Un'iniziativa strategica politicamente orientata di Jean Geronimo (III parte)

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(fonte geostrategie.com, trad. di G.P.)

Neutralizzazione della funzione politica dell’atomo

 

Nella sua finalità latente, lo scudo ABM mira a controllare il ritorno della Russia riducendo da un lato, la sua forza di proiezione sulla scena internazionale e dall’altro, la sua sovranità strategica sullo spazio post-sovietico. Si tratta, in un certo qual modo, di impedire alla potenza russa di utilizzare l’atomo come leva politica nella sua sfera d’influenza, in previsione del suo rafforzamento. L’atomo appare come un elemento strutturale della potenza russa sovietico-federale e simbolizza un legame identitario con il suo vecchio statuto di grande potenza. Permette alla Russia, con la sua proiezione di grande potenza, di fare ascoltare la sua voce e soprattutto, di pesare sulle grandi decisioni internazionali. In un passato non così lontano, la minaccia di un attacco nucleare preventivo è stata il vettore dell’espansione ideologica del comunismo e della sua difesa di fronte alle velleità aggressive del nemico americano. All’epoca della guerra fredda, gli Stati Uniti hanno così aderito all’idea di una prima "scoccata" strategica, allo scopo di destabilizzare la sfera comunista e fermare la sua espansione sotto la direzione sovietica. Ciò ha profondamente segnato la memoria strategica russa, obbligandola ad una veglia permanente. Sul piano storico, l’atomo ha svolto un ruolo chiave nella logica di sicurezza della Russia. Ha in particolare rafforzato la sua struttura di difesa periferica, sulla base di una coltre protettiva formata oggi dalla CSI. Quest’ultima forma del resto il suo “estero prossimo” secondo la terminologia russa, che significa la sua zona di interessi vitali. In altri termini, la CSI è considerata da Mosca come una zona d’intervento potenziale, che giustifica pertanto la sua protezione con il nucleare russo. Ciò è confermato dal suo concetto di sicurezza 2000 che stipula un diritto d’ingerenza inalienabile di Mosca alla protezione della zona post-sovietica, indebolita dalle crisi politiche e nazionalistiche. Quest’orientamento militare della linea di sicurezza della CSI, è favorito dall’influenza politica crescente dei siloviki, i rappresentanti delle strutture militari, più o meno legati al complesso industriale-militare russo. I siloviki e le elite militari, avidi di sviluppare il settore – sulla base della leva nucleare – sono politicamente favorevoli all’indurimento del pensiero strategico russo, sotto pretesto della rinascita del nemico storico (americano). La minaccia virtuale del “nemico” è un regolatore unitario della società russa ed in un certo qual modo, necessaria al metabolismo del suo sistema politico. Giustamente, Jacques Fontanel parla “di nemico sistemico”(28). Ma ormai di fronte al nemico virtuale, si tratta per lo Stato russo di difendere – tramite l’atomo, se necessario – i suoi interessi nazionali fondati sulla stabilità politico-strategica della CSI (da dove vengono i suoi alleati). Il suo concetto di sicurezza precisa, in particolare, che “l’obiettivo essenziale della Federazione Russia è la realizzazione della dissuasione in attesa di prevenire un’aggressione di qualsiasi portata, anche con l’uso dell’arma nucleare, contro la Russia ed i suoi alleati(29). Il nucleare ha dunque una funzione (stabilizzatrice) di coesione politica nella CSI sotto la direzione russa ma, nello stesso tempo, esercita una pressione latente sulle vecchie repubbliche infedeli in previsione della loro sottomissione. In questo senso, l’atomo è una leva essenziale dell’autorità russa nella zona post-sovietica. Neutralizzando la potenza nucleare russa, la strategia americana dell’ ABM rende de facto caduca questa funzione politica dell’atomo. Ma, di fronte all’erosione del suo potere, la Russia non può restare inattiva, sotto pena di essere definitivamente resa marginale. In questo contesto, si percepisce un altro obiettivo implicito della strategia dell’ABM, che mira a ridurre la dipendenza strategica delle repubbliche post-sovietiche riguardo a Mosca e, in questo modo, erodere la propria sovranità politica. In realtà, quest’obiettivo si iscrive nella strategia Brzezinski di separazione della CSI dalla sovranità russa. Dal 1997, quest’ultimo riconosce che “(..) nonostante la sua potenza nucleare, (la Russia: jg) subisce un arretramento catastrofico. Gli Stati Uniti tentano di staccare dall’impero russo ciò che oggi a Mosca si chiama `”l’estero prossimo”, cioè gli stati che attorno alla Federazione della Russia costituivano l’Unione Sovietica”(30). Questa strategia suppone di mantenere una Russia debole, incapace di ristabilire la sua egemonia nella zona post-sovietica. L’occidente, sottolinea H. Kissinger, “ha il dovere di incoraggiare la Russia a rinunciare a pretendere di predominare sui suoi vicini”. Nel caso contrario, informa quest’ultimo, “si vedranno inevitabilmente risorgere tensioni comparabili a quelle della guerra fredda”(31). Invadendo le prerogative di Mosca nel cuore del proprio spazio storico, l’America manifesta un’ingerenza nella sua cinta di sicurezza, col rischio di destabilizzarla. Giustamente, la Russia teme che dopo l’impianto del sistema anti-missile, alcuni dei suoi vecchi alleati (inizialmente, l’Ucraina e la Georgia) si uniscano alla NATO per distaccarsi dalla “minaccia russa”, sospettata di volere ricostituire il suo impero. Sotto l’impulso russo, il rafforzamento dell’alleanza politico-strategica OCS (Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai) (32) sembra giustificata e, secondo una logica d’equilibrio strategico, adattata alla proiezione della NATO nella zona post-sovietica. Inoltre, la Russia vede nella creazione del GUAM (33) del 1997, una manipolazione americana mirante ad incoraggiare un’alleanza anti-russa allo scopo di indebolirla ed allontanarla dal transito degli idrocarburi nella regione Caspico-transcaucasica. Attraverso la OCS, la Russia cerca dunque di creare un asse eurasiatico che controbilanci le alleanze della NATO e del GUAM, la cui ostilità è percepita come un ripristino della guerra fredda.

La sfida dell’ ABM è dunque al cuore di una lotta d’influenza imperiale in Eurasia tra i due vecchi nemici della guerra fredda. In questo senso, si può considerare che la strategia offensiva degli Stati Uniti nella zona post-comunista mira, infine – via ABM – ad instaurare una nuova forma di dipendenza politica di questa zona in relazione alla sua leadership trionfante. Tramite una manipolazione avveduta degli attori chiave della scacchiera eurasiatica, si tratta ormai per l’America di blindare la sua supremazia mondiale. Ciò è esplicitamente definito nella linea Brzezinski: “la longevità e la stabilità della supremazia americana sul mondo dipenderanno interamente dal modo in cui (gli Stati Uniti: jg) tratteranno o sapranno soddisfare i principali attori geostrategici presenti sulla scacchiera eurasiatica e come riusciranno a gestire i perni geopolitici chiave in questa regione”(34). Nello stesso tempo, la strategia ABM cerca di penetrarre in uno spazio post-sovietico a lungo proibito e soprattutto, gettare le basi di una sovranità stabile, lontana da minacce esterne. Ma questa sovranità mira anche, in modo insidioso, a rafforzare le posizioni di Washington ”nel grande gioco eurasiatico" centrato sul controllo delle risorse e dei “corridoi” energetici. Protetta dal suo scudo, l’America potrà estendere i suoi interventi nella zona caucasica e centro-asiatica, per rafforzare le sue pressioni politiche sui regimi post-sovietici e per questa via, la sua influenza potenziale. Sulla base di una strategia preventiva emancipata dal diritto internazionale ed elevata alla stregua di un dogma da M. Walzer (35) – il teorico liberale della guerra giusta – l’America potrà instaurare una forma di sovranità legittima in nome di una "ideologia universalista”, secondo l’espressione di R. Kagan (36). Fino ad oggi, Washington ha sostenuto politicamente e finanziariamente la disposizione delle pipelines che passano attraverso il territorio russo per comprimerne il monopolio energetico nonchè il potere di Mosca nella regione. Nelle sue grandi linee, questa strategia diviene chiara con la costruzione della conduttura BTC (Bakou-Tbilissi-Ceyhan) fortemente sostenuta da Z. Brzezinski, per sviluppare il "pluralismo geopolitico” nella zona post-sovietica isolando ed indebolendo Mosca. Secondo quest’ultimo, “la stabilità del pluralismo in Eurasia (…) mira ad impedire l’emergenza di una potenza unica suscettibile di esercitare il suo dominio”(37). Si percepiscono così gli elementi di una strategia coscientemente imperniata sulla rimozione politica della potenza russa e che iscrive l’ ABM in una strategia più globale su scala eurasiatica. La Russia può dunque, con ragione, temere la strumentalizzazione dell’ ABM eurasiatico come leva dell’unilateralità americana, sotto forma del pluralismo democratico nel suo spazio vitale(38).

note

20 – www.solidariteeetprogres.org, ‘’Discours de Vladimir Poutine à la Conférence de Munich’’, traduction RIA Novosti, 20/02/2007.

21 – ‘’Concept de sécurité nationale de la fédération de Russie’’, op. cit.

22 – www.fr.rian.ru, ‘’ ABM: Moscou dénonce la “hâte” de Washington’’, 8/11/2007.

23 – www.fr.rian.ru, ‘’ABM : Washington vise désormais le Caucase’’, 7/11/2007.

24 – www.fr.rian.ru, ‘’ ABM: une volonté de modifier l’équilibre des systèmes de défense européens’’, I. Balouïevski, 15/12/2007.

25 – www.fr.rian.ru, ‘’La Russie a suffisamment de forces et de moyens pour défendre ses intérêts’’, V. Poutine, 18/10/2007.

26 – ‘’Concept de sécurité nationale de la fédération de Russie’’, op. cit.

27 – www.fr.rian.ru, ‘’ABM : les américains oublient les leçons de la crise de Cuba’’, V. Essine, 11/10/2007.

28 – Fontanel J. (1998, p.6) : ‘’L’économie russe, ou la transition douloureuse’’ in ‘’L’avenir de l’économie russe en question’’, PUG (sous la direction de).

29 – ‘’Concept de sécurité nationale de la fédération de Russie’’, op. cit. Souligné par moi.

30 – Brzezinski Z. (1997, pp. 18-19), op. cit. Souligné par moi.

31 – Kissinger H. (2004, pp. 105-106).

32 – L’organisation de coopération de Shanghai (OCS) est une organisation régionale qui regroupe la Russie, la Chine, le Kazakhstan, la Kirghizie, le Tadjikistan et l’Ouzbékistan. Elle a été crée à Shanghai les 14 et 15 juin 2001 par les présidents des six pays eurasiatiques.

33 – GUAM (Géorgie, Ukraine, Azerbaïdjan, Moldavie) : alliance politique, économique et stratégique destinée à renforcer, hors de la tutelle russe, l’indépendance et la souveraineté de ses pays membres. Cette alliance fait l’objet d’une véritable controverse : instrumentalisation américaine ou démarche volontaire ?

34 – Brzezinski Z. (1997, p. 250), op. cit. Souligné par moi.

35 – Walzer M. (1998): ‘’The Hard Questions: Lone Ranger’’, The New Republic, 27/04/1998.

36 – Kagan R. (2006, p. 234), op. cit.

37 – Brzezinski Z. (1997, p. 266), op. cit. Souligné par moi.

38 – ‘’Геополитика : Русская рулетка‘’, Brzezinski Z., Vedomosti, 30 mars 2005.