L’onta libica

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La vicenda dell’attacco alla Libia di Gheddafi del 2011 attesta non solo l’inettitudine di tutta la classe dirigente italiana a svolgere le sue funzioni ma anche la sua attitudine intrinseca a tradire gli interessi nazionali. Il tradimento è un fatto oggettivo che può concretarsi sia con una decisione presa ma anche con una non presa, da parte di chi ha in mano le redini del potere. Chi occupa un posto di responsabilità statale e non adempie ai suoi compiti può trasformarsi in un traditore per il fatto esclusivo di essersi sottratto alla scelta o di aver sbagliato opzione di fronte a questioni dirimenti per la salvaguardia nazionale. In questo episodio in particolare, non siamo soltanto in presenza di errori volontari ed involontari ma di omissioni belle e buone che hanno mutilato la politica estera del Paese, compromettendo anche la sua sicurezza interna. I media si accaniscono contro i furbetti del cartellino mentre nelle istituzioni abbiamo assenteisti politici cronici e recidivi che complottano contro lo Stato.
Da questo punto di vista ha ragione Salvini, però andrebbero processati tutti i vertici di quella fase storica, non solo l’ex inquilino del Quirinale. Almeno se quello che racconta Schifani, all’epoca degli avvenimenti Presidente del Senato, è vero. Afferma Schifani: “Eravamo all’Opera di Roma. Muti dirigeva il Nabucco. Alla fine del primo atto, il presidente della Repubblica ci chiese di trasferirci in un salottino riservato…il capo dello Stato, il sottoscritto, il premier Silvio Berlusconi, il ministro della Difesa Ignazio La Russa, il consigliere Bruno Archi, Gianni Letta e Paolo Bonaiuti…Archi ci mise in contatto con il ministro degli Esteri Franco Frattini che era a New York. E Frattini ci dipinse un quadro drammatico…L’Onu aveva votato una risoluzione che istituiva la no fly zone sula Libia. Ma soprattutto Sarkozy ci aveva fatto sapere che l’indomani avrebbe annunciato al mondo l’intervento militare e l’invio dei Mirage su cielo di Tripoli…Il momento era assolutamente drammatico, forse il più drammatico della mia presidenza. Sarkozy ci poneva davanti a una sorta di fatto compiuto: intervenire con la coalizione, che comprendeva Londra e Washington, oppure rimanere ai margini. E ci dava un ultimatum, poche ore per decidere…Una situazione complicata e fu in quel clima di ansia che Napolitano fece il passo decisivo…Napolitano disse testualmente: L’Italia non può rimanere fuori…Berlusconi soffriva, era visibilmente contrariato, stava quasi male. Si capiva benissimo che non condivideva per niente quella posizione…ma il presidente, che era anche il capo supremo delle Forze armate, con quell’ intervento chiuse la discussione. Pollice verso, partita finita.”

Ciò significa che da un lato c’era un Presidente della Repubblica che premeva per l’aggressione di uno Stato col quale avevamo siglato patti di amicizia e di collaborazione economica e dall’altro vi era un Premier incapace di impedire il disattendimento degli accordi siglati con un gesto forte di dissenso, come le dimissioni. Berlusconi, anziché rinunciare all’incarico, ha asseverato le iniziative belliche contro la Libia rendendosi complice del Colle. Le macchie indelebili sono, dunque, ampiamente distribuite tra i protagonisti citati. La cosiddetta “sofferenza” personale di B. non è un’attenuante, semmai è da considerarsi aggravante, perché egli, pur avendo compreso la gravità della situazione, il disonore che ne sarebbe derivato per l’Italia e i rischi internazionali connessi, non si è opposto ai guerrafondai ma si è unito a loro. Se oggi dalla Libia giungono sulle nostre coste migliaia di disperati, ai quali si mescolano anche terroristi, se abbiamo perso affari strategici in quella terra per miliardi di euro e se il caos nel mediterraneo ci minaccia così da vicino, è colpa di tutti loro. In solido. Lo scaricabarile non laverà l’onta. I danni provocati alla nazione saranno un macigno sulla loro memoria. Il Tribunale della Storia non distrugge i nastri.

 

BUGIE SU BUGIE E L’IGNORANZA DEGLI “ANTICOMUNISTI”, di GLG

gianfranco

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/napolitano-coniglio-1428048.html

adesso basta anche con le menzogne di questi superficiali e anche ignoranti “destri”. L’unica cosa corretta riferita nell’articolo è che fu certo Napolitano a volere l’approvazione dell’aggressione a Gheddafi e a sostenere che non si poteva non stare con gli alleati della Nato. Questa stabilì soltanto la “no-fly zone” sulla Libia, ma non riuscì a prendere una decisione chiara sul vero e proprio misfatto, compiuto non solo da Sarkozy (come sembra da questo articolo), ma anche dall’Inghilterra. Inoltre, basta anche con il far finta che tutto ciò era una scelta francese; faceva invece parte della nuova strategia obamiana del caos, in cui si cambiava quella bushiana fondata sull’attacco diretto (vedi Afghanistan 2002 e poi l’Irak 2003 con l’ormai più che documentata balla delle armi di distruzione di massa possedute da Saddam, raccontata da Colin Powell all’ONU, mentre l’allora Ministro degli Esteri francese prendeva nettamente le distanze). La strategia obamiana prevedeva invece l’uso di servitori delinquenziali che, come tutti i soggetti di tale tipo, chiedono certamente di godere alcuni vantaggi (e soprattutto, in quell’occasione, di fregare gli interessi italiani in Libia; e non solo). Tutti scordano che, poco prima che i due sicari partissero contro Gheddafi, navi americane nel Mediterraneo spedirono varie decine di missili a distruggere difese aeree e quel po’ di aviazione della Libia.
Ci si scorda poi che l’“affranto” Berlusconi poteva opporsi nettamente a quell’aggressione (mentre il suo Ministro degli Esteri, Frattini, l’appoggiava apertamente) e non limitarsi a quella frase (pur essa scordata da chi ha memoria corta): “sic transit gloria mundi”, con la quale si accettava vergognosamente e vigliaccamente l’infamia, che avrebbe condotto a quell’autentica macellazione del leader libico. Basta anche con la contraddizione in termini: Napolitano “comunista e filoamericano” (anzi: stalinista e filoamericano). Nessun comunista e stalinista era filoamericano. Conoscevo fior di “amendoliani” (i cosiddetti “miglioristi”); non erano già più comunisti perché in via di netta socialdemocratizzazione, criticavano nettamente il regime politico vigente in Urss, ma nel mondo bipolare stavano comunque con quest’ultima e non con gli Usa. Nel 1969 (vicesegreteria del Pci a Berlinguer, che ne divenne segretario nel 1972), il Pci (e non la parte “migliorista”) iniziò trattative segrete e coperte con gli Usa per quel passaggio di campo (di stampo “badogliano”) che poi compì un bel passo avanti con il viaggio (raccontato ridicolmente come “culturale”) di Napolitano negli Usa, iniziato un po’ dopo che Moro (con la sua bella borsa di documenti mai trovati e mai rivelati dalle BR, ampiamente “infiltrate”) era stato rapito. Infine, con il crollo del campo “socialista” (1989) e dell’Urss (1991), si ebbe la svolta decisiva e scoperta del Pci (che aveva ormai iniziato la sua trafila: Pds-Ds-Pd) divenuto il migliore e più infame segugio degli Stati Uniti, partecipando nel 1999 (governo D’Alema) all’aggressione clintoniana alla Serbia di Milosevic, pur esso definito del tutto impropriamente comunista.
Infine la più incredibile manomissione storica di questo demenziale articolo: Togliatti e Mao che avrebbero spinto la riluttante Urss ad invadere l’Ungheria nella ben nota repressione dell’ottobre 1956. Dopo il XX Congresso del Pcus (febbraio 1956), si erano prodotte all’interno dell’Urss forti divisioni, che portarono l’anno successivo allo scontro aperto. In un primo momento, Molotov, Malenkov, Kaganovic e Scepilov (che era stato fino allora kruscioviano, ma che si era accorto dove portasse la sua politica) riuscirono nel Presidium del partito a sconfiggere (e buttare fuori) Kruscev. Questi ribaltò la situazione convocando il CC del partito; e lì vinse espellendo a sua volta i suddetti quattro. Quelle contraddizioni interne spiegano l’atteggiamento sovietico nell’ottobre ’56 in Ungheria; all’inizio reazione incerta e dopo, quando l’insurrezione si precisò anche nei suoi contorni filo-atlantici (altro elemento che gli anticomunisti viscerali e mentitori scordano), repressione durissima. Figuriamoci se Togliatti e Mao potevano condizionare il “centro” del campo “socialista” (cazzata orba!).
Le contraddizioni interne al Pcus continuarono. Ci fu la pagina di storia da me raccontata nella sua “verità” (non come l’hanno alterata gli ignoranti e in malafede storici di tempi grami come quelli dal 1945 in poi), cioè la crisi di Cuba. Accordo fra Kruscev (bisognoso di un gesto forte di fronte alla fronda interna sempre più robusta) e Kennedy per mettere i missili sovietici nell’isola da poco divenuta castrista. Opposizione interna al presidente americano, accordi (segretissimi) saltati, figuraccia krusceviana, ritiro dei missili e infine, nel giugno 1964, il leader sovietico fu spazzato via. E non terminò lì perché, dopo il ventennio brezneviano, venne un altro “Kruscev”, cioè Gorbaciov. E anche qui mi vanto, di fronte a tutti gli ormai “andati” comunisti (e marxisti) che si crogiolavano con la rifondazione della “via al socialismo”, di avere fin dal 1986 (un anno dopo l’insediamento del mediocrissimo nuovo leader sovietico) previsto (non il quando e il come, ma nella sostanza) l’affondamento dell’Urss.
Per quanto riguarda la Cina di Mao, va ricordato che essa entrò già in dissidio (politico, ma anche come conseguenza di quello teorico e ideologico) con l’Urss dopo il XX Congresso del Pcus. Da quel momento, fu l’intero Pcc in contenzioso con l’insieme della direzione sovietica, non con il solo Kruscev; come dimostra il violento scambio di lettere tra i due comitati centrali dei rispettivi partiti nel 1963. In quell’occasione, il Pcc al completo (anche la parte che, dopo la “rivoluzione culturale” del 1966, fu indicata come “linea nera”, diretta da Liu-sciao-ci, o come diavolo si scrive) si contrappose all’intero gruppo dirigente sovietico. Nel 1957, dopo le prime crepe con l’Urss, Mao scrisse il rilevante “Sulle contraddizioni all’interno del popolo”, in cui cominciava a rivedere la tesi dell’incrollabile unità del paese durante la “costruzione del socialismo”. E quel primo “timido” tentativo finì per teorizzare, appunto con la “rivoluzione culturale”, la continuazione della lotta di classe tra borghesia e proletariato nel partito e nello Stato anche dopo la presa del potere comunista, concludendo che in Urss (e negli altri paesi di quell’area) la prima era tornata al potere e lo stesso rischio correva la Cina precisamente con la “linea nera”.
Questa, anche se necessariamente illustrata per brevi cenni, una storia un po’ più vera e complessiva di quella raccontata da certi giornalisti “di destra”, il cui anticomunismo primitivo conduce a scrivere sciocchezze quasi incredibili. Basta così con questo caldo da sfinimento.
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BASTA CON IL “VILE NANO”. CACCIARLO AGLI INFERI! di GLG

gianfranco

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non so cosa ci voglia ancora per i cretini e meschini dei suoi “alleati”. Adesso addirittura porta in auge Calenda, ministro del governo piddino, il cui unico merito è di essere nipote di Luigi Comencini (meno di essere figlio di Francesca Comencini). Un individuo che ha riscosso successo presso i grandi imprenditori italiani (privati), quelli che hanno portato il paese, già quinta e poi sesta potenza industriale (mezzo secolo fa), alla penosa situazione odierna; e che tutto sommato vogliono la forte immigrazione che ha fatto scendere i salari. Secondo lo stesso Boeri, gli immigrati (e quelli “non in nero”!) prendono il 15% in meno del salario degli italiani. Il vile “nano” pretende di rassicurare gli inetti suoi “alleati” (che hanno perso l’occasione di sputtanarlo mille volte) dicendo che il Nazareno è finito. Semplicemente perché Renzi è in questo momento in netta difficoltà; tornasse a risalire, si butterebbe a pesce in nuovi accordi.

E ha il coraggio di affermare che Gheddafi era un uomo leale e ne tesse le lodi. La memoria di questo popolo è così corta? Il vigliacco era premier quando il leader libico è stato aggredito (e senza nessun accordo nella Nato) e lui ha solo trovato modo di pronunciare il “sic transit gloria mundi”. E anche mente dicendo che la responsabilità di quell’aggressione è di un leader europeo. Intanto sono stati due Stati, Francia e Inghilterra, a dar fuoco alla miccia. Inoltre, solo dei mascalzoni abituati a sempre mentire possono far finta di non sapere che si è trattato di una mossa della strategia obamiana (autrice della sedicente “primavera araba”, appoggiata da tutte le immonde “sinistre” europee e italiane in specie), basata sull’uso di “alleati” (di sicari) al contrario di quella di Bush, convinto dell’azione diretta (come in Afghanistan e Irak). Prima dell’attacco franco-inglese, navi americane lanciarono alcune decine di missili e distrussero quel poco di aviazione e difese aeree libiche.

Berlusconi è un mentitore, viscido, pronto alle peggiori giravolte e tradimenti; e si è venduto a Obama, lo ripeterò un milione di volte, a Deauville (G20) nel maggio 2011 per salvare i suoi interessi personali. Da allora ha sempre operato per portare l’opposizione a scelte tali da favorire la nascita di una Dc in sedicesimo, un immondo intruglio di miserabili opportunisti, con semplici critiche inoffensive verso la UE (questo imbroglione matricolato aveva perfino fatto il nome di Draghi come possibile premier italiano) e pronti a sempre servire qualsiasi gruppo sarà al comando negli Usa. Se i suoi “alleati” (e Toti, che giocava a differenziarsi un po’ dall’interno) non lo combattono e continuano a pensare a qualche voto (e ne perderanno a favore di FI, se così continuano), vanno trattati allo stesso modo di questa infinita abiezione del peggiore doppiogiochismo cui ci hanno abituati i ceti dirigenti italici.

PS Lascio la foto per chiedere: i due “figuri” che ha al fianco sono Salvini e Meloni? Sono molto cambiati: mutazione genetica?

PS II Ah, mi ero scordato la sua sparata su FI al 30% e sul coacervo di opportunisti sotto la sua direzione al 51%. Dato che non penso sia un visionario cretino, è ovvio che sa benissimo di star affermando un puro “sogno”, che è però, nel contempo, un “pizzino” ai suoi futuri reali “alleati” centristi: stiamo tutti insieme e le “ali”, vecchia “sinistra” nostalgica e “populismi”, saranno messi in angolo.

QUANDO SI ATTUERA’ LA GIUSTA SOLUZIONE?, di GLG

gianfranco

 

QUI
[metto anche l’articolo dello stesso autore contro i vermi detti “di sinistra” che hanno appoggiato tutte le “rivoluzioni colorate” e in particolare quella ucraina e il massacro di Gheddafi: QUI].
La più sostanziale obiezione che mi sentirei di fare a questo articolo è la dimenticanza di come ha in realtà agito Berlusconi proprio a partire dal 2011. Si è “inginocchiato” davanti a Obama, ricevendo da questi assicurazioni di non essere proprio annientato (anche nei suoi interessi e forse nella sua stessa vita). Ho raccontato mille volte l’episodio di Deauville. Ha tradito poi Gheddafi vergognosamente. E non si deve solo parlare delle trame di Napolitano e compagnia varia. Berlusconi era in pieno accordo (certo ben mascherato) con costoro per essere sostituito da Monti (ci si ricorda cosa disse il “badogliano” di quest’ultimo e come votò F.I. per quel governo sedicente tecnico e invece fortemente politico e di transizione al peggio?).
Oggi si compie un altro passo del “voltagabbanismo” (scusate il termine) del “nano d’Arcore”. Su “Il Giornale” appare in anteprima, per gentile concessione, un pezzo del libro di Renzi in cui si critica la Magistratura per i suoi interventi in politica. Lungi da me voler difendere i magistrati, ma l’atteggiamento del “nano” appare chiaro. E non ci si ferma qui. Sempre sullo stesso quotidiano, oggi, appare un articolo di fatto a sostegno delle tesi di Boeri, l’inetto e pericoloso presidente dell’Inps. Si sostiene che i pensionati del settore pubblico sono privilegiati perché andati in pensione con il retributivo (come se i privati, andati in pensione fino alla stessa data, non fossero nell’identica situazione). Si parla di ingiustizia e di scusa sollevata tirando in ballo i “diritti acquisiti”. Evidentemente chi ha utilizzato la legge, vigente quando è maturata la sua età pensionabile (che ovviamente non era allora di 67 anni, anche questo è un improprio diritto acquisito?), ha commesso un illecito. E adesso, dopo tanti anni e a età vegliarda (se non sono morti com’è nelle speranze di questi menagrami), i pensionati statali dovrebbero subire un taglio della pensione. Idea di questi sporcaccioni di “destra” come di quelli di “sinistra”. Con simili personaggi in campo, d’ogni schieramento, è impossibile salvarsi. Come ripulirsi di questo ciarpame subumano?

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Renzi parla e sparla, dice una cosa e poi un’altra (alla fin fine vedremo come si comporterà). Al momento, sembra adeguarsi alla tattica di un Trump, che procede con colpi al cerchio e alla botte. In Polonia (e non solo) costui sostiene che la Russia è un minaccia per la “civile” Europa e l’“occidente” in genere; poi incontra cordialmente Putin e stabilisce possibili accordi sulla Siria (vedremo in seguito come li attuerà).
Idem per il “Matteo bamboccione”. Nel 2014 , ormai lo sappiamo, ha fatto accordi con la UE per accogliere in Italia tutti i migranti in fuga per la politica del caos obamiana, supinamente accettata dai servi europei. Adesso sostiene un’idea meno grama, anche se dubito che sia un dovere aiutare a casa loro quegli africani abbienti, che hanno migliaia di dollari o euro per pagarsi il trasbordo in Italia. In ogni caso, diciamo che il malcontento sempre più evidente degli italiani ha convinto il “maneggione” a rendere meno disastrosa la sua politica di aiuto ai falsi perseguitati e affamati.
E cosa accade allora? Quelli alla sua “sinistra” si sbracano e piangono sulla miseria dei poveri “privilegiati” (quelli in grado di pagarsi l’imbarco) e affermano che aiutare a casa loro i (presunti) diseredati, invece di accoglierli in Italia a centinaia di migliaia, non è “idea di sinistra”. Questi scialbi politicanti sono ormai all’ultimo stadio della “discesa” verso la “pietosa ipocrisia”. Fanno concorrenza a Bergoglio, che però dirige una Chiesa ultramillenaria e basa il suo “buonismo” sulla promessa di un’altra vita per tutta l’eternità. Questi “spompati”, situati “a sinistra” del “sinistro” Renzi (in sotterraneo accordo con il voltagabbana già citato), non hanno nulla da offrire; sono solo dei confusionari, ormai senza più prospettive. Sono seguiti da sempre più ristrette “masse” di persone spesso illuse, orfani di tutte le sperate rivoluzioni: quella “proletaria”, poi quella dei “dannati” del terzo mondo, ecc. Posso anche (solo in parte) capirli, perfino per certi versi scusarli date le delusioni provate in tanti decenni di “caduta agli inferi”. Tuttavia devono infine svegliarsi e smetterla di arrampicarsi sugli specchi. Continuando così, scivoleranno giù e si romperanno la testa.

ECCO QUANTO SOSTENIAMO DA TEMPO IMMEMORABILE, di GLG

gianfranco

 

 

E su cui gli indecisi “alleati” dell’italiano “Gano di Maganza” hanno continuato a sorvolare con semplici brontolii e bronci ridicoli. Oggi sul “suo Giornale” (edizione cartacea, in alto a sinistra nella prima pagina) l’infido dichiara (riportato tra virgolette): “La vittoria di Macron è un bene per l’Europa, certe teorie non funzionano”. A cui risponde, ormai fuori tempo massimo, Salvini: “Se sta con lui si scordi l’alleanza con noi”. Non so cosa pensa la Meloni, ma so invece che alcuni della Lega (tipo un certo Fava di Milano, se ricordo bene il nome) dicono di fregarsene della Le Pen e soci. Come volevasi dimostrare. I traditori – e così disgustosi come il “nano” che si permise il “Sic transit gloria mundi” quando massacrarono Gheddafi, da lui ricevuto alcuni mesi prima a Roma con tutti gli onori – andavano semmai denunciati per tempo; quando si tergiversa, il popolo ottuso, e quello berlusconiano lo è eccessivamente, può restare pressoché indifferente.

Comunque, ci si avvia verso i chiarimenti; ho già sostenuto che entro quest’anno molte ambiguità, non solo italiane, si andranno svelando. Intanto, mi piace far notare che il vero paragone che va fatto, con tutti i rilevanti aggiustamenti necessari, è quello tra Macron e il “nano”, non tra Macron e Renzi. Vediamo un po’ le differenze. Il francese è un giovane accoppiato stabilmente ad una anzianotta, che l’ha creato e introdotto nei vari ambiti del potere. L’altro è un vecchio bavoso, tutto “rifatto”, che si paga le giovincelle al minimo possibile d’età.

Il transalpino non ha avuto gran che bisogno di mascherarsi. I partiti tradizionali dell’europeismo (quello servitore degli Usa, intendo) si sono afflosciati: sia i falsi gollisti (chiamati “la destra”, ma ovviamente “moderata”) sia i socialisti (detti “la sinistra”, pur essa “moderata”). I servi europei hanno messo in moto un rapido processo di sostituzione, che ha avuto successo; ciò la dice lunga sulla popolazione francese, senza tuttavia scordare che solo il 43 e rotti % dell’elettorato ha votato per quella “creazione” assai frettolosa.

In Italia, si è svolto un differente processo, più intricato. Si è partiti con “mani pulite”, che volle dare l’investitura di “migliori servi” degli Stati Uniti ai post-piciisti (ripeterò fino alla noia che erano i successori di quel segretario del partito che promosse già da fine anni ’60, inizio ’70, il trasferimento verso i “padroni” americani, naturalmente in gran segreto). Quell’operazione giudiziaria, avendo con troppa velocità distrutto la Dc (non quella di “sinistra”, anch’essa miracolata assieme al Pci) e il Psi (craxiano), fece sì che l’elettorato di quei partiti si rivolgesse ad un personaggio quasi “autocreatosi”; e da lì si mise in moto un tormentoso processo, che l’“orda” dei post-piciisti non seppe guidare a felice destinazione. Tuttavia, il partito infine nato dalle giravolte di quella prima ondata della sedicente “sinistra” – il Pd insomma – non è stato liquidato come in Francia. E’ stato preso in mano da un simil-democristiano (certo andato “in aceto”), che lo ha “rottamato”, cioè mutato di scheletro e organi interni, lasciando relativamente intatta la pelle.

Finora tutto questo “ambaradan” non ha condotto alla fine del partito trattato da “sinistra”, l’ha solo mutato dall’interno con qualche appannamento del suo segretario, che sembra però in sella abbastanza solidamente. Inoltre, le schegge che vorrebbero essere la “vera sinistra” sono abbastanza ridicole e ormai ridotte al lumicino, nulla hanno a che vedere con chi in Francia ha seguito Mélenchon. A questo punto, il “nostro” Macron (effettivamente micron) – oltretutto con già decenni di contorcimenti vari alle spalle e la stoffa del vecchio satiro – non ha potuto manifestare apertamente fin da subito il suo essere il nuovo buon servo degli Stati Uniti. Ha dovuto continuamente dire una cosa e poi il suo contrario, dare il classico colpo al cerchio e poi alla botte. E anche adesso che finalmente comincia a smascherarsi, reso un po’ più tranquillo dalla vicenda francese, non può assurgere lui a leader dell’europeismo servile; dovrà per forza in qualche modo agganciarsi al Pd renziano.

In questo, ribadisco, la situazione italiana è diversa dalla francese; tuttavia, la strada è segnata. Berlusconi farà da spalla a Renzi (con notevoli vantaggi per sé, la sua famiglia, i suoi vari interessi); e quest’ultimo si stringerà a Macron e dunque alla Merkel. Ribadisco pure che l’europeismo (della UE di ventisette paesi o quanti sono) continuerà a non funzionare; anche perché non terminerà questa strisciante crisi dovuta al disordine creato dal multipolarismo in accentuazione. Tuttavia, non ne usciremo con le Le Pen, i Salvini e via dicendo. E nemmeno con la mania di creare minuscoli partitini sovranisti, che trovano comunque dei soldini per organizzare convegni e similari, del tutto consoni a far perdere tempo consentendo ai servi europei di rinserrare un po’ le loro fila. Non se ne accorgono, ma sono tutti intossicati dall’ideologia democraticistica diffusa proprio dagli Stati Uniti per asservire gli altri paesi.

Gli europeisti venduti – ma anche i loro critici – sono innamorati (sinceramente o meno) della “Dichiarazione dei diritti dell’uomo”, prima parte (si dice scritta da Jefferson) della Dichiarazione d’Indipendenza americana del 4 luglio 1776. Nessuno nega che Jefferson fosse personaggio di spessore (non paragoniamolo, per carità, agli Obama e altri del giorno d’oggi); ho inoltre più volte rivelato d’apprezzare molte forme culturali degli Stati Uniti. Tuttavia, dal 1776 sono passati quasi due secoli e mezzo. Un periodo ultra-breve di fronte alle nostre storie millenarie; e tuttavia da allora le dirigenze di quel paese non hanno fatto altro che massacrare popoli, togliere la libertà a decine di paesi con la scusa di portargliela assieme alla loro democrazia e ad un rispetto per l’uomo semplicemente ipocrita.

Qui non si tratta di sostenere soltanto la sovranità paese per paese. Senza dubbio dobbiamo tener conto delle differenze di tradizione e cultura dei diversi popoli europei. Però, non mi sembra nemmeno sbagliato che si possano stringere rapporti più stretti fra loro, a partire però dall’affermazione – e logicamente paese per paese, non tutti contemporaneamente, cosa del tutto impossibile e che ci ha già consegnato al predominio dei manutengoli ben pagati dagli Usa – di forze politiche in grado di imprimere nuova energia e soprattutto ordine alla vita dei diversi sistemi sociali, di carattere ancora nazionale. E man mano che si fuoriuscirà dalla corrotta democrazia semplicemente elettorale, man mano che i legami fra i vari strati sociali delle diverse popolazioni si stringeranno per merito di opportune politiche supportate dalle parti più coscienti e più determinate delle stesse – e ciò non potrà avvenire se non sbaraccando con decisione gli organismi creati dai venduti al potere d’oltreatlantico – si stabiliranno progressivamente le relazioni amichevoli e di sempre più stretta alleanza tra i vari paesi europei affrancatisi dal servaggio.

Non credo sia un semplice sogno; tuttavia tante difficoltà ci sono anche perché è finito un mondo – e ancora ce lo portiamo invece dietro come peso morto senza esserne ben coscienti – e si dovrà ripensarne uno assai diverso. L’abitudine è una brutta consigliera; e non vi è però dubbio che il nuovo non si conquista d’emblée, tutto d’un pezzo.

 

ECONOMIA SI’, MA PRIMA LA SFERA D’INFLUENZA, di GLG

gianfranco

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Interessante questo documento relativo alla selvaggia e infame aggressione a Gheddafi. Tuttavia, mi permetto di sollevare una piccola obiezione. Bisogna guardare meno alle motivazioni economiche e assai di più a quelle politiche Certamente, le prime vanno sempre prese in considerazioni, ma soprattutto in funzione di una più ampia visione relativa alla conquista e mantenimento delle cosiddette “sfere d’influenza”. Senza la capacità di conservare queste, si guasta pure il predominio nei mercati e si indeboliscono le industrie e settori produttivi che riforniscono questi ultimi. La Francia di Sarkozy (e non diversamente agisce quella odierna) ha senz’altro approfittato delle esigenze Usa in merito al predominio mondiale per conseguire alcuni suoi interessi assai più limitati, ma per essa rilevanti; quelli indicati correttamente, a mio avviso, nel documento inserito all’inizio. Gli Stati Uniti hanno permesso l’aggressione alla Libia, e probabilmente fornito informazioni sulle intenzioni di Gheddafi, dando poi un “aiutino” militare per null’affatto solo complementare, pur se si è lasciato l’intervento diretto e le azioni più nefaste ai sicari francesi e inglesi.

L’azione in Libia e le altre (Tunisia, Egitto) in nord Africa non vanno disgiunte da quelle in Irak, in Siria (nelle zone dove adesso, proprio come in Libia, si combatte l’Isis, creatura degli americani e di altri loro sicari); e tutte vanno collegate perfino all’Ucraina, alle provocazioni Nato in atto e a quelle progettate per il 2018 (con partecipazione degli italiani, servi così servi da essere stati sfavoriti rispetto ai francesi, restando sempre proni al volere del padrone). A cosa serve tutto questo agire americano? Come mai si sono liquidati perfino regimi (tipo quelli di Mubarak e Ben Alì) del tutto schierati con l’occidente (cioè con gli Usa), sollevando le false rivolte popolari della “primavera araba”? Appoggiata, non scordiamolo mai, dalle forze dette di “sinistra”, anche da quelle che blaterano ancora di antimperialismo, le più infami di tutte.

Adesso si comincia a capirlo meglio. Indubbiamente, gli Stati Uniti hanno dato spazio ad alcuni interessi dei paesi subordinati della loro principale sfera d’influenza: l’Europa, conquistata interamente con il crollo dell’Urss. L’importante è non perdere il controllo, anche (e soprattutto) militare, di un’area di rilevanza primaria, malgrado tutte le devianti menzogne sul principale interesse americano per l’Asia. Nemmeno l’America Latina (assai più vicina e di facile manovrabilità ormai) ha l’importanza dell’Europa. Malgrado la Dc (e la Merkel), la Germania è forse meno “tranquilla” di quanto appare a noi, così disinformati come siamo. Forse gli Stati Uniti hanno preoccupazioni in quella direzione; e potrebbero avvertire alcuni pericoli pure in Francia. In ogni caso, stanno attuando una politica tesa ad impedire ogni avvicinamento tra alcuni importanti paesi europei e la Russia; sperando magari che ciò metta in crisi quest’ultima, favorendo qualche sommovimento, magari l’arrivo di un altro “Gorbaciov” capace di annientarla nuovamente.

Pian piano, non è escluso che si comincino a capire meglio i giochi statunitensi. E credo che sarebbero diversi, ma non con differente obiettivo di fondo, se vincesse Trump invece della Clinton. Non penso venga abbandonata l’Europa e si lasci libero corso ad un eventuale asse Mosca-Berlino. Si rafforzerebbero le “truppe d’occupazione” di terra; si lascerebbero in sordina le operazioni diversive e “caotiche” miranti a mettere sulla difensiva la Russia, a far aumentare le sue attenzioni guardandosi un po’ dappertutto intorno, a cercare di provocare qualche sua crisi interna “gorbacioviana”, ecc. E’ ovvio che Putin preferisca in ogni caso Trump; fa spendere di meno, e non solo in risorse, ma in preoccupazioni, in contrasti più accesi di Intelligence, in necessità di guardarsi meglio all’interno. E potrebbe essere più prudente ad oriente, senza avvicinarsi troppo alla Cina di cui non penso si fidi ciecamente. Staremo comunque a vedere; il gioco è sempre più contorto, e dunque stuzzicante proprio perché meno comprensibile.

VOGLIAMO DIRLO FUORI DAI DENTI? di GLG

gianfranco

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La verità non è quella raccontata da questo sfegatato liberista filo-USA. Nella primavera del 2011 il vile “nano” ufficializzò al G8 il suo totale asservimento ad Obama, tradì Gheddafi, accettò in pieno l’aggressione già in atto alla Libia e si prestò poi a tutte le mene americane e del loro rappresentante italiano (il “viaggiatore” del 1978 negli Stati Uniti), che iniziarono proprio in quella primavera-estate per sostituirlo comunque al più presto (ci si ricordi che sappiamo ormai da tempo come Monti fu a quel tempo contattato e di fatto convinto per il successivo premierato verso fine anno). Evidentemente la Germania era al corrente di queste trame e cercò di indebolire l’Italia. Lo fece senza logicamente chiarire gli effettivi motivi per cui assumeva quell’atteggiamento; usò un metodo non direttamente politico, bensì economico. In effetti, era ormai chiaro fin da allora che il nostro paese, pur se da sempre vassallo degli Stati Uniti, ha superato negli ultimi anni ogni record di servilismo. La Germania della CDU e SPD non brilla certo per autonomia, ma l’Italia è una spina nel fianco per qualsiasi paese che non sia una vera colonia americana. E così la Germania ci dà ogni tanto delle belle stilettate, non chiarendo però mai i reali motivi di tale atteggiamento; il che è negativo, crea sentimenti antitedeschi e basta.

Tuttavia, per chi capisce un po’ la questione, quel paese cerca in realtà di indebolire tutti quei paesi (anche con la Grecia fu così) che sono suscettibili d’essere pure basi operative degli Usa. Così, lo ripeto, la Germania ci mise in difficoltà usando quel sistema, che senza dubbio non fa capire i reali motivi politici dell’ostilità tedesca. Noi dobbiamo però invece comprenderli; non per giustificare i tedeschi, semplicemente per mutare del tutto la nostra politica di asservimento agli USA. Adesso questi ultimi usano gli stessi metodi economici utilizzati allora dai tedeschi contro di noi – montagne di titoli tossici e in pratica inesigibili – per mettere in difficoltà la Deutsche Bank e, tramite essa, il governo. Malgrado le apparenze – e la supina politica della Merkel verso l’immigrazione, altra arma usata dagli Stati Uniti contro l’Europa – la Germania non è del tutto tranquilla come serva; è bene prendersi in anticipo e metterla sull’avviso con qualche crisi. Il paese teutonico usò quell’arma 5 anni fa contro l’accentuarsi del prostrarsi italiano davanti al predominio americano; adesso, la stessa arma viene usata per avvertirla che nessuno scherzo è ammesso e che ci si dia da fare onde fermare ogni movimento alternativo, subito accusato di populismo, revanscismo, perfino nazismo.

Personalmente, non manifesto “attuali” simpatie filo-tedesche poiché non viene presa alcuna posizione netta e chiara contro gli arroganti predoni statunitensi, che forse credono di avere ancora a che fare con la conquista del West e lo sterminio degli indiani. Tuttavia, mi disgustano i giornalisti (e giornali) di questo nostro paese, pieno zeppo di servi filo-statunitensi. La Germania dei diccì e “sinistra” (socialdemocratica) va denunciata per la sua incapacità di assumere finalmente in modo scoperto una diversa politica estera, aperta verso est. Ci sono incontri tra ambienti (anche grande-industriali) tedeschi e quelli russi, ma sempre contorti, in parte mascherati e depotenziati. Tuttavia, in Germania sono convinto che avverranno a medio periodo fatti rilevanti antistatunitensi. L’Italia è terribilmente indietro rispetto a simile prospettiva. Anche chi morde appena un poco il freno, si sfoga contro i tedeschi e, qualche rara volta, accenna assai timidamente agli atteggiamenti padronali americani. Adesso basta. Gli Usa siano dichiarati i più grandi nemici dell’intera umanità; bisogna coalizzarsi contro di loro, espellerli dall’Europa. E’ indispensabile iniziare a battersi per l’eliminazione di tutti i servi aperti degli USA, criticando aspramente anche quelli che mordono il freno, senza però azzannare; appunto gli attuali vertici tedeschi. Bisogna favorire, per quanto si può, il formarsi progressivo di un reale asse Berlino-Mosca e preparare la nostra adesione ad esso, spazzando via “sinistre” e “destre” berlusconiane. E chi fa il “timido” come Lega o FdI torni all’ovile a belare. Abbiamo bisogno di lupi.

N.B. Sarebbe molto utile ripensare, al di fuori della propaganda degli stupidi storici di questo dopoguerra, la per me balorda aggressione nazista dell’Urss (1941) invece di dedicarsi alla sconfitta totale dell’Inghilterra. Sarebbe stata resa vana l’invasione statunitense dell’Europa con l’occupazione della sua metà più avanzata nel 1945; e poi dell’intero continente dopo il crollo dell’Urss nel 1991. Forse in Asia le cose sarebbero andate egualmente come sono andate. Qui da noi no; e la presa tedesca sull’Europa non sarebbe stata così totale e non contrastata come quella che da settant’anni viviamo nei confronti degli Stati Uniti. Senza dubbio, la storia non si fa con i “se”. Non si tratta però di ripensare come sarebbero potute andare le vicende europee; è semplicemente necessario imparare dagli errori del passato per non ripeterli. Nessuna competizione tra Germania e Russia, anzi temporanea alleanza in funzione anti-USA. Non più l’asse Roma-Berlino-Tokio, bensì Berlino-Mosca (senza tanto stravedere per Pechino, cercando comunque di neutralizzare la Cina o quanto meno di non farla alleare con gli Stati Uniti) e con successiva adesione Parigi-Roma. E Londra fuori dai piedi, se ne vada pure con i suoi “cugini”. Sì, so bene quanto sia difficile tutto ciò e di tempi non brevi; però si deve dire fuori dai denti.

QUALCHE POSSIBILITA’? di GLG

gianfranco

 

 

Qui da Il Giornale

 

mi sembra si accumulino le prove che la stagione dell’Isis è quanto meno in discussione. Gli Usa stanno cercando di dimostrare che lo combattono (dopo averlo alimentato; esattamente lo stesso comportamento avuto con Al Qaeda e Bin Laden). L’importante è che non riescano bene nell’intento. Al momento, l’atteggiamento di Erdogan (e dei suoi “rivali” iraniani), ben orientato sia pure tatticamente (non illudiamoci) verso la Russia e quindi tale da lasciare respiro ad Assad, sembra sommarsi alle difficoltà della Nato in Libia. Il governo da questa (cioè dagli Usa) patrocinato non sembra gran che ben visto. In tutta la zona quindi – dal nord Africa al Medioriente – si avverte una certa difficoltà statunitense. E quindi non è, almeno al momento, ben controllata quell’area che è fondamentale per tenere sotto il tallone l’Europa tramite quello schifo di organizzazione chiamata UE. Il grave è la carenza, nella nostra area, di forze duramente orientate a conquistare una propria autonomia dai peggiori governanti di tutti i tempi; cioè gli americani, tanto “democratici” da uccidere e massacrare a man bassa. E’ drammatica quest’assenza di forze credibili nella nostra area; e, d’altra parte, è spiegabile con un predominio Usa che dura da 70 anni. Sarà dura eliminare tutti i loro sostenitori, a partire dalla infame e meschina “sinistra antifascista”. Senza questa eliminazione, radicale e curata nei minimi particolari, non ci libereremo di quel paese delinquenziale, pur in una situazione non del tutto sfavorevole come l’attuale, che potrebbe poi mutare e lasciare meno spazio alla nostra liberazione: quella vera non quella che ci hanno raccontato tramite menzogne durate ormai troppo a lungo.

IN THE NAME OF HUMAN RIGHTS

dirdir2

Now that Qaddafi is dead, killed without even a trial, and that NATO bombs, suppository of democracy, have ceased to be dropped, the time has come to clear the confusion among geopolitical analysts and the mass media about the current American foreign policy, especially as it relates to strategic military operations. When in March of this year the UN adopted Resolution 1973, approving a no-fly zone and thus officially starting the NATO operation in Libya, many expressed the simplistic opinion that the US and NATO interest in Libya was driven by the opportunity to control the oil production of that North African country. Undeniably, the possibility of getting their hands on the Libyan oil production (with 2.12% or 1.8 million barrel a day is nowhere near the volume of other countries) is a perk resulting from the NATO military operation, but it was not the main reason for supporting the overthrow of Qaddafi. The real reason is more ideological than “logistical.” Directly, it’s called “The Responsibility to Protect” doctrine. Indirectly, it’s about human rights. When the UN Security Council passed Resolution 1970, followed by the passage of Resolution 1973 on March 17, 2011, it authorized the organization to “take all necessary measures” to protect the civilian population in Libya. Two days later on March 19, invoking the “Responsibility to Protect” (R2P) doctrine, President Obama authorized the use of military assets to enforce Resolution 1973: “To brush aside America’s responsibility as a leader, and more profoundly our responsibility to our fellow human beings under such circumstances, would have been a betrayal of who we are.” These resolutions condemned the Libyan government with failing to comply with international law and charged Qaddafi and his government with gross violations of human rights and with crimes against humanity. Interesting enough, after Resolution 1973 was passed, a few days later the Security Council passed Resolution 1975 which “invoked the responsibility to protect and demanded the immediate end to violence against civilians in the Ivory Coast.” The passage of this resolution resulted in military action by the French and by UN peacekeepers and led to the arrest of former President Gbagbo. Unfortunately, after the attacks on Gbagbo’s headquarters by Quattara’s forces (with the support of French helicopters) in the name of the “R2P”, reports from several internal Ivory Coast sources speak of Christians massacred in the hundreds by Quattara’s Muslim troops. The French midget, Sarkozy, and the human rights advocates, except on some rare occasions, kept absolute silence on this war crime violation. Obviously, for some of these people, not all civilians are created equal. We have seen some of the same problems in Libya, with reports of civilians, particularly in the city of Sirte, who have suffered casualties from both NATO bombings and fierce fighting by the National Transitional Council (NTC) who wield artillery and mortars. We have reports of innocent civilians killed and of many public buildings destroyed, such as schools and hospitals. The same NTC forces were repeatedly engaged in systematic attacks on — and the elimination of — the Libyan black population, who were accused of being mercenaries in the service of Qaddafi.

It’s important at this point to clarify the history behind the “R2P”. At the UN world summit of 2005, a resolution was adopted which was called “The Responsibility to Protect,” which stipulated that “Each individual State has the responsibility to protect its populations from genocide, war crimes, ethnic cleansing and crimes against humanity. This responsibility entails the prevention of such crimes, including their incitement, through appropriate and necessary means. We accept that responsibility and will act in accordance with it……The international community, through the United Nations, also has the responsibility to use appropriate diplomatic, humanitarian and other peaceful populations from genocide, war crimes, ethnic cleansing and crimes against humanity. In this context, we are prepared to take collective action in a timely and decisive manner, though the Security Council……should peaceful means be inadequate and national authorities manifestly fail to protect their populations from genocide, war crimes, ethnic cleansing and crimes against humanity. We stress the need for the General Assembly to continue consideration of the responsibility to protect populations from genocide, war crimes, ethnic cleansing and crimes against humanity and its implications, bearing in mind the principles of the Charter and international law.” This resolution was the culmination of a long debate about human rights, which had started as early as the late 1990’s and had seen the first concrete step taken in December 2001, when the term “responsibility to protect” was first introduced in a report from the “International Commission on Intervention and State Sovereignty” (ICISS). This commission was created in September 2000 in response to the question posed by Kofi Annan regarding state sovereignty and when the international community must act during a humanitarian crisis. The ICISS entertained the idea of state sovereignty, but the State has to abide in front of the international community in case the State cannot manage large-scale humanitarian crises and human rights violations within its own borders or in case the State itself is responsible for these violations. In this instance, its sovereignty becomes disposable, and the international community assumes the authority to intervene, thus superseding that sovereignty (which is a fundamental principle of the international law). I know to some this might appear to be a superficial analysis, but the easiest way to understand this concept is to think of state sovereignty as a driver’s license: It’s not a right; it’s a privilege, and therefore can be taken away/revoked by the police of the world (The UN and NATO) for violating human rights and humanitarian “laws.”

The attacks of 9/11 derailed the concept of “R2P.” The international community had a bigger problem to deal with, a problem called terrorism. But make no mistake, the champions of human rights were relentlessly working behind the scenes to make sure that their agenda and demands would be considered and met by the international community. In September 2003, the “R2P” doctrine resurfaced again, fueled by the genocide in Darfur. Kofi Anan called for the UN to adopt the protection and advancement of human rights. A panel was formed: “High Level Panel on Threats, Challenges and Change.” This panel was supposed to identify the threats of the 21st Century. The panel released its report in December 2004, calling it “A more secure World: Our Shared Responsibility.” This report contained 101 recommendations to the UN member states on responsibility of the international community to protect civilians from genocide and other threats. This report was followed by yet another report, this one published by the UN Secretary General entitled “In Larger Freedom: Towards Development, Security and Human Rights for All.” Needless to say, this report emphasized the need for world governments to act promptly against violence toward civilians in violation of civil rights. The report also clearly called for the governments of the world to fully embrace the “R2P” doctrine. When governments are not capable of intervening and ensuring those rights, then the international community has the obligation to respond, and all available measures will be considered to protect civilians. These measures include diplomatic options up to the use of military force. Finally, in 2005 came the adoption of the “R2P,” with Secretary General Ban Ki-Moon making two appointments to oversee the “R2P” doctrine. One of them was Francis Deng, appointed as “Special Advisor on the Prevention of Genocide.” A decade earlier, Deng was the first to introduce the concept of “Sovereignty as Responsibility.” In 2006, the UN Security Council passed Resolution 1674, which states that “sovereignty is not an unconditional inherent right of a regime but a privilege granted by recognition of the international community that has limits to nonintervention. Those limits are crossed when a regime engages in ‘genocide, war crimes, ethnic cleansing and crimes against humanity’.” In January 2009, the UN Secretary General issued a new report entitled “Implementing the Responsibility to Protect.” This report was written to better understand the concept of “R2P” and to find the best way to strategically implement the doctrine. The internal debate over the “R2P” continued for several months, from July 2009 to September 2009, which culminated in the adoption of Resolution A/RES/63/308/ on the “R2P.” Now we understand why during the Libya ordeal the mass media was eager to report genocide, thus the confusion over human mass graves passed off as either regular cemeteries or the mass graves of dogs. These alarming reports spoke of thousands of civilians being killed. The truth was that there was no real genocide taking place. But there were casualties due to the fact that there was a civil war going on — a civil war that prior to the NATO intervention was going the way of Qaddafi and his government. Obviously, there was a need under the excuse of human rights violations to justify the intervention of UN and NATO forces.

In order to better implement and manage the “R2P,” several organizations were created, like the “Global Centre for the Responsibility to Protect” and “The International Coalition for the Responsibility to Protect.” These entities are directly connected to other globalist organizations such as “Human Rights Watch,” “International Crisis Group,” “World Federalist Movement,” “Institute for Global Policy,” “Global Action to Prevent War,” “World Federation of United Nation Associations,” “Citizens for a Global Solution,” and many more. Do you see a common denominator in all of these groups? The key words are global and human rights. It’s a holy alliance in pursuit of the disintegration of the traditional concept of sovereignty. All these groups are financed, not only by governments, but also by private entities. One name above all? You guessed it: our friend, George Soros. His “Open Society Institutes” (www.soros.org) is the biggest contributor to the “Global Center for the Responsibility to Protect.” (http://globalr2p.org/) I have a question for all of you. At which point is Mr. Soros’ involvement in systematically destroying the concept of nation states cease to be a conspiracy theory and finally be considered mainstream news? How many direct sustained connections are needed to make the case? Now the other question to ask is if the international community is willing to take a consistent stance against human rights violations. Is it against violations committed not just in Libya or the Ivory Coast or Darfur, for example, but is it willing to take military action after reports of human rights violations, let’s say for instance, in China, when the Chinese government decides to oppress the people of Tibet or repress its own citizens? The answer is no. So, in the end, the only nations who are going to pay a price and are going to see their sovereignty taken away are the ones who actually do not have connections with the international community and do not have a big military machine.

Why did Obama embrace the “R2P” doctrine? The push for Obama to act in Libya came in part from his female security advisors: Hilary Clinton, Susan Rice, and Samantha Power. They followed in the footsteps of former US Secretary of State Madeline Albright, one of the most outspoken advocates of the NATO intervention in the Balkans during the Clinton Administration. For Susan Rice, US Ambassador to the UN, and for the present Secretary of State, Hilary Clinton, the intervention in Libya was more to prevent another Rwanda type of genocide, which had occurred during the Clinton years. Perhaps, one can call it a “sense of guilt.” Unfortunately, the difference between Rwanda and Libya is that the Libyan conflict is not an ethnic cleansing genocide but a civil war. The way these advisors circumvented the argument of genocide versus civil war was by appealing to yet another UN resolution, a resolution dated July 14, 2010, entitled “Early Warning, Assessment and the Responsibility to Protect.” This resolution calls for UN intervention if there is the possibility of genocide, and it is enough to trigger the “R2P’ doctrine. But the real moving force behind Obama’s decision was Samantha Power. The Irish-born human rights author has risen to an important role in the White House chain of command. As a security advisor, Mrs. Power has the ear of President Obama. As a reporter during the Bosnian conflict, she was deeply touched by that civil war. In 2003, Powers wrote a book called, “A Problem from Hell,” which won the Pulitzer Prize and in which Power  criticized the previous administrations for not intervening to stop genocide. Obama was impressed by Samantha Power and her book, which he read religiously. In turn, Obama mentioned Samantha Power in his book, “The Audacity of Hope.” In 2007, Powers wrote a lengthy review on current books of military doctrine, praising the counter-insurgency strategy developed by General David Petraeus in Iraq, even though she did not associate herself with the Bush Administration. Some might argue that despite what any security advisors tell the President, the ultimate decisions rest on the President himself. That is true. As a matter of fact, Obama embraced the concept of “R2P” but fell short of committing full military power in Libya. He relinquished a more leading role to the British and French, thus refraining from sending large numbers of ground troops into Libya. Even so, there were still small groups of Special Forces and intelligence officers on the ground in Libya advising the NTC rebels. The most important things coming out of the NATO intervention in Libya are the US support for the dethroning of leaders such as Mubarak and Qaddafi and the shift in foreign policy of the US government. It’s an important change. In the past, the American government has at times created and supported dictators around the world in exchange for what is in the best interests of the United States. The “R2P” doctrine under the human rights equation signifies a change in policy, where human rights violations take the place of what once was the communist threat (Chile, Korea, and Viet Nam) or the threat to world oil production (first Gulf War). This shift started with Bosnia, Kosovo, and Egypt; now Libya serves as a warning to all the leaders who have attempted to appease the Western governments. Just because you consider yourself a friend of the West, the West — under the democracy and human rights banner — won’t hesitate to throw you under the bus. From Ceausescu to Saddam Hussein, from Mubarak to Qaddafi, you’ll either end up shot, hanged, or in prison — most of the time without a fair trial (or a trial at all) — in the name of these human rights which will be denied to you because you are considered an enemy of “democracy.” Perhaps, in the case of Qaddafi, it was better for him to have died in his own town fighting than to be paraded in front of the International Criminal Court (ICC) in The Hague. There was an international arrest warrant issued on June 28 of this year for Moammar Al-Qaddafi on charges of crimes against humanity. In the meantime, Qaddafi is gone, but the war in the name of human rights is far from over. A recent attempt to pass a toothless UN resolution on Syria was vetoed by Russia and China. And the crusaders of human rights are not done yet. Last week the Obama Administration announced yet another troop deployment: 100 military advisors to Uganda to track down Joseph Kony, commander of the Lord’s Resistance Army, who is the subject of an arrest warrant issued by the ICC.

Today these Human Rights warriors are trying to impose their dictatorship to Nation States and its leaders. Tomorrow, perhaps, in the name of civil rights, they will be coming knocking at your door. You better be ready.

 

VERGOGNA MONDIALE

gheddafi4Ora che Gheddafi non c’è più vengono a galla molti retroscena che fino a ieri restavano mescolati con sofisticazioni mediatiche, mezze verità e palesi falsità circa le presunte persecuzioni, fosse comuni, bombardamenti di civili, perpetrati dal regime libico. Tutta immondizia televisiva e giornalistica da dare in pasto ad una pubblica opinione addormentata e distratta, ad uso ed abuso dei veri aggressori atlantici i quali abbisognavano del caso bellico per occupare un paese sovrano, con l’ausilio di brancaleoni addestrati e corrotti in loco (leggere qui: http://www.ilgiornale.it/interni/la_nato_non_deve_piu_fingere_missione_era_unesecuzione/21-10-2011/articolo-id=552740-page=0-comments=1).

Le dichiarazioni rilasciate delle autorità italiane sulla cattura e successiva esecuzione a sangue freddo del Rais sono più feroci del linciaggio subito da quest’ultimo per mano dei mercenari del CNT. Dal Presidente della Repubblica all’ultimo ed inutile parlamentare non si è sentita una voce dissonante sull’epilogo libico e sul suo Colonnello, il quale, solo pochi mesi fa, più che un pazzo sanguinario, era considerato da costoro un capo amato dal suo popolo ed un partner affidabile da invitare a Roma con tutti gli onori riservati ai potenti. Soltanto Borghezio, da sempre invasato antislamico, si è rivelato più onesto dei suoi colleghi parlando di «un grande leader, un vero rivoluzionario non confondibile con i nuovi dirigenti libici portati al potere dalle baionette della Nato e dalle multinazionali del petrolio»…«è stata una morte gloriosa. Onore delle armi al templare di Allah. Anche se sono stato il primo e forse il solo a criticare il modo con cui è stato ossequiato in Italia recentemente, devo dire che è stata certamente una morte gloriosa e con le armi in pugno in mezzo ai suoi pochi fedeli che gli erano rimasti». I peggiori sono stati invece Frattini e La Russa i quali hanno agito, sin dal principio, per conto di interessi stranieri che puntavano (e ci sono riusciti) ad azzerare i nostri vantaggi geoeconomici e le nostre prerogative strategiche sulla quarta sponda. Negli occhi del Ministro della Difesa c’era l’immagine di Piazzale Loreto, ma questa volta lui si è trovato dalla parte degli sciacalli, prima gheddafiani di ferro con ruoli importanti nel regime e poi suoi nemici giurati. Proprio come accadde a Mussolini che aveva creato un ampio consenso intorno a sé sino al momento della disfatta, dopodiché in Italia era impossibile trovare un fascista anche col lanternino. Un bel contrappasso per un’ex camicia nera. Il Ministro degli Esteri è stato invece smentito in diretta. Mentre invocava per il leder libico un processo secondo le regole ha potuto saggiare il livello di civiltà dei barbari di Bengasi e di Misurata (ai quali ha leccato il culo e lisciato il pelo per tutta la durata del conflitto) che sono passati ai fatti senza aspettare il pronunciamento di alcuna corte nazionale o internazionale. Credeva forse il nostro diplomatico di avere a che fare con i bigol che lo commuovono tanto? Frattini, il quale oltre a non avere cervello difetta pure di pudore, ripete come un disco rotto che gli affari italiani sono al sicuro ma dovrebbe spiegarci come mai il presidente del CNT si sia rifiutato di sottoscrivere qualsiasi accordo con il nostro governo. Forse perché il belluino di Bengasi non poteva siglare contratti e memorandum che sono stati già perfezionati con francesi, inglesi e americani?

Ma non è finita, perché nel “fu” Belpaese i cialtroni non stanno esclusivamente nelle istituzioni. La carta stampata è la principale fucina di ominidi di servizio. E quelli che giocano a distinguersi sono i più ciarlatani di tutti. Ecco cosa dichiarava Massimo Fini giorni addietro: “Anche Muammar Gheddafi, che per tutta la vita ha fatto il gradasso, sembra seguire questa via vergognosa: dopo aver chiesto per mesi ai suoi l’estremo sacrificio (‘combatteremo fino all’ultima goccia di sangue’) lui sta fuggendo, come una lepre impazzita, per ogni dove invece di affrontare il nemico nell’ultima battaglia… La guerra ha almeno questo di buono: rivela gli uomini. Ci sono individui che in tempi normali, quando sono al sicuro, fanno i gradassi e i prepotenti e che poi, al momento del dunque, battono i denti come conigli e altri, a cui nella vita civile non avresti dato un soldo, che si dimostrano uomini di grande coraggio”. Qui l’unico gradasso è lui che parla a vanvera e scrive di quello che non conosce. Non gli consiglio di cessare con la penna perchè la sua penna è già finita nel cesso. Questo è un fatto, infatti scrive sul Fatto con i fatti che non ha.

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