Il BISOGNO REALE di GLG

gianfranco

 

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l’articolo berlusconiano trasuda un vero gongolare per aver allontanato la pur pallida prospettiva di un accordo, successivo alle elezioni, tra “5 stelle” e Lega, l’unico che avrebbe rappresentato una effettiva “zeppa” tra i piedi dell’ormai svelato (e da tutti finalmente “chiacchierato”) inciucio tra Pd e F.I. La Lega ha scelto di partecipare a quest’ultimo e punta a mantenere i suoi voti verso il 15%, in modo da poter poi reclamare il suo gruzzoletto di posticini nelle varie amministrazioni pubbliche. Ulteriore dimostrazione che chi “gioca” solo sul piano elettorale alla fine getta la maschera e si svende. La Lega tornerà ad essere un partito “ancella” (del “vile nano”) nell’accozzaglia detta “centro-destra”; e resterà di fatto nordico. Per il momento, temo lunghetto, ha vinto Berlusconi che ha i suoi migliori referenti leghisti in Maroni e, appena un po’ in sordina, in Zaia. Salvini aveva del resto mostrato il suo trasformismo con il mutato atteggiamento sulla UE e sull’euro. Sia chiaro che non ritengo essenziale il semplice “rumoreggiare” su questi temi. Ci vuole ben altro; ed infatti anche queste posizioni si mostrano per quello che sono, semplici mascherature e agitazione scomposta per avere un po’ di voti. Una volta ottenuto (nei sondaggi intanto) questo risultato, si passa subito all’incasso, mostrando chiaramente la propria miserabilità e inconsistenza politica.
Tuttavia, farsi vedere ancora patrioti e per la Nazione, magari organizzare marcette su Roma che sono semplici “caricature” di comportamenti di epoche definitivamente passate, serve soltanto ai farabutti che si gonfiano il petto con il vuoto e declamatorio antifascismo; e non solo di “sinistra” perché anche le “destre” sedicenti moderate urlano pur esse contro il fascismo (e contro il comunismo) e vomitano in modo inconsulto e perfettamente ignorante il loro mal inteso liberalismo, autentico sfregio di quello reale d’altra epoca e semplice finzione atta a nascondere un atteggiamento depredatorio verso la popolazione sempre più smarrita. Non ci si libererà di simile immane vergogna che attanaglia il paese (e del resto anche il resto dell’“Occidente”, sia pure in forme meno eclatanti) fino a quando non si afferrerà un’idea tale da unire quote decisive di popolo “incazzato”. Occorrerà però nel contempo la formazione di un autentico gruppo dirigente che – trattando adeguatamente anche con settori, credo per nulla soddisfatti, degli apparati di sicurezza – vada veramente a Roma assai poco pacificamente, entri a Palazzo Chigi, Montecitorio e Palazzo Madama, ne tiri fuori tutti gli occupanti che lì si troveranno (molti saranno già scappati e altri dichiareranno d’essere sempre stati dalla parte dei “nuovi arrivati”; l’Italia è il paese di Pulcinella), facendoli sfilare in diretta TV sotto le ben note “forche caudine”. E poi a casa a curarsi le sculacciate e pedate prese dalla folla osannante.
Purtroppo quel momento non è vicino; buona parte della popolazione brontola ma è senza direzione alcuna. Tuttavia, tutto sta marcendo; chi capisce qualcosa lo avverte, ne sente la puzza. Nella storia è però impossibile dire quando la misura sarà colma. Si colmerà e si avrà la “rigenerazione”; il quando non si riesce al momento a predire.

IL GRANDE IMBROGLIO, di GLG

gianfranco

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superato il primo ostacolo (molto facilmente) – e convinti (come lo sono pure io) che supererà anche quello del Senato, magari con l’appoggio di Verdini (semplice “sezione staccata” dell’infame berlusconismo, la peggiore infezione italiana) – questi sicofanti cominciano a non più nascondere le loro reali intenzioni di accordo fra banditi per disfare il paese, raggiungendo l’obiettivo di piegarlo al conseguimento dei loro interessi, del tutto opposti a quelli della gran massa dei nostri connazionali (compresi i coglioni ignari, che ancora li votano).
Dal 2011 sto denunciando (ovviamente senza alcun risalto, questo è logico) il “vile nano”, il peggiore “badoglio” della storia italiana. Ha tradito Gheddafi, pienamente consenziente con la sua liquidazione (voluta, in ultima analisi, da Obama e realizzata mediante i sicari inglesi e francesi; e anche italiani) pur dichiarando, ad anni di distanza da quel tradimento, che non era d’accordo; ma nulla ha fatto per impedirlo e nemmeno si è dimesso dal governo per almeno mostrarsi contrario a quella decisione. Poi ha continuato a compiere azioni da me sempre puntualmente colte e denunciate immediatamente. Ha di fatto appoggiato Napolitano nella nomina di Monti, favorendolo con le proprie dimissioni e facendo finta di credere alle difficoltà create dallo “spread”, creato ad arte ed infatti denunciato, ma dopo due anni, come operazione mirata a sostituirlo. Ha appoggiato anche Letta, la rielezione di Napolitano a presdelarep (un vulnus alla tanto strombazzata Costituzione), ha stilato il Patto del Nazareno con Renzi (anche lui appoggiato nelle sue varie operazioni d’imbroglio) per poi staccarsene per meglio restare nel “centrodestra”, di cui danneggiare continuamente ogni unità di effettiva opposizione.
Oggi, nemmeno si aspettano le elezioni è già si fa capire che l’“inciucio” è pronto e si è ormai convinti di riuscire a farlo. Infatti, si spera (realisticamente) che una buona quota di elettori di “opposizione” siano ingannati anche dal sottile gioco di Toti, che sembra differenziarsi da Berlusconi per meglio tenere agganciati i leghisti; e questi si differenziano opportunamente fra loro, con Salvini in pieno gioco di rappresentanza nazionale mentre altri (Maroni e Zaia, però con sfumature a loro volta differenti; più netto il primo e più “moderato” il secondo) rappresenterebbero gli umori “nordisti” della maggior parte del loro elettorato. Siamo insomma in presenza di una grande truffa portata avanti con il solito metodo delle “tre carte”. Gli elettori, scontenti della terribile situazione in cui questi banditi hanno cacciato l’Italia, si dedicheranno inutilmente alla ricerca di dov’è la “carta giusta”. E non si accorgeranno che in realtà tale “carta” non esiste da nessuna parte poiché ormai, dopo la liquidazione della prima Repubblica, si è venuto formando un ceto, balordamente definito politico, di truffatori da rifiutare nel loro insieme. Gentaglia infame, sordida, un vero letamaio. Ma imperversano in TV e in tutti i media che fanno opinione (altro che internet!). E per meglio ingannare gli sprovveduti si accapigliano fra loro. Tuttavia, indubitabilmente, anche con una certa convinzione perché ognuno vuol prendere più voti; così arrafferà una più elevata quota di quel bottino di cui viene “derubata” la popolazione italiana.
Lo schifo rappresentato da questa gentaccia – e da un’accolita di pseudointellettuali, alcuni addirittura recitanti la parte degli “antisistema”: anti-capitalismo, anti-gruppi finanziari, ma solo meschini mentitori e con gruppetti di violenti al seguito, in modo da provocare il rigetto della popolazione verso ogni idea di mutamento di questo disgustoso ammasso di banditelli, che non vengono così mai gettati tra i rifiuti e “sotterrati” per impedire ulteriori epidemie – è abbastanza afferrato dalla gente comune, che però si fa ancora ingannare da alcuni e crede all’esistenza di una possibile opposizione radicale. Niente da fare; è solo una recita per mantenere in piedi questa laida “democrazia” del voto, in cui tutti gli individui sono dichiarati eguali e devono esprimere su carta straccia le loro preferenze per ignoti (salvo che per le balle raccontate in campagna elettorale e per le loro faccione di merda sempre sorridenti o reciprocamente incazzate ai fini della loro recita); poi, però, ci si appella alla “governabilità” e si rinnega bellamente ogni eguaglianza (del resto inesistente) onde perseguire i propri interessi di imbroglioni e ingannatori di professione, intenzionati a vivere lautamente alla faccia di chi sgobba.
Sarebbe ora di finirla con questa pantomima e di dedicarsi invece ad un certo “lavoretto di fino” nei confronti di questi autentici maiali (mi scusino le povere bestie, che già massacriamo per mangiarcele). Bisogna trovare altre vie; e infliggere un bel giorno una lezione definitiva a costoro. Mi sembra che per il momento, anche tra i più giovani, prevalga l’ambizione di poter entrare a far parte dell’infame gioco. Alla fine pagheremo tutti; e sarà una soluzione veramente giusta, ma non scoperta da noi, invece imposta dal fallimento di questi “molluschi”, tanto inetti quanto disgustosi.
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NON SE NE PUO’ PIU’, di GLG

gianfranco

 

 

In effetti, se ricordo bene, fonti di irritazione miste a disprezzo ce n’erano anche all’epoca della prima Repubblica. Mai però come adesso. Da un pezzo è chiaro che cosa sono ormai questi istituti di statistica (come pure certi sondaggisti). Alterano i dati su ordine di governi di sfasciacarrozze quali sono i politicanti odierni, in specie quelli del lato “sinistro”. Lasciamo perdere la faccenda dell’occupazione che, come detto mille volte, viene data in aumento (ora mettendo avanti i giovani ora quelli di mezza età) e si dice solo di sfuggita che l’80% dell’aumento (in realtà sarà la quasi totalità) è a tempo determinato e per lavori stagionali o di poche, minime, ore al giorno e/o per pochi giorni alla settimana.

Lasciamo stare; l’imbroglio più grande è quello relativo agli incrementi del Pil, alla fiducia dei consumatori e imprenditori. Il tutto per far pensare alla ripresa ormai robusta. Il che fa ridere comunque, dato che si parla, pur imbrogliando, di aumenti dell’1,5% per tre anni; e uno dovrebbe ricordare quali erano gli incrementi nei periodi in cui le crescite si alternavano alle “recessioni”. Comunque, anche se i dati fossero reali (e fossero reali quelli degli altri paesi europei), non farebbero che confermare la sostanziale stagnazione, che poi si rivelerà con ancora maggior risalto appena sarà terminato il periodo elettorale. In effetti, l’Italia dei “sinistri” – governi tutti destituiti di autorità poiché mai veramente eletti e con un terzo dei parlamentari che hanno cambiato casacca da “destra” a “sinistra” dopo le ultime elezioni – è la più serva che si ricordi e accentua sempre più questo suo carattere. Di conseguenza anche gli organi internazionali (europei in specie) corroborano le falsità pubblicate dai nostri istituti statistici.

Il tutto è appunto in funzione di un aiuto elettorale a questi “sinistri” in affanno per troppa cretineria sul problema dell’“accoglienza”, malgrado la “correzione” Minniti. Quando le elezioni saranno passate, allora assisteremo: 1) se vincesse un diverso orientamento politico (e quindi governativo), tutto tornerebbe in discesa, la catastrofe economica sarebbe imminente; 2) se rivincesse l’inetta (e anche un po’ delinquenziale) “sinistra”, si avrebbero comunque alcune difficoltà, delle pericolose zone d’ombra, che richiederebbero ulteriori batoste soprattutto sui ceti medi (a livelli bassi perché quelli alti sono troppo poco numerosi e da loro si “tira su” ben poco).

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Ho parlato della “correzione Minniti”. In effetti, ci si è resi conto, nell’ambito di una parte dei piddini (quelli per il momento ancora “renziani”), delle fesserie commesse sperando di approfittare dei risultati, piuttosto deludenti, della politica obamiana relativa alla “primavera araba”. I “sinistri”, coadiuvati da un ceto “intellettuale” di una pochezza intellettiva da far paura (oltre che schifo), credevamo di poter approfittare delle migrazioni – in minima parte dovute a persecuzioni e “annessi” – al fine di conquistarsi masse d’appoggio nel momento in cui sono in decadenza. I risultati che sembrano profilarsi in Germania (ne parleremo a risultati acquisiti e un po’ “digeriti”) dimostrano che il “politicamente corretto” sta cominciando forse, probabilmente, la sua discesa. A questo punto, gli ambienti un po’ più furbi della “sinistra” hanno deciso negli ultimi tempi di correre ai ripari; intanto almeno fino alle elezioni.

Interessante è anche come viene presentato Minniti da buona parte del suddetto ceto intellettuale “buonista”; sintomatica anche la presa in giro di un mediocre comico come Crozza, che tutti i deficienti di “sinistra” ritengono un portento, mentre è di una faziosità, astio, volgarità, banalità, totale mancanza d’umorismo mai viste in vita mia (nemmeno Bob Hope, Red Skelton, Gianni e Pinotto, ecc. erano a così basso livello). L’importante è far passare Minniti per quasi fascista, comunque un “destro”. Cosicché una parte di quegli irritati per le migrazioni, che tuttavia non vorrebbero proprio votare per la “destra”, potranno tornare a votare a “sinistra”. I gruppi dominanti filo-UE puntano ormai, per l’Italia, ad un accordo – rigorosamente dopo le elezioni – tra Pd “renziano” e Forza Italia berlusconiana. E’ chiaro che quest’ultima, pur decisa a partecipare a tale progetto comune, ha però convenienza ad aumentare i propri voti per riequilibrarsi un po’ rispetto al futuro “alleato” Pd. Quest’ultimo (la sua parte più furba) vuole invece restare largamente preminente nel suo rapporto con Berlusconi. Minniti serve esattamente a questo; e i cretini di intellettuali, di comici da strapazzo e altri “mentecatti televisivi”, sono utili a tale scopo, presentando Minniti come “destro”.

Incredibile che altri – sciocchi o in cerca di manovre ambigue? – di provenienza “fratelliniditalietta” corroborino tale falsa credenza ad Atreju, tributando applausi al Ministro dell’Interno, che fa sorridendo (in realtà, ridendo dentro di lui) il suo show a base di scrivania di Mussolini, di stanza di Italo Balbo e altre fregnacce simili. Naturalmente, Minniti (la parte che lo ha messo in primo piano per ridurre il danno prodotto dal troppo benevolo “accoglimento” dei falsi profughi e perseguitati) saprà come ridurre lo sconcerto di coloro che, pur non essendo favorevoli a simile improvvida politica dei governi “sinistri”, è ancorata all’antifascismo. Questi fottuti piddini – nati dalla trasformazione dei fallimentari settori ex-piciisti, quelli che trattarono con gli Usa il voltafaccia dal filo-sovietismo – devono comunque raccontare che sono pur sempre eredi della Resistenza, naturalmente quella che ha tradito ogni speranza di rinnovamento della nostra società e ha finto che l’unico scopo, per cui molti sono morti, era quello di essere “liberati” dagli americani e divenire i loro burattini.

Molto bene, la putrefazione avanza. Non avanzo ipotesi, mi limito a rilevare certi fatti.

P.S. Mi è stato riferito che in realtà ad Atreju Minniti è stato più fischiato che applaudito. Alcuni giornali che avevo letto non hanno riportato correttamente le notizie da quell’incontro di FdI. Quindi va corretto quanto detto sopra. Non conosco ovviamente quanto è stato detto e discusso in quel luogo.

 

L’OBIETTIVO DEI POTERI DOMINANTI ITALIANI: VICINANZA F.I. E PD, di GLG

gianfranco

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Non mi erigo certo a difensore della Lega, che merita quello che sta avvenendo proprio per l’incapacità, legata alla smania elettorale, di denunciare quello che è il figuro più miserabile della vita politica italiana almeno dal 2011 a questa parte, cioè Berlusconi, falso loro alleato che sta subdolamente svolgendo la sua funzione di gettare in una parte dell’opposizione (detta di centrodestra) le basi del disfacimento. Un anno fa F.I. era scesa nei sondaggi sotto il 10%. Il brontolio confuso e sempre incerto di Lega (e anche FdI) hanno riportato in su tale partito mentre la Lega è rimasta al palo del 13-14%. Adesso questa Lega codarda subisce la sottile malevolenza dei berluscones oltre a quella aperta del Pd, soprattutto renziano. E lo stesso devo dire dei “5 stelle”. Nessuna particolare simpatia per un partito pasticcione, che ha giocato su una dirittura morale e politica ormai piuttosto intaccata. Anche in tal caso, però, si constata con chiarezza l’attacco concentrico di P-idioti e berlusconiani. Ci vuole così tanto a capire che il “vile d’Arcore” è il vero elemento di corruzione del sistema politico italiano? Renzi (o chi eventualmente lo sostituisse, ma credo non sarà facile; e poi non è la questione centrale da discutere) è a suo modo scoperto nell’affermare ciò che vuole ottenere. Berlusconi è invece una vera “lingua biforcuta”; è ambiguo, viscido, subdolo.
Non mi si dica che Salvini e Meloni sono così scemi da non capire che il vero disegno dei poteri dominanti in Italia è di arrivare ad un accordo tra Pd e forzaitalioti; senz’altro non scevro di contrasti, creati tuttavia a bella posta per mai svelare alla popolazione la vera alleanza che si andrà costituendo a danno dei nostri “destini”. No, non sono stupidi, capiscono, ma sono abbagliati dalla prospettiva elettoralistica. Abbiamo bisogno di altre forze, ancora da nascere (almeno così sembra), in grado di rovesciare tutti i tavoli e prendere il potere per via assai diversa; e che poi mettano fuori dalla scena politica italiana con metodi “d’urgenza” tutti questi cialtroni e malfattori. Lunga è la via, ma il primo passo è l’eliminazione dei forzaitalioti e del loro capo, il “Gano di Maganza” di turno in questo paese sempre abituato ai tradimenti e ai voltafaccia. Denunciarlo a tutto campo, smerdarlo ogni giorno, ogni ora. Isolarlo insomma; sarà costretto a smascherarsi, non avrà altra strada da percorrere che quella di mostrare il suo vero volto, quello della “morte rossa” per questo paese (si ricordi il racconto di Edgar Allan Poe). Senza il suo doppio gioco, si arriverà ad una reale contrapposizione netta tra i due schieramenti, che debbono restare nemici acerrimi in modo da scatenare infine la “soluzione” necessaria: presa del potere senza complimenti e con programmi chiari e netti, in primo luogo in politica estera. Fine dell’atlantismo e della sua copertura “union-europeista”, inventata da personaggi finanziati dagli Usa dal 1945 e anche prima (si vedano comunque in proposito gli studi di Joshua Paul).
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AUGURIAMOCI L’ALLEANZA LEGA – 5 STELLE

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Gli attacchi della magistratura a Lega e M5S sono un avvertimento per le prossime elezioni. Che ai due partiti non venga in testa di mettersi insieme per governare il Paese, ricorrendo a patti di qualche genere, atti a garantire una sintesi originale delle loro posizioni differenziate ma convergenti sull’analisi che la rovina dell’Italia ha come cause principali l’Ue e il “consociativismo” Pd-FI.
Alla Lega sono stati sequestrati i conti correnti per vicende vecchie di dieci fa, riguardanti la gestione Bossi. Probabilmente, saranno dissequestrati in tempo per il vivo della campagna elettorale ma l’ammonimento è stato consegnato al “buon senso” di Salvini e compagni. Ai 5Stelle, invece, il tribunale di Palermo ha contestato la correttezza delle “regionarie” siciliane, entrando a gamba tesa nelle questioni di un organismo privato che è pur sempre libero di decidere chi candidare e con quali strumenti. Effettivamente, un’alleanza elettorale (complicatissima) o post-elettorale (più ragionevole) tra Salvini e Grillo (a legge elettorale invariata) avrebbe, quanto meno, il merito di sparigliare le carte ed impedire il ricoagulamento del famigerato partito della Nazione, a guida Renzi con la desistenza di Berlusconi o dei suoi vari prestanome, che tanti danni ha già procurato al Belpaese. Secondo quanto riporta il faccendiere Bisignani, su Il Tempo, ci sarebbero poteri interni ed esterni che gradirebbero questa soluzione innovativa per far uscire Roma dalla pericolosa morta gora in cui sta soffocando. Meglio l’azzardo della riproposizione di un risultato scontato che ha già dimostrato, nel recente passato, di fare molto male allo Stato e alle sue istituzioni, generando crisi in ogni comparto sociale. I soggetti a cui fa riferimento Bisignani sono: la Russia, il Vaticano e quel che resta di Mediobanca. Si tratta però di poteri articolati, per cui bisognerebbe capire quali settori in particolare starebbero lavorando all’intesa (soprattutto, con riferimento a quelli autoctoni sempre abbastanza infidi e doppiogiochisti). Sono drappelli convintamente “revisionisti” che puntano a modificare alle basi gli assetti statali italiani o opportunisti che intendono far fallire l’operazione “novità”, al massimo puntando a rifare il trucco ad un panorama politico ampiamente screditamento da destra a sinistra? C’è già da segnalare che il M5S, blindando alla figura di Premier il più moderato dei suoi attivisti, Luigi di Maio – uno che dichiara solennemente di voler rimanere nella Nato e che si siede volentieri al tavolo con finanzieri e banchieri filoamericani – dimostra di preferire una soluzione “conformista”, il che vuol dire maggiormente orientata a sinistra. Una riproposizione del vecchio sfacelo a protagonisti mutati, con il Pd che si accontenta di svolgere una funzione stabilizzatrice riconoscendo la (momentanea) leadership ai grillini (facilmente condizionabili nelle camere di compensazione del potere, in cui i pentastelluti possono essere rapidamente disorientati). Da par suo, il leader della Lega, nonostante dichiarazioni roboanti, non riesce a staccarsi dal Cavaliere di Arcore e a denunciare il ruolo di staffa del sistema giocato da quest’ultimo, sin dalle sue dimissioni del 2011, concordate con Napolitano (il che la dice lunga anche sulle sue intenzioni attuali). Se il leghista non svolta radicalmente sarà fagocitato e questa volta sarà davvero la fine della Lega. C’è da augurarsi, invece, che i processi oggettivi finiscano per costringere M5S e Lega ad organizzarsi congiuntamente per non essere stritolati dai comuni nemici che si presentano come amici. Non cambieranno il Paese perché sono sostanzialmente incompetenti ma, se non altro, metteranno fine ai sogni di strapotere di Renzi (e del suo sodale Berlusconi) che costituiscono il vero incubo dell’Italia.

VITALIZI, IL VERO OBIETTIVO SONO I CITTADINI

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La Camera ha approvato la proposta di legge Ricchetti sul taglio ai vitalizi dei parlamentari che lede i diritti acquisiti, cioè si applica anche agli eletti cessati dal mandato che già percepiscono l’assegno. L’odio, meritatissimo, contro i nullafacenti delle istituzioni elettive ha offuscato la vista al popolo, il quale non si rende conto che presto verrà bastonato con gli stessi metodi. Naturalmente, dietro l’iniziativa, spacciata per una battaglia di moralità, contro una classe di privilegiati, ci sono i peggiori partiti della storia nazionale, in primis Pd e M5S (ma l’Aula è tutta compiacente perché il qualunquismo anticasta porta voti), che stanno litigando per attribuirsi la paternità del “grande” risultato. Non tarderanno, c’è da scommetterci il culo, a giocare allo scaricabarile allorché provvedimenti similari saranno presi, scatenando la rabbia generale, per togliere garanzie ad altri settori sociali. Allora, ma solo allora, la pdl Ricchetti resterà orfana, nonostante porti il nome di un deputato del Partito Democratico.
Come volevasi dimostrare, sin da ieri, i principali quotidiani discutevano, portandosi avanti con le loro idee “brillanti”, della possibilità di generalizzare la ratio della norma, senza risparmiare nessuno. Ha scritto Macioce su Il Giornale: “Questa riforma dei vitalizi rischia infatti di mettere in discussione le storie di ieri. Non quelle grandi, di popoli e nazioni, ma quelle quotidiane, personali, di casa, lavoro e vecchiaia. Molto dipende dai giudici, quelli vestiti di ermellino, quelli a guardia della Costituzione. Se l’alta corte, infatti, conferma che i «diritti acquisiti» non sono sacri e inviolabili, allora tutto il passato torna in gioco. Non solo la pensione dei D’Alema e dei Fini o di Cicciolina. Si rompe un tabù e può accadere che chi ha versato poco e ogni mese riceve molto non può più resistere dietro un «quel che è fatto è fatto». Il passato ritorna in gioco. Tutto torna in discussione. Le pensioni d’oro? Un po’ troppo d’oro. Quelli che sono andati in pensione con il retributivo? Vediamo. La reversibilità? Dipende. … non c’è più nulla di scontato e sicuro. In fondo, se non si fa qualcosa, il destino dell’Inps è segnato, questo sistema non regge: i giovani guadagnano troppo poco per pagare le pensioni ai vecchi. È il grande dilemma del nostro welfare. Che fare? La crepa nel muro dei diritti acquisiti non risolve tutto, ma crea spazi di fantasia. Non ci sono più paletti, gli spazi di intervento si ampliano, si getta lo sguardo su soldi ritenuti intoccabili. Qualcuno magari si mette lì e ridisegna, più di Dini e più della Fornero, il sistema previdenziale. Con un grande vantaggio, però: la prospettiva è molto più ampia. Non c’è sulla mappa solo un pezzetto di ieri e quel futuro che chi verrà domani dovrà scontare. La prossima volta si può giocare sul passato, territorio inesplorato. Non pagheranno solo quelli che non sono ancora arrivati a riva, ma anche chi si sentiva su una spiaggia sicura. L’incertezza non ha più ripari generazionali. Si esagera? Forse. Ma tra quelli che ieri a Montecitorio hanno votato sì qualcuno ci starà pensando. Oggi a noi, domani a voi. La vendetta è un piatto che si consuma freddo”.
Cari imbecilli, state danzando intorno alle vostre bare. Il “campo inesplorato” siete voi, verrete sbranati dai lupi che si sono rasati un po’ di pelo per tendervi un agguato. Con questa sedicente riforma saranno giustificati i colpi che vi assesteranno con lo scopo di privarvi delle ultime sicurezze sociali ancora in piedi.
Anche Il Foglio, con un intervento di Luciano Capone, si augura che questo “principio sacrosanto, se deve valere per gli eletti, a maggior ragione dovrebbe valere per tutti gli altri cittadini”. Ed eccovi serviti, ma la pietanza cotta a puntino siete ancora voi.
Questo Paese, incapace di crescere e di svilupparsi, a causa di una classe dirigente inetta e servile ad interessi stranieri, ha deciso di ricorrere all’autofagia. Sta divorando i suoi organi perché non ha più occhi per guardare lontano, testa per immaginare il futuro e mani per afferrare il presente. Possibile che l’Italia deve annegare nelle sue lacrime?

ANCORA QUALCHE NOTAZIONE

gianfranco

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ho notato che alcuni giornali e giornalisti hanno detto anche delle “verità”, ma sempre monche e quindi indebolite. Per esempio, fra i più veritieri ho notato stavolta Belpietro e “La Verità”. Tuttavia, si insiste sull’affermazione (del resto ripresa da quanto detto da Confalonieri) che il “nano” segue il l’atteggiamento andreottiano denominato “politica dei due forni”; per cui questo furbacchione (così viene pensato) continua a prestare la sua opera al centro-destra e nel contempo strizza l’occhio (oltre ad aiuti vari tipo l’ultimo, il voto di 28 senatori F.I. per il governo) al centro-sinistra. Si è anche affermato, molto giustamente, che il doppiogiochista non voleva una vittoria così eclatante in molte città e soprattutto a Genova, dove Toti sembra convinto assertore del “non inciucio” con Renzi (o chi per esso). Inoltre, checché se ne dica, a parte La Spezia (dove però F.I. si presentava insieme a FdI, unione molto “insana”), la Lega ha superato i berluscones in tutte le città più importanti. Questo rende un po’ meno appetibile l’apporto del leader forzaitaliota ai piddini; per i suoi voltafaccia, quindi, costui rischia di ottenere meno di quanto spera in tema di difesa dei suoi interessi e per la sua posizione rispetto alla “giustizia”.
Tutto giusto, sempre però dimenticando ciò che vado ripetendo da tempo immemorabile. Lo squallido individuo, che ancora non viene cacciato a pedate nel sedere dai suoi “alleati”, non applica alcuna “politica dei due forni”. Dal 2003 al 2009-10 egli fece tutto sommato una politica estera un po’ meno servile di quella di D’Alema, Prodi & C.; anche perché, molto probabilmente, ebbe delle cointeressenze di rilievo (magari pure dalla Gazprom per l’accordo con l’Eni in merito al Southstream). Poi Obama lo “intimidì” fortemente (non sappiamo bene come) ed egli strisciò ai piedi di quest’ultimo nel maggio 2011. Da allora egli deve agire sempre da “sfasciatore” di ogni possibile schieramento anche timidamente “non allineato” ai migliori “servi europei” degli Stati Uniti. E ciò malgrado l’imprevisto della vittoria presidenziale di Trump, che crea qualche “confusione” nella politica internazionale della potenza ancora predominante, ma meno forte rispetto anche soltanto a pochi anni fa. L’establishment americano, per il momento battuto (ma non affatto sconfitto) chiede il massimo servilismo ai dirigenti “europeisti” e questi devono potersi fidare dei loro corrispettivi in Italia.
Se Renzi non andasse più tanto bene, verrà cambiato. In ogni caso, i cosiddetti “populismi” – che in tempi recenti manifestavano, fra l’altro, abbastanza simpatia per la Russia (adesso sembra un po’ meno!) – devono essere messi in difficoltà. L’infido individuo, che ancora non viene smascherato, deve perciò non schierarsi apertamente con il Pd, ma restare anzi a fingere l’opposizione al governo, creando nel contempo il massimo di disordine e tensione litigiosa nello schieramento d’opposizione. Berlusconi, in realtà, ha un solo forno da curare – il secondo è semmai quello dei suoi personali interessi – e sta agendo così da sei anni. Resta a inquinare lo schieramento d’opposizione e, appena lo può, invia un bell’aiutino alla maggioranza. Per il momento il suo gioco continua a funzionare e vedremo fin quando glielo faranno svolgere.
Il centro-destra sembra in avanzata, ma è soltanto l’impressione di chi non vuol vedere fino in fondo l’effettivo ruolo che ha assunto, appunto da sei anni, il “nuovo Badoglio”. I “5 stelle” (pur essi con il loro bel grado d’ambiguità) sembrano in ritirata, ma non lo sono poi tanto, soprattutto se il doppiogiochista n. 1 dovesse venire a trovarsi in difficoltà. A quel punto, i “servi europei”, e i loro collaboratori italiani, cercheranno di trovare nuove sponde da cui muovere per la sconfitta di ogni più piccolo barlume di autonomia italiana. Vedremo, vedremo.

FUORI DAI…..ECC. ECC. IL “NANETTO”, di GLG

gianfranco

 

 

http://www.ilgiornale.it/news/politica/silvio-berlusconi-beppe-grillo-pericolo-e-dico-no-grandi-1381654.html

 

http://www.ilgiornale.it/news/politica/fdi-e-lega-insieme-lipotesi-lista-unica-tenta-meloni-e-1381565.html

 

Cominciamo con il ricordare come per anni (non per qualche giorno), soprattutto il centro-destra – ma in specie proprio Il Giornale e i berlusconiani in genere – ci abbia presentato la Germania, e la cancelliera, come nostri persecutori o quasi. Secondo questi imbroglioni, il filoamericano Draghi (al servizio dell’establishment delle vecchie presidenze americane) ci salvava sempre; ed era poi la Germania a mandare tutto a remengo. Adesso, invece, tra Merkel e berlusca c’è avvicinamento (per quanto tempo?) e allora tutto va bene.

Il furbacchione, e vero individuo senza principi né qualsiasi orientamento definito, gioca la sua complicità con chi sta portando l’Italia sempre più “fuori rotta”; tuttavia, senza esporsi troppo in nessun senso, data l’instabilità della situazione. Si guarda bene dall’attaccare quella che al momento è la nuova dirigenza statunitense. Fa finta di capire anche il malcontento popolare e quindi scusa, pur considerandola una iattura, la “deriva populista” di parte della popolazione. Tuttavia valuta appunto questo stato d’animo della “gente” come una reazione che resterà sempre senza veri esiti positivi. L’unica prospettiva sarebbe per lui (che comunque non ha alcuna idea in testa se non il suo interesse personale) un forte centro-destra liberale – come se il Pd e Renzi fossero chissà che cosa d’altro di veramente opposto – nel mentre, attaccando il populismo, di fatto critica i sedicenti “alleati” e indebolisce quel “fronte comune” che finge di volere. E aggiunge inoltre di non capire le mosse di un Parisi (uomo a lui più che vicino), augurandogli tuttavia ogni bene; così da far capire che un domani potrà essere costui l’alleato contro i populismi, creando un bel “marasma” detto “centrista”, in grado di soltanto di mimare – sempre ricordando che la “seconda volta” certi eventi passano dallo svolgimento serio alla farsa – la funzione svolta in altri tempi dalla DC (con alcuni partitini, tipo i socialdemocratici e i repubblicani, tutt’intorno).

Gli “alleati”, dal canto loro, sono tentati da un progetto unitario che sarebbe positivo se superasse il desiderio di ottenere qualche voto in più, finalmente comprendendo che con l’ex cavaliere non ci sarà mai futuro e denunciandolo quindi per quel traditore che è da anni. Non dico che dovrebbero cercare un accordo con i “grillini” (sarebbe un altro errore, io credo), ma dovrebbero dichiarare alto e forte che non hanno comunque alcuna voglia di favorire il duo Renzi-Berlusconi nella lotta contro i “5 stelle”. E’ necessario che si svolga infine una martellante campagna di chiarimento presso l’opinione pubblica del reale pericolo che sta correndo l’Italia: cadere totalmente in mano a un partito, nella sostanza renziano (nel senso della melmosità politica, chi sarà poi il reale personaggio che concluderà la sporca operazione è meno interessante), con la connivenza più o meno stretta del coacervo berlusconiano (e anche qui poco importa se poi qualcuno di più giovane succederà infine all’attuale comandante in capo).

Nessuna “grande coalizione”, dichiara con apparente forza l’uomo dalla lingua biforcuta; sarebbe necessaria l’andata al governo di un forte centro-destra. Sa benissimo che l’alleanza tra lui, che continua ad appoggiare l’attuale UE, e Lega e Fdi che la combattono (almeno se non fingono, ma non credo), sarà sempre una “ciofeca”. Se la gente non ha raggiunto livelli di idiozia superiori ad ogni attesa, si renderà ben conto che i tre “alleati” sono in continua frizione, pur mai dichiarata a piena voce. Quindi, il vero intento del “vile traditore” è impedire che si crei una effettiva alternativa al partito che ho definito “renziano”. Al momento opportuno, qualche voto affluirà al nuovo governo dai berluscones, qualche altro “Verdini” o “Parisi”, ecc. nascerà da “destra” per il “bene del paese”, per realizzare riforme che impoveriranno sempre più almeno tre quarti di popolazione (favorendone, sì e no un 10%, i “soliti noti” e lasciando immutata la sorte di alcuni “strati cuscinetto” quale “cintura protettiva”).

Sarebbe ora che, smettendola con questa farsa “democratico-elettorale” – che può essere recitata senza danni irreparabili nei momenti di relativa calma e buona crescita d’un paese – nascano finalmente forze in grado di dare una spallata violentissima a questi cialtroni in gioco per il dissesto dei tre quarti sopra ricordati. Lega e Fdi vogliono essere della partita in questo compito? E allora mutino “d’accento e di pensier”; ma non come la “donna mobile” di verdiana memoria, bensì con la decisione d’essere infine la tomba di tutti gli intriganti, maneggioni e “badogliani” del tipo di questo meschino personaggio, che ha ormai per troppo tempo impestato il nostro sistema politico (ben coadiuvato da tutti gli altri, sia chiaro). Fuori dai…..ecc. ecc. questo Berlusconi. Toglietelo di mezzo e riconsegnatelo agli “affetti famigliari”, se ne ha.

La grande coalizione

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Angelo Panebianco è un noto politologo  che ha probabilmente perso lo “smalto” necessario per essere ancora un saggista “alla moda” ma soprattutto è uno dei tanti corifei dei poteri dominanti che quando scrive su un quotidiano di grande diffusione e prestigio ha il preciso compito di raccontare alle masse, soprattutto quelle “semicolte”, ciò che è necessario in relazione alle finalità che certe elitè si prefiggono. Francamente, anche se a volte è inevitabile, risulta del tutto inutile prendersela con questi personaggi; essi fanno il loro mestiere, un mestiere servile ma ben remunerato. Riallacciandomi all’intervento di La Grassa di qualche giorno fa credo si possa senz’altro considerare, tra gli scenari che si possono prevedere per le elezioni politiche del 2018, quello che vede lo strutturarsi di quattro ( o molto difficilmente cinque) gruppi in lotta per accaparrarsi i voti e quindi i posti in parlamento. Berlusconi continua a tessere la tela per costruire una alleanza con FDI, la Lega ed eventuali forze similari di destra mentre il Movimento 5 Stelle continuerà a presentarsi da solo. Tutto ciò nella prospettiva, che possiamo dare per quasi certa, la quale prevede una nuova legge elettorale con la possibilità per i partiti di coalizzarsi ma senza premi di maggioranza per quella vincente. Nel “centrosinistra” il PD dovrà presentarsi da solo, anche se in questo modo alcune forze di centro ( Alfano, Casini e altri), che potrebbero risultare molto utili nel panorama postelettorale, rischiano di non raggiungere un quorum accettabile. Sicuramente Renzi e Berlusconi stanno cercando una soluzione per questo nonostante che anche l’alternativa di aggregare la lista di centro a quella di destra appaia poco praticabile perché risulterebbe inaccettabile per il “popolo” della Lega e di Fratelli d’Italia che già sentono, a livello immediato e quasi “di pancia”, che Berlusconi si sta preparando a “fregarli”.  Il Movimento dei Democratici Progressisti si presenterà assieme a (coalizzata con)  Sinistra Italiana che potrebbe inserire nelle sua lista anche qualche esponente di residuali gruppetti ormai in dissoluzione tra i quali spicca per “in-fauste glorie” passate Rifondazione Comunista. Questa alleanza di “sinistra” spera di assorbire almeno una parte dei voti “di protesta” che nelle passate tornate elettorali si sono orientati verso i pentastellati. Naturalmente le tre maggiori “forze” politiche: Movimento 5 stelle, Pd e coalizione di destra, durante la campagna elettorale digrigneranno i denti e cercheranno di differenziare, vendendo fumo, le loro proposte programmatiche il più possibile per far credere alla gente di avere delle “idee” e addirittura un progetto. Alla fine i vincitori diranno naturalmente che la situazione è difficile, anche se non disperata, e che bisognerà essere pragmatici e tener conto del contesto internazionale. E in un certo senso è proprio così perché un cambiamento di direzione nella politica italiana potrebbe essere causato solo da importanti nuove dinamiche globali e/o dall’accentuarsi della crisi europea e mondiale. Che cosa può scrivere  il professor Panebianco sul Corriere della Sera (12.03.2017) in un contesto simile ? Può soltanto negare ciò che ormai appare evidente a tanti, a troppi:

<< Tra tutte le idee balzane che circolano sul dopo elezioni, la più balzana di tutte è quella che immagina la formazione di una «grande coalizione» (sic) fra Forza Italia e Partito democratico (più cespugli vari) imposta dalla forza dei numeri, dal fatto che potrebbe essere l’unica combinazione di governo in grado di fermare i Cinque Stelle. In sostanza, secondo questo brillante ragionamento, Partito democratico e Forza Italia dovrebbero fare più o meno come i «ladri di Pisa», nemici di giorno e complici di notte. Botte da orbi in campagna elettorale, e poi un accordo di governo a elezioni avvenute imposto dalla necessità. Il tutto favorito dal fatto che con la proporzionale si torna all’epoca in cui le coalizioni di governo si formano dopo il voto, mai prima. L’idea è assurda per tre ragioni. Per formare una «grande coalizione» occorre, prima di tutto, che i partiti coinvolti rappresentino, insieme, almeno il settanta o l’ottanta per cento del Parlamento. Tenuto conto della frammentazione in atto, l’ipotizzata grande coalizione, nella più rosea delle ipotesi, non potrebbe superare di molto la soglia del cinquanta per cento. La seconda ragione è che una grande coalizione può durare solo se i partiti che le danno vita sono organizzazioni solide, coese e con un forte insediamento sociale. Ciò è necessario perché i leader possano imporre ai propri seguaci un’alleanza di governo «innaturale» che, inevitabilmente, diffonde malumori e risentimenti fra militanti ed elettori. Occorrono partiti forti (come la Cdu e la Spd tedesche) o, in subordine, un assetto costituzionale (il semi-presidenzialismo francese) che costringa a tali innaturali connubi. In mancanza di queste condizioni la grande coalizione non può funzionare>>.

Ma il Pd “renziano” o “orlandiano” si presenta come un partito “moderato” che pensa di poter aiutare l’Italia dando prima di tutto supporto alle imprese e chiedendo sacrifici ai lavoratori e ai pensionati perché nel “lungo periodo” (nel quale, come ricordava Keynes, alla fine siamo tutti morti) ne trarrebbero anche loro un giovamento. E Forza Italia ha ormai assunto un ruolo e una immagine che, nonostante le sceneggiate elettorali che verranno presentate ai “grulli”, rende assolutamente non-innaturale   la “grande coalizione”. Lasciamo perdere poi la fregnaccia che per governare ci vorrebbe il settanta-ottanta per cento mentre ci sembra che si possa aggiungere anche un’altra bella considerazione. Il Mov. Dem. Progressisti  in cambio di qualche piccolo contentino, tipo dei provvedimenti di sostegno “vagamente” sociale per i meno abbienti,  potrebbe diventare un utile supporto “esterno” per un “grande centro” alla cui guida ci fosse saldamente il PD. E per quanto riguarda le presunte differenze programmatiche persino il sociologo Giuseppe De Rita in un articolo (Corriere – 13.03.2017) si dimostra piuttosto scettico:

<<In primo luogo perché anche il termine «programma» è invecchiato quasi quanto «riforma». In secondo luogo perché i programmi si riducono spesso ad elenchi di parole programmatiche, avvertite ormai dai più come stanche ed inerti. In terzo luogo perché i cittadini non amano più i grandi quadri di sintesi del presente e di previsioni di futuro, perché ne vedono i rischi di retorica intenzionalità a lungo termine, mentre avvertono la diffusa esigenza di interventi specifici. E infine perché non disponiamo di una generale interpretazione politica del periodo che stiamo attraversando, cui obbligatoriamente ogni programma deve ispirarsi. Chi ha visto e scritto i tanti, troppi piani del passato (per la ricostruzione post-bellica, per il riscatto del Mezzogiorno, per la crescita del sistema scolastico, per lo sviluppo dell’agricoltura, per il sostegno alla competitività dell’industria, ecc.) sa che ognuno di essi poggiava su una valutazione politica della dinamica socioeconomica del periodo in cui venivano redatti e pubblicati. Come si declina oggi quel riferimento? Un po’ tutti, da sinistra a destra e viceversa, sembrano affascinati dal riferimento alla centralità della lotta alla povertà e alle crescenti diseguaglianze sociali; così tutti si lanciano a definire la platea dei potenziali destinatari di tale lotta: selezionandone i livelli e i territori; inventando formule mediaticamente prensili (salario o lavoro di cittadinanza); stendendo tabelle e infografiche per far capire cosa si intende fare; mettendo a fuoco le risorse finanziarie e le strutture organizzative necessarie >>.

In un quadro generale comune di ricerca delle condizioni per sostenere il tenore di vita della “gran massa” della popolazione si tratterà quindi, per ogni forza politica, di cercare di accattivarsi la “benevolenza” di alcuni gruppi sociali rispetto a altri e quindi di rafforzare e incrementare le proprie quote politico-elettorali di mercato.

CHE PAESUCOLO! di GLG

gianfranco

 

http://www.huffingtonpost.it/2017/03/21/movimento-5-stelle-sondaggio_n_15508880.html?1490081232&utm_hp_ref=italy

 

Un altro sondaggio, commissionato da Mentana, dà invece fermi i “5 stelle” al 29,9% e invece pur sempre in caduta il Pd. Gli altri partiti restano a navigare nelle solite acque e, a parte Lega e FI, sono a percentuali risibili. Minimamente interessante è che per entrambi i sondaggi Lega e FI sono alla pari e con percentuali ben modeste rispetto a quanto aveva una volta il partito berlusconiano e a quanto sperava Salvini, un leader ormai sfiancato dopo un breve iniziale successo. Soprattutto, come già si è notato da tempo, l’incapacità di Salvini e Meloni di denunciare apertamente i continui tradimenti del loro falso alleato ha ricondotto in posizione decisiva quest’ultimo. Con la percentuale che gli è rimasta continuerà nel suo doppio gioco per poi finire in appoggio assai meno mascherato al Pd renziano. In effetti, da altri sondaggi risulta che l’ex premier piddino sarà appoggiato da almeno tre su quattro degli elettori del suo partito. Vincerà nettamente il congresso e al secondo posto risulterà Orlando, pronto a qualsiasi inghippo con lui, mentre Emiliano sembra confermarsi solo un trombone destinato a suonare da tromboncino, e per di più stonato.

Vi ricorderete come, dopo il referendum vinto nettamente dal NO, tutti i perdenti si siano messi a sostenere, con l’appoggio del presdelarep (e con Renzi che, per un po’, ha fatto finta di volersi sottomettere al giudizio del popolo contrario ai suoi intenti di riforma), l’impossibilità di andare a votare senza una seria riforma della legge elettorale, perché altrimenti si sarebbe ottenuta soltanto l’ingovernabilità del paese. Mentitori spudorati; una volta sfibrati i sostenitori del voto immediato e ottenuto che, se tutto va bene, si andrà alle urne fra un anno (e forse più), tutti hanno ormai messo da parte quella pantomima e accettano l’idea di andare ad elezioni con la proporzionale; anzi è evidente come proprio Renzi e Berlusconi (quest’ultimo in modo aperto mentre il primo è pur sempre furbescamente meno disponibile ad esporsi chiaramente in una precisa posizione) accettino simile prospettiva. Nessuno otterrà il 40% dei voti e quindi si straparla ormai della necessità di accordi fra partiti anche contendenti durante la campagna elettorale. I “5 stelle” non possono accordarsi con il PD; e sono così “incasinati” con la loro ormai ridicola “purezza” e “onestà” che non si rivolgeranno alla Lega. Resta l’opzione Renzi con un’accozzaglia di minimi gruppetti detti “centristi” e l’appoggio, magari “esterno” (ma non è detto) e pur sempre decisivo, di FI.

Lega e FDI possono essere pensati così sprovveduti da favorire di fatto un simile disegno? Perché inutile raccontarsela: lo stanno di fatto agevolando, non avendo condotto una netta campagna di denuncia degli innumerevoli voltafaccia e doppi giochi che il “viscido d’Arcore” sta conducendo dal 2011. Non credo siano così sciocchi; è evidente che pur essi avranno qualche vantaggio (di cosiddetto “sottogoverno” e di governi regionali) per mostrare tanta “ingenuità”. Poi magari grideranno al tradimento, cercheranno di rinsaldare le loro conventicole elettorali, ma sarà solo la recita di questi guitti in un paese di ceto politico assolutamente indecente, da “fiera rionale”. E questa popolazione si lascia ancora infinocchiare da una simile congrega di mille partiti e partitini in cerca di qualche voto per strappare sinecure a vantaggio di meschini pigmei quali sono i loro dirigenti. D’altra parte, questa è la “democrazia” elettorale. Negli Usa può ancora funzionare un po’ perché laggiù hanno una lunga e “gloriosa” tradizione di commistione tra politica e manifesta criminalità; sempre denunciata “con coraggio” (da pochi) perché un simile “impasto” è al sicuro da un’informazione che raggiunga veramente “le masse”. Qui da noi siamo dei miserabili perfino sul piano della delinquenza; quindi abbiamo i dirigentucoli di cui sopra. Il “povero Fini” ci è rimasto invischiato; ma quelli che l’hanno “sfangata” sono pari pari come lui. Nemmeno più furbi, solo le contingenze diverse li hanno per ora salvati. E va bene così: “questa è l’Italia, bellezza” (parafrasando Humphrey Bogart in un famoso film di quelli, sopra citati, della “verità”).

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