IL MULTIPOLARISMO E’ SEMPRE IN CRESCITA, di GLG

gianfranco

A quanto si può afferrare sinora, non sembra affatto che la Corea del Nord abbia manifestato, nel suo invitare ad un colloquio diretto gli Usa, l’accettazione di una “denuclearizzazione” come scrivono i nostri giornali e, mi sembra, anche quelli statunitensi. Kim sembra disposto ad eventualmente sospendere i test nucleari. Vedremo cosa chiederà in cambio; in ogni caso, sembra avere un certo numero di bombe atomiche, sufficienti alla “deterrenza”, oltre al fatto che credo abbia in mano tutti gli elementi per costruirne ancora. Al massimo può essere che esperimenti ulteriori fossero necessari ad accrescere la potenza delle bombe, ma non so se questo è proprio necessario e, in ogni caso, i nordcoreani sono arrivati fino alla bomba H (ad idrogeno); quella della “fusione” di atomi (un po’ come avviene nel Sole, dove quattro nuclei di H si fondono in uno di elio) e non della semplice “fissione” di nuclei d’atomi pesanti quali plutonio e uranio (la fissione serve semmai da innesco alla fusione della bomba H). Quest’ultima è molto più potente, libera energia anche migliaia di volte superiore a quella della bomba su Hiroshima. Inoltre, il Nord Corea ha recentemente sperimentato un missile a lunga gittata che può arrivare almeno alla parte degli Usa sul Pacifico (il famoso “West” di tanti film americani).
In definitiva, tenuto conto dei recenti approcci con la “rivale” Corea del Sud (il cui presidente sembra non avere nulla in contrario rispetto ai rapporti con il nord), possiamo ben dire che il “folle, feroce dittatore” Kim – un personaggio che dimostra d’avere più cervello di certi suoi antagonisti e detrattori – può ben consentirsi la “distensione”; anche perché la Cina non può certo abbandonarlo e veder accadere in quel paese qualcosa che possa condurre ad avere gli Stati Uniti ad un passo da casa con tutta la Corea sotto il loro tallone. Alla lunga, la Cina non sarà contentissima di avere accanto una Corea riunificata che sarà una subpotenza regionale di buon “rispetto” (economia florida del sud più potenza bellica del nord in un unico paese). Questo processo richiede però i suoi tempi e comunque non è come avere “addosso” fin d’ora la potenza statunitense in un’unica area territoriale a essa sottomessa. Credo che nei colloqui che inizieranno prossimamente (se va bene l’incontro tra Kim e Trump), saranno gli USA a porre più problemi, anche se le nostre fonti informative, abituate alla menzogna, farebbero cadere tutte le responsabilità di una possibile rottura sul suddetto “folle e feroce dittatore”.
E’ indubbio che gli Stati Uniti, con pedissequamente al seguito quella Unione Europea da loro patrocinata (e di cui hanno pagato tutti i “nobili padri fondatori” come dimostrato dal ricercatore americano Joshua Paul), non si aspettavano questa veloce avanzata del multipolarismo. Si è tanto cianciato di BRICS, ma è ovvio che, se Russia e Cina fossero state potenze come Brasile e Sudafrica e in fondo pure l’India, il monocentrismo statunitense – non perfetto come non lo può mai essere; e non lo era nemmeno quello inglese tra Congresso di Vienna e seconda metà dell’ottocento – sarebbe stato assicurato a lungo. Invece no, Russia e Cina si staccano da quel contesto e hanno mostrato una sorprendente ascesa. Non semplicemente economica come sempre la considerano i “limitati” cultori di tale settore “scientifico” (solo dei tecnici in realtà) perfettamente inconsapevoli dei problemi politici relativi alle “sfere d’influenza”.
La Cina ha fra l’altro molto ridotto il tasso di crescita del PIL (a due cifre), ma deve temere solo la rigidità della sua struttura sociale interna e di molti suoi apparati politici e amministrativi. La Russia, considerata il risultato disastroso di un crollo improvviso dell’Urss e del suo sedicente “impero” (che tale non era affatto, anzi è stato un motivo di debolezza appunto “strutturale” della sua sfera d’influenza), ha avuto un recupero inaspettato per tutti (ammetto che pure io, invischiato in una vecchia mentalità, sono rimasto sorpreso assai). Credo sia indispensabile ripensare bene il “17 sovietico”, ma ancor più la sedicente “costruzione del socialismo” (soprattutto negli anni ’30 con Stalin) che in realtà ha posto le basi di una notevole potenza capace di contrapporsi agli Usa (comunque superiori) per quasi mezzo secolo. Il suo “crollo” non ha significato la scomparsa di quanto effettivamente messo in piedi; semplicemente è venuto al pettine l’ostacolo impediente costituito dall’ideologia di quella presunta “costruzione” e della “classe operaia” come soggetto della stessa. Oggi la Russia marcia più spedita, libera dagli intralci politico-ideologici che ormai la imbrigliavano. Non tutto è a posto, forse, ma comunque negli ultimi anni ha mostrato capacità di reazione alle “sottili” (si fa per dire) aggressioni dell’occidente (di fatto gli Stati Uniti) di notevole rilievo. In particolare, la vicenda siriana è stata piuttosto significativa.
Incredibile è infatti quanto sta avvenendo proprio nella “nostra” parte di mondo (Usa ed Europa). Innanzitutto, mi riferisco all’elezione di Trump con forte avversione del vecchio establishment, che continua nel suo tentativo di destabilizzare la neopresidenza. Tutta la stampa “bene”, gran parte della TV continuano ad avversarla. E per far questo ci s’inventa perfino rapporti di quasi alleanza tra il nuovo vertice e la Russia, tesi che si sta rivelando sempre più demenziale. Il colmo è poi stato raggiunto con l’accusa a Putin di aver ordinato l’avvelenamento di una ex spia in Inghilterra, già scambiata da otto anni e che viveva tranquillamente da allora in un posto noto e senza alcun problema. A due settimane dal voto presidenziale in Russia, sarebbe stato dato l’ordine di avvelenamento; e senza nemmeno riuscire nell’intento. E i motivi addotti per dimostrare la diretta colpevolezza di Putin raggiungono il vertice della idiozia, incredibile da parte di coloro (inglesi) che sono stati dominatori del mondo e di quelli (americani) che lo vorrebbero essere adesso. Alla ex spia sarà magari stata somministrata – lui consenziente (per “obbligo”) con tutta probabilità – una dose minima di veleno da parte degli inglesi (forse pure avvertendo se non addirittura in accordo con gli statunitensi); finora non mi sembra che nessuno abbia potuto vederlo e visitarlo e si continua a dire che è in pericolo di vita senza che si possa appurare alcunché in tal senso.
E’ appunto la decadenza di questo “occidente” (asservito agli Usa) che lascia abbastanza sorpresi. Non si pensava si fosse arrivati così in basso. Dopo il crollo dell’Urss – ritenuto, appunto erroneamente, definitivo – gli Usa si sono sentiti in piena fase storica monocentrica. Sono passati dieci anni e poco più e si sono accorti che così non era. Ha iniziato Bush jr. con manovre aggressive, ma abbastanza “decentrate” (Afghanistan, Irak, poi Georgia e approntamento della crisi ucraina; e probabilmente “disturbi” nella zona caucasica). Poi Obama ha accentuato la strategia aggressiva, tentando quel caos che si credeva di poter utilizzare per mettere pienamente in “lista d’attesa” ogni futura pretesa russa. Si sono liquidati regimi “fedeli” (Egitto, Tunisia, ad es.) e anche quello di Gheddafi, tutt’altro che nemico come lo si voleva far passare. Non a caso era avverso ad Hamas e tutto sommato non proprio dalla parte dei palestinesi nei confronti di Israele; e non vedeva certo di buon occhio certi musulmani, come dimostra la soddisfazione con cui la sua caduta è stata salutata dall’ Iran e anche dalla Turchia, le due subpotenze regionali (musulmane, anche se una sciita e l’altra sunnita) in crescita nella zona.
Poi si è deciso di aggredire la Siria (qui incontrando la netta opposizione dell’Iran e l’appoggio della Turchia fino a tempi recenti, quando poi questa si è accorta del pericolo rappresentato da certi favoritismi statunitensi verso i curdi); si sono favorite e finanziate organizzazioni radicali, le cui “ricadute” terroristiche in Europa hanno creato al suo interno quell’iniziale scombinamento che dovrebbe andare accrescendosi. Si è anche cercato di mettere sciiti contro sunniti mostrando una qualche “apertura” con i patti sul nucleare tra Usa e Iran, con ciò provocando l’irritazione della Turchia. Tutto sommato, però, quella strategia aveva l’obiettivo principale di rinsaldare una struttura di potere in Europa (nella UE e nei governi dei vari paesi) tendenzialmente sempre più asservita agli Usa (anche tramite la rinnovata funzione fortemente aggressiva della Nato) e quindi pronta ad essere molto conflittuale nei confronti della Russia. Questo era lo scopo principale della politica statunitense, altrimenti non si capisce quell’aver creato una enorme confusione nel continente africano (in particolare con la “primavera araba”) e in medioriente (aggressione alla Siria), che appaiono abbastanza lontani dai confini russi.
Diciamo che il caos creato si è riversato sull’“occidente”, provocando il ripensamento di altri centri strategici statunitensi, che sembrano avere il loro portavoce in Bannon, un individuo per certi versi simile per lucidità a Kissinger, al vertice di altri “centri” favorevoli a Nixon e allora sconfitti con il watergate (di cui fu strumento Mark Felt, dirigente FBI e “gola profonda” ispiratrice di due miserabili giornalisti elevati al rango di “eroi delle libera stampa”, lo schifo “profondo” della falsa democrazia “all’americana”). E anche ora, almeno al momento, chi sta dietro Trump ha apparentemente liquidato Bannon (e altri, ma di “contrapposto sentire”) e fa scegliere al neopresidente un andamento ondivago, difficile da comprendere appieno. Intanto, però, egli sta subendo una serie di sconfitte pericolose (l’ultima in Pennsylvania) alternate ad alcuni successi. Tutt’altro che rassicurante mi sembra pure l’andamento dell’economia, per il momento fondamentalmente favorevole. Starei però attento a cantare vittoria; non dico di ricordare proprio Herbert Hoover, eletto presidente nel 1928 (ed entrato in carica, come al solito, nel gennaio del ’29) sull’onda di una esaltata prosperità propagandata come quasi secolare e che finì invece in un anno. Magari adesso non finirà così male, tuttavia ho la sensazione che in troppi (anche qui da noi) si sentano prossimi ad un completo rasserenarsi della situazione, ad un rilancio assai vivace “dopo” la grave crisi iniziata nel 2008; si stia attenti, questa non è affatto superata, è anzi più probabile che si resti almeno sul “grigio” (e speriamo non volga invece al nero).
Per non stancare il lettore, termino al momento qui, anche se si affollano le questioni sul “tappeto” (della storia) come nella mia testa. E’ impressionante il compito che dovremmo almeno iniziare ad assolvere, sia per il presente futuro immediato sia per il passato falsato da storici (ed economisti e politologi e sociologi) di una indecenza unica pur occupando ignobilmente le cattedre universitarie di tutti i paesi “occidentali”, da cui impartiscono lezioni di ignoranza ai giovani. E sono assunti e pagati proprio per compiere simile misfatto del tutto utile ai poteri dominanti di una bassezza mai prima riscontrata in questa parte di mondo. Mi rivolgo con insistenza a individui più giovani di me affinché si possano raggruppare alcuni nuclei di studiosi pronti al “riscatto” da simile vergogna, ma mi accorgo di continuare a predicare nel deserto. Guardate che il multipolarismo (come detto nel titolo) sembra proprio avanzare con una certa sicurezza; questo dovrebbe infonderci coraggio e determinazione. Invece si sta perdendo tempo.

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