FATTI E RIFLESSIONI (II) Giellegi, 21 sett. ‘11

 

 

1. La situazione, in questo paese, è ormai senza ritorno per quanto riguarda soprattutto l’inettitudine di Governo, opposizione, giornalismo, gruppi (non) dirigenti del settore economico-finanziario, ceto degli intellual(oid)i. Veramente, non stanno gran che meglio nemmeno gli altri paesi europei, soprattutto i maggiori (Francia, Inghilterra, Germania), ma non può esservi dubbio che siamo sempre un “pelino” avanti sulla via della putrescenza. Siamo tutti nella stessa barca, comunque, per quanto riguarda il demenziale credito ancora accordato alle società di rating; due americane e una inglese, e già questo dovrebbe far riflettere sulla loro inesistente obiettività. Se fossero puri tecnici, allora va detto che sono di una ignoranza e stupidità uniche. Non hanno capito un accidenti della crisi iniziata nel 2008 (continuavano, una volta ormai installatasi stabilmente, a prenderla per una sorta di banale “riaggiustamento”), hanno garantito per titoli spazzatura quali i vari derivati, i subprime, ecc. In Italia, poi, a un paio di mesi dal crac di Cirio e soprattutto Parmalat, continuavano a dare giudizi positivi su queste due imprese. Non vi è autorità economica (e finanziaria), non vi è economista o politico, che non le abbia ampiamente sputtanate. Poi, di nuovo, tutti a dar credito ai giudizi di questi balordi, con grande gioia degli speculatori in Borsa, che approfittano dei cervellotici giudizi che essi danno su questo o su quello per giocare al ribasso o al rialzo a seconda dei casi. Una vergogna continua, con una popolazione che non va comunque scusata per la sua credulità infantile.

In Italia, come abbiamo messo in luce più volte, dalla fine dell’anno scorso (anche prima, ma tutto è venuto a piena maturazione in quel periodo) Berlusconi non conta in pratica più nulla; ha dovuto allentare i suoi rapporti con Putin (del resto anche lui leso nella sua importanza, almeno al presente), ha tradito Gheddafi. Quella almeno apparente maggior libertà di manovra, di cui godeva nell’era Bush jr., è ormai un ricordo del passato. Due pesanti attacchi – prima Fini, il kamikaze, poi Napolitano (non nuovo ai rapporti stretti con ambienti americani democratici) – lo hanno messo al tappeto. Alla fine, sotto tutela di personaggi che l’avevano abbandonato e poi sono tornati, si presenta come uno che non intende più fare alcuno sgarbo a Obama. Ha recitato un po’ di commedia sulla Libia – perché il voltafaccia è stato troppo impressionante e il grandioso ricevimento a Roma di Gheddafi troppo recente – ma ha accettato tutto quanto è stato richiesto. L’aviazione italiana ha fatto più di duemila missioni e sganciato 600 tra bombe e missili. Ciononostante non ha ricevuto nessuna citazione di Obama, che ha ringraziato Francia, Inghilterra, Danimarca e Norvegia.

Adesso la Nato, mostrando a chi capisce qualcosa l’assoluta incapacità dei “ribelli” di ottenere un qualsiasi risultato autonomo (sono mercenari ottusi e inetti, veri bestioni da soma, e pure vili in combattimento), chiede altri tre mesi di “impegno”; e l’Italia è pronta alla sua parte, pur senza mai essere ringraziata. A questo punto, pur senza mostrare alcun apprezzamento per un “amico” di Bush (oltre che di Putin), credo che agli ambienti obamiani non interessi gran che quanto può accadergli in Italia. Ormai è neutralizzato, è succube del presdelarep, vero governatore del paese, quindi a Obama questo basta e avanza (è una ipotesi, non lo affermo dandolo per scontato). Il problema è che questo appiattimento del “Mostro”, ormai obbediente alla potenza predominante, mette in “fregola” l’opposizione, sia quella detta di “sinistra” (di cui ho già chiarito l’essere solo un’ammucchiata di perfetti rinnegati, cioè di banditi di bassa tacca) sia quella finta di “centro”, emanazione dei parassiti che fingono di essere industriali e grandi finanzieri, un’accozzaglia di altri mentecatti solo capaci di rodere alla base ogni possibile fonte di ricchezza.

L’industria “principe” dei roditori è riuscita a mettersi in “sinergia” con gli Usa; una sinergia senza piano industriale (con il ridicolo lancio della “nuova 500”, vettura “di punta”), ma che si basa su un bell’accordo. Ha ricevuto i soldi, grazie all’interessamento della nuova Amministrazione americana, si è presa ufficialmente la Chrysler e così agisce nel mondo, e non più solo da noi, come si trattasse di azienda italiana mentre è agente di penetrazione americana. Questa è la nuova strategia statunitense, applicata sia in campo economico (che non è soltanto tale, perché implica molte ramificazioni lobbistiche in vari paesi, con influssi non solo “di mercato”) sia in quello politico-militare. In Nord Africa, ad esempio, sembra agiscano soprattutto Francia e Inghilterra, ma la maggior percentuale degli “introiti” dell’azione criminale spetterà agli Usa, che stanno sostenendo, e di gran lunga, i maggiori costi della criminale operazione. In Europa lo sconquasso, che sta provocando una certa azione tedesca, servirà a scaricare meglio la crisi finanziaria, il cui centro è negli Usa, nella nostra area (non tanto in Germania quanto nei paesi europei più deboli). Intanto la responsabilità, ben remunerata politicamente, se l’assumerà appunto questo nostro importante vicino.

 

2. Detto fra parentesi (una parentesi non di scarsa rilevanza), questa è la fine che si tenta di far fare, ad esempio, anche a Finmeccanica. Finché agiva soprattutto per il “mercato” (per i settori strategici) degli Usa, non vi erano grandi problemi. Poi si è lasciata andare a “golosità” in direzione di Cina e soprattutto Russia: settore aereo (Sukhoi) e ferroviario. Apriti cielo. L’Ansaldo (settore ferroviario, Breda in particolare), è in vendita ad azienda straniera, anche se ancora non è deciso a chi; all’americana General Electric o alla francese Bombardier o ad altra. I soliti “buontemponi” dicono che è una mossa intelligente perché è settore in perdita e non strategico. Vendendolo si sanerebbe la perdita e si salverebbe la parte strategica. Balle in questo caso. Intanto, si perdono i lucrosi affari in Russia, dove non si preannunciavano affatto perdite. Inoltre, certi affari in settori non di punta, per un’azienda come la Finmeccanica (che ha di tutto e di più), serve da penetrazione in un “mercato” (quello tanto amato dai liberisti); in realtà si allarga una “sfera di influenza”, in cui poi fioriscono ben altre opportunità, oltre che possibili alleanze per reali sinergie (quelle politiche di allargamento della propria influenza, che si coniuga con maggiori prospettive di una propria indipendenza).

Non a caso, infatti, alla s-vendita (e dico svendita non in senso banalmente economico, se si è capito il discorso appena fatto) si aggiunge l’attacco forsennato che magistrati felloni stanno conducendo per danneggiare pesantemente l’intera Finmeccanica, compresi i settori di punta e dunque strategici. Cosa si vuol ottenere in definitiva? O che tale azienda venga smembrata – come si tenta di fare pure con l’Eni, sotto attacco da molte parti, fra cui gli organismi UE, cioè la longa manus della presa americana sull’intera Europa – oppure che torni docile a servire il “mercato” (i settori strategici) americano, abbandonando velleità verso est. Questa la vera antifona dei traditori di cui pullulano i vertici economici e politici di questo povero paese.

E cosa fa la “sinistra”? Coadiuva in pieno l’attacco alla Finmeccanica, anche perché i magistrati sono la sua unica speranza di avere ragione delle resistenze del cavaliere. E probabilmente non solo per questo motivo, poiché i rinnegati che la compongono sono da vent’anni i designati dagli Usa (già da Clinton nel 1992-93) per avere in mano il paese e sottoporlo all’ingordigia di dati settori statunitensi con la complicità dei “cotonieri” italiani (questa infame Confindustria e l’Abi, covi di traditori da processare per direttissima). E cosa fa la Cgil? Difende l’occupazione all’Ansaldo Breda, in pericolo per la s-vendita (si ricordi che cos’è nei fatti). Bene, diranno i superficiali e i venduti della “sinistra radicale” (ancora peggiore di quella maggioritaria). Nient’affatto! L’occupazione non si difende luogo di lavoro per luogo di lavoro; così si irrigidisce semplicemente la gestione di un’azienda, la si rende ancora più “fallimentare” (economicamente parlando) e, alla fine, la battaglia viene persa in un’epoca come questa di crisi generale di stagnazione, legata all’apertura di una fase di conflitti maggiormente improntata al multipolarismo. L’occupazione – come dimostra il caso della Germania nel ’33 dopo l’ascesa dei nazisti, e quello degli Usa, che non uscirono veramente dalla crisi del 1929 con il mitico New Deal, bensì con il definitivo regolamento di conti che chiuse l’epoca policentrica nel 1945 – è legata alla politica di autonomia e di accrescimento della forza del proprio sistema complessivo; forza che è in primo luogo quella delle strategie politiche del conflitto.

I lavoratori la prenderanno in c….. e gli unici posti di lavoro salvi saranno quelli dei tirapiedi inetti e ottusi del sindacato. Esattamente ciò che desiderano i “cotonieri”; esattamente ciò che hanno fatto sempre a partire dal patto Agnelli-Lama del 1975. Lì iniziò la “concertazione”, che viene proseguita a tutt’oggi. Una donna di scarse qualità (come il suo predecessore maschio), che presiede ancora la Confindustria, urla contro il Governo perché aumenta la tassazione, non tocca il sistema pensionistico a sufficienza, non liberalizza, non introduce un regime lavorativo più “flessibile” (maggiori possibilità di licenziamento, crescita del precariato, più autoritarismo nella gestione dei turni lavorativi, delle “pause” e delle loro possibili cause, ecc.); poi critica lo stesso Governo perché tende ad irritare la Cgil, e si fa vedere tutta sorridente e disponibile alla “concertazione” con la Camusso. Quale migliore prova della connivenza dei sindacati e della protervia di industriali che vogliono solo essere riempiti di sussidi, di sgravi fiscali, di aiuti tipo Cassa integrazione, ecc. Non sono imprenditori (quelli di cui parlava Schumpeter), sono solo gestori dello statu quo, fanno concorrenza agli impiegati dei Ministeri, quelli del “caffè ogni mezzora”.

Adesso, per i motivi poco più sopra messi in luce, hanno perso l’appoggio della loro azienda “principe” (salvo la sua parte finanziaria in mano ad un giovinotto di belle speranze, Elkann), dato che quest’ultima si è data ad un intrallazzo di più ampi orizzonti con gli Usa di Obama. Gli industriali italiani sono quindi alla disperazione tanto quanto i politici della “sinistra” e del “centro”. Se non riescono a far andare via Berlusconi presto, non sanno più a che Santo votarsi. Tuttavia, non sono sostenuti fino in fondo da Obama, e nemmeno dal plenipotenziario di quest’ultimo nel nostro paese. Dato che Berlusconi ormai si è abituato ad obbedire, salvo qualche battuta per fingere che non è tanto servo quanto i “sinistri”, inutile sprecarsi troppo. Se questi rinnegati ce la fanno da soli, bene; altrimenti, in attesa del cambiamento “naturale”, si può continuare a logorare il premier, a tenerlo sotto pressione, ad ottenere da lui tutto il desiderato. Insomma, si tiene l’intero paese “a bagnomaria”. Potrebbe verificarsi la caduta del premier, potrebbe non verificarsi ancora. Agli Usa interessa poco; a Napolitano forse un po’ di più, se non altro per preparare la successione a se stesso di un personaggio del suo stesso stampo. Tuttavia, senza fretta e senza scosse violente, onde non mostrare con troppa evidenza quali strappi si facciano subire alla riverita (formalmente) Costituzione, ormai ampiamente “insultata” con gli atti concreti.

 

3. Da un quadro così insano e meschino, cosa mai potrà risultare? Siamo in forte difficoltà nell’ambito di questa Europa. Non ci lasceranno fare la fine della Grecia? Forse. D’altronde, anche questo paese verrà proprio lasciato andare alla deriva? Si vedrà, credo sia importante per tale nazione il suo diventare più apertamente la pedina della Germania per le prossime operazioni, che devono vedere emergere in sede europea una reale subpotenza d’area, tenuto conto dell’azione turca per avere un peso rilevante proprio nella zona sud. I pericoli che corriamo, e l’estrema serietà della situazione sono evidenti. Potremmo restare per un tempo indeterminato con il premier in surplace e quindi con una crescente putrefazione della società e del sistema economico. Nel mentre una serie di forze cattoliche (trasversali) conservatrici, appoggiate da gran parte della Chiesa (si parla della netta maggioranza dei Vescovi) cerca di preparare uno schieramento tradizionalista, di una chiusura sociale e culturale che si può ben immaginare.

Tuttavia, non è facile la durata di un governo come l’attuale e di un premier che, con la forza della disperazione, viene attaccato da tutti quelli che erano convinti di sostituirlo alla fine dell’anno scorso; contando su di una magistratura che sta sconquassando l’intero quadro istituzionale. D’altronde, è possibile, anzi probabile, che gli Stati Uniti non spingano a fondo per il ricambio, data la strategia degli attuali vertici di quel paese. Intendiamoci: l’Italia non è paese in via di sviluppo, non è diviso in clan e tribù né in confessioni religiose che si muovono guerra per una supremazia interna al cristianesimo come avviene in campo islamico tra sunniti e sciiti, ecc. Tuttavia, non illudiamoci troppo; la strategia del caos e dello sbriciolamento del tessuto sociale è la situazione preferita da quegli ambienti statunitensi rappresentati dal nuovo Presidente.

In Irak si è creato il caos appunto con la lotta tra fazioni religiose diverse; ed è interessante constatare come gli Usa, per ottenere tale risultato, abbiano recuperato un certo rapporto proprio con i sunniti che erano stati i più radicali nel muovere loro la guerriglia dopo l’occupazione del paese. In Afghanistan, il tentativo è il medesimo, pur se al momento i talebani fanno vedere sorci verdi sia a loro sia agli “alleati” (servi) nella Nato sia a Karzai che avrebbe dovuto garantire qualche abboccamento con determinati settori dei guerriglieri. Infatti, dopo la burrascosa sostituzione del “bushiano” McChrystal con Petraeus, quest’ultimo, a un anno o poco più dalla sua nomina, è stato spostato alla Cia (il che potrebbe apparire in un certo senso una rimozione vista la scarsa riuscita della sua strategia nel paese asiatico). In Nord Africa, e soprattutto in Libia, la strategia del caos, fondata sull’aiuto a delinquenti e tagliagole, è ancora in pieno sviluppo. Nessuno, a livello internazionale, ha osato dire qualcosa pur dopo il totale travisamento e sconvolgimento della Risoluzione del CdS dell’Onu, dove in fondo 5 paesi su 14 (e che paesi!) si erano quanto meno astenuti.

Sia chiaro che, pur ribadendo la diversità dell’Italia (non avremo lotte di religione o tribali né bombardamenti Nato), la caduta assai probabile di Berlusconi produrrà un caos, in cui potrebbero scatenarsi bande assassine. Hanno gridato per vent’anni al “lupo fascista” (il premier), ma si comporteranno esattamente come le squadre nere di un tempo (e non con semplice olio di ricino). Dovremmo essere difesi dai corpi dello Stato. Uno è ormai dalla loro parte a tempo pieno; quanto a Esercito, Polizia e Carabinieri, Guardia di Finanza e gli altri, non conosco la configurazione delle varie forze al loro interno, ma quel che si vede è scoraggiante. Ho già constatato più volte che siamo all’assurdo (apparente, tenuto conto che abbiamo contro il paese predominante in “occidente”, con vertici fondanti la loro azione sul caos indotto nel territorio sociale da ridurre alla stretta obbedienza) di un capo di Governo, per di più accusato di fascismo, completamente sputtanato e braccato 24 ore su 24. Siamo però anche all’altro assurdo in cui, ad ogni scontro tra manifestanti e forze dell’ordine, ci sono più feriti tra queste ultime; mentre i facinorosi arrestati sono subito liberati dal corpo dedito allo sconquasso sociale e istituzionale.

Non si può stare tranquilli. Per troppo tempo abbiamo accettato di denominare “sinistra” cosche di rinnegati, molte provenienti da settori sempre stati reazionari (si pensi ad un Di Pietro e, oggi, ad un De Magistris che bacia il “sangue di S. Gennaro”), disinteressate ad una pur minima autonomia del paese; ma solo intente invece a servire chi li ha ben foraggiati e appoggiati nel tentativo di assicurarsi il governo del paese. Quanto ai settori “estremi” d’essa, abbiamo sostanziali banditelli pronti eventualmente a dar vita alle squadre assassine di cui già detto. Dall’altra parte, abbiamo sciocchi che hanno continuato a blaterare di “comunisti” e “toghe rosse”. Potrebbero essere felici se si trattasse veramente di comunisti, appartenenti ad un’organizzazione che fu in definitiva docile e malleabile, e non arrivò a promuovere nemmeno una rivoluzione, di cui non si potevano negare obiettivi politici anche di tipo nazionale. Si cercò, e ancora si cerca, di diffondere la menzogna che intendessero portarci in servitù dell’Urss, ma era una gran balla; oggi, i mentitori pagano lo scotto e hanno a che fare con effettivi servi degli Usa di Obama, che li schiacceranno (del resto è ciò che desidera una gran parte dei paraculi del sedicente centro-destra).

Lo ripeto, non si può stare tranquilli. Qui non si vede nessuno dotato della decisione necessaria ad opporsi alla sedicente “sinistra”, composta da personaggi che dovrebbero essere processati e condannati per direttissima. Di fronte alle bande criminali, smaniose di entrare in azione e che del resto compiono in continuazione prove d’assaggio (Di Pietro sta gridando che è possibile ci “scappi il morto”, ecco già gli avvertimenti!), dovrebbero sorgere degli “anticorpi” adeguati pronti alla dura repressione di ogni accenno di disordini e di sovversione. Invece, un ceto medio-alto ancora pingue e ben pasciuto tace ed acconsente, “pagando” anche lui i fomentatori di scontri e scatafasci poiché crede di essere così lasciato in pace. Quando scoppiassero fatti “simil-libici” – intendo dire non nella medesima forma, ma sempre parte della strategia statunitense del caos, atta a distruggere il tessuto sociale di un paese destinato al pieno asservimento – nessuno sarà tranquillo. La Chiesa crede di poterlo essere; e i “fedeli” (ipocriti “invertebrati” come lo sanno essere certi “cattolici da sacrestia”) si aggrappano ad essa e sperano di contare (e contrattare) qualcosa. Non sarà proprio facile, giacché quelli che si muovono con gli Usa (di Obama) non sono esattamente del tipo che poi promosse il “Concordato” nel 1929.

Situazione dunque fosca, ultrapericolosa, di cui mi sembra non si avverta l’intenso “scampanio” di avvertimento. Stiamo tutti all’erta; eventi forse tragici ci attendono. Sperare di no è lecito, contarci troppo, no. O la lenta putrescenza che prepara l’avvento di una conservazione asservita e grigia; o eventi drammatici con violenze e lotte tra fazioni in stato di disfacimento, ma vogliose di dimostrare al Presidente Usa di essere i “migliori” (servi). Tertium non datur, se non esce allo scoperto un nuovo schieramento interessato alla nostra autonomia, consapevole però dell’impossibilità di conquistarla con i “pannicelli caldi”. O saprà usare il bisturi o sarà disperso. Anche in tal caso: tertium non datur.

FATTI E RIFLESSIONI (I) (20 sett. ’11)

 

 

1. Non vi è dubbio che il corpo dei sedicenti giudici ha ormai raggiunto livelli di bassezza e faziosità che superano quelli di “mani pulite”; anche se lo scopo e il servizio che rendono a certi mandanti è assai simile a quello di allora, comunque dello stesso genere. Si continua a dire che la maggioranza dei magistrati è formata da gente per bene, che fa il suo lavoro, ecc. Non ho difficoltà a crederlo. Così come la maggioranza della popolazione di un paese è pure composta da persone che non sono ladri, assassini, delinquenti da trivio, e via dicendo. Ha molti difetti, quelli degli esseri umani in genere, ma non è particolarmente disgustosa. Il problema è che si deve vedere il risultato (il “vettore di composizione delle forze”) dell’azione di un certo agglomerato di individui svolgenti una certa professione o mestiere o lavoro. La funzione che svolge in questo momento il corpo dei “giudici” è vergognosamente sbilanciato in una sola direzione. Solo chi è in perfetta mala fede – quindi più o meno l’intero “popolo detto di sinistra” – riesce a far finta di credere che non vi sia un accanimento spaventoso nel perseguire un individuo, attorno al quale un altro “corpo”, quello dei politicanti, ha impostato ogni lotta chiamata politica mentre da vent’anni è stata solo una lite tra dementi e farabutti di primaria grandezza per essere i più reverenti servi nei confronti degli Usa (o dei Bush o di Clinton-Obama).

Non sto ad elencare gli incredibili sbilanciamenti della magistratura contro un uomo, l’infame ipocrisia con cui ultimamente lo si è fatto passare per soggetto a ricatto per poterlo meglio fregare e trasformarlo da vittima in carnefice. Dopo un infinito numero di intercettazioni sempre uscite dalle procure e date a giornali amici (di una “classe dirigente” composta da parassiti in combutta con potentati stranieri), ci si è inalberati per la sola intercettazione riportata dai giornali di cosiddetta “destra” relativa alla ridicola uscita di un “poveretto”, che credeva di avere ormai in mano una banca (non lui personalmente, per carità). La mascalzonaggine e furfanteria di chi agisce così è lampante; dunque è altrettanto lampante che il “popolo di sinistra”, approvando e sostenendo simili metodi, è un ammasso di meschini individui del tutto ignoranti di politica, dai quali guardarsi perché attentano alla stessa nostra vita, al nostro benessere. Stanno sbriciolando il tessuto sociale per ignobili scopi, per continuare a imperversare quale insieme di ceti dannosi e non solo improduttivi. Dovrebbero essere infine messi in condizione di non più nuocere.

Detto questo, risultano evidenti alcuni fatti che penso inoppugnabili. Innanzitutto, il premier è un “uomo ridicolo” e mostra tutta la sua pochezza (e, secondo la mia opinione, poca intelligenza) perché non è possibile attingere simili livelli di stoltezza nel lasciarsi infilare in situazioni del genere, dopo ormai vent’anni che ribadisce di essere un “perseguitato”. Se lo sa e continua a fornire materiale per barzellette d’osteria, in effetti nessuna persona sensata sosterrà che ha la stoffa per esercitare la funzione di leader politico. Questo è lapalissiano. Altrettanto ovvio è che non controlla gli apparati di sicurezza, i Servizi e quant’altro è necessario per chi eserciti funzioni di governo. Una escort entra nella sua residenza romana e nella sua stanza da letto con apparecchi di registrazione; chi l’ha fatta passare e a chi obbedisce questo qualcuno? Un fotografo lo riprende con teleobiettivo nella sua residenza sarda; se fosse stato munito di un fucile a cannocchiale, lo avrebbe freddato sicuramente. Secondo me si è trattato di un segnale preciso per fargli capire che lo si poteva colpire in qualsiasi momento lo si fosse voluto veramente; e lo si sarebbe voluto se non si fosse “messo agli ordini”.

Si potrebbe continuare (chi ha fotografato la sua residenza ad Arcore per oltre un anno per vedere chi entrava e usciva, ecc.), ma basta. L’uomo non ha la levatura dello statista, ha occupato un ruolo non adatto a lui per un tempo impensabile; bisognerebbe capire come questo è stato possibile. Per comprenderlo bisogna trasferirsi negli Usa, dato che in Italia Confindustria e banchieri (i “poteri forti”) sono puri fantocci (una sorta di “borghesia compradora” fuori tempo); sono, come detto più volte, assimilabili ai “cotonieri” del sud degli Usa nell’800, in combutta con la potenza predominante di allora. Da quando è crollata l’Urss e gli Usa sono rimasti l’unica superpotenza, quest’ultima ha seguito alternativamente due tattiche (o strategie, sono incerto sul termine da usare) per protrarre il suo predominio; tattiche sempre però intrecciate tra loro, mai distinte veramente in modo chiaro e netto. Diciamo un “pendolo” che oscilla a seconda delle diverse contingenze politiche.

Queste due tattiche riguardano principalmente il mondo, va da sé; ma nel mondo ci siamo anche noi, non occupiamo una posizione geografica (ed economica) del tutto marginale. Le due tattiche si sono riversate con particolare virulenza nel nostro paese. Chi guidò “mani pulite” (anche tramite opportuno uso del “pentito” Buscetta) nel far fuori il vecchio regime italiano? L’Amministrazione che prende il nome (nulla più che il nome, ma questo si è costretti ad impiegare per economia del discorso) di Clinton, eletto infatti nel 1992. E quando Berlusconi, tirato per i capelli (tutti si sono scordati le modalità della sua riluttante, all’inizio almeno, entrata in politica), si fece avanti e raccolse l’insperato successo per l’errore di calcolo dei “furboni” golpisti – dimentichi del fatto ovvio che l’elettorato democristiano e socialista mai avrebbe votato per comunisti ritenuti voltagabbana in un attimo, non appena crollato il socialismo (chi poteva sapere, nel “poppolo”, delle manovre ventennali di Berlinguer-Napolitano? Anche qui due nomi solo per indicare “economicamente” processi assai complessi) – ci si ricorda quel che accadde?  Appena compiuto l’affronto, Berlusconi dovette subire l’assedio della magistratura e il famoso “ribaltone” leghista, su cui si sono dette futilità “da cortile”, ma non si sa che cosa veramente si è svolto “dietro”.

La mitologia vuole che un piccolo gruppo di “aspiranti secessionisti”, sfruttando il malcontento del nord-est, si sia espanso rapidamente e abbia di fatto travolto la Prima Repubblica. L’operazione è riuscita solo perché preparata negli Usa dagli ambienti già indicati; e forse fu aiutata pure, in posizione subordinata a questi ultimi, da alcuni settori tedeschi. Ci si è dimenticati di chi, nel dopoguerra e fin quando la Dc non travolse il Fronte Popolare il 18 aprile 1948, alimentò la secessione in Sicilia aiutando il “bandito” Giuliano? Eliminato poi nel 1950, tramite il tradimento del suo luogotenente Pisciotta (a sua volta accoppato con caffè avvelenato quando al processo minacciò di rivelare questi retroscena), perché montatosi la testa e incapace di rientrare nei ranghi del semplice sicario. La Lega, con il ribaltone, ha forse solo pagato il suo debito verso chi aveva aiutato il “piccolo gruppo” a crescere con lo scopo di coadiuvare “mani pulite” nel far fuori Dc-Psi.

Dopo (1999) è venuta l’aggressione alla Jugoslavia, con la finta riluttanza degli Usa ad intervenire, la commedia che si sarebbero infine decisi per le titubanze europee di fronte ad un (mediatico) “genocidio”; quando invece avevano ben preparato da oltre un anno i banditi dell’UCK guidati da quel Thaci, su cui nell’ottobre 2010 una Commissione d’inchiesta europea ha fatto luce, indicandolo come un trafficante non di soli narcotici ma d’organi umani tolti ai serbi, debitamente trucidati proprio allo scopo di alimentare quel traffico. Gli Usa di Clinton – e nuovamente con la “superiore complicità” dei rinnegati del comunismo, del tutto affidabili perché ricattabili in ogni momento, veri scherani degli Usa, costantemente “riabilitati” dal certamente ignobile e meschino centro-destra berlusconiano che li tratta da comunisti (no, sono rinnegati e i rinnegati diventano pura feccia senza alcuna dignità né onore, sono quindi i più ignobili e turpi di tutti!) – intervennero in realtà per dare l’alto là alla penetrazione tedesca verso est, o quanto meno per controllarla e renderla funzionale ai loro interessi; che magari non venisse in testa ai teutonici di ricominciare con l’ostpolitik.

 

2. Nel 2001, la musica cambia con Bush (sempre un nome). La lotta al terrorismo (islamico) diventa la fissazione, su cui gli Usa trascinano anche gli altri paesi, compresa soprattutto la Russia (ormai di Putin, altra denominazione “economica”) e anche la Cina. Il fronte anti-terrorismo si sfalda soprattutto con la seconda aggressione all’Irak – mai ignorare però che le due tattiche non si separano e contrappongono completamente, pur con la prevalenza dell’una o dell’altra – che non viene interrotta come la prima volta (e anche qui i reali motivi dell’arresto, con Schwarzkopf sconsolato e incredulo per l’ordine di fermarsi alle porte di Bagdad, non furono del tutto comprensibili, malgrado varie giustificazioni). Comunque, nello scorcio di tempo delle due presidenze di Bush jr., si verifica una qualche mossa di politica estera di Berlusconi, che la “sinistra” mai avrebbe potuto ordire perché legata mani e piedi all’altra tattica, cioè all’altro centro strategico statunitense che denominiamo clintoniano (e oggi, ovviamente, obamiano).

In effetti, noi abbiamo rilevato con maggiore chiarezza queste mosse berlusconiane soprattutto a partire dall’incontro in Sardegna nell’estate 2003 (a guerra irachena già finita, ma non finita la guerriglia) con Putin, che tornava, se ricordo bene, da Algeria e Libia. Lascio perdere l’importanza del Southstream (attualmente si insiste che solo ritarderà al 2015, ma intanto l’Eni è passata dal 50% al 20% di partecipazione ad un progetto rilevante per il rifornimento d’Europa, e che quindi poteva attribuire all’Italia un buon potere di contrattazione, oggi perso), la sostituzione di Mincato con Scaroni all’Eni (2005) con esiti, mi sembra, non proprio eccelsi a lungo andare. Resta il fatto che esistevano evidentemente alcuni margini di manovra per l’Italia. Non erano però dovuti alle capacità di Berlusconi, ma ad una certa manica larga dell’Amministrazione Usa, attuante una strategia militare puntata verso il Medio-Oriente, ma assai di più verso il Pakistan-Afghanistan quale zona di controllo situata all’incrocio tra Russia, Cina, India.

Nel 2006 (novembre) Rumsfeld lascia il segretariato di Stato a Gates (già direttore della Cia nel 1991-93), considerato vicino ai repubblicani, ma “indipendente”, quindi uomo di transizione tra una tattica (strategia), quella dei neocon bushiani, e l’altra, che si affermerà più compiutamente con Obama, eletto nell’autunno del 2008. Già nell’estate di quest’anno si verificò, però, il primo serio atto (d’assaggio) della nuova strategia con l’aggressione della Georgia alla Russia, che reagisce bene, dando l’impressione di tenere il campo. Si ricordi che Berlusconi, “amico” di Putin (ma pure di Bush), indica chiaramente nella Georgia l’aggressore, dispiacendo molto ai “nuovi” Usa, già in formazione e che otterranno la sanzione ufficiale con l’elezione del presidente nero. Nessun particolare coraggio del nostro attuale premier, solo un ultimo servigio reso all’altra tattica, che forse non era del tutto d’accordo con la provocazione verso la Russia di Putin.

La nuova tattica si precisa sempre più con lo scontro tra McChrystal e Obama (estate 2010), la sostituzione del primo con un fiduciario del nuovo presidente, Petraeus, che aveva già saggiato tale nuova tattica in Irak, ottenendo la “divisione” netta del fronte islamico e la guerra tra le due fazioni con “destabilizzazione permanente” del paese, consegnato ad un sostanziale caos (con continui episodi di guerra civile, di tipo però religioso), e forte alleggerimento del conflitto per l’esercito americano. La stessa “solfa” si tenta in Afghanistan, con l’appoggio a Karzai (di cui gli anti-obamiani cercarono di invalidare la rielezione) e il tentativo di dividere i talebani (che finora non sembra gran che riuscito, ma è bene aspettare un po’ prima di emettere giudizi definitivi), ecc.

Nel maggio 2011, con la nuova tattica in pieno svolgimento dall’inizio dell’anno, si ha la pantomima dell’assassinio di Bin Laden, che viveva tranquillo da cinque anni vicino ad Islamabad e non era braccato sui monti come “capo del terrorismo islamico” secondo la “sceneggiatura” dell’era bushiana. La commedia – interessa poco se si è veramente ucciso qualcuno o si è inscenata la solita “americanata” (comica la quasi sicuramente finta trasmissione della combriccola mandante dell’omicidio, in ansia davanti alla TV che lo avrebbe trasmesso in diretta) – serve per dimostrare che il terrorismo (quello più cattivo, di Al Qaeda, fin troppo simile alla “Spectre” dei film di James Bond) è nella sostanza vinto, per cui ci si può dedicare ad una più duttile tattica nei confronti dell’islamismo, conquistando alcune sue frange ad una piena collaborazione con gli Stati Uniti.

Subito dopo la “vittoria”, Gates (che aveva già annunciato il ritiro) viene sostituito dal convinto obamiano (e democratico) Panetta, che dalla Cia passa al Segretariato di Stato, sostituito da Petraeus, che dovrebbe così completare la piena occupazione del potere da parte del nuovo Presidente. Resta tuttavia indecisa la funzione del Fbi, che sembra più vicino al Pentagono e ai “vecchi” ambienti tattico-strategici. Si dice, ad esempio, che la faccenda dei documenti Wikileaks sia stata uno “scherzo” dell’Fbi alla Cia, e quindi ad Obama (sempre “un nome”!); ma qui è meglio fermarsi, non avendo riscontri “informativi” tali da esprimere pareri minimamente sicuri. Aggiungo solo che gran parte dei componenti la squadra assassina di Bin Laden è morta in un elicottero abbattuto, si dice, dai talebani (forse qualcuno di questi inizia a collaborare? Lo dico ironicamente, ma non si sa mai con questi film americani dai “terribili effetti speciali”).

Quel che è accaduto dall’inizio del 2011 è ormai ben noto; la nuova tattica (strategia) statunitense – del caos e della liquidità – è in pieno svolgimento. Il terrorismo di Al Qaeda salta qualche volta ancora in evidenza, ma sempre meno; è ormai “indebolito” a causa delle “vittorie” delle bande di “assassini specializzati”, esattamente come prima era forte e pericoloso quando serviva per l’altra tattica. Il fronte islamico è diviso (il solito, ben noto da millenni, divide et impera), Israele è assai meno blandito e vezzeggiato. Soprattutto la mossa in Egitto (dove il “democratico” El Baradei, convinto di essere il leader vincente, pur alzando “alti lai” è pressoché scomparso; al momento, ovviamente, perché questi Usa sono come il “vaso di Pandora”) sembra aver portato acqua al mulino turco, che si è schierato violentemente contro la Siria, è entrato in frizione con Israele, ma anche con l’Iran, per giocarsi il ruolo di principale subpotenza regionale, alleata con i “nuovi” Stati Uniti.

Quanto ai fatti libici, sono di un’ancora più sconvolgente evidenza, oltre a mettere in luce che, quanto a criminalità e menzogna spudorata, l’attuale Amministrazione statunitense non è seconda a nessuno. Bisogna, tuttavia, riconoscerle una certa astuzia e flessibilità nelle operazioni. Utilizza inoltre maggiormente i suoi sicari, offrendo loro qualche “brandello di carne”; si tratta di quelli europei (Francia e Inghilterra in Libia, forse la Germania per portare lo sconquasso in Europa), della Turchia nel sud-est, e via dicendo. La Russia è in difficoltà e mostra debolezza. La Cina è subdola, svolge i suoi giochi, e credo si dedicherà soprattutto ad avvantaggiarsi sui concorrenti Russia e India quale potenza emergente. Il BRIC (o anche BRICS) mi sembra “sfrangiato” (e “sfregiato”) a sufficienza. Se va avanti così, aspettiamoci in pochi anni alcuni tentativi statunitensi di riordino del “giardino di casa” (dove infatti Chavez ha ben capito che cosa può aspettarsi). Comunque, non entriamo adesso in particolari su ciò che è noto, ma ancora in pieno movimento e suscettibile di chissà quanti cambiamenti. Ne riparleremo, seguendo gli avvenimenti “cangianti” come il tempo in primavera. Torniamo invece all’Italia.

 

3. Gli Stati Uniti sono comunque una nazione. Indubbiamente, avvengono ogni tanto “incresciosi incidenti” del tipo dell’assassinio di Kennedy o del Watergate ai danni di Nixon (per aver seguito le indicazioni strategiche di Kissinger verso Cina e Vietnam, dimostratesi con il tempo piuttosto intelligenti). In genere, tuttavia, le lotte intestine tra fazioni e gruppi di dominanti (con i loro centri strategici e di controllo degli apparati di Stato) non comportano lacerazioni gravi; spesso anzi, come già rilevato, si tratta di oscillazioni del pendolo da una tattica (strategia) all’altra, che talvolta persino si completano vicendevolmente rendendosi complementari. Nella “periferia”, in quelle che possiamo definire asetticamente le aree di influenza “imperiali”, tali lotte possono invece riflettersi con effetti ben più acuti e a volte devastanti. Così accade per l’Italia dal 1992-93, da “mani pulite” in poi.

Non ripeto tutte le tappe del percorso da quegli anni ad oggi poiché ne abbiamo parlato innumerevoli volte in questo blog (e in quello precedente). Ripeto che Berlusconi è stata la risposta “autoimmunitaria” (sbagliata) in un organismo sociale ormai ammalato per l’infezione di quella che si è chiamata “sinistra”. Chiariamo innanzitutto che non è sinistra. Storicamente, quest’ultima è stata sempre formata dalla parte in qualche modo più progressista della “borghesia” (la sua ala riformista) in collaborazione con l’ala “destra” del movimento operaio (o sedicente tale, comunque i partiti con base nei ceti sociali più popolari). L’attuale falsa sinistra italiana è un informe ammasso di gruppi politicanti nati dal rinnegamento generale del comunismo, e da quello più particolare dei settori del partito cattolico e socialista messisi frettolosamente in salvo dall’attacco giudiziario devastante portato per conto degli Usa clintoniani e dei “cotonieri” italiani, quelli da me denominati GFeID (grande finanza e industria decotta, e sempre sussidiata dallo Stato).

La “destra” è un’accozzaglia ancora più confusa e raccogliticcia (in tutta fretta), che ha subito nel tempo processi di decantazione ma senza poter esprimere altro leader che un uomo, lo ripeto, di poco spessore realmente politico (da statista), pompato più dagli avversari – creatori del Mostro, essendo assolutamente incapaci di proporre soluzioni alternative – che dai suoi stessi sostenitori. Tra sinistra e destra reali si sono sviluppate storiche battaglie in merito all’organizzazione politica e sociale (ed economica) nei vari paesi a capitalismo avanzato. Tra sinistra e destra italiane si è svolto invece, dal 1992-93, un confronto privo di qualsiasi definitezza e concretezza – dove, ad es., liberisti e statalisti sono presenti in entrambi gli schieramenti – improntato al più vergognoso scambio di accuse scandalistiche e con il costante uso dell’apparato giudiziario, ormai un cancro nel cancro più complessivo (metastasi) costituito dalla sedicente sinistra.

L’inganno e la menzogna sono stati bipartisan: Berlusconi fascista (figuriamoci un Mussolini che si faceva sputtanare così!), gli altri tutti comunisti con l’appoggio delle “toghe rosse”. Un continuo imbroglio e fraintendimento che è stato incredibilmente assorbito da una popolazione, ormai arrivata al punto più basso della sua storia e che dimostra una incultura politica e un annebbiamento cerebrale totale. Lascio perdere i gruppi politici e intellettuali, del cui abominio questo blog ha trattato spesso. In realtà, comunque, le vicende italiane sono state orientate da quanto avveniva all’estero, in modo del tutto particolare negli Usa, di cui gli organismi dell’Europa sedicente unita sono semplice emanazione. Le nostre alterne vicende riflettono, pur con qualche deformazione e ritardo temporale, quelle delle due “anime” statunitensi (i cui “nomi” sono Bush senior e junior, da una parte, e Clinton e Obama, dall’altra).

L’ultimo atto della cosiddetta “libertà d’azione” berlusconiana (creatasi durante la “lotta al terrorismo”, caratterizzata da una violenta opposizione all’islamismo e da un sostanzialmente pieno appoggio ad Israele) è stato il viaggio, pressoché da solo (un solo accompagnatore), in Russia (mi sembra nell’ottobre del 2009; comunque dell’anno sono sicuro), dove i due “amici” hanno presumibilmente constatato l’impossibilità o di un accordo fra loro o di una effettiva resistenza ad oltranza a quella che probabilmente già sapevano sarebbe stata l’ondata obamiana, scatenatasi poi apertamente quest’anno. Le ragioni non le conosco, così come non sono in grado di conoscere i motivi dell’appoggio di Putin a Medvedev che, all’apparenza, ha creato indebolimento della politica russa (è stato un errore? Oppure una necessità? Momentanea o duratura?). Da quel momento Berlusconi è andato sempre più in ribasso. La statuetta in faccia nel dicembre di quell’anno è stata pressoché sicuramente soltanto casuale. Non casuali gli avvenimenti del 2010: scatenamento ad oltranza dei pedinamenti e intercettazioni, ossessività nell’azione delle Procure, foto in Sardegna come segnale lanciatogli, lo ribadisco, affinché comprendesse a fondo la sua vulnerabilità, ecc.

Del suo salvataggio nel voto del 14 dicembre dell’anno scorso, della sua impossibilità a convocare elezioni anticipate (con sicuro largo successo in quel momento), della sua messa sotto tutela da parte del “Plenipotenziario” di Obama in Italia (vero governatore del paese ridotto a Protettorato), del continuo barcamenarsi con il “teatrino della politica”, tra ritorni e abbandoni, con il progressivo logorio del quadro politico (sedicente tale) dovuto all’impossibilità di sostituirlo subito dato lo stato comatoso dell’accozzaglia di rinnegati chiamata “sinistra”, del crollo rovinoso della politica estera con l’avventura libica, dei sintomi che indicano nuovi tentativi di svendita delle ultime imprese strategiche rimaste, ecc. il blog ha già discusso molto negli ultimi mesi (e ci torneremo comunque ancora e ancora); così come si è detto della fine miseranda, ma prevedibile e da noi prevista da anni, di quello che si voleva radicalismo antimperialista, ancora comunista, ultimo “urlo” della Classe in strenuo combattimento con il Capitale, e altre stronzate varie. Si tratta di miserabili residui del passato divenuti bande di assatanati segugi dei più reazionari ambienti, quelli schierati con Obama, i parassiti e devastatori del nostro paese.

D’altra parte, è solo venuto a maturazione quel processo di totale degenerazione sociale iniziato soprattutto negli anni ’70 del ‘900 con il “compromesso storico”, la “concertazione”, ecc.; processo che ho per sommi capi delineato nel “Panorama storico” (in questo stesso sito e blog, che sarebbe ora di sistemare al fine di rendere disponibili alcuni testi tipo quello appena citato; dato che non si può sempre ripetere tutto). La distorsione della “struttura” sociale prodottasi in quegli anni e protrattasi nel tempo – che gli economicisti vedono solo come gonfiamento del Debito Pubblico, lo spread con i bund tedeschi, la necessità di riequilibrio puramente finanziario (Debito e deficit), che comporterà in realtà svendite di parti decisive del “sistema Italia” e nostra subordinazione sempre più passiva e servile – è esattamente quella che fornisce una certa base di massa (e frange delinquenziali) ai traditori di questo paese, ormai piazzati ai più alti livelli dell’economia e della politica. Da qui si deve ripartire per un’analisi dei mali più decisivi, duraturi, di difficile soluzione.

 

4. Dobbiamo cercare di non fare catturare troppo la nostra attenzione dalle alterne vicende del premier e delle forze governative, come da quelle dell’opposizione. La questione fondamentale, duri o non duri il governo e/o Berlusconi, è che in questo momento non esistono margini di “libera” manovra italiana, soprattutto sul piano estero. Gli Usa di Obama (con le loro propaggini in Italia che vanno dai “poteri forti” fino a chi siede sul “Colle”, un tipico ex e post-comunista) sono piuttosto flessibili in termini di rapporti con settori islamici (perfino con alcuni considerati vicini ad Al Qaeda), giostrano con una certa abilità (e senza parere, quasi non c’entrassero) tra Israele e Turchia (che oggi fa la voce grossa anche con la UE per far capire quale importante posizione intenderebbe assumere in Medio Oriente); tuttavia, non lasciano margini in Italia. Perfino in progetti specifici, il Southstream, l’Italia (Eni) non entra più a pari capitale con la Russia (Gazprom), perdendo il peso che poteva avere in Europa e che si sarebbe riflesso anche sulla Russia di Putin.

Attualmente l’azienda russa, che pur intelligentemente ha mantenuto il suo 50%, deve trattare con ben tre aziende europee, due delle quali ben controllate dal potere politico nazionale. Mentre quello italiano, nella persona di Berlusconi, vede ridotto e pressoché annullato il suo rilevante ruolo nella fornitura di gas all’Europa. L’indebolimento della forza italiana in sede europea e mondiale avvantaggia i nostri “cotonieri” (Confindustria e grandi banche), i quali si adopereranno per il completamento della svendita dei settori strategici (non semplicemente pubblici, o stolti cultori del pubblico come “interesse generale”, questa favola di tutti gli statalisti, ancora più ideologici dei liberisti della “mano invisibile”) per dividersene le spoglie tra produzione, distribuzione, magari divisione in diverse società con ulteriore indebolimento e conquista (acquisto) da parte di altri paesi europei ed esteri in genere.

Il popolo italiano è all’oscuro di tutte queste mene. Del resto è ormai un popolo a brandelli e, come già detto, caratterizzato da una distorsione “strutturale” prodotta da quello che chiamo cancro con attacco dei principali “linfonodi”. Solo un potere forte, senza più esigenze elettorali, potrebbe dare un colpo decisivo ai ceti sociali inutili e parassitari, base sociale (anche tramite “concertazione”) della GFeID, delle bande industrial-finanziarie antinazionali, interessate solo ai sussidi statali per “fornicare” esclusivamente con lo “straniero”, nella figura degli Usa.

Coloro che fanno ancora finta di difendere i lavoratori (invece solo organizzazioni al servizio dei “cotonieri” italiani e quindi degli Usa di Obama) sono sbiaditi agitatori che coadiuvano il divide et impera: mettono lavoratori dipendenti contro quelli detti autonomi, difendono la pletora di lavoratori pubblici inutili (perché sovrabbondanti) accentuando i problemi finanziari, del Debito Pubblico, ecc. che favoriscono tutte le manovre dei governanti (mascherate da interventi necessitati dall’urgenza) ulteriore fonte di malcontento e di divisioni tra strati e segmenti sociali; favoriscono di fatto i “cotonieri” nelle loro richieste di sussidi, anch’essi fonte di ulteriori squilibri finanziari, nel mentre poi vengono stretti rapporti con il sistema dei predominanti statunitensi e dei loro sicari europei “preferiti”. In ultima analisi, il tutto sfocerà nell’annientamento dei suddetti settori strategici e nella consegna dell’Italia alla cura e al salvataggio del paese da parte degli Usa (e di una UE complice di questi ultimi, così come magari il FMI o altri organismi internazionali controllati dai predominanti). Cosicché avremo di nuovo gli occupanti presi per “salvatori” come avvenne nel 1945, e saremo lo zerbino su cui tutti si puliranno i piedi, noi ringrazianti e con il cappello in mano.

I nostri affossatori interni ci stonano ancora la testa con fascismo e antifascismo, comunismo e anticomunismo, per creare sempre nuove divisioni e impedire a tutti di vedere la realtà. Comunismo e fascismo sono processi storici finiti; e certamente quei residui che ancora si ostinano in nostalgie – siano mascalzoni o solo ingenui non ha rilevanza – sono esiziali perché forniscono argomenti agli imbroglioni e mentitori che giocano alla divisione di settori sociali potenzialmente uniti dallo stesso scatafascio e dal malcontento da questo indotto. Cacciamo questi residui a pedate in culo e diciamo senza mezzi termini: fascismo e comunismo hanno registrato un fallimento storico definitivo. Non è tassativo rinnegare alcunché, non si deve affatto accettare che si tratti solo di fenomeni criminali, è solo necessario avere un po’ di sale in zucca. Vi è però un fenomeno che non è passato, perché storicamente si ripete di tanto in tanto, ora in una zona ora in un’altra. Esistono stati d’eccezione, in cui occorrono mezzi speciali e d’emergenza per governare i processi e renderli funzionali agli interessi della maggioranza della popolazione abitante in una di quelle zone in cui lo stato d’eccezione si è prodotto.

Oggi una di queste zone è l’Italia. Ed è qui che urgerebbe dichiarare lo stato d’emergenza nazionale, che riguarderebbe gli interessi fondamentali di almeno due terzi, anzi tre quarti della popolazione, invece divisa mediante le suddette modalità da chi ci “marcia sopra”. Dobbiamo lasciar da parte discorsi troppo roboanti, che oggi sarebbero solo la foglia di fico dell’inettitudine o dell’aperta mala fede di chi tende a tenerci sotto dominio. Per favore, si bandiscano i paroloni come Patria o Nazione o, ancor peggio, la Classe (il Proletariato, per fortuna, non gode più di “cittadinanza”, almeno mi sembra e spero). Sono il primo, data la mia particolare formazione nel campo delle teorie della società, a ritenere che un lavoro di fondo dovrebbe essere compiuto in merito alla struttura dei rapporti sociali: sia in generale per quanto concerne l’odierna formazione capitalistica (non omogenea dappertutto, anzi l’esatto contrario) sia con specifico riferimento all’Italia, e ai processi storici (risalenti in particolare agli anni ’70 e successivi, con accelerazione dopo il “golpe giudiziario” dei primi anni ’90) che hanno creato da noi le già segnalate gravi “escrescenze” e deformazioni “tumorali”.

Tuttavia, la prima esigenza è quella della formazione in Italia di un polo nazionale, che deve sostanziarsi di un’adeguata analisi della situazione internazionale e, in particolare, delle tattiche/strategie statunitensi attualmente in sviluppo, con creazione di tutto quel caos che vediamo ed in cui tuttavia ci si dovrebbe inserire per meglio galleggiare nel “liquido in ebollizione”. Un simile polo non avrebbe ragione di esistere – nel senso che non avrebbe alcuna incidenza reale – se non fosse dotato degli strumenti tipici di uno stato d’eccezione. D’altronde, nemmeno sarebbe produttivo d’effetti se non riuscisse a stabilire connessioni e legami con altre forze intenzionate nello stesso senso in paesi europei importanti. Siamo ancora lontani dalla maturazione di simili prospettive. Tuttavia, esiste qualche segnale che non tutto è morto. Credo vi siano forze che cominciano a rendersi conto del tunnel in cui ci stanno cacciando. Se ci sono, lasciamole lavorare secondo i loro tempi e senza pretendere che forniscano il destro ai “cotonieri” e ai loro sicari di vario orientamento (nettamente prevalente quello cosiddetto di sinistra) per disperderle.

Noi cominciamo a lavorare “culturalmente” per la costituzione di tale polo e per l’indicazione della sua urgenza. Nel contempo, alcuni gruppi di lavoro, se hanno il mio stesso orientamento, si impegneranno, con tempi diversi, ad analizzare la struttura sociale odierna: capitalistica in genere e italiana in particolare. Per adesso, dobbiamo scontare tempi assai duri e un tendenziale asservimento del nostro paese ai progetti dei predominanti. Tuttavia, se vogliamo avere un qualche risultato almeno nel medio periodo, è indispensabile non sottolineare ossessivamente le differenze “fra noi e loro”; tanto più che oggi è ampiamente indecidibile chi è questo “noi” e chi sono “loro”. Cerchiamo di comprendere che, perfino tra i predominanti, è forse possibile individuare settori che, per i “fatti loro”, creano problemi alle strategie oggi prevalenti. E non dobbiamo avere nemici preconcetti e ormai definitivi. Oggi sarà necessario battere il ferro in una sua parte (che ci sembra “più molle”), domani in un’altra. Manteniamo pure un’analisi di fondo coerente; sapendo però che non possiamo mettere tutti nello stesso mucchio indistinto, sforziamoci invece di capirne le differenziazioni interne. Non sarà un lavoro facile né tanto “digeribile”. Molti bocconi ci resteranno sullo stomaco. Ma se si vuole avere ancora uno stomaco, sarà meglio prepararsi alle “indigestioni” (e non per abbondanza di cibo ingerito).

E abituiamoci all’idea che di idealisti ne incontreremo pochi; anzi, se li incontriamo, allontaniamoli bruscamente come lebbrosi. Diceva all’incirca Brecht: sono tempi in cui perfino parlare d’alberi è un delitto. Se poi qualcuno ci parla dell’Uomo e dei suoi Alti Destini, o dei “poveri diseredati” cui dedicare la nostra pietosa attenzione, o di “eroi” a tutto tondo contro il Golia americano, e altre sparate da retori, invitiamolo a ripassare in altro momento. Abbiamo cose ben più serie da pensare e da dire. Per il momento è tutto, ma è solo l’inizio.

PAROLE CHIARE

Ci si ricorderà che, quando tutti erano convinti del disarcionamento di Berlusconi il 14 dicembre 2010 (dopo che Fini aveva portato a termine l’operazione per cui probabilmente era andato pure negli Usa), manifestai non certezza ma convinzione che non sarebbe accaduto nulla del genere. Con chi poteva essere sostituito il premier in quel momento? Non sapevo allora cos’era in gestazione negli Usa nei confronti del Nord Africa (e quel che abbiamo visto finora è nulla rispetto all’immediato futuro), tuttavia immaginavo che non si potesse sostituire Berlusconi d’emblée. Da quel giorno – pur, come già detto, non sapendo cosa si stava preparando per l’anno entrante – questo blog ha dato per scontato che iniziava la fine del Cavaliere. La sciocca reazione del centro-destra al “tradimento” di Fini (tentativo di incastrarlo con scandali immobiliari, dopo aver sempre sostenuto che la magistratura era d’accordo con le varie operazioni antiberlusconiane), il non indire elezioni quando era del tutto chiaro che in quel momento il premier le avrebbe stravinte, l’affidarsi a piccole manovre da “prima Repubblica”, cioè a quel “teatrino della politica” di cui aveva sempre detto peste e corna, ecc. ecc. dimostravano a iosa che l’uomo era ormai “schiavo” di qualche “potere forte”, era ormai “ammanettato”, doveva solo servire da copertura per nuove manovre in avanzata che ci avrebbero ridotti a meno di zero.

Non sapevamo quanto stava per avvenire, ma eravamo consapevoli che dietro ogni e qualsiasi manovra ci sarebbero stati gli Usa (e non “in genere”, ma proprio gli ambienti obamian-clintoniani). Avevamo già preso atto che Berlusconi, “amerikano” per eccellenza, era stato in grado di mettere a segno alcune operazioni tutto sommato favorevoli ai “colori nazionali” solo perché gli Usa (quelli “precedenti”) si erano intestarditi nella guerra al terrorismo, iniziata con l’attentato alle “due Torri”, su cui non pronuncio verdetti, salvo dire che è stato in ogni caso un “accadimento” molto favorevole alla strategia centrata su di una zona cruciale dell’Asia. Che ci fossero cambiamenti strategici in atto, l’avevamo colto già negli ultimi due anni della presidenza Bush (liquidazione di Rumsfeld alla fine del 2006), ma ci si accorgeva dell’accelerazione “obamiana” (solo un nome di “rappresentanza”, ben s’intende).

Lo “scazzo” con McChrystal e la sostituzione di quest’ultimo con il generale che aveva già provato la nuova strategia (del caos e delle lotte “interne” all’avversario) in Irak, le diatribe sull’elezione di Karzai (elemento da utilizzare per un nuovo corso della guerra ai talebani), prima invalidata e poi confermata, le discussioni sul ritiro dall’Afghanistan – un ritiro puramente annunciato, mai veramente iniziato, ma che comunque era un segnale lanciato in “certe” direzioni” – l’assassinio (vero o presunto proprio non conta) di Bin Laden, tranquillamente rifugiato in una villa (rifugio non certo sconosciuto ai Servizi pakistani e quindi anche a quelli americani, basta con le balle!), un assassinio che voleva indicare una possibile svolta verso la fine della commedia della lotta al terrorismo (e quindi un mutamento di tattica o strategia); tutto questo, e altro ancora, erano avvertimenti di cambiamento in “qualche altra direzione”.

La nuova non era ancora chiara – l’abbiamo conosciuta a partire dall’inizio di quest’anno – ma avevamo colto la fine della “libertà” (pur minima) concessa a Berlusconi. E avevamo ben interpretato che il reale “governo” in Italia era nelle mani del “vecchio” ambasciatore del Pci negli Usa (1978), viaggio che aveva già marcato cambiamenti all’epoca rilevanti. Oggi è divenuto il garante di operazioni che ormai non lasciano margini di manovra al nostro paese. Berlusconi è soltanto una delle “maschere” nell’ambito della drammatica “commedia dell’arte” (assai scadente in verità) in svolgimento sulla nostra pelle. Tutte le finte resistenze, riluttanze (paradigmatica la sceneggiata sull’aggressione alla Libia), la demenziale campagna elettorale nelle amministrative e referendaria, la disastrosa pantomima relativa alla manovra finanziaria, ormai lo indicano come il prossimo “agnello sacrificale”. Del tutto esplicita l’incredibile intervista di Buttiglione all’“Avvenire” in cui si dice senza veli quello che ripetiamo da mesi: ritiro del premier in cambio di garanzie per le sue aziende e i suoi processi. Siamo ormai in pieno colpo di Stato più ancora che con “mani pulite”. Allora si riuscì a nascondere la sporcizia di quelle “mani”, oggi si dice apertamente qual è il fine.

Tuttavia, non cadiamoci anche questa volta. Se lo si dice così scopertamente è perché il fronte di coloro che vogliono sostituire Berlusconi è anch’esso all’ultima spiaggia; o riesce nella schifosa manovra o altrimenti possono subentrare altre operazioni molto più drastiche e significative. Chi conosce la storia di Frankestein sa bene che è pericoloso creare un Mostro; ucciderlo diventa poi complicato, poiché egli è talmente connaturato con il creatore (la “sinistra” dei rinnegati e traditori, il complesso industrial-finanziario di tutti i peggiori parassiti del paese) che la sua morte, se vuol essere effettiva, deve coincidere con quella di questi farabutti e mascalzoni, autentici mostriciattoli dei cui aberranti caratteri la Creatura è soltanto lo specchio. Rompiamo pure lo specchio, ma i mostri reali, i nostri incubi, restano nella loro ributtante concretezza. Sono questi che dovrebbero essere presi per primi e processati per alto tradimento in diretta TV a monito della fine di tutti i felloni che da vent’anni tramano per il servaggio di questo paese, per l’impoverimento dei suoi cittadini a vantaggio di coloro che oggi si pongono in Europa come i primi “sicari” degli Usa; con l’Inghilterra che stenta a tenere la posizione e Francia e Germania che scalpitano per la “promozione” definitiva.

Quel che dice Buttiglione non è una boutade, è solo il segnale lanciato – tramite un quaquaraqua che si può smentire e “bruciare” se necessario – da coloro la cui eccitata fretta non nasconde più la paura di non farcela a restare i più fedeli e blanditi lacchè di Obama e soci. Tanto che uno che se ne intende, il bombardatore della Jugoslavia al seguito di Clinton, si inalbera perché avverte uno scalpiccio troppo confuso tra i pretendenti sostituti, con il rischio di portare in primo piano dei Berlusconi “di sinistra” (tipo Montezemolo e Profumo), quando la vera politica di asservimento ha sempre i poteri economici dietro le quinte e gli esecutori in “avanscena” nella sfera della politica, dello Stato.

Il ricatto posto così scopertamente da Buttiglione è dunque segno di nervosismo e inettitudine; inoltre saranno stati senz’altro preavvertiti il riferimento padronale esterno (gli Usa di Obama) e il loro plenipotenziario italiano, ma non credo che questi abbiano dato alcun avallo esplicito alla mossa. E’ tutto un gioco infame che si sta svolgendo sulle nostre teste di “poveri sudditi”. Per il momento la situazione è chiara nella sua sostanza, non nelle forme di evoluzione. Berlusconi non conta più nulla, sopravvive ma non governa effettivamente, copre solo il predominante straniero e coloro che compiono ormai malversazioni continue in Italia. Nello stesso tempo il nostro paese è malmenato nel contrasto tra sicari degli Stati Uniti, che si mollano botte sotto la maschera della cooperazione (maschera sempre più logora e strappata), per essere i primi tra i servi in Europa. Anche questo è sintomo del mutamento strategico statunitense; dall’Asia all’Europa e Medio-oriente, passando per il Nord Africa che è solo un “tramite”.

Tale mutamento ha messo in luce una pericolosa debolezza russa (per divisioni anche interne, almeno sembra). E’ questa ad aver contribuito all’affondamento di Berlusconi e allo scatenamento di altri appetiti a livello internazionale. Molto rilevante quello turco, ormai in pieno attrito con Israele per assumere il ruolo di principale subpotenza di supporto alla Nato (americana) in quell’area. Anche l’Egitto sembra muoversi di concerto con la Turchia contro Israele. In una simile configurazione internazionale nel sud-est (europeo oltre che medio-orientale e forse pure caucasico, almeno credo), sarebbe stata importante una diversa politica russa, non così cedevole e intimorita. L’Iran è ben noto quale avversario di Israele, ma lo diventerebbe pure della Turchia, spostandosi quindi verso est se la Russia attuasse decisioni ben differenti da quelle ultime. Comunque, si tratta di problema a noi connesso per i suoi riflessi, ma con caratteristiche proprie.

Impossibile dire con certezza per quanto tempo ancora Berlusconi, ormai verso la fine del suo “politicantato”, sarà lasciato durare nella sua fittizia carica in assenza di candidati sicuri, e non fra loro litiganti, per la successione. Non si tratta però tanto di questo o quell’individuo quanto di politiche da attuare, perché comunque l’attacco dei nostri vicini europei mette in difficoltà tutta la dirigenza italiana. Chi prenderà il governo dovrà assumersi responsabilità pesantissime. E’ ormai necessario affermare con nettezza che non vi è più alcuna alternativa meno peggiore per questo paese allo sbando. Al presente, e per un periodo futuro non precisabile, il nostro sfascio è assicurato. Non vi è altra scelta che quella di perseguire, nei tempi oscuri non brevi che ci attendono, una propaganda di tipo nazionale. Sia però chiaro che non è possibile alcuna forma di autarchia. Bisogna semplicemente protestare contro la finzione dell’Europa, bisogna individuare nei suoi principali paesi forze attente alle prerogative nazionali e pronte dunque ad allearsi fra loro proprio in funzione antieuropea; cioè, diciamo più precisamente, anti-UE, perché qui allignano le forze dell’asservimento agli Usa.

Stiamo finalmente notando sussulti indipendentisti in questo nostro paese in mano ai servi dello straniero. Tuttavia, abbiamo le più vive perplessità circa certe proposte fatte, ad esempio l’acquisto di titoli del Debito Pubblico da parte di italiani, tenendo conto che il nostro risparmio individuale è assai alto. Non credo bastino generici patti tra il “popolo” (indefinito nella sua effettiva composizione sociale) e un Governo che sia formato dagli schieramenti attuali. Tutti, dal centro-destra fino addirittura ai piccoli gruppetti che si fingono “antimperialisti” (passando per i già citati rinnegati e traditori che si chiamarono comunisti e oggi sono il “centrosinistra”), sono una grande massa di “paraculi” asserviti ai “cotonieri” d’Italia, guidati dalla Confindustria e da banchieri ignobili, con al vertice una posizione di Stato importante che funziona da collegamento tra gli ambienti “obamiani” (sempre un nome di rappresentanza) e gli schieramenti in oggetto.

Sarebbe molto più decisivo chiedere direttamente, e senza infingimenti di prestito a interesse e rimborsabile (ai cittadini), un reale contributo di solidarietà. Andrebbe però richiesto soltanto quando si fosse già insediato un governo di autentica salvezza nazionale. Pensare ad un insediamento per le vie tradizionali, dette democratiche quando sono continuamente disattese e orientate in senso antinazionale, è ingenuo. Altre dovrebbero essere le strade, e assai dure e drastiche, da percorrere; spazzare via innanzitutto gli schieramenti attuali e controllare adeguatamente, pronti ad interventi d’urgenza, i “cotonieri” e banchieri felloni. Non è con mentalità da “tecnici finanziari” che risolveremo i problemi della dipendenza italiana da poteri esteri, con “quinte colonne” interne. I “metodi d’eccezione” sono ben noti. Il problema è la mancanza di autorità politica ad hoc; perché i nostri apparati di Stato sono inquinati da sessant’anni e passa di sudditanza alla Nato comandata dagli Usa. Se non ci diciamo queste verità, si pesterà solo acqua in un mortaio.

E’ ovvia la necessità di individuare e collegarsi con forze che abbiano gli stessi intendimenti nazionali in altri paesi vicini (i più importanti). Tutte insieme dovrebbero aggredire duramente gli organismi della UE, puri marchingegni ideati per il nostro “comune asservimento”. Sarebbe indispensabile una ostpolitik, ma in concomitante rafforzamento del paese che in quell’area ha subito evidentemente – grazie al mal inteso “socialismo” e al suo “crollo” inevitabile – guasti più duraturi del previsto, dopo un periodo di nascita e crescita di una grande potenza, rimasta però poi in surplace e putrescenza per decenni. E sarebbe infine necessario un vero confronto, e pure scontro, con gli Usa; come minimo per “consigliarli” a riprendere il loro sguardo (d’inizio secolo) rivolto “più a oriente”, oltre la Russia, verso il sud-est asiatico e l’area del Pacifico. Adesso siamo invece al “tallone di ferro” sull’Europa, all’utilizzare la Germania a nord e la Turchia a sud per creare dissidi interni al sedicente “mondo occidentale”, con una complessiva dipendenza e adesione alla strategia statunitense del caos, sperando infine in un progressivo e “strategico” accerchiamento della Russia indebolita.

In attesa – chissà per quanto – di sviluppi oggi lontani dalle possibilità reali, mi accontento di chiudere come il “carbonaro” dott. Montanari (interpretato da Robert Hossein nel bel film di Magni “Nell’anno del Signore”, così malinconico, struggente e disincantato), subito prima di infilare la testa nella ghigliottina:

 

POPOLO, BUONA NOTTE!

DUE ARTICOLI DA CONOSCERE

 

Il primo articolo (su Libero di ferragosto) non ha bisogno di troppi commenti. Documenta, pur sinteticamente (ma con sapidità), che gli economisti sono ignoranti o pagati da qualcuno per diffondere menzogne. Tuttavia, vi sono anche le dichiarazioni, veramente “divertenti”, di Keynes (poco prima del crollo del ’29) e di Lucas nel 2007 (sui subprime); e devo ammettere che non riesco a considerare questi due né ignoranti né venduti. Si pensi però quello che si vuole; tuttavia, sarebbe ora di prendere le distanze da certi personaggi e di smetterla di considerarli degli oracoli. Se poi pensiamo che si dà credito, pur sputtanandole in continuazione, alle società di rating, chiaramente e senza dubbio alcuno al servizio di speculatori e di parti politiche legate ad ambienti statunitensi, il comportamento dei nostri media come dei nostri politici (non solo italiani) deve finalmente condurci all’odio e disprezzo più totali nei confronti di questi “vati” da strapazzo.

 

Il secondo articolo (sul Giornale del 14 u.s.) è ancora più rilevante. Dimostra, e non certo con intento critico (anzi!), come Berlusconi sia stato ormai schiacciato dagli Usa (di Obama). Mettete insieme l’articolo di Ferrara (con peana a Napolitano) a questo; si ha la prova “assoluta” di tale affermazione. Draghi, fra l’altro, è stato assieme a Monti (prima anche a Tremonti) uno dei più gettonati quale possibile premier di un governo di salvezza nazionale, che abbiamo dimostrato mille volte essere puramente e semplicemente un governo del presdelarep, cioè di colui che meglio rappresenta certi ambienti vicini agli Usa (a certi Usa, non quelli della “vecchia” strategia di tipo “asiatico”, diciamo così molto succintamente). Che Berlusconi sia ormai pura copertura di questi ambienti – e non sarà cambiato tanto presto perché sembra proprio che questi settori filo-americani non riescano a trovare “ricambi” adeguati – è del tutto evidente; il rapporto con Draghi è solo il “buco” nella “ciambella” ben cotta da circa un anno (come minimo dalla fine dell’anno scorso; ci si ricordi la “data fatale”: 14 dicembre).

Torneremo sulla questione in un prossimo articolo. Qui ricordo solo che Draghi sembra essere stato presente sul “Panfilo Britannia” (1992) dove si sa da lunga pezza che cosa fu “condito”. Inoltre, nel 1999 (Direttore del Tesoro) avrebbe dovuto partecipare alla riunione in cui Gnutti e Colaninno (i “capitani coraggiosi” favoriti dal premier D’Alema, già “aiutante in campo” di Clinton per la guerra contro la Serbia) andavano a trattare l’acquisto della Telecom, importante pezzo delle aziende pubbliche di carattere strategico. Il presidente di quest’ultima, Bernabè, era convinto che Draghi si sarebbe presentato esercitando la golden share per bloccare la s-vendita. Non si presentò, invece, consentendo il misfatto; Bernabè si incazzò per 24 ore, minacciò il classico “muoia Sansone….ecc.”. Poi, altrettanto classicamente, fu tacitato (perché gli strumenti di persuasione sono molti e svariati) e il “delitto fu consumato” senza tante proteste (il “poppolo” non capì nulla come al solito). Nel 2000 Draghi divenne vicepresidente della Goldman Sachs (zona europea), nel 2005 scalzò Fazio alla Banca d’Italia e nel 2011 passa alla BCE, sempre fiduciario degli stessi di cui lo era già nel 1992.

Adesso, manca solo la ciliegina. Berlusconi, il cui “cuore gronda sangue” (si legga oggi, ferragosto, l’articolo di Guzzanti, ex incazzato nero antiberlusconiano, su questo “suo buon cuore”), otterrà l’attenuazione della stangata fiscale per il “ceto medio” (sono circa 700.000 i contribuenti sopra i 90.000 euro lordi l’anno), e quindi resterà ancora la (meno peggiore) copertura per la riduzione in servitù dell’Italia; Draghi e Napolitano garantiranno per la sua tenuta, l’elettorato (e i giornali) di centro-destra si rappacificheranno (almeno in buona parte). Adesso anche Fini – con cui gli stessi ambienti hanno ottenuto esattamente quanto perseguito (indebolimento e allineamento di Berlusconi), poiché era solo, come abbiamo scritto mille volte, la “prima linea d’attacco” che, ottenuto il suo scopo, ha poi lasciato il posto alla “seconda linea” (anche questa ormai da noi rivelata da mesi) – si sta riavvicinando; ma nel senso che è Berlusconi ad essersi sdraiato ai piedi degli americani (“obamiani”, per semplificare) non Fini ad andare a Canossa! Ci sarà adesso maggior tempo a disposizione per preparare il cambio della guardia, “scovando” un buon filo-Usa a prova di bomba, ma meno scialbo dei Monti (uno o trino), e via dicendo. E pensando pure alla presidenza della Repubblica che scade fra poco (e poi un uomo di 86 anni andrà cambiato infine, quel che è troppo è troppo).

E per il momento vi lascio a divertirvi su questi due articolini che credo gusterete.

GERARDO ANTELMO: E SE LE CASSANDRE AVESSERO NEL MIRINO IL GOVERNO ITALIANO?

http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&currentArticle=137770

 

II ruolo del governatore di Bankitalia Così il superconsigliere Draghi ha convinto tutti (anche la Ue) dì Marcello Zacché 

Si chiama Mario Draghi l`uomo che, più o meno nell`ombra, è risultato determinante in questi giorni che, perla Republic of Italy, passeranno alla storia come quelli drammatici del luglio del`92. È stato Draghi a tenere i rapporti, inEuropa e negliUsa, decisiviperarrivare a una mediazione che arginasse la furia dei mercati; ed è stato Draghi a convincere Berlusconi che la manovra di queste ore fosse il prezzo inevitabile da pagare per avere fiducia e garanzie. Draghi ha lavorato nel dream team dei banchieri centrali che, di qua come di là dell`Atlantico, hanno comprato e regalato deltempo prezioso alla Politi ca.

Tempo nel quale si è sospesa l`ondata ribassista delle Borse. Ma sta allaPolitica, adesso, utilizzare questo regalo al meglio. Vale per il presidente americano Obama, che deve al capo della Fed BenBernanke e all`ipotesi diunterzo round di «quantitative easing» (termine per indicare quando una banca centrale compra titoli di Stato con la mano destra, pagandoli con moneta che stampa la mano sinistra) l`uscita temporanea dallo stallo del declassa- mento del rating; vale per Berlusconi qui in Europa, che, grazie alla decisione del capo della Bce Jean-Claude Trichet di acquistare Btp e Bot, ha visto scendere il costo del debito pubblico dalli al 5% in un giorno. Draghi era nel team in un ruolo multifunzione (che non ha precedenti nella storia recente) particolarmente delicato. Nello stesso tem- po egli è: da governatore della Banca d`Italia, ilsacerdote della tenuta del Paese europeo da cui dipende la sopravvivenza della moneta unica;

da presidente del Financial StabiltyBoard, il referente europeo più ascoltato negli Stati Uniti; da presidente designato della banca centrale europea, co- lui che dovrà gestire vuoi l`agonia, vuoi la convalescenza dell`euro. La manovra, annunciataprimadi Ferragosto, risponde appunto all`esigenza della Politica (italiana) di utilizzare al meglio quel tempo. E il ruolo del governatore è stato qualcosa di più che una consulenza al governo: si può affermare che sia stato almeno dello stesso peso, se non di più, di quello del ministro dell`Economia, Giulio Tremonti.

Non si tratta di una rivincita di anti che rivalità:

Tremonti e Draghi sono stati duellanti a lungo, sulla visione della crisi piuttosto che sui numeri della disoccupazione. Divisi da una concezione del tutto diversa dell`economia moderna: colbertiana-protezionista, come si è detto eridetto, quella del ministro; ispirata al libero mercato quella dell`ex banchiere di Goldman Sachs, anche per questo visto da Tremonti come il rappresentante di quel mondo anglosassone responsabile degli eccessi della finanza. Ma oggi il tema è un altro:

con Draghi alla Bce e Tremonti più debole sia per le tensioni con la Lega, sia per questioni giudiziari elegate all`inchiestasul suo sottosegretario Marco Milanese, B erlus coni ha trovato nel governatore l`uomo giusto per trattare sia in Europa, con la cancelleria della Merkel, sia a Washington. La telefonata del Cavaliere con Obama di qualche giorno fa non è stata che la conferma plateale di un rinnovato dialogo verso la convergenza su interessi comuni di cui Draghi ha avuto un ruolo decisivo.

Questo non significa che la manovra lacrime e sangue l`abbia scritta Draghi, che si è limitato a condividerne le dimensioni e l`urgenza.

Il resto è il risultato della sintesi politica di questi giorni, tra Tremonti, la Lega, Berlusconi.

Quello che resta, aldilà delle lettere scritte a Roma piuttosto che a Francoforte, è l`aver trovatoin questi ultimigiorni ilbaricentro, tra Washington, Berlino e Roma, passando per Parigi (da non dimenticare), necessario per uscire dallo stallo in cui l`Italia si era annichilita.

Un punto di equilibrio che è stato possibile grazie all`asse Berlusconi-Draghi.

 

 

PS delle ore 19 del 15

Ho visto anche questo articolo sulla Repubblica che mi ha inviato Giuseppe G. Credo non abbisogni di ulteriori commenti. Conferma eclatante di quanto sopra sostenuto e non c’è altro da dire.

 

http://www.repubblica.it/politica/2011/08/15/news/bankitalia_saccomanni-20450947/?ref=HREC1-2

 

LA MATTANZA

Non ricordo bene i documentari sulla (sciagurata) mattanza dei tonni, ma grosso modo li stringevano sempre più in una rete, progressivamente tirata a galla in modo da restringere gli spazi di sopravvivenza; cosicché i poveri tonni sembravano impazzire, si agitavano dandosi, anche senza volerlo, colpi di coda tremendi, ferendosi, perfino ammazzandosi, ed infine venivano sterminati a mazzate dai …… sicari dei “gruppi dominanti” in quella “tonnara”.

Il sistema capitalistico, indubbiamente, non è guidato da un unico “cervellone”; è un sistema di vasi (grosso modo) comunicanti, in cui ogni vaso tenta di riempirsi più degli altri. Non si ha, come accade nei veri vasi comunicanti, un livellamento delle quantità liquide immesse, ma nemmeno esiste chi può stabilire d’imperio e con precisione quali devono essere tutti i dislivelli. Tuttavia, vi sono azioni che mirano a determinati obiettivi generali, pur se questi vengono raggiunti in modo non proprio preciso perché ogni azione è disturbata dalle altre. Nessuno nega che vi siano momenti in cui la finanza può agire con particolare veemenza, inseguendo i propri interessi (o meglio quelli di particolari gruppi, dotati di forza maggiore degli altri), senza preoccuparsi degli scopi che diversi gruppi, di differenti settori sociali, inseguono. Sono però abbastanza sicure due cose: a) i gruppi in azione sono quelli dotati di potere nella società, sempre costituiti da ristretti vertici rispetto alla maggioranza della popolazione; b) i gruppi finanziari pescano nel torbido dei brevi periodi, ma nel medio (nel lungo non ne parliamo) si affermano i pesanti squilibri, che il sistema ha creato al suo interno grazie a sviluppi non più coordinati e ormai acutamente disarmonici, cui sono dediti i vari gruppi dominanti, e subdominanti, nelle varie sfere sociali.

Dico questo per fugare subito l’idea che mi metta a parlare degli sconvolgimenti di Borsa, gli ormai spero noti “terremoti”, che dipendono dal venire in superficie delle pressioni cui sono sottoposte le varie “falde tettoniche”, in accentuata frizione le une contro le altre. Alcune tuttavia, cioè alcuni gruppi dominanti (e sub), ben conoscono l’azione dei finanzieri tesa ai più rapidi guadagni; essi cercano quindi di creare le condizioni, in cui queste sanguisughe si possano precipitare fameliche provocando sconquassi, in modo da approfittarne poi al fine di imporre altre soluzioni di più lungo momento. Quelle di maggior rilevanza riguardano il tentativo di riposizionare i reciproci rapporti di forza, sul piano di singoli paesi e nel contesto mondiale (parlando di “virtuosa competizione nel mercato globale”, perché i gruppi in lotta intendono nascondere i loro progetti di predominio generale).

Gli sconvolgimenti degli ultimi giorni sono del resto frutto di una crisi che dura da tempo e che non sarà sconfitta a breve; poiché non riguarda la sola l’economia, e tanto meno la finanza, l’aspetto semplicemente più appariscente e certo “tombale” per la maggioranza dei “poveracci”, bensì assetti dei rapporti di forza che ancora per molto vedranno un conflitto accanito. E a questo riguardo, siamo veramente nel lungo periodo; temo non basteranno i dieci anni ormai preconizzati perfino da un certo numero di economisti, i più limitati di tutti i sedicenti scienziati sociali perché ormai ridotti a banali tecnici. In questa lotta di lunga lena, si inseriscono i nostri subdominanti (quelli da me definiti, per analogia, “cotonieri”, classi dirigenti del piffero prone di fronte ai predominanti), servite da vili personaggi della politica, dei puri venduti e guidati come marionette da ambienti statunitensi.

Premesso che gli Usa sono, nel loro complesso, il paese che sta mettendo a soqquadro il mondo non avendone conquistato il controllo (dopo il crollo dell’Urss), è evidente che vanno comunque evidenziate diverse strategie tra i loro gruppi dominanti. Quelli che si sono rappresentati in Obama (ma già avevano cominciato a prevalere negli ultimi due anni della precedente presidenza) sono assai più nocivi di coloro cui sono succeduti per quanto riguarda la nostra situazione interna e la nostra collocazione nel contesto internazionale (solo per questo, sia chiaro, per altri paesi sono magari meno pericolosi). I predecessori erano più chiaramente orientati verso la zona strategica est-asiatica. Gli attuali non mi sembra abbiano ancora chiarito a sufficienza dove concentreranno gli sforzi – anche perché la loro strategia appare al momento incerta e non proprio portata a successi strepitosi – e tuttavia già appare la pressione forte sul nostro paese, esercitata attraverso il loro “plenipotenziario”; ormai però vecchio (e prossimo alla scadenza del mandato) e di cui si sta dunque cercando l’adeguata sostituzione.

Tuttavia, i “cotonieri” italiani – che sembravano abbastanza in difficoltà, e di cui si sono forse lette non del tutto correttamente le diatribe interne: ad es. tra Fiat auto e Confindustria, il covo fondamentale di questi servi degli Usa di Obama, con i loro lacché bipartisan, ma con centro nella “sinistra” dei “rinnegati” di due bandiere (Pci e Dc) – hanno rilanciato all’ennesima potenza la concertazione, iniziata a metà anni ’70 del ‘900, con l’incontro tra le sedicenti “parti sociali”, una serie di associazioni di vertice, ormai asservite allo straniero per loro vantaggi a danno della popolazione (almeno ai tre quarti o quattro quinti di questa), che sarà pelata, anzi spolpata, dopo averla spaventata con la crisi finanziaria e altro.

E’ evidente che siamo in mano a banditi, ad associazioni a delinquere, che fanno strettamente gli interessi dei pochi soci che contano (con la finzione che rappresentino, pomposamente, il capitale e il lavoro, in “armonia prestabilita”). Essi si servono dell’insieme del ceto politico, dei giornalisti (i migliori si dedicano anch’essi a sviare l’attenzione verso la Casta, i Finanzieri “cattivi”, ecc.), degli intellettuali, che sono divenuti puri miserabili in cerca di carriera accademica e di soldi da guadagnare senza fatica; quella dei muscoli non compete loro, ma hanno abdicato anche a quella del cervello! Il premier non conta più nulla; è pura facciata perché, dopo vent’anni di “creazione del Mostro”, non sanno più bene come sostituirlo. Lo stanno facendo gradualmente, ma con parecchi intralci.

Spetta a noi insistere su questi argomenti, mettere in luce la criminalità di queste classi che si dicono dirigenti e sono solo di liquidazione – ma con la loro cointeressenza – di ogni autonomia italiana. I temi sono molti, da trattare in tante puntate. Non si può evitare la riflessione, importante, sulla situazione internazionale, poiché è essa a precipitarci costantemente sulla testa. Tuttavia, dobbiamo concentrare lo sforzo sull’analisi dei misfatti compiuti a casa nostra da questi “cotonieri”, che non trovano ancora nessuno a metterli in condizione di non più nuocere, come lo furono quelli del Sud Confederato nella guerra civile (o di secessione) americana.

SOLO CHI E’ LIBERO E’ VIVO

Le dichiarazioni di Berlusconi riportate dal Corsera, subito smentite dall’interessato ma altrettanto prontamente riconfermate dalla redazione del quotidiano di via Solferino, lasciano attoniti per l’ingenuità e per la vigliaccheria di cui sono zeppe. Il Premier, secondo voci del suo entourage, avrebbe detto di sentirsi minacciato da Gheddafi il quale vorrebbe farlo fuori. Il nostro Presidente del Consiglio non poteva attendersi un odio minore da un ex-alleato, accolto in Italia come un esotico compagno di merende e immediatamente scaricato alle prime avances della Comunità Internazionale. I due sembravano vitelloni in gita per il Mediterraneo a caccia di affari e di puledre, principi azzurri avanti con l’età ma  ancora a cavallo della Storia, condottieri vicini alla pensione accompagnati da amazzoni delle dune ed avvenenti signorine buonasera, giusto per non farsi mancare nulla, dal deserto alle Alpi. Lo “sceicco” ed il cavaliere condividevano tende e prebende, contratti e photo opportunities, parole sdolcinate e intese cordiali, manifestazioni d’amore ed indirizzi di politica estera. Gli italiani tolleravano i loro eccessi in quanto, pur occupando quest’ultimi il davanti della scena, erano solo collaterali agli investimenti reciproci e alla reciproca prosperità economica che andava a vantaggio dei due popoli. Poi d’emblée, dalle strette di mano e dalle pacche sulle spalle si è passati agli sganassoni a tradimento e alla negazione di qualsiasi simpatia. Così non si fa, in amicizia come in amore, ed anche quando ci si separa bisognerebbe mantenere un po’ di dignità e di rispetto. Pertanto, c’è poco da sorprendersi se ora l’amante ingannato mediti la tremenda vendetta. “Sono in pericolo di vita, e purtroppo non solo io ma anche i miei figli”, ha affermato B. dimenticando che Gheddafi ha già perso figli e nipoti per il suo voltafaccia, ed ancora, “A Tripoli c’erano manifesti giganti che mi ritraevano con Gheddafi mentre ci stringevamo la mano. Lui ha preso il nostro intervento militare come un tradimento”. Non è che lui l’ha presa così e che proprio il Premier si è comportato come un gran bastardo, come un infido sciupalleati che ha scaricato il libico focoso per farsi ingroppare da uno scipito inglese e da uno svampito francese. Doveva pensarci bene, sia perché questo abbandono sta danneggiando tutta la nazione, sia perché la nostra reputazione sprofonda definitivamente nel mare nostrum dal quale difficilmente la vedremo mai più risalire. Purtuttavia, la parte più grave delle parole di B. è quella in cui egli afferma che “a suo tempo avevo messo in guardia i nostri partner internazionali e anche in patria avevo spiegato che l’operazione non sarebbe stata facile e che ci avrebbe potuto danneggiare. Poi, davanti alle pressioni degli Stati Uniti, alla presa di posizione di Napolitano e al voto del nostro Parlamento, che potevo fare? Non sono io a decidere. Ma vai a spiegarlo a chi è abituato a comandare come Gheddafi. Le regole della democrazia non le capisce”. Il rais forse non capirà la democrazia ma B. non capisce assolutamente niente, è sempre stato un politico dai bassi istinti che per contrappasso ora prende percosse sullo scroto dai suoi ministri, dalla Nato e dai volenterosi, tutti vogliosi di afferrarlo alle spalle. Se non è lui a decidere, se non è lui ad indicare l’agenda al suo governo, se non è lui che si fa sentire sulla platea mondiale per tutelare gli interessi nostrani chi dovrebbe farlo allora? Com’è possibile che sia il Presidente della Repubblica, al quale la Costituzione non affida il compito di sceverare la direzione della politica estera, a decidere di entrare in una guerra che ci danneggia? Dato che B. si è sempre considerato un fervente liberale vorremmo ricordargli le parole di Benedetto Croce il quale sosteneva: “solo chi è libero è veramente vivo”. Lui, sotto questo aspetto, è già morto e sepolto, e non c’è nemmeno da attendere i sicari di Gheddafi, costoro sono gente seria e pietosa che non ha alcuna intenzione di accanirsi e di infierire su una carcassa politica.

ORMAI RIMMINCHIONITO (di Giellegi 5 luglio ’11).

La manovra finanziaria è ormai il vaso di Pandora, se ne scoprono sempre nuove sorprese. Il premier o è rimbambito, e ha perso completamente ogni capacità di intendere e volere, o ha abdicato alla sua funzione, aspettando che tra Usa, presdelarep, e il suo ministro Tremonti gli condiscano per bene la “pensione”. Certo rischia, perché qualcuno lo aspetta al varco, sempre più abbandonato dai suoi inferociti elettori, per fottergli anche le aziende. Cosa che comunque, a questo punto, si merita ampiamente. Ha tradito su tutta la linea: in politica estera come sul piano della difesa delle nostre industrie strategiche. E’ un impasto tra Gano di Maganza e Don Abbondio; mistura esplosiva.

Si è fatto fare una leggina che fotte De Benedetti. A me sembrerebbe logico che non si pagasse fino a sentenza definitiva, ma non si può inventarsi la leggina ad hoc proprio in questo momento. Le pensioni sono bastonate a partire da 1400 euro lordi (1100 netti); adesso si scopre che di fatto c’è una sorta di patrimoniale, che va ben oltre il premeditato passaggio dal 12,5 al 20% di imposta sulle sedicenti rendite finanziarie (semplici, infimi, interessi su modesti risparmi di milioni e milioni di italiani, che non sono rentier). Addirittura, con l’insensato aumento dell’imposta di bollo, vengono colpiti anche i Bot e gli altri titoli di Stato a medio periodo. Tremonti è un idiota perfetto? Nessuno lo crede. E’ certo un miserabile contabile e non un ministro delle finanze (non diversamente dal troglodita Visco); ma non è così deficiente da non capire il disastro che sta combinando e la paura che incute ormai agli elettori, compresi quelli di centro-destra.

Il gioco è dunque evidente. Il rimbambimento di Berlusca è ormai arrivato al capolinea; il suo terrore di Obama e di una vendetta della GFeID (grande finanza e industria decotta, cioè parassita) italiana al suo (di Obama) servizio è ormai al diapason. Quindi il subdolo e infido ministrucolo “finanziario” – tutto pregno di “economia sociale di mercato” a spese di milioni di italiani del ceto medio-basso – sta dilagando, portando scientemente alla perdizione il governo su ordini precisi arrivati da ben individuate “sponde” (atlantiche). L’alternativa è pessima, lo sappiamo; ma ormai questo sbandato premier, incapace di tenere la barra (salvo cederla ad Alfano che cerca disperatamente di coinvolgere i moderati del centro in una politica di semplice suicidio politico), deve andarsene, non ha più voce in capitolo.

Per quanto mi concerne, non lo critico, in sé e per sé, per i suoi festini sessuali; se però questi gli hanno prosciugato il midollo spinale e infine il cervello, è ovvio che la questione cambia aspetto: diventa politica. Fuori dai coglioni, caro premier, ormai sei istupidito al punto di cottura a cui ti volevano condurre. Ci sono riusciti; adesso vattene. Questo l’augurio. Poi, bisogna preparare la resistenza ai farabutti e delinquenti pronti a saltarci addosso per spogliarci; essendo questi, ovviamente, i reali rappresentanti dello straniero (leggi Usa di Obama) in questo paese ormai servo e colonizzato.

E’ FORSE PREMATURO PARLARNE MA…

Bisognerebbe aspettare la conclusione della manovra fiscale, ma credo se ne possa intanto almeno accennare perché lo spirito che informa le discussioni in corso è fin d’ora irritante. I tre scaglioni proposti – 20, 30 e 40% – sono lontanissimi dalle roboanti proposte per tanto tempo dibattute dai liberisti (“reaganiani”), secondo cui sarebbe stata sufficiente un’aliquota del 23% (al massimo un’altra, comunque non oltre il 33% a livelli alti di reddito); perché come dimostrato dall’esperienza di Reagan, sempre secondo questi personaggi, l’abbassamento della pressione fiscale incrementerebbe poi le entrate per lo slancio impresso alla produzione e, in Italia soprattutto, per la netta diminuzione dell’evasione. Fenomeni ovviamente del tutto presunti in modo molto approssimativo, ma questo comunque raccontavano i nostri liberisti.

Si propone inoltre di aumentare l’Iva sia pure di un punto e di togliere l’Irap (dal 2014, campa cavallo!) senza dire come verrà in seguito finanziata la sanità dalle regioni (abbiamo già capito cosa accadrà, no?). Non basta. Ci si ricorda quando il centro-sinistra proponeva di effettuare prelievi dalle “rendite”, “travestendo” così modesti risparmi in titoli, accantonati dalle famiglie, da favolosi capitali posseduti dagli ancora più famosi rentier? Il centro-destra irrise giustamente gli avversari, fece ironia sul “vampiro” Visco, ecc. Adesso, la proposta è di accrescere la tassazione delle “rendite” (sì, anche questi liberisti, difensori del risparmio privato, le chiamano adesso così) dal 12,5% al 20%, salvo i Bot, che non rendono un accidenti e quindi sono meno graditi di una qualsiasi obbligazione.

Tuttavia, pur cianciando da anni di ridurre deficit e Debito pubblico (in continuo aumento) prendendo le mosse dalla riduzione della spesa pubblica, nessuno attua mai un simile programma (quanto elettorato si perderebbe?), lasciando sempre sul tappeto la possibilità di una “manovra lacrime e sangue” per ottemperare alle ottuse imposizioni della UE. Quindi, meglio indurre il “popolo” (i presunti rentier) a tornare verso i Bot; ovviamente non detassandoli, ma calcando la mano su altri titoli verso cui s’indirizza il risparmio, ormai privo di un “rifugio” per salvarsi dall’inflazione (che si prevede in crescita nei prossimi anni). Dulcis in fundo, il governo fa finta di diminuire il carico fiscale centrale, ma poi i Comuni hanno già iniziato (ad es. a Milano) ad aumentare quello “locale”, gridando al deficit in crescita e all’impossibilità di effettuare le spese più necessarie a causa dei mancati trasferimenti dal centro. Le Regioni seguono l’andazzo; e di eliminare le province non si può parlare più per “merito” dei leghisti che gridano contro “Roma ladrona”. Eccetera, eccetera, eccetera!

Ormai, questo governo non emette nemmeno più un qualche flebile vagito in politica estera, partecipa alla vergogna delle “rivolte arabe” e della guerra libica, alle infami menzogne con cui il “covo” denominato Tribunale dell’Aja incrimina tutti salvo i veri colpevoli, situati ai massimi vertici degli Usa, di Inghilterra, Francia e Italia. Scaroni si mette a parlare l’identico linguaggio della Marcegaglia; a dimostrazione che non c’entra nulla il pubblico o il privato, ma solo il coraggio o meno di una politica di autonomia e di conseguente sviluppo di settori industriali strategici che infastidiscono i predominanti mondiali. Oggi prevalgono in ogni settore di questo disgraziato paese il servilismo e l’annullamento di ogni vestigia della nostra indipendenza; la colonizzazione è ormai ineluttabile con queste “classi” dette comicamente dirigenti. E’ ormai da lunga pezza superato il limite oltre il quale una popolazione dotata di un minimo di dignità, se non di coraggio, si sarebbe dovuta ribellare. Purtroppo, dobbiamo aspettarci che ancora una volta il gregge si farà tosare; belando sempre più lamentosamente, ma si farà tosare. O dagli uni o dagli altri! Le ultime consultazioni elettorali sono state una prova addirittura impressionante del disorientamento e del crescente inebetirsi della popolazione italiana (ma non solo italiana, diciamocelo francamente).

 

PS http://notizie.virgilio.it/generated/topten/2011/06_giugno/28/manovra-da-47-miliardi-torna-il-ticket-sul-pronto-soccorso.html

 

Eccoci già “sistemati” senza bisogno di attendere la riduzione o eliminazione dell’Irap! Non so se questi sono masochisti/disfattisti o idioti. Comunque, ormai sono allo sbando completo e il premier è un mero burattino.

(di Giellegi, 28-6-11)

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