sanpietrini, hanno mostrato l’immagine di un Paese ormai al collasso, dove le contraddizioni del sistema economico mostrano i segni piu’ evidenti. La Francia e’ il vero malato d’Europa, con un impoverimento progressivo della popolazione, le divisioni sociali, la marginalizzazione dei “perdenti della globalalizzazione” nelle periferie e l’incistamento del terrorismo di matrice islamica, che come dimostrato dall’ennesimo attentato avvenuto a Strasburgo, risulta essere di impossibile soluzione.

Il Presidente Macron e’ il bersaglio della protesta, ma a essere messo in discussione e’ l’intero modello liberal-capitalista, che come si e’ detto, mostra i punti deboli piu’ evidenti in un Paese che sembra scivoltare verso la guerra civile, come sostenuto da fonti dei servizi di sicurezza francesi.

Macron e’ la personificazione del volto arrogante delle Elite, il “matrix” inventato dalle oligarchie finanziare e burocratiche dell’UE per salvare il sistema.

Dopo i disordini che hanno portato all’arresto di oltre 700 persone e sei morti, il leader di En Marche ha manifestato un “mea culpa” che non sembra convicere i gilet, attraverso la proposta di una serie di ammortizzatori sociali. L’aumento di 100Euro mensili sui redditi inferiori a 2mila Euro, una serie di sgravi fiscali su redditi e pensioni, piu’ un colloquio con le maggiori aziende del Paese per convincerle ad elargire dei bonus per i dipendenti, sono armi spuntate per placare la rabbia sociale di una massa inferocita che pretende le dimissioni del rampollo delle oligarchie.

Per attuare tali riforme saranno necessari 10 miliardi di Euro che costringeranno la Francia ad un deficit ulteriore, arrivando al 3,5%.

Tutto cio’ mentre invece il governo giallo-verde sembra cedere alle pressioni della Commissione UE, abbassando il deficit dal 2,4 al 2,04%.

Un arretramento che appare inspiegabile, dato che il comportamento piu’ logico da parte del nostro Governo, sarebbe stato quello di accodarsi alle richieste francesi per richiedere eguale flessibilita’. Flessibilita’ che non e’ stata invece accordata dall’arrogante Moscovici, che reputa le situazioni dei due paesi non paroganabili, anche se la Francia in termini assoluti e’ messa molto peggio dell’Italia, con un debito aggregato che supera il 400%. Evidente l’ostilita’ nei riguardi del governo sovranista italiano, se si pensa che Moscovici ritiene non sufficiente l’abbassamento al 2,04 per scongiurare la procedura di infrazione contro l’Italia.

Diverse possono essere le interpretazioni di tale cedimento. Evitare la procedura di infrazione, accettando una riduzione dei decimali, per poi infrangerla nei fatti, come gia’ operato da Francia e Spagna, oppure rinviare lo scontro alle elezioni europee di maggio, dato che i burocrati alla Moscovici sanno di avere le ore contante.

Il tempo ci dira’ le ragioni di tale cendimento.

 

L’Italia e l’asse Franco-Tedesco

 

Con lo spettro di un “colpo di stato”, le proteste di un elettorato di cittadini, stanchi di vivere senza speranza di miglioramento delle proprie condizioni di vita, un debito pubblico in crescita continua e una crisi del proprio modello multiculturale con attacchi terroristici fuori controllo, la Francia e’ l’anello debole del contiente europeo.

Di tale debolezza sembra approfittarne Donald Trump, che in una Parigi messa a ferro e fuoco, non ha risparmiato critiche al presidente Macron, suscitando le risposta contrariata del ministro MdE Le Drian.

Alcune settimanete fa, Trump aveva espresso tutto il suo disappunto per la proposta da parte del capo dell’Eliseo della formazione di un esercito europeo a guida francese, che aveva suscitato l’approvazione anche della Merkel.

Francia e Germania appaiono sempre piu’ insofferenti al nuovo corso trumpiano.

Trump vorrebbe rilanciare una idea d’Europa con un cambio delle attuali leadership, screditate e sul viale del tramonto, mettendo il cappello atlantico sutile nuove rivoluzioni sovraniste.

La formazione di un esercito europeo a guida franco-tedesca ha invece avuto il placet di Putin, che comprende come il progetto sia un modo per incrinare la soverglianza americana sul continente.

Ma quale e’ il ruolo dell’Italia?

Il Governo Conte ha subito mostrato la sua distanza verso l’iniziativa francese e non senza ragione.

La Francia, dopo il ruolo destabilizzatore assunto in nord-Africa ed i suoi continui tentatativi di mettere i bastoni tra le ruote all’Italia per un ruolo di paficazione in Libia e nel Mediterraneo, non puo’ essere assolutamente considerata un interlocutore credibile, soprattutto se oltre alla Nato, esiste gia’ la Pesco, un accordo di collaborazione militare tra i paesi europei.

Inoltre una leadership militare francese, unita ad un dominio finanziario della Germania su scala continentale, rischierebbe di schiacciare ulteriormente la posizione del nostro Paese e del suo governo, che deve gia’ guardarsi da nemici interni quantomai infidi.

Alcuni giorni fa il MdI Matteo Salvini, ha lanciato un messaggio alla Germania e all’Europa attraverso la formazione di un “asse Roma-Berlino”. Evidente l’intento di sfutture la posizione di debolezza della Francia, impegnata a risolvere una gravissima crisi sul piano interno.

Se l’Italia e’ chiamata a scegliere tra due mali, Berlino e’ senz’altro il minore, visto che la Francia ci restera’ nemica almeno fino quando il toy boy di Brigitte restera’ in sella.

Per rilanciare questa UE allo sfascio, divisa tra gli egoismi nazionali e le rivolte sociali, sara’ prima indispensabile un cambio ai vertici, cominciando dalla caduta di Macron e dei suoi sodali commissari europei.

Le elezioni di maggio, saranno uno spartiacque decisivo per liberare l’UE dalla guida dalle vecchie oligarchie .

Il bluff di Macron di GLG

gianfranco

Il discorso/bluff di Macron sembra aver ammorbidito una parte dei gilets jaunes. Non so quanto e fin quando, ma insomma qualche apertura – almeno leggendo la stampa e vedendo la TV, organi di (dis)informazione, di cui è bene non fidarsi troppo – ci sarebbe. D’altronde, in ogni sommovimento serio vi sono sempre i “menscevichi”. Solo quando le condizioni oggettive – e una adeguata e ben determinata direzione politica – consentono ai “bolscevichi” di fare una accurata pulizia degli incerti e timidi, solo allora si ha non semplicemente una rivolta. Oggi mi pare che siamo ancora lontani da situazioni consimili. Comunque, sabato prossimo appureremo quale effettiva consistenza abbia il movimento che, sempre a quanto visto in TV, ha infiammato una buona parte dei francesi. Le promesse di Macron dovrebbero far sforare alla Francia il famoso 3% del rapporto deficit/Pil, mettendo in difficoltà (non eccessiva) la UE nella sua voglia di condannare la manovra del governo italiano. Subito si sono messi in azione i maiali della sinistra di questo paese di servi, affermando che la Francia non ha l’alto debito pubblico italiano e quindi non merita sanzioni. Simili traditori, in diversa situazione, andrebbero processati e condannati a pene severissime, in linea con la loro ignominia. Invece qui si è costretti a sopportarli nel mentre giornali e TV – pieni zeppi di altri farabutti conniventi – li fanno parlare per almeno il 90% del tempo dedicato a simili notizie. Non mi sembra che i sedicenti populisti siano in grado di ridare vera dignità e forza all’Italia. Sono invischiati nelle meline per conquistare voti, non nel preparare le squadre di grande disinfestazione di questo paese invaso da insetti dannosissimi, assai più delle famose cavallette (animaletti benigni in confronto).

Stando alle notiziole varie, da commentare alla spicciolata e sempre seguendo stampa e TV di una bassezza mai vista, sarebbe in atto un nuovo dissapore tra i “due del governo” per via dell’inchiesta apertasi su fondi ricevuti dalla Lega e che vengono condannati come tangenti corruttrici. Quello che sono i pentastellati ormai lo sappiamo: una versione aggiornata di quei cretini di cosiddetta “sinistra radicale”, scatenatisi nel ’92-‘93 in favore dell’operazione eversiva – chiamata impropriamente “mani pulite” – che liquidò l’apparato politico della prima Repubblica, conducendo al governo delle forze dette di “sinistra” (i postpiciisti e rimasugli diccì, i preferiti dai maggiori “poteri forti”, in primo piano i nostri industriali privati, i “cotonieri”) e di “destra” (i berlusconiani) con riduzione del nostro paese ad un piatto e scellerato servilismo nei confronti dei peggiori Stati Uniti di sempre, dilaganti nel mondo a suon di aggressioni e massacri. Anche in tal caso manifesto seri dubbi nei confronti dei “populisti” e della loro capacità di fare piazza pulita di tutti i tormentosi moralisti. Sono in fondo l’altra faccia del servilismo verso gli Stati Uniti; magari non più quelli n. 1 (obamian-clintoniani) bensì i n. 2 (del “mal di pancia” non ancora ben precisatosi che ha portato in avanti Trump). E’ ovvio che tra un cancro ai polmoni (Pd e F.I.) e una violenta e sempre pericolosa polmonite, è meno peggio dover sopportare quest’ultima. Tuttavia, occorrerebbe in questo paese (e in qualche altro europeo, non in tutti quelli della UE) una forza politica capace di affrancarci da troppo gravi malattie (al massimo qualche influenza con o senza vaccino). Quanta sopportazione richiedono questi tempi così squallidi e di infamia dilagante.

VIVA L’UMANITA’, di GLG

gianfranco

Per reggere la noia della cyclette ho guardato stasera il TG di Rai due. E mi sono “divertito”, certo inorridendo di fronte allo sfacelo della politica e della cronaca giornalistica. Non racconto tutto, mi fisso solo sulla cronaca dei due eventi verificatisi in Francia. La mattina c’è stata la sfilata e manifestazione per il 14 luglio, data simbolo di una rivoluzione epocale. Ho visto Trump rigido sull’attenti con il classico gesto del braccio destro piegato e mano sul cuore. Accanto un Macron molto “sciolto”, che muoveva anche la testa di qua e di là come ad un qualsiasi spettacolo interessante ma su cui non “fissarsi” troppo. Il commento parlato indicava le caratteristiche dei due personaggi, che non posso citare alla lettera, non alterandone però il senso. Macron era indicato quale giovane molto colto e raffinato, Trump…. “non è certo un intellettuale” (questo è letterale). Ho provato una certa soddisfazione perché mai ho avuto tanto disprezzo e schifo come verso gli intellettuali degli ultimi decenni. Li considero degni di soppressione globale. Ci sono ovviamente le eccezioni, ma temo non giungano nemmeno al 5% del totale.
Questo la mattina. Poi nel pomeriggio ci si è spostati a Nizza per la commemorazione, il ricordo commosso (e indignato), o non so bene quale altro termine usare, degli assassinati nel tragico attentato “terroristico” di un anno fa. Il commento ha subito iniziato affermando che è stato un evento contrassegnato dal pianto per quei poveri morti. Esattamente nello stesso momento del commento si sono mostrati, pur brevemente, due “movimenti” dei coniugi Macron: uno mentre stavano raggiungendo il palco e l’altro mentre vi erano giunti e assistevano alla commemorazione. In entrambe queste scene ho visto due visi ilari, con sorriso tanto largo ed ampio tipo quelli che pongono in mostra gli attori o i calciatori o i cantanti o insomma altri personaggi che si mettono in posa per le riprese filmate. Sì, anche i capi di Stato o di governo, ecc. assumono quest’aspetto negli incontri ufficiali, mentre si stringono la mano o “cianciano” fra loro delle “cruciali” decisioni per il “bene del mondo”. In genere, però, quando partecipano ad una cerimonia di ricordo di fatti tragici, soprattutto riguardanti il loro popolo, sono molto seri e compunti. Immagino che “dentro” non sentano nulla, non vedano magari l’ora che tutto finisca, pensino ai prossimi appuntamenti che avranno, ecc. Tuttavia, in quel momento fanno mostra dei sentimenti che si devono provare di fronte a tanto dolore. Sono restato allibito da simile atteggiamento dei due personaggi; di uno specialmente, com’è ovvio. Mi ha invece quasi reso soddisfatto constatare la stupidità di chi ha fatto il montaggio del filmato, con la sovrapposizione del “commosso pianto” al viso “giocondo” dei due protagonisti. Abbiamo giornalisti di una asineria da “premio Nobel”.
Ho letto della rabbia feroce dei congiunti delle vittime per le foto pubblicate su “Paris Match” e del ritiro del settimanale per ordine giudiziario. Sono certo che nessun cittadino dirà niente del “viso giocondo” di chi li rappresenta (beh, qualcuno s’indignerà, ma troppo pochi). Anche questo mi soddisfa perché mi dimostra che cos’è il popolo, che osanna sempre i vincitori e non ha nulla da ridire contro di loro; poi, però, guai se perdono, sono esposti al ludibrio e talvolta a molto peggio, ci perdono la vita. Una bella umanità, fa molto piacere sentirsi parte di questa. E ancora più piacere provo nell’avvertire tutto lo schifo che mi provoca gran parte dei suoi componenti. Beh, adesso vado a letto a leggermi qualche bella poesia di “Spoon River”. Vediamo quante ne trovo di adatte a rappresentare questi presunti esseri umani.

Considerazioni sulla sconfitta del FN (di A. Terrenzio)

lepen

 

 

Le elezioni del 7 maggio scorso hanno decretato la sconfitta del FN.

Marine Le Pen si e’ dovuta arredere al “barrage” eretto dalle forze costituzionali con il candidato di En Marche, il “Partito unico della nazione”.

Diverse le considerazioni da prendere in esame, per comprendere i motivi che hanno portato alla sconfitta del movimento sovranista francese.

La vittoria di Emmanuel Macron era comunque molto probabile sin dall’inizio, dato che il quarantenne ex ministro del governo Hollande aveva chances di ottenere la maggioranza dei voti dei francesi.

La strategia della Le Pen, dopo la vittoria al primo turno, era quella di conquistare sia l’elettorato gollista che quello del partito di sinistra radicale “Insoumis”.

La leader del FN aveva incassato l’appoggio di Dupont Aignan, il gollista fuoriscito dall’UMP e con posizioni euroscettiche.

Melanchon invece aveva invitato gran parte del suo elettorato all’estensione. Malgrado cio’, Marine aveva invitato espressamente gli elettori di “Insoumis” ad appoggiarla al secondo turno contro il candidato dell’establishment.

Mentre la nipote Marion si era rivolta all’elettorato moderato, proponedo il FN come partito erede naturale del “Gollismo”.

Tuttavia la strategia del “doppio binario” si e’ rivelata perdente.

I tentennamenti mostrati riguardo tematiche ecomomiche come l’uscita dall’Euro, hanno evidenziato tutte le perplessita’ emerse durante il dibattito televisivo che hanno visto la Le Pen perdente nello scontro contro Macron.

Al netto di queste considerazioni, va comunque evidenziato che a pesare maggiormente per il FN e’ ancora il suo passato ingombrante.

Insomma, un fenomeno Trump era davvero poco pronosticabile, seppur potevano essere rintracciate delle similitudini sull’onda del populismo. Ma la Francia non e’ l’America.

Mentre prende vita il Partito Unico post-nazionale e Macron si prepara a raccogliere l’eredita’ del voto socialista e repubblicano, il Fronte sovranista non riesce a creare un’ entita’ unica antisistemica, a causa sia di limiti dell’elettore medio, ancora legato a vecchi schemi dx/sx, sia di errori programmatici commessi dal FN.

Come ricorda Francesco Boezi sul Giornale.it, l’errore principale di Froncoise Philippot, e’ stata l’idea di laicizzare il partito, scivolando su tematiche legate ai valori non negoziabili. Le esternazioni poco felici sul Papa hanno ottenuto l’effetto di disorientare l’elettorato cattolico e gli elettori tradizionali dell’UMP che al secondo turno non se la sono sentita di appoggiare la Le Pen.

 

Inoltre, come rileva su Le Figaro’ l’economista Jaques Sapir, la Francia appare una nazione quanto mai divisa, sul piano geografico, economico e sociale, segno di una differenza antropologica dell’elettore della Bretagna e quello di Parigi. Come in altre elezioni europee le grandi citta’ rimangono le roccaforti del mondialismo e della “societa’ aperta”, dove a trionfare sono i valori della liberalismo economico ed il buon senso delle persone “persone civili”.

In periferia, invece, i c.d. “perdenti della globalizzazione”, il ceto medio impoverito, gli “illetterati” e i bifolchi, disprezzati dai Bernard Henry Levi e dai Michele Serra di casa nostra, sono i naturali elettori del FN.

In più da rilevare un dato importante ignorato dai media mainstream: il 92% dei musulmani francesi ha votato Macron, dato significativo se si considera che esso equivale al 5% del voto totale e che tanto basto’ nel 2012 ad Hollande per battere Sarkozy.

Quella della Le Pen appare una corsa contro il tempo, dato che l’elettorato musulmano sara’ destinato a crescere demograficamente.

I vertici del FN gia’ sembrano correre ai ripari e si preparano a cambiare nome al partito nazionalista francese, proprio per scrollargli di dosso l’immagine del movimento “fascista” che nonostante l’opera di “diabolisation” di Marine Le Pen, ancora influenza gran parte dell’elettorato.

Il FN potrebbe presto trovarsi di fronte ad un bivio determinante: scegliere se radicalizzare la sua linea “ni droit ni gauche” o trasformarsi almeno nella forma, in un partito di “destra istituzionale”, proponendosi come formazione neo-gollista ed in grado di intercettare l’elettorato moderato e cattolico, senza il quale le ipotesi di diventare forza maggioritaria sono pressocche’ impossibili.

Dato il persistere dello spettro anti-fascista, in larga parte dell’elettorato, tutto lascia supporre che i vertici del FN andranno verso una “Fiuggi” francese.

Infine, cosa aspettarsi dal rampollo di Jaque Attali?

Anche se le elezioni legislative, che si terranno a giugno, saranno determinanti per l’operativita’ del neo-presidente, non e’ difficile immaginare un consolidamento del credo europeista con il consueto “cocktail” di buonismo umanitarista, liberalizzazioni e austerita’. Macron inoltre, ha gia’ fatto sapere di voler attaccare la Siria, restando Fedele alla tradizione dei “bombardamenti terapeutici” dei governi Sarkozy-Hollande.

Il neo-presidente ha avuto un incontro con la Merkel, molto probabilmente per assicurarsi quel ruolo da “comprimario” sul continente a spese italiane.

Infine, ultime considerazioni sul FN. Il movimento di Marine Le Pen resta il Partito indentitario piu’ forte d’Europa con 11 milioni di voti. Un francese su tre lo ha votato e rappresenta sicuramente un’ottima base dalla quale ripartire, correggendo gli errori di comunicazione e di programma che sono stati commessi durante la corsa alle presidenziali.

Potrebbe essere necessaria un’opera “gramsciana” di penetrazione di quadri dirigenti del FN nei corpi sociali e nella parte produttiva del Paese. Il “restyling” non deve essere un’operazione di immagine ma di sostanza, non deve snaturare il movimento riuscendo ad essere polo di aggregazione di un più vasto bacino di elettori, per arrivare a governare la Francia. Marine ed i vertici del partito sembrano averlo capito, e da cio’ si dovra’ ripartire.

QUALCHE COSETTA ANCORA, di GLG

gianfranco

 

 

L’astensione in Francia (comprese le schede bianche) è stata del 31,7%. Se aggiungiamo le nulle (2,2) – di cui ben si sa che buona parte è annullata volontariamente e non per errori di compilazione scheda – rileviamo che un buon terzo di elettori non si sono espressi. In fondo Macron ha avuto il 43 e qualcosa; insomma nemmeno metà dell’elettorato, anzi ben lontano dalla metà. E questo risultato è stato raggiunto sull’ormai cadavere dell’orientamento tenuto fino a pochissimi anni fa; socialisti (detti “sinistra”) e finti gollisti (detti “destra”) sono o annientati o in piena “anoressia”. Il trionfalismo dei “vincitori” – e di tutti gli “europeisti” di questo continente – o è legato a vera stupidità (e cecità) o a consapevolezza delle difficoltà estreme di una situazione, dalla quale loro stessi non sanno uscire se non con “escamotages” del tipo Macron.

Nel 2008 iniziò la crisi che attanaglia il mondo intero, malgrado l’ancora buon sviluppo di certi paesi (metti la Cina), abbastanza indietro rispetto a Usa, Europa e Russia quanto a livello di sviluppo e rapporto tra industria e “campagna”; quindi con potenzialità, una volta iniziata la crescita, di più alto incremento del Pil (che adesso in Cina è infatti ben al di sotto dei tassi d’aumento di anni fa). Senza avere a disposizione nutritissimi uffici studi con “specialisti” d’economia (tanto specialisti che non vedono oltre il loro naso), ebbi la netta sensazione di qualcosa di molto diverso dalle crisi (“recessioni”) precedenti. Pensai quasi subito a quella di fine ‘800, un quarto di secolo di stagnazione nel clima della seconda rivoluzione industriale, che modificò nettamente la struttura produttiva dei paesi capitalistici avanzati. Misi in correlazione il “multipolarismo” crescente di allora (con Usa, Germania e Giappone in avanzata come potenze mentre arretrava, in senso relativo, l’Inghilterra) con quello avviatosi all’inizio del secolo XXI (Russia in ripresa dopo il crollo dell’Urss e Cina in avanzamento; non invece troppa considerazione per i BRICS). Nessun pericolo (al momento) di nuovi ’29, ma difficoltà crescenti e forti avanzamenti tecnologici e di nuove produzioni (altro che la finanza tuttofare e tuttopotere!).

Rimanere attratti dai “numeri” dell’economia (che in ogni caso non danno grandi speranze per il futuro nonostante la montagna di chiacchiere su momentanee e gracili riprese in alcuni paesi) significa restare alla superficie. Ho insistito fin da allora, proprio con l’esempio di fine ‘800, che il problema decisivo (il famoso sommovimento delle falde tettoniche che provoca i terremoti) è il crescente disordine e scoordinamento susseguente appunto al multipolarismo. Nell’800 era ridondante la teoria del commercio internazionale (dei costi comparati) di Ricardo, economista certo di grande rilievo e che occupa notevole spazio nelle varie “storie del pensiero economico”. Tuttavia, le potenze in crescita (appunto multipolare) seguirono le teorie del più modesto List (spesso dimenticato e comunque non apprezzato a dovere dagli economisti, che hanno un loro modo di pensare assai lontano dai problemi reali) e utilizzarono il protezionismo. Guai, però, se si rimane ancorati alla sola economia. Quelle potenze divennero tali perché “ottemperarono” (detto scherzosamente) alla quinta caratteristica leniniana dell’imperialismo: lotta acuta e spesso cruenta per la redistribuzione delle sfere d’influenza nel mondo.

Dopo un lungo predominio post-seconda guerra mondiale di teorie d’origine keynesiana – su cui pure ci sarebbe molto da discutere a partire dalla crisi del ’29, il cui superamento definitivo non fu affatto dovuto alla spesa pubblica (domanda dello Stato in sostituzione di quella privata in decelerazione con crescita del risparmio), che ebbe effetti solo per un paio d’anni o poco più, mentre fu risolutivo il definitivo scontro tra le potenze per la supremazia mondiale, da cui uscirono gli Usa quale “regolatore centrale” del campo capitalistico, area di cruciale importanza e alla fine prevalente sul mai esistito “socialismo” – si riaffermò il (neo)liberismo, tutto trionfante con le tesi della globalizzazione mercantile (nuova versione di quelle liberistiche ottocentesche), che addirittura “impazzirono” dopo il crollo del mondo bipolare. Tutto il mondo un unico mercato: e tutti in pieno sviluppo con questo respirare a pieni polmoni la libertà negli scambi. Questo pensarono gli “imbecilloni”.

Su questa base, e con accettazione (assai ben pagata) della piena subordinazione al predominio statunitense, si sono formate le dirigenze dell’indecente UE e dei paesi ad essa aderenti. Ed è finita la tradizionale differenza tra destra e sinistra. Le nuove forze dette di “sinistra” sono alla fine diventate più liberiste di alcuni spezzoni detti di “destra”; i quali, poiché non liberisti, sono subito stati definiti fascisti e oggi populisti (senza mai però dimenticare anche il precedente termine, che è sempre sulla bocca di un “antifascismo” da salotto “buono”, intellettualmente raffinato). Una massa non indifferente di servi (che più servi non ne sono mai esistiti) con a disposizione molto denaro e potere; e dunque seguiti da stuoli di intellettuali e altre marionette del genere per rincoglionire a suon di spettacoli e “farse” di tutti generi (compresa quella della “democrazia” del voto) popolazioni che, con lo scorrere delle generazioni, hanno sempre più perso un qualsiasi orientamento. C’è malcontento diffuso e crescente, ma praticamente ineffettuale al momento.

Gli Usa più congeniali a questi servi – perché più “generosi” nell’elargire loro i vari compensi – sono stati quelli delle presidenze Bill Clinton, Bush e Obama. C’è stata – ancora non è passata – la paura con l’elezione di Trump, che ha mutato la strategia del caos dell’epoca Obama (con la Clinton al seguito, anzi ancora più determinata in tal senso) con quella del neopresidente, consigliato dai suoi “padrini” a tentarne una dell’imprevedibilità (non ricordo dove ho trovato questa definizione, che mi sembra abbastanza buona anche se necessita di più ampia analisi). Oggi, per quanto con qualche residua diffidenza, i servi sembrano abbastanza convinti che Trump non li vorrà sostituire con altri. Tuttavia, in alcuni paesi, le vecchie forze politiche assurte a nuovo servitorame dopo il crollo dell’Urss (tipico il caso dell’Italia con i post-piciisti portati sugli altari con la sporca operazione detta “mani pulite”) sono in piena crisi. In Italia sono già state sostituite mantenendo in piedi il Pd e consegnandolo nelle mani di un simil-democristiano (ma di ben bassa caratura); in Francia vi è stato un crollo altrettanto manifesto di tali vecchie forze e la loro sostituzione, invero assai rapida, con l’attuale “bamboccione”. Il quale gioca con forza la carta dell’accentuazione del neoliberismo, dell’europeismo più spinto e della globalizzazione più estrema; ma credo dovrà ripiegare su adattamenti di una certa moderazione perché più consoni a godere dell’appoggio della nuova strategia americana, se questa non sarà messa in discussione e mutata così come in anni ormai remoti lo fu – con metodi “energici” – la politica kennediana verso l’Urss di Krusciov e quella nixoniana verso la Cina di Mao.

In ogni caso, si nota benissimo che l’esaltazione dell’europeismo è attuata da coloro che di questo vivono con ormai notevole preoccupazione, con l’ammissione che così com’è non va bene, che deve essere cambiato, ma non tornando all’autonomia della nazioni, invece “tutti insieme”, con il grande “amore reciproco” (assai velenoso) caratteristico dei rapporti interni alla UE da quando è nata. Insomma, i terrorizzati dalla prospettiva di perdere gli appannaggi americani per il loro bieco servilismo (e ancora nient’affatto sicuri che la nuova strategia Usa non richieda il loro ricambio con servi più capaci e furbi) ammettono che non tutto va bene, che si deve cambiare, ma non hanno in realtà nessuna idea di come cambiare. Cercano solo di convincere popolazioni, confuse e impaurite dalla crisi e dall’impoverimento di vasti strati, che stanno “intensamente pensando” ad un ricambio per renderli prosperi e felici. Non troveranno un bel nulla. L’incapacità riguarda però pure i loro oppositori; ne ho già parlato in precedenti scritti, nei video, non ci torno adesso salvo ricordare il loro più grande errore: credere ancora al voto. Ne riparleremo in seguito; dovremo anzi riparlarne in continuazione ormai.

Mettiamoci in testa che è veramente finita un’epoca e siamo al passaggio in un’altra che ancora non conosciamo bene; almeno non vedo nessuno in grado di dire qualcosa di sensato in merito. Sia chiaro che nemmeno io – di vecchia generazione come sono – so come districarmi dal cumulo di eventi contrapposti che si verificano. Tuttavia, lo ammetto e sostengo che il compito dei “veci” è di pensare meglio i caratteri dell’epoca ormai trapassata e di mettere in luce, per quanto possibile, gli errori commessi, il cumulo di credenze ideologiche ormai dissoltesi portando allo sfacelo culturale odierno. Nuove generazioni devono avanzare infine. Non urlando di entusiasmo per finti rinnovatori come questo Macron o altri dello stesso genere; ma nemmeno inveendo contro di lui con parole d’ordine ammuffite quant’altre mai. Perché allora questi giovincelli mostrano di essere ormai intossicati da quel veleno e non riusciranno mai a capire i connotati della nuova epoca; saranno solo capaci di impadronirsi delle innovazioni tecniche, che non sono quelle utili a ricostruire un tessuto sociale più vivibile e adatto a resistere nel futuro ormai dietro l’angolo.

Ricordiamoci comunque una cosetta ancora. Quando si verificano questi trapassi d’epoca, sembra – ai più coscienti di quanto sta avvenendo – che tutto stia crollando, che sia quasi la fine del mondo. In genere, almeno finora, non è mai accaduto. Un’epoca passa, una tormentosa transizione viene compiuta e infine ci si trova in una sorta di “nuova era”, in cui i più vecchi si sentono certamente assai a disagio. Tuttavia, il mondo non è finito e ricomincia un altro e diverso ciclo che poi terminerà come tutti gli altri già trascorsi. Mettiamoci in questa prospettiva. Macron è un’episodio di questa brutta fine di un’epoca, che del resto ha vissuto una pessima transizione soprattutto nell’ultimo mezzo secolo. Purtroppo vedere ancora in TV e leggere sui giornali simili vermiciattoli, assistere ancora impotenti allo spettacolo (come ho già detto altrove, da freaks) che stanno recitando, è penoso e richiede uno stomaco a prova di bomba. Non ci si può far nulla, bisogna accettare la traversata in questo cumulo di spazzatura. E così sia.

 

PS Un’ultima proprio piccola notazione. Oggi in “Libero” mi sembrava di notare una notevole nausea per l’elezione in Francia. Invece “Il Giornale” non riusciva a nascondere un’intima soddisfazione e a titoli di scatola predicava: “di sola destra non si vince”. E il “nano” si è affrettato a dichiarare: “felice per Macron, l’UE ora deve cambiare”. Come vedete, questa “destra” cosiddetta moderata italiana, ancora influenzata da un essere miserrimo come costui, è perfino peggiore, più laida e disgustosa, di quella francese rappresentata alle elezioni da Fillon. E quegli emeriti sciocchi dei suoi “alleati”, che blaterano contro la Ue, contro l’euro, ecc. non hanno saputo denunciarlo una volta per tutte, tirandogli addosso una “ideale” statuetta che non solo lo sfregiasse, ma lo eliminasse infine dalla scena politica. Ha perfino altri coglioni di italiani dietro a lui. Questi non sono meno peggiori dei semicolti; anzi questo inverecondo personaggio è decisamente più odioso di un Renzi, che dice apertamente quello che è e che vuole; mentre il nanetto si maschera, si nasconde da ormai sei anni (era il maggio del 2011 quando andava a inchinarsi a Obama a Deauville durante il G20). E’ in definitiva un Gano di Maganza che attende la sua “Roncisvalle” alle prossime elezioni. Ma chi non l’ha smascherato e denunciato è colpevole pure lui. Punto e basta con tutta questa genia solo interessata a giocherellare per avere un po’ di voti e andare a muffire in Parlamento.

Interessante – per certificare lo schifo dei giochetti tra questi miserabili che impestano il ceto politico italiano – il possibile accordo tra Pd e pentastellati sulla legge elettorale. Dire chi è il peggiore in Italia (ma non solo qui come abbiamo visto) è in pratica al momento impossibile. Avanti con il pattume! Riporto da ultimo un articolo di Foa che è di assai utile lettura:

 

http://blog.ilgiornale.it/foa/2017/05/07/macron-presidente-non-illudetevi-sara-un-nuovo-hollande/

 

 

 

 

CAPISCO ……   di GLG

gianfranco

 

 

Sì, capisco la rabbia di coloro che continuano a veder vincitori, o comunque ancora non seppelliti sotto mucchi di spazzatura, quelli che ci hanno ridotto, in specie nel mondo detto “occidentale”, ad una situazione di degrado non semplicemente morale, ma proprio per quanto riguarda l’evidente rammollimento della materia cerebrale. E uno dei sintomi di quest’ultimo è anche il successo di questo quaquaraqua che è Macron. Non è nemmeno furbastro, nel significato deteriore del termine, come Renzi; nemmeno è incolore ma determinato come la Merkel. E’ una nullità, tuttavia guidato con briglie tenute molto strette da chi è ormai in caduta libera quando si presenta direttamente “al popolo”. Purtroppo, però, la parte maggioritaria di una qualsiasi popolazione (i cui componenti sono magari preparati nel mestiere che esercitano) è del tutto inetta in politica, si entusiasma (o almeno si consola) con una facilità estrema appena sente delle vuote parole, che solleticano solo l’epidermide. Basta un po’ di sentimentalismo da soap opera (nemmeno quello almeno turgido d’un buon feuilleton) e questa maggioranza o urla dissennatamente per l’entusiasmo o quanto meno si dice che è il minor male. Andrà sempre peggio, si arriverà a vere situazioni disastrose, ma questa parte di popolazione resterà a brancolare imbambolata. I grandi cambiamenti richiedono la formazione di quote di masse (minoritarie) decise ad andare sino in fondo e senza più altra speranza che il repulisti generale; e sono poi necessari gruppi dirigenti in grado di interpretare questi sentimenti e orientarli verso nuovi orizzonti con la giusta violenza e una buona dose di iniziale distruttivismo, cui poi seguirà l’opera di ricostruzione e re-incanalamento verso un diverso “ordine”.

A me sembra del tutto sicuro che questa nullità diventerà oggi il presidente della Francia. E, lo ripeto, farà comunque “qualcosa” perché sarà indirizzato da precise forze che gli stanno alle spalle. L’unica cosa da vedere sarà la percentuale dei due candidati; la Le Pen sopra o sotto il 40%? E di quanto sarà l’astensione? Per il momento (ore 12) è più o meno la stessa del primo turno (28,23 contro 28,54 di due settimane fa); il che fa pensare che la “lei” resti sotto il 40. Tuttavia, sinceramente, pur comprendendo la rabbia di coloro verso i quali va tutto sommato la mia simpatia, non riesco a provare sentimenti forti in una simile contingenza. Faccio solo notare quanto sia in effetti superato parlare di “sinistra” e di “destra”. Adesso s’inventano che Macron è centrista; se uno ragionasse, riderebbe assai. E’ un personaggio inventato nell’ultimo anno di crisi delle forze tradizionali. Infatti, ha ricevuto l’appoggio sia dei socialisti in disfatta (aggressori a tutto campo per conto degli Stati Uniti di Obama), che sarebbero la “sinistra”; sia dei falsi “gollisti” (povero De Gaulle!) che sarebbero la “destra”. Poi ci sono i “veri sinistri”, quelli che vogliono il cambiamento sociale e lo confondono con una serie di “modernizzazioni” di costume tali da far solo allibire per la loro idiozia; nel “migliore” dei casi, vogliono che i poveri stiano meglio, che i migranti, confusi con i diseredati e miseri, siano accolti. Una simile massa di furfanti del vecchio orientamento “europeista” (cioè servo che striscia ai piedi del padrone) e di ebeti del “buonismo” è quella che porterà il “nuovo” (decrepito) alla presidenza. Quando poi ci saranno le elezioni politiche, vedremo che bella confusione nascerà.

Non è però nemmeno questo ciò che mi frulla per il capo. Stiamo entrando veramente in una nuova epoca storica e siamo tutti ancora attardati con le vecchie pantomime politiche, con le vecchie divisioni ideologiche ammantate spesso di scientismo. Basti pensare a quelli che si credevano vincitori con la globalizzazione in pieno rigoglio. Cianciano ancora della smithiana “mano invisibile” del mercato che fa il bene di tutti; la “Ricchezza delle nazioni” è del 1776, appena all’inizio della prima rivoluzione industriale (come sono moderni i “neo”-liberisti, non hanno solo un neo, ma mille sulla loro pelle ormai incartapecorita). E la loro globalizzazione fa ormai acqua da tutte le parti. Come ho detto ormai qualche milione di volte, è altrettanto vecchio il marxismo e la presunta rivoluzione che doveva condurre al socialismo. Non conduce a nulla – salvo appunto le idiozie buoniste dei novelli “frati scalzi” che pensano d’essere la “sinistra”, quella vera – perché non esiste la “classe” operaia; e perfino quelli che definiamo ancora operai sono cambiati totalmente rispetto alle situazioni ottocentesche (le uniche viste e studiate da Marx) come a quelle del taylorismo-fordismo.

Al posto dell’agognata globalizzazione è iniziato, e non si fermerà malgrado magari una serie di “sinuosità”, il multipolarismo. Gli Stati Uniti l’hanno in fondo capito da tempo e stanno seguendo una politica sempre meno “lineare” da Bill Clinton in poi (Bush jr. e Obama). Anche adesso con Trump nulla sembra cambiato sostanzialmente, pur se ci sono prove e riprove di strategie (e tattiche) più adeguate. A questo punto, penso che si possa forse avanzare l’ipotesi di un relativo declino statunitense. Gli Usa sono ancora, senza dubbio, la più forte potenza militare; e di gran lunga. Non è detto che il loro declino sia definitivo e irreversibile (come quello inglese iniziato negli ultimi decenni del XIX secolo). Comunque, si trovano in qualche difficoltà; e anche il loro sistema dell’Intelligence e dell’informazione mostra linee di frattura qua e là; da non sopravvalutare però. Bisogna ancora compiere molta strada per metterli in vera difficoltà e un po’ più sulla difensiva.

In questa situazione, mi sembra mostrare ancor più la corda l’establishment europeista. Ormai più o meno tutti dicono che così la UE non va. Solo che si attestano sulla posizione del “non dobbiamo fare le cose da soli, ma tutti insieme, in pieno accordo”; non sarà invece più possibile raggiungere alcun accordo, in specie dopo che è stato messo in moto il processo della migrazione selvaggia, in cui sguazzano fior di organizzazioni “benefiche” che appaiono sempre più con il loro vero volto di malfattori. Sbaglierò, ma credo proprio che siamo alla fine di questo europeismo. Ci sarà la vittoria di Macron, le altre elezioni che andranno in una certa direzione. Tuttavia, ciò avverrà proprio perché ancora non sono sorte organizzazioni politiche consapevoli della necessità di addivenire a ben altre prove di forza, di stampo null’affatto elettorale. La “crisi” – che non è solo economica, ma ormai di instabilità sociale, di falsa integrazione con i migranti che invece porteranno ad una vera disgregazione e impossibilità di conciliare l’inconciliabile – sta maturando e annuncia la fine dell’epoca voluta dai venduti “padri dell’Europa”, la genia ancora onorata ma che alla fine sarà consegnata alla storia come un insieme di manutengoli degli Usa.

Voi direte: ma quando avverrà la fine? Non si può sapere con precisione. Si può solo capire che ormai le forze della svendita della nostra civiltà, cultura e tradizioni, sono in difficoltà e devono inventarsi i “centristi” alla Macron, devono spaventare le popolazioni con le crisi bancarie, con i disordini vari nel mondo, con minacce di vario genere, ma anche con il continuo ripetere che si deve cambiare, che così non va bene, ma sarebbe necessario farlo tutti insieme e sotto la loro banditesca direzione dei processi. Qui casca l’asino. Basta con forze che predicano solo l’autonomia nazionale senza affrontare di petto e con risolutezza la questione dell’ostilità nei confronti degli Usa, chiedendo la revisione dei trattati con essi, un diverso riorganizzarsi delle forze militari (a partire intanto dal loro rafforzamento nazionale in piena autonomia), una bonifica dei servizi, uno smantellamento di false organizzazioni culturali (giusta la posizione del governo ungherese contro l’Università “sorosiana”), ecc.

Forze più giovani si liberino del “tarlo” della “democrazia” propugnata da falsi liberali, lascino perdere le elezioni e inizino (non illegalmente e clandestinamente, per carità) a diffondere presso le parti più consapevoli delle popolazioni una diversa concezione, chiarendo che siamo ormai a pericolo di totale tracollo e intorbidamento delle nostre tradizioni e cultura. Scontro deciso con gli europeisti, passando per una fase di formazione di forze politiche nazionali agguerrite e fortemente determinate, ma pronte alla collaborazione e aiuto di quelle similari negli altri paesi europei. Dichiarazione aperta che le “sinistre” e “destre” (ormai di fatto inesistenti), difensori di questa UE, sono i nostri nemici; non avversari, bensì nemici acerrimi, i più pericolosi e velenosi mai avutisi nei nostri paesi di plurisecolare civiltà. Dobbiamo distruggerli, annientarli, eliminarli. E lotta a fondo contro ogni ipocrita buonismo, che nasconde nei fatti la volontà di arruolare dei “mercenari” pronti a opprimere le popolazioni, che continuino a tergiversare con questi farabutti dell’“europeismo”.

Non abbiate tanta paura delle elezioni francesi; chi ne fa questione di “ultima spiaggia”, lo fa solo per poi giungere ad accordi con questi mascalzoni della UE, strappando qualche posizioncina di potere o di difesa di propri interessi personali (alla berluscona, per intendersi). Ricordatevi una buona volta che, quando si arriverà allo scontro decisivo tra chi vuol farla finita con questa UE di servi (e dei suoi governi nei vari paesi aderenti) e chi la difenderà in tutti i modi, le forze che si situeranno in mezzo, che faranno appello alla ragionevolezza, al tranquillo accordarsi, ecc., saranno esattamente i “bastioni avanzati” dei conservatori, serviranno da loro ultima speranza di disperdere chi avanza con l’intenzione di cambiare veramente le cose. Quindi, la gentaglia di questo tipo va guardata come parte dei propri nemici. In certi frangenti, si può anche “abbozzare”; ma con la consapevolezza che, nel momento supremo del conflitto, questi sono nemici da togliere di mezzo per arrivare direttamente al cuore delle forze nemiche, quelle “europeiste”. Avremo ancora molto tempo da discuterne.

 

Finito alle ore 16,10 di domenica 7 maggio

TROPPA INCOMPRENSIONE DEL PERICOLO, di GLG

gianfranco

 

 

http://blog.ilgiornale.it/foa/2017/05/04/dibattito-le-pen-macron-chi-ha-vinto-davvero/

 

riporto il giudizio di uno dei non molti giornalisti che stimo. Io non posso dir nulla perché non ho seguito, nemmeno per spezzoni, questo “duello”. La mia impressione è che non ci siano probabilità per la Le Pen. Penso che si verifichi una certa astensione rispetto al primo turno, immagino che lei superi il 40% dei voti (non quindi le percentuali che le hanno subito attribuito un paio di sondaggi seguiti alla prima votazione), ma ritengo sicura l’elezione di un presidente che rappresenta nei fatti la continuità della politica francese negli ultimi decenni; o perfino un ulteriore peggioramento. L’appoggio senza riserve di Obama è molto chiaro in proposito. In ogni caso, in qualsivoglia elezione ci sarà, continuo a ritenere tutto sommato meno peggiori quelli che vengono definiti, di volta in volta, fascisti o populisti. Semplicemente perché segnalano un sia pur piccolo mutamento della direzione del vento che ci sta portando verso la “morte”. Oggi come oggi, il sedicente antifascismo – che assomiglia tanto ad un funerale svolto per festeggiare la vita – rappresenta la suprema iattura per i paesi della UE. Tuttavia, non si potrà mai ovviare a simile disgrazia con semplici elezioni; ritengo inoltre un sostanziale sfoggio di ipocrisie e nullità verbali questi duelli per accaparrarsi i voti. Poche le cose vere e interessanti che si sentono.

Superfluo ripetere che cosa occorrerebbe. E’ a mio avviso talmente evidente che il non volerlo capire e l’insistere con simili atteggiamenti inutilmente “legalitari” è come se, mentre affonda il “Titanic”, si invitassero i passeggeri a mettersi tranquillamente in fila sul ponte (sempre più inclinato) e si procedesse con tranquillità “mortale” a fare l’appello. Sarebbe invece urgente decidere con metodi spicci chi deve affogare e chi salvarsi nelle scialuppe avviate su un mare procelloso a causa delle onde sollevate dal piroscafo mentre s’inabissa. Nel 1932 (pensate che anticipo!) il grande film Freaks (di Ted Browning) mostrava la fine che faremo:

https://www.youtube.com/watch?v=xaGjhx_jFDE

quella della donna messa in mostra come “strana creatura” dopo essere stata così trasformata dai freaks, i mostriciattoli. Allora non si sapeva bene chi essi fossero, si credeva a pure creazioni di fantasia; ci si poteva anche divertire. Oggi lo si dovrebbe sapere; ma la droga sparsa dagli attuali freaks ha rimbambito molte persone che continuano a starnazzare senza accorgersi della loro fine vicina. Svegliatevi e lasciate perdere i “confronti televisivi”. Il “Big one” non è proprio prossimo, ma nemmeno troppo remoto; e non avverrà alla “Faglia di Sant’Andrea”, bensì qui in Europa. Liberatevi dei freaks finché c’è ancora un po’ di tempo.

Il piano di Macron: 120 mila licenziamenti, di R. Vivaldelli

europa

Emmanuel Macron, l’uomo di Rothschild, delle banche d’investimento, dell’Unione Europea. Il simbolo di un establishment dal volto rassicurante che vuole arginare l’avanzata del Front National di Marine Le Pen e degli euro-scettici.Il voto in Francia potrebbe mutare, infatti, la geografia politica dell’Unione Europea per i prossimi anni. Per questo motivo il ballottaggio del 7 maggio prossimo rappresenta una sfida aperta tra due mondi contrapposti, pronti a fronteggiarsi. I sondaggi, al momento, premiamo l’ex socialista Macron. Ma qual’è davvero la sua ricetta politica? Alcuni osservatori e analisti, come Robert Zaretsky su Foreign Policy, parlano dell’ex ministro di Hollande e del suo movimento En Marche! come «centrismo radicale».

L’estremo centro di Macron, né a destra né a sinistra

«L’ex banchiere 39enne è comunemente definito un centrista – osserva Zaretsky – Tale definizione, tuttavia, ci dice poco. Dovremmo pensare a Macron come l’incarnazione di un centro alla francese, ovvero l’estremo centro». Si tratta di una’espressione che fu coniata dallo storico francese Pierre Serne in relazione alla Rivoluzione Francese: «In particolare – spiega Zaretsky – Serna si riferisce alla restaurazione, il periodo di 15 anni che seguì la caduta di Napoleone e vedeva il ritorno della monarchia borbonica. Serna ha cercato di sottolineare gli sforzi compiuti dalla corte di Luigi XVIII, in pochi anni, per affrontare la sinistra rivoluzionaria e i controrivoluzionari. Chiuso tra queste due visioni del mondo estremamente antitetiche, Luigi e i suoi ministri hanno promosso una posizione dedita al compromesso e alla moderazione, nonché una sorta di proto-tecnocrazia».


Con Macron pronti 120 mila licenziamenti nel settore pubblico

Naturalmente, le differenze tra Macron e Luigi XVIII sono maggiori delle somiglianze. «Da un lato Macron promette di imporre l’austerità al settore pubblico, eliminando 120.000 posti di lavoro in cinque anni; d’altra parte promette importanti investimenti nel settore ambientale, sanitario e agricolo. E’ un amico dei mondi finanziari e industriali, ma si ritrova anche come difensore dei valori rivoluzionari e universali della Francia di libertà e uguaglianza. La grande sfida di Macron non è solo quella di conquistare l’Eliseo, ma di creare un centro estremo funzionale, che non muoia, come ripetutamente è accaduto nel XIX secolo, con brusche battute d’arresto».

Per equilibrare la sua ricetta ultra-liberista, Macron punta sulle pensioni e sugli ammortizzatori sociali; è disponibile a creare un sussidio di disoccupazione universale che coprirebbe tutti, incluso chi è stato licenziato.

Il candidato dell’establishment

Per l’osservatore e analista di Asia Times, Pepe Escobar, esperto di geopolitica e questioni internazionali, tuttavia, «solo un pazzo può credere che Macron incarni il cambiamento quando nei fatti egli è il candidato dell’Unione Europea, della NATO, dei mercati finanziari, della gloriosa macchina Clinton-Obama, dell’establishment francese, degli oligarchi della borsa e dei sei maggiori gruppi mediatici francesi. Sulla stupidità della sinistra che ancora cerca di scimmiottare Tony Blair, c’è ben poco da dire. Il piano di Macron per risparmiare 60 miliardi di Euro di fondi pubblici, che prevede il licenziamento di 120.000 dipendenti pubblici, è il primo ingrediente per un potenziale scoppio di rivolte».

“Sottomissione all’UE”

La probabile vittoria Emmanuel Macron alle elezioni del prossimo 7 maggio sarà nel segno della continuità della politica francese negli ultimi anni, e non del paventato cambiamento. Macron è frutto di un’operazione di marketing ben strutturata, nonostante i proclami dei benpensanti e la retorica dei suoi slogan. Il suo «centrismo radicale» non salverà la Francia dai problemi che la affliggono, dall’immigrazione al terrorismo islamista, fino alla disoccupazione.

Come osserva Diana Johnstone su GlobalResearch, «da presidente, Macron confermerà la sottomissione francese alle norme dell’Unione europea che stanno distruggendo l’economia francese, la politica di guerra della NATO in Medio Oriente e l’ostilità verso la Russia. Marine Le Pen preferisce una politica di pace».

DAL FACETO AL SERIO

gianfranco

Certamente è un periodo un po’ lunghetto in cui non sto niente bene, ma leggere i giornali o vedere la TV, insomma sentire gli opinionisti e gli intellettuali semplicemente disgustosi (salvo alcune lodevoli eccezioni, fra le quali mi ha sorpreso l’altra sera dover annoverare, almeno in buona parte, Galli della Loggia), mi provoca una irritazione estremamente fastidiosa. Cominciamo con la più sciocca tra le litanie di questi fottuti: la “meravigliosa storia d’amore” tra Macron e la moglie di 24 anni più vegliarda. Lei era una prof.sa di 39 anni quando ha “incontrato” un quindicenne, quindi siamo al limite della pedofilia. Tuttavia, non è successo nulla, si sono amati di nascosto, ma idealmente, platonicamente. Ma andate a c…. brutti mentitori. E’ evidente che lei era di famiglia “in auge” e l’ha fatta franca. Era una che aveva “qualche appetito” e lui uno, quasi sicuramente vergine, che si è sentito miracolato per aver trovato la classica “nave-scuola”. Poi, rincontratola dopo un po’ d’anni, il tipino ha capito che, essendo ormai “anzianotta”, non avrebbe più trovato giovani come lui; ed essa apparteneva ad una famiglia potente. Si è dunque “innamorato” di lei, che lo ha immesso nel mondo della finanza (e di quale livello!), poi addirittura a fare il ministro dell’economia con il governo Valls (povera economia francese!).
Adesso sembra ripetersi il cliché della “storia d’amore”. Gollisti (povero De Gaulle, definire così dei miserabili che hanno tradito la sua convinzione autonomista) e socialisti sono decrepiti, hanno ancora più rughe della “Brigitte”. E allora eccoli a fornire le loro “amorose” attenzioni all’“adolescente” in politica, sperando che li lasci far loro ancora qualche “scopata” (insomma ci siamo capiti metaforicamente!). In Italia e in Francia (e appena meno peggio in altri paesi) la politica è ridotta ad una continua corsa al cesso per tirare lo sciacquone, nel tentativo di impedire che la merda trabocchi, tutto travolgendo. Non ci si riuscirà, ormai siamo all’ultimo stadio.

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Più interessante per noi un problema assai diverso. Nel referendum sugli accordi tra sindacati ufficiali e Alitalia, il NO ha preso i due terzi dei voti dei lavoratori dell’azienda. Una bella scoppola per queste dirigenze sindacali, solo una massa di burocrati interessati alle loro carriere e al potere di cui godono nelle istituzioni di uno Stato ormai letale per l’Italia. Leggete tutti i giornali che volete: Repubblica, Corriere, Sole24ore, Giornale, Libero, Messaggero, ecc.; tutti a parlare di chi ha votato no come fossero dei kamikaze. Meglio una morte lenta, per asfissia, piuttosto che il suicidio. E naturalmente, grandi moniti al governo affinché nemmeno si sogni di intervenire se non mettendo in fallimento (o qualcosa di preliminare a questo) l’Alitalia. Questi sono i liberisti.
Dopo la grande crisi del ’29, banche e industrie di primaria importanza entrarono in situazione fallimentare. Il fascismo nazionalizzò e creò l’IRI nel ’33. Dopo un anno, però, ci fu l’offerta di ricedere quelle aziende al settore privato, che per fortuna – essendo una cloaca com’è sempre stato – rifiutò. Il tutto venne così affidato a Beneduce (e mi sembra se ne sia interessato anche Mattioli). Nel dopoguerra, bisogna riconoscere che i primi governi diccì rafforzarono il settore pubblico con aziende come Finmeccanica ed Eni (e poi, con i socialisti, nacque l’Enel dalla nazionalizzazione del settore elettrico). Dagli anni ’70 – in concomitanza, guarda caso, del “compromesso storico” e del lento (e segreto) passaggio del Pci verso l’atlantismo – iniziano la manovre subdole di indebolimento del settore pubblico (del resto, bisognerebbe rifare bene la storia dell’assassinio di Mattei nel ‘62 e dell’imprigionamento di Ippolito nel ’64, che poi divenne peraltro deputato europeo del Pci a fine anni ‘70).
Seguì più tardi il disastro della presidenza IRI a Prodi, diccì di “sinistra”, che ha avuto una lunga storia quale alleato dei post-piciisti dopo il crollo dell’Urss e “mani pulite”, l’operazione ben mirata con cui si fece fuori la prima Repubblica (Dc “non di sinistra” e Psi) mentre furono salvati appunto il post-Pci e la Dc di “sinistra”; ancora una volta, guarda caso, quelli che si erano opposti nel ’78 al tentativo di salvare Moro. Durante la presidenza prodiana dell’IRI furono cedute 29 aziende, liquidate Finsider, Italsider, Italstat, ecc., sventata (da Craxi) la svendita della SME a De Benedetti, e via dicendo. Nel ’92, dopo il crollo dell’Urss, si ha l’aperto passaggio di campo degli ex piciisti (cambiatisi pure di nome), ecc. L’IRI diventa società per azioni e agonizza fino a crepare all’inizio del secolo. Importante momento di passaggio, verso l’indebolimento del pubblico, fu anche il Trattato di Maastricht e l’unificazione europea, l’accordo tra Andreatta (altro Dc di sinistra e “maestro” di Prodi), con il commissario europeo Van Miert nel ’93, da cui partì un processo di accelerazione delle privatizzazioni di aziende pubbliche. Ricordo anche la svendita della Telecom nel ‘99 ai “capitani coraggiosi” (definizione di D’Alema al governo, che la effettuò), con l’evidente complicità di Draghi (allora direttore del Tesoro, che non si presentò alla firma del contratto per esercitare la golden share). Ormai l’industria pubblica è al lumicino e pure l’Alitalia è divenuta privata da tempo.
Ho citato alcuni fatti così alla rinfusa. Sarebbe certo ora che una nuova generazione di teste pensanti si mettesse a ricostruire la vergognosa storia di questo paese dal 1992-93 ad oggi (con tutti i prodromi a partire dagli anni ’70, quando iniziò l’operazione “badogliana” dei piciisti). Comunque, ho richiamato alcune cosette perché ritengo che si debba nella sostanza sostenere la scelta fatta dal 67% che ha votato NO all’accordo capestro firmato dai sindacati per “salvare l’Alitalia”. Al di là della singola questione, e dei suoi esiti più immediati, è ora che sorga infine una violenta reazione al liberismo che domina nell’Unione europea e in Italia; e che non conosce differenza di etichetta tra “sinistra” e “destra”. Sono entrambe da liquidare.
Il nostro Petrosillo è stato censurato in questo luogo per aver solo citato un sondaggio che mostra come stia montando l’insofferenza verso questi politicanti liberali che stanno distruggendo il nostro futuro. E’ ovvio che – di fronte alla connivenza (o comunque cedimento) perfino delle organizzazioni che dovrebbero difendere le condizioni di vita dei lavoratori e, più in generale, dei nostri cittadini – diventa più che necessario sbaraccare via questa UE e tutti i balordi governi e forze politiche che costituiscono la base su cui essa si regge. E, ovviamente, la stessa fine va preparata per gli organi di disinformazione, gli intellettuali e “accademici”, i presunti esperti di economia e via dicendo. Non è cosa di breve momento, ma avverrà. Occorrono forze giovani che inizino a formare gli organi di una effettiva Resistenza, non quella che viene celebrata in modo del tutto incolore e per lunga abitudine alla falsità e menzogna dai nostri oppressori e torturatori, in piena connivenza con il “padre-padrone” americano.
Avanti, stanno maturando i tempi; pur se troppo lentamente ancora. Sbrigatevi a formare i primi nuclei di lotta, del tutto legale; senza però illudervi appoggiando chi, magari in assoluta buona fede, crede ancora di poter prevalere nel voto. Perdete tempo, il malcontento è ben in marcia ormai, ma non si riflette nel voto di menti ancora molto confuse da questi immondi canali d’informazione con tutti i personaggi all’uopo creati e ammaestrati, concedendo loro ori e ricchezze inimmaginabili; mentre si chiede a chi lavora di ridurre le condizioni di vita per salvare aziende in mano privata. Bisogna creare vera informazione alternativa e mettersi al servizio del malcontento, che andrà accentuandosi nei prossimi anni. Tuttavia, i risultati arriveranno quando dal “servizio” si sarà in grado di passare all’orientamento micidiale della rabbia popolare montante.

“FORMEZ VOS BATAILLONS”

EN MARCHE .. CON I PIGMEI DELLA STORIA, di GLG

gianfranco

Guardando i servizi televisivi dove si parlava di Macron (e si udivano pezzi dei suoi discorsi), in un attimo mi è venuto alla mente un grande film di Buñuel, regista surrealista di altri tempi (meno incolti di quelli odierni), che amo moltissimo: Le charme discret de la bourgeoisie”, 1972. Metto in ogni caso metto il link per chi volesse goderselo:

Perché mi è venuto in mente? Il film parla di vuoti, superflui, borghesi, però raffinati (da sbrago la scena sul Martini: https://www.youtube.com/watch?v=3GcD-OnxlfM). Essi sono sempre interrotti quando stanno per pranzare o cercare di fare allamore, ecc. Se poi mangiano, quando dormono hanno incubi. Soprattutto, però, per 3-4 volte o forse più, il film li mostra en marche lungo un viottolo che si perde a vista docchio; sono inutili, senza una reale meta da raggiungere. Sono capaci solo di parole, parole, parole. Ma sono appunto en marche, di fatto verso un nulla, un inesistente, un vuoto assoluto. Una di queste marce mi sembra si possa osservare verso il 29° minuto. Comunque ce ne solo altre.
Pensate che è un film di 45 anni fa. Gli artisti precorrono i tempi. In effetti, larte è il ramo dello spirito umano che più si avvicina alla realtà. Purtroppo, io non avevo capacità artistiche e mi sono indirizzato verso un settore scientifico. Non sono però così cretino come quegli scienziati che pensano di possedere la capacità di raggiungere la verità. No, ci si avvicina di più con larte, la letteratura, la grande poesia.
E, comunque, adesso dobbiamo sopportare gli inutili sempre en marche giacché coloro, che sono ormai travolti dalla storia, si riverniciano con i vari Macron, Renzi e buffoni vari. Purtroppo, siamo ancora in mano loro. E tuttavia per capire come mai ciò accade, bisogna rivolgersi ad altro ramo della cinematografia: quello sugli zombi. Ma per il momento fermiamoci qui.

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